lunedì 22 ottobre 2007

Gli eredi della solitudine

Foto di Flavio Faganello

Nel 1973 usciva, per i tipi "arti grafiche Saturnia" di Trento, un bellissimo libro: "Gli eredi della solitudine" (ristampato nel 2003 da Cierre edizioni), firmato dal giornalista Aldo Gorfer e dal grande fotografo trentino Flavio Faganello.


I due autori nell'inverno del 1972 girarono per alcuni masi altoatesini isolati in montagna, a diverse ore di cammino dal primo paese e dalla civiltà, privi di ogni collegamento con il fondovalle. Erano abitati da povera gente, da contadini che praticavano una pura economia di sussistenza. Ammalarsi era vietato, durante i lunghi inverni i masi erano irraggiungibili; le donne partorivano da sole lontane da ogni assistenza, allevavano molti figli in condizioni di vita durissime dettate esclusivamente dalle necessità della campagna e dal ritmo delle stagioni. Per i ragazzini andare a scuola voleva dire 3-4 ore di cammino per frequentare multiclassi nel paese più vicino. In moti masi non arrivavano ancora né telefono né luce elettrica.


"Maso Greit, m.1858, di fondazione medievale, distante un'ora di severo cammino dalla strada di val martello. E' abitato permanentemente da due famiglie." oppure "maso Grub, abitato da 12 persone, è uno dei caratteristici masi montani del comune di Naturno [..] Si trova a 1475 m s.l.m. a circa due ore di cammino da Naturno [..] Una teleferica allaccia Naturno con il maso Rofen (m 1034). Da qui si dipartono altre due teleferiche, una delle quali per il Grub.


Aldo Gorfer faceva parlare la gente, raccoglieva storie di uomini e donne fermi nel tempo, fortemente ancorati a vecchie tradizioni, alla loro terra, a una semplice religiosità spesso venata di superstizione; di famiglie nelle quali ogni età aveva i suoi importantissimi compiti da svolgere dai quali dipendeva la sopravvivenza di tutti.


"Oggi fanno il pane. Non si deve disturbarli. Quando fanno il pane tutta la famiglie è sottosopra. La cottura del pane è avvenimento importante per il maso. Una cerimonia che rappresenta la vita per alcuni mesi".


Flavio Faganello fotografava. Decine di belle fotografie in bianco e nero di interni ed esterni, di facce, gente al lavoro, animali, casali coperti di neve, vecchi e bambini.


Insomma un libro bellissimo.


A distanza di 30 anni Flavio Faganello tornò lassù, senza Aldo questa volta, morto da tempo, a visitare i luoghi visti allora, con la paura di non trovare nessuno e di aver perso un mondo, una cultura. Li raggiunse in auto, le strade erano arrivate fin lassù. Invece li trovò ancora tutti abitati dalle stesse famiglie, al posto delle temute rovine, masi ristrutturati e ammodernati, televisione, automobile, attrezzature agricole moderne. In tutti i masi il suo libro in bella vista nel posto d'onore.


La gente è cambiata per forza, più aperta al mondo, diversa ma non si può dire peggiore. Resta il grande attaccamento alle proprie radici e una grande consapevolezza dell'importanza del contadino di montagna per la salvaguardia dell'ambiente, della cultura, dell'economia e anche del turismo ecocompatibile.


Merito della Provincia che ha saputo creare infrastrutture, dare contributi per le ristrutturazioni, per gli ammodernamenti delle stalle, per l'acquisto di macchinari. E merito di quel concetto di Heimat altoatesino, che quando è sano rappresenta il legame profondo alla propria piccola patria fatta di radici e cultura e non malinteso nazionalismo. Che si vede anche nella pulizia dei prati e dei boschi, nello sviluppo turistico ancora in parte compatibile col territorio, nei gerani alle finestre (con buona pace di Paolo Rumiz che li detesta).


Da queste visite nell'ottobre 2003 a BZ è nata una bella mostra fotografica, intitolata "Gli eredi della solitudine - Un ritorno" con uno splendido catalogo.


Questo post aveva altri intenti, in origine. Volevo parlare di Flavio Faganello, morto in ottobre di due anni fa, delle sue fotografie e del suo modo di vedere il Trentino. Ha cambiato volto e indirizzo per merito di un interessante e piacevole scambio di opinioni con RoVino nei commenti del post di ieri dedicato alle Portatrici Carniche. Grazie anche a lui, quindi, per lo spunto di riflessione.


Maddalene, perché?

Le Maddalene viste dal Monte Pin

Le Maddalene sono una catena di monti che appartiene geograficamente al gruppo Ortles-Cevedale e chiude a nord l'alta Val di Non (Trentino occidentale) facendo da spartiacque con la Val d'Ultimo/Ultental in Alto Adige.


Ancora poco sfruttate turisticamente, prive di pareti strapiombanti da arrampicare, vicine a ghiacciai, stazioni sciistiche e cime molto più famose, povere di rifugi e di ristori, sono poco conosciute e finora per gran parte incontaminate.


Me lo son chiesta più di una volta: perché questo nome?


Maddalene non è un toponimo comune ma è meno raro di quel che si crede: esiste per esempio una Val delle Maddalene nel veronese, un quartiere di Vicenza chiamato Maddalene, una Madelein Spiz in Val Senales. Secondo Giulia Mastrelli Anzilotti, studiosa che ha dedicato diverse ricerche e pubblicazioni sulle origini della toponomastica trentina, l'etimologia risale alle regole comunali che disciplinavano lo sfruttamento del territorio e dei pascoli e che vietavano, in quelle località, lo sfalcio del fieno prima del 22 luglio, festa di Santa Maria Maddalena.


Ecco spiegato l'arcano :)

domenica 21 ottobre 2007

Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan

Cambiare coalizione in corsa è una specialità degli italiani. Sebbene alleata con l'Impero Austroungarico, l'Italia aveva intensificato i rapporti con Francia ed Inghilterra, preparandosi a cambiare fronte allo scoppio della Prima Guerra mondiale. Per mantenere segrete le manovre diplomatiche, sperando, invano, che l'Austria non subodorasse le sue intenzioni, l'Italia non allestì una linea difensiva lungo le creste di confine, né una rete stradale efficiente per rifornire le truppe in quota, al contrario del previdente Kaiser che dell'alleato italiano poco si fidava.


Così impreparata si trovò a non avere né strade né uomini sufficienti per raggiungere i soldati al fronte. In Carnia, alla richiesta d'aiuto risposero le donne. Uomini validi in paese non ce n'erano più: appena rientrati, gli emigrati erano stati arruolati e spediti su per i monti a presidiare i Sacri Confini.


"Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan" Andiamo, se no quei poveri cristi muoiono anche di fame. Cariche come muli, con gerle pesanti 30 chili e più, compiendo dai 600 ai 1200 metri di dislivello e pagate una lira e mezza a viaggio, poco più di 3 euro attuali, le Portatrici Carniche andavan su e giù dai magazzini di fondovalle fino alle trincee sui monti, di giorno e di notte, d'estate e di inverno, sprofondando nella neve, equipaggiate alla bell'e meglio, calzate con zoccoli di legno o scarpe di pezza, spesso vicino alle operazioni, a rifornire i 10.000 uomini dei battaglioni Tolmezzo e Val Tagliamento di munizioni, vettovaglie, vestiario, lettere da casa.


Partivano in gruppetti che si sgranavano lungo il cammino, portando bene evidente il bracciale rosso di pezza che le doveva far distinguere da lontano dagli alpini ma anche dai nemici, raggiungevano ognuna il reparto dal quale dipendeva, arrampicandosi per sentieri a loro noti da sempre. A volte toccava loro riportare a valle morti o feriti.


Di questo migliaio di donne, 3 vennero ferite gravemente e una, Maria Plozner Mentil, uccisa a 32 anni da un cecchino austriaco. Sepolta con gli onori militari, la sua salma venne poi traslata nel Tempio Ossario di Timau (UD) vicina ad altri 1760 caduti su quel fronte e nel 1997 fu insignita dal Presidente della Repubblica della medaglia d'oro al valore militare.

venerdì 19 ottobre 2007

Fra un po' ce li troviamo nel letto

A controllare se abbiamo l'iscrizione all'albo, i permessi, la carta bollata e se ci comportiamo a norma di legge.

Il 12 ottobre scorso il consiglio dei ministri approva il disegno di legge, che ora dovrà essere approvato dal parlamento, che regolamenta l'editoria e Internet.

Se il testo rimarrà quello attuale chiunque faccia attività editoriale (e leggendo il disegno di legge parrebbe anche ogni piccolo sito e blog) dovrà registrarsi ad una sorta di albo, presentare documenti, andare incontro a burocrazia, controlli, spese. E a un inasprimento penale in caso di diffamazione in quanto parificata a "diffamazione per mezzo stampa".

Leggo sul sito di Repubblica: "Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso."

Quanta paura hanno governo e stampa ufficiale della libertà di parola ed espressione, di questo mezzo, Internet, difficile da controllare, censurare, regolamentare?

Mi auguro che il Parlamento non approvi il testo così come è scritto ma non sono molto ottimista, e spero che la rete si faccia sentire con tutti i mezzi a sua disposizione prima di trovarsi la polizia postale in casa.

mercoledì 17 ottobre 2007

Sterilizzata Jurka?

L'orsa Jurka nel recinto di San Romedio (TN)

Proprio nel giorno in cui a Trento sfilava un corteo, supportato da 14.000 firme raccolte in tutta Italia, che richiedeva la liberazione di Jurka confinata nel recinto di San Romedio, lei è stata sterilizzata, per evitare assalti di orsi maschi nel periodo degli amori, senza troppo clamore né pubblicità.

E' già successo che un maschio abbia superato tutte le protezioni installate attorno al recinto di Spormaggiore per accoppiarsi con le orse recluse.

Da alcuni giorni gira sulla stampa locale la foto scattata da Massimo Dell'Eva sabato mattina a San Romedio, nella quale si vede chiaramente Jurka narcotizzata e trasportata di peso da 6 persone.

La Provincia di Trento, interpellata dai giornalisti, non conferma né smentisce: "Jurka sta bene" e non aggiunge altro.

Il Consigliere provinciale dei Verdi Bombarda ha presentato, in data 17 ottobre, un'interrogazione alla Presidenza del Consiglio provinciale che inizia cosi': "Insostenibili le condizioni di detenzione di Jurka" e nella quale chiede di sapere:

1. per quale motivo l'animale sia stato narcotizzato nella giornata del 13 ottobre scorso;
2. se vi sono stati altri episodi del genere dal giorno in cui Jurka è stata portata a San Romedio;
3. qual è lo stato di salute odierno dell'orsa Jurka;
4. se corrisponde al vero che l'orsa abbia manifestato nelle ultime settimane una crescente insopportazione per lo stato di reclusione;
5. se e quando sarà trasferita in un ambiente più adatto alle sue caratteristiche animali.

Il Presidente dovrà rispondere.

Storie di pascolo vagante


Segnalo un bellissimo blog, Storie di pascolo vagante. "Cosa vuol dire essere pastori per 365 giorni all'anno nel XXI secolo. Quattro stagioni, dalla pianura alla vita d'alpeggio".

Marzia si autodefinisce "Un'amante della montagna, spirito libero, testa dura, che un giorno ha incontrato un pastore... di lì sono nate tante cose". E racconta, bene e con passione, di pastori, pecore, asini, burocrazia, transumanza; parla delle montagne piemontesi, delle valli e della natura, di uccelli, fiumi, stagioni.

Non è solo camminare insieme a persone che fanno una professione antica della quale poco sappiamo e sulla quale a ogni post impariamo qualcosa, è una boccata di aria pulita.

Una risata li seppellirà

Leggo sul Blog dell'ottimo Stefano Quintarelli una notizia ripresa dal sito della BBC:

"A car repair firm has been taken to court accused of infringing musical copyright because its employees listen to radios at work." Ovvero in un'offcina di riparazione auto, fra una chiave inglese e un cacciavite, i meccanici ascoltavano la radio. La ditta è stata citata in tribunale per infrazione del copyright: diffusione non autorizzata di musica in luoghi pubblici.

Quintarelli chiosa: "tenete i finestrini dell'auto chiusa quando ascoltate musica, non si sa mai..."

Una spia sulla Parete d'argento?

pareti sud-ovest e sud della Marmolada
(Fonte: Wikimedia Commons - Immagine rilasciata con licenza GNU Free Documentation)


La prima via sulla Parete d'argento, l'impressionante parete sud della Marmolada, fu aperta nel 1901 dalle guide primierotte Michele Bettega e Bortolo Zagonél insieme all'inglese Beatrice Tomasson. 12 ore di arrampicata fra neve e grandine per 850 metri di dislivello, già più volte affrontati senza successo nei due anni precedenti dalla Tomasson insieme alla guida Luigi Rizzo.


Nel libro "Salve... Regina! La Marmolada dei pionieri", edito da Nuovi Sentieri nel 2001, lo scrittore e alpinista Bepi Pellegrinon propone un'ipotesi singolare e al momento non dimostrabile: la Tomasson non sarebbe stata mossa solo dalla passione alpinistica ma anche da motivi più prosaici. L'aristocratica inglese sarebbe stata una spia al soldo dei tedeschi inviata a verificare i confini geografici dell'Impero.


Lo stesso Pellegrinon afferma di non basarsi su documenti certi ma su una serie di elementi emersi dalle ricerche sulle imprese della bizzarra signora inglese.


Perché, si chiede l'autore, non c'è traccia della scalata né sui giornali né sulle riviste d'alpinismo dell'epoca, né esiste una relazione tecnica nonostante l'indiscutibile valore della salita? La Tomasson fu per molti anni la segretaria particolare di un generale prussiano, fu sempre accompagnata dalle migliori guide pagandole molto bene, disponeva di un bel po' di soldi e fra il 1895 e il 1910 scalò moltissime cime concentrandosi su gruppi montuosi situati lungo la linea di confine. Nonostante la Triplice Alleanza in quegli anni gli austriaci continuarono a costruire postazioni militari sulle montagne lungo i confini, fidandosi poco dell'alleato italiano, consci, tra l'altro, delle forti spinte irredentistiche nei confronti del Trentino.


Visti questi indizi, col senno di poi non è impossibile ipotizzare che Beatrice Tomasson fosse pagata dal Kaiser per perlustrare il territorio che, pochi anni più tardi, vide le sanguinose battaglie della prima guerra mondiale.


martedì 16 ottobre 2007

Repubblica sbaglia cima

Il costone crollato da Cima Una

La vetta crollata secondo Repubblica

Torno per l'ultima volta sull'argomento, promesso :D

Nella sarabanda giornalistica seguita al crollo di Cima Una, fra uno svarione e una falsa certezza, Repubblica fa una cappella anche con le fotografie.


Per iniziare, titola: "
Dolomiti, crolla un'intera vetta" e posta una foto del prima e del dopo crollo. Peccato che non sia crollata un'intera vetta, ma un costone, e che la cima circolettata nella foto non c'entri un accidente: il costone si è staccato dalla punta di sinistra.

Basta guardare la traccia della frana della seconda foto caricata da Repubblica: come avrebbe potuto quella vetta precipitare per quel canalone? Facendo un salto, suppongo.


Ok, i redattori di Republica manco sapranno dov'e' la val Fiscalina e a malapena troverebbero la val Pusteria su una cartina muta, ma prima di dare notizie errate sarebbe meglio informarsi ed attendere di essere sicuri.

lunedì 15 ottobre 2007

Ecosistema Urbano 2008, convegno a Bolzano

Logo di Legambiente

Il 19 ottobre, nella sala di rappresentanza del Comune di Bolzano in vicolo Gumer si terrà il convegno Ecosistema Urbano 2008, rapporto annuale realizzato da Legambiente con la collaborazione de "il Sole 24 Ore".

"Ecosistema Urbano è diventato un insostituibile punto di riferimento per valutare la qualità ambientale delle città.
Da quattordici anni infatti il sistema di indicatori locali di Legambiente confronta le prestazioni ambientali dei 103 comuni italiani capoluogo di provincia.

L'incontro, come tradizione, approfondisce ogni anno un aspetto particolare dell'ecosistema urbano. Al centro di questo appuntamento a Bolzano c'è il tema "Clima in città". Attraverso l'intervento di tecnici ed esperti si cercherà di tracciare una fotografia della situazione e delle possibili soluzioni." (fonte: programma ufficiale del convegno)

Durante il convegno Duccio Bianchi e Michele Merola dell'Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Alberto Fiorillo di Legambiente presenteranno il rapporto Ecosistema Urbano 2008. Seguiranno approfondimenti "di buone pratiche". Si parlerà di Casa clima, di mobilità ciclabile, qualità dell'aria, elettrosmog, dell'Indice di riduzione dell'impatto edilizio.

Alle 13 verranno premiate le Eccellenze di Ecosistema Urbano. Al primo posto troviamo Belluno, in particolare per la qualità dell'aria, gestione dei rifiuti e mobilità. All'ultimo posto Ragusa.

Bolzano scivola dal primo al nono posto, Trento passa dal quinto al settimo.

Questa la classifica delle prime 10 città: Belluno Bergamo, Mantova, Livorno, Perugia, Siena, Trento, Parma, Bolzano, Pavia.

Nel 2007 l'ordine era questo: Bolzano, Mantova, La Spezia, Parma, Trento, Pisa, Ferrara, Verbania, Livorno, Cremona. Belluno era all'11° posto.

Ragusa passa dal 100° posto all'ultimo, L'Aquila dall'ultimo al 73°.

Ora voglio capire perché Bolzano e Trento sono scese (Bolzano di parecchio) e cosa ha fatto L'Aquila per migliorare così tanto la posizione.

Qui la classifica completa.

(questo blog sta prendendo una piega molto ambientalista, mi pare, a vedere il numero di post/argomento)

domenica 14 ottobre 2007

Battuti dal tempo

Nives Meroi e Romano Benet rinunciano alla cima del Makalu, sono stati battuti dalla neve.

Troppo alta, non trasformata, ogni passo una pena. Impossibile per loro due soli battere la traccia fino in vetta.

Peccato, ma l'importante è che stiano bene!

Cima Una e la Meridiana di Sesto

La Val Fiscalina con Cima Dodoci (spunta dallo spiovente di sx del tetto) e Cima Una prima della frana

A Sesto Pusteria non serve guardare l'orologio per sapere che ore sono, basta alzare gli occhi e guardare la posizione del sole rispetto alle cime: le vette che chiudono la val Fiscalina formano un'enorme orologio solare. Quando il sole è sopra Cima Una, sono le 13.

La cime che fan parte della "meridiana di Sesto" si chiamano infatti Cima Nove, Dieci, Undici, Dodici, Una.

Per conoscere l'ora del pomeriggio invece bisogna alzare lo sguardo verso il campanile della chiesa :)

Cima Una, Una montagna di sciocchezze

Plastigrafia della Val Fiscalina con Cima Una e il Rifugio Fondo Valle
(foto Val)


Allora, cosa diavolo è il "permafrost" di cui tutti i giornali si riempiono la bocca dopo la frana della Val Fiscalina? Ognuno lo spiega in modo diverso, o non lo spiega per nulla, o attribuisce il nome di permafrost a quello che permafrost non è, o lo confonde con il ghiaccio, con l'acqua che gela e aumentando di volume spacca la roccia.

Per Rumiz, su Repubblica on line, è addirittura la roccia che si scioglie: "lo scioglimento del "permafrost", gli strati profondi della roccia, che fa collassare ghiaioni che per millenni sono rimasti gelati e compatti sotto la superficie, anche d'estate."! Cioè la roccia si scioglie e fa collassare i ghiaioni? I ghiaioni? E' franato un ghiaione in val Fiscalina? Si sciolgono al sole gli strati profondi delle rocce?


Su avionews leggo quest'altra perla: "Secondo gli esperti la causa del crollo sarebbero le nevicate dei giorni scorsi, scioltesi poi al sole dei giorni seguenti. Queste, divenute acqua sarebbero penetrate nelle venature della roccia, gelando poi in seguito all'abbassarsi della temperatura delle ultime ore, e provocando così il distaccarsi del fronte roccioso, di ben 60 mila metri cubi.”


Santo cielo, è sempre nevicato e piovuto, l'acqua è sempre gelata da quando mondo è mondo. Com'è che si mette a spaccare la roccia da qualche anno in qua? Che esperto sarebbe stato a dire questa cosa? Voglio il nome!


Reinhold Messner è sicuro e perentorio: la frana di Cima Una è dovuta ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale terrestre. "il permafrost che si trova in alta quota e funziona come collante delle rocce si sta ritirando".

Fonti? Studi approfonditi? O devo crederci perché lo dice lui? O perché un giornalista riporta una parte delle dichiarazioni di Messner?


Mentre Giorgio Chiesa, dirigente di ricerca dell'Istituto dinamiche e processi ambientali del CNR, a leggere Adnkronos, è altrettanto perentorio, i cambiamenti climatici non c'entrano per nulla: “Si è senz'altro trattato di un crollo, di un fenomeno normale tipico della morfologia delle Dolomiti”. Che fosse un crollo nessuno aveva dubbi. Che sia normale è possibile, ma in base a cosa dice ciò? Ha fatto un sopralluogo, prima, dopo? O il giornalista ci crede e basta?


Io non escludo nulla. Non voglio dire che il crollo di Cima Una non sia causato dai cambiamenti climatici, del cedimento del permafrost, dall'inquinamento atmosferico, dal surriscaldamento terrestre. Può essere vero, ma porca miseria, le fonti? La geologa della Provincia deve ancora fare il sopralluogo e già si sanno i risultati. Almeno Francesco Battistini sul Corriere lascia uno spiraglio al dubbio.


Non sono argomenti sui quali starnazzare a vanvera, scrivere sciatterie, inesattezze, gridare al lupo al lupo, pubblicare articoli dettati dall'emotività dei quali domani ci si può allegramente scordare. Tanto non ci sono le fonti, tanto si scambia una gelata autunnale per permafrost e le rocce si sciolgono.


E basterebbe fare una ricerchina on line, mica consultare chissà che testi scientifici, per non prender fischi per fiaschi, e per sapere cos'è il permafrost, almeno a spanne.


PS: non ce l'ho con Paolo Rumiz in particolare, sono due post di fila che me la prendo con lui. Scrive cose interessanti, spesso da posizioni che condivido, ma a volte la fa fuori dal vasino. E, vorrei precisare, non è uno dei peggiori. Almeno a lui riconosco la passione e la buonafede


sabato 13 ottobre 2007

Cima Una, quanta retorica!

Cima Una scendendo dal Rifugio Locatelli verso la val Fiscalina

Paolo Rumiz su Repubblica e Francesco Battistini sul Corriere on line: ma quanta retorica accidenti!

"Solo allora si è visto che una nube color avorio era esplosa in fondovalle, s'era gonfiata come un cavolfiore e ora prendeva come un treno la strada del Nord verso Sesto Pusteria, lungo il torrente. Un treno di polvere accecante, come quello delle Twin Towers nel canyon della West Broadway, dopo il crollo dell'11 settembre. Cima Una, l'immenso "paracarro" che chiude il fondovalle, aveva perso uno dei suoi pilastri." Paolo Rumiz

"Pochi minuti, per imbiancare strade e prati e case verso Moso, per toccare la Dolomitenstrasse di Sesto Pusteria, per spaventare i duemila valligiani, per fare adesso di un luogo paradisiaco un elenco di luoghi comuni: «Sembravano le Twin Towers», descrive il pompiere Hans Hellweger, sembra Pompei, sembra l’Etna, sembra un terremoto, sembra una guerra nucleare, sembra The Day After..." Francesco Battistini.

Ma dai! Un po' di sobrietà, di autocontrollo, di senso della misura!

venerdì 12 ottobre 2007

Crolla un pezzo di Cima Una in val Fiscalina (Alto Adige)

Webcam sulla val Fiscalina - immagine delle 13.23
a oltre 4 ore dal crollo la valle è coperta di polvere


Stamattina si è staccata un'enorme frana da Cima Una, in Val Fiscalina, nelle Dolomiti di Sesto, coprendo tutta la vallata con una densa nube di polvere.

E' molto difficile al momento riuscire a sabilirne la dimensione, si parla comunque di circa 60.000 metri cubi di materiale caduti a valle: il polverone impedisce di vedere qualcosa, tuttora continuano distacchi di materiale; Vigili del Fuoco e Protezione Civile devono lavorare con le maschere e per non più di 20 minuti alla volta. Una geologa della Provincia sta raggiungendo la zona in elicottero per un primo sopralluogo.

Il Telegiornale delle 14 ha trasmesso le prime immagini dal parcheggio all'ingresso della valle, sopra il quale si è staccata la frana: turisti sbigottiti, automobili coperte da centimetri di polvere, mezzi del soccorso, un grande scompiglio; dal rifugio raccontano che si è sentito un boato e si è oscurato il cielo. Non pare ci siano vittime, solo 13 alpinisti bloccati in quota poco distanti dalla caduta della frana ma non sono in pericolo.

Ore 15.06: la nube di polvere non si è ancora dissolta

Le Dolomiti sono belle e fragili e la loro bellezza è dovuta in gran parte alla loro fragilità. I loro pinnacoli e i pizzi, le caratteristiche guglie ardite, gli enormi ghiaioni ai loro piedi testimoniano la costante erosione alla quale sono sottoposte, da sempre, dagli agenti atmosferici.

Basta ricordare l'enorme frana staccatasi nel 1868 dall'Antelao, che spazzò via alcune frazioni del comune di Borca, causando una dozzina di morti. Altri crolli famosi, quello del "camino Adang" sul Gran Piz da Cir, nel 1962; la Torre Trephor nel gruppo delle Cinque Torri nel 2004 e, ancora nel 2004, la cima del Piccolo Cir che si è abbassato di oltre un metro, la Cima Dodici e la Cima di Canssles nelle Odle.

Si parla dei cambiamenti climatici, che potrebbero influire sulla tenuta della roccia: gli sbalzi termici, l'alternarsi di piogge molto intense con periodi di siccità prolungata, il riscaldamento globale e l'inquinamento ma uno studio approfondito non è ancora stato fatto.

Insomma le Dolomiti crollano da sempre, solo che non c'erano giornali e giornalisti a fare la grancassa: l'allarmismo è quindi ingiustificato ma sarebbe auspicabile un ripensamento e una presa di coscienza della vulnerabilità delle nostre montagne e della delicatezza dell'equilibrio ambientale in una zona così particolare. E sostenere l'ipotesi dell'inserimento delle Dolomiti nel "patrimonio universale dell'umanità" dell'Unesco invece che continuare a discutere e a mettere al progetto i bastoni fra le ruote.

mercoledì 10 ottobre 2007

Speriamo che sia 11

La catena himalayana (fonte Wikimedia)

Nives Meroi e Romano Benet sono al Campo Base avanzato sul Makalu, rallentati dalle pessime condizione del tempo e da seri problemi di salute del loro cuoco e amico Indra, problemi che li hanno costretti a fare gli infermieri in attesa del'elicottero per 5 preziosi giorni.

Domani o posdomani dovrebbero fare il primo e unico tentativo di raggiungere la cima, senza ossigeno, in puro stile alpino. La loro spedizione minimale, la tanta neve caduta e il fatto di essere gli unici alpinisti in zona non permetteranno loro, probabilmente, un secondo tentativo se questo non andasse a buon fine. Lei e Romano sono soli a batter traccia, difficilmente resterebbero loro energie sufficienti per riprovarci.

Se Nives arrivasse in vetta sarebbe la prima donna ad aver raggiunto 11 dei 14 ottomila del mondo.

Non servirà a molto ma incrocio le dita per loro.

Aggiornamento del 12 ottobre: partiti, stanno tentando la cima.

sabato 6 ottobre 2007

Classificazione delle specie a rischio

Tabella dello stato di conservazione
(fonte wikipedia)

Come interpretare la categoria di minaccia:
  • Sicuro (SE): non esistono rischi immediati alla sopravvivenza della specie.
  • Basso rischio (LR): conservazione preoccupante, leggermente a rischio di estinzione nel lungo periodo. Si suddivide in tre sottocategorie, cd (dipendente dalla conservazione), in cui la cessazione delle attuali misure di conservazione potrebbe aumentare la classe di rischio, nt (quasi a rischio), vicino ad essere classificato Vulnerabile ma non per tutti i parametri richiesti, ed lc (minima preoccupazione), in cui i rischi esistono ma non sono al momento preoccupanti.
  • Vulnerabile (VU): ad alto rischio di estinzione nel medio periodo.
  • In pericolo (EN): ad altissimo rischio di estinzione nel prossimo futuro.
  • Critico (CR): a rischio critico di estinzione nel futuro imminente.
  • Estinto in natura (EW): ne esistono ancora esemplari in cattività ma non c'è più traccia di popolazione naturale in libertà.
  • Estinto (EX): nella storia recente l'ultimo membro della specie è morto o si presume senza dubbio fondato che sia morto. L'IUCN ha stabilito la data dell'anno 1500 per considerare le estinzioni moderne.
  • Preistorico: a mezza via tra Estinto e Fossile: specie che si estinsero prima del 1500 ma di cui esistono alcuni campioni in stato non-fossile. Ciò è particolarmente utile nello studio dell'evoluzione umana poiché l'analisi molecolare dei campioni può essere confrontata con quella di altri campioni moderni o preistorici.
  • Fossile: più che uno stato di conservazione è un'indicazione che le specie sono conosciute solo per i reperti fossili.
  • Sconosciuto (DD): una specie è classificata con questa categoria quando non si hanno a disposizione informazioni adeguate per classificarla in una categoria di rischio, perché mancano dati sulla dimensione della popolazione o perché non se ne conoscono i rischi oppure per l'incertezza sulla validità della classificazione tassonomica.
  • Casi dubbi probabilmente estinto (CR-EX), probabilmente estinto in natura (CR-EW)
(fonte: Wikipedia)

Minacciati (seconda puntata)

Orso marsicano (Ursus arctos marsicanus)
(foto pubblico dominio)

Continuo l'elenco delle specie minacciate presenti sul territorio italiano.



CLASSE AVES

CATEGORIA
DI MINACCIA
NOME COMUNENOME SCIENTIFICO
VUAlbanella minoreCircus pygargus
ENAlzavolaAnas crecca
VUAquila realeAquila chrysaetos
VUAstoreAccipiter gentilis
ENAverla cenerinaLanius minor
ENBeccacciaScolopax rusticola
ENBeccaccia di mareHaematopus ostralegus
VUBeccapesciSterna sandvicensis
ENBianconeCircaetus gallicus
ENBigia grossaSylvia hortensis
CRCanapigliaAnas strepera
CRCapovaccaioNeophron percnopterus
CRCincia bigiaParus palustris
VUCivetta nanaGlaucidium passerinum
CRColombellaColumba oenas
ENCormoranoPhalacrocorax carbo
VUCoturniceAlectoris graeca
CRCuculo dal ciuffoClamator glandarius
ENFalco di paludeCircus aeruginosus
VUFalco pecchiaioloPernis apivorus
ENFistione turcoNetta rufina
CRForapaglieAcrocephalus schoenobaenus
VUForapaglie castagnoloAcrocephalus melanopogon
VUFraticelloSterna albifrons
VUGabbiano comuneLarus ridibundus
VUGabbiano corallinoLarus melanocephalus
ENGabbiano roseoLarus genei
ENGallina prataiolaTetrax tetrax
VUGallo cedroneTetrao urogallus
ENGhiandaia marinaCoracias garrulus
VUGracchio corallinoPyrrhocorax pyrrhocorax
ENGrifoneGyps fulvus
VUGufo realeBubo bubo
ENLanarioFalco biarmicus
VULucarinoCarduelis spinus
VUMarzaiolaAnas querquedula
VUMerlo acquaioloCinclus cinclus
ENMestoloneAnas clypeata
CRMignattaioPlegadis falcinellus
CRMignattino alibiancheChlidonias leucopterus
ENMignattino piombatoChlidonias hybridus
CRMorettaAythya fuligula
CRMoretta tabaccataAythya nyroca
VUMoriglioneAythya ferina
ENNibbio brunoMilvus migrans
ENOcchioneBurhinus oedicnemus
VUPellegrinoFalco peregrinus
VUPernice biancaLagopus mutus
ENPernice di mareGlareola pratincola
VUPernice sardaAlectoris barbara
ENPettegolaTringa totanus
VUPicchio cenerinoPicus canus
ENPicchio dorsobiancoPicoides leucotos
VUPicchio rosso mezzanoPicoides medius
ENPicchio tridattiloPicoides tridactylus
VUPiro piro piccoloActitis hypoleucos
CRPittima realeLimosa limosa
CRPiviere tortolinoCharadrius morinellus
VUPoianaButeo buteo
VUPollo sultanoPorphyrio porphyrio
ENRe di quaglieCrex crex
CRRondine rossicciaHirundo daurica
VUSalciaiolaLocustella luscinioides
CRSchiribillaPorzana parva
VUSparviereAccipiter nisus
CRSterna del RuppelSterna bengalensis
ENSterna zampenereGelochelidon nilotica
ENTarabusoBotaurus stellaris
ENVolpocaTadorna tadorna
ENVoltolinoPorzana porzana

CLASSE MAMMALIA

CATEGORIA
DI MINACCIA
NOME COMUNENOME SCIENTIFICO
ENBarbastelloBarbastella barbastellus
ENCamoscio appenninicoRupicapra pyrenaica
ENCervo sardoCervus elaphus
ENConiglio selvaticoOryctolagus cuniculus
VUCrocidura rossicciaCrocidura russula
VUCrocidura sicilianaCrocidura sicula
EN/VUDriomioDryomys nitedula
CRFerro di cavallo di BlasiusRhinolophus blasii
VUFerro di cavallo di MehelyRhinolophus mehelyi
VUFerro di cavallo eurialeRhinolophus euryale
VUFerro di cavallo maggioreRhinolophus ferrumequinum
ENFerro di cavallo minoreRhinolophus hipposideros
VUGatto selvaticoFelis silvestris
VUGhiroGlis glis
CRLepre appenninicaLepus corsicanus
CRLepre europeaLepus europaeus
VULepre sardaLepus capensis
NELince euroasiaticaLynx lynx
CRLontra comuneLutra lutra
VULupoCanis lupus
VUMoscardinoMuscardinus avellanarius
VUMufloneOvis orientalis
VUNottola comuneNyctalus noctula
VUNottola di LeislerNyctalus leisleri
ENNottola giganteNyctalus lasiopterus
ENOrso brunoUrsus arctos
VUPipistrello di NathusiusPipistrellus nathusii
EN/VU/CRQuercinoEliomys quercinus
NESciacallo doratoCanis aureus
VUScoiattolo comuneSciurus vulgaris
VUTopolino delle risaieMicromys minutus
ENVespertilio di CapacciniMyotis capaccinii
VUVespertilio di DaubentonMyotis daubentoni
ENVespertilio di NattererMyotis nattereri
VUVespertilio maggioreMyotis myotis
VUVespertilio minoreMyotis blythi
VUVespertilio mustacchinoMyotis mystacinus
VUVespertilio smarginatoMyotis emarginatus

venerdì 5 ottobre 2007

Minacciati (prima puntata)

Salamandra di Lanza (Salamandra lanzai)
(foto Val)


Elenco degli animali minacciati o in via di estinzione presenti sul territorio italiano

(fonte:
Boitani L., Corsi F., Falcucci A., Maiorano L., Marzetti I., Masi M., Montemaggiori A., Ottaviani D., Reggiani G., Rondinini C. 2002. Rete Ecologica Nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma "La Sapienza", Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo; Ministero dell’Ambiente, Direzione per la Conservazione della Natura; Istituto di Ecologia Applicata.)


CLASSE CEPHALASPIDOMORPHA

CATEGORIA
DI MINACCIA
NOME COMUNENOME SCIENTIFICO
ENLampreda di ruscelloLampetra planeri
ENLampreda padanaLethenteron zanandreai

CLASSE ACTINOPTERYGII

CATEGORIA
DI MINACCIA
NOME COMUNENOME SCIENTIFICO
ENAgoneAlosa agone
VUBarbo caninoBarbus caninus
VUCagnettoSalaria fluviatilis
CRCarpione del FibrenoSalmo fibreni
CRCarpione del GardaSalmo carpio
VUCobite barbatelloBarbatula barbatula
VUCobite mascheratoSabanejewia larvata
ENGhiozzo appenninicoPadogobius nigricans
VUGhiozzo padanoPadogobius bonelli
VULascaChondrostoma genei
VUNonoAphanius fasciatus
ENPanzaroloKnipowitschia punctatissima
VUPigoRutilus pigus
ENSalmerinoSalvelinus alpinus
VUSanguinerolaPhoxinus phoxinus
VUScazzoneCottus gobio
VUSpinarelloGasterosteus aculeatus
CRStorione cobiceAcipenser naccarii
VUTemoloThymallus thymallus
CRTrota marmorataSalmo marmoratus
ENTrota mediterraneaSalmo trutta

CLASSE AMPHIBIA

CATEGORIA
DI MINACCIA
NOME COMUNENOME SCIENTIFICO
VUGeotritone del SupramonteSpeleomantes supramontis
VUGeotritone occidentaleSpeleomantes ambrosii
VUGeotritone sardo gialloSpeleomantes flavus
VUGeotritone sardo sud-occiden.Speleomantes genei
VUGeotritone sardo sud-orient.Speleomantes imperialis
CRPelobate fosco italianoPelobates fuscus
CRPelodite punteggiatoPelodytes punctatus
ENProteoProteus anguinus
ENRaganella mediterraneaHyla meridionalis
ENRana di LatasteRana latastei
ENRana verde maggioreRana ridibunda
CR/VUSalamandra alpina, s. neraSalamandra atra
ENSalamandra di LanzaSalamandra lanzai
CRTritone alpinoTriturus alpestris
ENTritone sardo (Euprotto sardo)Euproctus platycephalus

CLASSE REPTILIA

CATEGORIA
DI MINACCIA
NOME COMUNENOME SCIENTIFICO
VUAlgiroide di FitzingerAlgyroides fitzingeri
CRColubro dal cappuccioMacroprotodon cucullatus
CRColubro dei BalcaniColuber gemonensis
CRColubro ferro di cavalloColuber hippocrepis
ENColubro lacertinoMalpolon monspessulanus
VULucertola di BedriagaArchaeolacerta bedriagae
CRLucertola di MaltaPodarcis filfolensis
ENLucertola ocellataTimon lepidus
CRLucertola sicilianaPodarcis wagleriana
CRLucertola striata comunePsammodromus algirus
VUNatrice dal collareNatrix natrix
ENSerpente gatto, Colubro gattoTelescopus fallax
ENTestuggine comuneTestudo hermanni
VUVipera dal cornoVipera ammodytes
VUVipera dell'OrsiniVipera ursinii