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giovedì 10 luglio 2008

Ancora capre mòchene

caoraStazione di Klobenstein/Collalbo (Ritten/Renon, Bz) 
Capra di bronzo con specchio "in mano"

Un allevatore chiosa il mio post nel quale parlo delle capre di razza mòchena, a rischio estinzione. Perso fra i commenti il suo intervento rischia passare inosservato, lo incollo quindi qui:

"Ciao! Sono uno dei circa 10 allevatori di questa razza e vi posso assicurare che non è poi messa così male.. anzi. I soggetti che abbiamo sono molto belli e il periodo più critico per questa razza è passato. Ora è attivo un progetto di recupero e ci sono diversi giovani allevatori dell'altopiano di Pinè e della Valle dei mocheni che vogliono aderire al progetto. Visto il numero ridotto dei capi ci vorrà del tempo ma i risultati di questo ultimo anno sono incoraggianti. Non vediamo grossi problemi per la consanguineità perchè le capre rimaste erano tutte provenienti da linee di sangue differenti e abbiamo 5 maschi pronti alla monta non inparentati."

Una buona notizia :)

Nell'immagine a corredo di questo post, una bella capra bronzea a grandezza naturale che fa mostra di sé davanti all'ingresso della stazioncina di Klobenstein, sull'altopiano del Ritten/Renon. La capra stringe nella zampa destra uno specchio. Cosa significhi non lo so, ma mi sto informando. Altra foto qui su wikimedia

Aggiunto in seguito:
Il mio concittadino Gambero Rotto mi scrive:
"La vanitosa capretta è opera dell’artista Franz Messner, lo stesso della sfera d’acciaio di villa Nicolussi-Leck a Frangarto (Frangart) e del “Knottnkino” a Verano (Vöran). Pare stia a simboleggiare l’altrettanto vezzosa ferrovia del Renon (Rittner Bahn), o almeno così si mormora ;-)"

Diavolo di un Gambero!

martedì 3 giugno 2008

Criminalità

"Il Trentino, per la sua delinquenza, messa in confronto con quella delle province limitrofe, sta sui più elevati gradini della scala della moralità. Nel Trentino la media annuale degli omicidi d'ogni specie su 100.000 abitanti è di 1,17; vale a dire inferiore alla media annuale del Regno; altrettanto dicasi della media annua dei ferimenti (16,2 per 100.000) e delle falsità (36,2 per 100.000).

Nelle sue caratteristiche la delinquenza trentina è affatto corrispondente a quella italiana"

fonte: "Il Trentino", On. dott. Cesare Battisti, Istituto Geografico De Agostini, Novara. 1919

"Pochi furti, truffe in aumento - I dati del Viminale: Bolzano tra le città più sicure

Bolzano è tra le poche province italiane dove i reati sono in diminuzione: Il dato emerge da un rapporto del Viminale pubblicato irei dal quotidiano economico "Il Sole 24 Ore".
[...]

Nel 2007, dice la statistica, a Bolzano sono stati 14.157 i reati commessi. [...] Ogni 100.000 abitanti i reati sono quindi 2.903, uno dei valori più bassi di tutta Italia. [...] si vede come Bolzano sia la città più sicura per quanto riguarda i furti d'auto (problema che ai tempi di Cesare Battisti non impediva di dormire di notte N.d.f.). Nel 2007 ne sono stati segnalati soltanto 92, il 17,2% in meno rispetto all'anno precedente" (Repubblica di oggi: Crolla il mercato a maggio vendite a meno 17,56% - Lo so, non c'entra un cavolo, ma il link sorge spontaneo: che vuoi rubare, solo ferrivecchi? :D) [...]

"Bolzano è messa bene anche rigurado alle rapine: le aggressioni a mano armata sono state 80, 16 ogni 100.000 abitanti. Rispetto all'anno prima si è registrato un lieve calo (meno 1,2%).

Bolzano è al decimo posto tra le città più sicure [...]

In forte aumento le truffe e le frodi informatiche: rispetto al 2006 sono cresciute del 17,5%, superando i 750 casi (154 ogni 100.000 abitanti) (Altro problema che ai tempi di Battisti non si presentava :D).

Tra le note negative c'è da segnalare l'alto numero di furti con destrezza. Evidentemente Bolzano attira i borseggiatori: i reati di questo tipo sono stati più di mille, 211 ogni 100.000 abitanti [...] ma va sottolineato che c'è stata una diminuzione del 9,3%."

Fonte: giornale Alto Adige di oggi

Non precipitatevi tutti a Bz, il rovescio della medaglia dice che è la città di gran lunga più cara d'Italia.

Detto questo, se vedo le ronde per la sicurezza in giro, come minimo apro la pompa per irrigare l'orto e li innaffio.

lunedì 26 maggio 2008

Due pesi e due misure

Un'oncia 'taliana o un'oncia todesca? In Italia, politicamente divisa in numerosi stati diversi, la confusione sul sistema metrico e le unità di misura è sempre stata grande. Non solo si usavano unità di misura differenti fra uno stato e l'altro, ma unità di misura con lo stesso nome avevano campioni diversi. Eppure loro si capivano benissimo.

In Trentino il casino era doppio: a periodi si variava dalle misure stabilite da Trento a quelle di Vienna, e nonostante l'unificazione ufficiale della fine del 1800, il popolo ha continuato per anni a  usare le sue, misurando a once, a staia, a piedi, a brozi, a braci, a segadóri. Ma quali, quelli 'taliani o quei todeschi?

Qualche esempio per farsi un'idea:
Trento:
Oncia =28,05 grammi
Libbra sottile (TN)=12 once=336,6 grammi
Libbra grossa (TN)=18 once=509,4 grammi

Piede=0,332 m.
Passo=5 piedi = 1,66 m.
Pertica=2,167 m.
Braccio (usato per il tessuto)=70,3 cm

Pertica=4,686 mq
Staio (rendita teorica di semente)=845,75 mq
Broz=birroccio=dimensione in mq pari ad un campo teorico campione che rende un birroccio di fieno, o di grano. Variabile da zona a zona
segador=1798,5 mq (resa di un falciatore/giornata)zappatore/giornata=540 mq

Mossa=1,0466 litri
Bazeda=6,54 litri
Staio=13,08 litri
Congiale=50 mosse=52,33 litri
Carro di vino=12 congiali=268 litri
Staio per grano=25 litri
Soma di grano=8 staia=200 litri

Vienna:
Oncia =35,04
Lotto=17,52 grammi
Libbra=56 kg

Piede=0,316 m.
Pertica=6 piedi=1,896 m.
Braccio=77,7 cm

Pertica=3,597 mq
Iugero=1600 pertiche=5755,2 mq
Campo=1000 pertiche=3597 mq

Krügel=0,54 litri
Mossa=1,42 litri
Emero=40 mosse=56,8 litri
Staio=61,486 litri

Aggiungo anche un paio di misure di superficie altoatesine, ancora in uso fra i contadini:

Klafter  = 3,59 m2
alte Tagmahd = 802,5 Klafter
Starland = 200,125 Klafter
neuer Graber = 150 Klafter

lunedì 7 aprile 2008

Pericolo valanghe

Bollettino del traffico a cura della Provincia Autonoma di Bolzano, di oggi 7 aprile 2008:

"Strade di montagna alte e passi:

News Le gomme invernali sono necessarie.Per il passo Giovo consigliamo le catene. Il passo Gardena e il passo Sella sono CHIUSI per motivi di sicurezza.

San Pietro di Funes - Passo Erbe
Sul tratto "Russis Kreuz" - Passo delle Erbe CHIUSURA per pericolo valanghe. 
Comune di Vandoies
A Fundres CHIUSURA al traffico della Via Dun per pericolo valanghe."

E questa notte ha suonato ancora la sirena: vuol dire freddo, gelo in valle, pericolo per i fiori dei meleti. Avvisa i contadini che occorre l'irrigazione antigelo che, come spiega un documento della facoltà di agraria di Firenze:

"-  sviluppa l’energia interna dell’acqua (1 kcal/kg °C);
-  svolge il calore latente di congelamento (ca. 80 kcal/kg);
-  rimescola verticalmente l’aria;
-  -aumenta la conducibilità termica del terreno ed il suo potere di assorbimento-emissione;
-  aumenta l’umidità relativa dell’aria con possibilità di nebbia con conseguente aumento della radiazione da essa proveniente.

Il meccanismo nettamente prevalente è quello dello svolgimento del calore latente di congelamento;
la solidificazione avviene a 0 °C e tale temperatura si mantiene pressoché costante fino a quando c’è acqua da congelare; quindi l’acqua che cade sulle piante con un certo intervallo e che man mano congela funziona come accumulatore di calore.
Il ghiaccio riceverà il calore anticipato quando il bilancio termico è tornato attivo e cessa la pioggia; tale calore non viene fornito dalla vegetazione, ma dall’ambiente circostante."

Lo spettacolo che ne risulta è magico, come si può vedere qui sotto in una foto rubata a fotoarchiv.it 

e nelle numerose fotografie delle pagine seguenti.

sabato 29 marzo 2008

Il gaìn dei parolòti

(foto Wikimedia, licenza public domain)

Tornavano a casa in questa stagione i parolòti della val di Sole, partiti "for per le Italie" dopo la fera de San Maté, la grande fiera annuale che tuttora si tiene a Malé il 21 settembre, giorno di San Matteo. Quelli di Peio e di Castello tornavano dal mantovano o dal bolognese, quelli di Termenago da Pisa, quelli di Cogolo da Ferrara o da Padova: ogni paese aveva la sua zona per non far concorrenza ai colleghi dei paesi vicini.

D'estate contadini e piccoli allevatori, con un'economia di mera sussistenza, nella brutta stagione, quando la campagna impegnava meno, i parolòti lasciavano la donne e le famiglie per fare i calderai e gli stagnini ambulanti. Passavano di casa in casa, spesso attesi con impazienza di anno in anno, ad aggiustare o vendere utensili di rame, dal paiolo per la polenta al mestolo, dalla grande caldaia per il formaggio alla casseruola, il tegame o la pignatta. Ritiravano anche oggetti vecchi e rotti che, riparati, venivano rivenduti come nuovi con notevoli guadagni.

Come molti altri artigiani girovaghi i paroloti avevano un loro gergo, chiamato tarón o gaìn, che permetteva loro di capirsi fra colleghi senza farsi intendere dalla clientela. Il primo studio sul tarón di cui si abbia notizia fu opera di Cesare Battisti che ne illustrò le caratteristiche in una monografia pubblicata a Trento nel 1906. L'opera, "Il tarón o gaìn. Il gergo dei calderai della Val di Sole nel Trentino", oltre ad un'interessante analisi linguistica, comprende un vocabolario di 330 termini gergali. Più recente, ma non recentissimo,la pubblicazione di Quirino Bezzi "Dizionarietto comparato delle voci gergali taróne" edito dal Centro Studi per la Val di Sole nel 1976.

Di seguito un esempio di tarón in un divertisment in poesia del Bezzi:

"A slacar giust n'ho mai smoinà gnifela,
ma quan che ho slumà ti su la forela
de na baita lassù fra i nossi slonzi
vergot de nöf me s'è stanzià 'n te 'l cor
e coi lusnèi che me pareva 'mbronzi
da quel ciaròs n'ho pù percà che ti.
E fin ch'el zoadór dei sbertidóri
no 'l dirà che l'é ora de zoàr
e ciaperò 'n te 'l bèf 'na botesada
e no sarò pu bon de stonzenar
e pertegàr col ràntech la calcosa
e amò dopo che sarò sgasì
la me manìa sarasti demò ti."

(A dire il vero non ho mai corteggiato una ragazza
ma quando ho visto te sulla finestra
di una casa lassù fra i nostri paesi
qualcosa di nuovo mi è entrato nel cuore
e con gli occhi che mi parevan stralunati
da quel giorno non ho visto che te.
E fin quando il medico
non dirà che è ora di andarsene
e non prenderò nel culo un bel calcione
e non sarò più capace di saltare
e correre col paiolo sulla strada
e ancora dopo che sarò morto
la mia fissazione sarai solo tu)

sabato 8 marzo 2008

Tre donne per le Tre Cime

panpat3cime-vi

Monte Paterno e le 3 Cime di Lavaredo

Prima donna sulla Cima Grande di Lavaredo: Anna Ploner, di Carbonin (Dobbiaco), a 21 anni, insieme a Michl Innerkofler e Luigi Orsolina, il 19 settembre 1874.

Nel settembre 1882 la duchessa Ada di Sermoneta molla il consorte sulla più facile Cima Grande e arriva, prima donna, in vetta alla più severa Cima Piccola.

La prima donna a salire la Cima Ovest fu una tal Fräulein Eckerth, villeggiante, della quale non ho trovato altre notizie da nessuna parte, nel luglio del 1884, insieme alla guida Michl Innerkofler.

domenica 17 febbraio 2008

Agatha e il labirinto

Schenon

Lo Schenon visto dal Labirinto del Latemar

Verso la fine del 1700 dalla Nord dello Schenon si staccò un'enorme frana che creò un dedalo di massi e giganteschi macigni che si incastrarono uno nell'altro, attraverso il quale oggi passa il Sentiero del Labirinto, che si snoda sotto le crode del Latemar in uno scenario molto particolare.

Nel 1926 Agatha Christie attraversa un momento della vita difficile: perde sua madre e il marito la pianta. Lei scompare per una decina di giorni e viene ritrovata, pare in stato confusionale, in un albergo di una località termale inglese registrata sotto il nome dell'amante del marito, circostanza sulla quale le scrittrice non ha mai fornito nessuna spiegazione. Tuttora non sono chiari i motivi della fuga: qualcuno maligna che si trattò di una trovata pubblicitaria, altri sostengono invece che fu un tentativo della scrittrice di far perdere le sue tracce perché il marito venisse sospettato di averla uccisa. Così imparava a farle le corna con la segretaria!

Pare strano che una giallista abbia escogitato una così misera messinscena per incolpare il fedifrago di un delitto mai commesso, ma così si evince da un documento scoperto recentemente dal suo biografo ufficiale.

Uscita psicologicamente molto provata da quella storia, per portare a termine il suo "The big Four" nel 1927 si rifugia in Alto Adige al Grand Hotel Carezza, nei pressi del passo di Costalunga fra Catinaccio e Latemar, dove ambienta diverse scene del romanzo: proprio nel labirinto del Latemar infatti la scrittrice fa nascondere una banda di fuorilegge e sotto le guglie dello Schenon risolve la trama del giallo.

In memoria del soggiorno della famosa ospite, il comune ha intitolato al suo nome il sentiero ad anello che dal Grand Hotel porta al Labirinto per rientrare all'albergo in circa 3 ore di cammino.

Percorso: Grand Hotel Carezza, sentiero n. 18, sentiero n. 20, sentiero del Labirinto, Lega di Mezzo, sentiero n. 11, sentiero n. 12 per ritornare al punto di partenza.
Dislivello in salita: m.250
Difficoltà: T (turistico)

mercoledì 13 febbraio 2008

Signora mia...

...qui una volta era tutta campagna!

falzarego_1920

Passo Falzarego, 1920 circa, Edizione Zardini
(ma 3229 sarebbero i metri s.l.m.?)

falzarego_sas_de_stria_1920

Passo Falzarego con Sas de Stria, 1920 circa, Edizione G. Devich

Entrambe trovate su un supplemento del quotidiano "il Mattino" di Bolzano, che ha terminato le pubblicazioni da qualche anno.

venerdì 8 febbraio 2008

Nomen omen

Everest (Foto RedWolf; fonte Wikipedia, licenza GNU)

Dan Mallory vuole stabilire un record: arrivare sulla vetta dell'Everest con tutta la famiglia, composta da lui, la moglie Barbara e tre figli. Se ce la dovesse fare sarebbe la prima famiglia al completo sul tetto del mondo. La figlia Laura diventerebbe la più giovane donna ad aver raggiunto l'Everest, oltre che la più giovane canadese in assoluto.

Famiglia di rampeghini, la famiglia Mallory, e di recordmen: vogliono arrivare in vetta alle "Seven Summit", le cime più alte di ogni continente, e ai due genitori mancano solo l'Everest e il Massiccio di Vinson in Antartide. Finora sono circa 200 gli alpinisti che hanno concluso l'impresa.

Combinazione vuole che i signori, oltre che chiamarsi Mallory e voler scalare l'Everest, abitino in Ontario in una città chiamata Utopia.

Spero vivamente che le numerose coincidenze non portino loro sfiga.

(fonte: Il corriere Canadese)

giovedì 27 dicembre 2007

L'ordalia di Malga Movlina (TN)

Dieric Bouts il vecchio - La Prova del Fuoco di Ottone III -  Fonte Wikimedia, licenza Copyleft

Malga Movlina è situata al centro di una magnifica balconata sopra la Val Rendena (TN) accanto a ricchi e fertili pascoli ai piedi del Gruppo di Brenta, vicino al sentiero che porta al rifugio XII Apostoli. Questa sua posizione privilegiata la pose al centro di sanguinose battaglie ai tempi delle lotte pastorali per il possesso dei pascoli migliori.

Dopo anni di zuffe e violenze di ogni tipo fra gli abitanti del Bleggio e i Rendeneri, fallita anche la mediazione del Principe Vescovo Eberardo (testacce dure da quelle parti!), si ricorse all'Ordalia, ovvero al giudizio di Dio. Un combattimento all'ultimo sangue fra due campioni scelti dalle due comunità avrebbe definito, per sempre, la disputa. Uno solo dei due ne sarebbe uscito vivo.

Qui le cose si fanno un po' confuse: in qualche antica testimonianza si legge che i due si incontrarono alla Movlina davanti allo stesso Vescovo e al Notaio Olderico (rimane il ricordo del toponimo "Pozza della Battaglia"), in un'altra pare che lo scontro sia avvenuto sulla piazza della Pieve di Rendena, presenti Enrico, delegato di Eberardo, un garante per parte e una schiera di militari per tenere a bada la grande folla.

Fra storia e leggenda si racconta che per la difficile prova vennero scelti il giovane Odorico per il Bleggio e Sigfrido di Vadaione, ex armigero dei conti di Arco, per difendere le ragioni della val Rendena.

Il 6 giugno del 1155 venne celebrata una messa, benedette le spade e gli scudi, i due campioni giurarono davanti a Dio lealtà e spirito di cavalleria e scesero in campo coperti da una leggera armatura.

La lotta fu piena di colpi di scena, con gravi ferite da entrambe le parti, sangue sparso ovunque, alterne fortune. Alla fine Sigfrido di Valdaione, per proteggersi un fianco spostò lo scudo scoprendo la gola: Odorico, veloce come un gatto, ne approfittò e non sbagliò il colpo: Dio aveva deciso, malga Movlina era del Bleggio.

Ovviamente, risolta questa, trovarono altri modi per litigare: per esempio il possesso della malga di Valagola.

L'Ordalia della malga Movlina è uno dei pochissimi "Giudizi di Dio" del quale si abbiano riscontri in documenti ufficiali.

martedì 23 ottobre 2007

Croda dei Toni

Dolomiti di Sesto - Croda dei Toni o Cima Dodici/Zwölferkofel

La Croda dei Toni o Cima Dodici è una delle cime che chiude la val Fiscalina e fa parte della "meridiana di Sesto". Sul versante di Auronzo era chiamata Croda della Val dei Toni, come la valle in fondo alla quale si trova, contratto poi in Croda dei Toni.

E chi sarebbero questi Toni? Dalle mie parti dare a una persona del Toni è come dargli del sempliciotto. La croda dei sempliciotti? Me lo chiedevo guardando l'enrosadira dal rifugio Comici ai suoi piedi nello scorso settembre.

Secondo la "Guida storico-alpina del Cadore" di Ottone Brentari il nome deriva dal "singolare frastuono, nei giorni di temporale, dei tuoni che vanno ripercuotendosi di cima in cima".

Niente sempliciotti quindi ma rumorosi e scenografici tuoni.

lunedì 22 ottobre 2007

Maddalene, perché?

Le Maddalene viste dal Monte Pin

Le Maddalene sono una catena di monti che appartiene geograficamente al gruppo Ortles-Cevedale e chiude a nord l'alta Val di Non (Trentino occidentale) facendo da spartiacque con la Val d'Ultimo/Ultental in Alto Adige.


Ancora poco sfruttate turisticamente, prive di pareti strapiombanti da arrampicare, vicine a ghiacciai, stazioni sciistiche e cime molto più famose, povere di rifugi e di ristori, sono poco conosciute e finora per gran parte incontaminate.


Me lo son chiesta più di una volta: perché questo nome?


Maddalene non è un toponimo comune ma è meno raro di quel che si crede: esiste per esempio una Val delle Maddalene nel veronese, un quartiere di Vicenza chiamato Maddalene, una Madelein Spiz in Val Senales. Secondo Giulia Mastrelli Anzilotti, studiosa che ha dedicato diverse ricerche e pubblicazioni sulle origini della toponomastica trentina, l'etimologia risale alle regole comunali che disciplinavano lo sfruttamento del territorio e dei pascoli e che vietavano, in quelle località, lo sfalcio del fieno prima del 22 luglio, festa di Santa Maria Maddalena.


Ecco spiegato l'arcano :)

mercoledì 17 ottobre 2007

Una spia sulla Parete d'argento?

pareti sud-ovest e sud della Marmolada
(Fonte: Wikimedia Commons - Immagine rilasciata con licenza GNU Free Documentation)


La prima via sulla Parete d'argento, l'impressionante parete sud della Marmolada, fu aperta nel 1901 dalle guide primierotte Michele Bettega e Bortolo Zagonél insieme all'inglese Beatrice Tomasson. 12 ore di arrampicata fra neve e grandine per 850 metri di dislivello, già più volte affrontati senza successo nei due anni precedenti dalla Tomasson insieme alla guida Luigi Rizzo.


Nel libro "Salve... Regina! La Marmolada dei pionieri", edito da Nuovi Sentieri nel 2001, lo scrittore e alpinista Bepi Pellegrinon propone un'ipotesi singolare e al momento non dimostrabile: la Tomasson non sarebbe stata mossa solo dalla passione alpinistica ma anche da motivi più prosaici. L'aristocratica inglese sarebbe stata una spia al soldo dei tedeschi inviata a verificare i confini geografici dell'Impero.


Lo stesso Pellegrinon afferma di non basarsi su documenti certi ma su una serie di elementi emersi dalle ricerche sulle imprese della bizzarra signora inglese.


Perché, si chiede l'autore, non c'è traccia della scalata né sui giornali né sulle riviste d'alpinismo dell'epoca, né esiste una relazione tecnica nonostante l'indiscutibile valore della salita? La Tomasson fu per molti anni la segretaria particolare di un generale prussiano, fu sempre accompagnata dalle migliori guide pagandole molto bene, disponeva di un bel po' di soldi e fra il 1895 e il 1910 scalò moltissime cime concentrandosi su gruppi montuosi situati lungo la linea di confine. Nonostante la Triplice Alleanza in quegli anni gli austriaci continuarono a costruire postazioni militari sulle montagne lungo i confini, fidandosi poco dell'alleato italiano, consci, tra l'altro, delle forti spinte irredentistiche nei confronti del Trentino.


Visti questi indizi, col senno di poi non è impossibile ipotizzare che Beatrice Tomasson fosse pagata dal Kaiser per perlustrare il territorio che, pochi anni più tardi, vide le sanguinose battaglie della prima guerra mondiale.


domenica 14 ottobre 2007

Cima Una e la Meridiana di Sesto

La Val Fiscalina con Cima Dodoci (spunta dallo spiovente di sx del tetto) e Cima Una prima della frana

A Sesto Pusteria non serve guardare l'orologio per sapere che ore sono, basta alzare gli occhi e guardare la posizione del sole rispetto alle cime: le vette che chiudono la val Fiscalina formano un'enorme orologio solare. Quando il sole è sopra Cima Una, sono le 13.

La cime che fan parte della "meridiana di Sesto" si chiamano infatti Cima Nove, Dieci, Undici, Dodici, Una.

Per conoscere l'ora del pomeriggio invece bisogna alzare lo sguardo verso il campanile della chiesa :)

mercoledì 29 agosto 2007

Merenda

Henriette d’Angeville (fonte Early Alpine Images)


Lista della spesa consegnata nel 1838 dal capo delle guide a Henriette d’Angeville per la prima vera scalata di una donna al Monte Bianco:


«Due cosciotti di montone. Due lombate di vitello. Ventiquattro polli arrosto. Sei pani di tre o quattro libbre ciascuno. Diciotto bottiglie di vino di Saint-Jean. Una di acquavite di Cognac. Una di aceto. Una di decotto di capelvenere. Un barilotto di vino comune per lo spuntino dei portatori ai Grands Mulets. Dodici limoni. Tre libbre di zucchero. Tre libbre di cioccolato. Tre libbre di prugne. Un buon pranzo completo e molto nutriente al ritorno dell’ascensione.

- É tutto?

- Sì. Per noi. Ora, se volete qualcosa di particolare per voi, bisognerà aggiungerla a questa lista.

Scrissi: una crema (del tipo detto blanc-manger). Una borraccia di orzata. Una limonata. Una pentola di brodo di pollo.

Come si vede, le mie provviste personali non erano particolarmente sostanziose.»


Fonte:

Henriette d’Angeville, Io in cima al monte Bianco, Torino, Vivalda 1989 trad. Sergio Atzeni, fuori catalogo. Ristampato in una nuova edizione, sempre da Vivalda, nel 2000 col titolo: La mia scalata al Monte Bianco - 1838