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giovedì 21 marzo 2013

Il gatto in un appartamento vuoto

21 marzo, giornata mondiale della poesia.

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Morire – questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c’era qualcuno, c’era,
e poi d’un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos’altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all’inizio niente salti né squittii.

Wisława Szymborska premio Nobel per la letteratura 1996

(ciao Anna, te ne sei andata davvero troppo presto!)

giovedì 10 giugno 2010

Finché ti lasciano la voce

E figlia figlia
non voglio che tu sia felice
ma sempre contro finché ti lasciano la voce
vorranno la foto col sorriso deficiente
diranno “non t’agitare che non serve a niente”
invece tu grida forte
la vita contro la morte
(R. Vecchioni, Figlia. Dall’album Elisir, 1976)

Finché. Ti lasciano. La voce.

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mercoledì 3 febbraio 2010

Inverno

campanile

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

Fabrizio De Andrè
"Tutti Morimmo A Stento", 1968

camposanto

nebbia

domenica 20 dicembre 2009

Talpe e montagne

“L’uomo non inciampa nelle montagne, ma nei cumuli di terra smossi dalle talpe”

Confucio
(fonte: Giampaolo Visetti, Mai una carezza. Storie del mondo che dobbiamo cambiare, Baldini Castoldi Dalai, 2008. pagina 272.
Altro libro apocalittico, per tener sveglie le coscienze e le antenne belle dritte)

(Foto di PRA, fonte Wikimedia Commons, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported)

venerdì 18 dicembre 2009

Avete mai assistito a un'alba sulle montagne?

Mario Rigoni Stern

“Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura.
A un certo momento, prima che il sole esca dall’orizzonte, c’è un fremito. Non è l’aria che si è mossa, è un qualche cosa che fa fremere l’erba, che fa fremere le fronde se ci sono alberi intorno, l’aria flessa, ed è un brivido che percorre anche la tua pelle.
E per conto mio è proprio il brivido della creazione, che il sole ci porta ogni mattina.
E sentirai per esempio il canto del codirosso, poi sentirai il pettirosso, poi magari vedrai un capriolo. Sì il capriolo è un animale notturno, incominci a vedere che rientra nel bosco, lo individui e poi sparisce, l’immagine che esce da lì è quella del cervo e quando poi magari, quando il cielo è chiaro e le stelle sono sparite, ti accorgi che sopra di te vola un’aquila.
Ma prima hai sentito il brivido.
”

tratto da: RITRATTI Mario Rigoni Stern (1999) di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini

inserito su youtube da maurihal100

mercoledì 18 febbraio 2009

Non rimase più nessuno

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Martin Niemöller/Bertold Brecht (forse)

sabato 8 novembre 2008

Il senso di Mario per la neve

Dal bel blog di Andrea, "Silenzi d'Alpe", la neve con gli occhi di Mario Rigoni Sern:

"Brüskalan; la prima neve dell’inverno, quella vera. Nevicava, nevicava, anche a ottobre e a novembre, ma la neve autunnale è una neve fiacca, flaccida, che si attacca agli scarponi. Ma quando brüskalanava era diverso. Il terreno dopo l’estate di San Martino era ben gelato e risuonava sotto le nostre scarpe chiodate con brocche e giazzini. Lo si sentiva nell’aria l’odore della prima neve: un odore pulito, leggero; più buono e grato di quello della nebbia.

Sneea
; neve abbondante e leggera giù dal molino del cielo. Si andava trepidanti in soffitta a prendere gli sci e le lame, i nostri slittini monoposto. Si sciava e si slittava sulla strada che scendeva verso la piazza, sfidando la guardia comunale e le sgridate delle madri e delle nonne, che andavano a messa scivolando sulla neve indurita destinata a diventare ghiaccio vivo, che nemmeno lo spazzaneve tirato da dodici cavalli sarebbe riuscito a intaccare
.

[...]"

Qui il resto. Da leggere.

Mario Rigoni Stern - "Sentieri sotto la neve" - Einaudi, 1998

mercoledì 8 ottobre 2008

Serena ogni montagna

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Foto JRRT

"Dolce e chiara è la notte e senza vento,
e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e di lontan rivela
serena ogni montagna"

Giacomo Leopardi
da LA SERA DEL DÌ DI FESTA

sabato 4 ottobre 2008

Ottobre

foglie

“Sono lontani i giorni del Nord-Est e mi sono costruita la casa dove comincia il bosco. Vado d'ottobre con i miei ricordi per i boschi ed i monti. Nell'ampia valle c'è un luogo dove crescono le betulle: l'autunno sparge sulla terra il pianto d'ambra delle loro foglie”

Mario Rigoni Stern - Uomini, boschi e api

sabato 23 agosto 2008

Buon w.e.

Qualcuno se ne va qui, vuotando, mi racconta desolata mia sorella, le strade della Romagna interna, le belle strade del fuori porta e dei piccoli borghi che fino a pochi anni fa la domenica sera erano piene di auto che tornavano a casa dalla gita in campagna. Adesso non c'è in giro nessuno, tutti in fila al centro commerciale.

Io invece me ne vado qui, poi probabilmente qui, poi vedremo.

Il primo dei "qui" è un rifugio con la bellezza di 8 (otto) posti letto. Telefonato oggi prenotando per domani, sabato, agosto, convinte di trovar pieno, invece il posto c'è. Annata grigia per i rifugisti, questa.

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Catinaccio

"Se vivrai secondo natura, non sarai mai povero; se invece vorrai seguire il variare delle opinioni umane, non sarai mai ricco."

Epicuro

Vabbe', a martedì, statemi bene :)

Controordine, compagni!

Questo è il meteo in zona or ora.

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Dopo aver inutilmente atteso le schiarite promesse da meteotrentino, meteoaltoadige, meteononmiricordo... ci si legge mercoledì, fate i bravi nel frettempo :D

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martedì 10 giugno 2008

Un fiume la attraversa

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Torrente Cismon. (foto JRRT)

"Alla fine tutte le cose si fondono in una sola, e un fiume la attraversa. Il fiume è stato creato dalla grande alluvione del mondo e scorre su rocce che sono le fondamenta del tempo. Su alcune di queste rocce sono impresse gocce di pioggia senza tempo. Sotto le rocce ci sono le parole, e alcune parole appartengono alle rocce.

Sono ossessionato dalle acque"

Norman Maclean, In mezzo scorre il fiume

sabato 31 maggio 2008

La nostra terra

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Catinaccio - Funivia rifugio Coronelle

"Non è vero che tutto il mondo è paese, se dicendo così si vuole intendere che un posto vale l’altro. Può darsi che io sia un po’ campanilista, ma secondo me un posto bello come la nostra regione è difficile trovarlo.

Per questo soffro e mi arrabbio quando vedo che questa straordinaria bellezza viene messa in pericolo dalle speculazioni di un’industria turistica incapace di pensare ad altro che al guadagno immediato; sfregiando l’ambiente, non solo si priva della sua principale risorsa e si autocondanna al fallimento, ma deruba noi e le generazioni future di questo meraviglioso regalo che Dio ci ha fatto: la nostra terra."

Cesarino Fava

mercoledì 9 aprile 2008

NA VOIA MATA

NA VOIA MATA
Doménega d'istà. Dopodisnar.
No gh'è `n pél d'ària gnanca se i lo paga.
Le strade vòide. 'N sol che te mbriaga.
E 'ndòs na voia de lassàrse nar.

Na voia mata de butarse `n tera
e de sgolar lontan sora le zese...
- Che bèi quei anzoleti dele ciése
che l'par che i sgola sempre e no l'è vera! -

Na voia mata de tornar a casa
e de star chi a dormir sora le prede...
- Che bèi quei do pizzoni che se basa
sul coèrt che no se vede e che se vede! -

Na voia de silenzi e de gazèri,
de mili ròbe che no se pòl dir,
de butar via la testa coi peneri,
de tòrla su, de viver, de morir.

(da Aneghe Tàneghe, 1965)

NA RONDOLA SNIVADA
Ronzégno, la me casa, i primi passi.
Le pégore. I me véci. L'ortesèl.
Le rampeghine sui muréti bassi.
La vasca, la fontana, `l pessatèl...

Ricordi dolzi e grevi come i sassi
sul còr che bate a colpi de martèl,
quante matérie zó per la via Grassi
con quel balon de pèzza e `l caretèl

Quante matèrie su per quel'antana!
Quante storie de pòpi che ò sentì!
Tute le storie dela Valsugana.

Stòrie che sluse, che no è mai finì...
Ronzegno! Gh'è na róndola lontana
che ziga, e quela róndola son mi.

SEN TUTI PRESONERI
Sen tuti presoneri
de tut, del pan, del vin,
dei soldi, del’amor e del dolor...
Per questo stamatina
gò davèrt la gabiéta al lugherin.
(da Campanò, 1988)

FICO LE MAN ENTÉ LA TERA
Fico le man enté la tera
per meter zo na somenza.
No sò de còssa.
Nè se la buterà.
Ma ‘ntant soméno, òmeni, soméno!
(da Campanò, 1988)

Marco Pola, Roncegno (Valsugana) 1906 - Trento, 1991

Serendipity a ravanare nei blog dei vicini: grazie Bersntol che me l'hai ricordato

Monografia a cura della Provincia Autonoma di Trento sul numero del giugno 2006 di PosterTrentino
Sito ufficiale di Marco Pola

mercoledì 2 aprile 2008

Riccardo Zandonai

Autunno fra i monti (Sarntal)

"- Son cinque vero, queste tue impressioni?
- Cinque. Ed esauriscono, nel mio concetto, il quadro della primavera che ho voluto affrontare. Adesso però sono attrato da un più vasto disegno...
- Allora è segno che lo attuerai. Zandonai non parla invano: tutto quel che dice, fa. Almeno sino ad oggi...
- E se mi guastassi col crescere? ... Dicevo che ho una certa intenzione di allargare lo sguardo nel tempo e di tradurre in musica le mie impressioni dell'estate, dell'autunno, dell'inverno, dopo quelle della primavera. Le "quattro stagioni" insomma...
- Come Haydn... 
- Be' non facciamo paragoni! Ma t'immagini che tentazione per un artista, montanaro per giunta, esprimere la fragorosa e tremenda imponenza della valanga? oppure il silenzio del ghiacciaio?
- Musicare il silenzio?
- Ma certamente: il silenzio del ghiacciaio è fatto di poesia profonda e penetrante, e la poesia è musica [...]"

Franco Ranieri, Giornale d'Italia, 28 febbraio 1915

Riccardo Zandonai, "Primavera in Val di Sole" composta da: Alba triste, Nel bosco, Il ruscello, L'eco, Sciame di farfalle. Insieme a "Autunno fra i monti" fa parte delle Impressioni Sinfoniche "Terra nativa"

(da non crederci, non ho una bella foto mia della primavera in Val di Sole!)

venerdì 14 marzo 2008

De sera

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Sera in Val di Sole - Menàs con il Brenta sullo sfondo

Gió del Tonal e gió de la Valpiana,
d'Artuìch e del Còren del Boai
vegn l'aria de la sera
e el par che la me val la sia pu bela.

Le campane de Ossana e de altre ciese
le se parla fra lore 'n poesia
saludandose con l'Ave Maria..

Sentadi su 'na banca, för de casa,
ghé gent che polsa e ciàcola, e matei
che tira i oci a qualche matelina,
popi che cor e giuga a tana,
qualche anda che amò fila col fus,
qualche popin che spia de dre de 'n us.

El temp el passa 'n pressa e vegn le des
e alora torna queto el me paés,
entant che 'n ciel le stele a una a una
le se 'mpiza e la gent la cor a dòrmer
e sol el Nos en font el se fa sènter.

Ghe 'n bèch de luna sora de 'n coèrt,
en po de ciar se 'l vet da 'nus ravèrt,
el gril el fa finir la so canzón:
mi ravergi a la not el me balcón.

Quirino Bezzi
Dialetto di Cusiano, Val di Sole

giovedì 21 febbraio 2008

Dolomiti futuriste

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Manifesto di Fortunato Depero, 1956
(fonte giornale Il Trentino on line) 

Bersntol, ecco il poster di Depero.
Era questo che avevi in mente?

lunedì 28 gennaio 2008

Alexander Throckmorton

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la Marmolada dal Lagazuoi

In youth my wings were strong and tireless,
But I did not know the mountains.
In age I knew the mountains
But my weary wings could not follow my vision—
Genius is wisdom and youth.

Edgar Lee Masters, Spoon River Anthology

lunedì 14 gennaio 2008

Cinquemila anni

Fronte del ghiacciaio della Fradusta, Pale di San Martino

“Quel che non era riuscito in cinquemila anni alle valanghe, alle frane, agli inverni, alle alluvioni, alle epidemie, agli eserciti, ai tiranni ed agli invasori, riesce all’ultimo minuto dell’orologio alpino ad un modello così forte e persuasivo da stravolgere il territorio e soffocare le voci dissenzienti”

Enrico Camanni, La nuova vita delle Alpi, Torino: Bollati Boringhieri.