martedì 26 marzo 2013

Andar per fontane

DSC_3688_3Oggi mi sono fermata da un artigiano che lavora le pietre dei nostri monti: porfido di Sarntal, Granito di Brixen, marmo di Laas. Una bella azienda, bravi, esperti, appassionati, ce l’han contata su lunga, li ho guardati lavorare. Con una fresa a controllo numerico, ovviamente.

Ma il signor Gasser non si limita a creare cose nuove, raccoglie e sistema anche vecchie pietre lavorate: antichi portali scolpiti con ancora i cardini originali, cornici di finestre, pilastri, metri e metri di canali irrigui di granito, fontane, mangiatoie, abbeveratoi. Scavati a mano, con lo scalpello: ore e ore di pazienza, di lavoro, di perizia per costruire oggetti che potrebbero durare per sempre che languono dietro un capannone. E mi è tornato in mente McCarthy:

Fontana Cornaiano Foglie3-001

“Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. C'era un tubo zincato che scendeva dal tetto e l’abbeveratoio era quasi sempre pieno, e mi ricordo che una volta mi fermai li, mi accovacciai, lo guardai e mi misi a pensare. Non so da quanto tempo stava li. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto. Scavato nella pietra a colpi di scalpello. E mi misi a pensare all'uomo che l'aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io. Dopo di allora ho letto un po' di libri di storia e mi sa che di periodi di pace non ne ha avuto proprio nessuno. Ma quell'uomo si era messo li con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perché? In cosa credeva quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla. Uno potrebbe anche pensare questo. Ma secondo me non poteva essere cosi ingenuo. Ci ho riflettuto tanto. Ci riflettei anche dopo essermene andato da li quando la casa era ridotta a un mucchio dì macerie. E ve lo dico, secondo me quell'abbeveratoio è ancora li. Ci voleva ben altro per spostarlo, ve lo assicuro. E allora penso a quel tizio seduto li con la mazza e lo scalpello, magari un paio d'ore dopo cena, non lo so. E devo dire che l'unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa. E la cosa che mi piacerebbe più di tutte.”

Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi

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Vecchia fontana con incisa la data. (foto catalogo Gasser)

Nel 1669 muore Rembrandt, la Repubblica di Venezia deve cedere Candia agli ottomani, Vermeer ha finito da poco La ragazza con l’orecchino di perla e un ignoto scalpellino termina e data la sua fontana.

Purtroppo non ci sta dove vorrei metterla, ma quanto mi piacerebbe! :)

domenica 24 marzo 2013

Giornata nazionale della lettura

Sarebbe per la promozione della lettura, io invece oggi disincentivo la lettura. Non in generale eh, che se c’è una sempre con un libro in mano è la sottoscritta. Ma sconsiglio caldamente l’acquisto dell’edizione per kindle di questo libro:

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Jennifer Jordan 
La scalata impossibile
La tragica storia dell’uomo che sognava il K2

Traduttore: Mark Stiatti

Editore 
Newton Compton 
Anno 2010
pagine 239, brossura

ISBN: 9788854123076
disponibile anche in e-book: azw3, epub

Edizione elettronica realizzata da Gag srl

Sono stufa di sottolineare refusi e formattazioni garibaldine. Mi scandalizza come molti editori trattino l'e-book come prodotto di seconda scelta, scarto, al quale non serve dedicare nemmeno il minimo dell'attenzione.

Questo è inqualificabile. Infinite parole spezzate col trattino come fossero a fine riga:"que- sto, pro- duttiva, soprat- tutto" etc etc.; "600,000" invece che 600.000, un paio di righe di una nota che si mescolano al testo e viceversa; "a causa dalla guerra"; "uno più facoltosi d’America" e diverse altre piacevolezze simili.

Anche la traduzione non mi pare accuratissima: una "lingua tagliente" diventa "la sua lingua biforcuta"!! (il traduttore ha letto troppi Tex Willer mi sa); "piccolo, ostentato, autoritario" ostentato? o ostinato?; "del famoso conduttore della New York Symphony," Conduttore o direttore (d'orchestra?); und so weiter.

La storia: parte lenta, la fa troppo lunga all'inizio raccontando genealogie di cui sinceramente interessa poco, decolla dopo circa 1/4 delle pagine. Dopo diventa interessante, almeno per chi pratica l'ambiente dell'alpinismo e dintorni. Non è un libro di avventura, è una cronaca il più accurata possibile del famoso e contestatissimo tentativo americano alla vetta del K2 nel 1939, vetta al momento ancora inviolata, finito purtroppo malissimo, che si trascinò in polemiche, accuse reciproche e tribunali per anni.

Il capo spedizione, Fritz Wiessner, non ne esce molto bene, viene invece rivalutata la figura di Dudley Wolfe: non era solo un impreparato, capriccioso, grasso e goffo yankee, come piace far credere a chi l’ha abbandonato da solo a morire lassù. Non si arriva a quasi 8000 metri sulla montagna più difficile del mondo, se si è grassi goffi e impreparati. La verità è più scomoda da ammettere. Sono stati fatti innumerevoli errori, la testa di Wiessner era concentrata sulla riuscita e la sorte dei suoi uomini, sherpa compresi, non era una delle sue priorità.

Sufficienti i contenuti, decisamente insufficiente la forma.

franzRecensione basata sull’edizione in formato azw3, ovviamente scaricata da Amazon e regolarmente pagata. Con soldi buoni, of course, non fagioli secchi o soldi del monopoli. Sgrunt.

Nulla so dell’edizione cartacea. Probabilmente la formattazione è corretta, ma non ci metto la mano sul fuoco per gli innumerevoli altri refusi sparsi.

 

(la sottoscritta a 6 anni e 4 mesi)

giovedì 21 marzo 2013

Il gatto in un appartamento vuoto

21 marzo, giornata mondiale della poesia.

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Morire – questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c’era qualcuno, c’era,
e poi d’un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos’altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all’inizio niente salti né squittii.

Wisława Szymborska premio Nobel per la letteratura 1996

(ciao Anna, te ne sei andata davvero troppo presto!)

domenica 27 gennaio 2013

Gli spodestati e le facce di bronzo

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Sem-Sandberg Steve
Gli spodestati

Traduttore: De Marco Katia

Editore
Marsilio (collana Romanzi e racconti)
Anno 2012
pagine 664, rilegato

ISBN: 9788831711265
disponibile anche in e-book

Dalla quarta di copertina:

“Quando alla fine del 1939 i nazisti lo insediano a capo del ghetto di Lòdz, Mordechai Chaim Rumkowski si convince che, per salvarsi, gli ebrei debbano rendersi indispensabili ai tedeschi nella loro guerra, e decide di trasformare il ghetto in un'immensa fabbrica. Ambiguo, dispotico, piegato dalla sua logica di produrre a ogni costo e spinto da un'ambizione titanica, "re Chaim" sacrifica alla sua causa chi non vuole o non è in grado di eseguire i suoi ordini. E cosi, forse consapevolmente, forse no, diventa ingranaggio fondamentale nella macchina di sterminio nazista. Mostro e opportunista crudele, oppure pragmatico stratega costretto ad amputare le braccia per salvare il corpo? "Gli spodestati" è un romanzo sull'ambiguità umana provocata dall'oppressione. Traditore per alcuni, eroe per altri, Rumkowski è un personaggio controverso che suscita inquietanti interrogativi su dignità e abiezione. Intorno alla sua folle ed enigmatica figura, ispirandosi alla "Cronaca del ghetto di Lódz", Steve Sem-Sandberg tesse le vite degli abitanti del ghetto, figure storiche e personaggi fittizi, esplorando i dilemmi morali e le insidie con cui la gente dovette fare i conti in una disperata lotta per la sopravvivenza.”

Un po' troppo lungo IMO, qualche taglio non avrebbe guastato. Serve leggerlo con molta attenzione, tornare indietro a volte per tirare le fila di parecchi personaggi abbandonati qui e là nella storia che rispuntano molte pagine dopo e non ci si ricorda dove erano stati lasciati. Di altri ci si chiede, a libro terminato, il destino anche se non è difficile da immaginare: "Dei 204.000 ebrei che passarono attraverso il ghetto di Łódź, solo 10.000 sopravvissero alla guerra." (wikipedia)
A tratti la realtà narrativa si mescola al sogno, e capita di dirsi: ma non era morta? ahhh, sta sognando!

Molto bene documentato e molto credibile nell'invenzione narrativa.

Agghiaccianti la fame, il freddo, la perdita della dignità, la vita o la morte determinate dall'arbitrio di soldati violenti e ubriaconi, la paura che fa emergere il meglio o il peggio di ognuno; l'inutile speranza dell'arrivo dei russi: quando succederà sarà troppo tardi.

E alla fine, Rumkowski: santo o traditore? collaboratore dei nazisti o salvatore? Tutto il suo darsi da fare, per interessi personali o per prolungare di qualche mese la vita del ghetto? se finisce il ghetto muore anche lui, e lo sa.
La persona risulta molto sgradevole: pedofilo, ambizioso, arrogante con i deboli e servile con i forti, ma avrebbe potuto fare altro? La storia non ha saputo prendere una posizione e io, alla fine, nemmeno.

Da leggere, a mio avviso, la pagina di Wikipedia dedicata al ghetto di Łódź:
e scorrere la documentazione fotografica


"Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene".

"non ha le stesse responsabilità della Germania" ma "ci fu una connivenza che all'inizio non fu completamente consapevole".

“è difficile mettersi nei panni di chi decise allora. Certamente il governo di allora per timore che la potenza tedesca vincesse preferì essere alleato alla Germania di Hitler piuttosto che opporvisi". 

Berlusconi Silvio, 27/01/13, giornata della memoria
Fonte: Repubblica on line


(eh già. Ricordiamocelo pure noi, tipo fra un mesetto)

venerdì 23 novembre 2012

Dove volavano gli angeli

Un post sconsolato di settembre del Cipputi mi ha risvegliato la memoria e, cerca e ricerca, ho ritrovato un articolo di Renzo M. Grosselli pubblicato sul quotidiano L’Adige il 16 settembre 2000, che avevo ritagliato e conservato. Ben nascosto: ho ravanato un bel po’ per scovarlo.

“Il bosco si sta lentamente mangiando i pascoli della malga che fino allo scorso anno era in piena attività nonostante fosse priva di strada d'accesso.” scrive Fausto della situazione attuale. Leggetevi com’era 12 anni fa, che ne vale la pena: un sogno finito e un patrimonio di conoscenza, tradizioni e lavoro buttato. Esoterismo, medicina alternativa, grandi padri e Bibbie comprese, che su quelle ognuno la vede a modo suo.

(Non prendetevela con me per lo stile del Grosselli, è fatto così che ci volete fare?)

Dopo (o prima fa lo stesso) aver letto questo post, non perdetevi i link che trovate a fondo pagina.

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“Succede anche questo in un Trentino che sta facendo molto per distruggere le sue malghe: che la Magnifica Comunità di Fiemme chieda una lettera di fidejussione di 2 milioni di lire per permettere il passaggio delle vacche che lasciano una malga. Eppure a Malga Montalon si sta iniziando una sperimentazione che potrebbe indicare il cammino della salvezza ad altre malghe trentine oggi in crisi.

Immaginate una malga in cui lavorano tre persone: lui a suo tempo mise in piedi la prima Comune di Bolzano, lei a volte calza le braghe de coram(*) e l’aiutante è un nepalese. Fantasia? No, è Malga Montalon, sul territorio di Telve, di proprietà della baronessa Luigia Buffa. Lassù, quest’estate sono vissuti gli angeli: Emanuela Seber, 45 anni di Castello di Fiemme e Oswald Tonner, 47 anni di Terlano, con maso ed azienda agricola a Salorno. Del terzo angelo vi parleremo poi.

Cento minuti per raggiungere Montalon a piedi, in cima alla Val Campelle. Non un sentiero, ma un ex greto di torrente, scavato tra i sassi. In cima, la bellezza del Lagorai. Molti animali: la malga è stata caricata con 18 galline, 1 gallo, 2 gatti, 2 cani, 12 cavalli, 5 asini, 14 vacche, 64 manze, 3 pecore, 20 capre. In una ampia cucina pulita ed accogliente, Emanuela: braghe da jodler su un viso dolce e capelli neri. Non ha l’aspetto della contadina. A 20 anni Emanuela si sposò e si trasferì a Predazzo dove per 24 anni e mezzo lavorò come segretaria nell’azienda del marito. «A quel punto dovevamo scegliere: o altri 24 anni o separarci».

Si separarono in armonia. Lei, in quegli anni, aveva praticato anche sport ad un certo livello (fu quinta alla Pusterthaler sci di fondo). Ed aveva avuto alcuni incontri che le avrebbero cambiato la vita. Con un libro, nell’82, ad esempio: L’alimentazione dissociata. «Era dicembre e da gennaio in poi non entrò più carne in casa». Vulcanica, drastica, esagerata. «Il cambiamento grande per il mio cammino interiore e spirituale, la cosa che mi ha messa in contatto col Grande Padre è stato capire cosa lui ci ha proporzionato per mantenerci in salute. Dobbiamo partire dai chicchi che Lui ci ha donato, i cereali. Leggi la Bibbia e c’è tutto scritto». Corre, parla, sta mettendo sul fuoco un pasto fatto con le sue regole: pane di grano tenero e segale, gnocchi di miglio con zucchine. Dal 1982 Emanuela iniziò a coltivare la cucina naturale ed integrale. Un corso. «Non mollai più l’insegnante, Inge Orehek, autrice del libro La cucina integrale nelle Dolomiti». Assieme organizzarono successivi corsi in valle, poi l’insegnante fu solo Emanuela. Quindi la donna di Fiemme contattò la Fondazione «Ggb» del dott. Brucker: germanica, insegna alla gente ed ai medici il valore dell’alimentazione corretta. Ora Emanuela è la direttrice della sezione in lingua italiana della scuola, in Sudtirolo.

Un successivo passaggio per la donna di Fiemme fu la nascita della figlia Vanna nel 1986. Aveva dei problemi ai piedi. «O percorrevo la via normale, gesso ogni 15 giorni e poi imparare a convivere con l’handicap, o sceglievo la cura alternativa, i massaggi». Anche 14 volte al giorno massaggiava la figlioletta che ai 14 mesi si mise in piedi e camminò ed oggi è perfettamente normale. Talvolta Manuela in malga propone a chi la va a trovare il massaggio del piede. «Ho imparato che le mani sono due attrezzi meravigliosi». Il tutto, naturalmente, ha alle spalle 3 anni di corsi a Milano. Corre il tempo a Malga Montalon ma Emanuela mostra un quadro: pezzi di orologio: «È il simbolo mio e di Oswald, la rottura del tempo». Dopo i massaggi, corsi Reiki. «Un tuffo nelle vite precedenti, una doccia fredda. Tutti i drammi che viviamo, sono morti traumatiche o drammi di una precedente vita». Non è obbligatorio crederci.

Alla fine del ’98 Emanuela ebbe una visione: una grande casa di Carano, esistente, dove avrebbe potuto fare dell’agriturismo, organizzare corsi, preparare la sua cucina naturale e integrale. La prese svenandosi economicamente, piantò i suoi semi («Vedi questi? Hanno 100 anni e vengono da Capriana, non sono stati manipolati geneticamente»). Il 28 aprile del ’99 si recò ad abitare in quella casa. Il 4 maggio conobbe Tonner. «Tutto quello che io dicevo era quello che voleva lui, e viceversa».

Alto, magro, lunghi capelli raccolti in una treccia. Oswald è uno che nel 1975 partecipò alla prima Comune creata a Bolzano. Poi a Vienna frequentò i corsi universitari di psicologia e pedagogia. Quindi, per 25 anni, in segnante all’Istituto agrario di Ora. E un maso, gestito sopra Salorno: «Lo trovai abbandonato, lo comprai. Una lunga via durata 20 anni». Oswald ha un feeling unico con gli animali: li accarezza, parla con loro.

OswaldOswald (foto Ruralpini)

Dopo l’incontro con Emanuela, l’aiutò nei corsi che lei aveva organizzato nella casa di Carano. Ma a gennaio del 2000 qualcuno comunicò loro che era disponibile Malga Montalon. «Capimmo che era importante. Contattammo la baronessa e facemmo il contratto senza vedere la malga». Il contratto parla di 6 anni, prorogabili a 10. Il primo maggio 2000 la coppia si è recata a Montalon. L’impatto fu duro: la sporcizia accumulata era moltissima, le cose da cambiare anche. Cinquanta giorni di duro lavoro. Ma avevano bisogno di una terza persona per portare avanti la stagione di malga anche perché Emanuela aveva deciso che avrebbe proposto agli ospiti la sua cucina. Detto, fatto. Giunse una telefonata di un ragazzo di Trento che proponeva un suo conoscente: si trattava di Sange Lama, un nepalese di 25 anni che, in effetti, ha lavorato tutta l’estate in malga. «Lui abita in un villaggio sopra i 4.000 metri, dove vivono 12 famiglie. Ha lasciato la sua terra per studiare. Giunse in malga con le bandierine benedette nel monastero del suo paese. È legato carmicamente a me osserva Emanuela la numerologia lo conferma».

Il 12 giugno la malga è stata caricata: vettovaglie, mobili, materiali edili sono venuti sin quassù con l’elicottero. Nove milioni di lire di spesa. Perché manca una strada. Qui i tre amici hanno fatto burro, formaggio di mucca e di pecora. Emanuela ha proposto agli amici i suoi piatti. Il formaggio si fa col gas a Malga Montalon. Perché? «Non c’era legna e non c’era tempo per farla. Certo, tutto sarebbe migliore con la legna...». Il formaggio di Montalon è eccezionale, quello di capra, paradisiaco.

Economicamente funziona questa malga? «Quest’anno andremo in pari con le spese. L’anno prossimo altre spese. L’importante è portare un’alitata di gioia. Ogni volta che arriva un messaggero alla porta io mi dico: "Chissà chi mi manda il Signore"». Manuela dalle braghe de coram e dagli occhi dolci. A Malga Montalon Emanuela e Oswald non propongono solo formaggio e burro ma una visione completa della vita. Non utopistica. Perché Tonner sa bene che se il lato economico non quadra, tutto va a catafascio. «Una strada è indispensabile o gli allevatori non ci daranno più le bestie. Abbiamo un capitale di 200 milioni di animali». Per portare su e giù le cose, quest’anno Oswald ha usato i suoi asini, caricati con cestoni di vimini. Come un secolo fa. E come scaricare le mucche con quel sentiero? Via Val di Fiemme. E qui la novità: la Magnifica Comunità ha chiesto una lettera di fidejussione bancaria di 2 milioni di lire. Incredibile.”

L’Adige il 16 settembre 2000

E di seguito, LAURA ZANETTI
Malga dell’acqua e malga della vita

«Montalon e Montaléto, la Costa e Zopéta... ’nde via solo per Campele...», recitava l’antica scritta in val Campelle che segnalava le quattro storiche Malghe dei Castell’Alto. Dopo un «assalto » dolce di larici «...alleati dei pascoli per le fronde leggere, filtranti luce... », come rivela il prof. Pedrotti, appare Malga Montalon, totalmente immersa nella vasta libertà di orizzonti, ove è intuibile una frequentazione pastorale antichissima e dove si è intessuta forte la relazione tra uomini ed animali. Lassù al «Baloton» (enorme masso roccioso), riparavano un tempo i pastori, ma non la notte tra «i Santi e i Morti»... avrebbero avvertito i suoni dei campanacci sepolti con le loro bestie a Malga Cere causa una spaventosa moria per carbonchio!

Dentro una luce a perdifiato, ovunque sta la voce dell’acqua. Acqua che si fa lago e rio, sorgente che sgorga, sussulta, s’insinua tra questi alpeggi, scrigno prezioso di eccezionali rarità vegetali: Draba stellata, Stellaria, Geum, Gaya, Lichene... descritti dal bassanese Montini, grande esploratore botanico del Lagorai. «...Radici, trefojo, tuto en fior l’era té le Giàre» e «...su te le buse de Ziolére, ala prima erba...», ricorda Gemma, moglie di Nello Paterno, l’ultimo casaro di quella dinastia di Spera che per 97 anni consecutivi, conservò con saggezza questa malga e la «sociologia » dei suoi fiori. «...Se ti vol molder, staghe drio al graso...» (se vuoi un buon pascolo, utilizza intelligentemente lo stallatico) dice la metafora popolare: l’acqua nasce a monte di un lunghissimo barco di porfidi, lo percorre nel suo interno, viva, sull’acciotolato, fuoriesce alimento per questi prati, ed i suoi fiori, perfetta e complessa «farmacia», messa in moto dal sole. L’acqua poi, è forza motrice per la zangola, energia per le «lengue de vaca» (acetosa), con cui, un tempo si avvolgevano i pani di burro.

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Malga Montalon: impianto "a energia rinnovabile" per l'azionamento idraulico della zangola (foto Ruralpini)

Nella «caséra», unico caseggiato che ospita il luogo del fuoco ed il luogo del latte è il legno l’elemento che caratterizza la struttura: le ampie finestrature del «casélo» e l’armonioso assemblaggio di assi e tronchi nello spazio frontale, testimoniano i forti «legami» architettonici con i «Bait» di Fiemme ed i «Tabia» del Vanoi, filtratisi attraverso i collegamenti periferici. Staccato in un unico corpo di fabbrica, il «caserin del formai»; «Paradiso » era il suo nome ottocentesco. «Paradiso » è tuttora per quei due sensi, affatto minori, l’olfatto ed il gusto, ove dimorano le memorie e le emozioni. Fuori, tra le «Buse», «el Scagno dell’aspio », «el Scagno de s. Piero», «el Pian dela Cavala» pascolano solo le vacche retiche dell’attuale malghese Oswald Tonner: le antiche «bigie» brucando, conservano la storia di Malga Montalon, casa del tempo infinito. Dentro il cuore del Lagorai, è lei l’anello di congiunzione tra area della «resistenza casearia » e l’area impoverita e depredata dai lattedotti che sta annullando l’economia identitaria di queste valli. Non quassù nella malga dell’acqua, nella malga della vita poiché, l’esperienza del passato, fatta propria da Oswald e Emanuela Tonner è la prospettiva ideale che configura il nuovo rapporto con la terra in una micro - economia tutta da valorizzare.”

Ma, scriveva Mario nell’agosto 2011 sul bel blog gemello:
“purtroppo, questo potrebbe essere l'ultimo anno che Oswald potrà condurre in alpeggio a Malga Montalon le sue bestie e deliziarci con il suo burro straordinario e il suo formaggio di capra perché il barone Luigi Buffa non vuole ristrutturare la malga per adeguarla alle normative vigenti, e così.........un tesoro di inestimabile valore andrà perso.”

Infatti. E il risultato, in un solo anno, è quello descritto da Cipputi.

(Spero di non aver violato troppi diritti con la pubblicazione di questo articolo. In caso contrario, se qualcuno si seccasse e chiedesse risarcimenti, portatemi le arance in prigione per favore, che ormai non fumo più, accidenti! ;) )

(*) braghe de coram: pantaloni di cuoio, tipo questi

link:
Antichi mestieri: la malga di Montalon
L’altro Terre Alte: Le malghe del Lagorai: Malga Montalon
Cipputiblog: Il lento declino di Montalòn
Ruralpini: Malga Montalon
Vita Trentina: intervista a Oswald

mercoledì 14 novembre 2012

7 vite (Aggiornamenti felini)

micetta

Sbircio dalla gattaiola e che ti vedo? Un muso bianco che mi guarda interessato. Se ne è andata zoppicando sotto il diluvio, torna come niente fosse sotto il sole splendente, dritta come un fuso, come non fosse mai stata malata e come non fosse mai andata via.

Strane bestiole, i gatti, non si è mai certi di quello che passa loro per la mente. Che senso ha andarsene in mezzo alle alluvioni, starsene in giro nei 4 giorni peggiori dell’anno e tornare quando fuori è sereno, tiepido e splende il sole?

Gli antibiotici han fatto il loro lavoro e la zampina pare quasi a posto, la tengo d’occhio ma se continua a migliorare non la riporto dal veterinario: non vorrei che collegasse me al trasportino, alle visite, alle radiografie e se la squagliasse nuovamente. Anche Moser è d’accordo.

Si è piazzata sul divano, ha fatto una ronfata galattica e stamattina è sparita di nuovo. Ma adesso è qui sotto la scrivania che fa le fusa, riveste il tappeto di peli bianchi e soffia a Lamicia.

Spirito libero, chissà se vorrà restare o se andrà via un’altra volta, se farà il gatto part time o se pianterà le tende. Comunque sia, la strada la sa e la zampa sta bene.

(Ma se decide di non tornare, sappia che le mando il conto del veterinario! veda lei...)

sabato 10 novembre 2012

Abbi cura di te, piccolina

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Pensavamo fosse di passaggio, ma dopo 3 notti sotto il nostro rododendro, si è capito che si è persa. Affamata come un lupo, bagnata e zoppicante, pian piano siamo riusciti a farla dormire in una cuccia sul balcone, poi in casa. Bellissima, pelo medio lungo, color caffelatte. Giovane, intelligente e dolce.

Ho fatto appelli sui quotidiani e attaccato cartelli in giro per cercare i suoi padroni: si sono fatte vive diverse persone per adottarla ma i suoi niente: vabbè, amen, da oggi abbiamo due gatti.

Lamicia non era proprio soddisfatta, ma non l’ha mai attaccata né minacciata. Ed è cominciato il vai e vieni col dottor Moser: un ascesso da morso infettato (antibiotici), una zecca dietro un orecchio da togliere, un’infiammazione ad un occhietto. A parte questo, una gattina discreta, silenziosa. E triste.

Dormiva sul divano o sotto la scrivania, all’inizio puntava la porta del balcone per uscire, ma con quella zampina zoppicante non mi pareva il caso. Poi ha smesso.

Ieri sera la saluto con una grattatina, mi prendo una leccata sulla mano, la lascio in studio sotto la scrivania e vado a nanna. Stamane la micetta non c’è più. Alla lettera: scomparsa, puff!

Non ho un loft da 500 metri quadrati, e li ho setacciati con cura: non c’è. Cantina, niet, giardino, niet, sotto il rododendro nemmeno. Come diavolo abbia fatto a sparire, è un mistero. Nessuno da ieri sera ha aperto porte né finestre, eravamo tutti a letto: resta la gattaiola della finestra in cucina. Ma cazzo, ieri non saltava nemmeno sul divano, dal male alla zampina. E la gattaiola, non glie l’ha fatta vedere nessuno, aspettavamo che guarisse. Non è nemmeno comoda da usare: bisogna scendere da un albero, niente di che per un gatto sano ma per una micetta debilitata e zoppicante?

Ho rimesso la cuccia sul balcone e una scodella di cibo. Spero torni da sola, ma non la costringerò sicuramente a restare: se è scappata una volta, anzi due, scapperà ancora. Uno spiritello libero, o alla ricerca della SUA casa, oppure siamo stati una tappa sul suo sentiero, non so. Noi abbiamo fatto quel che potevamo.

Adesso fuori piove, e c’ho un po’ di magone. Abbi cura di te, piccoletta. Qui una casa, la pappa e un po’ di carezze, se le vuoi, le troverai per sempre.

martedì 2 ottobre 2012

Era Ora!

In memoria della partigiana "Ora" Ancilla Marighetto (1927-1945)

30 settembre 2012, malga Valarica di sotto, Tesino

giovedì 28 giugno 2012

Gatti e alberi

“Se volete sapere cosa prova un albero, dormite con un gatto sul letto e sentite come esplora le vostre curve e i vostri incavi per cercare il nido più confortevole”

Roger Deakin, Un anno a Walnut Tree, EDT editore, 2009

 

Qual migliore esempio? (timelapse di valgeis)

lunedì 25 giugno 2012

Elogio dell’ebook

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prima rampa

Non si impolverano, non occupano posto, non vanno persi (a chi mai avrò prestato Tokyo Blues per esempio? E quel vuoto lì sulla libreria a cosa si riferisce?) gli amici possono scordarsi di restituirteli (Cristina, il mio Mordecai Richler? Federico, il mio libro sulle reti??) ma soprattutto NON PESANO una tonnellata quando tocca spostarli qui e là all’arrivo degli operai dilagando in tutto lo stabile, invadendo scale e cantina e appartamento di Terre Basse!

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pianerottolo

La prossima volta che sono irresistibilmente attratta da un libro cartaceo, devo chiedere alla mia schiena se è d’accordo.

(non era d’accordo, ma ho appena comprato questo qui, che non si colloca fra i più leggeri e meno ingombranti in commercio.)

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seconda rampa
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…eccetera eccetera

lunedì 14 maggio 2012

L’adunata in sintesi

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Un Alpino dalla provincia di Alessandria.

“Ci hanno detto che non ci volevate: invece, che accoglienza!” (un Alpino di Bergamo)

venerdì 11 maggio 2012

7 anni

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“Il momento peggiore, più avvilente, è stato in Grecia: pioveva a dirotto da giorni, avevamo camminato senza dormire nel fango così alto che ci è annegato dentro un mulo, eravamo stanchi, sporchi, bagnati. Avevo in mano la gavetta con la zuppa. Nelle baracche non si poteva stare, le pulci ci mangiavano vivi. Cerco di ripararmi sotto la falda del tetto, ma l’acqua sgronda esattamente nel colletto della divisa. Così mi siedo su un sasso, con la mia gavetta in mano, a mangiare zuppa e pioggia senza sapere se domani sarei stato ancora vivo”

Odiava la retorica, il Pietro; di divise, alpini, spirito di corpo, dopo 7 anni buttati fra naia e guerra, fronte occidentale, Grecia e Albania, dopo aver schivato per una fatalità la Russia dalla quale nessuno del suo plotone è tornato, dopo essersi guardato davanti dai nemici e alle spalle dagli amici in camicia nera, dopo fame, freddo, cimici e morte, non ne poteva più. La croce di ferro in fondo a un cassetto. Non si è mai iscritto all’ANA, il cappello, privo della penna, lo metteva per andare a pescare: comodo e impermeabile. Adunata? Macché!

pietropietro

Però. Però quando a Bolzano c’è stato il raduno triveneto degli alpini, lui e lo zio Elvio, che di retorica e alpini e adunate e penne nere (bianca, la sua) si nutriva, vecchietti e zoppicanti, c’erano. Entrambi un po’ commossi, ognuno a modo suo.

Per il Pietro, che nonostante tutto oggi sarebbe probabilmente in piazza, per Elvio, che è andato a scavare con i suoi a Gemona, che piangeva solo a sentirli nominare, gli alpini, che un’adunata a Bolzano la sognava e ha partecipato all’ultima a 93 anni, per la mia nonna Piera che ne aveva 5 di figli alpini in guerra, per Mario Rigoni Stern, per quelli che son tornati a baita e per quelli che sono rimasti in Russia, per gli alpini del Friuli e del Vajont, per quelli di Genova e della grande nevicata di febbraio, per quelli dell’Aquila, per loro oggi, come avrebbe fatto il Pietro, sul balcone c’è la bandiera.

(E non è vero che Bolzano avrebbe accolto gli alpini con freddezza. Né Bolzano, né i paesi qui intorno, a maggioranza tedesca. Giornalisti scaldacolla!)

giovedì 26 aprile 2012

Post integrativo

A proposito di neve primaverile e di confronti, Val mi manda queste due immagini catturate dalla webcam del Rifugio Benigni in Val Brembana, Orobie:

27 febbraio 2012:

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24 aprile 2012:

120424

Il piano terra del rifugio è coperto di neve fino a metà finestre, in febbraio era completamente sgombro. E’ l’immagine più nevosa di tutta la stagione.

La Val raccoglie compulsivamente ogni giorno la webcam di un posto al quale è affezionata. Poi le monta come time lapse, e vengon fuori filmati interessanti. Per un po’ ha catturato l’alpe di Siusi, poi all’apt si sono accorti che una gru davanti al Sasso Piatto non era un biglietto da visita spendibile, e l’hanno girata. Prima catturava il col dell’agnello, in alta val Varaita, fin quando non si è rotta la web cam. Ora cattura il Benigni, che peraltro ha immagini di discreta qualità.

Altri suoi time lapse montani si trovano qui (imperdibili i due macaoni!) ma tutto il sito è zeppo di foto montagnine.

mercoledì 25 aprile 2012

Cosa avrebbe fatto lei?

canalemussoliniAntonio Pennacchi
Canale Mussolini

Editore
Mondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)

anno 2010
pagine 460 rilegato
prezzo: € 20

(ci sono però edizioni più economiche)

"Cosa avrebbe fatto Lei?" chiede spesso la voce narrante, come per giustificare le discutibili scelte politiche della famiglia Peruzzi.
Non so cosa avrei fatto io, me lo sono chiesto più volte nel corso della vita senza saper rispondere. So cosa hanno fatto i miei, però: hanno aiutato persone ad evadere dal campo di concentramento di Bolzano, le hanno ospitate e nascoste e aiutate a mettersi in salvo, hanno rinunciato al posto di insegnanti per non prendere la tessera del fascio, hanno gestito per mesi una radio partigiana, hanno ceduto i loro documenti a una famiglia ebrea per farla espatriare. Non era inevitabile diventare fascisti, e non era inevitabile restarlo con pervicacia fino all'arrivo degli americani al confine del podere.

Ammazzare i parroco a randellate non è un incidente di percorso, perché in fondo l'idea era solo quella di dargli una lezione. Né è una marachella dar fuoco alla camera del lavoro e ai poveri alloggi delle persone del piano superiore solo perché non è morto nessuno. O una comprensibile vendetta sparare in faccia al maestro socialista, che in fondo se l'è cavata senza lasciarci le penne, né la marcia su Roma fu una scampagnata nella quale ci si è in fondo divertiti poco perché non ha fatto che piovere. E, mi spiace, ma i morti non sono tutti uguali: quelli che hanno lasciato le piume nelle colonie dopo aver massacrato e fucilato senza troppi rimorsi i musi neri non mi fanno la stessa pietà di coloro che sono morti da partigiani o da alpini in Russia.

Però non è stato solo tempo buttato e incazzature inutili: mi ha aiutata un po' a capire la genesi di alcune scelte, anche se capire non è giustificare nemmeno un po’; poi ho ritrovato aria di casa in alcune descrizioni della vita quotidiana nel podere e in fondo ho anche imparato qualcosa sulla vita nelle bonifiche, sulla fondazione di Littoria e ora so fra il resto come funziona il canale Mussolini, perché il macadam si chiama macadam e pure esattamente com'è fatto. Si sa mai che possa tornarmi utile.

Per il resto un diluvio di parole e di argomenti e una storia d'amore maledetto della quale si poteva tranquillamente fare a meno.

Premio Strega? BAH! Per fortuna non l’ho comprato ma preso in prestito.

(ma tutti quelli che ne hanno fatto critiche osannanti, votato entusiasti 5/5 sui vari siti, la storia l’hanno studiata? E non hanno avuto nulla da obiettare? Andava bene così? Una simpaticissima famiglia contadina? Anche l’ostracismo alla nuora incinta, simpatico eh?  Ancora BAH! ai lettori questa volta)

Buon 25 aprile, e stiamo in campana, che NON è la festa del ponte!!

martedì 24 aprile 2012

24 febbraio 24 aprile

Quella che non ha fatto in inverno la sta facendo adesso

Rittnerhorn, 24 febbraio 2012

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Rittnerhorn, 24 aprile 2012

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Seiseralm 18 febbraio 2012

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Seiseralm, 24 aprile 2012

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Webcam Alpe di Siusi info

domenica 22 aprile 2012

Non è un paese per orsi

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foto ANSA

E’ almeno la terza volta che un orso viene investito da un’auto in Alto Adige, da quando è in vigore il progetto Life Ursus e questa volta c’è stato il morto. A quattro zampe e pelliccia, ma gli occupanti della Mercedes che l’hanno centrato se la sono vista brutta.

Peccato che non fossero alla guida quelle volpi che hanno redatto lo studio di fattibilità del progetto, che hanno stabilito che fra alberghi, autostrade, statali, case, canoniche, forestali, discariche, turisti, piste da sci, impianti di risalita, svizzeri e bavaresi, vispeterese, potessero vivere serenamente anche gli orsi.

O serenamente morire?

“Repubblica, 14 giugno 2008 —   pagina 17   sezione CRONACA:

Orsa annega nel lago di Molveno era appena stata narcotizzata

TRENTO - Dovevano solo addormentarla per infilarle il radiocollare e tenerla sotto controllo, ma quando l' orsa - sorpresa mentre saccheggiava i cassonetti dei rifiuti di un albergo - ha sentito la freccia narcotizzante entrarle nel fianco è fuggita verso il lago di Molveno dove è morta annegata. I forestali l' hanno trovata un quarto d' ora dopo, vicino alla riva; probabilmente era caduta in acqua da una scarpata quando l' anestesia ha fatto effetto. L' incidente - così lo hanno definito i forestali - si è verificato nella notte, quando è scattato un piano d' emergenza, autorizzato dal ministero dell' Ambiente, per tenere una coppia di orsi trentini lontani dai centri abitati. L' orsa annegata, due anni e novanta chili di peso, è forse una figlia di Jurka, l' irrequieta plantigrade importata dalla Slovenia e finita in gabbia lo scorso anno dopo una serie di scorribande. Una famiglia sfortunata la sua, famosa per l' apparizione invernale sulle piste da sci di Madonna di Campiglio: Bruno, il fratello maggiore, venne ucciso a fucilate in Baviera (ora è imbalsamato nel museo di scienze naturali di Monaco), un altro fratello è stato abbattuto nei mesi scorsi in Svizzera. (andrea selva)

Vida investita sull’autostrada del Brennero
Orso investito vicino al Passo Palade

Trentino:
Con l’auto investe una famiglia di orsi:

“Non è la prima volta che i cuccioli di Daniza subiscono incidenti. Un altro orsetto, infatti, era stato ucciso da un'auto che l'aveva investito mentre secondo la forestale questo è complessivamente l'ottavo investimento di plantigradi da quando gli orsi sono stati immessi in Trentino.”

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Foto, quotidiano Alto Adige

Life Ursus, mi vien da ridere! Sto mica facendo polemica eh…

(l’ho già fatta a suo tempo)

PS: sarebbe la giornata della terra, oggi. Quella che getteranno sulla carcassa dell’orsetto, immagino.

sabato 21 aprile 2012

Camminare attorno a una tavola (rotonda)

..guardando il proprio ombelico

camminare

questo fine settimana a Bolzano, il “tradizionale*” appuntamento che riunisce per la prima volta chi ama la cultura del camminare. Amare il camminare tout court non è sufficiente a quanto pare :D

Incontri su "camminare e spiritualità", "camminare e politica", "camminare e diversabilità" durante i quali, seduti, si  parlerà del camminare.

Nel programma minicamminate meditative all’alba e al tramonto, la “Camminata con bagno di foresta”  durante la quale “si esploreranno gli elementi della natura selvatica, le emozioni e l’energia dentro e fuori di noi con una serie di “giochi” esperienziali – il Bagno di Foresta – che la nostra guida ha praticato per anni con asceti e sciamani nelle grandi wilderness asiatiche.” a castel Roncolo (a pochi minuti dal centro città) che di wilderness ne ha conservato pochetto; una “Camminata musicale nel chiostro” dei francescani che, per quanto bellissimo, offre poco spazio alle camminate.

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Chiostro dei Francescani

C’è poi (copio dal sito) “l’Escursione con il CAI di Bolzano sulle  Promenade de (sic) Guncina: Facile cammino su stradella sterrata, con arrivo in arrivo (sic) in piazza Gries. Dislivello in salita e discesa di circa m. 170.”. Posto meraviglioso al quale sono molto affezionata, la mia palestra quasi quotidiana, ma non proprio una camminatona. Serve la guida del CAI, altrimenti ci si perde: "questo è un albero, questa una lucertola, questo è un crozzo! ecco bravo ti ci sei inciampato."

Incontro “Camminare per stare bene”, seduti nella sala di rappresentanza del Comune.

A leggere il programma, fra sciamani, yoga ed asceti, mi paiono tante vispeterese al tofu dove chi cammina di più sono i bimbi e gli asinelli.

Sarà l’occasione, scrive il nostro ineffabile quotidiano, “per vedere che aria tira nel mondo del camminare.” Perché c’è il mondo del camminare, è diventato di moda e tirano le arie. Infatti non si cammina banalmente più, si fa nordic walking o fitwalking, ci sono corsi, norme, gare, società sportive; è meditativo, spirituale, alternativo, verde, anticonformista, sano.

Fa venir voglia di andare in auto :D

Messner non c’è, ha mandato una video intervista. Forse aveva da camminare. In compenso ci sono Enrico Brizzi e Wuming2. Abbe’ allora!

* quotidiano Alto Adige del 20 aprile 2012 pag. 20

sabato 14 aprile 2012

Bandiera nera

Mauri, accidenti, non volevo tornare sul blog facendo, ancora, l’indignata o la prefica. Volevo raccontarti del museo del miele, per esempio, situato in un magnifico vecchio maso, che ti potrebbe piacere, o di una vacanza speciale, invece eccomi qui incazzatissima a riparlare delle solite cose.

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Karer See / Lago di Carezza

Bolliva in pentola da 8 anni, fra ricorsi, divieti, polemiche, marce, indignazioni. Bolli che ti bolli, l’altro ieri era cotto a puntino e ce l’hanno servito in salsa verde: il campeggio vista Karer See / lago di Carezza, patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco si farà, ma dimezzato perdinci!

Sissignori, la Provincia, non contenta dello scempio già perpetrato con la costruzione del parcheggio a pagamento (spesso snobbato a favore di parcheggio selvaggio gratuito lungo strada, ovviamente), dei bar tavola calda, del negozio di carabattole che, per mettere ordine, ha preso il posto della bancarella, della colata di cemento del sottopassaggio, del percorso obbligato attorno al lago con divieto di scendere sulle rive, lago da guardare e non toccare diventato ormai un parco a tema; non contenta di ciò ecco la variante urbanistica da verde alpino e bosco a zona per attrezzature turistiche che dà di fatto l’autorizzazione al megacampeggio vista lago. Che cementificherà, con il beneplacito unanime della commissione agricoltura e foreste, tutela dell'ambiente, urbanistica, acque pubbliche, energia(*), un appezzamento di proprietà di chi?? Ma del vicesindaco del comune di Welschnofen Nova Levante e attuale assessore al turismo Jürgen Pardeller,  mica di un Bauer qualunque.

jpg_5764099Ecco dove sorgerà il campeggio. Sullo sfondo il Karer See / lago di Carezza (fonte quotidiano Alto Adige on line)

Quindi, salvo ricorso a San TAR, verranno realizzate 100 piazzole per camper, bungalow, stradine interne, strutture di servizio al posto di 18 mila metri quadrati di bosco e pascolo. E non vorrete metterci un minimarket visto che il paese è lontano? E il bar, la pizzeria? Un localino per passare la lunga serata invernale non ce lo mettiamo? Facendosi un allegro baffo delle proteste dei confinanti e dell’intero paese, contrarissimi, ai quali il Comune ha respinto un ricorso, e di non so più quante associazioni ambientaliste e turistiche compresi Mountain Wilderness, Cai e Avs, Italia Nostra, Heimatpflegeverband, Wwf, Cipra, Fai, Gruppo italiano scrittori di montagna, Ctcu, delle più di 1000 firme raccolte fra i turisti storici che erano servite, nel 2004 e nel 2008, a fermare il progetto. Definito, oltre che scempio ambientale, inutile contro camper selvaggio, criticità quasi inesistente in zona e foriero, a rimorchio, di una cascata di altri problemi: non ultimo, se il campeggio dovesse aver successo, cosa della quale peraltro si dubita, un notevole aumento di traffico a ridosso del lago su una strada non proprio agevole, stretta, tortuosa, ripida e spesso ghiacciata.

Fra l’altro i contadini già ridono pensando al “bestiame al pascolo, campanacci giorno e notte, [che] disturberà assai i camperisti. Per non citare le notevoli irrorazioni di puzzolenti liquami naturali usati come concime(**)”

Carezza

Una proposta alternativa per il campeggio c’era, molto meno distruttiva, che avrebbe più o meno accontentato tutti, in zona più centrale rispetto agli impianti di risalita, ai bar e ai ristoranti, più facile da raggiungere con i camper, poco lontana dalle fermate dei bus; piaceva alla provincia, piaceva alle opposizioni in comune, piaceva un po’ meno al vicesindaco: non valorizzava i suoi terreni, il suo maso, il suo centro equitazione.

Unica nota positiva: “la commissione urbanistica provinciale si era espressa all'unanimità (Riccardo, cazzo, dov’eri?? N.d.M.) a favore del provvedimento, imponendo però delle limitazioni al progetto iniziale, decisamente più impattante. La giunta infatti ha contestualmente approvato la duplice modifica apportata in commissione: sull'area del campeggio potranno sorgere edifici per un volume massimo di 4.000 metri cubi anziché 9.000; inoltre, la quota di superficie su cui poter costruire è stata ridotta dal 40% al 20% dell'area.”(**) In sostanza, si consuma un unanime irreparabile scempio, ma solo a metà, sventolando con orgoglio la bandiera nera assegnata a Welschnofen/Nova Levante da Legambiente “Per la pervicacia con cui cerca uno sviluppo turistico aggressivo e speculativo che non trova fondamenti economici ma che invece risulta distruttivo per l'ambiente di grandissimo valore costituito dalle aree di Carezza-Passo Costalunga”. In barba all’Unesco che finora ha portato liti sulla gestione della fondazione, vantaggi sul fronte pubblicità e turismo e nulla o peggio sul fronte della protezione ambientale.

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sottopassaggio al  lago

(*) A futura memoria, membri della commissione: Presidente, Hochgruber Kuenzer Maria Magdalena (SVP); Vicepresidente, Dello Sbarba, Riccardo (Grüne Fraktion - Gruppo verde - Grupa vërda); Segretario, Stocker Sigmar (Die Freiheitlichen); Membri: Baumgartner Walter (SVP) (4); Knoll Sven (SÜD-TIROLER FREIHEIT); Noggler Josef (SVP); Schuler Arnold (SVP); Vezzali Maurizio (Il Popolo della Libertà - Berlusconi per l'Alto Adige) (2)Zelger Thaler Rosa (SVP)

(**) fonte quotidiano Alto Adige

Dove questo blogghino scandalizzato ha già sproloquiato sulla gestione allegra dell’area

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dintorni Karer Pass / Passo Costalunga

domenica 5 febbraio 2012

Storie dalla mangiatoia

- Chi diavolo c’è sulla MIA mangiatoia?

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- Ehi, verdone, aria, che adesso mangio io!

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- Ma sei un brutto prepotente, merlo, lasciami finire no?

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- Finire un accidente sbarbo, porta via da qui le tue piume pulciose, chiaro?

- Ma tu guarda questo grandissimo arrogante! Vado, vado, sei un bel po’ più grosso di me (e a dirla tutta mi sono già rimpinzato per bene).

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- Ma ci si rivede, vecchia cornacchia, sappilo!

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- Si si, intanto sgomma nanerottolo, poi vedremo

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- Oh, finalmente si mangia in pace! Chi ha autorizzato questi tamarri a venire in questa mensa? Dove andremo a finire? Dovrò protestare in direzione, altroché!

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Personaggi e interpreti:

- Generale Diaz il merlo penna bianca

- Verdi il verdone

Location: la Mangiatoia

Fotogrammi estrapolati dalle riprese eseguite con la magica e divertente GoPro Hero2, alla quale non metto il link per non fare (troppa) pubblicità.

martedì 24 gennaio 2012

Guido Rossa, alpinista, operaio, compagno

Il 24 gennaio 1979 le Brigate Rosse uccidono a Genova il delegato sindacale Italsider Guido Rossa.

Guido Rossa

Guido Rossa, annuario 2004 CAI Bolzaneto, negativo F. Jöchler. Fonte unfinished, il bel sito di Andrea Corradi.

Forse è stato l’inizio della fine delle Brigate Rosse.

Mi pare importante ricordarlo, in questi tempi cupi in cui il sindacato si dibatte per trovare forza nella voce e cercare di salvare qualcuno dei diritti che stiamo quotidianamente perdendo.

Molto bello il post di Andrea Corradi, al quale indirizzo chi mi sta leggendo: non saprei ne avrei modo di scriverne meglio né più diffusamente.