quest’ultima è foto di Vera
Si si la pianto, quando abbiamo raggiunto il quorum
I lettori di questo blog non hanno bisogno di sentirselo ricordare, ma capitasse da queste parti qualcuno che non lo sa…
DOMENICA SI VOTA!
Copiata l’idea a Terre basse
Asinello
Dopo alcuni giorni di silenzio, ecco sull’Alto Adige di oggi una reazione alla brutta storia dell’Orter Hof e degli animali macellati:
“I Verdi: «Una crudeltà le bestie al macello»
SILANDRO. Tutti gli animali dell’Ortler Hof sono stati sequestrati e portati a Bolzano per essere macellati. Nel rispetto della legge regionale su igiene e salute, il provvedimento è stato preso per la mancata realizzazione di stalle e letamai adeguati, perché il nutrimento non corrispondente a regolari principi igienici e a seguito di diversi reclami presentati da residenti.
Otto Prieth, il proprietario, non demorde: a Silandro ha convocato varie troupe televisive per difendersi ad oltranza e per contestare il provvedimento. Sull’argomento da registrare una presa di posizione di antivivizionisti e animalisti che si chiedono «Se quella adottata sia stata l’unica soluzione possibile. È fuori dubbio che è stato un atto dovuto quello di liberare gli animali da condizioni di vita indecorosi e dolorosi. Ma il macellamento non può essere l’unica via di “gestione” delle bestie dopo l’allontanamento dal maso. In questo caso specifico si sarebbe potuto tentare di cedere gli animali ad altre fattorie in regola. In Alto Adige però si tende ad una gestione molto grossolana delle bestie».
Il comunicato, firmato da Brigitte Foppa dei Verdi - così conclude: «È arrivato il momento - e forse questo caso in Val Venosta può fungere da catalizzatore - che anche nella nostra provincia si avvii la discussione sul tipo di vita giusto per le bestie da latte e da carne e su quando sia davvero necessario concludere la loro vita al macello».”
Quotidiano Alto Adige del 20-05-2011, pag. 26
Se non fosse da piangere, sarebbe da ridere: per liberare gli animali da condizioni di vita indecorose e dolorose li si macella? Grande soluzione, davvero!
Se la sarebbero immaginata una finale così, le persone che, probabilmente esasperate da puzze e igiene dubbia, hanno fatto gli esposti? Non credo. O si tratta di vendetta trasversale? Dai, non voglio pensarci. Un culo come un ombrello al contadino che non rispetta il minimo delle necessità degli animali mi pare doveroso, se le cose stavano davvero così. Ma gli animali, accidenti, che cavolo c’entrano, teste di legno che non siete altro? Gli uni e gli altri? Per farli star meglio li macelli? Diomio che logica!
E’ arrivato il momento, dice Brigitte Foppa. Tardi, secondo me, molto tardi.
Un contadino non rispetta la legge, e la legge cosa fa? Gli macella le bestie! Non erano nemmeno bestie maltrattate, denutrite, probabilmente erano bestie felici. Ma fuorilegge.
Leggete qui (quotidiano Alto Adige di oggi) e poi mi dite:
“L’ordinanza nei confronti della proprietà di Otto Prieth, datata 9 maggio, è stata eseguita da vigili urbani e carabinieri
Silandro, sequestrato lo zoo dell’Ortler Hof
Decine di animali da cortile sono stati macellati su disposizione del sindaco
Pinggera: «Decisione presa a malincuore per senso del dovere»
LEONARDO PELLISSETTI
SILANDRO. È una storia che farà discutere quella verificatasi all’Ortler Hof, dove tutti gli animali da allevamento sono stati sequestrati, trasportati a Bolzano e macellati.
L’ordinanza, firmata dal sindaco Dieter Pinggera il 9 maggio, si rifà alla legge regionale su igiene e salute ed è supportata dal parere del veterinario competente Hubert Pinggera e del collega Franz Matthäus Hintner del circondario di Merano. La misura presa si fonda fra l’altro sulla mancata realizzazione di stalle e letamai adeguati, il nutrimento non corrispondente a regolari principi igienici, su innumerevoli denunce di cittadini, per lo più vicini dell’Ortler Hof. Nonostante ripetuti incontri con Prieth - sostiene l’ordinanza - non vi è stato alcun miglioramento della situazione. Da qui il drastico provvedimento alla presenza di due vigili urbani e 3 carabinieri.
Triste l’intervento davanti ai figli di Prieth, i più piccoli in lacrime nel veder portar via capre, maialini e asini. Degli 81 animali, secondo l’ultimo rilevamento del 13 aprile, non facevano più parte 12 bovini adulti e 4 vitelli.
L’Ortler Hof, teatro della vicenda, è l’agriturismo che si trova presso la strada provinciale gestito dal Prieth, soprannominato il “contadino filosofo”. Personaggio che ama fare da sé, per questo non aderisce alle cooperative ortofrutticole e all’Ortler Hof ha creato un piccolo mondo autonomo, produzione di frutta, carne e speck trasformato a Castelbello, vendita e bar. Attività non priva di problemi, soprattutto a causa dell’inosservanza di alcune leggi che regolano il settore, che hanno portato alla severa decisione dell’altro giorno. In merito alla vicenda che lo riguarda Prieth ha dichiarato di «sentirsi macinato nel mulino delle autorità e che ora serpeggia il timore anche tra altri contadini». Da parte sua il sindaco Dieter Pinggera ha riferito di aver «preso il provvedimento a malincuore, per senso del dovere e responsabilità»”.
Premesso che se le leggi ci sono, bisogna rispettarle anche se sembrano fatte apposta per intralciare il lavoro dei piccoli, di chi non si allinea alla grande distribuzione, favorendo al contrario grandi allevatori, cooperative, latifondi: ma gli animali, che colpa ne hanno? Li macelli? Non c’era nessun altro modo di punire il Prieth, che si guadagna tutta la mia simpatia e solidarietà, senza prendersela con gli animali? Che, vorrei ricordare, sono esseri viventi non oggetti di proprietà. Non è proprio uguale sequestrare un televisore o una capra! Me li immagino quei bimbetti disperati davanti al vigile che gli porta l’asino a morire. Bell’idea si faranno della giustizia degli adulti e dell’autorità della legge.
Fra il resto mi chiedo come farà adesso l’azienda a non fallire.
Voglio dire, gli esseri umani non riescono a trovare un rapporto sano con gli animali, intermedio fra il passeggino per il cagnetto e una cosa del genere?
Se ti beccano a maltrattare il tuo cane, rischi, giustamente, la galera ma l’autorità può macellare allegramente 80 animali “a malincuore, con senso di responsabilità”.
Premetto che il quotidiano di cui sopra ama scandalizzare, e che se le cose sono andate diversamente sarò lietissima di poter smentire su queste pagine, ma temo che questa volta sia la pura verità.
Bolzano, Corpo d’Armata. A destra dell’ingresso, la lapide a ricordo di Longon e Manci
Il 10 settembre 1943 Hitler nomina il plenipotenziario del Reich in Italia e suddivide le varie zone di influenza del territorio italiano occupato.
«A completamento della mia ordinanza del 10 settembre 1943 sulla nomina di un plenipotenziario del Reich della Grande Germania in Italia e sulla divisione del territorio italiano occupato, ordino:
I commissari supremi nella zona di operazioni "Litorale Adriatico" comprensivo delle province Friuli, Gorizia, Trieste, Istria, Fiume, Quarnero e Laibach e nella zona di operazione delle "Prealpi", composta dalle province di Belluno, Trento e Bolzano, ricevono da me le direttive fondamentali per la loro attività.
Quartier principale del Führer, 10 settembre 1943.
Il Fúhrer, firmato Adolf Hitler
Il capo dell'Alto Comando della Wehrmacht, firmato Keitel
Il ministro del Reich e capo della cancelleria del Reich, firmato dottor Lammers.»
L’11 settebre, Lammers scrive, nella lettera accompagnatoria all’ordinanza:
«...Alle massime autorità del Reich.
In allegato vi rimetto la copia dell'ordinanza del Führer sulla nomina a plenipotenziario del Reich della Grande Germania in Italia e la suddivisione del territorio italiano occupato con preghiera di presa di conoscenza.
L'ordinanza non sarà resa pubblica. Prego di dare conoscenza del contenuto dell'ordinanza agli ufficiali subordinati ed esterni solo quando e nella misura in cui questo sarà indispensabile. Quello che importa è che non sembri, con questa ordinanza, che venga toccata la sovranità del governo italiano fascista.
I "commissari supremi" che secondo il punto V dell'ordinanza sono assegnati come consiglieri civili nelle zone di operazioni ai comandanti militari, vengono nominati dal Führer. In un primo momento per le zone di operazioni "Litorale Adriatico" che comprende le province Friuli, Gorizia, Trieste, Istria, Fiume, Quarnero e Laibach è nominato il luogotenente dei Reich dottor Rainer e per la zona di operazioni delle Prealpi, che comprende le province di Trento, Bolzano e Belluno, il luogotenente del Reich, governatore Hofer.(*)”
Quassù non eravamo più Italia, nemmeno per finta come nella repubblica di Salò, eravamo Reich. E non persero occasione per farcelo ricordare: a 50 metri da casa mia, al Corpo d’Armata, c’era la camera di tortura dove sono passati fra gli altri Manlio Longon e Gianantonio Manci.
Buon 25 aprile, Italia, ne hai passate di peggio, passerà anche questa!
(*) fonte: Lorenzo Baratter, “Le Dolomiti del terzo Reich” Mursia Editore, anno 2005. Libro che consiglio, peraltro!
sono arrivate? Qui niente. Nemmeno una e san Benedetto è passato da un bel pezzo. L’estate scorsa c’erano, non tantissime ma in aumento, a occhio, rispetto agli anni precedenti.
Quest’anno, finora, nulla. Né rondini, né rondoni, nulla.
Aspettiamo fiduciosi, arriveranno. VERO?
fonte: Repubblica on line
Perché se ne dovessi mancare anche uno solo, fossi in te non dormirei molto tranquillo.
Bellissimi :)
(Via Il Post)
Bolzano, mercato del sabato, qualche anno fa:
“Keine Eier, heute!”
“Oh bella, perché senza uova Frau Maier?”
“Perché sono anche senza galline, porca miseria! Domenica sera prima di metterci a tavola, sono uscita come sempre per chiudere il pollaio. Ma le galline erano tutte in giro a becchettare, con l’aria di chiedersi cosa diavolo volevo a quell’ora: c’era ancora il sole, bello tiepidino, granini e vermetti appetitosi, troppo presto per rientrare. Che ne sanno loro dell’ora legale? Ci si vede all’ora solita non rompere le scatole adesso che abbiamo da fare! Non han mica il calendario, le galline.
Ceniamo, lavo i piatti, faccio ordine, finisco i compiti con la Marie, controllo che Matthias si sia lavato le orecchie e abbia detto le preghiere, metto a letto il piccolo… e il pollaio chi se lo ricorda più?
Verso le tre della mattina mi sveglio di colpo: IL POLLAIO! Zum Teufel, la porta del pollaio!
Schizzo fuori come un razzo in ciabatte… tardi! Io mi sono scordata di chiudere la porta, la martora non si è scordata per niente di dare una controllatina: una strage! Sangue, piume, galline morte ovunque… Le ha fatte fuori tutte! Tutte, dico! Se le fosse almeno mangiate, macché.
Unico superstite quel fifone di gallo, che da coraggioso combattente se l’è data a gambe subito senza fare nemmeno un chicchirichì.
Ora legale? pfui! Inutili invenzioni da cittadini altroché”
Mi ricordano che oggi è la giornata nazionale per la promozione della lettura.
spero di non ledere la privacy di nessuno pubblicando questa foto, perché io questi due li adoro :)
Ritten / Renon
"Travel is fatal to prejudice, bigotry and narrow-mindedness."
Mark Twain, Innocent's Abroad
Per quelli che “mi hanno servito per ultimo perché sono italiano”; “mi hanno trattato male perché non parlo tedesco”; “non ci hanno trovato un tavolo perché siamo italiani”; “questi crucchi che hanno fatto finta di non capire e non mi hanno indicato il sentiero perché parlo italiano” eccetera:
Enrica, che il mondo un poco l’ha girato, mi scrive in un commento:
“Mi pare che anche in queste terre stupende ci sia qualche problema. Peccato davvero.
Sono stata a Bolzano e sinceramente mi sono stupita della bellezza di tutto, le montagne, i colli, i vigneti ma anche la città e la gente: diffidente, chiusa ma gentile.
Andavo a passeggio fino a una baita nascosta e non conosciuta, scoperta per caso, frequentata solo da gente del posto (e molti non parlavano italiano) che si riuniva dai casolari isolati (non ricordo come si chiamano) quasi ogni pomeriggio.
La prima volta mi hanno guardato diffidenti (ero l'unica estranea), la seconda mi hanno fatto molte domande, ma non inopportune, per vedere chi ero, la terza e la quarta mi hanno invitato a bere con loro al tavolo.
Visto che ho gradito un vino fatto da uno di loro l'ultima sera mi hanno anche invitato a mangiare il pane tipico fatto da una signora del tavolo e altre specialità, sempre casarecce (se le portavano da casa e anche il gestore mangiava insieme al tavolo).
Sinceramente? Tanta ospitalità e apertura ora nel resto d'Italia è proprio rara. C'era, per esempio in Sicilia, ma no la vedo più.
Non vorrei che questi posti, o i tuoi posti, fossero rovinati, sinceramente.
Non sono solo belli: c'è un equilibrio magico fra gente e natura, mi sembra. Che troppa "civiltà" non farà che contaminare, come è sempre successo (per esempio sui monti del Nepal, nei boschi del Terai al confine dell'India e così via, cose che conosco bene).”
Quando si gira con gli occhiali del pregiudizio sugli occhi, si vede il mondo attraverso le loro lenti.
E per tutti coloro che soffiano sul fuoco del conflitto etnico per motivi elettorali o politici o per vendere più copie di un giornale, conflitto etnico che fra la gente comune ormai è molto sfumato: se quassù prima o poi si dovesse tornare alle bombe sotto i tralicci e ai morti, e non sono passati tanti anni da questi eventi, se ricominceremo a odiarci, sappiate che è tutta colpa vostra.
(grazie Enrica, da parte di tutti noi quassù)
Quando l’Unesco ha registrato le Dolomiti nella lista dei luoghi Patrimonio dell’umanità, Enrica mi chiese se ero contenta. Si ero contenta, nonostante una bella serie di riserve. Non salvaguarderà nulla, dicevo, sarà solo ulteriore pubblicità a un ambiente che di pubblicità proprio non ne abbisogna.
Peraltro il vivace interesse per la faccenda dimostrato dal presidente degli industriali bellunesi non dava da pensare ad una futura politica di salvaguardia.
Vogliamo fare una carrellata su alcuni dei fronti aperti?
Collegamento Pinzolo – Madonna di Campiglio, Dolomiti di Brenta
Ciampinoi, val Gardena, mega hotel “a 7 stelle”
Collegamento Croda rossa – Monte Elmo, Dolomiti di Sesto
Megaresort ai piedi della Marmolada (di una società che fa capo al presidente di cui sopra)
La strada dell’Antersasc
Carezza, il terzo lago
Catinaccio fronte 1
Catinaccio secondo fronte
Catinaccio, paradiso dello sci
I Verdi: «A Fundres un nuovo attacco all’ambiente»
Alpe di Siusi
Latemar
Lago di Carezza
E chissà quanto mi scordo. Ma non è finita, se ne sono inventata un’altra: si sta aprendo un altro fronte: il comprensorio Pelmo Civetta, che “partendo dalla valle del Boite (Chiapuzza – San Vito di Cadore) scavalca la montagna per arrivare nella Val Fiorentina (Pescul-Selva di Cadore) attraverso la costruzione di 8 nuovi impianti, sedici piste di sci, quattro ski – bar, quattro ristoranti- rifugi. Si tratta di un totale di 26.694 metri di piste, di 12.249 metri di impianti, di tre vasche di accumulo di risorsa idrica ciascuna della capacità di 5.000 mc, di un bacino di accumulo di 30.000 mc. di acqua, oltre 20 chilometri di viabilità di accesso alla rete impiantistica, parcheggi per circa 15- 18.000 metri quadrati, magazzini interrati per il ricovero dei mezzi battipista, un nuovo anello, in quota, dello sci di fondo.” ( * )
Ovvero in questa valle qui:
Mondeval, Lastoi de Formin, Croda da Lago: Riserva Naturale Integrale del Pelmo-Mondeval-Giau
Mondeval Verso il Pelmo (foto Val)
“Mondeval (IPA: /monde'val/) è un ampio pianoro, situato attorno ai 2.150 metri di altitudine, racchiuso tra alcuni gruppi montuosi, quali il massiccio del Pelmo, le Rocchette, la Croda da Lago, i Lastoni di Formin, il monte Cernera e il Corvo Alto. È compreso nel comune di San Vito di Cadore, sebbene sia più facile accedervi dalla Val Fiorentina o dal Passo Giau. Si tratta di un luogo notevole dal punto di vista paesaggistico ed è frequentato da turisti durante la stagione estiva. Ancor oggi, tuttavia, permangono le tradizionali attività ed è sfruttato come alpeggio per la pastorizia” dice Wikipedia. E aggiunge: “L'importanza di Mondeval è legata ad un sito archeologico preistorico. Si tratta di una scoperta eccezionale: è la sepoltura di un cacciatore di epoca mesolitica, perfettamente conservato col suo corredo funerario.”
E’ un posto bellissimo, magico. Appetibile, così vicino al casino del carosello sciistico attorno a Cortina, non lontano dal comprensorio del Civetta: ovvero già ora impianti ovunque. Si può mica salvaguardare un’area, scherzi? Perdere un po’ di soldi?
Servirà a qualcosa la battaglia di Mountain Wilderness, le considerazioni della quale si possono leggere QUI per esteso, e del comitato che ha aperto il sito “Pelmo-Rocchette-Mondeval - salviamo l’area Pelmo-Rocchette-Mondeval dagli impianti”?
Altro che patrimonio dell’umanità, patrimonio personale dei soliti noti.
( * ) Mountain Wilderness
8 marzo montanaro, mi vengono in mente loro: Nives e Leila Meroi.
E’ un raggio di sole sapere che ci sono anche donne così :)
C’è un monte, in val d’Ultimo, classica scialpinistica e bella escursione estiva, con uno strano nome: Hoher Dieb, Gran Ladro in italiano.
Koflraster See dalla cima dell’Hoher Dieb
Narra la leggenda che i pingui pascoli attorno ai Koflrasterseen, di proprietà dei paesi della val d’Ultimo, fossero invidiati ed appetiti dai pastori della vicina val Martello. Più di una primavera, infatti, arrivati con le greggi alla loro malga, quelli della val d’Ultimo la trovavano già caricata di animali dei confinanti. E ogni volta finiva in una zuffa che stabiliva, a suon di sassi, bastonate e di forconi piantati nel sedere, chi avrebbe pascolato in quella stagione.
Quell’anno però gli usurpatori, arrivati in gran numero, trovarono una brutta sorpresa: erano attesi dai legittimi proprietari armati fino ai denti. Si picchiarono, si legnarono, si presero a sassate, se le diedero di santa ragione per un paio di giorni, finché quelli di val Martello si arresero, raccattarono feriti e contusi e se la diedero a gambe levate. Tutti meno il loro capo, che rimase per sempre lassù trasformato per punizione, da chi non è dato saperlo e non trovo più la fonte della leggenda, in un enorme ammasso di pietre: il Gran ladro, appunto.
Qui in Alto Adige non c’è nulla di semplice: ogni atto ufficiale dev’essere bilingue, e anche i cartelli indicatori dei sentieri e delle località dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere bilingui. A volte sono molto bilingui: ecco cosa pubblicava il settimanale in lingua tedesca ff quest’autunno:
“fra Ulten e Vinschgau c’è un monte, che si chiama Gran Ladro. Un lettore di ff ci ha mandato la seguente traduzione:
Vista da G. Breitenberger” (Ringrazio l’amica Loriz che me l’ha fotografata e spedita)
Non si fa, eh, non si fa…. :P
Bolzano, 13 febbraio 2011
bilingui, multietniche e multispecifiche:
(mio nonno gioca a “briscola”)
Post “copiato” da Terre basse