giovedì 22 novembre 2007

Reinhold Messner verde acido

Il logo di Mountain Wilderness

La zuffa mediatica fra Messner e gli ambientalisti ha preso il via dalla presentazione a Castel Firmiano, dov'è ospitato il Messner mountain Museum, del suo nuovo libro: "Le Alpi. Fra tradizione e futuro". Il testo, edito da Tappainer, ha 264 pagine, 228 foto e costa 35 euro, è uscito proprio in questi giorni e divulga il Messnerpensiero su protezione e sviluppo delle Alpi.

L'Alto Adige, il più letto quotidiano di Bolzano, città nella quale, diciamolo, non succede tutto questo granché di interessante, sta dedicando da due giorni diverse colonne alla polemica dando voce sia a Reinhold, che ce l'ha un po' con tutti, politici, Verdi (nelle liste dei quali è stato eletto deputato europeo!), Al Gore, Mountain Wilderness e gli "ambientalisti di professione", con diverse ragioni e altrettanti torti, molte contraddizioni e, beato lui, diverse certezze, che alle repliche degli ecologisti.

"Il premio Nobel Al Gore gira il mondo facendo il profeta, ma non ha fatto firmare il protocollo di Kyoto quando era vicepresidente degli Stati Uniti" scrive il nostro. "Quelli di Mountain Wilderness (organizzazione della quale ha fatto parte anche lui per alcuni anni - N.d.f.) sono capaci solo di chiacchiere inconcludenti. Ogni giorno si inventano qualcosa di nuovo per finire sui giornali".

"Senza l'A22 le montagne dell'Alto Adige sarebbero state abbandonate come in Veneto. Ora serve il tunnel di base per attenuare gli effetti negativi di quest'arteria spostando il traffico su rotaia" sentenzia con sicurezza, su un argomento intorno al quale c'è in atto uno scontro fra titani, le certezze sono pochissime, fior di esperti hanno opinioni opposte, noti economisti si zittiscono a vicenda sbandierando cifre discordanti, non si capisce da dove salterebbero fuori i quattrini e sul quale i media tradizionali brillano per un assordante silenzio. L'unica cosa chiara è l'enormità del progetto e degli interessi che gli girano attorno. (Ci tornerò su questo argomento, che avrebbe bisogno di un blog tutto per lui altro che qualche post sparso).

"Troppa burocrazia" aggiunge Messner e "solo i contadini possono salvare le loro Alpi".

Qui l'articolo pubblicato ieri, 21 novembre, sul quotidiano Alto Adige, con le ragioni dell'alpinista e qui il commento del giornalista Mauro Fattor, critico già dal titolo: "Schematismo arrischiato".

In un prossimo post la risposta ambientalista, pubblicata sul quotidiano di oggi, non reperibile in rete. Solo il tempo di scansionarla (scannarla? scandirla?) e di caricarla.


17 anni di tradizione più un cammello

Il logo del Mercatino di Natale di Bolzano

Fra una settimana aprono i vari mercatini di Natale della regione. Scopiazzati dai tradizionali mercatini di area tedesca stanno figliando come conigli. Partito nel 1990 a Bolzano ormai non c'è città che non abbia il suo e non solo in Alto Adige: Bassano, Bussolengo, Firenze, Torino, Spoleto e via andare.

I cittadini di Bolzano ne hanno piene le tasche, da anni. I fine settimana di dicembre sono un vero delirio, la gente si barrica in casa, arrivano fino a 600 (!) pullman di turisti, al mercatino si sgomita e ci si pesta sui calli per comprare bocce per l'albero che costano come un pranzo in un buon ristorante, angioletti fabbricati in Cina, crocchette per cani e puttanate varie che si trovano a prezzi inferiori nei normali negozi. Il tutto in una città "stretta dalla morsa del traffico" e "soffocata dalle polveri sottili" per tutto l'anno, nella quale la politica schizoide degli amministratori pubblici, mentre da una parte impone pesanti limitazioni al traffico privato mettendo pannicelli caldi senza pensare un razionale piano per la mobilità, dall'altra incentiva la costruzione di posteggi in pieno centro e invasioni consumistiche.

Due anni fa, finita la kermesse, si discuteva di "ripensare la manifestazione", addirittura di chiuderla. Infatti, coerentemente, dall'anno scorso il mercatino è raddoppiato.

Dado Duzzi (eh, si chiama così, che ci vogliamo fare?), presidente dell'Azienda di Soggiorno di Bolzano, sbertuccia i concorrenti di Trento e di Arco: gli uni perché inaugurano il mercatino una settimana prima di Bolzano e non rispettano, per puri fini commerciali, la "tradizione" del periodo dell'avvento, gli altri perché organizzano passeggiate fra le bancarelle a dorso di cammello: "ci copiano ma non hanno tradizione".

Ma guardasse a casa sua! 17 anni di puro marketing si possono chiamare tradizione? Bolzano è stata la prima a scopiazzare, e allora? Il cammello arcense è tradizionale come gli oggetti made in China, le bancarelle di cibo per cani, i presepi che c'entrano, con la tradizione nordica, come i classici cavoli a merenda.

Augh, Moscone Bianco ha parlato!


mercoledì 21 novembre 2007

Ferro

Tutti conoscono Primo Levi come autore di "Se questo è un uomo" e "La tregua", ma Levi scrisse anche di altri argomenti, non solo della sua esperienza ad Auschwitz: era uno scrittore completo, un bravo scrittore, oltre che chimico e montanaro.

Credo che il mio preferito sia "Il sistema periodico": 21 racconti autobiografici che fondono le vicende della sua vita con lo studio e il lavoro di chimico. Ogni racconto prende l'abbrivio da uno degli elementi della tavola periodica di Mendeleev del quale adotta il nome: argon, oro, zinco, cerio, cromo eccetera.

Mi piace molto la profondità di Primo Levi, accompagnata da uno stile asciutto ma mai banale, senza traccia di retorica, nel quale non si trova una frase né una parola di troppo.

Il più bello dei racconti, a mio avviso, è "Carbonio" ma, per restare In Topic, copio qui uno stralcio da "Ferro", nel quale ci narra di monti e della sua amicizia con Sandro Delmastro.

"La facile cresta doveva essere facile, anzi elementare, d'estate, ma noi la trovammo in condizioni scomode. La roccia era bagnata sul versante al sole, e coperta di vetrato nero su quello in ombra; fra uno spuntone e l'altro c'erano sacche di neve fradicia dove si affondava fino alla cintura. Arrivammo in cima alle cinque, io tirando l'ala da far pena, Sandro in preda ad un'ilarità sinistra che io trovavo irritante.

- E per scendere?
- Per scendere vedremo, - rispose; ed aggiunse misteriosamente: - il peggio che ci possa capitare è di assaggiare la carne dell'orso -. Bene, la gustammo, la carne dell'orso, nel corso di quella notte che trovammo lunga. Scendemmo in due ore, malamente aiutati dalla corda, che era gelata: era diventato un maligno groviglio rigido che si agganciava a tutti gli spuntoni, e suonava sulla roccia come un cavo da teleferica. Alle sette eravamo in riva a un laghetto ghiacciato, ed era buio. Mangiammo il poco che ci avanzava, costruimmo un futile muretto a secco dalla parte del vento e ci mettemmo a dormire per terra, serrati l'uno contro l'altro. Era come se anche il tempo si fosse congelato; ci alzavamo ogni tanto in piedi per riattivare la circolazione, ed era sempre la stessa ora; il vento soffiava sempre, c'era sempre uno spettro di luna, sempre allo stesso punto del cielo, e davanti alla luna una cavalcata fantastica di nuvole stracciate, sempre uguale.

Ci eravamo tolti le scarpe, come descritto nei libri di Lammer cari a Sandro, e tenevamo i piedi nei sacchi; alla prima luce funerea, ci levammo con le membra intormentite e gli occhi spiritati per la veglia, la fame e la durezza del giaciglio: e trovammo le scarpe talmente gelate che suonavano come campane, e per infilarle dovemmo covarle come fanno le galline.

Ma tornammo a valle con i nostri mezzi, e al locandiere, che ci chiedeva ridacchiando come ce la eravamo passata, e intanto sogguardava i nostri visi stralunati, rispondemmo sfrontatamente che avevamo fatto un'ottima gita, pagammo il conto e ce ne andammo con dignità. Era questa, la carne dell'orso: ed ora che sono passati molti anni, rimpiango di averne mangiata poca, poiché, di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino. Perciò sono grato a Sandro per avermi messo coscientemente nei guai, in quella e in altre imprese insensate solo in apparenza, e so con certezza che queste mi hanno servito più tardi.

Non hanno servito a lui, o non a lungo. Sandro era Sandro Delmastro, il primo caduto del Comando Militare Piemontese del Partito d'Azione. Dopo pochi mesi di tensione estrema, nell'aprile del 1944 fu catturato dai fascisti, non si arrese e tentò la fuga dalla Casa Littoria di Cuneo. Fu ucciso, con una scarica di mitra alla nuca, da un mostruoso carnefice-bambino, uno di quelli sciagurati sgherri di quindici anni che la Repubblica di Salò aveva arruolato nei riformatori. Il suo corpo rimase a lungo abbandonato in mezzo al viale, perché i fascisti avevano vietato alla popolazione di dargli sepoltura.

Oggi so che è un'impresa senza speranza rivestire un uomo di parole, farlo rivivere in una pagina scritta: un uomo come Sandro in specie. Non era un uomo da raccontare né da fargli monumenti, lui che dei monumenti rideva: stava tutto nelle azioni, e, finite quelle, di lui non resta nulla; nulla se non parole, appunto."

Primo Levi, Il sistema periodico, Einaudi (collana Einaudi tascabili. Scrittori)


martedì 20 novembre 2007

Si sta come

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie

"Soldati" di Giuseppe Ungaretti - 1918

Il punto di vista del gracchio

Video di davidbzirsky. Zona Sassolungo/Langkofel Gruppo del Sella/Sellagruppe

lunedì 19 novembre 2007

Paganella: l'articolo dell'Adige

Mi dicono che qualcuno non riesce ad aprire il primo articolo linkato nel post precedente, lo incollo qui di seguito per chi non riuscisse a leggerlo. Di mio solo qualche ritorno a capo per facilitarne la lettura

La Sat abbandona la Paganella

Decisione senza precedenti dopo il sì alla Nuvola Rossa

di MATTIA FRIZZERA

ZAMBANA - La Sat abbandona il campo base. La sofferta decisione di abbandonare i sentieri sulla Paganella da parte del sodalizio alpinistico trentino viene spiegata senza mezzi termini da Claudio Bassetti , presidente della commissione tutela ambiente montano della Sat, durante la tavola rotonda di Campo base Paganella «Strategie e buone pratiche per un turismo sostenibile nelle nostre alpi».

«Dopo la decisione politica di allungare la pista "Nuvola rossa" distruggendo una valletta e asportando 39 mila metri cubi di materiale, quello della Sat è un grido forte che deve far riflettere. Si cancella un bene ambientale rimuovendo il sentiero 602. La sconfitta non è solo della Sat, il nostro è un grido forte contro una politica sempre più contraddittoria».

Una scelta che cozza contro la sbandierata idea di sviluppo sostenibile. «Siamo preoccupati - aggiunge Bassetti - dalla privatizzazione della montagna. La Paganella non è una bestia da soma!». Una decisione senza precedenti nei 135 anni di storia dell'associazione, che il consiglio direttivo ha preso «non certo cavalcando l'emozione, ma in maniera ponderata. Vediamo con preoccupazione anche la banalizzazione della montagna; in Paganella ad esempio c'è un eccesso di strade forestali ed è ormai possibile, visto che i permessi vengono concessi facilmente, andare da Andalo alla valle dei Laghi».

La decisione lascia un po' spiazzato il sindaco di Zambana Michele Moser , «perché la Sat poteva essere un alleato importante nel promuovere un modello diverso di Paganella». Commossa Maddalena Di Tolla , presidente di Legambiente, che sottolinea come «vadano dispersi 135 anni di competenze. Gli ambientalisti non sono contro l'economia, anzi vediamo casi molto positivi di turismo ecocompatibile in Arte Sella o nella chiusura della Val Genova alle auto».

Dopo aver citato i casi simbolo della «impiantizzazione» trentina, Folgaria e Tremalzo, la pars construens è affidata a Katia Piazzi , responsabile ricerche Legambiente turismo. L'esempio è quello di Werfenweng, località del salisburghese: cinquemila sciatori al giorno, in centro si viaggia solo su auto ibride, skibus a metano e si trova la «strada solare» più lunga dell'Austria. Risultato: pernottamenti più lunghi ed un +16% fatto registrare dall'economia turistica della zona.

Silvano Bottamedi , presidente dell'Apt Altipiano della Paganella, è impermeabile alle sollecitazioni lanciate nel dibattito. Legge freddamente un report: «Nei 5 comuni dell'altipiano ci sono 128 alberghi e 12 residence. Le presenze sono passate da 890 mila nel 2000 a 1 milione 40 mila nel 2006. L'ospite non critica la nostra offerta, è soddisfatto di ciò che proponiamo». Affermazioni subito smentite da Mariangela Franch , docente di Economia a Trento: «Alla lunga non possono convivere turismo tradizionale ed ecocompatibile».

Un auspicio infine di Moser: «Basterebbe si investisse in un turismo alternativo un decimo di quanto la Provincia mette a disposizione per gli impianti».


La SAT abbandona la Paganella

La Paganella

«Troppe piste e impianti: una sconfitta per tutti»

La SAT, Società Alpinisti Tridentini, ne ha dato l'annuncio durante l'evento "Campo base Paganella" di cui avevo dato conto in questo post: abbandona la cura dei sentieri della Paganella. Ed è pronta ad abbandonare altre montagne.

Uno stralcio dal quotidiano L'Adige di ieri :

La sofferta decisione di abbandonare i sentieri sulla Paganella da parte del sodalizio alpinistico trentino viene spiegata senza mezzi termini da Claudio Bassetti, presidente della commissione tutela ambiente montano della Sat, durante la tavola rotonda di Campo base Paganella «Strategie e buone pratiche per un turismo sostenibile nelle nostre alpi». «Dopo la decisione politica di allungare la pista "Nuvola rossa" distruggendo una valletta e asportando 39 mila metri cubi di materiale, quello della Sat è un grido forte che deve far riflettere. Si cancella un bene ambientale rimuovendo il sentiero 602. La sconfitta non è solo della Sat, il nostro è un grido forte contro una politica sempre più contraddittoria». Una scelta che cozza contro la sbandierata idea di sviluppo sostenibile. «Siamo preoccupati - aggiunge Bassetti - dalla privatizzazione della montagna. La Paganella non è una bestia da soma!».

e di oggi:

La Sat minaccia di «mollare» altre zone. Il presidente provinciale Franco Giacomoni lo dice chiaramente: «Non siamo disposti a farci prendere in giro». [...]

«Non si attenda una retromarcia. Abbiamo deciso di abbandonare la cura dei sentieri della Paganella e non torniamo indietro. Anzi. Sto preparando un documento da presentare alla giunta della Sat. Il caso della Paganella non è isolato. Tante montagne della nostra provincia continuano a subire violenze. E i nostri volontari sono stufi di usare pic e badìl per sistemare i sentieri, che poi vengono stravolti dalla costruzione di megaimpianti che snaturano la montagna».

Profezia degli Indiani Cree:
Solo dopo che l'ultimo albero sarà stato abbattuto.
Solo dopo che l'ultimo fiume sarà stato avvelenato.
Solo dopo che l'ultimo pesce sarà stato catturato.
Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.


domenica 18 novembre 2007

Ciao nonna, sono sull'Everest

Everest (Foto RedWolf; fonte Wikipedia, licenza GNU)

Forse un po' di ragione Messner ce l'ha quando lamenta la perdita del senso di avventura, ma IMO il ripetitore per telefonini piantato a 6500 metri sull'Everest è l'ultimo dei problemi.

Sono anni che Sagaramāthā (il suo nome nepalese) è diventato anche un parco giochi per ricchi: pagando, salato, circa 100.000 dollari, in qualche modo ti ci tirano in cima o almeno ci provano; il campo base è una discarica, (a fine ottobre sono saliti 320.00 turisti solo quest'anno) ora delle Olimpiadi di Pechino ci arriverà un'autostrada. Il telefono satellitare funzionava già da un bel po' di tempo.

Eppure sull'Everest si continua a morire: tabella aggiornata a maggio di quest'anno dei morti o dispersi (11 nel 2006).


TeraOT

Poster di Folon per Olivetti, 1969 (fonte archivio storico Olivetti)

Off Topic di dimensioni gigantesche (tera-esche non si dice, vero?)

Leggo sul blog di Vittorio Pasteris:

"L’Archivio Storico Olivetti organizza ad Ivrea, nel mese di Novembre 2007, nell’ambito della VI edizione della Settimana della Cultura d’Impresa a cura un ciclo di tre incontri relativi alle diverse sfaccettature della cultura che si è sviluppata intorno all’Olivetti".

Qui il programma degli incontri. Andateci, se potete. In memoria di imprenditori che facevano gli imprenditori e nel contempo sapevano fare cultura.


venerdì 16 novembre 2007

Android: come partecipare con Stefano

Il logo dell'iniziativa

Un link importante: Stefano Quintarelli si rende disponibile ad aiutare 5 giovani sviluppatori italiani a partecipare all'Android Challenge di Google dal quale, se non cambiano le cose, l'Italia è esclusa per eccessive rogne burocratiche.

Qui il post di Stefano dove è spiegato come fare.

Carta della Natura? Solo per Windows

Logo APAT

L'APAT, Agenzia governativa per la Protezione dell'ambiente, pubblica sul suo sito la "Carta per la natura". A fondo pagina, nell'area Approfondimenti, trovo un link alla versione multimediale del progetto. Con Firefox ottengo una magnifica pagina bianca! Certo, usando l'estensione IE Tab riesco a leggerla, ma solo su Windows, su Linux l'estensione non funziona. E quindi mi tocca cambiare PC, passare dal server con su Linux al portatile dove ho Windows.

E mi girano le scatole, vorticosamente. Nemmeno un'agenzia governativa riesce a pubblicare documenti leggibili da chiunque su qualsiasi piattaforma senza doversi sbattere a installare pifferi e trallalleri o usare, obbligatoriamente, Windows con IE? grrrrrrr!

Numeri: i ghiacciai

Gruppo del Cevedale visto dal Monte Vioz

Dal 1981 in Trentino si è potuta notare una forte deglaciazione, aumentata notevolmente negli ultimi 5 anni durante i quali è cresciuta del doppio rispetto alla media degli ultimi 20 anni.

Nel 1990 erano presenti 146 fra ghiacciai e gliacionevai per una superficie di 50,5 chilometri quadrati. Nel 2003 la superficie si è ridotta a 38,3 chilometri quadrati, con una riduzione di circa il 25%. (fonte SIAT, Sistema Informativo Ambiente e Territorio della Provincia autonoma di Trento).

Se si mantenesse il trend attuale, nel 2025 rimarrebbe meno del 50% di ghiaccio rispetto al 1981 e per il 2100 si stima una riduzione fino al 10% con la totale scomparsa dei ghiacciai alpini con superficie inferiore a 1 chilometro quadrato, ovvero circa il 90% del totale.

(fonte "il Trentino", rivista della Provincia autonoma di Trento, n.280, agosto 2007)

giovedì 15 novembre 2007

Campo Base Paganella

La Paganella dalla Valle dell'Adige

Il Comune di Zambana (TN) insieme ad Ambiente Trentino e alla S.A.T. organizza presso la sala del Teatro Comunale “Campo base Paganella” - escursioni tra storia, sentimenti e natura.

Sabato 17 novembre alle 9,30 ci sarà l'intervento del Museo Tridentino di scenze naturali e del Centro di Ecologia Alpina che ha per tema "L’altra faccia della montagna" Osservazioni geografiche e naturalistiche sulla Paganella;

nel pomeriggio, coordinati dal giornalista Walter Nicoletti, si confronteranno sul tema: "Strategie e buone pratiche per un turismo sostenibile nelle nostre Alpi" Margherita Cogo (Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento), Michele Moser (Sindaco di Zambana), Claudio Bassetti (presidente della Commissione Tutela Ambiente Montano della SAT), Mariangela Franch (Responsabile Ricerche e-Tourism della Facoltà di Economia di Trento) e Katia Piazzi (Responsabile Ricerche di Legambiente Turismo) .

Domenica 18 mattina a partire dalle 9,30 a Zambana vecchia si terrà: "Ecogiochi, avventure tra storia e natura” dedicato in particolare ai giovani mentre nel pomeriggio fra le 15 e le 18, di nuovo nella sala del Teatro Comunale, “Uomini e pareti in Paganella” - Talk show sull’alpinismo in Paganella. Parteciperanno fra gli altri Marco Pilati, Cesare Maestri e Rolly Marchi.

La serata si chiuderà con un concerto del Coro della SOSAT.

Durante la manifestazione, nella palestra di fianco al teatro, è aperta la mostra storico-fotografica "“La cima più bella. Alpinismo in Paganella” curata dalla Biblioteca della Montagna della SAT.

Nuova via sulla nord dell'Eiger

Eiger (foto Dirk Beyer, fonte Wikipedia, licenza GNU Free Documentation License)


Christoph Hainz, bravissimo e riservato alpinista e guida alpina altoatesino, ha aperto in ottobre una nuova via sulla parete nord dell'Eiger in cordata con lo svizzero Roger Schäli.

La via di 20 tiri, valutata di grado 7c, si snoda nel settore destro della parete ed è stata battezzata "Magic Mushroom" per ricordare il grande fungo di ghiaccio sommitale dal quale saltano i base jumpers.

I primi 10 tiri, con difficoltà fino al 7a, sono stati saliti in libera, mancano da liberare gli ultimi 10 tiri.

La stessa cordata nell'estate del 2004 aveva aperto, dopo 8 giorni di fatica, "Donna Fugata" (7a/A2): splendida via di 750 metri sulla Torre Trieste in Civetta.

Christoph non è nuovo alle imprese sull'Eiger: nel 2003, con attrezzatura minimale, ha arrampicato la "classica", la prima via aperta sulla parete nord nel 1938 da Heckmair, Harrer, Kasparek e Vörg, in 4 ore e mezza. Recod battuto da Uli Steck in 3 ore e 54 minuti in febbraio di quest'anno.

PS: i codici ASCII per la ä e per la ö sono rispettivamente: 132 e 148. Non è difficile, eh!

(fonti: quotidiano Alto Adige di domenica 11 novembre; Planetmountain)

mercoledì 14 novembre 2007

Scialpinismo in Tirolo

La copertina del libro

Oltralpe, da anni, nevica prima e di più che in Alto Adige e ogni anno si assiste al pellegrinaggio verso il Tirolo di scialpinisti alla ricerca della sospirata powder. Benvenuto quindi "Scialpinismo in Tirolo", il libro di Roberto Iacopelli, guida alpina bolzanina, pubblicato da poco da "Versante Sud", che illustra, come recita il sottotitolo, "le più belle gite fra Innsbruck e il Brennero".

Roberto ci ha messo 3 anni per redigere questa guida: sono tutti percorsi che lui ha provato, fotografato e descritto di persona. Le zone visitate sono: Stubai - Gschnitz - Obernberg - Schmirn - Navis - Sellrain, delle quali l'autore racconta anche un po' di storia, di curiosità, abitudini.

Roberto Iacopelli
Scialpinismo in Tirolo - Le più belle gite fra Innsbruck e il Brennero
Pagine
340 a colori
Prezzo euro 26,50
Lingua Italiano e inglese (testo unico in doppia lingua)
ISBN 88-87890-37-4

Detto questo, speriamo nevichi presto e con abbondanza anche di qua del Brennero!

lunedì 12 novembre 2007

Valorizzare la montagna

Marilleva 1400 (foto Diego)

A me la parola "valorizzazione" fa venire una strana orticaria. Che sia merito, fra l'altro, della foto che allego? Leggo sul quotidiano di Piacenza "Libertà" questa notizia:

"Sono già 240 le persone che hanno aderito alla neonata Associazione per la difesa e valorizzazione della montagna." associazione promossa dal vicesindaco Luigi Bertuzzi, che dichiara:

«Si apre una cava e loro contestano, si mette in opera una centralina idroelettrica per produrre energia e ricavarne un beneficio per la comunità e per l'ambiente e loro contestano. Ancora: si pensa di mettere un palo eolico per produrre energia e loro contestano, si pensa di realizzare un pezzo di strada più comoda e veloce lungo le valli e loro contestano, si pensa di realizzare qualche invaso per utilizzare l'acqua per fini agricoli e ambientali, nonché per ricavare redditi per la montagna e loro contestano.

In sostanza, agitano problemi che loro chiamano ambientali, promuovendo sul territorio montano solamente parchi e quindi habitat per animali selvatici (caprioli, daini, cinghiali e cervi) che creano danni, pericolo e disagi. E' degli ultimi giorni la notizia che i lupi stanno tornando sui nostri monti.

I cittadini della montagna, continuano a subire questi diktat dalle associazioni che costantemente lavorano per mummificare e ingessare la montagna, per farla diventare terra non adatta all'uomo ma solamente adatta ad ospitare gli stambecchi. Di questa situazione i montanari sono veramente stanchi».

Ma viene l'orticaria solo a me?

domenica 11 novembre 2007

Il tetto della solidarietà

19 gennaio 1951

Nevicava da due giorni, fitto e senza interruzione, quel 19 marzo 1951. Ormai le strade non si vedevano piu', i cavalli affondavano fino alla pancia, era difficile uscire di casa e le tracce aperte poco prima erano ben presto ricoperte da uno strato spesso come un piumino. Era neve pesante, bagnata, neve primaverile. Il nonno inquieto passava da una finestra all'altra della sua bottega da calzolaio a guardare il cielo che continuava a rovesciare sulla valle fiocchi grossi come cuscini.

Ogni tanto dal bosco dietro casa arrivava il rumore di un abete che cedeva sotto il peso, il ciliegio nel prato aveva perso il ramo piu' bello. No, così non andava: troppa neve, troppo pesante, troppo tardi.

All'alba del terzo giorno con uno schianto crollò il tetto di casa.

Nel silenzio seguito al cataclisma si cominciarono a sentire voci per il paese: “Sveglia, popi, l'e' vegnù gió el coert dei Scarpolini!”

Tempo un'ora davanti a casa c'era tutto il paese: donne per dar na man, uomini con gli attrezzi da boscaiolo, il parroco, il sindaco, i pompieri. Chi a cercare di salvare il salvabile, chi a procurare la legna per le travi, chi a sgrossarla con l'accetta, chi a tagliare le scandorle per fare le tegole, lo zio "lezu" a progettare il tetto nuovo, le donne a mettere sul fuoco pentoloni di caffè de orz col vin per scaldare gli operai, la nonna ad infornare pane, mamma, giovanetta, a fare la minestra d'orzo per tutti. E il cielo, quel maledetto, a tirare fuori il piu' caldo dei soli primaverili.

Per farla breve in capo a 15 giorni la nostra casa ebbe il piu' bel tetto del paese: grande, enorme, strano, troppo pendente, sbilenco, bellissimo.

La maggior parte di quegli uomini non c'è più, non c'e' più il nonno, non c'è piu' la nonna, non c'è più nemmeno quella giovinetta della manestra d'orz. Non c'è più il Pero Bomba con i cavalli, l'Edoardo da Ronc, il Peo Stradin, il Longo dei Borele, il Tomaso da Oritsé; ma ancor'oggi, guardando il paese dall'altro versante della valle o da una delle montagne di fronte, il tetto della solidarietà si riconosce a colpo d'occhio. Mi è tornata in mente questa storia raccontatami tante volte, guardandolo dall'alto il nostro tetto storto, fra le ultime vestigia di quello che era un paese di montagna.

Nevicata novembrina


L'Alpe di Siusi questa mattina

venerdì 9 novembre 2007

Numeri bianchi

Marmolada Skyline

Incollo pedissequamente dal sito dell'ufficio stampa della Provincia Autonoma di Bolzano:

""Si tratta di un comparto essenziale per la struttura socioeconomica altoatesina - sottolinea Durnwalder (presidente della Giunta Provinciale, detto il Kaiser N.d.f.) - considerando alcuni numeri: 1200 lavoratori stagionali, 122 milioni di persone trasportate per un giro d'affari complessivo del turismo invernale pari a 1,5 miliardi €." Si è parlato anche degli investimenti degli esercenti in Alto Adige, mediamente negli ultimi 5 anni pari a 50 milioni € in impianti di risalita e 20 milioni € in impianti di innevamento e del contributo fondamentale della Provincia allo sviluppo del comparto."

Impianto di risalita sotto il Sassolungo

Da approfondire: con QUANTO ha contribuito la Provincia allo sviluppo del comparto?

Il comunicato continua così:
"Il presidente Durnwalder ha assicurato al direttivo (dell'Associazione esercenti funiviari dell'Alto Adige N.d.f.) - presenti anche il vicepresidente Helmut Sartori, Andreas Schenk e Franz Perathoner - che esaminerà e approfondirà nelle sedi competenti le osservazioni dell'Associazione riguardo al piano di utilizzo delle acque e alla relativa quota richiesta per l'innevamento artificiale, una quantità che gli esercenti definiscono modesta rispetto alle esigenze di altri settori economici. "

E di questo impatto avranno parlato?

Sassolungo
Col Rodella

giovedì 8 novembre 2007

Il beauty case di Messner

Reinhold Messner (fonte Wikipedia, licenza GNU)

Il Reinhold nazionale lancia "Messner Mountain Magic" e "Messner Mountain Moments", una linea cosmetica comprendente 14 articoli biologici, 14 come gli 8.000 da lui saliti.

Creme e profumi altissimi e purissimi, fra i quali per esempio "Makalu 8485" una crema da viso alla stella alpina. Le basi biologiche verranno prodotte da alcune aziende agricole venostane.

Il che dimostra che si può creare economia senza sbancare montagne intere o radere al suolo foreste.

Certo che come si sa vendere lui, pochi altri.

Tararà

Tararà: dal francese tarare.

"Voce onomatopeica che riproduce il suono-rumore della macchina vaglio ventilatore: le sementi da trattare disposte in velo sottile sono investite da una corrente d'aria che le separa dalle impurità e dispone i semi secondo il loro peso specifico, la loro forma, la loro dimensione."

Tararà è una scoperta: un piccolo editore di Verbania, specializzato in libri di montagna. Non solo guide sul Verbanese, Valgrande e dintorni, ma storia, storie, tradizioni, architettura alpina, fotografie, letteratura, linguistica, studi rigorosi.

Non ho visto nel catalogo on line un testo che non comprerei al volo.

Ho appena terminato la lettura di "Una passeggiata sotto la pioggia alpina" prima traduzione assoluta in italiano (con testo originale a fronte!) di un'opera di Franz Böni, misterioso scrittore svizzero tedesco, che non concede interviste, non compare sui media, "non firma petizioni" e per il quale "Il silenzio è diventato il soggetto della mia vita."

E' un libro di racconti ambientati in montagna, ma non la montagna delle imprese alpinistiche né quella delle cartoline: non ci sono eroi in queste storie, solo piccole persone qualunque in lotta per la sopravvivenza e contro l'omologazione, figurine borderline che non hanno nulla di romantico incastonate in un ambiente aspro e faticoso, sia in campagna che in paese o in fabbrica, sempre in attesa della catastrofe incipiente e descritte con un linguaggio asciutto ed essenziale.

Non ci sono happy end nelle sue storie, forse non ci sono nemmeno end: lasciano un gusto amaro e sospeso e una cupa malinconia.

Steig, cosa vuol dire?

Segnaletica oscura

Capita spesso di leggere sui cartelli indicatori o sulle cartine termini tedeschi dei quali non si capisce il significato. Può essere utile conoscerne la traduzione.


Alm = malga
Almhütte = Casera
Bach = rio, torrente
Berg = monte, montagna
Bergkante = spigolo
Bergkessel = Busa, Van
Bergschulter = spallone
Ebene = Piano
Fels = rupe, sasso
Felsnadel = Guglia
Gipfel = punta, cima, vetta
Horn = corno
Hütte = rifugio
Jausenstation = punto di ristoro
Joch = passo, giogo
Klettersteig = ferrata, sentiero attrezzato
Lichtung = radura
Pass = passo
Rüchen = dosso
Sattel = sella
Scharte = forcella, valico, bocca
See = lago
Spitze = punta, pizzo, vetta
Steig = sentiero
Tal = valle
Wald = bosco
Wanderweg, Wandersteig = sentiero escursionistico
Weg=via
Wiese=prato

Ricordarsi sempre che la lingua tedesca usa spesso parole composte: Rittnerhorn si traduce Corno del Renon, Sarnerscharte, Forcella Sarentina: occorre quindi estrapolare il termine che interessa dal nome composto.

martedì 6 novembre 2007

distruzione e deturpamento di bellezze naturali? 2000 euro e amici come prima

Marmolada

Questo è quanto dovrà pagare di multa la società "Tofana - Marmolada S.p.A." riconosciuta ieri, dal tribunale di Trento, colpevole di "distruzione e deturpamento di bellezze naturali", per aver costruito nel 2005, durante i lavori del terzo tronco della funivia, una "strada" sul ghiacciaio della Regina delle Dolomiti, per portare a Punta Rocca operai e materiali.

La pena massima prevista dal nostro codice per quel reato è di euro 6.197.

dal quotidiano "l'Adige" di oggi, qualche stralcio dell'articolo a firma Bruno Zorzi:

"[...] «Anche se - ha ribadito con forza il legale della società funiviaria - noi non abbiamo creato danni al ghiacciaio! Questo lo dicono le stesse perizie del tribunale. Abbiamo accettato di pagare perché con qualcosa più di 2000 euro togliamo il reato».

[...] Per quanto riguarda invece i danni, in effetti, sentendo le deposizioni del climatologo «star» televisiva, Luca Mercalli e dal glaciologo Franco Secchieri , periti nominati dal giudice delle indagini preliminari, di danni permanenti il ghiacciaio della Marmolada non ne ha riportati. Secondo Mercalli è stata intaccato lo strato nevoso dell'anno e quello sottostante, quello che viene chiamato il «nevato», ma non il ghiaccio. «I mezzi usati - ha detto - non avrebbero avuta la forza». Certo è, invece, (e per capirlo basta guardare le foto scattate nell'agosto del 2005 dai militanti di Mountain Wilderness che lo denunciarono) che questa «strada» lunga 500 metri, in alcuni punti profonda tre metri, che è servita a portare a Punta Rocca da Serauta gli operai addetti ai lavori del terzo tronco della funivia, uno scempio lo è stato. Secchieri su questo non ha avuto dubbi, anche se ha ribadito che non s'è trattato di uno sfregio permanente. «L'impatto c'è stato all'inizio», ha detto. «In che termini di grandezza?» ha chiesto il giudice Forlenza. «Da 0 a 10 - ha risposto il glaciologo di Rovigo - direi sette»".

Il 3 dicembre a Trento si terrà l'udienza per la violazione dell'articolo il 181 del decreto sulle autorizzazioni in materia ambientale. In pratica avrebbero iniziato i lavori in assenza di autorizzazione.

Prosegue il giornalista:
"[...] «Se l'avessimo chiesta l'autorizzazione - ha affermato fuori dall'aula (l'avvocato della S.p.A N.d.f)- ce l'avrebbero data. Ma non è stata chiesta perché si è semplicemente fatto quello che si è sempre fatto. Anzi! Battendo le piste abbiamo fatto del bene al ghiacciaio». Ragionamento supportato anche dalla deposizione di Mercalli. L'avvocato Nicola Canestrini , difensore di parte civile, cioè di Mountain Wilderness, è, ovviamente, di tutt'altro avviso: «Alla fine tutto si riduce ad un abuso edilizio. Un cittadino che fa qualcosa in casa sua senza autorizzazione rischia di più di chi ha fatto una cosa del genere sul ghiacciaio della Marmolada!»"

"Gli alberi sono braccia che sostengono il cielo. Quando avremo tagliato l'ultimo albero il cielo ci cadrà addosso". E quando avremo distrutto per soldi tutto quanto ci circonda, dove li metteremo questi soldi? mangeremo soldi, berremo soldi, andremo su e giù in funivia su un pendio coperto di soldi.


lunedì 5 novembre 2007

Lei danza da sola

Catherine Destivelle. Bellissima.

Quante zampe in Alto Adige?


patrimonio zootecnico:
Specie 1990

2000

2006
(Stima)
Bovini 151.143 144.196 144.000
Equini 3.319 4.725 6.100
Ovini 32.293 39.739 45.000
Caprini 11.130 15.714 17.300
Suini 25.273 15.794 13.000
Avicoli 188.387 250.863 255.000
Conigli 32.485 27.753 28.000




Totale 469.582 517.879 550.400

1.523.600 zampe, api escluse ;)

Si nota un netto calo dei suini, dimezzati di numero in 15 anni; quasi raddoppiato il numero degli equini e degli alveari, in netto aumento ovini, caprini e avicoli, in calo conigli e bovini. Di questi ultimi il calo si è verificato fra il 1990 e il 2000, dal 2000 ad ora il numero si mantiene abbastanza stabile.


Malghe

Numero delle malghe: 1733
Superficie pascoliva totale: 248.750 ha (34% della superficie provinciale)
Superficie pascoliva pura: 97.615 ha (14% della superficie provinciale)
Carico annuale: 95.000 pezzi bestiame

Proprietà:
Privati: 71%
Comproprietà: 7%
Demanio forestale: 1%
Interessenze: 13%
Comuni, Frazioni: 7%
Chiesa: 1%
Altro: 1%

più del 50 % dei bovini che vivono in provincia viene mandato all'alpeggio. Le malghe altoatesine sono per la maggior parte di alta quota con pascoli in terreno acido, adatte quindi sopratutto a manze asciutte e meno per vacche da latte.

(fonte: Provincia Autonoma di Bolzano - Relazione agraria provinciale anno 2006)

domenica 4 novembre 2007

Bello e utile

Un piccolo assaggio di un sito imperdibile

Segnalo un sito a mio avviso molto utile oltre che bello: Alpen-panoramen.

Contiene centinaia di fotografie panoramiche delle Alpi (per l'esattezza ad oggi 1.299), alcune delle quali molto belle, scattate da diversi punti di vista. Ma non finisce qui: premendo il pulsante "Übersicht ein/aus" sotto all'immagine, compaiono sulla fotografia i nomi delle cime come nella fotografia che allego. Il pulsante "Marker ein/aus" fa comparire sull'immagine dei segnaposto: passando col mouse su ognuno di questi si vede il nome della singola cima lasciando il resto della fotografia pulito.

La freccina verde accanto a Durchlauf "naviga" le cime automaticamente mostrandone i nomi uno per volta. Se la foto è troppo grande per il nostro schermo basta premere il pulsante "lente di ingrandimento" e la foto viene ridimensionata (sparisce la modalità Übersicht ein).

Ogni pagina contiene il link alla foto satellitare della zona con evidenziati i punti di interesse (il pulsante mappamondo a sx dell'immagine) e alla panoramica in movimento con/senza legenda delle cime (pulsante Viewer, sotto al mappamondo).

Il tutto è molto più semplice di quello che appare dalla mia incasinata spiegazione, provare per credere.

Il sito è in tedesco ma non ci sono difficoltà a goderselo anche se non si conosce la lingua.

Buon divertimento :)

venerdì 2 novembre 2007

Si fa divieto... si fa obbligo...

visti gli enormi costi sociali che tali pericolose attività
comportano, su tutto il territorio nazionale

si fa divieto di:
praticare lo sport dell'arrampicata, del nuoto, del pattinaggio,dell'escursionismo, torrentismo, bicicletta, boxe, sci escluso nelle aree ad esso preposte, slittino, automobilismo etc;

gioco del calcio
nei cortili dietro casa, gioco dei 4 cantoni, nasconderello, schiaffo del soldato, flipper, arrampicata sugli alberi;

scendere le scale di
corsa ed ogni altra attività che comporti il rischio di sudare, distorcersi una caviglia, inciamparsi, cadere;

attraversare la strada nelle ore di punta, usare il telefono cellulare camminando, uscire di casa quando piove, fa freddo o tira vento, respirare in caso di superamento soglia polveri sottili;

correre o camminare veloci se privi di certificato di forte e robusta costituzione, fumare, mangiare cibi ricchi di grassi, superare la soglia di mezzo bicchiere di vino a pasto, superare del 10% il proprio peso forma, avere rapporti sessuali privi dell'uso del preservativo;

e' fatto altresì obbligo, in ogni attività che non sia compresa nel dormire e il leggere un libro seduti davanti al caminetto col gatto (opportunamente vaccinato) sulle ginocchia, di:

indossare casco, guanti di acciaio, scarpe anti infortunio, maschera anti gas, parastinchi, paragomiti, paraorecchie, paraculo;

nel caso si esca dal proprio quartiere di residenza, essere muniti di navigatore satellitare, bussola, cartina, arva, telefono cellulare con i numeri del pronto intervento in evidenza;

allacciare le cinture di sicurezza anche in motorino, monopattino (di cui si sconsiglia l'uso) e schettini in linea;

si tollera la pratica della cyclette, con attrezzatura omologata dalla CEE, esclusivamente nel proprio domicilio, con l'obbligo dell'uso del casco e cinture di sicurezza, cardiofrequenzimetro e materasso anticaduta opportunamente posizionato.

DDL sulla sicurezza in montagna

Ciaspolata in Val di Sole

30 ottobre 2007: APPROVATO IL DDL SULLA SICUREZZA IN MONTAGNA

Qui una serie di slide, a cura del Ministero delle politiche giovanili e delle attività sportive con le linee guida del ddl (in formato Microsoft Power Point, peraltro).

Tutti molto critici in Alto Adige, provincia autonoma che ha competenza legislativa in materia, a partire dall'assessore al turismo Thomas Widmann.

Il quotidiano Alto Adige di ieri, giovedì primo novembre, pubblica alcune reazioni sull'argomento in un articolo di Antonella Mattioli, del quale pubblico qualche stralcio:

- Quello della sicurezza sulle piste è un problema reale, perché la Provincia torna a bocciare un disegno di legge che punta a migliorarla?
«I primi ad essere preoccupati della sicurezza - assicura Widmann - siamo noi che da anni lavoriamo su prevenzione e segnaletica, ma le misure messe a punto dal governo sono esagerate. Chi le ha elaborate, dimostra di non esser mai stato su una pista da sci».

- Perché esagerate?
«Ma perché la vacanza sulla neve è divertimento, non si può pensare di regolamentare tutto con controlli e sanzioni. Questo è tipico di uno stato di polizia».

Sulla stessa lunghezza d’onda Perathoner, presidente dello Skipass Dolomiti:
«Queste misure non aumentano la sicurezza, ma fanno semplicemente passare la voglia di venire a sciare in Alto Adige. Regole, controlli, divieti: mi aspetto che di questo passo introducano presto anche lo ski-velox. Per non parlare poi delle multe, da 1 a 5 mila euro, che per pagarle si rischia di dover fare un mutuo».
- Ma bisognerà pur darsi delle regole?
«Non serve, ci sono già - assicura Perathoner - c’è il decalogo Fis che vale anche all’estero. Inoltre, introdurre nuove regole significa creare confusione nella clientela che è in gran parte straniera. Se proprio si vuol fare, allora bisogna varare una normativa europea».

«Se si applicano le norme previste dal disegno di legge varato dal governo - attacca l’assessore al turismo Thomas Widmann - una sciata o, peggio ancora, una settimana bianca rischiano di diventare un vero e proprio incubo. Con questo pacchetto si vuole regolamentare tutto, anche quello che dovrebbe essere un momento di svago».

«In base alle nuove norme - commenta il presidente del Superski-Dolomiti Franz Perathoner - certe piste non dovrebbero essere battute, nella convinzione che così diventerebbero più lente e quindi più sicure. Non è vero: è più difficile sciare tra dossi e cunette. Non a caso 30 anni fa c’erano più incidenti».

Incollo dal .ppt pubblicato dal ministro:
"Obbligo di tenere una velocità moderata in relazione alla capacità tecnica, alle condizioni della pista, al tempo e all’affollamento
Per gli sciatori poco esperti una specifica regola di condotta preclude l’accesso alle piste difficili"

Mi chiedo: come e chi stabilisce le capacità tecniche dello sciatore, le condizioni della pista etc? Bisognerà sostenere un esame che certifichi le capacità e girare col patentino in tasca? Ogni giorno ci saranno in cima ad ogni pista cartelli a contenuto variabile che restringeranno l'accesso a chi dotato di patentino A, B o C a seconda della condizione della pista?

Inoltre:
"Possibilità di segnalare i percorsi fuoripista maggiormente praticati"

Cosa vuol dire? Anzi, cosa diavolo vuol dire?

"Estensione delle campagne informative per l’esercizio del fuoripista e dello sci-alpinismo in massima sicurezza
Obbligo per i gestori di esporre i bollettini valanghe"

Qui sono d'accordo, l'informazione non è mai troppa.

"Generalizzazione dell’obbligo di utilizzo dell’ARVA"
Quindi, divieto di andare da soli, altrimenti l'ARVA non serve a una beata cippa. E, importantissimo, obbligo di corsi sull'uso dell'ARVA, che non è banale, con esame finale, patentino che abilita all'uso e controlli serrati su per ogni crozzo e attacco di sentiero. Ovviamente obbligo di sonda e pala, altrimenti l'ARVA serve solo per trovare il punto esatto dove l'amico sta morendo.

Ancora:
"Espresso riferimento, oltre allo snowboard, anche alla pratica del Telemark
Possibilità di individuare percorsi per il nordic walking, lo sci da fondo escursionistico e le racchette da neve"

Anche di questo non capisco il significato. Possibilità' di individuare? Perché, prima individuare era vietato? E una volta individuati i segnalati i percorsi, obbligo di non uscire da questi? Sarò maligna ma temo che a questo si miri.

Legge stupida e in gran parte inapplicabile, come inapplicabili sono i controlli. La Provincia Autonoma non pare disposta a recepire la legge, della quale si limiterà, secondo Widmann, a "recepire le linee guida, la parte relativa alle sanzioni e alla segnaletica. Dobbiamo vedere però in che modo"