venerdì 24 agosto 2007

Quando i buoi sono scappati


Il "rifugio" del Touring sull'Alpe di Siusi

"I 1800 posti letto sono il massimo tollerabile, basta speculazioni!" parola di Hartmann Reichhalter, giovane sindaco di Castelrotto, riguardo all'edilizia privata sull'Alpe di Siusi. E per dimostrare che fa sul serio ha ordinato, come primo atto, la demolizione di alcune baite abusive cresciute come funghi nei prati dell'Alpe, sollevando ampia eco sulla stampa locale.

Ma non si ferma qui: il comune, primo in Alto Adige, ha deciso di applicare la nuova legge urbanistica provinciale: non verranno più concesse licenze edilizie per nuovi alberghi né venduti alloggi a non residenti a Castelrotto, Siusi e nelle frazioni "senza deroghe per nessuno. […] Troppi alloggi restano vuoti per mesi. Chi ama soggiornare fra le nostre montagne ha a disposizione una vasta scelta di alberghi e pensioni".

Nessuna nuova costruzione, quindi, ma permessi di ampliamento fino al raddoppio di cubatura per quegli alberghi che finora non hanno approfittato dell'opportunità concessa dal piano paesaggistico del 1982. Ampliamenti concessi per inserire "strutture benessere" e per ampliare le stanze. Ogni albergo potrà aggiungere al massimo 5 nuove camere, non di più.

Peccato che la corsa agli ultimi raddoppi abbia trasformato l'alpe in un cantiere: vicino alla stazione a monte della cabinovia c'è, per esempio, il grande cantiere del nuovo Albergo Dialer (l'ex "rifugio" del Touring Club che dovrebbe essere demolito per spostarsi, dall'attuale posizione nei pressi del passo Duron, in una zona più centrale), e ne stanno approfittando anche diversi proprietari dei vecchi fienili in legno che, previo abbattimento delle vecchie baite, hanno ottenuto l'autorizzazione ad un "modesto ampliamento", 30-40 metri quadrati.

Assolutamente condivisibile l'atteggiamento del comune di Castelrotto, che segue al provvedimento di chiusura della strada, ma passeggiando per l'Alpe e guardandosi in giro, fra brutti alberghi e ampliamenti orribili, mi chiedo se non sia ormai troppo tardi.

Fonte: quotidiano "Alto Adige" del 24.08.07