domenica 14 dicembre 2008

Scende la valanga!

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Valanga sull'Everest (foto Ilan Adler, fonte Wikimedia Commons, licenzata Copyleft dall'autore)

Teoria:

"Se ti prende una valanga, sci a valle e via!"
E' praticamente impossibile sfuggire in velocità ad una valanga, anche essendo ottimi sciatori. E' molto meglio fuggire lateralmente alla direzione della valanga, oppure meglio ancora riuscire a togliersi gli sci e cercare di rimanere a galla nella valanga movendosi con ampi movimenti. Prima di essere investiti e di essere trascinati con velocità elevata, è utile cercare di aggrapparsi a qualcosa pure di riuscire a fermarsi o almeno, di far passare un po' della neve della valanga sotto di noi.

(fonte: scuola di scialpinismo Righini - CAI Milano)

Pratica:

"[...] Se ho provato a scappare, per esempio. Certo, appena ho visto il distacco, che pure all’inizio sembrava cosa da poco, ho cominciato a risalire il versante opposto con tutta la lena possibile. Ma è questione di secondi, non è che di strada se ne può fare tanta. Magari in fase di discesa ci si può mettere a uovo e tentare una libera alla Hermann Mayer, ma in salita, con le pelli ai piedi, il raggio d’azione è veramente risibile.

Se ho provato a nuotare, come suggeriscono di fare. No, non ci ho provato. O meglio, non sono neanche riuscito a pensare di ipotizzare di tentare di provarci. L’onda d’urto che precede la massa valanghiva non ha nulla a che vedere con il vento, neanche con la Bora a centodieci che pure ho provato a Trieste, anni fa, e che mi faceva barcollare, è vero, ma non mi sollevava mica da terra! Dopo lo schiaffo dello spostamento d’aria, con relativo atterraggio scomposto, è difficile fare qualunque cosa. E poi la valanga, la mia valanga almeno (di altre non ho esperienza), non ha niente a che vedere con l’acqua.
E’ come trovarsi all’interno di una gigantesca betoniera: lo stile libero riesce malissimo. La massa ti avvolge, ti impasta, ti disarticola. Già mantenere una congruenza morfologica è un’impresa impossibile, coordinare dei movimenti è pura teoria. Forse varrebbe la pena togliersi gli sci e rannicchiarsi per cercare di salvare gli arti, ma non è detto che così non si finisca più sotto. Comunque, pensare di riuscire a dominare in qualche modo la situazione è per lo meno illusorio.
[...]"

Ma tutto il resto del testo è molo bello, emozionante e avvincente. Leggetelo, è QUI, su "Nazione Indiana", a firma Roberto Cotti, il travolto, e Guido Fossati, uno dei soccorritori.

E' bella e ben scritta anche la parte emozionale, del durante e del dopo, compreso il nuovo modo di pensare alla montagna e a chi rimane in attesa di una telefonata. Che può essere tragica o liberatoria. Un bel dilemma, per chi ama andare per monti ma ama anche chi resta a casa a preocuparsi.

giovedì 11 dicembre 2008

Quarantaquattro capre in fila per sei..

Quarantatre a dire il vero, scappate, o lasciate scappare dal maso Rotwand di Ratschings, e bloccate a 2000 metri sotto una grossa sporgenza rocciosa, circondate da un paio di metri di neve, senza niente da mangiare per giorni.

Sono state viste per caso da un cacciatore che ha dato l'allarme, ma salire fin lassù, parecchio sopra l'ultimo maso, per aprire un sentiero e farle scendere era troppo pericoloso per le valanghe.

Un elicottero della protezione civile, con un volo apposta, è riuscito a calare sulle bestie alcune balle di fieno per alimentarle, ma di recupero non se ne parlava. Pericoloso, altre priorità, tutta la regione coperta di neve, gente senza luce... insomma per le povere capre si metteva male.

Finché quattro paesani, volontari, si sono messi in strada e a piedi, battendo traccia in mezzo a cumuli di neve, hanno raggiunto le bestiole e le hanno ricondotte in paese lungo il sentiero appena aperto. Così stanche, indebolite dalla fame e dalla paura, che per lunghi tratti se le sono dovute portar giù in braccio.

Strani animali gli uomini eh, capaci delle peggiori nefandezze nei confronti della loro stessa specie, capaci di violenza e brutture inenarrabili nei confronti delle bestie, e capaci di mandare un elicottero apposta per foraggiare un piccolo gregge disperso e di farsi un mazzo tanto per recuperare le capre di un compaesano. Il quale dovrà pagare un bel po' più di una cena ai suoi amici, se la sono meritata direi.

I nomi dei quattro? Eccoli: Michael Larch, Hans Larch, Oliver Santer e Helmuth Larch

Una volta tanto una storia di animali che finisce bene :)

mercoledì 10 dicembre 2008

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E nel frattempo, fiocca

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Nel senso che se continua così domani esco dalla finestra!

Dalla finestra dello studio, 2 ore fa:

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Dalla finestra del bagno, 1 ora fa:

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Dalla finestra dello studio, mezz'ora fa:

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E continua. So mica cosa salvo dell'Lorto stavolta.

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martedì 9 dicembre 2008

Concomitanze

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Catinaccio, 7 dicembre 2008

l'avrà visto qualcuno? Era lì sopra il loro naso, bastava alzare lo sguardo.

sabato 6 dicembre 2008

Un anno dopo

 

foto Francesco Del Bo per Repubblica On line

Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rocco Marzo, Antonio Santino, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi.

venerdì 5 dicembre 2008

Una sorella. Anzi no, due.

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Quiz: in questa foto ci sono 2 sorelle germane, quali sono?

Sbagliato!

Questo post per dare il benvenuto nella blogosfera alle mie sorelle: quella vera e quella Vera. O viceversa? :)

Senza polenta e senza paròl

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Resti della "Guerra Bianca". Sullo sfondo la Presanella

Il Trentino era fronte, c'era la guerra in casa. Non solo in senso figurato, ma la guerra entrava in casa con le restrizioni, gli obblighi, le requisizioni, in un'economia di sussistenza dove ogni chilo di grano era indispensabile per superare l'inverno, le ore di lavoro dei pochi uomini non richiamati essenziali, gli animali fonte di vita e il paiolo sul fogolar era il centro della casa.

Il Centro studi per la Val di Sole pubblica, a cura di Udalrico Fantelli, una raccolta di "ordinanze governative emesse dal capitanato distrettuale di Cles (TN) e da altri enti pubblici durante la prima guerra mondiale"* dalla quale traggo gli stralci che seguono.

Vi sequestriamo la lana:

"I. R. Capitanato distr. Cles

Il N. 122/36 Cles 14 ottobre 1916

A tutti i Signori Preposti comunali e ai molto rev. Curatori d'anime del distr. politico di Cles.

Si rende attenta la popolazione che anche tutta la lana proveniente dalla tosatura autunnale è sequestrata per i bisogni dell'esercito. - Resta quin­di proibita ogni vendita e scambio come pure la lavorazione per proprio uso della lana ricavata la quale deve venir consegnata per intiero all'incettatore militare, il quale la prenderà in consegna a Cles il giorno 12 dicembre per i comuni del distr. giudiziale di Cles, a Cogolo il giorno 14 dicembre per i co­muni di di Pejo Cogolo Celledizzo e Cusiano il 16 Dicembre per i comuni di Mezzana, Termenago, Castello, Comasine, Pellizzano, Cellentino, a Malé il 18 dicembre per Malé Bollentina Terzolas Rabbi ecc. a Fondo il 20 dicembre per i comuni del distretto giudiziale di Fondo'.

Si osserva che non è necessario che ogni possessore di lana si presenti per­sonalmente alla consegna ma può far consegnare la lana da altri o anche un fiduciario può raccogliere e consegnare la lana di tutto il comune.

Indicazioni più precise si possono avere dal rispettivo posto di Gendarmeria La tosatura autunnale occor esser terminata per il giorno della raccolta e tutta la lana consegnata all'i. r. Amministrazione dell'esercito. Contravvenzioni saranno punite con multa ed arresto. Questo avviso è da pubblicarsi nel modo usuale e dal pergamo in maniera che sia noto a tutti.

Per l'i. r. Consigliere di Luogotenenza (firma illeggibile)"

Poi vi portiamo via anche stracci e pelami vari:

"K. u. k. Wolle Einkaufs Stelle fi r Tirol u. Voralberg" Innsbruck

Lodevole Comune di Celentino

Come da decreto Qu N. 20.900 del 29 aprile 1916, viene interessato codesto Comune di partecipare ai singoli proprietari di lana, stracci e pelo che l'incetta incomincierà col giorno 16 Dicembre alle 8 antim.
Come luogo di consegna viene stabilito la Cancelleria Comunale di Cusiano.
All'ora fissata devono essere presenti i detentori o i rappresentanti di questi articoli.
Ogni trasgressione verrà punita severamente.
Il Sig. Capocomune vorrà gentilmente avvisare il curatore d'anime acciò annunci tale ordinanza dal pulpito, onde evitare alle parti il rigore delle leggi.
Colla massima stima

Pietro Ziglio Rappresentante della I. e R. W. E. St."

Poi portiamo via il mais:

"Cles 10 Dicembre 1916

A tutti i Comuni del distr. politico di Cles

Giusta Ordinanza luogotenenziale dei 26/X 1916 BLP N. 74 si partecipa quanto segue:

§1

Del grano turco raccolto nel proprio esercizio agricolo gli agricoltori possono usare quale foraggio per il loro bestiame il 10% di quei quantitativi che riman­gono loro della produzione complessiva dopo diffalco il fabbisogno per la se­mina.

§2

Il grano turco che sotto l'osservanza della prescrizione del § 1 non è destinato per il foraggio e per la semina, dovrà venir offerto e venduto all'istituto di guerra per il traffico del grano.

Contravvenzioni alla presente ordinanza vengono punite, qualora non suben­tri la persecuzione penale in sede giudiziaria a mente del § 35 dell'ord. Imp. 11 giugno 1916 B.L.I. N. 76 dalle autorità politiche distr. con multe fino a Cor. 2000 o con arresto fino a tre mesi, e concorrendo circostanze aggravanti con multe fino a Cor. 5000 o con arresto fino a sei mesi. Questa ordinanza è subito da pubblicarsi in modo usuale e dal pergamo.

L'I. R. Consigliere di Luogotenenza (firma illeggibile)"

E quindi, del paiolo, che ve ne fate?

"Notificazione

Si porta a pubblica notizia, che in base al decreto dell'i. r. Capitanato distr. in Gloss dei 5 ottobre 1916 N° 128/36 d'ora in poi deve venir consegna­to tutto il rame, qualunque forma esso abbia.

Perciò saranno da consegnarsi tantosto all'Ufficio comunale anche le caldaje ed i pajoli della lisciva o per cuocere il foraggio per gli animali, siano esse state insinuate per il cambio o meno, siano esse murate o meno. Sono anche da consegnarsi tutti i pajoli della polenta, tutti i coperchi di rame e tutte le vasche di rame dei focolari economici.

Eccettuati dall'obbligo della consegna sono soltanto le caldaje dei ca­seifici e quelle adoperate per industrie, come p. e. per tintorie, concerie, ecc.

Coloro, che, in seguito a perquisizioni praticate più tardi dall'Autori­tà, venissero trovati in possesso di oggetti di rame, andranno soggetti a pene severissime ed inesorabili.

(firma illeggibile)"

Le campane, i mariti ed i figli se li erano già portati via da un pezzo, le une fuse per fare cannoni, gli altri in Galizia per una guerra che combattevano sentendosi, in molti, dalla parte sbagliata con le loro donne, terre e case ostaggi dell'impero.

* fonte: Udalrico Fantelli, "SI PARTECIPA PER NOTIZIA E SOLELCITA PUBBLICAZIONE AI SIGNORI PREPOSTI COMUNALI E CURATORI D'ANIME - Raccolta, selezione e commento delle principali circoalri e ordinanze governative emesse dal capitanato distrettuale di Cles (TN) e altri enti pubblici durante la prima guerra mondiale (1914 - 1918) - parte seconda, 1916 -

Edito dal Centro studi per la Val di Sole - collana I QUADERNI DEL MUSEO - n.3

mercoledì 3 dicembre 2008

3 dicembre

Giornata europea delle persone con disabilità - Dal viaggio all'accoglienza

Via .mau. che ringrazio per avermelo ricordato. E per la splendida vignetta di Vauro che pubblica.

Ciao, cedri

querciaBolzano, Passeggiate di Sant'Antonio

Io ho una mia topografia verde nella testa: in primavera allungo la strada e faccio giri viziosi per vedere la fioritura di due magnolie bellissime. Poi ci sono le tamerici di parco Petrarca, un glicine centenario in viale Venezia, un altro a San Maurizio; viale Principe Eugenio tutto rosa in maggio, le vigne rosse di castel Mareccio l'autunno, le grandi querce sulle passeggiate, un enorme ciliegio che merita una deviazione in via Vittorio Veneto quando è bianco di fiori in primavera e quando è color ruggine l'autunno. Poi c'è la casetta delle camelie in via Montello, quella fiorita tutto l'anno in via Battisti, una serie di rose di Merano lungo la strada che porta all'Ospedale. E tanti altri angoli verdi o singole piante alle quali sono affezionata.

cedri

Foto by Microsoft Virtual Earth, Bird eye

Questi quattro cedri del Libano li vedo dalle finestre di casa, alzo gli occhi dal monitor in studio e li vedo; da ragazzina mi perdevo a guardare gli uccelli sui loro rami invece che ascoltare la profe di geografia detta "Nevero?"; sotto le loro fronde ho giocato a uga e disu, a celo manca; hanno ospitato corvi e civette, cince e un gufo; li conosco da sempre, enormi e bellissimi. Pian piano li ho visti spelacchiarsi, perdere rami nelle giornate ventose, diventare pericolosi. A ogni nevicata un po' consistente devo chiamare i vigili del fuoco perché si schiantano sulla strada, è la terza volta in poco tempo che spianano qualche automobile, prima o poi fanno male a qualcuno: ci sono scuole lì accanto, il mercato al sabato, un discreto via vai di passanti.

Anche questa volta, come gran parte dei vecchi cedri sparsi in città, hanno ceduto sotto la neve pesantissima: un tronco di 50 cm di diametro è piombato sulla strada infilandosi, per puro culo, fra due auto parcheggiate: un paio di fanali rotti un paraurti ammaccato, la rete del mio Lorto acciaccata, poca roba ma vederlo cadere mi ha fatto paura. Se ci fosse stato qualcuno lì sotto poteva finire molto male, e non si può sempre contare sull'"indispensabile culo".

Sto scrivendo con il rumore della motosega nelle orecchie: uno è andato, un altro lo stanno tagliando adesso, poi toccherà a questi due di fronte. Son solo alberi, lo so, c'è ben altro, ma a me spiace lo stesso.

Silvia, vedrai che cambiamenti, quando torni, alla tua topografia verde, che strage di piante in città!

Mettiamola così: meglio adesso che in primavera, quando sono carichi di nidi. Sgrunt.

lunedì 1 dicembre 2008

Bollettino valanghe

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Bollettino valanghe di oggi 1 dicembre 2008, ufficio idrografico della provicnia di Bolzano, servizio valanghe

Scala Europea del pericolo di valanghe
Adottata in Austria, Francia, Germania, Italia, Scozia, Spagna e Svizzera.

SCALA DEL PERICOLO
STABILITÀ DEL MANTO NEVOSO
PROBABILITÀ DI DISTACCO DI VALANGHE


DEBOLE
Il manto nevoso è in generale ben consolidato e stabile
Il distacco è generalmente possibile solo con un forte sovraccarico ** su pochissimi pendii ripidi estremi. Sono possibili solo piccole valanghe spontanee (cosidetti scaricamenti)


MODERATO
Il manto nevoso è moderatamente consolidato su alcuni pendii ripidi *, per il resto è ben consolidato
Il distacco è possibile soprattutto con un forte sovraccarico ** sui pendii ripidi indicati. Non sono da aspettarsi grandi valanghe spontanee


MARCATO
Il manto nevoso presenta un consolidamento da moderato a debole su molti pendii ripidi *
Il distacco è possibile con un debole sovraccarico ** soprattutto sui pendii ripidi indicati. In alcune situazioni sono possibili valanghe spontanee di media grandezza e, in singoli casi, anche grandi valanghe


FORTE
Il manto nevoso è debolmente consolidato sulla maggior parte dei pendii ripidi *
Il distacco è probabile già con un debole sovraccarico ** su molti pendii ripidi. In alcune situazioni sono da aspettarsi molte valanghe spontanee di media grandezza e, talvolta, anche grandi valanghe


MOLTO FORTE
Il manto nevoso è in generale debolmente consolidato e per lo più instabile
Sono da aspettarsi numerose grandi valanghe spontanee, anche sul terreno moderatamente ripido

(*) Nel bollettino vengono descritti in modo più dettagliato (quota, esposizione, forma del terreno ecc.)

(**) Sovraccarico:

  • forte: es. gruppo compatto di sciatori, mezzo battipista, uso di esplosivo;
  • debole: es. singolo sciatore, escursionista senza sci.

Definizioni:

  • pendii ripidi: pendii con inclinazione superiore a circa 30 gradi
  • pendii ripidi estremi: pendii con caratteristiche sfavorevoli per quel che concerne l'inclinazione, la forma del terreno, la vicinanza alle creste e la rugosità del suolo
  • distacco spontaneo: senza l'intervento dell'uomo

ARPAV - CENTRO VALANGHE DI ARABBA

Per piazer, ste su con le rece! Anzi, ste ale vose case, eh?

venerdì 28 novembre 2008

Notti bianchissime

La notte bianca dei musei, bianca davvero: 20 cm in città e nevica ancora, domani si va al mercato con le ciaspole.

Si è spaccato un ramo del grande cedro davanti a casa, bloccata la strada, divelta parte della recinzione e piombato in giardino da me. Per la terza volta una fortuna sfacciata: è davanti a una scuola, finché si ammaccano le auto e i miei gelsomini poco male.

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Crisantemi 

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Rosa Winchester Cathedral (credo)

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I pochi kiwi ancora da raccogliere han messo il colbacco
 

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Vite americana

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Acero

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Gatto

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giovedì 27 novembre 2008

Nessuno lo vuole ma tutti lo vogliono

testimage Webcam sul mercatino (Sito dell'Azienda di Soggiorno)

Le lamentazioni da bolzanina egoista e disinteressata ai guadagni dei concittadini le ho già fatte l'anno scorso, quindi per questa volta mi astengo, ma sta di fatto che i cittadini di Bolzano ne hanno piene le scatole da tempo.

Agli artigiani non interessa e non conviene, i ristoratori del centro chiedono qualità e non quantità, i baristi della piazza chiedono pietà e, per favore, cessi che nei loro c'è la fila.

I turisti del fine settimana se ne partono stremati dal casino, e si mettono in fila in autostrada dietro il "serpentone di auto" per chilometri e chilometri. Si e no sono riusciti ad avvicinarsi ai banchi di esposizione senza farsi pestare i piedi, infilare un gomito in un occhio, rovesciare sul cappotto l'imbevibile brulé. In compenso si portano a casa qualche cianfrusaglia made in china pagata a peso d'oro. E non sono io a dirlo, la solita criticona disfattista, leggete un po' cosa scrive oggi il quotidiano Alto Adige:

"Il Mercatino di Natale parla cinese. Ieri, in piazza Walther, gli espositori preparavano gli stand per l’inaugurazione. Tra le casette di legno, c’erano centinaia di scatoloni. La loro provenienza? «Made in China». «I turisti spendono poco e preferiscono prodotti economici», dicono i commercianti. «E’una tendenza - conferma Lucia Nardelli, membro della commissione che seleziona i venditori - E ogni anno scarseggiano le richieste degli artigiani. Temono di non guadagnare»". L'intero articolo si può leggere qui. E qui il video.

E meno male che ogni anno, a fine kermesse, "Bisogna ripensare l'evento" ""Basta con la paccottiglia e le chincaglierie" (Michl Ebner, presidente della Camera di commercio) e "Bisogna puntare sull’autenticità del prodotto" secondo l'assessore provinciale al commercio Werner Frick.

E quindi? Com'è che tutto il teatrino prosegue da 18 anni?

Un po' di numeri, fonte la camera di Commercio di Bolzano via il quotidiano Alto Adige di ieri:

I mercatini della provincia l’anno scorso hanno attirato 401.500 visitatori, "per un giro d’affari di 31,7 milioni di euro ed un totale di circa 70.200 pernottamenti".  Quanto spende ogni visitatore? "Nel 2007 hanno speso 55 euro al giorno (i germanici non superano i 50 euro!): 10 euro per mangiare e bere (crauti, gulash, speck, strudel ecc.) 20 euro tra souvenir e regali vari ed altri 25 nei negozi della città.

Il visitatore dei mercatini: "È italiano nel 60% dei casi, germanico nel 10% mentre i locali sono il 20%."

Secondo il direttore dell'Azienda di Soggiorno questi numeri sono approssimati per difetto, per grande difetto: "L’indagine offre uno spaccato solo parziale della realtà perché basa i suoi dati sui pernottamenti negli alberghi e sui passaggi in A22 ma non tiene conto di chi arriva in treno, col bus, in camper o dalla statale. A noi risulta - infatti - che il giro d’affari sia di 60 milioni di euro, praticamente il doppio, e che solo il Mercatino di Bolzano l’anno scorso sia stato visitato da 700 mila persone". (La città di bolzano raggiunge a stento i 100 mila abitanti)

E non contento del piatto ricco, Seppi aggiunge: "Perdiamo, rispetto a Merano, più di 50 mila visitatori l’anno perché a Bolzano gli stand chiudono il 23 dicembre mentre Merano va avanti fino al 6 gennaio. Questa faccenda va rivista e ripensata tutta".

Certo che va ripensata, ma non credo che il suo ripensamento coincida con quello della maggioranza non solo dei bolzanini ma anche di coloro che vorrebbero un mercatino più sobrio, meno urlato e soprattutto meno artificiale.

Per il momento, cari concittadini, facciamoci coraggio, ci aspetta un mese di passione: oggi alle 17 l'inaugurazione. Siamo sopravvissuti per 17 anni, ce la faremo anche questa volta. Io comunque starò a casa. L'avevate capito da soli?

Fonti:
Mercatini d'oro, giro d'affari da 31 milioni - Alto Adige — 26 novembre 2008 
Centinaia di prodotti "made in China" "Sì, ma i turisti li comprano" - Alto Adige - 27 novembre 2008

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mercoledì 26 novembre 2008

Finito non finito

plattnerKarl Plattner (***)

Dopo alcuni anni di lavori, nel 1977 venne inaugurato e restituito alla città Schloss Maretsch, castel Mareccio. Fra le varie feste e manifestazioni forse l'evento più importante fu la mostra antologica dedicata a Karl Plattner, pittore di respiro internazionale, nato in val Venosta, cittadino del mondo, che rimase però legato fortemente alle sue radici altoatesine anche nelle sue opere.

In quel tempo il mio babbo era direttore dell'Azienda di Soggiorno, proprietaria del castello, e per un paio di anni tutto il suo e nostro mondo ruotò attorno al restauro: ferie saltate, racconti, preoccupazioni, nottate, consigli di amministrazione, coliti, incontri con esperti, consulenti, restauratori, personaggi stranissimi, che finivano spesso a cena a casa nostra. E per la durata dell'esposizione mezza famiglia, amici e conoscenti si trovarono coinvolti nella mostra di Plattner: chi a fare il guardiano notturno, chi quello diurno (che tuttora, dopo giornate intere fra le sue opere, di Plattner non ne può più), chi alla reception, chi al bookshop. Ne ho riparlato l'altro giorno con Ale (bookshop), anche lei si ricorda con simpatia questo signore gentile, serio e sottile, così intrinsecamente triste ed elegante, che portava nello sguardo l'annuncio dei suoi ultimi drammatici anni e di "Quel mondo duro e tenero insieme; affilato, impietoso ed insieme ansioso, sognante di fuga, di follia che è nelle cose di questo pittore di confine, di un confine non soltanto geografico ma culturale" L. Sciascia*

Insomma, oltre a piacermi parecchio, ho qualche motivo ulteriore per essere affezionata all'opera di Plattner, motivo che va un po' oltre la mia scarsa cultura artistica e inesistente capacità di critica. Mi piace molto sia il suo "mondo duro" delle figure drammatiche e stupefatte che il mondo "tenero" dei suoi paesaggi altoatesini.  plattner_maso

Landschafr - Paesaggio (1980-81) finito, accostato al non finito***

La faccio breve (oddio, non sono più a tempo :D): sono andata a vedere la mostra "finito non finito", ospitata nelle sale di Unibz nell'ala che faceva parte del vecchio ospedale.

Valeva la pena, anche se alcuni accostamenti mi sono parsi un po' tirati per i capelli. Accanto ad opere finite, alcune molto note altre meno, sono esposti diversi non finiti che, secondo i pannelli esplicativi che anticipano la mostra, sono opere con una dignità compiuta e che ai finiti che le affiancano possono essere in qualche modo apparentate.

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Nächtliches Zwiegespräch - Conversazione notturna (1964-65). Accostato a questo non finito (fine anni 70) ***

Alcuni si, sono quadri anche piuttosto belli. Altri sono interessanti, si intravvede, forse, cosa Plattner avesse in mente, l'abbozzo della composizione, le scelte cromatiche. Alcuni invece mi paiono davvero solo pasticci nei quali io non vedo niente, e forse nemmeno lui. Veramente difficile immaginare che strada avrebbe preso l'opera, che racconto ne sarebbe uscito dalle sillabe buttate lì sulla tela, se nemmeno lui, dice, spesso sapeva dove sarebbe andato a finire: "La mia pittura nasce come un alfabeto. Come dalle lettere si può formare una parola, da una macchia di colore deriva una forma. E' un'unione organica di elementi che scaturiscono nel corso del divenire del lavoro. Nello sviluppo dell'opera io scopro l'oggetto o il soggetto che si va definendo, allora subentra la memoria o l'inconscio e prende forma quello che ho elaborato"**. Pretendere di capirlo io mi pare davvero presuntuoso.

Chissà, peraltro, se gli avrebbe fatto piacere vedere esposto qualcosa che lui non aveva pensato di terminare, chissà se l'avrebbe riconosciuta come cosa sua. Mi viene il dubbio, a volte, che Plattner sia usato come bandiera dell'arte altoatesina, bandiera della quale si sarebbe già visto e detto tutto: ormai occorre ravanare nel retrobottega.

La mostra finisce sabato 29 novembre, come sempre io arrivo in zona Cesarini. Merita una visita se fate ancora in tempo.

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* fonte: prefazione al catalogo della mostra "finito non finito" a firma di Primo Schönsberg, assessore alla Cultura, Ricerca e Piano di Sviluppo strategico del Comune di Bz.

** Frase raccolta e trascritta nella prefazione di cui sopra, estrapoalta da un documentario dedicato a Plattner di Bruna Dal lago Veneri, Nora Veneri e Osmund Zöschg per RAI Sender Bozen, proiettato durante la mostra.

*** fonte: il bel catalogo della mostra "finito non finito", edizioni Tappeiner, 2008

Karl Plattner su:
Wikipedia
cainoinc (Diego Brambilla?)
"L'arte a stampa"
Arte.go

martedì 25 novembre 2008

La monaca, il frate, il culo e le ortiche

Mamma da ragazza si svegliava la mattina con l'acqua del bicchiere gelata sul comodino e il ghiaccio sulle finestre. Non si scaldava che nelle stanze comuni, la legna era preziosa, le camere da letto erano gelide. Mezz'ora prima della nanna si infilava nel letto la monega, poi ci si preparava in cucina vicino alla stufa, e, tolta la monega, via sotto il piumino come missili.

La mónega. Per cortesia di Nonna Ivana che ringrazio

Il telaio ricurvo teneva le lenzuola sollevate dal cuore della monega, lo scaldino ricolmo di braci, impedendo al letto di prender fuoco. Io in montagna ho usato la versione tecnologica dell'aggeggio: una resistenza elettrica incandescente faceva la funzione delle braci.

Vedo sul blog di Nonna Ivana che in Emilia si chiama frate, la suora è lo scaldino: sempre in convento siamo, chissà perché.

Un po' di tepore la monega lo dava, ma era un tepore illusorio: il culo era rovente, piedi, mani, spalle ghiacciate. Ci si acciambellava nella cuccia calda lasciata dalla monega, fuori dalla cuccia le lenzuola erano sgradevoli e diacce, allungare le gambe un atto di coraggio, ci voleva lo stesso un bel po' di tempo per entrare in temperatura.

Da qui il modo di dire: "cercarse el fret per el let" quando ci si impiccia in complicazioni inutili, parente stretto del "fregar el cul nele ortighe", note situazioni che vengono subito prima di "metter el cul nelle peàde".

lunedì 24 novembre 2008

Fotogiornalismo con i fiocchi

Brooks de Wetter-Smith's photograph of an iceberg titled "Ice Tunnel" (Courtesy of Peabody Essex Museum) fonte The Boston Globe, The Big Picture, News stories in photographs.

Ho scelto questa foto dell'Alaska perché questo è un blog principalmente outdoor, ma c'è di tutto. La stazione spaziale, la guerra in Congo, il mondo del minuscolo al microscopio elettronico, l'incendio in California, una tempesta in Yemen che ha lasciato ferite insanabili nella meravigliosa città di Shibam, patrimonio universale UNESCO. Una marea di argomenti e di foto splendide.

A destra, accanto al titolo, due menu a tendina per scegliere zone del mondo e categorie da sfogliare. Sono un po' fissata per le foto, ammetto, ma sono davvero belle.

E noi qui in Italia che non mettiamo il naso fuori dal nostro orticello, fra Berlusconi e Veltroni e la Gelmini!

domenica 23 novembre 2008

Telekabul

20/03/2001: ""Quando morirò, a cent'anni, morirò soddisfatto. Non ho autocritiche da farmi. Ho sempre fatto quello che mi piaceva. Mi sono divertito". Sbagliò solo nella data, a causa del suo grande ottimismo. Mi parlò anche della sua malattia. "Perché sei andato via dalla Rai?" "Il centro-sinistra stava per vincere. C'era Occhetto, la macchina da guerra che si metteva in moto"."E allora?". "Ci voleva un telegiornale più cauto, meno astioso, meno combattivo. Io ho detto: me ne vado. E ho cominciato a dire cose violentissime sulla Rai e su Dematté. Sai perché?""No"."Avevo il cancro ai polmoni. Ero convinto di morire di lì a poco. Pensavo che fossero le mie ultime dichiarazioni""

Sabelli Fioretti intervista Sandro Curzi

Pali, palle, cince e ciance

cincia_canederlo

Cinciarella (Parus caeruleus)

Equipaje è pronta ad agire ma chiede istruzioni, Marzia sarebbe pronta ma teme di allestire un ristorante per gatti, Enrica fa la sua parte come può nel centro di Milano, il gambero rotto sta già pregustando polenta e osei... la mangiatoia per pennuti interessa.

Dunque, algoritmo per la costruzione della mangiatoia fatta in casa a costo tendente a zero. Che da comprare in giro se ne trovano, anche in rete, saranno anche più belle della mia ma costano un occhio della testa, e non sono momenti, questi.

Qui le foto del risultato finale, che ci si capisce meglio con l'immagine sotto gli occhi.

Procurarsi un palo alto circa 2 metri, possibilmente liscio, in modo che le unghiette di chi sappiamo non facciano presa, abbastanza sottile da risultare scomodo all'arrampicata: 3 cm di diametro bastano, il mio è sovradimensionato ma quello avevo. Se non fosse abbastanza liscio, avvolgere gli ultimi 50 cm in un foglio di lamierino, di plastica liscia, insomma ci siamo capiti. Se il palo è di metallo risolve il problema del liscio ma per fissare la mangiatoia in cima ve la pelate voi, eh?

Piantarlo a mazzate nell'orto, in un posto che sia visibile da una finestra molto utilizzata (altrimenti che lo mettiamo a fare se non per goderci lo show?) ma a qualche metro da ogni supporto per gatti.

Procurarsi un sottovaso di plastica per cassette o per vasi molto grandi, ampio a piacere. Praticare sul fondo del sottovaso parecchi fori in modo che la pioggia non si fermi sul fondo che diventa un pantano (fare la prova sul lavandino di casa). Inchiodare solidamente il sottovaso sul palo. Se il sottovaso è bello grande e sporge molto dal supporto l'eventuale gatto che abbia scalato il palo della cuccagna si troverà in serie difficoltà a superare il "tetto" (i climber mi capiscono bene, vero? :P)

passeri

La banda di teppisti (stava nevicando, ieri :)

Non è finita: i nostri adorabili uccellini sono dei veri porcelli: ogni tanto bisogna far pulizia alla mangiatoia. Per non dover smontare ogni volta tutto l'ambaradan non metto il becchime direttamente nel sottovaso ma in scodelline di plastica (gli imballaggi per cibi del supermercato vanno benone) a loro volta forate e appoggiate nella mangiatoia su un rialzo di qualche genere (quattro sassetti piatti agli angoli, dei legnetti, insomma vedete voi) in modo che scorra l'eventuale pioggia.

Mi rifiuto di costruire anche il tetto, se piove si procurino l'ombrello, che sarà mai. Se nevica portino mezza giornata di pazienza che andrò a spalarla via, e poi in città non nevica quasi più. Per riempire la mangiatoia, il grande vaso rovesciato della foto per scala, o amico alto a disposizione se siete gnomi come me. Il tempo per costruire l'aggeggio è inferiore di quello impiegato per leggere fin qui come si fa.

Le gatte, dopo un paio di tentativi, si comportano da "è acerba l'uva", sanno di non arrivarci e se ne disinteressano.

Cibarie: pane vecchio sbriciolato, briciolame vario, l'immangiabile torta di zia Caterina, croste di formaggio a pezzettini, avanzi di pastasciutta, avanzi di polenta, mangiano quasi di tutto, paiono galline. E, ovviamente, semi misti, con una netta preferenza per quelli di girasole. Li trovo in sacchetti da un chilo all'esorbitante costo di 2 euro, al supermercato Despar; nei negozi per animali a un po' meno ma sempre carucci, per esempio nel negozio in cima a viale Venezia; a meno della metà sfusi al mulino Silbernagl al ponte di Sant'Antonio. Ai non bolzanini non so che dire. La LIPU li mette in vendita sul sito a pacchi da 4 chili a 14 euro. Mi pare letteralmente una follia: quando si è sparsa la voce, 4 chili di semi se ne vanno in 10 giorni.

merlo_caco

Ne lascio sempre qualcuno per loro sull'albero.

Frutta: qualche acino d'uva, i merli van matti per i cachi, mezza mela. Sì la preferiscono "iniziata" i pigroni.

Poi le palle di grasso da appendere in giro, adorate dalle cince, che da un po' sanno usare anche i passeri. E qui ci starebbe un bel ragionamento di etologia su come i pennuti si trasmettono il sapere fra generazioni.

Equipaje, fare in casa le palle di grasso e semi è da suicidio, davvero. Ho provato con lo strutto ma fa un po' schifo, la casa puzza da schifo, e soprattutto viene uno schifo. Io le trovo fatte al mulino di cui sopra al prezzo più vantaggioso, altrimenti nel negozio di animali a 4 euro 11 palle. Wildlife shop sul sito le vende a 3 euro per 6, LIPU a confezioni da 6 a 3,5 euro/confezione. Caro ma spero serva anche per finanziare qualche oasi.

Cmq se vuoi, puoi mettere pallettine di strutto, anche burro eh, o di altri grassi animali, a cucchiaini, mescolati a semi nella mangiatoia. Per vedere le cince appese puoi costruire delle retine con arachidi, nocciole, noci sgusciate. Le retine delle confezioni di aglio al super, degli scalogni (che non sono bianche) per esempio. Oppure collane di arachidi con buccia infilate su spaghi.

Poi bisogna portare un po' di pazienza e sperare che si accorgano di noi. E pian piano ci si adegua alle loro preferenze, si impara a capire cosa desiderano i nostri ospiti che, pare strano, ma non dappertutto gradiscono gli stessi menu.

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Verdone attaccabrighe

Lati spiacevoli, poi non ditemi che non vi avevo avvertiti ;) : i nostri dolci passerotti cagano come una mandria di mucche, tenete le mangiatoie lontanine dal balcone, dal posto macchina, dallo stenditoio, dal davanzale del vicino. In primavera toccherà ramazzare un cumulo di bucce vuote di sementi varie che tappezzano per un raggio di 3 metri attorno. Ogni tanto arrivano i piccioni, Enrica, si. Se arrivano loro non resta niente per gli altri e sono antipatici anche a me. Ho risolto... con la cerbottana: un tubo da elettricista caricato a bacche di bagolaro, di sorbo,  sai come si faceva da ragazzini? Non fa abbastanza male da ferirli ma abbastanza per tenerli, alla lunga, lontani.

Lati negativi ampiamente sopportabili mi pare; in compenso passo un sacco di tempo a sbirciarli. Ho appeso un canederlo a un rametto dell'alloro davanti alla finestra dello studio: basta alzare gli occhi per vedere una cincia appesa, è bello e rasserenante.

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Verdone (Carduelis chloris chloris)

PS: le foto non sono splendide, sono sempre fatte attraverso i vetri in più con poca luce e sotto una nevicata.