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sabato 23 agosto 2014

Dolomiti o Las Vegas?

Premetto che non ce l’ho con il turismo, se non ci fosse mia zia starebbe ancora lavando la biancheria alla fontana pubblica o sarebbe immigrata in città. E non ce l’ho nemmeno con un po’ di comodità, soprattutto dove arriva il turismo più famigliare, più vicino ai parcheggi (stendo un velo sul casino a passo Sella di domenica scorsa, ma fra i casinisti c’ero anch’io quindi muta!).

Solo che, è giusto che il rifugio Comici al Sassolungo, per esempio, si chiami ancora Rifugio? Ho avuto il piacere la settimana scorsa di utilizzarne i bagni, e oggi trovo una gallery a loro dedicata su IL TRENTINO che condivido con voi:

cessi Comici

Musica new age che concilia l’evacuazione, luci soffuse, maniglia a led verde o rossa per indicare libero/occupato, doccette per pulirsi e pulire, nitore assoluto non facile da mantenere dove il traffico di escursionisti è impressionante.

Abbiamo poi notato una lunga serie di attenzioni nei confronti dell’ospite che fanno da contorno: le scodelle piene per i cani di passaggio, l’officina/attrezzi per mountain biker, punto ricarica per le bici elettriche, parcheggi bike con chiave, morbidi tappetini impermeabili per sdraiarsi sul prato a prova di crozzo fra le costole, e, mi dicono, una cucina di altissimo livello, altro che piatto CAI. Vista spettacolare sul Sella e sulle Odle e sugli impianti di risalita che assediano il Sassolungo da ogni lato.

E un bel casino di gente, ovviamente.

Mica per niente il gruppo non è entrato fra le Dolomiti dell’Unesco, come spiega Mountain Wilderness:

alcuni famosi gruppi montuosi dolomitici sono stati esclusi da quella prestigiosa qualifica, perché si temeva che il loro inserimento avrebbe ostacolato l’ulteriore sviluppo delle infrastrutture in quota necessarie per ampliare all’infinito il luna park dello sci di discesa.
Dolomiti Superski, che -al pari di Mountain Wilderness Italia- è investita della qualifica di socio sostenitore all'interno della Fondazione Dolomiti UNESCO, disinvoltamente si è appropriata per una propria campagna pubblicitaria del marchio delle Dolomiti Monumento del Mondo, ponendo sullo sfondo l’immagine del Sassolungo: una delle grandi vette che non sono entrate a far parte del sito UNESCO proprio per colpa dell’opposizione della Provincia di Bolzano e degli stessi dirigenti del più grande consorzio sciistico del mondo. Una bella faccia tosta, non c’è che dire
.”

Qui l’articolo completo.

Noi abbiamo dormito al Rifugio Demetz. Buona cucina, bagni puliti, letti comodi anche nel camerone, profumo di legno di cirmolo in tutte le stanze, famiglia de gestore accogliente e ben disposta a fare 4 chiacchiere. Un rifugio-rifugio, dove si sta comodi senza esagerare.

Il Rifugio Comici e il Rifugio Demetz hanno le stesse facilitazioni a livello fiscale? C’è rifugio e rifugio, anche per il fisco oltre che per gli escursionisti?

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Rifugio Demetz alla forcella Sassolungo

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(OT: lunedì tempo del piffero, peraltro)

sabato 20 luglio 2013

Latemar un anno dopo

In Latemar c’è ancora neve. Non tantissima, ma qualche chiazza anche in posti dove, a questa stagione, non ricordo di averne viste mai.

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fine giugno 2012 14 luglio 2013

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idem
Il mitico, azzurrissimo, piccolo specchio d’acqua verso la forcella dei camosci è sepolto sotto la neve e anche il tratto di sentiero che lo supera (se ne intravede la traccia sulla destra nella prima delle due fotografie qui sopra) è ben innevato.

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come sopra

Anche il grande anfiteatro, rivolto a est sud est, ha ancora molte chiazze bianchissime. Molti fiori, compresi quelli primaverili: soldanelle, geum, interi costoni rossi di rododendri.

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geum e rododendri

(Anche un mare di escursionisti, a dirla tutta: il pegno che si paga ad andare di domenica :S)

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CAI di Camisano vicentino
E per l’ennesima volta, al grido di “però oggi stiamo attenti e non scendiamo per la direttissima che è tutto uno sfasciume e par di avere i roller ai piedi”, arrivati al bivio fatidico, l’amico che ci precedeva non ha capito un piffero e non solo ha preso la direttissima ma ha pure sbagliato e si è scapicollato giù per uno sgrebeno che ha definito, bontà sua, “impegnativo”.

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martedì 9 luglio 2013

Gli eremiti della montagna

vallagaFlaggerschartenhütte – Rifugio forcella Vallaga (Alpi Sarentine)

Ho trovato in rete, sul sito Fortezza open Archive, la copia di un articolo a firma Grazia Negro pubblicato sul defunto quotidiano “Mattino dell’Alto Adige” il 19 ottobre 1989. E’ il resoconto di una chiacchierata con una collaboratrice degli allora gestori del rifugio Forcella Vallaga Giovanna e Mario Coccia, che mi piace riproporre ai miei 15 lettori.

Negli anni il rifugio, proprietà del CAI di Fortezza, ha superato diverse difficoltà di gestione, un anno è addirittura rimasto chiuso, costringendo gli escursionisti impegnati nello splendido trekking “ferro di cavallo” (comprese le due spatuzze, ovvero mia sorella Val e la sottoscritta) a sobbarcarsi un bel po’ di dislivello per scendere a dormire in valle e risalire il giorno appresso. Da qualche anno è gestito da Manfred Niederkofler e pare abbia ritrovato l’equilibrio.

“Gli «eremiti della montagna» al servizio degli alpinisti

Quant'è aspra e ingrata
la gestione di un rifugio!

Il racconto d' un'esperienza al « Vallaga»

Nella nostra zona di confine i coniugi Giovanna e Mario Coccia sono gli unici gestori italiani di un rifugio. I problemi dei collegamenti e dei rifornimenti. La riscoperta di una diversa “dimensione” della vita.

Può risultare difficile spiegare il valore di un'esperienza che esula dai canoni del “tutto subito senza fatica”, tipici del nostro tempo; altrettanto problematico spiegare agli altri, ma prima di tutto a sé stessi, le motivazioni che conducono a questo tipo di scelta, che sono un condensato di un bisogno fisico di stare nella natura, di un tentativo di riscoprire la dimensione manuale della vita, della necessita di chiarire la direzione della propria esistenza, al di fuori di qualsiasi condizionamento passibile. Lesperienza a cui mi riferisco, vissuta da me in prima persona quest'estate, è la vita e il lavoro in un rifugio alpino, il rifugio Vallaga del CAI di Fortezza, che si trova a quota 2481 m. nel Monti Sarentini. L'atmosfera dei monti che circondano il rifugio è impervia e selvaggia, quasi incontaminata e l'abitato si inserisce bene in questo contesto, anche grazie al suo raggiungimento non proprio agevole: (5/6 ore da Mezzaselva; 2 ore da Valdurna; 4 ore da Passo Pennes; 4/5 ore dal rifugio Croce di Latzfons)

La giornata comincia presto per i gestori, i signori Coccia di Bressanone: la signora Giovanna deve riscaldare la Stube, preparare la colazione e i successivi pasti. Il signor Mario deve provvedere al funzionamento di tutte le macchi­ne del rifugio (gruppo elettrogeno, pompa dell'acqua ecc.) Per me ed Evi, l'altra ragazza tuttofare, la sveglia suona alle sette, solo raramente prima; dopo un ascolto veloce delle notizie e del bollettino del tempo alla radio, l'unico, mezzo di contatto, insieme ai Gäste, con il mondo, passiamo a servire le colazioni, a rassettare la cucina e la Stube, i bagni, infine le camere e il Lager. Questi lavori ci occupano fino a metà mattinata; segue la merenda e poi un po' di tempo libero da sfruttare per la lettura o per qualche passeggiata nei dintorni.

L'arrivo di qualche montanaro mattiniero può però far saltare questa pausa e costringerci ad attivare la cucina, con gli ottimi minestroni, canederli e gulasch della signora Giovanna, già alle 10 di mattina!

Fino a pomeriggio inoltrato si servono i pasti e le bibite e se va bene, prima della cena, c'è tempo per un altro stacco. La gioia più grande consiste nel finire tutti i lavori la sera e potersi sedere al tavolo e fare una partita a carte.

vallaga interno
Interni del rifugio

Riuscire a leggere un giornale, magari di due o tre giorni prima; vedere Aldo e Franco che ogni settimana portano a spalla tutti i viveri deperibili, (pane, verdura, carne ecc.) e anche qualche messaggio da casa, qualche lettera o qualche alimentare di "lusso" (frutta, yoghurt ecc.); mangiare un gelato portatoci in via eccezionale da Otello o uno yoghurt particolare, promesso e poi infilato nello zaino da Günther; scendere un giorno di brutto tempo di corsa a Valdurna e ritornare dopo aver fatto cinque o sei telefonate; la visita di qualche amico: tutti questi eventi per me costituiscono una festa.

Altrettanto bello e importante è scappare, appena posso, nella natura, nel suo silenzio, sulla Cima di S. Giacomo o sul Corno di Tramin, o anche solo ai laghetti intorno al rifugio; contemplare lo spettacolo della luna piena che sorge, riuscire a fare colazione, ancora assonnata, all'aperto, pensare a Bressanone ed immaginarla oltre ai monti. L'atmosfera famigliare ed accogliente che i gestori imprimono al rifugio, le chiacchierate con i Gäste, simpatici e solo assai raramente poco disponibili, alleviano la fatica fisica, che a volte si sente di più, specialmente nei giorni di festa e fanno arrivare presto la sera, le ultime canzoni ascoltate con il Walkman prima di addormentarsi.

La scansione lunga e dilatata del tempo, e non stressante come a valle, la rivalutazione delle piccole comodità quotidiane, che l'altitudine fa cadere nelle dimenticanze, l'importanza dei contatti umani e dei piccoli gesti, la bellezza sempre nuova della natura e la sua completezza rispetto ai nostri vuoti, questi, credo, gli elementi della lezione di vita che ho appreso e che consiglierei a tutti.”

Chiedo venia per i refusi, anche il miglior OCR si incasina con l’immagine spiegazzata di un articolo di giornale!

articolo vallaga

(Dal racconto di Grazia Negro non pare di scorgere una vita “aspra e ingrata”, sebbene non comoda: anzi lei sembra contenta dell’esperienza. A meno che non manchi all’articolo qualche chiosa dei gestori pubblicata a parte).

lunedì 24 giugno 2013

Come sei bella!

E come sei pericolosa :(

GranZebru

Königspitze -  Gran Zebrù

Wolfgang, Matthias e Jan; Matteo, Michele, Daniele.

martedì 18 giugno 2013

In luglio con le ciaspole

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Rifugio Boè (fonte quotidiano Alto Adige on line)

No, non sono foto del gennaio scorso, ma di una settimana fa! Il gestore del rifugio Boè è salito in quota con l’elicottero per vedere la situazione e, magari, cominciare a lavorare per aprire il rifugio. L’elicottero non è riuscito ad atterrare, la neve è ancora troppo alta, rischiava di affondare. La porta del rifugio è tuttora invisibile, spuntano dalla neve le finestre del piano superiore.

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(come sopra)

Lodovico Vaia, il gestore, ha cooptato tutti gli amici disponibili che con ciaspole, pale e buona volontà gli diano una mano a dissotterrare il rifugio e ad aprirlo per la fine del mese. Nel frattempo si batterà una pista, segnalata con le paline dell’ANAS, in modo che gli escursionisti, con le ciaspole mi raccomando! riescano a raggiungere il rifugio per godere di un panorama mai visto a quelle quote: il tramonto estivo in un ambiente prettamente invernale.

rifugio boè

Il rifugio in veste estiva

Situazione simile nella zona delle 3 cime di Lavaredo: il percorso che unisce i rifugi Zsigmondy-Comici, Büllelejoch-Pian di Cengia e Dreizinnenhütte-Locatelli è ancora in parte innevato e difficilmente percorribile, come molti sentieri sopra i 2000. I rifugi altoatesini raggiungibili con gli impianti sono tutti già aperti, sia in val Gardena che in Badia, se continua a far caldo si spera di poter aprire tutte le strutture entro l’ultimo fine settimana di giugno.

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Rifugio Büllelejoch Hütte - Pian di Cengia

Conviene però, prima di decidere l’escursione, dare un colpo di telefono al rifugio o all’ufficio guide alpine. Un sentiero normalmente molto facile può diventare un problema con neve o ghiaccio. Ieri salendo sullo Schwarzhorn abbiamo incrociato due ragazzi che ne scendevano, piuttosto impauriti dal semplice canalino del versante nord ovest: ripido e ghiacciato, in discesa non dev’essere simpaticissimo.

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Schwarzhorn – Corno Nero

Mi resta il fondato sospetto che a metà luglio il trekking in val Aurina e dintorni lo vedrò col binocolo a meno che non voglia farlo con gli sci :S

sabato 11 giugno 2011

Se vi avanza qualche euro

potreste comprarvi due cime al prezzo di una:

già proprietà della Repubblica austriaca, vendute nel 2001 per 300.000 euro alla Società immobiliare federale, ora sono di nuovo sul mercato.

Se vi avanza qualche spicciolo, 121.000 euro per l’esattezza, potreste “portarvi a casa” il Gran Kinigat, (2690 m.), e il Rosskopf,  (2600 m.), 1,2 milioni di metri quadrati nella Gaital, in Tirolo. Ma sbrigatevi, se siete interessati: l’offerta è valida fino all’8 luglio.

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Gran Kinigat. fonte: Inalto.org, foto Giovanni Mazzolani

venerdì 7 maggio 2010

Liberiamo l’Altopiano delle Pale

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Altopiano delle Pale di San Martino

Il Saltamartin di San Martino di Castrozza mi ricorda un cosuccia che io colpevolmente non ho ancora segnalato; ma non sto a contarvela lunga, se ne parla ovunque: leggete la storia sul sito del saltamartin, che ha raccolto diverse voci in proposito.

Poi, se volete, leggete l’indignazione dell’editore/montanaro Luca Visentini sul sito “iBorderline*” e spedite qui (in mail) un autografo da aggiungere alla raccolta di firme se volete indignarvi con lui:

747 firme per ora.
Forza, dobbiamo arrivare a 1000!

* iBorderline è la nuova pelle del noto sito, rivista, blog Intraisass

10/05/10

Stef/San Tommaso nei commenti mi chiede (giustamente) le fonti. Eccone alcune:

Il Gazzettino; articolo a firma Dario Fontanive del 14 aprile u.s.
qui una foto del progettato manufatto

DI seguito le reazioni:
Il Corriere delle Alpi:
Bivacco, il Cai boccia il progetto 22 aprile 2010
Firme contro il bivacco 23 aprile 2010
Bivacco, aut-aut del sindaco 24 aprile 2010 
Il Trentino:
Un bivacco sulle Pale, il Cai insorge 25 aprile 2010

lunedì 8 marzo 2010

Bolzano conteso

Rifugio Bolzano al monte Pez

Il rifugio Bolzano al monte Pez – Schlernhaus

“Vendeteci il Bolzano! E’ stato costruito dall’Alpenverein(*) ed è uno dei luoghi simbolo dei montanari sudtirolesi” Più o meno sono questi, secondo il quotidiano Alto Adige di ieri (che ama moltissimo buttare benzina sul fuoco dello scontro etnico), i termini della richiesta dell’amministrazione provinciale al CAI di Bolzano, proprietario della struttura contesa.  Ma l’AVS è stato risarcito, ai tempi, per i rifugi che lo Stato ha confiscato durante la guerra, dice Broggi, presidente del CAI Alto Adige. Considerazione che non c’entra molto, a mio avviso: la Provincia non lo vuole in regalo, se lo vorrebbe comprare; sempre che non lo voglia per una pipa di tabacco ovviamente.

Comunque sia il CAI non ha la benché minima intenzione di vendere, il che è suo pieno diritto. Ma al momento non è molto conveniente mettersi di punta contro la Provincia, lascia intendere il quotidiano: a fine anno infatti scadono i contratti di gestione dei 25 rifugi ex militari che lo Stato ha ceduto in proprietà all’amministrazione provinciale nel 1999, ad oggi in mano a varie sezioni del CAI.

La soluzione che fino a ieri pareva più probabile era quella di un consorzio unico di gestione tra Cai e Avs. Ora nel consorzio vorrebbe entrare anche la Provincia, che fra l’altro sgancerebbe un bel po’ di soldi in contributi per la manutenzione straordinaria delle strutture. Tutto risolto quindi e tutti contenti? Macché. Sabato scorso, durante l’assemblea annuale del CAI Alto Adige, il presidente Broggi ha gelato la platea dicendo che le trattative si sono arenate in quanto Kaiser Durni(**) avrebbe posto una “pregiudiziale molto pesante”. Quale sia la pregiudiziale non l’ha specificato, ma il quotidiano lascia intendere che sia proprio la vendita del Bolzano.

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In bella vista, nella sala del rifugio, lo stemma del CAI

Comunque decidano di concludere, facciano in fretta, ma molto in fretta!

Già la scorsa stagione il rifugio Becherhaus - Gino Biasi al Bicchiere, uno dei più belli e famosi delle Breonie, bisognoso di interventi costosi di ristrutturazione e di adeguamento, è rimasto chiuso: chi avrebbe aperto il portafoglio per pagare le spese? Chi in breve tempo si potrebbe trovare espropriato della gestione, ovvero il CAI di Verona? E gli altri 24 rifugi nella stessa situazione, come la metteranno?

Qui di seguito l’elenco dei 25 rifugi con la gestione in bilico, e come si vede tutti rifugi importanti, famosi, mitici: prima di partire, secondo me, converrà informarsi se sono aperti o meno.

Rif. Vedretta Piana / Grohmannhütte, Alpi Breonie di Ponente / Stubaier Alpen
Rif. Vedretta Pendente / Teplitzer Hütte, Alpi Breonie di Ponente / Stubaier Alpen
Rif. Forcella Vallaga / Flaggerschartenhütte, Sarentini orientali / Östliche Sarntaler Alpen
Rif. Cima Libera / Müllerhütte, Alpi Breonie di Ponente / Stubaier Alpen
Rif. Plan / Zwickauer Hütte, Alpi Venoste / Ötztaler Alpen
Rif. Petrarca all'Altissima / Stettinerhütte, Alpi Venoste / Ötztaler Alpen
Rif. Borletti Aldo e Vanni al Corno di Plaies / Berglhütte, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Passo Ponte di Ghiaccio / Edelraut Hütte, Alpi Breonie di Levante / Zillertaler Alpen
Rif. Genova al Passo Poma / Schlüter Franz Hütte, Odle / Geisler - Putia / Peitlerkofel – Puez
Rif. Giogo Lungo / Lengjöchl Hütte, Alpi Aurine / Zillertaler Alpen
Rif. Brigata Tridentina alla Forcella del Picco / Birnlücken Hütte, Alpi Aurine / Zillertaler Alpen
Rif. Vittorio Veneto al Sasso Nero / Schwarzsteinhütte, Alpi Aurine / Zillertaler Alpen
Rif. Corsi in Val Martello / Zufallhütte in Martelltal, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Biasi al Bicchiere / Becherhütte, Alpi Breonie di Ponente / Stubaier Alpen
Rif. Città di Milano / Schaubach-Hütte, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Bergamo al Principe / Grasleitenhütte, Catinaccio / Rosengarten
Rif. Pio XI alla Palla Bianca / Weisskugelhütte, Alpi Venoste / Ötztaler Alpen
Rif. Roma alle Vedrette di Ries / Kasselerhütte, Vedrette di Ries / Rieserferner
Rif. Vicenza al Sassolungo / Langkofelhütte, Sassolungo - Sassopiatto / Langkofel – Plattkofel
Rif. Firenze in Cisles / Ragensburgerhütte, Odle / Geisler
Rif. Comici al Piz Sella / Comici Hütte am Piz Sella, Sassolungo / Langkofel
Rif. Fronza alle Coronelle / Rosengartenhütte, Catinaccio / Rosengarten
Rif. Pajer alla Tabaretta / Pajer Julius Hütte, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Serristori alla Vertana / Düsseldorfer Hütte, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Porro alla Forcella di Neves / Nevesjochhütte, Alpi Breonie di Levante / Zillertaler Alpen

Rifugio Firenze alle Odle

(*)   CAI di lingua tedesca
(**) Luis Durnwalder, presidente della Giunta provinciale.

venerdì 11 dicembre 2009

Bitte, nicht füttern!

Per favore, NON dar da mangiare ai nostri animali!!!!

Quando arrivo al rifugio è in atto un piccolo dramma: Leni, l’asinella nata da pochi giorni, affamatissima, sta cercando la sua mamma. Ma Lilli si è eclissata da un bel po’, seguendo il solito turista cretino che non ha voluto leggere il cartello che chiede, per favore, di NON dare da mangiare agli animali e la cagnetta Dakota, indignata, non se ne dà per inteso di sostituire mamma asina.

Ma ecco che piomba Katharina, brandendo un biberon: senza tanti complimenti lo infila in bocca alla piccola che, dopo un attimo di smarrimento, pare gradire:

Una bella poppata e per finire anche un po’ di coccoli: vedrai che torna, quella sciagurata, non lascerà mica la sua cucciola da sola!

Tempo un’oretta si sente un raglio da far tremare i vetri: eccola la scavezzacollo, con l’aria di averla fatta grossa! Leni le si infila subito sotto la pancia e le cose tornano tutte al loro posto.

Perché ve la conto questa simpatica storia? Primo perché non volevo più pubblicare catastrofi ambientali, scempi, disastri, global warming u.s.w., almeno per un po’.

Poi perché quella ragazza con il biberon, non è mica parte di una famiglia qualsiasi: oltre a gestire il rifugio con professionalità insieme alla tostissima moglie da più di un decennio, il babbo, Hansjörg Lunger è campione mondiale di scialpinismo in coppia; la sorella Tamara, è anche lei campionessa di scialpinismo e, anche se ancora così giovane, alpinista di un certo livello: Simone Moro infatti l’ha definita una promessa dell’alpinismo, ma soprattutto, è la notizia di questi giorni, se la porterà, il prossimo aprile, in una spedizione sul Lhotse a coronare il suo sogno: un 8000 a 23 anni.

Ma non sto a raccontare anch’io queste cose, ci ha già pensato il quotidiano Alto Adige, dove si legge l’entusiasmo per l’avventura che aspetta Tamara, ma il buonsenso con il quale la affronterà, e diversi altri siti parlano di lei. A me piace ricordare la serenità di quella famiglia, la gentilezza con la quale Tamara ha risposto a una mia mail,  il sorriso e la verve di Katharina, quel biberon, le coccole alla somarella Leni, la serenità di quel rifugio e della sua bella famiglia.

il Latemar visto da Karneid, Cornedo, il paese di Tamara.

“Tamara Lunger è una sognatrice. Diversamente dal solito Lei non si è però limitata a vivere i sogni solo nel mondo della fantasia, ma ha deciso di dare gambe ai propri sogni e lavorare duramente per trasformarli in realtà. Questà è infatti la differenza da chi vorrebbe e di chi vuole.... Lei sa che non esistono sogni impossibili ma semplicemente ciò che cambia è il "come" e il "quanto" si deve lavorare per raggiungerli e concretizzarli. Tamara ha deciso di puntare molto in alto e dunque ciò che la aspetta è un duro ed intenso lavoro. Ma sarà il più bel modo per sentirsi viva ed autentica.....”
Simone Moro(*)

(Ma la parte più divertente della storia è stato Hansjörg quando, senza sapere di esser visto, ha preso da parte mamma asina e le ha fatto, letteralmente, la predica! :D)

Leni e Dakota

link:
(*) fonte: il blog di Tamara, trilingue
Tamara Lunger su Wiki tedesca (in italiano manca! all’appello, wikipeople ;)

Articolo sul quotidiano Alto Adige
Tamara su Skimountaineering.org

videointervista a Tamara su Montagna.tv
Hansjörg su wikipedia
il rifugio Latzfonserkreuz
alcune foto del e dal rifugio sul sito (uno dei siti) di Valeria.

mercoledì 4 novembre 2009

Meridiani Montagne

Tramonto su Cima d'Asta dal rifugio passo Principe in Catinaccio

Questo numero di Meridiani Montagne è dedicato a Lagorai e Cima d'Asta. Solita rivista patinata con diverse belle foto, alcune foto così così, un lungo articolo sui pastori con testo e foto del grande Giancarlo Rado, che ricalca il suo calendario.

Non eccelso nelle proposte e relazioni di escursioni, che possono essere viste più come suggerimenti che come quaderni di traccia, ma nel compenso numero interessante, con diversi articoli e approfondimenti.

Come tutti i numeri la rivista allega una cartina 1:30000 con l'indicazione dei percorsi segnalati, compreso il trekking dell'"Alta via del granito" e della "Translagorai" (chiedete a me o al Bersn che è meglio :P).

Con un'aggiunta di 2,5 euro si compra l'edizione con il calendario 2010: 12 grandi fotografie in bianco e nero, per la maggioranza scattate in Brenta, degli anni fra il 30 e il 50. Ci si vedono Pedrotti, Cesare Maestri, sconosciuti alpinisti, con le attrezzature dei tempi.

Secondo me, Giancarlo Rado da solo vale la spesa. Per il resto non tutto è imperdibile.

mercoledì 9 settembre 2009

Cara, faccio un salto a fare la spesa

Rifornimenti per la Capanna Fassa, sul Piz Boè

Sarò noiosa, mi ripeto lo so, ma è impossibile non farsi la domanda, dopo aver visto lo zaino di questo signore: ma la capanna Fassa (o il rifugio Nuvolau, o il rifugio Caldenave, o il Bicchiere o...) dove le provviste arrivano in groppa al rifugista, l'acqua è razionata (il cesso della Capanna Fassa è eccezionale! una turca a caduta libera, senza sciacquone, ma con vista meravigliosa sulla Tofana di Rozes. Attenzione ad essere belli sobri quando scappa, altrimenti si finisce sulla strada verso Arabba per la direttissima :D), non ci sono accessi se non a piedi, è la stessa cosa del rifugio Solander, per esempio, con piscina e centro wellness con sauna finlandese? Stessi obblighi di legge, stesso trattamento fiscale, stessi contributi pubblici? Spero vivamente di no.

Comunque, il signore di cui sopra, a fine stagione si è portato in groppa su per il sentiero e si è issato su per gli spezzoni di cavo fino a 3150 metri diversi quintali di roba, compresi i miei canederli: altro che palestra e body building!

giovedì 3 settembre 2009

L'estate sta finendooo..

cantavano i fratelli Righeira anni fa. E' ora che riprenda in mano questo blogghino negletto e cominci a scrivere di tutti gli argomenti che mi hanno fatta incazzare fra un giro in montagna e l'altro.

Ho un book di foto fatte all'Alpe di Siusi, che non ho ancora pubblicato per vergogna e per pudore. Mi vengono in mente quelle pensioncine o quei "Zimmer zu vermieten" che non hanno colpa delle betoniere, gru, ruspe e camion che girano da troppe estati sull'Alpe fra i turisti sconfortati come i ragazzi di questo blog e che fanno scappare gli altri.

Ho così tanto da dire sulla questione della segnaletica dei sentieri monolingue e sulle Dolomiti dell'UNESCO, che non so da che parte cominciare :D

E poi ho un po' di storie da raccontare, un po' di posti da farvi vedere, un po' di libri da recensire, ma inizio con una storia non mia:

Caldenave

"Benvenuti a Caldenave!

avete fatto la vostra parte di sana fatica ed ora eccovi qui, seduti ad aspettare l'agognato "ristoro". Prendetevi il giusto tempo, rilassatevi e guardatevi un po' in giro. Il Creatore, chiunque fu, fece un bel lavoro. lavorò sodo e sicuramente di martedì o mercoledì, quando aveva ancora tanto entusiasmo e non era già così stanco da voler scappar via per santificarsi.

I nostri nonni, che non erano stupidi, videro questo paradiso e ben pensarono di venirci a lavorare: malga e casara, mucche, latte, formaggio, burro, ricotta... Erano i bei tempi e la vita se la guadagnavano lavorando e non "facendo i soldi" come si dice oggi, e per mangiare, allora, bisognava farsi venire la voglia di salire fin quassù.

Durò finché durò (il Viagra non era ancora stato inventato), le "mode" cambiarono e dopo anni di onorato servizio per Caldenave venne l'oblio (a dire il vero un incendio diede una mano).

La vita in valle era diventata più comoda, le fabbriche invitanti e sicure, era meglio stare laggiù e la sera farsi una bella doccia e poi davanti alla televisione, che sudare quassù e puzzare di merda di vacca fino a settembre. Così per anni qui rimasero solo

il vento, il sole, la neve, la pioggia (mi piacerebbe dire anche gli animali, ma questa è un’altra storia). Passarono gli anni, ricambiarono le mode e laggiù in valle, nella Casa Comune, qualche illuminato (l’avrà mes i dedi nel 220), pensò che era ora di risalire in montagna. Detto fatto: un paio di operai, qualche secchio di malta, due mattoni, Sant’Elicottero ed ecco il Rifugio Malga Caldenave “Claudio e Renzo”, nome lungo e altisonante per 80 metri quadrati disposti su due piani, con la stanza del gestore, 16 posti letto divisi in due stanze, due bagni, una piccola cucina e 24 posti a sedere nel ristorante, Tutto bello e sobrio ed inaugurato in pompa magna nell’ottobre del 2003, dedicato alla memoria di Claudio e Renzo, due giovani di Scurelle tragicamente scomparsi, ma distintisi in vita per l’impegno benefico della comunità.

Rifugio Malga Caldenave, Val Campelle, Lagorai (foto Edo)

A questo punto della storia ci voleva un gestore che, come ai bei tempi, avesse la voglia di salire fin quassù…(vedi sopra). Sono cambiate le mode ma le comodità piacciono ancora ed a Caldenave non ce ne sono proprio (uso il presente non a caso), tra l’altro non esistono strade che servono il rifugio e bisogna portare su tutto a spalla e qui fermo subito i sapientoni: i cavalli che si vedono in giro non portano nulla perché il basto dovrebbero portarlo tutto l’anno e non solo i tre mesi estivi, di teleferica neanche parlarne perché non c’è campata sufficiente, quindi non rimane che il Mezzo Migliore: la schiena del gestore.

Tutto questo era esattamente quello che noi stavamo cercando, ed ora eccoci qui: Enrica ed Elio, gestori dal 2004.

Bene, ho raggiunto lo scopo di farvi perdere un po’ di tempo. Enrica sta spadellando in cucina, nella minuscola cucina, dalla quale tutti, affamati come lupi, sperano di veder uscire il proprio piatto. Voi, che avete capito l’antifona, non vi spazientite se dovete aspettare qualche minuto, abbiamo scelto di darvi solo cose buone, cucinate come si deve, quindi menu semplice, niente porcherie in scatola ma solo ingredienti freschi (permetteteci solo la passata di pomodoro) e per fare le cose bene ci vuole il giusto tempo. Ah, dimenticavo, vi sarete domandati da dove viene questo CALDENAVE. Ho cercato a lungo relitti sotto i cirmoli e nelle valli più alte, ma giuro non ne ho trovati. Quindi niente NAVE. Anche di CALDE, poca roba, qualche fanciulla, ma non in numero sufficiente da rendere il posto memorabile. Un pastore di passaggio mi ha edotto: CALTE in dialetto vuol dire pascoli alti e la neve qui si ferma a lungo, quindi le CALTE della NEVE son diventate CALDENAVE. Ecco, ora i canederli stanno arrivando, e sono stati cucinati come si deve: 12 minuti di bollitura dolce più 45 secondi di riposo in pentola coperta. Mangiate in pace e godetevi il Creato. Se invece non sono ancora arrivati, leggete un’altra volta, magari con più attenzione e vedrete che arriveranno.

Buon appetito.*”

 orientamento

Segnaletica sulla terrazza del Rifugio. Ci sono anche un SU e GIU :D (foto JRRT)

(*) Scritto sulla tovaglietta di carta consegnata ad ogni coperto al rifugio Caldenave. Credo non occorra specificare che il gestore è quello che si dice un bel tipo e il rifugio molto carino e accogliente, letti comodi e non con le reti a cucchiaio. Gran bel posto.

mercoledì 5 agosto 2009

Il telefono del corno

(comunicazione di servizio)

Rifugio Rittnerhorn Haus/ Corno del Renon

Sono MESI che il telefono fisso del Rittnerhorn-Haus/Corno del Renon non funziona. Visto che il rifugio è una base importante per il trekking "ferro di cavallo / hufeisentour" e visto che google indicizza velocemente e colloca le pagine di blogspot bene in cima ai risultati di ricerca, inserisco qui il numero di cellulare di quest'anno del rifugio: 340-3755700. Così quando lo cerco per l'ennesima volta anch'io evito di ritelefonare al CAI per farmelo dare.

Rifugio Rittnerhorn/Corno del Renon (foto Val)

Il rifugio è proprietà del CAI di Bolzano, il gestore si chiama Helmut Ramoser, è accogliente e simpatico e cucina benissimo! Mitiche le sue costine al forno con patate.

Di giorno c'è sempre un bel casino, ci si arriva in 40 minuti comodi comodi dalla stazione a monte della cabinovia del Corno (se cercate gli orari sul sito non li trovate! Io almeno non li ho trovati. Belle volpi eh! li trovate qui sul .pdf). O da Klobenstein / Collalbo ma dopo 1100 metri di bella salita fra i boschi prima e su prati con vista Dolomiti nell'ultimo strappo. 

paesaggio irlandese

Ma la sera, quando si è tolta dai piedi la folla, e verso le 17 già la maggioranza ha sgommato, è un posto bellissimo: 360° di vista sulle montagne dall'Adamello alla Marmolada. Assomiglia vagamente all'Irlanda, con prati, pecore, muretti a secco: un posto dove mi piacerebbe portare marzia, se si schiodasse dall'ovest! ;)

Un posto dove andare quando gli altri rifugi sono già chiusi: è aperto dal 20 maggio al 31 ottobre.

La foto dell'header di questo blog è presa da quelle parti.

venerdì 24 luglio 2009

I lamenti delle Dolomiti (zitadini2)

Ieri pomeriggio, al rifugio Boè (2873 metri s.l.m.), si è fermata la funivia per il vento forte. Càpita, in montagna alta, che tiri vento e si debbano fermare gli impianti, non è una new entry.

Ma al rifugio Boè, comodamente raggiungibile in funivia e piuttosto scomodamente raggiungibile a piedi, ieri suonava Paolo Fresu insieme ai Virtuosi Italiani, nell'ambito della manifestazione "I suoni delle Dolomiti": nome che tira parecchio in una manifestazione che tira altrettanto.

Rifugio Boè e spettatori dei Suoni delle Dolomiti (foto Loriz)

Totale: almeno 400 persone incazzate come aquile, la maggior parte non preparata né attrezzata, giù letteralmente a rotta di collo per il sentiero imprecando, preoccupandosi, bestemmiando tutti i santi in paradiso.

Un colorito spaccato dell'esodo raccontato dalla mia amica Loriz, una che per monti ci sa andare e sa distinguere il facile dal difficile, coinvolta suo malgrado nella disavventura:

"[durante il concerto...] tutto bene, tutti bravi, rispettosi, niente casino... meglio di quel che avrei potuto immaginare;

Al rientro niente funivia per il troppo vento, e allora noblesse oblige scendere a piedi.. e qui si e' manifestato tutto il carattere degli italiani, imprecazioni, litigi, un casino, perché non è possibile che si chiuda la funivia, se il vento la ribalta fa lo stesso, basta arrivar giù montadi comodi comodi. Avessi sentito che nervosismo per l'imprevisto!

volenti o nolenti giù tutti quanti a piedi come le formichine e qui non è stato cosi' bene, gente che non sapeva camminare sui sentieri, che ovviamente salire in funivia è facile. Alla forcella un ventaccio che solo poche volte ho sentito così forte, mi ha letteralmente sbattuta a terra; c'erano dei tipi che hanno tagliato in un tratto dove non era proprio il massimo far rotolar sassi, invece ne è partito uno grosso come un pallone che ha sfiorato gente e qui improperi e parolacce e via dicendo; io di mio me la ridevo ma ti confesso che sono rimasta assai perplessa."

La coda dei disperati (foto Loriz)

"insomma mi sono chiesta se è giusto portare su così tanta gente, facile salire in funivia ma poi come ben sappiamo la natura ci mette lo zampino... se succede qualcosa chi si prende la responsabilità visto che e' un evento organizzato? Molti pretendevano che gli venisse dato da dormire perché a piedi non volevano scendere, c'era una coppia di ragazzi davanti a me che diceva: ma perché non ci hanno detto che poteva succedere anche questo? un tizio e' caduto si e' fatto male ed e' intervenuto l'elicottero; c'era una vecchietta sostenuta da due uomini, con la maglia sulla testa per non vedere il vuoto sotto.

Ad un tratto, eravamo a 2 terzi di strada, vedo uno con radiolina che offriva integratori a tutti e da bere, poi vedo dei ragazzi che portano sulle spalle confezioni da 6 di acqua e bevande e mi dico: ma che cavolo, a chi le portano? Le portavano alla gente che scendeva! Secondo me chi ha organizzato ha capito del casino che stava succendendo. Sono arrivati anche gli elicotteri e con quel vento penso abbiano avuto qualche problemino ad atterrare. 

Io mi chiedo se fosse venuto un temporale di quelli giusti, di quelli che arrivano in mezz'ora, che sarebbe successo? si insomma un bel casino e se domani, come posso immaginare, ci fossero  polemiche non mi stuperei."

Le formichine in discesa dal rifugio Boè (Foto Loriz)

E ci siamo chieste se è proprio il caso di organizzare eventi in posti così complicati da gestire. Certo, molto suggestivi e markettari, ma molto pericolosi se succede un qualsiasi imprevisto. Molta gggente non si rende conto di dove sta andando, dei suoi limiti, nessuno glie lo spiega che non è come andare a far vasche in centro dove se piove basta entrare in un negozio e se non c'è l'autobus alla peggio si prende un taxi. Certo, la gggente ha bisogno che le si mastichi la minestra perché da sola non lo sa fare, bisogna dirle che in montagna si va con gli scarponi e tutte le altre banalità che si ripetono ogni volta che incontriamo degli sprovveduti in giro per sentieri, che il sentiero che scende dal Boè non è piano né cubettato e che le funivie a volte si fermano, ma anche gli organizzatori, caspita! Avvertire che non è come andare al Lido, pareva esagerato? Lo sanno con chi hanno a che fare!

Gli uni "tanto c'è la funivia, tanto c'è il rifugio" gli altri "'sa vot mai che suceda? tanto gh'è la funivia, tanto gh'è el rifugio" alla peggio l'elicottero (chi lo paga, detto per inciso? io? sticazzi!) e tutto fa marketing.

C'è un po' di differenza organizzare un evento al rifugio Tonini, a capanna Cervino dove arriva la strada o al rifugio Boè e l'APT dovrebbe saperlo. A prescindere dal senso di portare ulteriore casino al Boè a 3.000 metri dove ce n'è parecchio senza bisogno di aggiungerne altro, fra sciurete in scarpine Ferragamo e specchio per abbronzarsi meglio e gente imbragata che arriva dalla ferrata. (Un'amica sadica a cui raccontavo avrebbe pagato qualcosa per vedere le Ferragamate scendere dal Boè. E io pure, ammetto :P)

Loriz conclude: "Io penso:visto che si sono intestarditi con i concerti in montagna e forse in qualche luogo ci potrebbero anche stare, pero' secondo me sarebbe il caso di non forzare su luoghi così in quota e serviti dagli impianti. Penso che se non ci fosse la funivia il numero sarebbe stato parecchio ridotto e gente che perolomeno sa tirarsi su e giù dai sentieri." e io non posso che darle ragione!

(Grazie Loriz per le foto e per l'autorizzazione a pubblicare stralci della tua mail e della nostra chiacchierata in chat :)

martedì 23 giugno 2009

Estate senza Bicchiere

Becherhaus Gino Biasi, Stubaier Alpen- Rifugio Gino Biasi al Bicchiere, Alpi Breonie - m. 3.145 metri - foto dal sito ufficiale del rifugio

Quest'anno il rifugio Becherhaus - Rifugio Gino Biasi al Bicchiere non apre. Uno dei rifugi più famosi dell'Alto Adige è vittima, per assurdo, dell'Autonomia.

Nel 1998, dopo una serie di lunghe trattative fra la Provincia Autonoma di Bolzano e lo Stato Italiano, il decreto legislativo n. 495 del 21/12/1998 emanava la nuova disciplina per l'attribuzione delle proprietà immobili dello Stato siti sul territorio della Provincia stessa:

"tutti i beni immobili ed i diritti su immobili, che costituiscono il patrimonio disponibile dello Stato nella Regione, sono trasferiti alla Provincia [...]

Il primo elenco, di cui sopra si é fatto cenno, e che si trova già in allegato alle nuove norme di attuazione, comprende oltre 1300 immobili di tipologie assai diverse, come per esempio aree non produttive, terreni coltivati, edifici, strade, caserme, fortini, fossati anticarro ed altri impianti difensivi, poligoni di tiro, corpi ferroviari (Ferrovia della Val di Fiemme, della Val Gardena, Bolzano-Caldaro), rifugi ed altro.

Per quanto riguarda i rifugi riportati nell‘ elenco – si tratta di una parte di quei rifugi che erano stati costruiti a suo tempo dall’Alpenverein austro-germanico e che nel 1924 erano stati espropriati dal regime fascista a favore dello Stato – le nuove norme di attuazione contengono una disciplina specifica per il caso che, come avviene nella maggior parte dei rifugi, gli stessi siano dati in concessione ad un gestore (si tratta quasi esclusivamente di concessioni di cui é titolare il CAI). Le concessioni in essere vengono prorogate fino all‘ anno 2010, e, scaduta la proroga, in sede di rilascio della nuova concessione, al precedente titolare deve essere riconosciuto, a parità di condizioni, il diritto di prelazione.*”

Il Rifugio Biasi al Bicchiere, fondato nel 1894 e nell'elenco dei 25 rifugi la cui proprietà è ora della Provincia e la cui concessione scade nel 2010, è gestito al momento dal CAI di Verona. Il quale non intende investire l'ingente somma necessaria per i lavori di ristrutturazione e adeguamento che si sono resi urgenti e indispensabili senza avere la benché minima certezza di ottenerne nuovamente la gestione. Che ne sarà infatti delle concessioni a scadere? Passeranno all'Avs (Südtiroler Alpenverein, il CAI Sudtirolese di lingua tedesca) come si era ventilato, resteranno al CAI, saranno gestiti in comune dalle due associazioni come auspica l'Assessore provinciale Berger?

L'attuale gestore Erich Pichler, si sfoga con il quotidiano Alto Adige oggi in edicola: "Con il Cai ho sempre collaborato molto bene, ora però nessuno si sente competente per gli interventi indispensabili. Purtroppo in Alto Adige tutto diventa un tema politico, così anche la concessione per i rifugi”.

Certo è che serve una soluzione a breve, perché questo problema si potrebbe replicare con altre realtà. La Provincia si sarebbe dichiarata disposta a finanziare la manutenzione straordinaria dei rifugi, chiedendo però a CAI e AVS l'impegno a tenere aperte tutte le strutture e non solo quelle che producono reddito.

foto dal sito ufficiale del rifugio

Pare che i presidenti delle sue associazioni abbiano trovato un accordo e sarebbero pronti a presentarne gli estremi in provincia. Per il Bicchiere però è tardi, la stagione è persa, il rifugio sbarrato compreso il locale invernale, e il futuro nebuloso.

Speriamo non diventi anche questa la scusa per un'altra questione etnica, difficile da capire come e più della stragrande maggioranza delle beghe sul tappeto in questo periodo, che trovano terreno fertile solo nelle stanze della politica e non nella testa delle persone che in questa terra vivono.


*fonte: "L'Autonomia in Alto Adige - Perché il cittadino conosca più da vicino le disposizioni autonomistiche per l’Alto Adige" edito dalla Provincia Autonoma di Bolzano.

domenica 28 settembre 2008

Rename Locatelli

locatelli

Dolomiti di Sesto, rifugio Locatelli/Innerkofler (sisi c'è, là in mezzo alla foto. Della serie "aguzza la vista", Settimana Enigmistica. In grande si vede meglio)

Ci sono voluti 100 anni per rimettere le cose, parzialmente, a posto e fare giustizia. Alla fine della prima guerra mondiale il Südtirol diventa Alto Adige, e all'avvento del fascismo tutto quanto era tedesco viene italianizzato, tutti i Sepp sono diventati Giuseppe, i Karl sono diventati Carlo, la lingua tedesca messa fuorilegge, le scuole tedesche chiuse, tutti i rifugi dell'Alpenverein espropriati, ribattezzati e assegnati al CAI.

lavaredo

Rifugio Locatelli/Innerkofler alle Tre cime di Lavaredo. Postacci eh :) (foto Val)

Le rovine della Dreizinnenhütte alle Tre cime di Lavaredo, attorno al quale si era attestato il fronte, vennero destinate al CAI di Padova (che tuttora lo gestisce) che lo ricostruì, ampliò e dedicò alla memoria di Antonio Locatelli; aviatore bergamasco, famoso per le sue imprese, apprezzato anche da Gabriele D'Annunzio insieme al quale fece il famoso volo su Vienna, morì in Etiopia nel 1936. Che, per quanto eroico, con le Tre Cime e con il fronte dolomitico non c'entra una cippa.

Mentre parecchio aveva a che fare con quei posti Sepp Innerkofler che della Dreizinnenhütte è stato il gestore per 17 anni, che delle Dolomiti di Sesto conosceva ogni sasso, che fra quei crozi è vissuto e su quei crozi è morto.
 
La targa a ricordo di Sepp Innerkofler al rifugio Locatelli-Innerkofler alle Tre Cime di Lavaredo (fonte Wikimedia Commons, licenza Creative Commons Attribution ShareAlike 2.0 Germany)

Ad essere sinceri il CAI di Padova ogni anno depone una corona di fiori vicino alla lapide che lo ricorda, ma sembra un ospite a casa sua.

Quest'anno la sezione padovana compie 100 anni: un secolo fa infatti venne eletto il primo presidente, l'avvocato Antonio Cattaneo. Per festeggiare degnamente il loro compleanno, e che compleanno, hanno organizzato diverse manifestazioni, incontri, iniziative varie, hanno editato o rieditato libri e fotografie e, fra le altre cose, han deciso di fare giustizia: il 21 settembre con una sobria cerimonia in quota hanno cointitolato il rifugio che ora si chiamerà "Locatelli/Innerkofler", facendo pace con la storia, con la guerra, con le rivendicazioni e con tutto l'armamentario di appartenenze nazionalistiche che dovrebbero essere dimenticate in fondo alla cantina e arrugginite da tempo.

(Una spataffiata di foto di Val e mie fatte l'anno scorso in quei posti splendidi nei quali abbiamo camminato per due bellissime giornate.)