lunedì 10 marzo 2008

Superati i limiti?

Matthias Lanzinger - (fonte Wikimedia, foto Christian Jansky, licenza Creative Commons)

Sono anni che, per precisa scelta, non scio in pista e altrettanti anni che non guardo gare di coppa, non sono la persona più indicata per ragionare sull'argomento. Ma mi hanno colpita le parole di Marco Marangoni, giornalista dell'Alto Adige che si occupa di sport, nell'articolo pubblicato sull'edizione del quotidiano dello scorso 6 marzo, a seguito del gravissimo incidente di Matthias Lanzinger. Riporto qualche stralcio del suo argomentare:

"Materiali esasperati e ricerca di linee esagerate: ecco perché aumentano gli incidenti.

Far viaggiare un uomo su due pezzi di legno magari combinati con nuovi materiali, a volte anche oltre i 140 chilometri orari è una vera follia. Lo sci alpino, forse di questi tempi è il caso di ribadirlo, è uno sport altamente pericoloso. Crociati che saltano, fratture varie agli arti, commozioni cerebrali fino ad arrivare addirittura all'amputazione della gamba del povero Matthias Lanzinger, devono far riflettere se è ancora il caso di far rischiare così tanto gli atleti solo per business.

Pur di vincere, pur di compiere l'impresa, pur di esasperare lo show, vengono studiati e modificati i materiali ai limiti del regolamento alla faccia della sicurezza."

E la sciatrice Alexandra Meissnitzer: "Corriamo sempre più veloci, ma non abbiamo protezione né carrozzerie. La Formula 1 è più sicura". (fonte: Sport.it)

Elleboro

elleboro

Helleborus niger L. - Fiorito da un paio di settimane davanti alla finestra della cucina

Eccita i centri nervosi e istiga alla calunnia, porta cattiva fama, viene usato per fatture ed esorcismi, abbassa la temperatura corporea in modo abnorme, è efficace contro la malattia mentale: lo dimostra il fatto che guarì Ercole dalla follia. Anche il pastore e mago Melampo, col latte di alcune capre che si erano nutrite di elleboro, (o mettendo foglie di elleboro nell'acqua dove bevevano) guarì le figlie di Preto, re di Tirinto, alle quali per una maledizione era dato di volta il cervello. Non so se per premio o per punizione ne ottenne una in sposa insieme ad un pezzetto di regno.

La città di Anticyra, nel golfo di Corinto, era famosa per la fioritura di una grande quantità di ellebori ed era diventata una sorta di famoso centro psicoterapico: Marco Livio Druso ad Anticyra guarì dalle ricorrenti crisi epilettiche e Orazio ne consigliava agli alienati un soggiorno curativo. Anche D'Annunzio nella "Figlia di Iorio" gli attribuisce, per bocca di Aligi, la qualità di guarire dalla pazzia: "Anna Onna, su, svégliati, su, lèvati, e vammi in cerca d'ellèboro nero, che il senno renda a questa creatura!"

Plinio il Vecchio, pur facendo un gran casino fra elleboro e veratro albo col rischio di far fuori qualche incauto, nella sua "Storia naturale" ne descrive le numerose qualità medicinali.

Secondo gli inglesi invece le radici polverizzate renderebbero invisibili.

L’Helleborus Niger, raro altrove e frequente nelle Alpi nord-orientali, è un'erbacea perenne della famiglia delle Ranuncolacee, ha la radice a rizoma corto, legnoso e di colore nero da cui prende il nome.

In Trentino si trova facilmente nella parte sud-occidentale della regione e fa parte delle specie protette dalla Legge Regionale 28 giugno 1962 n. 10.

E' emmenagogo, narcotico, antitumorale, diuretico, cardiotonico in caso di scompensi cardiaci. Molto tossico, provoca vomito e forte diarrea, cefalea, vertigini, sonnolenza, collasso cardiaco e può portare alla morte.

Il consiglio di lavarsi le mani dopo averlo maneggiato non è del tutto esagerato.

domenica 9 marzo 2008

La metafora dello scalatore

Sul blog "Gli studenti di oggi - La scuola dal punto di vista di un prof di matematica". Da leggere, commenti compresi :D

(Il professore mi segnala qui l'impegnativo seguito. Ci vedo male i ramponi e i fiori ma non sottilizziamo)

sabato 8 marzo 2008

Tre donne per le Tre Cime

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Monte Paterno e le 3 Cime di Lavaredo

Prima donna sulla Cima Grande di Lavaredo: Anna Ploner, di Carbonin (Dobbiaco), a 21 anni, insieme a Michl Innerkofler e Luigi Orsolina, il 19 settembre 1874.

Nel settembre 1882 la duchessa Ada di Sermoneta molla il consorte sulla più facile Cima Grande e arriva, prima donna, in vetta alla più severa Cima Piccola.

La prima donna a salire la Cima Ovest fu una tal Fräulein Eckerth, villeggiante, della quale non ho trovato altre notizie da nessuna parte, nel luglio del 1884, insieme alla guida Michl Innerkofler.

giovedì 6 marzo 2008

Avem fach un sumi

Occitania - Val Varaita fra le nuvole (foto Val)

Intanto la segnalazione di un sito: Chambra D'Òc:

“Che cos'è la Chambra d'òc?
La Chambra d'òc è un'Associazione che raggruppa soggetti che lavorano i prodotti della terra, che operano nell'artigianato, che vivono di turismo, che si occupano della rinascita linguistica e culturale delle Valli occitane d'Italia.”

Con testi in occitano e italiano, si occupano di cultura, linguistica, montagna, convivenza e integrazione culturale, didattica, territorio, tradizioni. Qui, nella loro pagina di presentazione, i settori principali nei quali l'associazione è presente ed attiva.

Mensilmente sul sito un periodico di "Nòvas d'Occitania", bilingue, da leggere, guardare ed ascoltare: numerosi i servizi e le interviste in podcast, le foto, i video.

In una sezione del sito, presentata da Enrico Camanni, "Convivéncia d'Occitània - Avem fach un sumi", una raccolta di interviste raccolte in Piemonte dal giornalista Maurizio Dematteis, ognuna corredata da un breve video, a 14 coppie che hanno deciso di restare o di tornare a vivere e lavorare in paese, in montagna. Storie di scelte fatte per seguire il proprio compagno o per abbandonare il caos del fondovalle, per tentare un nuovo progetto di vita o per far crescere i propri figli in un ambiente a misura di persona. Ogni intervista una storia diversa, alcune di integrazione altre di straniamento, tutte più o meno faticose, nessuna retorica.

Dalla prefazione di Camanni:

"I soliti problemi tra uomo e donna, due passati, i figli, un cane, qualche speranza, il futuro. Niente di eccezionale, se non fosse per la scelta di andare (o di restare) in montagna, che è quanto di più fuori moda si possa concepire in questo nostro deragliamento metropolitano in cui niente sa più di terra e tutto è così fugace, così liquido, così rarefatto, che la terra sembra cosa dei nonni, o di un altro mondo. Eppure buona parte delle scelte di coppia raccolte da Maurizio Dematteis nasce proprio da una critica al nostro vivere e al nostro consumare, tanto che la terra assume un peso ben diverso da quello, obbligatorio, dei contadini o dei montanari del secolo scorso: il peso di chi sceglie."

Le storie sono state raccolte da Chambra d'Òc anche in un libro bilingue, "AVEM FACH UN SUMI", accompagnato da un DVD con le interviste video, ed è stato presentato l'8 dicembre insieme ad una mostra fotografica presso la sala della Provincia a Cuneo nell'ambito della manifastazione "Convivéncia d'Occitània - l'arte di vivere insieme in armonia"

Montagne, un’arcana passione - Mostra

L'Österreichischer Alpenverein (CAI austriaco) ha organizzato a Innsbruck una mostra di lunga durata dal tema molto interessante: Berge, eine unverständliche Leidenschaft.

Incollo dal loro sito:

Montagne, un’arcana passione

Mostra dell’Alpenverein-Museum nella Hofburg di Innsbruck
aperto tutti i giorni tutto l’anno dalle 9.00 alle 17.00
ultimo accesso: ore 16.30 (fino al 2012 N.d.f.)

Tutti i testi della mostra anche in italiano.”

Dalla locandina della mostra, ecco la presentazione:

“Le montagne evocano sensazioni, suscitano fascino e turbamento, entusiasmo e straniamento. Il piacere di scalare, sciare, muoversi lassù in libertà è certo assai più recente delle rocce e dei ghiacci. La collezione dell’Alpenverein-Museum si presenta in una nuova veste: è la storia sfaccettata di vette e valli, in cui l’alpinismo si palesa come fenomeno che coinvolge corpo, mente e cuore.

Al crescere della sua popolarità l’alpinismo trovò appassionati tra le persone più disparate: artisti, scienziati e filosofi si occuparono delle montagne tra le montagne, dove trovavano ispirazione, effettuavano esperimenti, coniugando il superamento della fatica con gratificanti escursioni ad alta quota. La tanto attesa gioia della vetta si imbatté però nelle insidie del corpo e della natura. “Pensare con i piedi” dice Nietzsche. Percepire con i polmoni, per certi versi, non vi si discosta.

La mostra illustra dimensioni fisiche, mentali ed emotive dell’andare in montagna e dello scalare, tra escursioni ed arrampicate. Dodici ambienti guidano attraverso motivazioni ed azioni dell’uomo nel mondo dei miti e delle misurazioni scientifiche, dell’avventura e dell’acribia, della fantasia e del fanatismo.

La maggior parte degli oggetti esposti proviene dall’Alpenverein-Museum, a cui si sono aggiunti prestiti da raccolte private ed archivi internazionali.

Per la prima volta la Hofburg di Innsbruck apre le sue nuove sale ad una grande mostra di lunga durata.

Si offre così al visitatore una combinazione inattesa: abbinare una visita agli appartamenti imperiali con una gita storico-culturale oltre il limite della vegetazione, in cui il fresco vento d’alta quota pare come soffiare da documenti e oggetti della quotidianità, materiale fotografico e video, opere d’arte e di consultazione.”

Qui la locandina in formato .pdf, testo in tedesco con traduzioni in italiano.

mercoledì 5 marzo 2008

Fragile Earth

Oggi "Repubblica" on line pubblica alcune foto estratte dal libro "Fragile Earth" pubblicato in Italia da De Agostini con il titolo "Il Pianeta fragile. Immagini di un mondo in pericolo". Le immagini fanno impressione: il lago Aral com'era nel 1973 e come è riuscita a ridurlo in 30 anni la dissennata politica economica dell'URSS, distruggendo una terra fertile e insieme ad essa un'intera popolazione (Ryszard Kapuscinski, Imperium, Universale Economica Feltrinelli per approfondire). Il lago Ciad, sparito o quasi, il fiume Colorado dopo alcune stagioni di precipitazioni scarse.

E per restare in tema montagnino, ecco le foto del Muir Glacier (Alaska) il cui fronte in 60 anni è arretrato di 20 chilometri e il cui spessore si è assottigliato di centinaia di metri.

Muir Glacier settembre 1976:

muir1976

Muir Glacier settembre 2003:

muir2003

E qui di seguito 2 foto della zona del ghiacciaio Upsala, Patagonia Argentina:

Upsala Glacier 1928:

upsala1928

Upsala Glacier 2004:

upsala2004

Entrambi i siti sono dichiarati dall'UNESCO Patrimonio ambientale dell'umanità.

martedì 4 marzo 2008

L'Alpe n.17

Segnalo il numero 17 della rivista semestrale "L'Alpe - Rivista internazionale di cultura alpina" , edita dalla storica casa editrice piemontese Priuli & Verlucca in collaborazione con la francese Glénat: "due riviste con lo stesso nome e gli stessi obiettivi sui due versanti delle Alpi."

Diretta da Enrico Camanni si avvale della collaborazione di un comitato scientifico molto autorevole, nel quale spiccano diversi docenti universitari, e ha come obiettivo "unire ciò che era disperso, aiutare gli studiosi a comunicare, gettare un ponte tra l'Università e le amministrazioni, e soprattutto divulgare il sapere inerente la montagna. A dimostrazione che le Alpi sono la cerniera e non la barriera della nuova Europa."

La rivista esce in dicembre e in giugno, costa € 10,10, ha un impianto monografico e tratta temi legati a montagna e cultura, come ad esempio "Case di montagna" nel quale si disquisisce di architettura, ambiente ed etnografia per tentare di spiegare il mutare dei modelli architettonici o "Sci per pochi, sci per tutti" o ancora "Letteratura e montagna".

La monografia di questo semestre ha per tema FOTOGRAFIA E MONTAGNA, numero particolarmente ricco di  belle immagini, e questo è il

Sommario:

Raccontarsi e raccontare il mondo
In un clima ottocentesco condizionato dalla fantasia romantica, la fotografia si presentò con un timbro di oggettività: «quello che vedi è veramente accaduto».
di GIUSEPPE GARIMOLDI

Etnografo per caso
In quindici anni Paul Scheuermeir visitò e descrisse con la macchina fotografica circa trecento paesi dalla Valle d’Aosta al Canton Ticino all’Istria.
di GIOVANNI KEZICH

Un altro cielo
Dagli scatti elitari delle prime villeggiature, dove il ritratto dei personaggi prevaleva sullo sfondo, alle istantanee fai da te del Novecento avanzato.
di ROBERTO MANTOVANI

L’avventura della fotografia di montagna
Il Museo Nazionale della Montagna di Torino ha una lunga frequentazione con il mondo della fotografia, con un archivio unico in Italia.
di ALDO AUDISIO

Sposarsi in Vercors
Gli scatti di matrimonio scattati cento anni fa sull’altopiano del Vercors, sono un documento in cui la fotografia viene in soccorso dell’antropologia.
di MARIE-FLORENCE BENNÈS

Alpinismo e fotografia
Le prime raccolte di immagini mostrano il ruolo della fotografia nella divulgazione alpina, come se la scalata avesse affidato la propria legittimazione alla macchina.
di GIUSEPPE GARIMOLDI

Sedici fotografi esemplari
Una sintetica scelta di professionisti e dilettanti che, per il rilievo dell’attività alpinistica e la diffusione delle immagini, hanno segnato la storia.
di GIUSEPPE GARIMOLDI

Gli impressionisti della neve
Fotografare lo sci può diventare una professione, ma rimane innanzi tutto una grande passione. Che può svilupparsi al punto da superare quella dello sciare.
di GIORGIO DAIDOLA

La gioia sospesa
Gli archivi fotografici della Società Alpina Friulana e della Società Alpina delle Giulie rappresentano un’eccezionale testimonianza dell’associazionismo.
di MELANIA LUNAZZI

Finte naturali
«Se esistono belle ragazze proposte come playmate, esistono belle montagne apparecchiate come playmountain. Finte naturali, rappresentate per incantare».
di DUCCIO CANESTRINI

Gli anni della complicità
Con l’affermazione dell’arrampicata sportiva, negli anni Ottanta del Novecento, atleta e fotografo diventano «complici» per esaltare e divulgare i gesti della scalata.
di ENRICO CAMANNI

La camera chiara, ovvero l’innovazione digitale
Per passare da una tecnica vecchia a una nuova occorrono strumenti e idee alternative, propensione al cambiamento, e un periodo di sperimentazione.
di ANGELO SCHWARZ

Le Rubriche de L’Alpe

lunedì 3 marzo 2008

L'economia abbia la precedenza

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Dolomiti, Catinaccio

"Stavolta l'economia deve avere la precedenza sull'ambiente".
Il sindaco di Nova Levante, paese che vive di turismo, l'ha ufficializzato, gli amministratori pubblici la pensano davvero così: economia e ambiente sono in conflitto fra loro. Chissà cosa ne pensano il professor Daidola e la professoressa Mariangela Franch, che si occupano di economia del turismo e che da anni si sgolano sostenendo che l'ambiente è la risorsa attorno alla quale il turismo gira.
Il comune di Nova Levante approva, nel piano di rilancio dell'area sciistica di Carezza, fra numerosi altri interventi meno impattanti, la costruzione di una nuova pista e di una cabinovia la cui stazione sarà a 80 metri dalla base del Catinaccio, in una zona posta sotto tutela ambientale dallo stesso schizofrenico comune non più tardi di un anno fa.
A novembre scade il piano sciistico provinciale e Georg Eisath, presidente della Latemar Carezza srl e della TechnoAlpin (macchine per la produzione di neve artificiale) ha fretta di farsi approvare i nuovo impianti prima che tutto sia rimesso in discussione. E questa fretta l'ha portato a qualcosa che assomiglia molto ad un ricatto nei confronti del Comune: o si approva la nuova pista/telecabina, o la sua azienda non metterà mano al rinnovamento e ristrutturazione degli altri impianti condannando l'intera area a una lenta agonia.
E quindi, ovviamente, la delibera per le modifiche al piano sciistico di zona è stata prontamente approvata con larghissima maggioranza: 13 voti a favore e 2 voti contrari.

 

L'impianto verrebbe costruito qui. (Fonte: quotidiano AltoAdige 2.3.2008)

La nuova pista arriverebbe quindi, piano sciistico provinciale permettendo, fra il rifugio Paolina e il Coronelle, su un costone ventosissimo ed esposto al sole, come si vede dall'immagine sopra riportata e, come osserva il quotidiano Alto Adige di ieri, "potrebbe sopravvivere solo con abbondanti iniezioni di neve artificiale".
Infatti nel piano di sviluppo trova posto anche un bacino artificiale per l'acqua necessaria ai cannoni: centomila metri cubi a 500 metri da malga Moser. Il sindaco rassicura: non lo vedrà nessuno, sarà nascosto nel bosco. Menomale, eh.

giovedì 28 febbraio 2008

Abbigliamento tecnico

Pietro, febbraio 1938, Ortisei

Te te ritiri ti?

Variazioni frontali in metri del Ghiacciaio Principale della Marmolada dal 1905 al 2005. (fonte: Museo tridentino di Scienze naturali; dati forniti dal Comitato Glaciologico Italiano ed elaborati da C. Casarotto).

Nell'ultimo secolo la fronte centrale del ghiacciaio della Marmolada è arretrata di 600 metri; negli ultimi 15 anni di 164 metri, di cui 90 nel 2003. Con un trend di questo genere per il ghiacciaio della Marmolada sono previsti ancora 20-30 anni di vita.

Qui l'intero e interessante articolo del dr. Christian Casarotto, glaciologo del Museo tridentino di scienze naturali, pubblicato sul numero 2 del 2006 di Natura Alpina, rivista trimestrale della Società di scienze naturali del Trentino e del Museo tridentino di scienze naturali.

martedì 26 febbraio 2008

Confronto al vertice

marmolada_cartolina1

Cartolina spedita nel 1935 dal Rifugio Marmolada. Il punto di vista non è proprio lo stesso ma il confronto è comunque interessante:

Marmolada6

Fotografia di Ruggero Vaia, sempre presa in prestito dal sito di Mountain Wilderness, scattata il 3 agosto 2005, a 70 anni di distanza.

marmolada_cartolina2

Rifugio Fedaia con la Marmolada, cartolina spedita nel 1934. Ediz. Sansone Partel

Marmolada ferita

Prendo in prestito dal sito di Mountain Wilderness le foto, anche queste scattate da Ruggero Vaia, dello sfregio fatto dagli impiantisti al ghiacciaio della Marmolada durante i lavori del 2005. Sfregio sfociato in un processo di cui ho parlato qui e qui.

Marmolada1

Marmolada3 

3 agosto 2005 Lavori in Marmolada

Autore: Ruggero Vaia

Qui l'ultimo articolo in proposito sul sito di Mountain Wilderness, dal quale si piò risalire indietro lungo tutta la storia.

Qui le altre foto di Ruggero.

lunedì 25 febbraio 2008

Vai calabrone!

Nives Meroi (fonte internet)

Se la sono portata giù a spalle, Nives, attraverso il ghiacciaio, senza acqua né niente da mettere sotto ai denti.

"Il percorso e' un'inferno, su e giu' per il ghiacciaio, Nives che urta con piede i grossi sassi, la fatica di portare piu' di 50 kg a 5300m si fa sentire ed alle 15.30 ci fermiamo a montare la tenda."

Facendo a ritroso il cammino già fatto per recuperare un po' di materiale, gli zaini, qualcosa da coprirsi:

"C'e' ancora un po' di sole e siamo caldi ma tra qualche ora non sara' piu' cosi', dobbiamo tornare agli zaini.
Roman sembra leggermi nel pensiero "torniamo su?" mi chiede.
E cosi' in poco piu' di 3 ore saliamo e scendiamo con i crampi alle gambe, non abbiamo mangiato e bevuto niente da mattino."

Sperando che l'elicottero domani arrivi, che cali il vento, che ce la faccia ad atterrare, che ce la faccia a ripartire:

"E' un Mi 8, un calabrone del cielo, elicottero del' ex URSS, saliamo tutti 3, c'e' posto per 20 persone, il trek del Makalu lo farò un'altra volta..
L'elicottero balla, è scosso dal vento, stiamo volando a 6000m e sembra di essere in giostra <forse non lo faro mai piu' il trek del Makalu> vai calabrone..non mollarci adesso.
<Russian Machine...> urlo appena tocchiamo terra.
Ore 13.02
Siamo nella stanza di ospedale con Nives, base del perone rotta dicono i medici.
[..]
Arriva anche Nima Sherpa, titolare della Cho Oyu Trek, che ci organizza i viaggi e in questo caso ha coordinato le operazioni di soccorso con l'elicotterista.
Parliamo della bravura di quest'ultimo e ci confida che il pilota gli ha riferito che c'erano il 50% di probabiita' di non farcela a causa del vento che soffiava a piu' di 100km/h..ci guardiamo e mi metto a ridere."

Luca Vuerich, 14 febbraio 2008. fonte, sito ufficiale di Nives Meroi

Il Makalu, il "Grande Nero", è una montagna tremenda, l'unico 8000 dell'Himalaya che non è mai stato salito in invernale. L'ultimo tentativo prima di quello di Denis Urubko e del suo gruppo, finito in una rinuncia pochi giorni prima dei tre Italiani, e' stato di Jean Christophe Lafaille, scomparso a fine gennaio del 2006 nelle vicinanze della vetta.

Nives Meroi, Romano Benet e Luca Vuerich sono rientrati in Italia.

giovedì 21 febbraio 2008

Vietato? E chi se ne frega?

Heliski in Marmolada (fonte: video di Ruggero Vaia)

Dal sito di Mountain Wilderness, parte di una lettera di denuncia inviata dal socio Luigi Casanova alla Procura della Repubblica di Bolzano, al presidente della Giunta Provinciale, all'assessore all'ambiente e al Collegio Nazionale delle Guide Alpine:

"Mountain Wilderness denuncia, con continuità, come dal territorio della Provincia di Bolzano partano voli in elicottero che trasportano persone per attività turistica, o per praticare l’eliski. Spesso i voli partono presso singoli alberghi, come dimostrato dall’incidente del 2004, ma in modo continuativo essi prendono il via dalla piazzola del dismesso rifugio del Club Alpino Italiano posta alla sommità di Passo Gardena, in violazione della legge provinciale 27.10.1997, n°15, “Disciplina delle attività di volo a motore ai fini della tutela ambientale.

[...]

in diversi esercizi alberghieri della zona è pubblicizzato il volo di elicotteri per motivi turistici;

in tutta la pubblicistica vengono apertamente riportati i riferimenti telefonici dei piloti, sito Internet e posta elettronica [non li cito per non fare pubblicità gratuita]. Vi si specifica che il martedì partono voli per la Marmolada mentre il giovedì gli sciatori sono accompagnati sul Sella per discese con gli sci. Queste indicazioni sono chiaramente illustrate nei depliant ufficiali delle guide alpine della Val Badia. Tutto sta a dimostrare come si tratti di attività continua, tollerata dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalle autorità che dovrebbero imporre il rispetto della legge provinciale.

Nella giornata del 2 febbraio 2006 abbiamo documentato con fotografie e riprese cinematografiche l’attività di eliski a Passo Gardena (tutta la documentazione è disponibile). "

Segue l'elenco di diversi voli turistici, con luogo (in provincia di Bolzano) e orari di partenza e, come aggiunge MW nella lettera, "dalle ore 10.00 alle ore 11.20 ben sei carabinieri osservano le operazioni dimostrando grande confidenza con gli operatori dell’elicottero."

MW chiede se questi voli siano regolari, se quel particolare giorno ci  fossero deroghe speciali e per quale motivo, se la ditta che effettuava i voli abbia per caso qualche concessione speciale, oppure

"Oppure, la Provincia di Bolzano pur conoscendo i fatti, sta tollerando la violazione della legge provinciale? E’ infatti inverosimile che simili complesse operazioni possano svolgersi in modo tanto appariscente, lungo la strada che conduce al Passo Gardena, con sosta continuativa sulla sede stradale del camion del rifornimento carburante, con gli elicotteri che sorvolano infrastrutture turistiche imponenti quali impianti sciistici, piste di sci affollate, viabilità di primaria importanza, incuranti dei rischi portati ai turisti, Siamo in presenza di comportamenti che violano il codice della strada, le norme di sicurezza, forse anche quelle relative ai voli civili con la complicità delle pubbliche autorità?"

Mountain Wilderness aggiunge in chiusura: "Qualunque sia la situazione, con quanto da noi illustrato, vi è la dimostrazione concreta che la Provincia Autonoma di Bolzano, nonostante la chiara legge provinciale, accetta che sul proprio territorio venga praticato con continuità l’attività di eliski ed eliturismo, un fatto riprovevole, a nostro avviso scandaloso, che toglie a questa amministrazione ogni credibilità sul suo agire in materia di difesa dell’ambiente del patrimonio dolomitico. "

Vietato l'heliski? ah si? e chi se ne frega?

Dolomiti futuriste

depero_dolomiti

Manifesto di Fortunato Depero, 1956
(fonte giornale Il Trentino on line) 

Bersntol, ecco il poster di Depero.
Era questo che avevi in mente?

martedì 19 febbraio 2008

Ancora Heliski

Eccoli qui, fracassoni, fastidiosi, arroganti e pericolosi: Heliski in Marmolada, a pochi metri dall'arrivo della funivia, in mezzo ai turisti e, come fa notare l'autore del video, solo una persona a scaricare gli sci dei passeggeri e contemporaneamente ad allontanare la gente dalla piazzola di atterraggio.

 

Ringrazio Ruggero Vaia per il video, girato da lui il 7 aprile 2007 a Punta Rocca.

lunedì 18 febbraio 2008

La nuova frontiera dello sci per Il Giornale

800px-Chc_bell_206Elicottero Bell 206  (fonte Wikimedia Commons, autore Jcmurphy, licenza GNU)

Sulle Alpi in elicottero: la nuova frontiera dello sci

"Milano - Scoprire l'arco alpino in elicottero. Affrontare i picchi, i versanti e canali più innevati al fianco di guide esperte. Dalla Val d'Aosta al Trentino-Alto Adige molte località sciistiche si stanno dotando del trasporto via elicottero sulle poste da sci. Un’esperienza straordinaria per chi è appassionato di sci, imperdibile per gli esperti, ma anche alla portata degli sciatori medi ai quali si proporranno percorsi adeguati alle loro capacità."

"Il Giornale" on line del 15 febbraio 2008 continua:

"La Regina delle Dolomiti Un volo sulla Regina delle Dolomiti è sempre affascinante, ma diventa un evento ancora più speciale quando i suoi pendii sono ricoperti di neve e la discesa avviene con gli sci. La Marmolada affascina col suo brillante bagliore che deriva dal ghiacciaio che l’ha originata. Con i suoi 3.342 metri, è la vetta più alta delle Dolomiti, situata tra il Cordevole e la Val di Fassa. Volando sopra le vette della Marmolada è possibile osservare il bellissimo Lago di Fedaia e il torrente Avisio. La Marmolada è la montagna-simbolo delle Dolomiti, non solo perché con le sue cime raggiunge le quote più elevate, ma per la complessità che questo insieme roccioso presenta."

Segue pubblicità di un albergo che offre un pacchetto di 7 giorni 6 notti compreso giretto in heliski sulla Marmolada.

Mi si scuserà, spero, se non metto il link diretto all'articolo, chi è interessato non faticherà a trovarlo.

D'altra parte, come si legge sul magazine on line del portale Libero.it, "Le escursioni in eliski sono ormai un must lungo tutto l'arco alpino."

"Must lungo tutto l'arco alpino" questo par di maroni: in Trentino Alto Adige l'heliski è già vietato, come in Francia, in Germania e in diverse zone dell'Austria. Ma serve a poco vietarlo in Alto Adige se in Veneto è ammesso, infatti la Marmolada, già coperta di piste e impianti di risalita, è anche diventata il campo giochi per ricchi helisciatori, che partono dagli eliporti sul versante veneto della montagna, con buona pace di Mountain Wilderness, degli ambientalisti e dei loro sit-in di protesta.

domenica 17 febbraio 2008

Agatha e il labirinto

Schenon

Lo Schenon visto dal Labirinto del Latemar

Verso la fine del 1700 dalla Nord dello Schenon si staccò un'enorme frana che creò un dedalo di massi e giganteschi macigni che si incastrarono uno nell'altro, attraverso il quale oggi passa il Sentiero del Labirinto, che si snoda sotto le crode del Latemar in uno scenario molto particolare.

Nel 1926 Agatha Christie attraversa un momento della vita difficile: perde sua madre e il marito la pianta. Lei scompare per una decina di giorni e viene ritrovata, pare in stato confusionale, in un albergo di una località termale inglese registrata sotto il nome dell'amante del marito, circostanza sulla quale le scrittrice non ha mai fornito nessuna spiegazione. Tuttora non sono chiari i motivi della fuga: qualcuno maligna che si trattò di una trovata pubblicitaria, altri sostengono invece che fu un tentativo della scrittrice di far perdere le sue tracce perché il marito venisse sospettato di averla uccisa. Così imparava a farle le corna con la segretaria!

Pare strano che una giallista abbia escogitato una così misera messinscena per incolpare il fedifrago di un delitto mai commesso, ma così si evince da un documento scoperto recentemente dal suo biografo ufficiale.

Uscita psicologicamente molto provata da quella storia, per portare a termine il suo "The big Four" nel 1927 si rifugia in Alto Adige al Grand Hotel Carezza, nei pressi del passo di Costalunga fra Catinaccio e Latemar, dove ambienta diverse scene del romanzo: proprio nel labirinto del Latemar infatti la scrittrice fa nascondere una banda di fuorilegge e sotto le guglie dello Schenon risolve la trama del giallo.

In memoria del soggiorno della famosa ospite, il comune ha intitolato al suo nome il sentiero ad anello che dal Grand Hotel porta al Labirinto per rientrare all'albergo in circa 3 ore di cammino.

Percorso: Grand Hotel Carezza, sentiero n. 18, sentiero n. 20, sentiero del Labirinto, Lega di Mezzo, sentiero n. 11, sentiero n. 12 per ritornare al punto di partenza.
Dislivello in salita: m.250
Difficoltà: T (turistico)