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domenica 1 marzo 2015

Manaslu

"Sunrise, Manaslu" di Ben Tubby - flickr.com. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons

Manaslu, 8.163 m s.l.m., catena dell’Himalaya, l’ottava montagna più alta del mondo. E c’è su Tamara, adesso, in inverno, insieme a Simone Moro.

Intervista sul quotidiano Alto Adige
Le foto di Tamara
Manaslu: Moro e Lunger sono saliti al campo base

Bè, dita incrociate. Tutti, ci conto!

venerdì 2 gennaio 2015

dalle stalle alle stelle

Nonna Alba Nonna Alba

Era nata alla fine del 1800 da una famiglia contadina di Tuenno, val di Non, in Trentino. Campi, stalla, maiali, patate, la solita vita dei paesi alla fine dell’800 nell’impero austrungarico. Narrano  le storie familiari di un mitico viaggio in slitta trainata dai cavalli, sepolta dalle coperte e dalle pellicce, per andare a Innsbruck a trovare la sorella sposata lassù.

nonno eugenioEra molto bella, brillante, con una sua eleganza innata e un carattere volitivo (una peste ad essere sinceri :D); purtroppo non ho più nessuno a cui chiedere come e dove conobbe e affascinò mio nonno Eugenio, bello e fine pure lui, nato in una famiglia colta e benestante di Bolzano. So però che in viaggio di nozze andarono, sempre in carrozza, a Riva del Garda.

Da sposa imparò ad apprezzare le comodità di una casa di città e attraversò, fra varie vicissitudini, gran parte del ventesimo secolo passando dalla candela alla luce elettrica, dalle stufe a legna da accendere stanza per stanza al riscaldamento centralizzato, dalla lavandaia alla lavatrice, dal carro all’automobile, dai filò in stalla alla televisione alla magia del telefono. Nonostante non avesse mai capito come funzionava un interruttore né a programmare il termostato della caldaia, assisteva con ammirazione e curiosità allo sviluppo tecnologico: rimase alzata tutta la notte davanti alla TV per assistere allo sbarco di Armstrong e Aldrin sulla Luna e ne parlò per mesi con entusiasmo.

Nonna Alba

Chissà, nonna Albina Cristoforetti, cosa ne penseresti oggi a sapere che Samantha è ingegnere, capitano dell’aeronautica, pilota di jet e sta girando 400 km sopra le nostre teste nella Stazione Spaziale Internazionale, mandando sulla terra in tempo reale le foto del nostro pianetino e delle nostre valli prese da lassù!

valli di Non e Sole dalla ISS – foto Samantha Cristoforetti

“Come abitante temporanea di un avamposto umano nello spazio, condividerò la prospettiva orbitale e condurrò virtualmente nello spazio tutti quelli che vorranno prendere parte a questo viaggio.

Samantha Cristoforetti

martedì 11 febbraio 2014

Due scoiattoli volanti

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Piz Duleda, Geisler/Odle

Ce ne stavamo lì, un paio di anni fa, in cima al Piz Duleda: zainone, eravamo in giro da un paio di giorni, scarponi, fiatone.

Quand’ecco che nel silenzio che solo in cima a un bricco si riesce a trovare, comincia a salire il cinguettio delle vocine allegre di due ragazzine che arrivano leggere chiacchierando e ridendo, senza zaino, con le scarpine basse da escursionismo, con in tasca una mela.

Entusiaste, felici, saltellano qui e là sulla stretta cima, spettegolano, si stendono pancia in giù sull’abisso, ci chiedono di far loro una foto e scambiamo con loro quattro parole: sono gardenesi, sono in vacanza per qualche giorno, pochi, che poi devono volare in Norvegia ad allenarsi.

“Allenarsi per cosa?”
“eh, siamo nella squadra nazionale di salto con gli sci”.
”ma dai! Avete altri 2 tifosi garantiti, chissà che non vinciate qualche medaglia alle prossime Olimpiadi” diciamo un po’ sul serio un po’ per scherzo.

“Be’, dice Evelyn, lei di medaglie ne ha già vinte alcune di importanti, è vicecampionessa del mondo dal trampolino normale”

FSC_7850Gasp! Quei due passerotti, quei due scoiattolini allegri, quelle due belle, modeste e solari ragazzine, sono Elena Runggaldier ed Evelyn Insam, le nostre punte di diamante del salto femminile.

Che stasera gareggiano a Sochi, alle Olimpiadi. Quindi, miei cari quindici lettori, stasera conto su di voi a tifare a squarciagola per le nostre ragazzine del salto, a spingerle lontane sulle ali dei nostri pensieri, che continuino a saltare vincendo, ma soprattutto divertendosi e ridendo.

mercoledì 24 aprile 2013

Buona ultima

Ieri, 23 aprile, era la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d'autore. Talmente indaffarata (e raffreddata, pure) da non trovare nemmeno il tempo di andare a ritirare il mio libro in regalo in biblioteca!

Però domani è il 25 aprile, così ne approfitto per parlare di un libro resistente:

Più riguardo a I giorni veri

Giovanna Zangrandi
I Giorni veri
Diario della Resistenza

Editore:
Isbn Edizioni

Anno 2012
pagine 288, brossura

ISBN: 9788876383359
disponibile anche in e-book: mobi e epub

Lo scoppio della seconda guerra mondiale trova Giovanna Zangrandi, pseudonimo di Alma Bevilacqua, in Cadore dove insegna scienze naturali nelle scuole di Cortina e di Pieve di Cadore, va per monti e diventa maestra di sci e dove continua a leggere, studiare e scrivere articoli e racconti, pubblicati con frequenza su riviste locali. Il generico antifascismo che la caratterizza nei primi anni di guerra si va delineando con l’8 settembre: sceglie infatti di entrare nella resistenza nella brigata garibaldina Pier Fortunato Calvi, Divisione Nannetti.

La possibilità di attraversare quasi quotidianamente la frontiera con il Reich (la montagna del Cadore e in particolare Pieve era stato annesso all’Alpenvorland) e la sua profonda conoscenza del territorio e delle montagne le permettono di portare ordini e armi alle varie brigate disseminate sul territorio e di individuare dove e come piazzare le mine e sabotare i nazisti. Camminate stremanti fra i monti, ore e ore sugli sci fra le montagne più belle del mondo che hanno già visto la guerra e la morte.

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Civetta

Ovviamente alla lunga iniziano i sospetti, e probabilmente qualcuno si prende la briga di denunciarla: fatto sta che la compagna Anna entra in clandestinità e sale in montagna. Da sola: la banda partigiana non prevede donne.

Riprende i contatti con i partigiani e a muoversi sul territorio fino al novembre ‘44 e al proclama di Alexander. Non era possibile tornare in valle, in paese, aspettare la primavera al sicuro con un tetto sopra la testa. La cercavano, su di lei pendeva una taglia, bisognava cavarsela in qualche modo, cercare di sopravvivere in montagna, in rifugi precari, al freddo, nascosta “in assoluto adiaccio contro una roccia a quota duemila, non grotta, ma un appiombo delle Marmarole ai margini di fitte faggete”(*) con un paio di compagni, con le orecchie sempre tese: bastavano le tracce sulla neve per portare a loro.

Finisce anche l’inverno, quelli rimasti riprendono la lotta, fino a un aprile convulso e feroce, alla fine del quale non sono molti i compagni ancora vivi.

Sono pagine di una scrittura scarna e asciutta, vi è narrato poco di epico o eroico, venata da una tristezza che non cessa nemmeno con la liberazione e la fuga dell’ultima colonna di panzer:

Non ho ucciso stamane, la guerra è finita davvero, anche da noi qui, verso mezzogiorno.

A Pieve di Cadore (come in troppi altri posti) è stata una fine amara, tra morti e macerie gratuite e assurde.

Stamane una colonna di panzer tedeschi da 88 millimetri risaliva dalla Val Piave, indomiti, feroci, sfegatati, decisi a continuare la guerra.

Inutile trattare con loro, offrire una resa, un ritorno alle loro case ormai tanto vicine, senza passare per i «lager» americani.

No, comandanti fanatici e soldati ridotti come macchine spietate non vogliono lasciare le armi, arrendersi; c’è stata battaglia in piazza a Pieve, hanno sparato coll’88 millimetri e sfondato case, hanno ucciso a raffiche Diana, il più giovane dei nostri (quindici anni) e ferito parecchi altri.

[…]

Quel panzer scassato sferraglia e va via. È l’ultimo rumore di guerra nella piazza piena di macerie, attraversata da una manica da fuoco a spegnere un inizio di incendio.
La barella di Diana come un lugubre soffio ha fatto silenzio; a lungo, e muoversi senza parlare, senza saper cosa fare, lentamente: è questa la fine, la pace?

Per quanto tempo non so, minuti, quarti d’ora; lento uscire di gente guardinga, senza parole. Una maestra elementare con una coccarda, ma è come un senso di ridicola, innocente rettorica che ti strappa quasi un sorriso, un pompiere tutto fuligginoso viene al balcone del Palazzo della Comunità e mette fuori la bandiera, lo fa senza gesti inutili, e veramente questa fa piacere vederla; uno ha detto «Légala a mezzo, ci sono dei morti».”

C’è Sergio, in un angolo, armato e tanto magro e piccolo che, se non mi fosse usuale come un fratello, non saprei se è un ragazzo o un attaccapannino di armi. Silenzioso, contratto, tutto occhi come sua madre. Ci guardiamo in silenzio, non abbiamo voglia di parlare; ci passano davanti quei tipi paludati di tricolori e coccarde, passa via la camionetta dei tommies e delle ragazze. Da sotto le armi esce la voce bassa e roca, staccata, di Sergio:
«Adesso comincia il casino, vedrai che razza di casino ci impiantano». Pensiamo ambedue a Severino che non c’è più. Dice il ragazzo, ingoiando saliva:
«Vieni a casa, dai. Vieni a mangiare, intanto».

Si va giù a passo per i vicoli, via dalla piazza, estranei, con uno stomaco che deve ingoiar qualcosa e un barlume di pensiero che domani tenterà di orientarsi «in questo casino», per continuare a fare quel che volevano i morti.”

Tai di Cadore, 2 maggio 1945

(*) da una lettera del 1962 di Giovanna Zangrandi a Vittorio Sereni

domenica 31 marzo 2013

Pasqua esotica

No, non a Sharm su una sedia a sdraio, in mutande e ciabatte: nel Karakorum, in Pakistan, in giacca a vento e sci ai piedi. Tamara Lunger, la giovane e forte alpinista altoatesina, la nostra Tami, è partita il 26 marzo insieme al suo amato papà Hansjörg, fortissimo scialpinista pure lui, e a due cameramen, Matthias Aberer e Stefan Fritsche.

Il progetto è questo: arrivare con i portatori fino ai piedi del Ghiacciaio Braldu, congedare i portatori, caricare una sessantina di chili di materiale a testa sulle Pulka, trascinarsele appresso per circa 150 km di ghiaccio attraverso il Braldu Glacier, in direzione sud-est verso lo Snow Lake. Le valli laterali hanno diverse appetitose cime inviolate sui 6500… L’idea è di portarsene a casa almeno una, per esempio quella che non ha ancora un nome, salire e scendere con gli sci e magari anche “battezzarla”.

Attraverseranno, sulla strada del rientro, il ghiacciaio Biafo fino a Askole. Una “cosa sportiva, non estrema” dice Tamara, una passeggiatina da pasquetta fuori porta insomma, dalla quale, possibilmente, trarre un film.

800px-Latok-Ogre-BiafoIl Biafo Glacier dalla ISS – (foto NASA - fonte Commons Wikimedia  - lic. public domain)

Ci sono diversi siti per seguire “The Great Crossing”, la grande traversata, di seguito i link:

Il sito ufficiale della spedizione
La pagina facebook
Il sito di Tamara
La pagina su Startnext, se qualcuno volesse contribuire fattivamente alla spedizione

Buona Pasqua, ragazzacci, e buona fortuna, tornate a casa tutti interi mi raccomando, e in tempo per aprire il rifugio eh!!

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Il rifugio Latzfonserkreuz /Croce di Lazfons dalla Kassianspitze – Cima S.Cassiano

 

Intervista a Tami poco prima della partenza (in tedesco)

martedì 19 luglio 2011

Quattro passi in tre

Partiti dalla “Romània”, diretti in Francia, ognuno col suo bagaglio sulla groppa, chi indossando gli scarponi, chi con gli zoccoli, chi con le zampe: lei, l’asinello, il cane. Li ho incontrati domenica scorsa in val di Sole, vicino a una fontana: fatti bere gli animali, stava ripartendo verso ovest. E’ giovane, viaggia da sola, senza altri esseri umani intendo, parla male l’italiano, è carina e sorridente.

FSC_7332Non ho fatto a tempo a domandarle molto di più, era già in strada, e non ho avuto la presenza di spirito di chiederle se avesse magari bisogno di qualcosa, dove avrebbe dormito, se le servisse da mangiare, da riposarsi o da ricoverare gli animali per una notte tranquilla: non mi mancano conoscenze da quelle parti.

Spero che trovi gente un po’ più sveglia di me lungo il cammino anche se a dire il vero pareva se la stessero cavando benissimo.

Buona strada, terzetto, siete tre grandi!

ragazza con asino

venerdì 8 luglio 2011

Esamino di geografia

Su una cartina muta, in quanti dei miei lettori troverebbero al primo colpo il Pik Pobeda? Gran pochi mi sa. E il Kirghizistan? E’ là, a spannometro, molto ad est, faceva parte dell’URSS e ora è una repubblica indipendente tuttora piena di casini.

Insomma, quando Tamara Lunger mi ha detto che il 7 luglio se ne sarebbe partita per una spedizione sul Pik Pobeda mi è toccato guardare su Wikipedia per collocarlo al posto giusto.

In sostanza, Tami, dopo un inverno di magagne e umor nero, è di nuovo sorridente e per monti, e vi faccio l’obbligo di incrociare ancora le dita per lei Occhiolino

tami

Tami al “suo” rifugio l’altro dì

martedì 8 marzo 2011

Donne!

8 marzo montanaro, mi vengono in mente loro: Nives e Leila Meroi.

E’ un raggio di sole sapere che ci sono anche donne così :)

martedì 15 febbraio 2011

Donne radical chic

Bolzano, 13 febbraio 2011

 

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bilingui, multietniche e multispecifiche:

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(mio nonno gioca a “briscola”)

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Post “copiato” da Terre basse Sorriso

mercoledì 6 ottobre 2010

Forza Tami!

Sono giorni che ci si sta chiedendo cosa succede lassù a Tamara Lunger, che voleva tentare la cima del Cho Oyu il 30 settembre. Poi è successo quel che è successo, 5 sherpa sono stati travolti da una valanga e uno è grave, è morto Walter, diverse spedizioni hanno rinunciato e sono tornate a casa; lei è su da sola, non ha spedizioni e grande organizzazione alle spalle e il suo blog, che finora ha cercato di aggiornare fra una difficoltà e l’altra con la collaborazione di mamma e sorella, tace da giorni. E quaggiù ci si preoccupa.

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La nuova via verso il Campo 2, che Tami e Jakob avevano in mente di aprire (Fonte, Blog di Tamara Lunger)

Ora leggo sul quotidiano Dolomiten che Tami ha partecipato al recupero della salma di Walter e, secondo quanto racconta suo padre al giornale, è stata un’esperienza “molto pesante per lei, ma anche molto importante, perché in questo modo ha potuto elaborare meglio l'accaduto''. Walter, ha raccontato Tamara ai suoi, è precipitato per circa 500 metri, l’hanno trovato già morto e pieno di ferite. Lei e i due compagni di Nones lo hanno portato giù per un lungo tratto prima che li raggiungessero gli sherpa per dar loro una mano a trasportarlo al Campo base.

Così Tamara, aggiunge Hansjörg, ha avuto modo di toccare con mano la natura di queste montagne e sperimentare da vicino che non sono uno scherzo. Ma pare che l’esperienza l’abbia rafforzata invece che abbatterla: in queste ore sta salendo insieme a un americano e a un messicano e l’8 ottobre conta di essere sulla cima.

Questa ragazzina ha un paio di palle così.

Incrociate le dita, premete pollici, alluci, toccate ferro, aglio fravaglio, tutto quel che avete miei 25 lettori, in questo blog scettico e razionale oggi è ammessa ogni forma di scaramanzia e di portafortuna. E tu vai Tami, che siamo in tanti quaggiù a sostenerti! :)

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(Fonte, Blog di Tamara Lunger)

Purtroppo non avremo notizie fresche in tempi brevi: il satellitare di Tamara ce l’hanno ora i due compagni di Nones: serve loro per organizzare il rientro della salma in Italia. Il loro era nello zaino di Walter, non ne è rimasto molto. Dovremo attendere che lei torni a Kathmandu o che trovi al Campo Base qualche anima buona che le dia modo di fare una telefonata.

 

giovedì 27 maggio 2010

Ma che simpatico!

Summit Lhotse 169[1] Summit Lhotse (fonte: sito ufficiale di Tamara)

Premesso che per default non metto la mano sul fuoco su quanto riportano i giornalisti, però, cavolo, il buon Reinhold Messner in questa breve intervista comparsa ieri sull’Alto Adige, appare simpatico come una zitella acida. A proposito della vetta del Lhotse di Tamara Lunger, il nostro inizia benissimo commentando:

A Tamara vanno tutto il mio rispetto e i miei complimenti». 

Però, secondo quanto riporta il giornalista, dopo aggiunge:

«Pochi giorni fa è salito sull’Everest un tredicenne: l’Everest e il Lhotse tecnicamente non presentano grandi difficoltà e con le corde fisse sono quasi come una ferrata. Di alpinistico c’è poco, di esplorativo più nulla». Polemico? «No, la mia è solo la presa d’atto di una situazione».

Eh, mai più nessuno come lui, perché adesso è tutto diverso. Cosa vuoi che sia, in fondo, il Lhotse, quasi una ferrata come tante.

Caro Reinhold, era molto più gradevole se ti fossi fermato alla prima frase, tutto il resto hai avuto modo di dirlo più volte in altre sedi. Quel po’ di acido sulla festa di Tamara potevi proprio risparmiarlo.

(in questo momento Tami è in home page sul sito di Repubblica)

mercoledì 26 maggio 2010

BRAVA Tami!

Il guiness dei primati da riscrivere, per la pagina Lhotse: Tamara Lunger, la nostra Tami, ce l’ha fatta: è la più giovane alpinista arrivata sulla cima.

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Tami (fonte, il blog ufficiale di Tamara)

Dopo un primo tentativo andato male per problema fisici, suoi e dello Sherpa che saliva con lei, ci ha riprovato domenica scorsa: partiti a mezzanotte dal campo 3, alle 10,23 locali erano in vetta.

Salita dalla via normale, per gli ultimi metri ha dovuto usare l’ossigeno per un principio di congelamento ai piedi.

«La cima è molto esposta - ha raccontato Tamara Lunger al sito specializzato montagna.tv - e l’ultimo tratto roccioso è molto pericoloso. Non ci si può permettere di fare errori. Ma il tempo è stato bellissimo. Sono felice di aver fatto il mio primo ottomila, ho imparato molto da questa esperienza*».

* fonte Quotidiano Alto Adige di oggi. Domani, quando sarà accessibile gratuitamente, linkerò l’articolo intero, più corposo delle note di montagna.tv

Link all’articolo del quotidiano Alto Adige

Summit Lhotse 159[1]

venerdì 19 marzo 2010

Tami è partita

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Tamara Lunger – (foto dal suo blog)

Cari miei venticinque lettori, è un ordine: pensatela tutti i giorni da qui al 29 maggio. In forse per problemi di salute fino all’ultimo (non l’avevo vista infatti nell’ordine di arrivo della Sellaronda Skimaraton vinta tanto per cambiare dal suo babbo insieme all’inossidabile Giacomelli), è partita. “Domani sarrò già nel aereo verso Kathmandu e sognerò del Lhotse, alto 8516 metri.” scrive oggi nel suo blog.

Passata la paura, ridimensionata l’ansia, Tami è in viaggio. E’ in buone mani, il suo capo spedizione è Simone Moro, un grande alpinista e una splendida persona, ma “ringrazio già adesso per tutti i pensieri vostri che mi fate nei prossimi due mesi. Sono convinta che gli sento e mi danno tanta energia.”

Ecco, pensatela. In italiano, in tedesco o come diavolo volete, ma pensatela :)

domenica 3 gennaio 2010

Tam tam per Tami

 

Tamara Lunger insieme a Simone Moro. (fonte blog di Simone Moro)

Di Tamara ho già parlato qui. In sostanza, in aprile Tami partirà, insieme a Simone Moro, per una spedizione che dovrebbe portarla a 8.516 m. di altezza in cima al Lhotse, in Himalaya.

Partirà se riesce a mettere insieme i soldi sufficienti per il viaggio, cosa che per una studentessa di 23 anni non è così semplice.

Ma, come ho letto sul Beppeblog (cito a memoria), “chi vuol fare trova i mezzi chi non vuol fare trova le scuse”. Tamara vuol fare, e si è inventata un modo per racimolare 4 euro:

ho pensato di fare una campagna di cartoline per la mia prossima spedizione al Lhotse (8516m).
Le cartoline sono disponibili per un costo di sostegno di 10 € (i dati bancari trovate giù; indicare nicessariamente l`indirizzo!!!!).
La cartolina è ovviamente firmata di tutto il team della spedizione della russia(Expedition Leader Alexey Bolotov).”

Per chi fosse interessato, sul suo sito le coordinate per darle una mano.

 

venerdì 11 dicembre 2009

Bitte, nicht füttern!

Per favore, NON dar da mangiare ai nostri animali!!!!

Quando arrivo al rifugio è in atto un piccolo dramma: Leni, l’asinella nata da pochi giorni, affamatissima, sta cercando la sua mamma. Ma Lilli si è eclissata da un bel po’, seguendo il solito turista cretino che non ha voluto leggere il cartello che chiede, per favore, di NON dare da mangiare agli animali e la cagnetta Dakota, indignata, non se ne dà per inteso di sostituire mamma asina.

Ma ecco che piomba Katharina, brandendo un biberon: senza tanti complimenti lo infila in bocca alla piccola che, dopo un attimo di smarrimento, pare gradire:

Una bella poppata e per finire anche un po’ di coccoli: vedrai che torna, quella sciagurata, non lascerà mica la sua cucciola da sola!

Tempo un’oretta si sente un raglio da far tremare i vetri: eccola la scavezzacollo, con l’aria di averla fatta grossa! Leni le si infila subito sotto la pancia e le cose tornano tutte al loro posto.

Perché ve la conto questa simpatica storia? Primo perché non volevo più pubblicare catastrofi ambientali, scempi, disastri, global warming u.s.w., almeno per un po’.

Poi perché quella ragazza con il biberon, non è mica parte di una famiglia qualsiasi: oltre a gestire il rifugio con professionalità insieme alla tostissima moglie da più di un decennio, il babbo, Hansjörg Lunger è campione mondiale di scialpinismo in coppia; la sorella Tamara, è anche lei campionessa di scialpinismo e, anche se ancora così giovane, alpinista di un certo livello: Simone Moro infatti l’ha definita una promessa dell’alpinismo, ma soprattutto, è la notizia di questi giorni, se la porterà, il prossimo aprile, in una spedizione sul Lhotse a coronare il suo sogno: un 8000 a 23 anni.

Ma non sto a raccontare anch’io queste cose, ci ha già pensato il quotidiano Alto Adige, dove si legge l’entusiasmo per l’avventura che aspetta Tamara, ma il buonsenso con il quale la affronterà, e diversi altri siti parlano di lei. A me piace ricordare la serenità di quella famiglia, la gentilezza con la quale Tamara ha risposto a una mia mail,  il sorriso e la verve di Katharina, quel biberon, le coccole alla somarella Leni, la serenità di quel rifugio e della sua bella famiglia.

il Latemar visto da Karneid, Cornedo, il paese di Tamara.

“Tamara Lunger è una sognatrice. Diversamente dal solito Lei non si è però limitata a vivere i sogni solo nel mondo della fantasia, ma ha deciso di dare gambe ai propri sogni e lavorare duramente per trasformarli in realtà. Questà è infatti la differenza da chi vorrebbe e di chi vuole.... Lei sa che non esistono sogni impossibili ma semplicemente ciò che cambia è il "come" e il "quanto" si deve lavorare per raggiungerli e concretizzarli. Tamara ha deciso di puntare molto in alto e dunque ciò che la aspetta è un duro ed intenso lavoro. Ma sarà il più bel modo per sentirsi viva ed autentica.....”
Simone Moro(*)

(Ma la parte più divertente della storia è stato Hansjörg quando, senza sapere di esser visto, ha preso da parte mamma asina e le ha fatto, letteralmente, la predica! :D)

Leni e Dakota

link:
(*) fonte: il blog di Tamara, trilingue
Tamara Lunger su Wiki tedesca (in italiano manca! all’appello, wikipeople ;)

Articolo sul quotidiano Alto Adige
Tamara su Skimountaineering.org

videointervista a Tamara su Montagna.tv
Hansjörg su wikipedia
il rifugio Latzfonserkreuz
alcune foto del e dal rifugio sul sito (uno dei siti) di Valeria.