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lunedì 29 febbraio 2016

Messner e Simone Moro: in cauda venenum

 

Simpatico video dal CB (fonte Gazzetta dello Sport) che non riesco a incorporare!

Già nel 2010, quando Tamara Lunger raggiunse la vetta del Lhotse, Messner le fece sì i complimenti, ma subito dopo arrivò la spenta:

“A Tamara vanno tutto il mio rispetto e i miei complimenti».  
quindi aggiunse: «Pochi giorni fa è salito sull’Everest un tredicenne: l’Everest e il Lhotse tecnicamente non presentano grandi difficoltà e con le corde fisse sono quasi come una ferrata. Di alpinistico c’è poco, di esplorativo più nulla».

Simone Moro ha portato a termine la prima invernale assoluta del Nanga Parbat, una montagnaccia sgradevole anche in estate, tanto simpatica da essere soprannominata “la montagna assassina” e Messner, raggiunto dalla Gazzetta, prima gli fa tanto di complimenti ma poi non resiste:

“Il successo di questa bella salita, importante anche se non la si può definire storica, viene da una ottima logistica.” Eh no, importante ma non storica, bravo Moro ma non darti troppe arie.

Faceva fatica a fare i comlpimenti per una grande impresa senza metterci quella puntina di acido? Non erano ancora scesi al CB, non avevano ancora portato a casa le piume, poteva mica lasciar perdere? che la solfa la ripete da anni: Una volta qui era tutta campagna! Ai miei tempi sì era alpinismo mica adesso! Le mie sì sono imprese storiche, signora mia, altroché!

Per chi non lo conoscesse, Moro è un tipino che va su e giù dall’Everest come io dalle passeggiate del Guncina, ha fatto quattro 8000 in invernale, è pilota di elicottero, fa parte di un team di elisoccorso nepalese specializzato in operazioni ad altissima quota, ha effettuato un recupero a circa 7000 metri, record assoluto. E’  medaglia d’oro al valor civile con questa motivazione:
«Con grande coraggio, rinunciando al compimento di un’ardua impresa alpinistica, interveniva in soccorso di un giovane rocciatore inglese precipitato lungo la parete di un monte, a circa 8000 metri di altitudine e con un elevatissimo rischio di valanghe. Dopo notevoli difficoltà, con il buio e il freddo, raggiungeva il ferito, il quale giaceva immobile ed in stato di shock, con il viso insanguinato e quasi assiderato. Quindi lo legava a sé e tirandolo di forza, con estenuante e lunghissima fatica, riusciva a portarlo in salvo. Nobile esempio di elette virtù civiche ed esemplare spirito di solidarietà. 22 maggio 2001 - Lhotse-Everest (Nepal)».

Eppure non se la tira. Simone Moro eh!  ;)

Cold, fonte Youtube

domenica 1 marzo 2015

Manaslu

"Sunrise, Manaslu" di Ben Tubby - flickr.com. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons

Manaslu, 8.163 m s.l.m., catena dell’Himalaya, l’ottava montagna più alta del mondo. E c’è su Tamara, adesso, in inverno, insieme a Simone Moro.

Intervista sul quotidiano Alto Adige
Le foto di Tamara
Manaslu: Moro e Lunger sono saliti al campo base

Bè, dita incrociate. Tutti, ci conto!

martedì 25 giugno 2013

Ci si chiede sempre perché

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Königspitze - Gran Zebrù

Anche sul N.G. it.sport.montagna (sì, esiste ancora, e qualcuno ancora ci scrive) ci si sta chiedendo “perché?”. Fatalità, errore, imprudenza, poca preparazione, sfiga? Difficile parlare seduti in poltrona. Luigi Ruggera ha raccolto per il “Corriere dell’Alto Adige” (che non posso linkare perché non c’è on line) la testimonianza di chi li ha visti volare, Fabio Lenti, guida alpina:

«Nella cordata davanti a quella dei tre ragazzi altoatesini c'era anche un istruttore del Cai, che li aveva avvisati: tornate indietro, è pericoloso. Ma loro purtroppo non hanno seguito il consiglio e, poco dopo, sono precipitati. All'istruttore del Cai che li aveva avvisati — continua Lenti — hanno risposto che per loro non c'era alcun problema ed hanno quindi proseguito. Poco dopo, si è verificato il tragico incidente: li ho visti precipitare. Avevano sottovalutato la situazione del manto nevoso: pensavano, probabilmente, che la neve fosse molle e che quindi, anche in caso di caduta, sarebbero riusciti a fermarsi. Ma così non è stato perché in quel tratto il pendio è molto ripido, fino a 45 gradi. Nei pressi del collo di bottiglia, in effetti, la loro caduta si era rallentata, ma non sono comunque riusciti a fermarsi ed hanno poi fatto il salto della parete, precipitando nel vuoto».

Lorenzo Zampatti, Presidente CNSAS Alto Adige, intervistato per  la stessa testata da Federico Mele, risponde fra l’altro:

«Sicuramente si tratta di una coincidenza, anche se è inevitabile pensare che qualche errore è stato commesso, in entrambi i casi. Per il primo incidente so che ci sono testimoni, e hanno confermato che i tre alpinisti erano legati tra loro senza però, come si dice in gergo, "fare sicurezza" a terra. Per quanto riguarda invece il secondo incidente, quello del primo pomeriggio, la dinamica non è ancora molto chiara, anche se è molto probabile che sia accaduta la stessa cosa. Ed è inevitabile che affrontando la salita in questo modo, basta la caduta di uno, per trascinare giù anche gli altri».

Sul quotidiano Alto Adige a parlare invece è Christian Knoll, del Soccorso Alpino di Sulden – Solda, che ha partecipato alla spedizione di recupero degli alpinisti:

«Con la stagione avanzata, normalmente chi scivola lungo il pendio sommitale è in grado di fermarsi ai suoi piedi, dove c’è una specie di catino circondato da roccette - spiega Knoll –ma in questo periodo c’è ancora molta neve, il catino è coperto e il pendio si trasforma in una sorta di trampolino di lancio verso il vuoto.
Non si può dire che gli alpinisti morti ieri siano andati incontro al loro destino da sprovveduti, tutti erano perfettamente equipaggiati, al termine della caduta indossavano ancora i ramponi - continua – il problema è che la neve può diventare instabile, basta poco a metterla in movimento e quando parte un membro della cordata, soprattutto se è il primo, c’è il rischio concreto che porti con sè anche i compagni
»

375px-Reinhold_Messner_at_Juval_(2012)Reinhold Messner (Autore Vale93b Fonte Wikimedia Commons, licenza Creative Commons 3.0)

E poi arriva Messner a dire la sua, sempre per L’Alto Adige, a Massimiliano Bona:

«Quello è un posto pericoloso, negli ultimi anni quasi maledetto, e se non ci sono le condizioni bisogna avere il coraggio di tornare indietro». Racconta di essere tornato indietro, nello stesso posto, con condizioni simili e di non essersi vergognato: «In questi casi bisogna pensare che la montagna resta e l'esperienza che un alpinista fa a tornare indietro è probabilmente più importante e formativa di quella che avrebbe fatto a raggiungere la vetta. In cima non c’è nessuno a darti la medaglia»

ortles

L’Ortler – Ortles

Aggiunge poi con un certo cinismo: «Non ho problemi a dire che chi affronterà questa mattina* la parete Nord dell'Ortles, e scommetto che saranno in tanti, è uno stupido. Ma veramente stupido. Il rischio che cadano dei seracchi, dei blocchi di ghiaccio, è molto elevato. Può accadere tre volte alla settimana o tre volte in un mese in questo periodo ma il rischio c'è. Fosse per me impedirei anche ai più esperti di salire: metterei un divieto di transito in alta quota.

Età, forma fisica, esperienza e conoscenza del territorio sono fondamentali. Chi sale tardi in questo periodo non ha la testa a posto». «Con questo caldo non gela più la notte e gli alpinisti non hanno sotto i piedi uno strato compatto. Il primo che cade, poi, trascina gli altri a valle con le tragiche conseguenze di ieri sul Gran Zebrù».

Aggiunge ancora Messner: «Io con questo caldo non andrei a fare una salita sul Gran Zebrù. Gli escursionisti esperti lo dovrebbero sapere». […] «Anche la via normale è molto pericolosa con le alte temperature e se l’inverno ha portato tanta neve. Io penso, ma non posso dimostrarlo, perché non sono salito, che nella zona dell’incidente sia caduta una valanga di neve bagnata. Con le attuali temperature la neve non riesce a solidificarsi creando così una situazione di forte pericolo. La neve bagnata tende a scivolare» […] «anche avere la piccozza non garantisce sufficiente sicurezza».

Fatalità, errore, imprudenza, sfiga? Tutto insieme, forse. Resta il rimpianto di 6 giovani morti, di famiglie distrutte, di bimbetti che si chiederanno per sempre “perché”.

Chissà almeno se il prossimo we qualcuno farà tesoro di questa tragedia e ci informerà meglio sulle condizioni.

* lunedì mattina

lunedì 24 giugno 2013

Come sei bella!

E come sei pericolosa :(

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Königspitze -  Gran Zebrù

Wolfgang, Matthias e Jan; Matteo, Michele, Daniele.

domenica 31 marzo 2013

Pasqua esotica

No, non a Sharm su una sedia a sdraio, in mutande e ciabatte: nel Karakorum, in Pakistan, in giacca a vento e sci ai piedi. Tamara Lunger, la giovane e forte alpinista altoatesina, la nostra Tami, è partita il 26 marzo insieme al suo amato papà Hansjörg, fortissimo scialpinista pure lui, e a due cameramen, Matthias Aberer e Stefan Fritsche.

Il progetto è questo: arrivare con i portatori fino ai piedi del Ghiacciaio Braldu, congedare i portatori, caricare una sessantina di chili di materiale a testa sulle Pulka, trascinarsele appresso per circa 150 km di ghiaccio attraverso il Braldu Glacier, in direzione sud-est verso lo Snow Lake. Le valli laterali hanno diverse appetitose cime inviolate sui 6500… L’idea è di portarsene a casa almeno una, per esempio quella che non ha ancora un nome, salire e scendere con gli sci e magari anche “battezzarla”.

Attraverseranno, sulla strada del rientro, il ghiacciaio Biafo fino a Askole. Una “cosa sportiva, non estrema” dice Tamara, una passeggiatina da pasquetta fuori porta insomma, dalla quale, possibilmente, trarre un film.

800px-Latok-Ogre-BiafoIl Biafo Glacier dalla ISS – (foto NASA - fonte Commons Wikimedia  - lic. public domain)

Ci sono diversi siti per seguire “The Great Crossing”, la grande traversata, di seguito i link:

Il sito ufficiale della spedizione
La pagina facebook
Il sito di Tamara
La pagina su Startnext, se qualcuno volesse contribuire fattivamente alla spedizione

Buona Pasqua, ragazzacci, e buona fortuna, tornate a casa tutti interi mi raccomando, e in tempo per aprire il rifugio eh!!

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Il rifugio Latzfonserkreuz /Croce di Lazfons dalla Kassianspitze – Cima S.Cassiano

 

Intervista a Tami poco prima della partenza (in tedesco)

domenica 24 marzo 2013

Giornata nazionale della lettura

Sarebbe per la promozione della lettura, io invece oggi disincentivo la lettura. Non in generale eh, che se c’è una sempre con un libro in mano è la sottoscritta. Ma sconsiglio caldamente l’acquisto dell’edizione per kindle di questo libro:

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Jennifer Jordan 
La scalata impossibile
La tragica storia dell’uomo che sognava il K2

Traduttore: Mark Stiatti

Editore 
Newton Compton 
Anno 2010
pagine 239, brossura

ISBN: 9788854123076
disponibile anche in e-book: azw3, epub

Edizione elettronica realizzata da Gag srl

Sono stufa di sottolineare refusi e formattazioni garibaldine. Mi scandalizza come molti editori trattino l'e-book come prodotto di seconda scelta, scarto, al quale non serve dedicare nemmeno il minimo dell'attenzione.

Questo è inqualificabile. Infinite parole spezzate col trattino come fossero a fine riga:"que- sto, pro- duttiva, soprat- tutto" etc etc.; "600,000" invece che 600.000, un paio di righe di una nota che si mescolano al testo e viceversa; "a causa dalla guerra"; "uno più facoltosi d’America" e diverse altre piacevolezze simili.

Anche la traduzione non mi pare accuratissima: una "lingua tagliente" diventa "la sua lingua biforcuta"!! (il traduttore ha letto troppi Tex Willer mi sa); "piccolo, ostentato, autoritario" ostentato? o ostinato?; "del famoso conduttore della New York Symphony," Conduttore o direttore (d'orchestra?); und so weiter.

La storia: parte lenta, la fa troppo lunga all'inizio raccontando genealogie di cui sinceramente interessa poco, decolla dopo circa 1/4 delle pagine. Dopo diventa interessante, almeno per chi pratica l'ambiente dell'alpinismo e dintorni. Non è un libro di avventura, è una cronaca il più accurata possibile del famoso e contestatissimo tentativo americano alla vetta del K2 nel 1939, vetta al momento ancora inviolata, finito purtroppo malissimo, che si trascinò in polemiche, accuse reciproche e tribunali per anni.

Il capo spedizione, Fritz Wiessner, non ne esce molto bene, viene invece rivalutata la figura di Dudley Wolfe: non era solo un impreparato, capriccioso, grasso e goffo yankee, come piace far credere a chi l’ha abbandonato da solo a morire lassù. Non si arriva a quasi 8000 metri sulla montagna più difficile del mondo, se si è grassi goffi e impreparati. La verità è più scomoda da ammettere. Sono stati fatti innumerevoli errori, la testa di Wiessner era concentrata sulla riuscita e la sorte dei suoi uomini, sherpa compresi, non era una delle sue priorità.

Sufficienti i contenuti, decisamente insufficiente la forma.

franzRecensione basata sull’edizione in formato azw3, ovviamente scaricata da Amazon e regolarmente pagata. Con soldi buoni, of course, non fagioli secchi o soldi del monopoli. Sgrunt.

Nulla so dell’edizione cartacea. Probabilmente la formattazione è corretta, ma non ci metto la mano sul fuoco per gli innumerevoli altri refusi sparsi.

 

(la sottoscritta a 6 anni e 4 mesi)

mercoledì 14 settembre 2011

Sit tibi terra levis, Walter

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Walter Bonatti ed Erich Abram al campo base del K2 durante la spedizione al K2 del 1954 (fonte: Wikimedia Commons)

“La montagna mi ha insegnato a non barare, a essere onesto con me stesso e con quello che facevo. Se praticata in un certo modo è una scuola indubbiamente dura, a volte anche crudele, però sincera come non sempre accade nel quotidiano.

Se io dunque traspongo questi principi nel mondo degli uomini, mi troverò immediatamente considerato un fesso… E’ davvero difficile conciliare queste diversità. Da qui l’importanza di fortificare l’anima, di scegliere cosa si vuole essere. E, una volta scelta una direzione, di essere talmente forti da non soccombere alla tentazione di imboccare l’altra…”

Fonte: quarta di copertina del libro “montagne di una vita”, Baldini & Castoldi s.r.l., 1996

venerdì 8 luglio 2011

Esamino di geografia

Su una cartina muta, in quanti dei miei lettori troverebbero al primo colpo il Pik Pobeda? Gran pochi mi sa. E il Kirghizistan? E’ là, a spannometro, molto ad est, faceva parte dell’URSS e ora è una repubblica indipendente tuttora piena di casini.

Insomma, quando Tamara Lunger mi ha detto che il 7 luglio se ne sarebbe partita per una spedizione sul Pik Pobeda mi è toccato guardare su Wikipedia per collocarlo al posto giusto.

In sostanza, Tami, dopo un inverno di magagne e umor nero, è di nuovo sorridente e per monti, e vi faccio l’obbligo di incrociare ancora le dita per lei Occhiolino

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Tami al “suo” rifugio l’altro dì

mercoledì 6 ottobre 2010

Forza Tami!

Sono giorni che ci si sta chiedendo cosa succede lassù a Tamara Lunger, che voleva tentare la cima del Cho Oyu il 30 settembre. Poi è successo quel che è successo, 5 sherpa sono stati travolti da una valanga e uno è grave, è morto Walter, diverse spedizioni hanno rinunciato e sono tornate a casa; lei è su da sola, non ha spedizioni e grande organizzazione alle spalle e il suo blog, che finora ha cercato di aggiornare fra una difficoltà e l’altra con la collaborazione di mamma e sorella, tace da giorni. E quaggiù ci si preoccupa.

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La nuova via verso il Campo 2, che Tami e Jakob avevano in mente di aprire (Fonte, Blog di Tamara Lunger)

Ora leggo sul quotidiano Dolomiten che Tami ha partecipato al recupero della salma di Walter e, secondo quanto racconta suo padre al giornale, è stata un’esperienza “molto pesante per lei, ma anche molto importante, perché in questo modo ha potuto elaborare meglio l'accaduto''. Walter, ha raccontato Tamara ai suoi, è precipitato per circa 500 metri, l’hanno trovato già morto e pieno di ferite. Lei e i due compagni di Nones lo hanno portato giù per un lungo tratto prima che li raggiungessero gli sherpa per dar loro una mano a trasportarlo al Campo base.

Così Tamara, aggiunge Hansjörg, ha avuto modo di toccare con mano la natura di queste montagne e sperimentare da vicino che non sono uno scherzo. Ma pare che l’esperienza l’abbia rafforzata invece che abbatterla: in queste ore sta salendo insieme a un americano e a un messicano e l’8 ottobre conta di essere sulla cima.

Questa ragazzina ha un paio di palle così.

Incrociate le dita, premete pollici, alluci, toccate ferro, aglio fravaglio, tutto quel che avete miei 25 lettori, in questo blog scettico e razionale oggi è ammessa ogni forma di scaramanzia e di portafortuna. E tu vai Tami, che siamo in tanti quaggiù a sostenerti! :)

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(Fonte, Blog di Tamara Lunger)

Purtroppo non avremo notizie fresche in tempi brevi: il satellitare di Tamara ce l’hanno ora i due compagni di Nones: serve loro per organizzare il rientro della salma in Italia. Il loro era nello zaino di Walter, non ne è rimasto molto. Dovremo attendere che lei torni a Kathmandu o che trovi al Campo Base qualche anima buona che le dia modo di fare una telefonata.

 

giovedì 2 settembre 2010

Guida alpina per corrispondenza

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Useppe sul Basso. Avrà imparato su un manuale? (foto Roby, spero mi dia la liberatoria ;) )

Leggo oggi sul glorioso news group ISM (it.sport.montagna) questo post:

“Salve a tutti.

Vengo subito al quesito e ringrazio anticipatamente chi mi risponderà.
Come responsabile di un gruppo scout devo organizzare nei prossimi giorni un corso di arrampicata per un gruppo di ragazzi dagli 8 ai 15 anni.
Il problema è che io non ne so molto. Un ragazzo che doveva fare da istruttore avendo praticato questo sport estremo qualche volta purtroppo non può più venire ma i ragazzi ormai ci hanno fatto la bocca e non posso deluderli.

Cosa è che devo e che non devo fare assolutamente?
Potete consigliarmi qualche manuale online?

Saluti

Alberto”

Montagna assassina questi gran cazzi, mi si scusi il termine. O questo sta trolleggiando, per scatenare una bella flame sul gruppo, oppure si è spiegato male, o è un totale irresponsabile.

giovedì 27 maggio 2010

Ma che simpatico!

Summit Lhotse 169[1] Summit Lhotse (fonte: sito ufficiale di Tamara)

Premesso che per default non metto la mano sul fuoco su quanto riportano i giornalisti, però, cavolo, il buon Reinhold Messner in questa breve intervista comparsa ieri sull’Alto Adige, appare simpatico come una zitella acida. A proposito della vetta del Lhotse di Tamara Lunger, il nostro inizia benissimo commentando:

“A Tamara vanno tutto il mio rispetto e i miei complimenti». 

Però, secondo quanto riporta il giornalista, dopo aggiunge:

«Pochi giorni fa è salito sull’Everest un tredicenne: l’Everest e il Lhotse tecnicamente non presentano grandi difficoltà e con le corde fisse sono quasi come una ferrata. Di alpinistico c’è poco, di esplorativo più nulla». Polemico? «No, la mia è solo la presa d’atto di una situazione».

Eh, mai più nessuno come lui, perché adesso è tutto diverso. Cosa vuoi che sia, in fondo, il Lhotse, quasi una ferrata come tante.

Caro Reinhold, era molto più gradevole se ti fossi fermato alla prima frase, tutto il resto hai avuto modo di dirlo più volte in altre sedi. Quel po’ di acido sulla festa di Tamara potevi proprio risparmiarlo.

(in questo momento Tami è in home page sul sito di Repubblica)

mercoledì 26 maggio 2010

BRAVA Tami!

Il guiness dei primati da riscrivere, per la pagina Lhotse: Tamara Lunger, la nostra Tami, ce l’ha fatta: è la più giovane alpinista arrivata sulla cima.

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Tami (fonte, il blog ufficiale di Tamara)

Dopo un primo tentativo andato male per problema fisici, suoi e dello Sherpa che saliva con lei, ci ha riprovato domenica scorsa: partiti a mezzanotte dal campo 3, alle 10,23 locali erano in vetta.

Salita dalla via normale, per gli ultimi metri ha dovuto usare l’ossigeno per un principio di congelamento ai piedi.

«La cima è molto esposta - ha raccontato Tamara Lunger al sito specializzato montagna.tv - e l’ultimo tratto roccioso è molto pericoloso. Non ci si può permettere di fare errori. Ma il tempo è stato bellissimo. Sono felice di aver fatto il mio primo ottomila, ho imparato molto da questa esperienza*».

* fonte Quotidiano Alto Adige di oggi. Domani, quando sarà accessibile gratuitamente, linkerò l’articolo intero, più corposo delle note di montagna.tv

Link all’articolo del quotidiano Alto Adige

Summit Lhotse 159[1]

venerdì 26 marzo 2010

In prigione in prigione!

 

…e che ti serva da lezione! (Edoardo Bennato)

“E' stato denunciato dai carabinieri lo scialpinista 'miracolato' che lo scorso 27 febbraio era stato estratto vivo dopo due ore da una valanga che lo aveva travolto in val Sarentino.
L'uomo, che aveva ignorato il bollettino che dava pericolo marcato (grado 3 di 5), è accusato del reato di valanga colposa. Il sarentinese, di 42 anni, stava effettuando una escursione in solitaria sulla Cima Rodella a circa 2.000 metri di quota, quando è stato sepolto dalla slavina.
Un addetto agli impianti di risalita di San Martino aveva visto per caso la valanga sul altro versante della valle mentre inghiottiva l'uomo.
Una sessantina di uomini del soccorso alpino erano intervenuti sul posto con l'ausilio di unità cinofile e di due elicotteri.
Dopo due ore lo scialpinista che era stato estratto vivo. Non aveva con se l'Arva, un apparecchio elettronico che permette la localizzazione sotto la neve
.”

Quotidiano Alto Adige di oggi 26 marzo 2010

venerdì 19 marzo 2010

Tami è partita

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Tamara Lunger – (foto dal suo blog)

Cari miei venticinque lettori, è un ordine: pensatela tutti i giorni da qui al 29 maggio. In forse per problemi di salute fino all’ultimo (non l’avevo vista infatti nell’ordine di arrivo della Sellaronda Skimaraton vinta tanto per cambiare dal suo babbo insieme all’inossidabile Giacomelli), è partita. “Domani sarrò già nel aereo verso Kathmandu e sognerò del Lhotse, alto 8516 metri.” scrive oggi nel suo blog.

Passata la paura, ridimensionata l’ansia, Tami è in viaggio. E’ in buone mani, il suo capo spedizione è Simone Moro, un grande alpinista e una splendida persona, ma “ringrazio già adesso per tutti i pensieri vostri che mi fate nei prossimi due mesi. Sono convinta che gli sento e mi danno tanta energia.”

Ecco, pensatela. In italiano, in tedesco o come diavolo volete, ma pensatela :)

domenica 3 gennaio 2010

Tam tam per Tami

 

Tamara Lunger insieme a Simone Moro. (fonte blog di Simone Moro)

Di Tamara ho già parlato qui. In sostanza, in aprile Tami partirà, insieme a Simone Moro, per una spedizione che dovrebbe portarla a 8.516 m. di altezza in cima al Lhotse, in Himalaya.

Partirà se riesce a mettere insieme i soldi sufficienti per il viaggio, cosa che per una studentessa di 23 anni non è così semplice.

Ma, come ho letto sul Beppeblog (cito a memoria), “chi vuol fare trova i mezzi chi non vuol fare trova le scuse”. Tamara vuol fare, e si è inventata un modo per racimolare 4 euro:

“ho pensato di fare una campagna di cartoline per la mia prossima spedizione al Lhotse (8516m).
Le cartoline sono disponibili per un costo di sostegno di 10 € (i dati bancari trovate giù; indicare nicessariamente l`indirizzo!!!!).
La cartolina è ovviamente firmata di tutto il team della spedizione della russia(Expedition Leader Alexey Bolotov).”

Per chi fosse interessato, sul suo sito le coordinate per darle una mano.

 

venerdì 11 dicembre 2009

Bitte, nicht füttern!

Per favore, NON dar da mangiare ai nostri animali!!!!

Quando arrivo al rifugio è in atto un piccolo dramma: Leni, l’asinella nata da pochi giorni, affamatissima, sta cercando la sua mamma. Ma Lilli si è eclissata da un bel po’, seguendo il solito turista cretino che non ha voluto leggere il cartello che chiede, per favore, di NON dare da mangiare agli animali e la cagnetta Dakota, indignata, non se ne dà per inteso di sostituire mamma asina.

Ma ecco che piomba Katharina, brandendo un biberon: senza tanti complimenti lo infila in bocca alla piccola che, dopo un attimo di smarrimento, pare gradire:

Una bella poppata e per finire anche un po’ di coccoli: vedrai che torna, quella sciagurata, non lascerà mica la sua cucciola da sola!

Tempo un’oretta si sente un raglio da far tremare i vetri: eccola la scavezzacollo, con l’aria di averla fatta grossa! Leni le si infila subito sotto la pancia e le cose tornano tutte al loro posto.

Perché ve la conto questa simpatica storia? Primo perché non volevo più pubblicare catastrofi ambientali, scempi, disastri, global warming u.s.w., almeno per un po’.

Poi perché quella ragazza con il biberon, non è mica parte di una famiglia qualsiasi: oltre a gestire il rifugio con professionalità insieme alla tostissima moglie da più di un decennio, il babbo, Hansjörg Lunger è campione mondiale di scialpinismo in coppia; la sorella Tamara, è anche lei campionessa di scialpinismo e, anche se ancora così giovane, alpinista di un certo livello: Simone Moro infatti l’ha definita una promessa dell’alpinismo, ma soprattutto, è la notizia di questi giorni, se la porterà, il prossimo aprile, in una spedizione sul Lhotse a coronare il suo sogno: un 8000 a 23 anni.

Ma non sto a raccontare anch’io queste cose, ci ha già pensato il quotidiano Alto Adige, dove si legge l’entusiasmo per l’avventura che aspetta Tamara, ma il buonsenso con il quale la affronterà, e diversi altri siti parlano di lei. A me piace ricordare la serenità di quella famiglia, la gentilezza con la quale Tamara ha risposto a una mia mail,  il sorriso e la verve di Katharina, quel biberon, le coccole alla somarella Leni, la serenità di quel rifugio e della sua bella famiglia.

il Latemar visto da Karneid, Cornedo, il paese di Tamara.

“Tamara Lunger è una sognatrice. Diversamente dal solito Lei non si è però limitata a vivere i sogni solo nel mondo della fantasia, ma ha deciso di dare gambe ai propri sogni e lavorare duramente per trasformarli in realtà. Questà è infatti la differenza da chi vorrebbe e di chi vuole.... Lei sa che non esistono sogni impossibili ma semplicemente ciò che cambia è il "come" e il "quanto" si deve lavorare per raggiungerli e concretizzarli. Tamara ha deciso di puntare molto in alto e dunque ciò che la aspetta è un duro ed intenso lavoro. Ma sarà il più bel modo per sentirsi viva ed autentica.....”
Simone Moro(*)

(Ma la parte più divertente della storia è stato Hansjörg quando, senza sapere di esser visto, ha preso da parte mamma asina e le ha fatto, letteralmente, la predica! :D)

Leni e Dakota

link:
(*) fonte: il blog di Tamara, trilingue
Tamara Lunger su Wiki tedesca (in italiano manca! all’appello, wikipeople ;)

Articolo sul quotidiano Alto Adige
Tamara su Skimountaineering.org

videointervista a Tamara su Montagna.tv
Hansjörg su wikipedia
il rifugio Latzfonserkreuz
alcune foto del e dal rifugio sul sito (uno dei siti) di Valeria.

domenica 20 settembre 2009

Giocare pulito

 

Quando si partecipa a una gara, ci sono delle regole da rispettare: non si invade la corsia altrui, non si fa lo sgambetto all'avversario, bisogna partire da qui e arrivare lì, non bisogna usare attrezzi diversi da quelli ammessi dal regolamento, non bisogna drogarsi, usare aiuti esterni eccetera eccetera.

Stessa gara, stesse regole per tutti. Che senso ha, allora, cercare di diventare la prima donna che ha salito tutti gli 8.000, quando c'è chi va da un campo base all'altro in elicottero, sale con l'ossigeno, con la corte di portatori che attrezzano preventivamente ogni passaggio, e chi sale leggero, in stile alpino, portandosi il campo in groppa, e senza ossigeno?

E ancora, ha senso considerare l'alpinismo una gara? Per Nives Meroi no. Nives si tira indietro, non gioca più, non rinuncerà al suo stile e alla sua etica di alpinista per essere la prima.

«Mi tiro fuori serenamente da questa frenetica competizione, non sono più in gioco» dice al Corriere qualche giorno fa (grazie Silvia per la segnalazione!) "Ognuno può scalare come vuole: in stile alpino, come ho sempre fatto io con mio marito, oppure con l'aiuto dei portatori di alta quota, con le corde fisse piazzate ovunque o con le bombole di ossigeno. Ma è chiaro che così non si "combatte" ad armi pari. Non scendo a compromessi e non abbandonerò il mio modo di andare in Himalaya per un primato(*)"

"A questo punto - conclude - mi auguro che 'vinca' la coreana in modo che finisca al più presto tutta questa frenesia che rischia di diventare estremamente pericolosa e forse allora si potrà ricominciare a fare dell'alpinismo"(**).

Buon compleanno Nives, sarai sempre la più grande, come dice di te il tuo amico Erri De Luca: "Tre alpiniste hanno già scalato undici di quelle immensità e si avvicinano al traguardo. La più forte di loro e di tutti i tempi si chiama Nives Meroi ed è italiana. Come posso stabilire la sua superiorità, visto che sta alla pari dei risultati delle altre due, una basca e un' austriaca? Perché Nives Meroi ha salito le sue cime asfissianti senza uso di bombole di ossigeno e senza impiego di portatori di alta quota, i climbing sherpa. [...] Dove più schiacciante è la superiorità della natura, lei e suo marito mettono in gioco il loro corpo e nient' altro sostegno. Praticano regole di ostinata lealtà con la montagna. Le altre due alpiniste intendono diversamente l' impresa, una ha impiegato ossigeno, l' altra adopera portatori di alta quota che si sobbarcano di tutto il peso sulle spalle, scavano la piazzola, montano la tenda e fanno trovare il tè caldo già pronto(***)"

(Ora sono 4, si è inserita in gara anche una coreana, la più tecnologica, sponsorizzata, aiutata, spinta, elicotterata alpinista del mondo)

PS: Stasera l'indirizzo del sito ufficiale di Nives e Romano punta da tutt'altra parte: spero si siano solo ubriacati i server DNS e che torni presto in linea.

 

(*) Corriere della Sera
(**) ANSA Valle d'Aosta
(***)
Wikipedia cita
Erri De Luca, Corriere della Sera, L' intimità domestica sulle cime del mondo Ecco il segreto di Nives

martedì 19 maggio 2009

Nives rinuncia, per grandezza.

Nives Meroi. Fonte: sito ufficiale di Nives.

Romano stava male, lei ce l'avrebbe fatta, ma non si è posta nemmeno la domanda: partiti insieme, insieme si arriva in cima o insieme si rinuncia. Non si abbandona il compagno da solo e in difficoltà a oltre 7000 metri. Nememno per un record.

Non so chi sarà la prima donna a conquistare tutti gli 8000, chi vincerà questa competizione, ma a me poco importa: Nives non ha più niente da dimostrare a nessuno: grande alpinista e grande persona.

L'emozionante cronaca sul sito di Nives, per voce di sua sorella Leila Meroi.

domenica 17 maggio 2009

Ma Max non torna più

(Video TIAHUANACO - speed-riding & more) 

(ANSA) - BOLZANO, 17 MAG - Un alpinista altoatesino, Max Schivari, 39 anni, e' morto in Peru' nel corso di una spedizione partita a inizio settimana. Schivari, esperto di speed riding, discesa con paracadute sulle pareti di roccia e ghiaccio, e tecnico del soccorso alpino di Bolzano, era residente a Renon. A partire erano stati una decina, quasi tutti dal Trentino Alto Adige, tra scialpinisti, specialisti dello sci ripido e ghiacciatori, con l'obiettivo dello Huascaran, la cima piu' alta della Cordigliera Bianca. (ANSA).

 

martedì 21 aprile 2009

Kanchenjonga, Annapurna o.. ?

Annapurna (foto Jamie O'Shaughnessy, fonte wikimedia commons, licenza copyleft)

Non erano partiti per l'Annapurna e Annapurna, ancora una volta, non sarà: prima brutto tempo, poi un campo intermedio che deve essere smontato e spostato perché la via di salita individuata, che passa in mezzo a seracchi impressionanti, non è quella giusta, infine Romano si prende una bronchitaccia.

Già fallito nel 2006, evidentemente non era destino nemmeno questa volta: nel tempo passato al campo base per permettere a Romano di riprendersi dal malessere, le condizioni della montagna sono cambiate a tal punto che i due alpinisti hanno faticato non poco a riconoscere il posto nel quale avevano allestito il campo intermedio e a ritrovare il materiale. I crepacci si spalancavano davanti ai loro piedi, venivan giù seracchi come se piovesse, non hanno nemmeno provato a pernottare lassù: sono scesi il prima possibile dandosela a gambe lontani dalla seraccata, come riferisce sul sito ufficiale Leila Meroi, sorella di Nives e loro contatto in Italia. In quelle condizioni infatti insistere era andare a cercarsela.

Ma a casa non si torna: da stamane sono in viaggio per il Kanchenjonga, l'8000 più orientale della catena Himalayana, sul confine fra Nepal e Sikkim e terza montagna più alta del mondo (8.586 m). Raggiungeranno la zona, salvo prevedibili imprevisti, dopo 15 giorni di trekking. Kanchenjonga che era la prima meta del loro viaggio, abbandonata perché scioperi e disordini rendevano impossibile raggiungerne il campo base.

Come per un gioco della parti, le condizioni della sud dell'Annapurna fanno loro cambiare di nuovo programma e tornare sui loro progetti iniziali, nel frattempo infatti i disordini si sono calmati e la strada è stata riaperta.

Montagna ostica da salire, battuta da abbondanti precipitazioni e da frane e valanghe, conquistata per la prima volta nel 1955 da Charles Evans, è stata salita finora solo da 2 donne mentre nel 1991, ci informa Wikipedia, "il primo tentativo di scalata effettuato da due alpiniste donne finisce tragicamente, i loro resti verranno trovati poco prima della parete finale" e ancora nel 1992 "l'alpinista polacca Wanda Rutkiewicz è dispersa in una tempesta di neve mentre tenta di raggiungere la vetta."

Vetta peraltro mai espugnata per rispetto ad una leggenda locale: nessuna bandiera né insegna né vessillo sventola infatti lassù, sulla cima dei "Cinque tesori della grande neve" come pare voglia significare il suo nome.

Ancora una volta buona strada, Nives e Romano. Siate prudenti. Tornate presto, magari con il dodicesimo ottomila in tasca e la terza donna al mondo a cavallo della cima :)

 

Kanchenjonga (foto Siegmund Stiehler, fonte wikimedia commons, licenza GNU Free Documentation License)