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sabato 13 febbraio 2010

Le ceneri di Dino

croda da lago

Lastei de Formin e Croda da Lago

Finalmente, a quasi 40 anni dalla morte di Dino Buzzati, il Progetto di legge n.234, presentato in aula il 24 aprile del 2007, è stato approvato il 09/02/2010 dal Consiglio Regionale del Veneto, nell’ultima seduta prima della fine della legislatura. La legge detta le norme, fra l’altro, per la cremazione e autorizza, finalmente, la dispersione delle ceneri in natura.

Potranno così essere rispettate le ultime volontà dello scrittore: tornare fra i suoi amati monti. Quest’estate, probabilmente fra giugno e luglio, le sue ceneri, custodite finora dalla famiglia in un luogo segreto, potranno essere sparse su una delle cime attorno a Cortina: sulle 5 Torri o sulla Croda da Lago, teatro della sua prima arrampicata e anche dell’ultima, per merito dell’amico Rolly Marchi che glie la donò accompagnandolo in cima per il suo sessantesimo compleanno.

Il quotidiano Alto Adige pubblica oggi una breve intervista di Francesco Saltini alla vedova dello scrittore che dice, fra l’altro:

«L’ultima scalata di Dino sarà effettuata in compagnia dei familiari e di pochi amici. Il pensiero va a Lorenzo Lorenzi(*), che coinvolgerò per organizzare il tutto, e a Rolly Marchi, che spero possa essere con noi. Comunque ne daremo notizia solo a cerimonia avvenuta. […] Finalmente Dino potrà riavere la libertà sulle sue montagne. Sono contenta».

Quante volte l’abbiamo detto agli amici: qui, questo è il posto dove vorrei restare per sempre. Ma ogni regione legifera a modo suo, chi autorizza e chi mette paletti di varia natura, chi non vara il regolamento di polizia mortuaria rendendo inefficace l’abolizione, avvenuta nel 2001, dell'art. 411 del codice penale che vietava lo spargimento delle ceneri funerarie in natura.

Insomma, ora in Veneto si può ufficialmente fare quello che, spesso, è stato fatto di nascosto violando la legge. Sono contenta.

In Alto Adige non so come sia la legge: sul monte Pez, per esempio, Val, non so mica se si possa ;)

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Il mondo visto dal Monte Pez (Schlern)

(*) gestore del rifugio Scoiattoli a Cortina, storico e amico di Buzzati.

Articolo sul sito del Corriere della Sera

lunedì 2 novembre 2009

Una buona notizia

Forse non è una notizia recentissima, ma a me era sfuggita:

Giù le zampe dalla 157! Questo in sostanza è il messaggio uscito dalla  Conferenza delle Regioni e delle Province autonome del 1 ottobre scorso. La 157 del 1992, difesa nei suoi indirizzi principali, è la legge sulla regolamentazione della caccia attualmente in vigore. Pur concordando nella necessità di una revisione della legge, la Conferenza non si rispecchia nei contenuti del disegno di legge noto come legge Orsi, dal nome del senatore del Pdl che ne è relatore.

Unica a chiamarsi fuori, e a ravvisare nel ddl Orsi una "proposta organica e ricca di elementi di modernità e di raccordo con l’ordinamento comunitario" è la Regione Veneto.

link:

Testo della dichiarazione della Conferenza delle Regioni.

Testo del ddl 480 "Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio"

Testo degli emendamenti proposti dalla alla 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali)

Stato della trattazione in commissione

martedì 23 giugno 2009

Estate senza Bicchiere

Becherhaus Gino Biasi, Stubaier Alpen- Rifugio Gino Biasi al Bicchiere, Alpi Breonie - m. 3.145 metri - foto dal sito ufficiale del rifugio

Quest'anno il rifugio Becherhaus - Rifugio Gino Biasi al Bicchiere non apre. Uno dei rifugi più famosi dell'Alto Adige è vittima, per assurdo, dell'Autonomia.

Nel 1998, dopo una serie di lunghe trattative fra la Provincia Autonoma di Bolzano e lo Stato Italiano, il decreto legislativo n. 495 del 21/12/1998 emanava la nuova disciplina per l'attribuzione delle proprietà immobili dello Stato siti sul territorio della Provincia stessa:

"tutti i beni immobili ed i diritti su immobili, che costituiscono il patrimonio disponibile dello Stato nella Regione, sono trasferiti alla Provincia [...]

Il primo elenco, di cui sopra si é fatto cenno, e che si trova già in allegato alle nuove norme di attuazione, comprende oltre 1300 immobili di tipologie assai diverse, come per esempio aree non produttive, terreni coltivati, edifici, strade, caserme, fortini, fossati anticarro ed altri impianti difensivi, poligoni di tiro, corpi ferroviari (Ferrovia della Val di Fiemme, della Val Gardena, Bolzano-Caldaro), rifugi ed altro.

Per quanto riguarda i rifugi riportati nell‘ elenco – si tratta di una parte di quei rifugi che erano stati costruiti a suo tempo dall’Alpenverein austro-germanico e che nel 1924 erano stati espropriati dal regime fascista a favore dello Stato – le nuove norme di attuazione contengono una disciplina specifica per il caso che, come avviene nella maggior parte dei rifugi, gli stessi siano dati in concessione ad un gestore (si tratta quasi esclusivamente di concessioni di cui é titolare il CAI). Le concessioni in essere vengono prorogate fino all‘ anno 2010, e, scaduta la proroga, in sede di rilascio della nuova concessione, al precedente titolare deve essere riconosciuto, a parità di condizioni, il diritto di prelazione.*”

Il Rifugio Biasi al Bicchiere, fondato nel 1894 e nell'elenco dei 25 rifugi la cui proprietà è ora della Provincia e la cui concessione scade nel 2010, è gestito al momento dal CAI di Verona. Il quale non intende investire l'ingente somma necessaria per i lavori di ristrutturazione e adeguamento che si sono resi urgenti e indispensabili senza avere la benché minima certezza di ottenerne nuovamente la gestione. Che ne sarà infatti delle concessioni a scadere? Passeranno all'Avs (Südtiroler Alpenverein, il CAI Sudtirolese di lingua tedesca) come si era ventilato, resteranno al CAI, saranno gestiti in comune dalle due associazioni come auspica l'Assessore provinciale Berger?

L'attuale gestore Erich Pichler, si sfoga con il quotidiano Alto Adige oggi in edicola: "Con il Cai ho sempre collaborato molto bene, ora però nessuno si sente competente per gli interventi indispensabili. Purtroppo in Alto Adige tutto diventa un tema politico, così anche la concessione per i rifugi”.

Certo è che serve una soluzione a breve, perché questo problema si potrebbe replicare con altre realtà. La Provincia si sarebbe dichiarata disposta a finanziare la manutenzione straordinaria dei rifugi, chiedendo però a CAI e AVS l'impegno a tenere aperte tutte le strutture e non solo quelle che producono reddito.

foto dal sito ufficiale del rifugio

Pare che i presidenti delle sue associazioni abbiano trovato un accordo e sarebbero pronti a presentarne gli estremi in provincia. Per il Bicchiere però è tardi, la stagione è persa, il rifugio sbarrato compreso il locale invernale, e il futuro nebuloso.

Speriamo non diventi anche questa la scusa per un'altra questione etnica, difficile da capire come e più della stragrande maggioranza delle beghe sul tappeto in questo periodo, che trovano terreno fertile solo nelle stanze della politica e non nella testa delle persone che in questa terra vivono.


*fonte: "L'Autonomia in Alto Adige - Perché il cittadino conosca più da vicino le disposizioni autonomistiche per l’Alto Adige" edito dalla Provincia Autonoma di Bolzano.

domenica 22 marzo 2009

In galeeera! (*)

zioleraLa vostra cronista in versione sciescursionista. Lagorai, monte Ziolera. (Foto a.g.)

Era rimasto sepolto da una valanga causata da lui stesso, sull'Alpe di Siusi, sopra malga Zallinger. Nessun altro sciatore era stato coinvolto, era lontano da piste e da strade, non aveva messo in pericolo nessuno se non la sua stessa pellaccia. Tirato fuori per le orecchie dall'Aiut Dolomit, denunciato dai carabinieri ora rischia teoricamente fino a 12 anni di galera: la normativa italiana, spiega l'avvocato Gerda Wallnöfer, consulente legale dell'Alpenverein, negli articoli 426 e 449 del codice penale prevede infatti che sia sanzionabile con l'arresto non solo chi provoca vittime o danni, ma anche chi si pone in situazione da poter provocare danni o vittime.

In galeeeeeera, in galeeeera! Per quel che si fa e anche per quel che non si fa, per quel che si potrebbe fare o che si sarebbe potuto fare ma non si è fatto. Ora manca che mettan dentro chi pensa di poter provocare danni e il cerchio si chiude.

CAI, Alpenverein, Guide alpine e responsabili del soccorso alpino, martedì scorso in una conferenza stampa han spiegato perché dal loro punto di vista la normativa e le sanzioni previste siano esagerate e, in qualche caso, anche pericolose(**).

Alta Badia, Sassongher, Val Scura. Video by ivafilova.
(mi sono molto simpatici  questi due ragazzi, che, finita un'impresa, tornano a casa in bus :) )

Il risultato di quest'atteggiamento criminalizzante, sostengono, è che gli scialpinisti di oltre Brennero cominciano a chiedersi se il gioco di venire a fare freeride in Italia valga la candela di finire le vacanze dietro le sbarre e iniziano a disertare l'Alto Adige, le Guide Alpine lo vedono dalla provenienza della loro clientela invernale. E, conseguenza molto più importante e pericolosa, chi ha causato il distacco, anche senza aver provocato nessun danno, se la batte a gambe levate privando il soccorso alpino di preziosissime informazioni e testimonianze: c'era qualcun altro? E' possibile che ci siano vittime? Quante persone dobbiamo cercare? E dove dobbiamo cercare? Alpenverein conta numerose uscite inutili di mezzi, operatori e cani che comportano, oltre a spese inutili, anche inutili rischi, spesso evitabili per mezzo di testimonianze precise e rassicuranti.

Insomma, dice Luis Vonmetz, presidente dell'Alpenverein: "Basta criminalizzare gli scialpinisti!": nonostante l'alto numero di praticanti la montagna invernale, nel 2008 su oltre 600 interventi del Bergrettungsdienst, il soccorso alpino dell’Alpenverein, solo 8 sono stati in soccorso di travolti da valanga. Le esagerazioni, spesso innescate da sovraesposizioni mediatiche, fanno sempre e solo danni.

(*)   Bracardi, chi se lo ricorda?
(**) fonte: quotidiano Alto Adige del 19 marzo 2009

mercoledì 11 marzo 2009

Dagli all'Orsi

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Codibugnolo

Se ne parlava da giorni in rete, del disegno di legge sul riordino della caccia che il senatore Orsi (Forza Italia) avrebbe presentato in Senato. Ieri, 10 marzo, il disegno di legge è arrivato alla 13a Commissione permanente (TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI).

Si va a rimetter mano a una materia che la legge quadro del 1992 aveva faticosamente riequilibrato mediando posizioni lontanissime di cacciatori e ambientalisti, con una normativa non perfetta ma relativamente "accettabile". Contro la stragrande maggioranza dei cittadini, di ogni colore politico e ogni provenienza culturale, che, secondo un sondaggio Ipsos, si dichiarano in disaccordo con la maggior parte dei provvedimenti in discussione.

Fra le proposte presentate in Commissione, saltano all'occhio la caccia in deroga a specie protette nei parchi naturali, la liberalizzazione all'uso di richiami vivi e della tassidermia, l'apertura della caccia sulle rotte dei migratori e in situazioni di neve e ghiaccio molto stressanti per gli animali. Sarà possibile imbracciare la doppietta e sparare, seppure accompagnati, a 16 anni, verranno abolite la maggior parte delle associazioni ed enti per la protezione degli animali, a cominciare dallo storico ENPA e, pare incredibile, ma se dovesse passare questo progetto di legge così come è in discussione, saranno punite le regioni che dovessero proteggere più del 30% del loro territorio.

Ma le norme a dir poco discutibili, che aprirebbero tra l'altro un nuovo contenzioso con l'Europa, sono parecchie di più.

Sul sito del Verdi del Veneto troviamo un elenco di quelle che a loro parere sono le proposte più scandalose. Presentate e commentate da un punto di vista molto parziale, ovviamente, ma sono molto parziale anch'io: se la loro interpretazione del ddl è giusta, (io l'ho letto e lo interpreto nello stesso modo) non mi pare esagerato parlare di legge vergognosa.

Antonio Cianciullo su Repubblica on line, alla fine di un pezzo più articolato fa una rapida lettura dei risultati del sondaggio Ipsos, che restituisce risultati chiarissimi, univoci e trasversali fra orientamenti politici:

"il 69 per cento è fortemente contrario alle doppiette, il 21 per cento neutrale, il 10 per cento favorevole. Prolungare il periodo di caccia e aumentare i luoghi in cui si può sparare: 86 per cento contrari. Ridurre le sanzioni per chi uccide specie protette: 86 per cento contrari. Aree private in cui è possibile sparare agli animali: 89 per cento contrari. Doppiette nei parchi: 91 per cento contrari. Autorizzare a sparare agli uccelli migratori: 93 per cento contrari. Rilasciare la licenza di caccia a chi ha 16 anni se accompagnato: 94 per cento contrari. Se la maggioranza anti caccia era prevedibile, la misura del dissenso rispetto alla controriforma risulta particolarmente alta. E un'altra sorpresa arriva quando si analizza l'orientamento politico di chi risponde. In una serie di casi gli elettori di centrodestra sono ancora più contrari alla controriforma di quelli di centrosinistra. Solo il 5 per cento di chi vota per la maggioranza è favorevole ad autorizzare la caccia a specie protette contro un 7 per cento di elettori del centrosinistra. Solo il 3 per cento di chi vota per il Pdl vuole che i cacciatori possano sparare ai migratori contro il 6 per cento di chi vota per l'opposizione. Solo il 5 per cento di chi è schierato con il governo vede con favore l'idea di dare una doppietta a un ragazzo di 16 anni contro il 6 per cento di chi è schierato con l'opposizione."

Ammesso che questo è solo un ddl presentato in Commissione, che le cose probabilmente cambieranno nell'iter della legge, che si parte chiedendo 100 per ottenere 10, anche quel potenziale 10 mi trova preoccupata e in disaccordo. Spero che la netta opposizione anche della maggioranza degli elettori del centro-destra riesca ad evitare la vittoria delle lobby dei cacciatori e dei fabbricanti di armi.

Per chi fosse interessato, QUI è possibile firmare on line, per quel poco che può servire, la petizione contro il ddl. Ci sono già quasi 10.000 firme e, intelligentemente, han fatto in modo che sia possibile firmare senza pubblicizzare il proprio nome sul web.

venerdì 23 gennaio 2009

Continuare la festa e gabbare lo santo

Mi pare che ogni interpretazione a favore dei finanziamenti pubblici di qualsivoglia provenienza agli impianti a fune a partire dal 2007 siano come minimo in malafede. O no?

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Rosengarten/Catinaccio - arrivo funivia Coronelle

"IP/02/326

Bruxelles, 27 febbraio 2002

La Commissione approva aiuti di Stato a favore di impianti a fune in Italia e in Austria e chiarisce l'applicazione delle norme sugli aiuti di Stato al settore

La Commissione europea ha adottato oggi due decisioni sugli aiuti di Stato concessi ad impianti a fune in Italia ed in Austria. Le due decisioni, che dichiarano gli aiuti compatibili con il mercato comune, chiariscono anche l'applicazione delle norme sugli aiuti di Stato al settore. La Commissione distingue tra gli impianti che soddisfano esigenze generali di trasporto e quelle destinati alla pratica sportiva. Si ricorda inoltre che per aiuti di Stato ai sensi del trattato CE si intendono soltanto le misure di sostegno pubblico che pregiudicano gli scambi tra gli Stati membri: per questo motivo la Commissione ritiene che il sostegno statale ad impianti destinati ad un utilizzo puramente locale non costituisca aiuto di Stato. D'altro canto, l'intensità degli aiuti agli impianti delle località turistiche in concorrenza con quelli di altri Stati membri deve essere gradualmente ridotta per raggiungere l'intensità accettata nell'ambito della legislazione e degli orientamenti esistenti in materia entro un periodo transitorio di cinque anni.

Nel valutare il sostegno statale ad impianti a fune, è necessario innanzi tutto valutare la distorsione della concorrenza reale o potenziale che potrebbe pregiudicare gli scambi tra gli Stati membri. La Commissione ha ritenuto che il finanziamento di un impianto a sostegno di un'attività in grado di attirare utenti non locali vada generalmente considerato come una misura che ha delle conseguenze per gli scambi tra Stati membri. Questo potrebbe tuttavia non essere vero per gli impianti sportivi situati in zone poco attrezzate e con capacità turistica limitata. Per quanto riguarda gli impianti destinati principalmente a soddisfare le esigenze generali di mobilità della popolazione, vi potrebbero essere conseguenze per gli scambi tra Stati membri se vi fosse concorrenza transfrontaliera nella fornitura del servizio di trasporto.

 

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Pale di San Martino - Arrivo funivia Rosetta

La Commissione ha dunque accertato che, su 82 impianti destinati a ricevere finanziamenti statali nel quadro della prima applicazione del regime italiano di aiuti, si era in presenza di aiuti di Stato solo in 40 casi. In tali casi si è distinto tra gli impianti con scopi generali di trasporto, che sono stati valutati ed esentati a norma dell'articolo 73 del trattato CE, e gli impianti sportivi, che sono stati esentati a norma dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c).

Analogamente, nel caso del progetto di Mutterer Alm in Tirolo (Austria), la Commissione ha ritenuto che gli aiuti pubblici all'investimento in ski-lift e cannoni sparaneve, destinati a rivitalizzare la località sciistica, fossero aiuti compatibili a norma dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c).

La Commissione ritiene che la prestazione di servizi per gli sport invernali sia sempre più esposta alla concorrenza transfrontaliera. La crescente concorrenza sta cambiando la natura dei problemi, aumentando gli effetti distorsivi degli aiuti nel settore degli impianti di risalita. Per questi motivi si ritiene che in futuro la politica della Commissione in questo settore dovrà essere più chiaramente definita, interpretata rigorosamente ed applicata in maniera uniforme.

La Commissione constata che in passato le imprese del settore hanno ampiamente beneficiato di varie forme di sostegno economico da parte delle autorità nazionali, regionali e locali. Una parte di queste misure è stata considerata aiuto compatibile a norma dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c). Un cambiamento della politica che ponga limiti più rigorosi alla compatibilità non può dunque essere troppo brusco ed è necessaria un'applicazione graduale delle regole normali.

Di conseguenza, la Commissione ha fissato un periodo di transizione di cinque anni dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2006 durante il quale verrà accettata una maggiore intensità degli aiuti di Stato al settore degli impianti di risalita. Durante il periodo di transizione, la Commissione valuterà i progetti di aiuto nel settore in questione facendo riferimento al normale insieme di regole, chiarito, tra l'altro, dal regolamento della Commissione sugli aiuti di Stato alle piccole e medie imprese e dagli orientamenti sugli aiuti nazionali a finalità regionale. Accetterà tuttavia un superamento temporaneo ma decrescente dei livelli di aiuti altrimenti giustificati a norma della legislazione e degli orientamenti esistenti, come quantificato di seguito:

  • 25 punti percentuali aggiuntivi per aiuti concessi nel 2002;
  • 20 punti percentuali aggiuntivi per aiuti concessi nel 2003;
  • 15 punti percentuali aggiuntivi per aiuti concessi nel 2004;
  • 10 punti percentuali aggiuntivi per aiuti concessi nel 2005;
  • 5 punti percentuali aggiuntivi per aiuti concessi nel 2006.

In base alle informazioni di cui dispone la Commissione, questo metodo sembra tener conto della necessità, da un lato, di permettere ai beneficiari di adattarsi al nuovo sistema e, dall'altro, di adeguare in tempi ragionevoli il trattamento applicato alle funivie a quello utilizzato in altri settori.

A partire dal 2007, gli aiuti che non possono beneficiare di nessuna delle deroghe previste dal trattato e dai vari regolamenti e discipline d'esenzione in vigore verranno dichiarati incompatibili. Continueranno tuttavia ad applicarsi le considerazioni di cui sopra sull'assenza di elementi di aiuto per quanto riguarda gli impianti locali."

fonte: Commissione europea, Press releases

martedì 15 gennaio 2008

Rifugio alpino?

Flaggerschartenhütte/Rifugio Vallaga. Monti Sarentini

'Azzo è un "Rifugio Alpino"? Non è una domanda retorica: avere la qualifica di rifugio alpino comporta oneri ben precisi e si può beneficiare di contributi o facilitazioni alle quali gli alberghi non possono accedere.

Da quel che ho visto in rete, ogni regione definisce il rifugio a modo suo e passiamo da definizioni restrittive tipo: "strutture minimali idonee a soddisfare le elementari esigenze di alloggio e, eventualmente, di vitto degli escursionisti, situate, a tal fine, in zone favorevoli ad ascensioni ed escursioni, ad altitudine non inferiore a m. 1.000, fuori da centri urbani non servite da strade aperte al traffico ordinario" a definizioni molto più vaghe: "strutture ricettive, idonee ad offrire ospitalità e ristoro, che siano ubicate in luoghi tali da costituire utili basi di appoggio per l'attività alpinistica e in zone isolate di montagna non accessibili in nessun periodo dell'anno con strade aperte al traffico ordinario o con linee funiviarie in servizio pubblico ad eccezione degli impianti scioviari. (Trento, LP 15 marzo 1993, n. 8).

Comunque la si giri mi è difficilissimo considerare "rifugio alpino", come ho sentito ripetere con insistenza in una trasmissione televisiva, una struttura che così parla di sé: "Rinnovata completamente nell'estate 2007 con camere da due a quattro posti letto, alcune con soppalco e balcone, pavimento in legno, doccia con asciugacapelli, cassaforte, TV-SAT.
Ristorante self-service, bar e paninoteca, ampio terrazzo solarium. Piccolo e grazioso centro benessere con vasca idromassaggio, sauna finlandese, sauna infrarossi, bagno turco, zona relax." (Rifugio Solander, Marilleva, Val di Sole, TN)

Non entro nel merito se sia bello o brutto o impattante o quant'altro, (più brutto di com'era prima mi pare impossibile e comunque a Marilleva ormai non c'è più molto da salvare) ma "rifugio"? E non è ovviamente l'unico.

Le parole sono importanti, diceva un tale. E come sono importanti: oltre a entrare nell'immaginario collettivo di migliaia di alpinisti, valgono Euro, un bel sacco di Euro.

domenica 2 dicembre 2007

Non è colpa mia!

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Giotto - La Giustizia - Cappella degli Scrovegni (Fonte Wikimedia Commons - copyright expired)


Leggo sul quotidiano Alto Adige di oggi questo trafiletto:

"La Provincia deve farsi carico della tutela di chi frequenta un sentiero pericoloso. In caso contrario potrebbe essere chiamata a rispondere penalmente e civilmente di un eventuale incidente. E' il pensiero, rivoluzionario, espresso dal PM Pasquale Profiti nella richiesta di archiviazione dell'inchiesta per la morte di Beatrice Gasperetti, la donna di Molveno centrata ed uccisa da un sasso nel giugno del 2006 mentre percorreva il sentiero 304, quello che porta al rifugio Croz dell'Altissimo, ai piedi dell'omonima parete del Brenta.

Le argomentazioni del magistrato vanno a minare alla base una regola non scritta per chi affronta il terreno montano: la consapevolezza del rischio insito nella frequentazione della montagna. Per il pm quell'incidente fu una tragedia annunciata, anche se oggi risulta impossibile determinare eventuali responsabilità"

Di giurisprudenza ne capisco su per giù come la mia gatta quindi non sono in grado di stabilire su quali norme si basi l'argomentazione di Profiti. Qualcuno ne sa di più e mi illumina?

La cosa però mi preoccupa non poco: potrebbe portarsi appresso una cascata di ripercussioni. Com'è possibile manutenere i sentieri in modo da evitare ogni possibile incidente? Evitare che si stacchino macigni dalle pareti? Che qualcuno si inciampi in un sasso, si distorca una caviglia in un buco? Di chi è la responsabilità del crollo di Cima Una, per esempio? Quale ente pubblico sarebbe disposto ad assumersi la colpa di ogni possibile incidente capitato in montagna? Esagero? Ho capito male?

Già mi immagino la chiusura di innumerevoli sentieri, una pioggia di divieti, la richiesta di liberatoria da firmare da qualche parte prima di avventurarsi per monti. Oppure cartelli ovunque che recitano "sentiero non collaudato da percorrersi a proprio rischio e pericolo". Oppure tante belle stradicciole pavimentate, lisce, asfaltate e con solidi parapetti o corrimani.

Mi piace poco questa americanizzazione della società per la quale la colpa di quel che ci capita è sempre di qualcun altro al quale chiedere sostanziosi risarcimenti. Bisogna che ci sia sempre qualcuno che si occupi di noi, che ci eviti ogni imprevisto, che banalizzi ogni esperienza, che addomestichi la realtà. Che ci eviti di essere responsabili di noi stessi e di usare la testa.

PS: ma Profiti, in montagna, c'è mai andato?

venerdì 2 novembre 2007

DDL sulla sicurezza in montagna

Ciaspolata in Val di Sole

30 ottobre 2007: APPROVATO IL DDL SULLA SICUREZZA IN MONTAGNA

Qui una serie di slide, a cura del Ministero delle politiche giovanili e delle attività sportive con le linee guida del ddl (in formato Microsoft Power Point, peraltro).

Tutti molto critici in Alto Adige, provincia autonoma che ha competenza legislativa in materia, a partire dall'assessore al turismo Thomas Widmann.

Il quotidiano Alto Adige di ieri, giovedì primo novembre, pubblica alcune reazioni sull'argomento in un articolo di Antonella Mattioli, del quale pubblico qualche stralcio:

- Quello della sicurezza sulle piste è un problema reale, perché la Provincia torna a bocciare un disegno di legge che punta a migliorarla?
«I primi ad essere preoccupati della sicurezza - assicura Widmann - siamo noi che da anni lavoriamo su prevenzione e segnaletica, ma le misure messe a punto dal governo sono esagerate. Chi le ha elaborate, dimostra di non esser mai stato su una pista da sci».

- Perché esagerate?
«Ma perché la vacanza sulla neve è divertimento, non si può pensare di regolamentare tutto con controlli e sanzioni. Questo è tipico di uno stato di polizia».

Sulla stessa lunghezza d’onda Perathoner, presidente dello Skipass Dolomiti:
«Queste misure non aumentano la sicurezza, ma fanno semplicemente passare la voglia di venire a sciare in Alto Adige. Regole, controlli, divieti: mi aspetto che di questo passo introducano presto anche lo ski-velox. Per non parlare poi delle multe, da 1 a 5 mila euro, che per pagarle si rischia di dover fare un mutuo».
- Ma bisognerà pur darsi delle regole?
«Non serve, ci sono già - assicura Perathoner - c’è il decalogo Fis che vale anche all’estero. Inoltre, introdurre nuove regole significa creare confusione nella clientela che è in gran parte straniera. Se proprio si vuol fare, allora bisogna varare una normativa europea».

«Se si applicano le norme previste dal disegno di legge varato dal governo - attacca l’assessore al turismo Thomas Widmann - una sciata o, peggio ancora, una settimana bianca rischiano di diventare un vero e proprio incubo. Con questo pacchetto si vuole regolamentare tutto, anche quello che dovrebbe essere un momento di svago».

«In base alle nuove norme - commenta il presidente del Superski-Dolomiti Franz Perathoner - certe piste non dovrebbero essere battute, nella convinzione che così diventerebbero più lente e quindi più sicure. Non è vero: è più difficile sciare tra dossi e cunette. Non a caso 30 anni fa c’erano più incidenti».

Incollo dal .ppt pubblicato dal ministro:
"Obbligo di tenere una velocità moderata in relazione alla capacità tecnica, alle condizioni della pista, al tempo e all’affollamento
Per gli sciatori poco esperti una specifica regola di condotta preclude l’accesso alle piste difficili"

Mi chiedo: come e chi stabilisce le capacità tecniche dello sciatore, le condizioni della pista etc? Bisognerà sostenere un esame che certifichi le capacità e girare col patentino in tasca? Ogni giorno ci saranno in cima ad ogni pista cartelli a contenuto variabile che restringeranno l'accesso a chi dotato di patentino A, B o C a seconda della condizione della pista?

Inoltre:
"Possibilità di segnalare i percorsi fuoripista maggiormente praticati"

Cosa vuol dire? Anzi, cosa diavolo vuol dire?

"Estensione delle campagne informative per l’esercizio del fuoripista e dello sci-alpinismo in massima sicurezza
Obbligo per i gestori di esporre i bollettini valanghe"

Qui sono d'accordo, l'informazione non è mai troppa.

"Generalizzazione dell’obbligo di utilizzo dell’ARVA"
Quindi, divieto di andare da soli, altrimenti l'ARVA non serve a una beata cippa. E, importantissimo, obbligo di corsi sull'uso dell'ARVA, che non è banale, con esame finale, patentino che abilita all'uso e controlli serrati su per ogni crozzo e attacco di sentiero. Ovviamente obbligo di sonda e pala, altrimenti l'ARVA serve solo per trovare il punto esatto dove l'amico sta morendo.

Ancora:
"Espresso riferimento, oltre allo snowboard, anche alla pratica del Telemark
Possibilità di individuare percorsi per il nordic walking, lo sci da fondo escursionistico e le racchette da neve"

Anche di questo non capisco il significato. Possibilità' di individuare? Perché, prima individuare era vietato? E una volta individuati i segnalati i percorsi, obbligo di non uscire da questi? Sarò maligna ma temo che a questo si miri.

Legge stupida e in gran parte inapplicabile, come inapplicabili sono i controlli. La Provincia Autonoma non pare disposta a recepire la legge, della quale si limiterà, secondo Widmann, a "recepire le linee guida, la parte relativa alle sanzioni e alla segnaletica. Dobbiamo vedere però in che modo"