martedì 19 maggio 2009

Colomba accovacciata

Chiesa di San Francesco, Seiser Alm

E' nata male la chiesa dell'Alpe, fra le contestazioni. Ecco parte di un articolo comparso sulla stampa locale nel 2007:

"...un momento difficile per la Chiesa altoatesina, al centro di una polemica proprio di natura ambientalista, per l’intenzione di realizzare sull’Alpe di Siusi, e quindi in zona di vincolo paesaggistico una nuova chiesa con un campanile di legno lamellare alto 19 metri. La spesa prevista ammonta a circa 2,2 milioni di euro e il progetto ha appena ottenuto il via libera dalla Commissione provinciale tutela del paesaggio. La struttura studiata dall’architetto meranese Walter Dietl, che si è ispirato alla forma stilizzata di una colomba accovacciata. Un disegno che suscita perplessità per quanto riguarda i 19 metri del campanile, in un contesto dove le costruzioni esistenti non superano i tre piani e proprio nel momento in cui il sindaco di Castelrotto Hartmann Reichhalter ha annunciato un deciso stop al dilagare del cemento, anche se nel caso specifico si tratta di legno.

[...] L’edificio sarà costruito a livello strada e disporrà di 150 posti a sedere; la base sarà in cemento lavorato simile a rocce, le parti rimanenti in legno lamellare non trattato, con elementi in ferro anticato."

La colomba accovacciata con la base "simile a rocce"

"Contro il progetto si è scagliato il mondo ambientalista con in testa Peter Ortner, presidente dell’Heimatpflegeverband (associazione tutt’altro che anticlericale), che si è detto esterrefatto. «Sull’Alpe di Siusi - afferma Ortner - in barba al decreto di vincolo che risale al 1974, ormai siamo alla saturazione. Si è edificato senza sosta ingrandendo malghe, alberghi, rifugi. "

Albergo

Hotel

"Rifugio". Che nasconde Sassolungo e Sassopiatto.

"Ora ci mancava soltanto la chiesa. Sull’Alpe ci sono state sempere cappelle e crocefissi, una chiesa mai». La tesi di Ortner, che se la prende in particolare col campanile, è semplice: «I campanili, quelli veri, creati dal Signore, sono altri. Le punte Euringer e Santner, sullo Sciliar o la cima del Sassolungo."

Campanili Euringer e Santner. Coperti dall'arrivo di una seggiovia.

"Quelli sono veri monumenti, non il campanile di quasi venti metri che svetterà accanto alla grossa chiesa, a sua volta posta accanto ad un edificio di notevoli dimensioni, la caserma dei vigili del fuoco."

La caserma dei pompieri

"La Curia predica da anni il rispetto e la preservazione del Creato, della natura, del paesaggio, ma evidentemente predica bene e razzola male. Proprio non capisco come possano aver dato il loro assenso a un progetto del genere»." (*)

Colata di cemento

Non si può vendere la vita degli uomini e degli animali;
è stato il Grande Spirito a porre qui la terra 
e non possiamo venderla perché non ci appartiene.
Possiamo contare il nostro denaro
e bruciarlo nel tempo in cui un bisonte piega la testa,
ma soltanto il Grande Spirito sa contare i granelli di sabbia
e i fili d’erba della nostra terra….”
PIEDE DI CORVO – SIKSIKA - PIEDINERI (**)

Mi viene lo scoramento: come si può essere così ciechi e ipocriti? Vincolo paesaggistico? Traffico limitato (anche questo argomento merita una discussione)? 

Per correttezza e par condicio a breve un post sull'altra Alpe di Siusi, che qualche angolo ancora splendido c'è ancora, vero Andrea? :)

(*) fonte: Mauro Fattor, Quotidiano Alto Adige — 01 settembre 2007
(**) fonte: Dakota 

lunedì 18 maggio 2009

Confronti: chiesette montane

Chiesa di San Valentino, Seis am Schlern, oggi

Chiesa di San Francesco, Seiser Alm, oggi.

Per chi non fosse altoatesino: la chiesetta di San Valentino è appena fuori il pese di Susi, mentre la nuova chiesa di San Francesco è pochi chilometri sopra, al Compatsch, sulla Seiser Alm, l'Alpe di Siusi, un altopiano meraviglioso e, a parole, tutelatissimo.

Confronto impietoso. La prima è una chiesetta di paese, che sta lì da diversi secoli, con lo Sciliar sullo sfondo, un paio di masi attorno, galline, il contadino che falcia. L'altra è la nuovissima chiesa per turisti, appena costruita, con il contributo di 527 mila euro da parte della Provincia autonoma di Bolzano, sulla famosa Alpe di Siusi. Quindi con soldi miei, anche.

La chiesa nuova fiammante e, a destra, la caserma dei pompieri. In grande rende meglio.

No, poveretta, brutta non sarebbe, è solo totalmente, assolutamente, incongrua con il paesaggio, il posto, tutto. E mi rompe parecchio le scatole avere, mio malgrado, contribuito.

Si, forse al Compatch dove la chiesa è stata costruita non c'è più molto da salvare, fra albergoni con giardino giapponese e carrozze trainate da cavalli adorni di campanelli. Fra colate di cemento e funivie: 

Compatsch, Seiser Alm, oggi

Qualche altro esempio della tutelatissima Seiser Alm a breve.

Per fortuna l'Alpe di Siusi non è solo questa, ma è tanto questa, e ogni volta che ci rimetto piede trovo più disastri e distruzioni.

Vabbé, ne riparliamo: son tornata giù stasera, avevo urgenza di indignarmi in compagnia.

Buonanotte.

domenica 17 maggio 2009

Ma Max non torna più

(Video TIAHUANACO - speed-riding & more) 

(ANSA) - BOLZANO, 17 MAG - Un alpinista altoatesino, Max Schivari, 39 anni, e' morto in Peru' nel corso di una spedizione partita a inizio settimana. Schivari, esperto di speed riding, discesa con paracadute sulle pareti di roccia e ghiaccio, e tecnico del soccorso alpino di Bolzano, era residente a Renon. A partire erano stati una decina, quasi tutti dal Trentino Alto Adige, tra scialpinisti, specialisti dello sci ripido e ghiacciatori, con l'obiettivo dello Huascaran, la cima piu' alta della Cordigliera Bianca. (ANSA).

 

sabato 16 maggio 2009

Non ci sono più i gatti di una volta!

Pauli! Cosa accidente hai in bocca, gattaccio? Cazzo, ha beccato un piccione! Uno stupido piccione si è fatto acchiappare. Uno di quelli che mi beccano il prato appena seminato, suppongo, un'odiosa pantegana volante. E' ancora vivo ed attonito nelle fauci del gatto del vicino e mi guarda sbigottito agitando ogni tanto le ali per cercare di battersela.

Dai Pauli, mollalo qui, su, non è carino sbattacchiare in giro quel povero piccione. Molla quell'uccello, gattaccio! Seh. Piume ovunque, mi par di vedere una ferita sulla schiena, la coda e' andata da mo', però è ancora vitale e ce la mette tutta per salvarsi la scorza.

Se mi avvicino Pauli si sposta quel tanto da non farsi acchiappare sbattendo la testa dell'uccello qua e là, e cerca di sgattaiolare sotto la recinzione con il piccione nelle fauci, scorticandolo sul muro. Appena lo molla quello cerca di battersela zoppicando e si trascina sotto il furgone. Non lo beccherò mai, inutile.

Caro piccione, è giunta la tua ora. Il destino, la selezione naturale, chi troppo vuole, bla bla, io vado a far la spesa. Quando torno, Pauli, vedi di aver finito il lavoro, grazie.

Certo, se fosse un merlotto mi darei da fare di più. "Due porri, mezzo chilo di spinaci e 4 carote per favore". Probabilmente a quest'ora starei strisciando sotto il furgone con in mano una scopa. 

E allora? Tu non hai le tue simpatie, coscienza spaccaballe? Speriamo che Pauli si spicci a fare il suo mestiere.

Questi gatti di oggi, signora mia, che non finiscono i lavori iniziati! Anzi, se ne vanno lasciando la preda ferita a morire sotto il mio furgone! Troppo grassi, troppo nutriti, non ci si può più fidare di nessuno.

Ehi, piccione, sei ancora vivo? Alza la testa e mi guarda. Se cerco di acchiapparti, tu che fai? Cerchi di svolazzare via, ovviamente. Fatti prendere, cretino! Ormai son bella che incastrata. Fra quell'impicciona di coscienza, una fastidiosa sensazione di razzismo, il fatto che non sopporto l'idea di pranzare con una creatura agonizzante sotto la finestra, soprattutto dopo che mi ha guardata negli occhi, son fritta, mi devo occupare di te.

Pigliare un piccione che non ne vuol sapere, che per oggi ne ha viste abbastanza e che si oppone come può, anche se è ferito, stanco e spaventato, non è semplicissimo. Anzi, è un rodeo. Esce da sotto il furgone, svolazza in giro, zoppetta di qua e di là, infila la finestrella della lavanderia e tocca terminare l'inseguimento dentro il vecchio vascone del bucato, per fortuna vuoto al momento. Lo straccio buttato addosso funziona quasi sempre, e finalmente è in gabbia. Bene non sta, la bestiola. Mettiamo nel gabbione una scodella di acqua, un po' di becchime, lo copriamo in modo che stia nascosto e isolato e si tranquillizzi.  E ora che si fa?

Telefona qua, prova di là, il CRAB, Centro recupero Avifauna di Bolzano il sabato è chiuso. Facciamo un salto a vedere, l'avifauna mangia e beve anche il fine settimana, forse qualcuno c'è.

Tu intanto, collaborare e tirare le cuoia tua sponte no, eh?

Deserto. E anche desolato, pare. Boh, mi tengo il piccione in bagno fino a lunedì, poi riprovo.

Ma alla Sill, il canile sanitario della Provincia, un piccione non lo vorranno? Han accolto di tutto, cavalli dispersi, tartarughe, conigli, caprioli, asini; piccioni no?

"Certo che lo prendiamo. Me lo porti, siamo aperti fino alle 5". E non solo sono aperti e prendono piccioni anche nel week end, ma per caso c'è lì anche il veterinario che a una prima occhiata fa una diagnosi tranquillizzante: non è messo proprio benissimo, ma probabilmente il nostro se la cava.

Mezza giornata ho perso, porca miseria, fra gatti, pennuti, rodei e coscienze impiccione.

E pensare che colombi, piccioni, tortore e dintorni mi stanno proprio parecchio sui maroni!

sabato 9 maggio 2009

Etologia spicciola

Cip cip cip! un casino della miseria, un'agitazione frenetica là fuori stamattina. Non pare ci sia niente di nuovo: Pauli il rosso dei vicini a prender l'ombra steso tranquillamente sulla passerella (la MIA passerella, come miei sono i crocchini che pretende ogni mattina il furbastro! Manderò il conto ai suoi proprietari), Trik la cacciatrice non si vede, Lamicia in giro in perlustrazione con l'aria annoiata. E lei molto pericolosa non è, i merli lo sanno.

Ma cos'è che si muove lì sotto? Eccola lì la causa di tutto questo scompiglio: un mucchietto di piume, tutto zampe e becco, con quell'espressione da cretino tipica dei pulcini appena usciti dal nido.

Niente coda, un accenno di alucce, la creaturina più indifesa dell'universo in questo mondo pieno di gatti.

Il casino di merli in fibrillazione si placa come per magia. Non so cosa passi in quelle testoline: "quando arriva questa qui la mangiatoia si riempie miracolosamente" quindi ecco l'equazione uomini=mangiatoia=cibo=amici? oppure: "questi grosssi animali agili come un elefante ce li mettiamo in tasca quando vogliamo; inoltre dove zappano escono dei succosi lombrichi"? Tutto fuor che pericolosi. Il piccoletto ci guarda di traverso e spalanca il becco: "cibo, cibo, stupido grosso essere io voglio CIBOOOOO!". Si fa prendere in mano, per nulla spaventato, i genitori si concedono una pausa, tanto ci sono i baby sitter.

Ma i baby sitter non sono a tutto servizio, tocca lasciarlo alla cura dei suoi. Ogni tanto una sbirciatina dalla finestra, il piccoletto saltella in mezzo al prato indifferente all'universo intero.

Si scatena di nuovo il delirio di grida di allarme: cazzo, la Trik! Quella se lo vede se lo pappa come fosse un'oliva e ne sputa gli ossetti! Lo scemotto in piena vista nel prato, Trik si avvicina inesorabilmente: gola secca e fuori come una freccia con la scopa in mano. Povera Trik, peraltro, lei è colpevole solo di essere un gatto.

I merli adulti continuano la sarabanda, urla, strepiti, un particolare chiocciolio che sento solo quando hanno i piccoli. Ormai Trik è a un passo, e l'ha visto. Che fare? non rischio di far peggio a mettermici in mezzo? Ormai non c'è più tempo per fare nulla, Trik gli è addosso. Il piccolino è assolutamente immobile, non si agita nemmeno una piuma, fermo come fosse di sale. Lei lo annusa, gli gira intorno, lui sempre fermissimo, intorno una gazzarra incredibile ma quei due sembrano isolati in un altro universo.

La natura sa quel che si fa: per un gatto una preda immobile non è una preda. Trik mi guarda perplessa, si stira facendo l'indifferente, gli dà un'altra occhiatina ed elegantemente se ne va. Pian piano la confusione di schiamazzi cessa, il piccoletto, il mondo intero e noi con lui riprendiamo vita.

"Non ti muovere per nessuna ragione al mondo, fermo dove sei, congelati lì e prega il tuo angelo custode!" questo vuol dire quel chiocciolio. E funziona, eccome se funziona: a 3 giorni di distanza il piccolino saltella ancora in giro, fa anche qualche timido svolazzo rasoterra, ha sempre la faccia da idiota ma ho impressione che sia meno idiota e indifeso di quel che pensiamo. Però ha un bel po' di sangue freddo, di fiducia nei genitori e di ubbidienza cieca: io mi sarei cacata sotto altroché, sarei ricoverata in stato di choc altro che saltellare in giro per il prato :D

Chissà se è sempre lui o sono alcuni fratellini. L'anno scorso pareva uno poi li abbiamo visti insieme: quattro! Dovrei marchiarlo con la vernice, come si fa con le pecore. Magari la prossima volta, eh? :)

(nelle foto, il protagonista di questa storia. O suo fratello :D)

giovedì 30 aprile 2009

"Se non ora, quando?"

Lager di Bolzano (fonte Comune di Bolzano, archivio storico - progetto storia e memoria)

«Il 25 aprile - queste le parole durissime che ora mettono a rischio la tenuta della maggioranza - non c’è nulla da festeggiare. È vero che è finita la dittatura nazi-fascista, ma è anche vero che siamo rimasti sotto l’Italia. Quando 165 mila sudtirolesi, ovvero tutti quelli con diritto di voto, avevano fatto una petizione per chiedere la riannessione all’Austria. È rimasto un sogno».(*)

Cosa deve dire di altro il vicesindaco perché la sua maggioranza lo disconosca?

Invece «La maggioranza ha concordato all’unanimità di riconoscersi compatta nei valori dell’antifascismo e dell’antinazismo, base della convivenza nella nostra terra. Qualsiasi considerazione espressa da esponenti della coalizione di governo che contrasti con quanto sopra, ammesso e non concesso che contrasto ci sia, va considerata opinione personale». Alla fine della riunione il sindaco tira un sospiro di sollievo: «Con questo documento il caso Ellecosta è chiuso. Anzi per me non c’è neppure mai stato»(**).

Il caso Ellecosta non c'è mai stato solo per Lei, Dott.Spagnolli, e per la sua maggioranza.

Che poi lo si sapesse da tempo come la pensa il nostro (insieme a un'agguerrita minoranza) e si sia fatto finta di niente sperando inutilmente, conoscendolo, che la bomba non scoppiasse, è un'altra cosa da chiarire. Ma che si sappiano distinguere le proprie opinioni personali da quelle che si possono esprimere esercitando funzioni istituzionali è il minimo che si richiede a un politico. E, se coscienza non permette, dimettersi mi sembra segno di decenza. Ma sto chiedendo troppo, evidentemente.

fonti:

(*) quotidiano Alto Adige, 27 aprile 2009
(**) quotidiano Alto Adige, 29 aprile 2009

mercoledì 29 aprile 2009

Dai, fammi entrare!

 Su, che ti costa, fammi entrare!

Non se ne parla, bambolo!

Ma dai, guardami come sono carino! Non lasciarmi fuori dalla porta!

Non ci casco, pupo, tu miri alla mia scodella altroché!

Uff, vecchia zitella acida e malpensante!

lunedì 27 aprile 2009

Montagne Ribelli: intervista con l'autrice

(post modificato dopo la pubblicazione con l'aggiunta del link al video della presentazione)

Ieri sera a Trento Paola Lugo ha presentato "in anteprima italiana" Montagne Ribelli. (Che vuol dire anteprima italiana, visto che il libro è già disponibile da un po' in libreria e ce l'ho sulla scrivania da almeno una settimana?)

Stefano Fait l'ha intervistata per il quotidiano Alto Adige di ieri 26 aprile e qui trovate il testo integrale dell'intervista (più una coda di un altro articolo sui film in programma al Filmfestival che non c'entra un cavolo).

Questa la scheda dell'autrice pubblicata sulla quarta di copertina del libro:
"
Paola Lugo (Bologna 1959), vicentina d'adozione, insegnante di italiano, alpinista, giornalista e scrittrice, già responsabile culturale del CAI di Vicenza, collabora con la casa editrice Antersass, specializzata in libri e film sulla montagna."

Cito un passaggio dell'intervista, più inerente all'ambiente e al nostro futuro che alla Resistenza, e alla domanda che mi facevo ieri: c'è avvenire per la montagna vera, non palestra per i giochi dei cittadini viziati, ma territorio di chi ci lavora e ci vive?

La lapide a memoria di un partigiano, sull'Altopiano di Asiago. (fonte CAI di Asiago)

"Nel suo Memoria della Resistenza, Mario Spinella ripensa alle sue esperienze sull’Appennino ed evoca “un paradiso possibile, a portata di mano, solo che si spezzino le dolorose barriere delle classi, dei ceti, delle abitudini figlie della disuguaglianza. Spesso... sono indotto a ritenere che allora noi toccammo con mano una più alta forma di civiltà”. E adesso?
La speranza è l’ultima a morire. Nella montagna di oggi spesso si sopravvive o ci si arrende, ma ho incontrato anche piccole isole, tentativi di resistenza, e non sono pessimista. Un’altra forma di civiltà esiste già anche solo nel semplice rispetto con il quale chi vive in montagna agisce sul paesaggio. Lo stesso ritmo dell’esistenza è più sostenibile. Questo modello di vita e società è il filo che lega partigiani e montanari di oggi."

Qui il video della presentazione a cura del FilFestival di Trento

domenica 26 aprile 2009

Un'onda pulsante

Cristian Cristoforetti davanti a uno dei pannelli della mostra (fotogramma tratto dal video di presentazione a cura del TrentoFilmFestival)

Ne aveva già parlato Marzia in un post l'anno scorso: patrocinato dalla Provincia autonoma di Trento è stato pubblicato "Pastori nelle Alpi, storia e testimonianze” libro transfronteliero frutto del progetto interregionale di sostegno e promozione del settore ovicaprino nell’arco alpino denominato Alpinet Gheep. Il libro è il risultato di tre anni di lavoro e di studio sull'allevamento ovino e caprino nell'area alpina al quale hanno collaborato studiosi ed esperti di diversi istituti di ricerca di Italia, Austria, Baviera e Slovenia mentre la parte iconografica è stata affidata al fotografo trentino Cristian Cristoforetti.

Da qualche giorno e fino al 16 maggio queste belle foto sono esposte a palazzo Trentini, nell'ambito del TrentoFilmFestival della montagna, in una mostra curata dall’Ufficio per le Produzioni Biologiche della Provincia.

In questo video, ospitato sul sito del FilmFestival, Cristian Cristoforetti parla del suo lavoro e dell'esperienza straordinaria che ha rappresentato per lui seguire le greggi e i pastori durante la transumanza e si chiede che futuro ha, in questo mondo di corsa che li ignora o li tratta con fastidio, l'onda pulsante dei pastori vaganti con i loro animali.

Sono io che sono più sensibile all'argomento rispetto a tempo addietro o c'è in giro più attenzione per pecore e pastori? Libri, mostre, articoli, studi. Forse è per quel meccanismo a causa del quale prima ignori un fenomeno poi, appena inizi ad occupartene, lo vedi ovunque, ma pecore e pastori (e capre eh!) mi sono sempre piaciuti. Speriamo che la maggiore attenzione, se è vera, porti anche più tolleranza e meno rigidità nei riguardi di questo che è "il lavoro più antico del mondo", altroché ;)

Dal 23/04/2009 al 16/05/2009
10:00 - 19:00
Palazzo Trentini, Via Manci, 27
sabato 9/05 e 16/05 orario: 10:00 – 13:00, domenica 10/05 chiuso

Ah, per inciso, avrete capito che a Trento è in pieno svolgimento il 57° FilmFestival della montagna e dell'esplorazione, del quale qui c'è uno scomodissimo programma HTML oppure qui un più banale ma anche più comprensibile programma in .pdf. (non sono così in ritardo come pare nel segnalarlo: le proiezioni sono iniziate solo ieri).

Dal calderone di proposte di ogni tipo, ne segnalo una:

IL MONDO DELL’ARRAMPICATA VISTO ATTRAVERSO I COMIX DI CAIO

Che se è QUEL Caio, il famoso Caio di Traversella, di ISM, di Fuorivia, una segnalazione se la merita sicuramente.

Caio Comix

Link:
Il libro "Pastori delle Alpi" in formato .pdf zippato da scaricare liberamente. Foto comprese

Altri documenti interessanti a libera consultazione da scaricare dal sito Alpinet Gheep

Articolo del giornale "Vita Trentina" sul progetto Alpinet Gheep

TrentoFilmFestival: webTV

giovedì 23 aprile 2009

"..un muto bisogno di decenza" (*)

Paola Lugo
Montagne ribelli.
Guida ai luoghi della resistenza
Editore Mondadori  (collana Oscar storia)
anno 2009,
pagine XIX-179 p., ill., brossura,
€ 13
ISBN: 978-88-04-58839-9

Quarta di copertina: "Fin dal Medioevo le montagne sono state ricettacolo, o rifugio, per ogni sorta di ribelli: vagabondi, fuorilegge, streghe, eretici, servi fuggiaschi. Niente di più naturale, allora, per quei giovani che l'8 settembre 1943 scelsero la disobbedienza al regime di Salò, che salire in montagna. E in montagna iniziarono a camminare." E cammina, alla lettera, anche l'autrice tracciando per noi dieci itinerari nei luoghi della Resistenza di scrittori come Calvino, Fenoglio, Ettore Castiglioni; luoghi, che nelle loro pagine troviamo a volte descritti altre volte solo citati o accennati, dove li portò la scelta di andare a combattere in montagna, fatta per "un muto bisogno di decenza" come scrive Santo Peli, citando Primo Levi, nella bella prefazione.

E Paola Lugo camminando  racconta: quello che vede lei, quello che in quei posti videro i suoi autori, quello che in quei posti accadde. Persone vere incrociano personaggi letterari, luoghi reali ospitano racconti di fantasia accanto a ricordi di avvenimenti storici.

Per ogni camminata c'è una scheda che sintetizza tempi di percorrenza, dislivelli, quota massima raggiunta, difficoltà, breve descrizione dell'itinerario e "libri guida": le orme di che scrittore e di che personaggio stiamo seguendo. Una poco dettagliata e non esauriente cartina serve per farsi un'idea del percorso e della zona dove si svolge.

Accompagnano ogni escursione numerose fotografie storiche, che ritraggono i protagonisti o i paesaggi narrati.

Paola Lugo cammina per i sentieri delle Dolomiti bellunesi nei Monti del Sole e nei Piani Eterni sulle tracce di Luigi Meneghello e del suo "I piccoli maestri". Sotto l'Antelao verso il rifugio Galassi cammina insieme a "I giorni veri" di Giovanna Zangrandi, al secolo Alma Bevilacqua, alpinista, scrittrice e partigiana per volontà della quale è stato costruito il Rifugio Antelao a Sella di Pradonego. Ancora Meneghello e i suoi Piccoli maestri accompagnano virtualmente Paola sull'Altopiano di Asiago alla ricerca dei posti narrati da Mario Rigoni Stern nel racconto "Un ragazzo delle nostre contrade" pubblicato nel volume "Ritorno sul Don".

Il sentiero successivo segue i passi di Ettore Castiglioni, grande alpinista, partigiano in Valpelline, molto più famoso del suo biografo Marco Ferrari. Emozionante la fotografia di pagina 66 nella quale sono ritratti, davanti alle baite dell'Alpe Berio, i membri della "piccola repubblica indipendente": Castiglioni e i suoi compagni.

Ovviamente non poteva mancare una camminata sulle Langhe a San Bovo di Castino insieme alla Resistenza antiretorica del Partigiano Johnny. E anche qui due foto emozionanti: due gruppi di partigiani fra i quali si riconoscono Pietro Balbo "Poli", il Comandante Nord, ed Enrico Martini Mauri, Comandante Lampus.

Il Comandante Lampus (fonte: parco paesaggistico letterario langhe monferrato roero)

Calvino accompagna Paola Lugo sul "sentiero dei nidi di ragno" nei monti liguri, McBride sulle Apuane al rifugio Rossi alla Pania di Miracolo a Sant'Anna. L'Appennino Tosco Emiliano è visto con gli occhi di Francesco Guccini e di Loriano Macchiavelli sui sentieri di Tango e gli altri, anche se proprio quei sentieri non esistono. Il Molino del Turco è solo nella testa dei due autori e la "Piana del Falchetto" si cercherebbe invano sulle cartine. I paesaggi e le atmosfere però esistono eccome, e anche uno dei personaggi del libro, Toni: Antonio Giuriolo, già incontrato con Meneghello, e sul suo sentiero Paola muove i primi passi in Appennino.

Agnese di Renata Viganò è la guida per le valli di Comacchio e l'argine del Reno ed è l'ultima dei nostri accompagnatori: infatti "Ci sono luoghi che aspettano che qualcuno scriva la loro storia" come la val Vajont e la val Mesath dell'ultimo capitolo: ci prova Paola Lugo con l'aiuto di Mauro Corona a scriverne un pezzettino in attesa di un narratore di razza.

Serviva, c'è da chiedersi, un altro libro sulla Resistenza, questo libro sulla Resistenza?

"... sull'Altopiano di Asiago, mentre raccontavo a un gruppo di amici le morti tragiche avvenute ai Castelloni, un trentenne mi ha interrotta, definendole morti inutili, volute da Stati che mandano a morire soldati ignari «per allargare i propri confini». I suoi sguardi un po' perplessi davanti ai miei successivi tentativi di spiegazione mi han fatto capire che di Resistenza e di 8 settembre non aveva mai sentito parlare". Possibile? Possibile che si faccia, come racconta l'autrice, spesso confusione fra la prima guerra e la Resistenza al punto che per il gestore di un rifugio "peraltro gentilissimo e subito dopo interessato e quasi confuso della propria ignoranza, la prima risposta è stata un veloce «Ah ma qui non c'è stato il fronte, gli austriaci non sono mai arrivati». Eppure la parola «partigiani» l'avevo detta e ripetuta più volte."

Forse si, in quest'Italia ignorante e smemorata, serviva.

(*) Primo Levi, Se non ora, quando?, Einaudi

mercoledì 22 aprile 2009

Earth Day

Trentanovesima giornata mondiale della terrra. Pensiamoci, ogni tanto. E' così bella e ne abbiamo una sola, e non è nemmeno nostra.

Uno degli Spendidi video di David Coiffier. (grazie a Maestroalberto)

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martedì 21 aprile 2009

Kanchenjonga, Annapurna o.. ?

Annapurna (foto Jamie O'Shaughnessy, fonte wikimedia commons, licenza copyleft)

Non erano partiti per l'Annapurna e Annapurna, ancora una volta, non sarà: prima brutto tempo, poi un campo intermedio che deve essere smontato e spostato perché la via di salita individuata, che passa in mezzo a seracchi impressionanti, non è quella giusta, infine Romano si prende una bronchitaccia.

Già fallito nel 2006, evidentemente non era destino nemmeno questa volta: nel tempo passato al campo base per permettere a Romano di riprendersi dal malessere, le condizioni della montagna sono cambiate a tal punto che i due alpinisti hanno faticato non poco a riconoscere il posto nel quale avevano allestito il campo intermedio e a ritrovare il materiale. I crepacci si spalancavano davanti ai loro piedi, venivan giù seracchi come se piovesse, non hanno nemmeno provato a pernottare lassù: sono scesi il prima possibile dandosela a gambe lontani dalla seraccata, come riferisce sul sito ufficiale Leila Meroi, sorella di Nives e loro contatto in Italia. In quelle condizioni infatti insistere era andare a cercarsela.

Ma a casa non si torna: da stamane sono in viaggio per il Kanchenjonga, l'8000 più orientale della catena Himalayana, sul confine fra Nepal e Sikkim e terza montagna più alta del mondo (8.586 m). Raggiungeranno la zona, salvo prevedibili imprevisti, dopo 15 giorni di trekking. Kanchenjonga che era la prima meta del loro viaggio, abbandonata perché scioperi e disordini rendevano impossibile raggiungerne il campo base.

Come per un gioco della parti, le condizioni della sud dell'Annapurna fanno loro cambiare di nuovo programma e tornare sui loro progetti iniziali, nel frattempo infatti i disordini si sono calmati e la strada è stata riaperta.

Montagna ostica da salire, battuta da abbondanti precipitazioni e da frane e valanghe, conquistata per la prima volta nel 1955 da Charles Evans, è stata salita finora solo da 2 donne mentre nel 1991, ci informa Wikipedia, "il primo tentativo di scalata effettuato da due alpiniste donne finisce tragicamente, i loro resti verranno trovati poco prima della parete finale" e ancora nel 1992 "l'alpinista polacca Wanda Rutkiewicz è dispersa in una tempesta di neve mentre tenta di raggiungere la vetta."

Vetta peraltro mai espugnata per rispetto ad una leggenda locale: nessuna bandiera né insegna né vessillo sventola infatti lassù, sulla cima dei "Cinque tesori della grande neve" come pare voglia significare il suo nome.

Ancora una volta buona strada, Nives e Romano. Siate prudenti. Tornate presto, magari con il dodicesimo ottomila in tasca e la terza donna al mondo a cavallo della cima :)

 

Kanchenjonga (foto Siegmund Stiehler, fonte wikimedia commons, licenza GNU Free Documentation License)

venerdì 10 aprile 2009

Bellezze in bicicletta

"La donna in bicicletta e in calzoni era considerata immorale, priva di femminilità e anche brutta. Per averne un esempio ecco come a fine secolo (XIX secolo. N.d.f.) si esprimeva un medico tedesco:

«Hai mai visto qualcosa di più ripugnante, odioso, meschino, dello spettacolo offerto da una pedalatrice ansimante, paonazza, con gli occhi arrossati dalla polvere? Sotto i piedi di queste signore finiscono non solo i pedali ma anche i fondamentali principi estetici. A una simile furia in azione non resta più un pizzico di grazia. E come è possibile con la schiena arcuata in quel modo e quel deretano che sporge così provocante? Un corpo femminile ideale resta per me quello con le linee morbide e le piacevoli rotondità. Il velocipede invece rende spigolosi e rinsecchisce questi esseri che della donna non hanno più nulla.»

Considerate ancora che, secondo alcuni, pedalare non solo rendeva brutte ma anche comprometteva la salute di uomini e, soprattutto, donne. Infatti, a detta dei medici, pedalare era insalubre in quanto considerati come segni di malattia l'affaticamento dei muscoli che degenerava in crampi violenti, la colorazione del viso sotto sforzo che si faceva anomala, bluastra, l'aumento delle pulsazioni, il calo di peso.

Questi cambiamenti nel fisico potevano provocare malattie infettive, disturbi al cuore, danni ai polmoni (...) infiammazioni agli occhi (...) e non era escluso il rischio di cecità.

(...) nella donna i rischi erano molti di più: la continua paura di cadere le alzava eccessivamente il livello dell'adrenalina e le sconvolgeva il sistema nervoso... oppure si credeva che questo gesto mettesse a repentaglio addirittura gli organi di riproduzione rischiando di renderla sterile. Infatti l'atto del pedalare, provocando l'accumulo del sangue e il conseguente ingrossamento degli organi del bacino, portava malattie alle ovaie. Proibito era alla donna pedalare durante le mestruazioni, e se avesse infranto questo tabù le si prevedevano complicazioni durante il flusso, amenorrea, dismenorrea, ulcere, parti faticosi"

(...) non solo (da svergognate!) non si curavano di mostrare le caviglie (...), perdevano ogni grazia e femminilità sforzandosi di pedalare e vestendosi come un uomo, non si mostravano dolci e remissive (come lo stereotipo femminile richiedeva) ma forti, tenaci e autonome, e addirittura rischiavano, per vezzo la sterilità, mettendo così a repentaglio la continuazione dell'uomo di cui (adesso non esplodete dalle risa) adesso potevano infischiarsene potendo godere del sellino.

Infatti alla gogna era messo anche questo elemento della bicicletta e anche su questo vennero fatte numerose ricerche al fine di trovarne uno adatto al corpo femminile. Non sapevano più cosa inventare per mettere in difficoltà le donne. Per i moralisti dell'epoca, infatti, la posizione del corpo protesa in avanti e la conseguente pressione sulla clitoride, aveva un effetto stimolante. Inoltre la fatica del pedalare produceva accaloramento, afflusso del sangue alle ovaie e l'aria fresca faceva il resto... pedalare e masturbarsi era veramente troppo! I moralisti vennero messi a tacere solo dall'invenzione del "christi", un sellino più largo e lungo del normale"

Giuliana Lamastra
"Donna e biciclette 
Consigli, aneddoti e spunti tecnici con il vento fra i capelli"
Editrice Elika
Prefazione di Paola Pezzo
pag. 128
ISBN 88-87162-03-4

Purtroppo quasi introvabile.

martedì 31 marzo 2009

Lo strano animale! (zitadini 1)

Scena: 10 giorni prima di Pasqua, noto garden center, Bolzano (non Manhattan, Bolzano)*. Gabbia contenente una decina di quelli che fino a una settimana fa erano batuffoli gialli pigolanti, ora ormai adolescenti.
Non se ne può più di pulcini e coniglietti e ovetti e tortorelle e primuline ma tant'è.

Pulcino da grande

Attori: giovane signora sui 35, giovane signore di età adeguata.

- Caro, vieni, guarda che strani animali!
lui, distratto:
- Ma dove li vedi gli strani animali?
- Qui in questa gabbia, vieni a vedere!
- Che animali sono?
- Ma, non so, uccelli...
- Saran pulcini, che vuoi che siano vista la stagione e il luogo
- Ma no, non sono pulcini! Non sono gialli, guarda che zampe hanno, quello e' addirittura quasi nero, guarda che becco, sembra un rapace! Non possono essere pulcini!
- Cara, SONO pulcini! Pulcini un po' cresciuti, quasi pollastrelli, ma pulcini.
- Ma no, non è possibile, ti sbagli! I pulcini sono carini, soffici, giallini, teneri... Questi sono brutti! Guarda quello, sta prendendo a beccate quell'altro! Guarda che zampone, che beccacci!
- Cara, hai presente le galline, i galli? Teneri soffici e dolci? No eh? E prima di essere galli, cos'erano? Pollastri, ovvero pulcini cresciuti. Questi.

La signora ignorava lo stadio pollastro. Non aveva collegato pulcino=gallina in fieri se non in teoria. Chissà se ha collegato agnellino=montone, caprettino nero saltellante = futuro becco puzzolente o se avrebbe fatto come "la stupidissima Miss Ethel Holloway".

Come stracavolo si fa a vivere scollegati dalla realtà, dalla vita, in questo modo?

Chissà se si rende conto che il latte viene munto dalle mammelle delle vacche e non viene fabbricato, che per dare latte le vacche devono aver fatto il vitello, che il suddetto dolce vitellino potrebbe essere la sua scaloppina al limone del pranzo di domani.

L'ho lasciata lì a bocca aperta, incredula, a riconsiderare i fatti della vita.

* a Bolzano, bastano 15 minuti a piedi da quasi ovunque per trovare un maso in piena regola, dotato di pollame nei vari stadi, dall'uovo alla gallina fatta e finita. Le opportunità non mancano, bisogna proprio non volerle vedere le cose. 15 minuti di distanza fisica, ma generazioni di distanza culturale.

 

domenica 29 marzo 2009

Ancora kitsch

Marzia mi scrive, in risposta al post di venerdì: "non so se sia peggio il kitsch che proponi tu o l'horror moderno di certe località di montagna qui". Non crederci privi di gran schifezze anche da queste parti. Questo, per esempio, è Marilleva, stazione sciistica in val di Sole. O vogliamo parlare, che so, del passo del Tonale? Ma che siano brutture se ne accorgono tutti, nessuno può credere che siano architettura tradizionale. Il kitsch è, secondo me, culturalmente, più pericoloso: la gente pensa che sia vero. Lo pensano i turisti, bobbi, perché ormai lo pensano anche i pubblici amministratori e i residenti, sono loro i primi che ormai non sanno più chi sono.

Avrebbe senso altrimenti questa casa, a Bolzano? E' un condominio, costruito sulla "ristrutturazione" di un bel vecchio maso:

condominio

o la moda degli orribili affreschi sui muri delle case? Come questo per esempio, su casa privata in un paesino di montagna:

affresco1

Ma una cosa simile è stata dipinta sulla facciata del municipio.

O questa ridicola, culturalmente falsissima, ricostruzione di fontana, a Mezzana, piccolo paese della val di Sole, diventato turisticamente molto frequentato da quando è stata costruita Marilleva, nel contempo diventato un brutto museo all'aperto del kitsch:

fontana_mezzana

Quando mai le fontane di Mezzana hanno sfoggiato la banderuola segnavento? E il tettuccio appoggiato su colonne di granito? E chi le ha mai viste dotate di panchine con schienale in ottone come la testiera di un borghesissimo letto kitsch?

Tutte le vecchie fontane del paese, che necessitavano di ristrutturazione, alcune proprio di rifacimento totale, sono diventate fontane da turisti. Magari senza tettuccio e banderuola, ma in quasi tutte non ci si può più lavare i panni: parrà strano, ma alcune erano ancora usate proprio come lavatoi, nel terzo millennio, fino a quando non le hanno turistizzate.

Il kitsch è peggio del brutto e basta, ha bisogno di stimoli sempre più forti; del kitsch sono figlie le Disneysmontegade, la perdita di identità.

E si finisce col credere che la verità sia il falso e viceversa, che Orwell abbia preso spunto dal Grande fratello per scrivere 1984.

Quindi preparatevi, miei 25 lettori di manzoniana memoria, a vederne ancora kitsch su queste pagine.

venerdì 27 marzo 2009

Südtiroler kitsch

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Eggental/Val d'Ega

"I sudtirolesi, dopo aver salvato valli bellissime, sembrano oggi animati da un'immaginazione suicida". Queste parole sferzanti di Pietro Citati, pubblicate in un editoriale del quotidiano "la Repubblica" nell'agosto 2005, hanno stimolato una riflessione generale sulle nuove tendenze architettoniche in Alto Adige. Uno dei cardini della discussione lo "Jodlerstil", come lo chiama il consigliere provinciale dei Verdi Hans Heiss, ovvero il Südtiroler Kitsch di molti alberghi e pensioni. Torri e torrette, proliferazione di archi, erker, affreschi, colori pastello. "Molte .. costruzioni sono espressione tragicamente ironica di un delirio progettuale perpetrato dai progettisti pronti a soddisfare, chiavi in mano, le richieste di un mercato che promuove una falsa identità locale"(*). Tra l'altro di questi esempi se ne trovano ormai molti anche nel Trentino, che con l'architettura altoatesina non ha, storicamente, molto da spartire.

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Falsa identità locale, il paese di Heidi, o come un turista si immagina il paese di Heidi. Paesi sempre più finti, fondali di cartapesta per la recita della montagna pittoresca ad usum turisti. Ancora Disney, equipaje, sarò fissata?

Un esempio di quello che intendo è nelle foto di questo post. Ma dovreste vedere Ortisei! Anzi, uno di questi giorni vado a fare un giretto con la fotocoamera. E inauguro un nuovo tag: caccialkitsch (anche l'orribile va bene): materiale ne ho già abbastanza da farci un blog.

Che ti credi, Terre basse, di avere l'esclusiva? ;)

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Eggental-Val d'Ega

(*) Luigi Scolari, architetto, direttore del periodico "Turrisbabel" - Quotidiano Alto Adige 24.08.2005 pag. 17)

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martedì 24 marzo 2009

Donna con gatto

Donna con Gatto - Mart, collezione permanente dell'ottocento

Luigi Ratini, Trento 1880-1934

domenica 22 marzo 2009

In galeeera! (*)

zioleraLa vostra cronista in versione sciescursionista. Lagorai, monte Ziolera. (Foto a.g.)

Era rimasto sepolto da una valanga causata da lui stesso, sull'Alpe di Siusi, sopra malga Zallinger. Nessun altro sciatore era stato coinvolto, era lontano da piste e da strade, non aveva messo in pericolo nessuno se non la sua stessa pellaccia. Tirato fuori per le orecchie dall'Aiut Dolomit, denunciato dai carabinieri ora rischia teoricamente fino a 12 anni di galera: la normativa italiana, spiega l'avvocato Gerda Wallnöfer, consulente legale dell'Alpenverein, negli articoli 426 e 449 del codice penale prevede infatti che sia sanzionabile con l'arresto non solo chi provoca vittime o danni, ma anche chi si pone in situazione da poter provocare danni o vittime.

In galeeeeeera, in galeeeera! Per quel che si fa e anche per quel che non si fa, per quel che si potrebbe fare o che si sarebbe potuto fare ma non si è fatto. Ora manca che mettan dentro chi pensa di poter provocare danni e il cerchio si chiude.

CAI, Alpenverein, Guide alpine e responsabili del soccorso alpino, martedì scorso in una conferenza stampa han spiegato perché dal loro punto di vista la normativa e le sanzioni previste siano esagerate e, in qualche caso, anche pericolose(**).

Alta Badia, Sassongher, Val Scura. Video by ivafilova.
(mi sono molto simpatici  questi due ragazzi, che, finita un'impresa, tornano a casa in bus :) )

Il risultato di quest'atteggiamento criminalizzante, sostengono, è che gli scialpinisti di oltre Brennero cominciano a chiedersi se il gioco di venire a fare freeride in Italia valga la candela di finire le vacanze dietro le sbarre e iniziano a disertare l'Alto Adige, le Guide Alpine lo vedono dalla provenienza della loro clientela invernale. E, conseguenza molto più importante e pericolosa, chi ha causato il distacco, anche senza aver provocato nessun danno, se la batte a gambe levate privando il soccorso alpino di preziosissime informazioni e testimonianze: c'era qualcun altro? E' possibile che ci siano vittime? Quante persone dobbiamo cercare? E dove dobbiamo cercare? Alpenverein conta numerose uscite inutili di mezzi, operatori e cani che comportano, oltre a spese inutili, anche inutili rischi, spesso evitabili per mezzo di testimonianze precise e rassicuranti.

Insomma, dice Luis Vonmetz, presidente dell'Alpenverein: "Basta criminalizzare gli scialpinisti!": nonostante l'alto numero di praticanti la montagna invernale, nel 2008 su oltre 600 interventi del Bergrettungsdienst, il soccorso alpino dell’Alpenverein, solo 8 sono stati in soccorso di travolti da valanga. Le esagerazioni, spesso innescate da sovraesposizioni mediatiche, fanno sempre e solo danni.

(*)   Bracardi, chi se lo ricorda?
(**) fonte: quotidiano Alto Adige del 19 marzo 2009

venerdì 20 marzo 2009

Europa, aiutaci tu!

Quotidiano L'Adige di ieri, via Lagorai, che ringrazio!

«L'istruttoria ha confermato le previsioni della relazione di incidenza, riscontrando la potenziale significatività dell'incidenza su specie e habitat delle opere previste, anche in rapporto agli effetti cumulativi con le altre opere descritte nel quadro di riferimento programmatico (pista di rientro). Tuttavia l'adozione delle misure mitigative proposte permette di conseguire il riequilibrio rispetto agli impatti provocati dalla realizzazione delle opere, portando a concludere che il progetto non determina incidenze negative sull'integrità dei siti coinvolti».

Questa la formula usata dalla Provincia di Trento per dare il via libera al collegamento sciistico S. Martino - Passo Rolle.

"- Si piglia gioco di me? - interruppe il giovine. - Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?"*

Si piglian gioco di noi col loro latinorum? Io qui ci leggo: è confermato l'impatto ambientale, ci saranno danni notevoli alle specie protette dal parco di Paneveggio, cambierà il colpo d'occhio sul Cimone, di fatto è una devastazione ambientale, ma con quattro modifichine al progetto mettiamo a tacere il VIA e spianiamo la strada alle solite lobby degli impianti di risalita. Ma lo sappiamo, io non so leggere molto bene e sono maligna e cattiva.

Colbricon. (Foto Val)

PS: dopo un po' di anni l'altro giorno ho fatto in inverno il giro dei passi. In auto eh, che in pista non vado a sciare dai tempi di Carlo Codega, e non ci torno sicuramente.

Sono rimasta impressionata da come hanno conciato queste povere Dolomiti: un delirio di piste e impianti di risalita, piloni ovunque, sembrano tutte dei puntaspilli. D'estate colpiscono meno, ma l'inverno spiccano tremendamente sulla neve, fare una foto che non inquadri seggiovie o skilift e' un'impresa titanica.

Sassolungo con i piloni che ho individuato. Cliccare sull’immagine per vederla in grande che in piccolo non si vedono. Un orso (vivo) in premio a chi ne individua ancora :P

E le piste! Stupefatta, ammetto. Larghe come autostrade, tirate come biliardi, lisce perfette, velocissime, che danno l'illusione di saper sciare a chiunque. E infatti vedi scendere a razzo gente che scia come una capra, rigida come uno stoccafisso, candidata allo schianto.

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Marmolada dal passo Sella. Cliccare sull’immagine per vederla in grande.

E sono solo gli impianti che si vedono da quel punto di ripresa, con quello zoom. Diversi piloni sono nascosti dagli alberi, basta spostarsi di 100 metri e se ne scorgono altri. Impressionante la zona intorno al passo Pordoi: si passa in auto con gli sciatori sopra la testa, sotto le ruote, quasi in strada, a destra, a sinistra, con il sottofondo acustico degli impianti continuo.

Non sarebbe ora di piantarla, no? Non bastano ancora?

* A. Manzoni, Promessi sposi, cap. II

mercoledì 18 marzo 2009

Dossier Carezza

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Rosengarten/Catinaccio: Rotwand/Roda di Vael

Mi scrive Riccardo Dello Sbarba per segnalarmi sul suo blog un post di riepilogo della situazione relativa all'assalto degli impiantisti al Catinaccio e agli sviluppi della raccolta di firme contro il demenziale mega campeggio nella zona di Carezza.

Scrive Riccardo: "LE MILLE FIRME CONTRO IL CAMPEGGIO, LA DELIBERA FANTASMA, I NUOVI PROGETTI DELLA “LATERMAR CAREZZA SRL”, UNA CALDA ASSEMBLEA POPOLARE A NUOVA LEVANTE.

GRANDI MANOVRE ALL’OMBRA DEL ROSENGARTEN, MENTRE PER IL RICONOSCIMENTO UNESCO E’ COMINCIATO IL CONTO ALLA ROVESCIA. DATE, IMPEGNI E CONSEGUENZE."

In giro tutto il dì, confesso candidamente di non averlo ancora letto anche se ho seguito con molta attenzione ciò che ne hanno scritto negli ultimi giorni i quotidiani, sempre con l'idea di parlarne diffusamente qui.

Per il momento lascio la parola a Riccardo, ne riparliamo a breve. Stay tuned.

Per rendersi conto bene della situazione attuale, qui la mappa di piste e impianti ad oggi presenti e funzionanti sotto il Catinaccio.

(ebbe' si, non si lavorerà sto granché a fare i liberi professionisti, soprattutto di questi tempi. Ma almeno si va a zonzo, che male non fa :P)

lunedì 16 marzo 2009

Oggi era così

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Averau

Insomma, non si può stare davanti a un monitor a scrivere sul blog con un cielo del genere,  ammetterete! :P

mercoledì 11 marzo 2009

Dagli all'Orsi

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Codibugnolo

Se ne parlava da giorni in rete, del disegno di legge sul riordino della caccia che il senatore Orsi (Forza Italia) avrebbe presentato in Senato. Ieri, 10 marzo, il disegno di legge è arrivato alla 13a Commissione permanente (TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI).

Si va a rimetter mano a una materia che la legge quadro del 1992 aveva faticosamente riequilibrato mediando posizioni lontanissime di cacciatori e ambientalisti, con una normativa non perfetta ma relativamente "accettabile". Contro la stragrande maggioranza dei cittadini, di ogni colore politico e ogni provenienza culturale, che, secondo un sondaggio Ipsos, si dichiarano in disaccordo con la maggior parte dei provvedimenti in discussione.

Fra le proposte presentate in Commissione, saltano all'occhio la caccia in deroga a specie protette nei parchi naturali, la liberalizzazione all'uso di richiami vivi e della tassidermia, l'apertura della caccia sulle rotte dei migratori e in situazioni di neve e ghiaccio molto stressanti per gli animali. Sarà possibile imbracciare la doppietta e sparare, seppure accompagnati, a 16 anni, verranno abolite la maggior parte delle associazioni ed enti per la protezione degli animali, a cominciare dallo storico ENPA e, pare incredibile, ma se dovesse passare questo progetto di legge così come è in discussione, saranno punite le regioni che dovessero proteggere più del 30% del loro territorio.

Ma le norme a dir poco discutibili, che aprirebbero tra l'altro un nuovo contenzioso con l'Europa, sono parecchie di più.

Sul sito del Verdi del Veneto troviamo un elenco di quelle che a loro parere sono le proposte più scandalose. Presentate e commentate da un punto di vista molto parziale, ovviamente, ma sono molto parziale anch'io: se la loro interpretazione del ddl è giusta, (io l'ho letto e lo interpreto nello stesso modo) non mi pare esagerato parlare di legge vergognosa.

Antonio Cianciullo su Repubblica on line, alla fine di un pezzo più articolato fa una rapida lettura dei risultati del sondaggio Ipsos, che restituisce risultati chiarissimi, univoci e trasversali fra orientamenti politici:

"il 69 per cento è fortemente contrario alle doppiette, il 21 per cento neutrale, il 10 per cento favorevole. Prolungare il periodo di caccia e aumentare i luoghi in cui si può sparare: 86 per cento contrari. Ridurre le sanzioni per chi uccide specie protette: 86 per cento contrari. Aree private in cui è possibile sparare agli animali: 89 per cento contrari. Doppiette nei parchi: 91 per cento contrari. Autorizzare a sparare agli uccelli migratori: 93 per cento contrari. Rilasciare la licenza di caccia a chi ha 16 anni se accompagnato: 94 per cento contrari. Se la maggioranza anti caccia era prevedibile, la misura del dissenso rispetto alla controriforma risulta particolarmente alta. E un'altra sorpresa arriva quando si analizza l'orientamento politico di chi risponde. In una serie di casi gli elettori di centrodestra sono ancora più contrari alla controriforma di quelli di centrosinistra. Solo il 5 per cento di chi vota per la maggioranza è favorevole ad autorizzare la caccia a specie protette contro un 7 per cento di elettori del centrosinistra. Solo il 3 per cento di chi vota per il Pdl vuole che i cacciatori possano sparare ai migratori contro il 6 per cento di chi vota per l'opposizione. Solo il 5 per cento di chi è schierato con il governo vede con favore l'idea di dare una doppietta a un ragazzo di 16 anni contro il 6 per cento di chi è schierato con l'opposizione."

Ammesso che questo è solo un ddl presentato in Commissione, che le cose probabilmente cambieranno nell'iter della legge, che si parte chiedendo 100 per ottenere 10, anche quel potenziale 10 mi trova preoccupata e in disaccordo. Spero che la netta opposizione anche della maggioranza degli elettori del centro-destra riesca ad evitare la vittoria delle lobby dei cacciatori e dei fabbricanti di armi.

Per chi fosse interessato, QUI è possibile firmare on line, per quel poco che può servire, la petizione contro il ddl. Ci sono già quasi 10.000 firme e, intelligentemente, han fatto in modo che sia possibile firmare senza pubblicizzare il proprio nome sul web.