giovedì 27 maggio 2010

Ma che simpatico!

Summit Lhotse 169[1] Summit Lhotse (fonte: sito ufficiale di Tamara)

Premesso che per default non metto la mano sul fuoco su quanto riportano i giornalisti, però, cavolo, il buon Reinhold Messner in questa breve intervista comparsa ieri sull’Alto Adige, appare simpatico come una zitella acida. A proposito della vetta del Lhotse di Tamara Lunger, il nostro inizia benissimo commentando:

A Tamara vanno tutto il mio rispetto e i miei complimenti». 

Però, secondo quanto riporta il giornalista, dopo aggiunge:

«Pochi giorni fa è salito sull’Everest un tredicenne: l’Everest e il Lhotse tecnicamente non presentano grandi difficoltà e con le corde fisse sono quasi come una ferrata. Di alpinistico c’è poco, di esplorativo più nulla». Polemico? «No, la mia è solo la presa d’atto di una situazione».

Eh, mai più nessuno come lui, perché adesso è tutto diverso. Cosa vuoi che sia, in fondo, il Lhotse, quasi una ferrata come tante.

Caro Reinhold, era molto più gradevole se ti fossi fermato alla prima frase, tutto il resto hai avuto modo di dirlo più volte in altre sedi. Quel po’ di acido sulla festa di Tamara potevi proprio risparmiarlo.

(in questo momento Tami è in home page sul sito di Repubblica)

mercoledì 26 maggio 2010

BRAVA Tami!

Il guiness dei primati da riscrivere, per la pagina Lhotse: Tamara Lunger, la nostra Tami, ce l’ha fatta: è la più giovane alpinista arrivata sulla cima.

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Tami (fonte, il blog ufficiale di Tamara)

Dopo un primo tentativo andato male per problema fisici, suoi e dello Sherpa che saliva con lei, ci ha riprovato domenica scorsa: partiti a mezzanotte dal campo 3, alle 10,23 locali erano in vetta.

Salita dalla via normale, per gli ultimi metri ha dovuto usare l’ossigeno per un principio di congelamento ai piedi.

«La cima è molto esposta - ha raccontato Tamara Lunger al sito specializzato montagna.tv - e l’ultimo tratto roccioso è molto pericoloso. Non ci si può permettere di fare errori. Ma il tempo è stato bellissimo. Sono felice di aver fatto il mio primo ottomila, ho imparato molto da questa esperienza*».

* fonte Quotidiano Alto Adige di oggi. Domani, quando sarà accessibile gratuitamente, linkerò l’articolo intero, più corposo delle note di montagna.tv

Link all’articolo del quotidiano Alto Adige

Summit Lhotse 159[1]

domenica 23 maggio 2010

Mai più senza!

Cazzeggio libero su questo blog, da un po’ di tempo. Ma sempre In Topic, eh. Per chi non riesce a rinunciare ai crozi nemmeno in città, per poter rispondere “son stato su per i monti” senza mentire anche dopo un fine settimana di telecomando:mountain-couch3[1]

mountain-couch2[1] mountain-couch[1] 

Divano e poltrona modello Montanara di Gaetano Pesce. (fonte: freshome)

Mai più senza!

venerdì 14 maggio 2010

Problemi? basta dirlo!

“Scusi, è suo un gatto a macchie bianche rosse e nere?”

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Intende questo gatto? “Si, ecco, proprio questo gatto. Mi mangia i miei pesci.” Le cosa? I suoi pesci? che pesci? “Sa, nel giardino ho scavato un laghetto e ci ho seminato alcuni pesci.”

Ecco da dove arrivavano i poveri resti squamosi trovati più volte sullo zerbino: dal laghetto del Vicino! Faccio la finta tonta: davvero? il mio gatto, è sicuro?

“Non so se è suo, comunque proprio quel gatto lì. Ha una fissazione per i miei pesci, la mattina alle 7 quando apro le finestre è già lì che pesca; e anche quest’inverno, se ne stava ore sul ghiaccio a osservarli in trasparenza”

Mi pare di vederla, che cerca di catturare i pesci che le si muovono sotto le zampe, cercando di studiare il metodo migliore per acciuffarli. Immagino la scena e trattengo a stento le risate.

Ma li prende, i suoi pesci? “Come no! a inizio primavera ce n’erano 8, adesso ne è rimasto uno!”

Non ne avevo ancora trovati, tranci di pesce rosso sulle scale, quest’anno: ha ricominciato a mia insaputa, la bastarda!

Mi spiace molto, signor Vicino, davvero! Non so come rimediare, le posso pagare i danni se mi permette. “Ma no, che danni! Lo so che i gatti sono fatti così, mi spiace solo per i miei pesci povere bestie. C’è poco da fare, lo so, ma volevo dirglielo.” 

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Nonostante mi scappi da ridere, ho un moto di empatia verso il mio vicino, che non vuole risarcimenti, non pretende niente, vuole solo farmi parte della morte dei SUOI pesci. Per colpa del MIO gatto. Ma, davvero, non so cosa farci. La mandi via, la spaventi, la prenda a scopate, la innaffi con l’irrigatore ogni volta che la vede, i gatti odiano essere bagnati; altre idee non me ne vengono. Lei ha qualche suggerimento da darmi?

Davvero, che possiamo farci? Se ne discuteva la sera a cena, fra il serio e il faceto, la colpevole beatamente stesa poco lontano con le orecchie ben tese, come sempre quando si parla di lei. Gli pago l’installazione di una retina sopra al laghetto, gli compro un pescecane, una cupola di cristallo, cazzarola, che diavolo si può fare per salvare il suo ultimo pesce? E tu, gattaccia, hai bisogno di mangiare i pesci del prossimo? Vai a pescare al parco invece che dal signor Vicino se proprio non puoi farne a meno! E adesso come facciamo per quel pesce? Lei, seccata dal mio tono, si alza, si stiracchia, infila la gattaiola e se ne va.

Mezz’ora dopo bussa il mio coinquilino: mi porta delle carte, scambiamo quattro parole, e poi mi fa: “ah, quasi mi scordavo, dovesse interessarti c’è un pesce morto sul tuo stuoino”

“Tante storie per uno stupido pesce!?! Ecco fatto. Adesso posso tornare a dormire?”

venerdì 7 maggio 2010

Liberiamo l’Altopiano delle Pale

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Altopiano delle Pale di San Martino

Il Saltamartin di San Martino di Castrozza mi ricorda un cosuccia che io colpevolmente non ho ancora segnalato; ma non sto a contarvela lunga, se ne parla ovunque: leggete la storia sul sito del saltamartin, che ha raccolto diverse voci in proposito.

Poi, se volete, leggete l’indignazione dell’editore/montanaro Luca Visentini sul sito “iBorderline*” e spedite qui (in mail) un autografo da aggiungere alla raccolta di firme se volete indignarvi con lui:

747 firme per ora.
Forza, dobbiamo arrivare a 1000!

* iBorderline è la nuova pelle del noto sito, rivista, blog Intraisass

10/05/10

Stef/San Tommaso nei commenti mi chiede (giustamente) le fonti. Eccone alcune:

Il Gazzettino; articolo a firma Dario Fontanive del 14 aprile u.s.
qui una foto del progettato manufatto

DI seguito le reazioni:
Il Corriere delle Alpi:
Bivacco, il Cai boccia il progetto 22 aprile 2010
Firme contro il bivacco 23 aprile 2010
Bivacco, aut-aut del sindaco 24 aprile 2010 
Il Trentino:
Un bivacco sulle Pale, il Cai insorge 25 aprile 2010

giovedì 6 maggio 2010

Stasera brindo

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La Marmolada scendendo dalla Forcella Pordoi

Dal quotidiano Alto Adige di ieri:

”Condannato per i lavori in Marmolada

Alto Adige — 05 maggio 2010   pagina 15   sezione: CRONACA

  BOLZANO. La Cassazione ha confermato la condanna per lavori non autorizzati sul ghiacciaio della Marmolada. La notizia della sentenza, emessa il 22 aprile, è stata diffusa ieri dall’associazione ambientalista Mountain Wilderness Italia. Gli imputati erano ricorsi al terzo grado di giudizio, perchè condannati in appello a Trento il 24 giugno 2009, dopo la prima condanna dal Tribunale di Trento (sezione distaccata di Cavalese) il 4 febbraio 2008, con sentenza depositata l’11 marzo dello stesso anno.

Si tratta del bolzanino Mario Vascellari, presidente della società Funivie Tofane-Marmolada spa e Luciano Soraru, caposervizio degli impianti sciistici della Marmolada, imputati perchè «in concorso tra loro realizzavano, senza autorizzazione, la pista di cantiere nel ghiacciaio della Marmolada che porta a Punta Rocca, area di interesse pubblico e area Sic (Sito d’interesse comunitario) alterando la bellezza naturale del ghiacciaio». 

«La sentenza della Cassazione - sostiene Mwn - costruisce un nuovo percorso nella tutela dell’ambiente in quanto innova la lettura qualitativa del paesaggio. Altro passaggio fondamentale, che non solo consolida, ma anche costruisce nuova giurisdizione, sta nell’accettazione dell’associazione Mountain Wilderness come parte civile, con un risarcimento danni confermato in 25.000 euro».  La stessa associazione ha avuto il diritto di costituirsi parte civile a nome della Provincia autonoma di Trento, a cui così è stato riconfermato il risarcimento di 50.000 euro di danni. In sostanza la Cassazione ha reso definitiva la condanna a sei mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’appello di Trento per lo sfregio in Marmolada. L’intera condanna risulta condonata. «Si tratta di una importante vittoria giudiziaria e politica» - commentò Mountain Wilderness. «Con questa sentenza, per la prima volta in Italia, vengono sanzionati precisi reati paesaggistici e specialmente viene riconosciuto ad una associazione ambientalista il diritto al risarcimento morale.”

N.B.: dell’articolista anche i refusi ;)

Ne avevo già parlato qui: distruzione e deturpamento di bellezze naturali? 2000 euro e amici come prima
E qui: Distruzione ideale
E qui: Marmolada ferita

Si, sono come un cane mastino e ho buona memoria per certe cose.

E’ di questi giorni a Bolzano una raccolta di firme promossa dal signor Vascellari contro l’ampliamento della clinica Bonvicini alle pendici del Guncina. A prescindere dal si o no all’ampliamento, del quale si sta ancora questionando in città e sul quale non voglio discutere qui (una controraccolta ha collezionato più di 3.000 firme a favore dell’ampliamento contro le 171 contrarie), faccio notare che Vascellari, che si dichiara “ambientalista, non ideologico*”, si muove preoccupato per lo scempio ambientale e per la salvaguardia della montagna e del quartiere. E della sua villa poco distante of course.

marmolada4-vi[1]L’ambientalismo del Vascellari lo si può arguire dalla vicenda di cui sopra e da quella del discusso progettato resort di Malga Ciapela, di cui ho parlato qui (mi cito): “100 appartamenti, 54 casette per 248 stanze, centro wellness, centro congressi, shopping centre e quant'altro per circa novantamila metri cubi. […] Tonnellate di cemento avulse dal territorio, dove nulla avrà a che vedere con la cultura delle Dolomiti; un villaggio che proporrà atmosfere, menu, divertimenti e personale intercambiabile con un qualsiasi altro "non luogo" del turismo asettico, come li chiama Franco de Battaglia nel suo accorato articolo sul quotidiano Alto Adige di oggi (gennaio 2009. N.d.f.).

Un Sharm el Sheick in Marmolada, difficile da riempire e quindi sempre in saldo, con la clientela sempre meno scelta e sempre meno attenta.”

Non è il primo e non sarà l’ultimo che cambia fronte e definizioni a seconda del proprio interesse, ma più che ambientalismo non ideologico lo definirei ambientalismo opportunista. Cato pro domo sua, in sostanza. Sarebbe però più limpido non vestirsi delle piume del pavone.

* quotidiano Alto Adige del 25 marzo 2010, pagina 21 

link:
gennaio 2009
JENNER MELETTI su Repubblica on line:
La battaglia della Marmolada

Franco de Battaglia, Alto Adige
Così si distrugge l’anima della montagna

mercoledì 5 maggio 2010

Fame d’erba

Che il TrentoFilmFestival sia in pieno svolgimento non c’è bisogno che ve lo dica io, immagino.

Vorrei segnalare un paio di film, di quelli che sicuramente non vincono la Genziana d’oro, che però secondo me meritano un’oretta del nostro tempo. Il primo è “Fame d’erba”.

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Un fotogramma dal trailer rubato dal sito del FilmFestival

Questa la scheda del film:

 “I pastori transumanti sono allevatori di ovini che ricorrono, ancora oggi, alla mobilità come sistema di sostentamento e produzione. La loro transumanza, protratta per tre stagioni e condotta ancora per intero a piedi, è una peculiarità del Triveneto che non ha eguali in Italia. I transumanti sfruttano esclusivamente le risorse naturali e marginali reperibili sul territorio, senza che gli animali ricevano integrazione alimentare. Molti pastori sono giovani, hanno il piglio degli imprenditori, si destreggiano nel traffico o alla guida di grossi pick-up, eppure continuano a praticare un mestiere antichissimo, seguendo spesso la tradizione di famiglia. Questo filmato vuole regalare uno spaccato su un mestiere che molti considerano scomparso, sullo stile di vita e sui saperi dei suoi protagonisti.”

Divieti di transito, molti obblighi, pochi diritti, come se la società arricchita li avesse in gran fastidio.

Regia di Valentina De Marchi - Proiezione l’08/05/2010 15:30 - Cinema Modena 1. – Durata 33 minuti

A parte l’opinabile “peculiarità del Triveneto che non ha eguali in Italia”, cercherò di esserci.
Qui il trailer, la scheda del film, la biografia della regista, la trama.

Subito a seguito: “Genius loci – Lo spirito del luogo in Alto Adige”. 

imageFotogramma dal trailer

Ogni luogo che nella storia sia stato abitato dall'uomo ha una sua particolare energia. Quest'aura è il capolavoro dell'infaticabile spirito del luogo, creatore di mentalità, credenze, memorie, leggende, l’atmosfera che lo rende unico e speciale. L'aura che proviene dal passato è il paesaggio e il mondo interiore di una comunità. E’ ciò che alcuni ancora sentono vivo, ma che talvolta faticano a riconoscere nel rapido cambiamento che caratterizza la vita in questo periodo storico. Identificare lo spirito di un luogo, o di una destinazione, non è semplice. Prevede un percorso culturale sia da parte del viaggiatore sia da parte dei residenti, un’indagine che miri a comprendere i segni, manifesti e nascosti, delle culture locali, le loro peculiarità, il loro intreccio, le loro problematiche.”

Soggetto e regia di Duccio Canestrini, antropologo, viaggiatore, studioso dell’homo turisticus, scrittore, spatuzzo… insomma un tizio sufficientemente svitato da concedergli i 28 minuti della durata del film. Poi tanto son già lì e fuori probabilmente starà piovendo, quindi why not?

Domani 6 maggio invece, alle 17,30, Alpini.

imageFotogramma dal trailer

Il film ripercorre la tormentata storia del secolo scorso nel Nord Italia dal punto di vista di uno dei maggiori scrittori italiani, Mario Rigoni Stern. In questa sua ultima testimonianza, lo scrittore ci accompagna nella scoperta dell'immaginario dei "montanari" dell'Altipiano di Asiago. Gli Alpini di cui parla non sono solo gli alpinisti, ma anche i militari delle truppe italiane alpine in cui Rigoni Stern ha prestato servizio, diventando uno dei simboli, in Italia, delle dure prove vissute tra il 1937 e il 1945. Il film inizia seguendo la scia di alcuni giovani studenti di un liceo francese che partono in gita per andare a incontrare lo scrittore sull'altopiano di Asiago. Un viaggio di scoperta che si trasformerà in un viaggio nel tempo.”
Regia di Jean Francois Neplaz – proiezione il 06/05/2010 17:30 - Cinema Modena 1 – Durata 60 minuti.

E in questo caso non credo di dover spiegare perché ci terrei a vederlo.

Salvo inconvenienti domani cerco di fare, prima, un salto al tendone di Montagna libri.

Ho comprato 3 mensole nuove la settimana scorsa quindi, non dovessi tornare, sapete dove cercarmi ;)

martedì 4 maggio 2010

Piselli di Mendel e immortalità dell’acqua*

(Equipaje, la prima parte della storia la sai già ;)

Ho avuto per diversi anni una peonia arborea, color rosa pieno, splendida per 5 giorni all'anno.

peonia arborea

IMG_3900 Quando era in piena fioritura di solito pioveva (ci dev'essere un rapporto causa/effetto che mi sfugge), e quindi i fiori si rovinavano in un batter d'occhio; appena sfiorita e per il resto dell'anno pareva una scopa: un ciuffo di foglie in cima e il resto pelatissimo.

peonia arborea

Il mio babbo ne era molto orgoglioso, al punto da mettere ai fiori il cappuccio di nylon per ripararli dalla pioggia (sempre), uscendo sotto l'acqua come fosse una questione di importanza nazionale; se la pianta fosse più bella con 12 fiori fradici o con 12 sacchetti del supermercato, è questione in famiglia ancora dibattuta.

Pur in luogo non adatto a una arborea, troppo ombroso, è vissuta più a lungo di lui; ma quando è mancata anche la mamma, si è arresa. Secca, stecchita, amen.

Però quel bastoncino verde e striminzito lì, che occhieggia sotto la rosa, non pare una peonia arborea? Che prima di morire abbia figliato? Non è facile per le arboree. Mah, vedremo, se son peonie, fioriranno!

E l’anno scorso è fiorita. Uno solo ma enorme. Bianco.

Diavolo, nata da seme, li ho visti (e anche raccolti, qualcuno volesse provare **). Autofecondato probabilmente. E com’è che è bianca? Mendel e i suoi piselli che ne dicono? Mah, sarà rosa pallido… poi sai, forse la gran pioggia ha dilavato il colore.

E quest’anno è rifiorita. 2 fiori, enormi. Rosa pallido un tubo, bianchi che più bianchi non si può.

Almeno, a me sembran bianchi, e a voi?

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Bianca, vero? Non posso uscire a controllare, perché piove. A catinelle.

Egregio signor Mendel, lei e i suoi piselli, che ne dite? Il colore è andato per i fatti suoi, ma il gene della pioggia, quello è passato in pieno alla generazione successiva. Ho avuto grazia di vederla fiorita nel pieno del suo splendore per la bellezza di giorni 1, dopo di che il diluvio.

Quasi quasi esco a metterle in testa un paio di sacchetti della Despar, che vi pare?

*  citazione da:copj13[1] ** Equipaje, teressa?

sabato 1 maggio 2010

Rosso

Terre basse chiama, Terre alte risponde:

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Trauttmansdorff

Trauttmansdorff

Trauttmansdorff

Trauttmansdorff

Trauttmansdorff

Un buon motivo per tornare a postare dopo un lungo silenzio: aprire il blog e sembrarmi ogni altro argomento troppo stupido era tutt’uno.

Posto solidarizzando con i commessi dei supermercati bolzanini in sciopero, che rivendicano il diritto al riposo e contestano le troppe deroghe alla chiusura festiva concesse dal comune: oggi i negozi potevano aprire e le grandi catene l’han fatto.

giovedì 8 aprile 2010

Dietro casa

Cima san cassiano

Cima San Cassiano, Alpi Sarentine / Kassianspitze, Sarntaler Alpen

Dietro casa. Dopo aver scalato le più impegnative montagne del mondo, o dopo aver sciato in cento posti diversi, si va a morire dietro casa, su cime facili, su discese semplici, durante scialpinistiche che più classiche non si può, sicure, note, da fare ad occhi chiusi.

Probabilmente è una questione di semplice statistica: dove si va più spesso? dietro casa, ovviamente. Ma non credo sia tutto lì. Dietro casa si abbassano le difese, si sta meno attenti, ci si sente molto sicuri di se’, ci si fida troppo. Si va anche se stanchi, tanto è qui vicino; se cambia il tempo, tanto si torna presto; se c’è poca visibilità, tanto si conosce a memoria; se non si sta benissimo, tanto son 3 orette in tutto.

Pericolo valanghe 3, ma cima Bocche è talmente nota e sicura… Così sicura e tranquilla che un esperto alpinista cresciuto poco lontano, maestro di sci, conosce la salita, punteggiata da molti scialpinisti della domenica, come le sue tasche. Così tranquilla che può fare una via alternativa, su per il canalino. E morirci.

E dietro casa è morto un grande alpinista, uno dei nostri grandi, Luca Vuerich, himalaysta, compagno di arrampicata di Romano Benet e Nives Meroi, compagno di vita della sorella di Nives, Leila. Morto scalando una cascata, a pochi chilometri da casa, e ancora non riesco a mettermela via.

E Reinhold Messner, dov’è che si è rotto un piede? Scavalcando di notte il muro di casa, ovviamente. mentre Cesare Maestri, (non trovo il riferimento, cito a memoria) si rompe le costole cadendo da una sedia mentre appende un quadro in casa.

E quando si smonta da una notte di lavoro, dove si va a fare una sciata, quando si è già stanchi, non c’è tempo per andare lontani, si vuole arrivare a casa presto e andare a letto? Dietro casa, su una classica, tranquilla scialpinistica. Una cimotta che si vede dalla finestra della cucina, che si è fatta d’estate, d’inverno, con tutte le condizioni meteo, cui si è pedalato attorno in mountain bike, una cimotta semplice sopra il rifugio gestito dagli amici… Pericolo 3 anche questa volta, in aumento, dice meteobolzano. Ma cima San Cassiano è tranquilla, che vuoi che succeda?

Succede che a sera a casa si preoccupino, che allertino il 118, che lo vadano a cercare non sapendo nemmeno bene dove. E che lo vedano dall’elicottero il giorno dopo, con la testa nella neve, con gli sci ancora sullo zaino, mezzo sepolto dalla valanga. Da quella valanga che non doveva cadere, non lì per lo meno, non addosso a lui.

Una morte in montagna mi emoziona sempre. Ancora di più quando succede dietro casa, in un posto conosciuto, a una persona conosciuta.

Volevo fare un ultimo post per quest’anno sulle valanghe, e poi non parlarne più. Non volevo fosse questo.

Buon riposo, Sepp, che la terra ti sia lieve.

mercoledì 31 marzo 2010

Cerchi nel grano

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I cerchi verdi degli irrigatori nelle campagne altrimenti aride di Jerome, Idaho. Fonte: GoogleMap

Chissà chi fa i cerchi nei campi dell’Idaho: gli ufo? gli alieni, gli omini blu? Se non stiamo attenti a quel che mangiamo diventiamo noi omini blu altro che ufo!

Qui si parla di patate invece che di grano, ma sempre cerchi sono:

Chiesi a Forsyth di illustrarmi il regime stagionale di interventi e i sistemi all'avanguardia per il controllo di un campo di patate. Di solito si incomincia all'inizio della primavera con un tratta­mento per il terreno; per controllare i nematodi e altre patologie, i coltivatori cospargono i campi prima della semina con un com­posto chimico tossico al punto da uccidere ogni traccia di mi­crorganismi nel suolo. Poi Forsyth innaffia i campi con un erbi­cida (Lexan, Sencor o Eptam), per "ripulire" il terreno dalle er­bacce. Al momento della semina, viene applicato sul terreno un insetticida sistemico, come il Thimet, che verrà assorbito dalle gio­vani piante e ucciderà ogni insetto che ne mangi le foglie per di­verse settimane. Quando le pianticelle saranno alte una quindici­na di centimetri, viene spruzzato sui campi un secondo erbicida per controllare lo sviluppo delle erbacce.

Gli agricoltori che operano in zone aride, come Forsyth, col­tivano gli enormi cerchi che avevo visto dal cielo; ognuno di es­si e delimitato dal raggio dell'irrigatore e di solito ricopre una superficie di 135 acri. Pesticidi e fertilizzanti vengono sempli­cemente aggiunti nell'impianto d'irrigazione, che nell'azienda agricola di Forsyth pompa acqua dal vicino Snake River (e glie­la restituisce). Insieme alla razione d'acqua, le patate di Forsyth ricevono dieci annaffiature settimanali di fertilizzanti chimici. Appena prima che i filari si chiudano, cioè prima che le foglie di una pianta incontrino quelle delle vicine, Forsyth inizia a spruzzare un fungicida che si chiama Bravo, per controllare la ruggine tardiva della peronospora, lo stesso fungo che causò la carestia di patate in Irlanda ed è ancora oggi la minaccia che più preoccupa gli agricoltori. Nel giro di aria notte, una sola spora può infettare un intero campo, mi disse Forsyth, riducendo i tuberi a una poltiglia marcescente.

All'inizio di luglio, Forsyth affitterà un polverizzatore per i trattamenti contro gli afidi da eseguire a intervalli di quattordi­ci giorni. Di per se gli afidi sono innocui, ma trasmettono un virus che provoca l'accartocciamento fogliare (PLRV) e la necrosi "a rete" nelle Russet Burbank - macchioline scure nella polpa dei tuberi - che impedisce di vendere l'intero raccolto. Nono­stante tanti sforzi, a Forsyth successe proprio lo scorso anno. La necrosi "a rete" è un difetto puramente estetico, ma poiché Mc­Donald's crede (e a ragione) che ai clienti non piaccia mangiare patatine fritte ricoperte di puntini scuri, gli agricoltori come Danny Forsyth devono irrorare i campi con alcuni fra i compo­sti chimici più tossici attualmente in uso, compreso un orga­nofosfato che si chiama Monitor.

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Patate nostrane, di montagna, senza Monitor

“II Monitor è velenosissimo” mi spiegò Forsyth, infatti e risa­puto che può danneggiare iI sistema nervoso umano. Dopo che I'ho spruzzato, non vado nei campi per almeno quattro o cinque giorni, nemmeno per aggiustare un irrigatore rotto.» Dunque For­syth preferirebbe perdere uno dei suoi enormi cerchi che espor­re se stesso o un dipendente a un veleno simile.

Anche senza considerare i costi sanitari e ambientali, dal pun­to di vista economico tutto questo lavoro di controllo ha un costo spaventoso. Un coltivatore di patate dell'Idaho spende gros­so modo 1950 dollari per acro (soprattutto in prodotti chimici, elettricità e acqua) per ottenere un raccolto che, in una buona annata glie ne farà forse guadagnare 2000. Ecco quanto un produt­tore industriale di patatine fritte pagherà le venti tonnellate di patate ricavabili da un acro. […]

Prima di andare a visitare i campi, Forsyth e io parlammo di agricoltura biologica. Forsyth [...] mi disse alcune cose che non mi sarei mai aspettato di sentire da lui agricoltore tradizionale. «Io preferisco mangia­re cibo biologico, e infatti a casa coltivo parecchie cose. Le verdure che compriamo al mercato dobbiamo lavarle un sacco di volte. Non so se dovrei dirlo, ma pianto sempre un campetto di patate in cui non uso la chimica. Alla fine della stagione, le patate del mio campo sono buone da mangiare, ma quelle del­la piantagione probabilmente sono ancora piene dl sistemici. Io non le mangio.”

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Fonte:
Michael Pollan
La botanica del desiderio. Il mondo visto dalle piante

Editore
Il Saggiatore Tascabili  (collana Saggi)

anno 2009
pagine 255, brossura
€ 11

ISBN 978-885650046-2

Questo citato non è che uno degli argomenti marginali del libro, interessante quanto mai; argomento marginale ma che mi è tornato in mente leggendo il breve intervento di Luigi Mariotti del WWF sul quotidiano di oggi. Ne riparliamo.

Comunque un’ottima occasione per consigliare Pollan. A me l’ha suggerito Stef in un commento a un mio post, ha rincarato la dose Equipaje (ehi, dove sei sparita?) , e per finire anche un amico.

(si, sto leggendo anche il dilemma, datemi tempo ;) )

sabato 27 marzo 2010

Vita da gatti

A una mattinata impegnativa

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micia micia dorme


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segue un pomeriggio faticoso:

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Faticoso al punto che si chiamano in aiuto anche gli amici:

pauli ronfa

Vitaccia eh?

venerdì 26 marzo 2010

In prigione in prigione!

 

…e che ti serva da lezione! (Edoardo Bennato)

E' stato denunciato dai carabinieri lo scialpinista 'miracolato' che lo scorso 27 febbraio era stato estratto vivo dopo due ore da una valanga che lo aveva travolto in val Sarentino.
L'uomo, che aveva ignorato il bollettino che dava pericolo marcato (grado 3 di 5), è accusato del reato di valanga colposa. Il sarentinese, di 42 anni, stava effettuando una escursione in solitaria sulla Cima Rodella a circa 2.000 metri di quota, quando è stato sepolto dalla slavina.
Un addetto agli impianti di risalita di San Martino aveva visto per caso la valanga sul altro versante della valle mentre inghiottiva l'uomo.
Una sessantina di uomini del soccorso alpino erano intervenuti sul posto con l'ausilio di unità cinofile e di due elicotteri.
Dopo due ore lo scialpinista che era stato estratto vivo. Non aveva con se l'Arva, un apparecchio elettronico che permette la localizzazione sotto la neve
.”

Quotidiano Alto Adige di oggi 26 marzo 2010

I gradi della morte

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Val Lasties, gruppo del Sella

Interessante contributo di zullix in un commento al mio post "I numeri non sono isterici" che merita in un post la visibilità che fra i commenti andrebbe persa:

Valanghe, circa rapporto grado pericolo / morti:

Grado 1, In Italia circa il 2% degli incidenti mortali avviene con questo grado.
Grado 2, In Italia circa il 32% degli incidenti mortali avviene con questo grado.
Grado3, In Italia circa il 54% degli incidenti mortali avviene con questo grado.
Grado 4, In Italia circa il 12% degli incidenti mortali avviene con questo grado.
Grado 5, In Italia non sono noti incidenti mortali con questo grado.

Fonte: Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio
Servizio Centro Valanghe di Arabba 2007, Guida per l'utente, disponibile sul sito Arpav.

(Grazie zullix, trovato!)

Quindi più di metà degli incidenti mortali avviene con grado di pericolo 3.

Perché con grado 4 o superiore chiunque abbia un po’ di buon senso va in piscina e non a fare scialpinismo, perché con grado 2 la probabilità di valanga è indubbiamente minore… perché grado 3, in mezzo alla scala dei valori, è letto come pericolo medio: si c’è un po’ di rischio ma non poi così tanto. Invece grado 3 è pericolo MARCATO. Marcato vuol dire alto, pronunciato, spiccato. Forte.

Interessante comunque lo scambio di opinioni nei commenti del post segnalato sopra. Grazie a tutti voi.

venerdì 19 marzo 2010

Tami è partita

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Tamara Lunger – (foto dal suo blog)

Cari miei venticinque lettori, è un ordine: pensatela tutti i giorni da qui al 29 maggio. In forse per problemi di salute fino all’ultimo (non l’avevo vista infatti nell’ordine di arrivo della Sellaronda Skimaraton vinta tanto per cambiare dal suo babbo insieme all’inossidabile Giacomelli), è partita. “Domani sarrò già nel aereo verso Kathmandu e sognerò del Lhotse, alto 8516 metri.” scrive oggi nel suo blog.

Passata la paura, ridimensionata l’ansia, Tami è in viaggio. E’ in buone mani, il suo capo spedizione è Simone Moro, un grande alpinista e una splendida persona, ma “ringrazio già adesso per tutti i pensieri vostri che mi fate nei prossimi due mesi. Sono convinta che gli sento e mi danno tanta energia.”

Ecco, pensatela. In italiano, in tedesco o come diavolo volete, ma pensatela :)

martedì 9 marzo 2010

Rami secchi

Fare e disfare è tutto lavorare diceva mia nonna. E per fare e per disfare occorron soldi da buttare.

“In metrò da Bolzano a Caldaro: sì al progetto Leitner da 200 milioni” titola oggi l’Alto Adige. Una magnifica idea per avvicinare tutti i paesi della destra Adige al capoluogo, sollevare dal traffico e dall’inquinamento la città e dalle code infinite della mattina e della sera gli abitanti di Appiano, Caldaro, San Paolo molti dei quali lavorano a Bolzano. Un progetto di mobilità alternativa che cova da tempo nei corridoi di palazzo Widmann (sede della Giunta Provinciale), variamente pensato e modificato e ora pare, finalmente, in dirittura d’arrivo.

E che diavolo ho da lamentarmi? Che il metrò di superficie da Bolzano a Caldaro c’era ed ha funzionato dal 16 dicembre 1898 al 28 giugno 1971. Che ora sul tracciato della vecchia ferrovia c’è, per mia grande soddisfazione visto che ne faccio sovente uso, la ciclabile che parte da casa mia e arriva dritta sparata fino quasi a Trento.

vecchia ferrovia

Galleria del trenino Bolzano-Caldaro sul tracciato della ciclabile

Ok, altri tempi, altra idea di mobilità, delle PM10 non si parlava, della chiusura del centro al traffico d’inverno nemmeno, ma porca miseria che spreco!

Che spreco allora a dismetterla e che spesa oggi a rifarla. Peraltro, mica è la sola: i cosiddetti rami secchi “potati” in Alto Adige sono parecchi: la Ferrovia Elettrica Brunico-Campo Tures, la Ferrovia Lana-Postal, la Ferrovia della Val Gardena e la mitica Ferrovia delle Dolomiti che collegava Dobbiaco a Cortina e proseguiva poi per Calalzo sul percorso della quale oggi si disputano una gara di granfondo di mountain bike e una gara di sci da fondo.

stazione[1]
Ex ferrovia delle Dolomiti: un pezzo del tracciato nel quale ancora si vedono (e sentono) le traversine una delle vecchie stazioni


E vogliamo parlare delle ferrovie dismesse in Trentino? La Ferrovia Rovereto-Arco-Riva, la Tramvia Dermulo-Fondo-Mendola, ovvero dell’Alta Anaunia e la Ferrovia della Val di Fiemme. Anche sul tracciato di quest’ultima è stata fatta una splendida ciclabile sulla quale si disputa ogni anno una granfondo.

Fa un po’ impressione soprattutto in questi giorni nei quali si sente riparlare in Trentino di Metroland: una montagna di soldi, quasi 5 miliardi di euro teorici ma quanti in realtà non si sa, per perforare mezzo Trentino e costruire ferrovie in galleria per collegare le valli fra loro con un metrò provinciale. Spero che vi ricordiate che nel frattempo staranno scavando il BBT, il tunnel di base del Brennero,

viadottoViadotto della ex ferrovia della val di Fiemme

che perforerà per anni la regione da sud a nord per il raddoppio della ferrovia con l’idea di spostare il traffico pesante dall’A22 ai treni.

Moltissime le perplessità attorno a Metroland sia per i costi esorbitanti che per l’enormità dei lavori previsti e per l’impatto ambientale: due nuove tratte: una verso Tione attraverso la  Vallagarina e il Bassa Sarca e una verso la val di Fassa e il Primiero passando sotto la catena del Lagorai. La tratta della Valsugana che già c’è  dovrebbe essere potenziata ed elettrificata e la Trento Malé, che già arriva fino a Marilleva, prolungata fino a Fucine e forse a Cogolo di Pejo.

Una seria analisi dei bisogni e dei costi, però, in Trentino manca. Manca un progetto serio, e pure la sicurezza del dove far uscire i soldi. I tempi di realizzazione molto lunghi mentre la mobilità nelle valli è incasinata adesso. galleriapiccola

Vecchia ferrovia della Val di Fiemme

La mobilità pubblica su ferro sta poi così a cuore che la sera non c’è verso di muoversi in treno fra Trento e Bolzano, il collegamento diretto fra Bolzano e Roma è stato soppresso dalle FFSS e si sta ancora brigando e discutendo su chi aprirà il portafoglio per ripristinarlo: per ora ci han pensato le Ferrovie Germaniche.

QUI un interessante approfondimento critico sul progetto e, per par condicio, QUI alcune voci a favore. (Occorre dire da che parte tendo? E, parola di giovane marmotta, non sono affatto affetta da misoneismo. :P)

TrenoGard04aSantaCristina[1]

La ferrovia della val Gardena vicino a Santa Cristina. (foto Wikipedia Italia, grazie a Mauro Bottegal che l’ha ceduta)

lunedì 8 marzo 2010

Bolzano conteso

Rifugio Bolzano al monte Pez

Il rifugio Bolzano al monte Pez – Schlernhaus

“Vendeteci il Bolzano! E’ stato costruito dall’Alpenverein(*) ed è uno dei luoghi simbolo dei montanari sudtirolesi” Più o meno sono questi, secondo il quotidiano Alto Adige di ieri (che ama moltissimo buttare benzina sul fuoco dello scontro etnico), i termini della richiesta dell’amministrazione provinciale al CAI di Bolzano, proprietario della struttura contesa.  Ma l’AVS è stato risarcito, ai tempi, per i rifugi che lo Stato ha confiscato durante la guerra, dice Broggi, presidente del CAI Alto Adige. Considerazione che non c’entra molto, a mio avviso: la Provincia non lo vuole in regalo, se lo vorrebbe comprare; sempre che non lo voglia per una pipa di tabacco ovviamente.

Comunque sia il CAI non ha la benché minima intenzione di vendere, il che è suo pieno diritto. Ma al momento non è molto conveniente mettersi di punta contro la Provincia, lascia intendere il quotidiano: a fine anno infatti scadono i contratti di gestione dei 25 rifugi ex militari che lo Stato ha ceduto in proprietà all’amministrazione provinciale nel 1999, ad oggi in mano a varie sezioni del CAI.

La soluzione che fino a ieri pareva più probabile era quella di un consorzio unico di gestione tra Cai e Avs. Ora nel consorzio vorrebbe entrare anche la Provincia, che fra l’altro sgancerebbe un bel po’ di soldi in contributi per la manutenzione straordinaria delle strutture. Tutto risolto quindi e tutti contenti? Macché. Sabato scorso, durante l’assemblea annuale del CAI Alto Adige, il presidente Broggi ha gelato la platea dicendo che le trattative si sono arenate in quanto Kaiser Durni(**) avrebbe posto una “pregiudiziale molto pesante”. Quale sia la pregiudiziale non l’ha specificato, ma il quotidiano lascia intendere che sia proprio la vendita del Bolzano.

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In bella vista, nella sala del rifugio, lo stemma del CAI

Comunque decidano di concludere, facciano in fretta, ma molto in fretta!

Già la scorsa stagione il rifugio Becherhaus - Gino Biasi al Bicchiere, uno dei più belli e famosi delle Breonie, bisognoso di interventi costosi di ristrutturazione e di adeguamento, è rimasto chiuso: chi avrebbe aperto il portafoglio per pagare le spese? Chi in breve tempo si potrebbe trovare espropriato della gestione, ovvero il CAI di Verona? E gli altri 24 rifugi nella stessa situazione, come la metteranno?

Qui di seguito l’elenco dei 25 rifugi con la gestione in bilico, e come si vede tutti rifugi importanti, famosi, mitici: prima di partire, secondo me, converrà informarsi se sono aperti o meno.

Rif. Vedretta Piana / Grohmannhütte, Alpi Breonie di Ponente / Stubaier Alpen
Rif. Vedretta Pendente / Teplitzer Hütte, Alpi Breonie di Ponente / Stubaier Alpen
Rif. Forcella Vallaga / Flaggerschartenhütte, Sarentini orientali / Östliche Sarntaler Alpen
Rif. Cima Libera / Müllerhütte, Alpi Breonie di Ponente / Stubaier Alpen
Rif. Plan / Zwickauer Hütte, Alpi Venoste / Ötztaler Alpen
Rif. Petrarca all'Altissima / Stettinerhütte, Alpi Venoste / Ötztaler Alpen
Rif. Borletti Aldo e Vanni al Corno di Plaies / Berglhütte, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Passo Ponte di Ghiaccio / Edelraut Hütte, Alpi Breonie di Levante / Zillertaler Alpen
Rif. Genova al Passo Poma / Schlüter Franz Hütte, Odle / Geisler - Putia / Peitlerkofel – Puez
Rif. Giogo Lungo / Lengjöchl Hütte, Alpi Aurine / Zillertaler Alpen
Rif. Brigata Tridentina alla Forcella del Picco / Birnlücken Hütte, Alpi Aurine / Zillertaler Alpen
Rif. Vittorio Veneto al Sasso Nero / Schwarzsteinhütte, Alpi Aurine / Zillertaler Alpen
Rif. Corsi in Val Martello / Zufallhütte in Martelltal, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Biasi al Bicchiere / Becherhütte, Alpi Breonie di Ponente / Stubaier Alpen
Rif. Città di Milano / Schaubach-Hütte, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Bergamo al Principe / Grasleitenhütte, Catinaccio / Rosengarten
Rif. Pio XI alla Palla Bianca / Weisskugelhütte, Alpi Venoste / Ötztaler Alpen
Rif. Roma alle Vedrette di Ries / Kasselerhütte, Vedrette di Ries / Rieserferner
Rif. Vicenza al Sassolungo / Langkofelhütte, Sassolungo - Sassopiatto / Langkofel – Plattkofel
Rif. Firenze in Cisles / Ragensburgerhütte, Odle / Geisler
Rif. Comici al Piz Sella / Comici Hütte am Piz Sella, Sassolungo / Langkofel
Rif. Fronza alle Coronelle / Rosengartenhütte, Catinaccio / Rosengarten
Rif. Pajer alla Tabaretta / Pajer Julius Hütte, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Serristori alla Vertana / Düsseldorfer Hütte, Ortles / Ortler – Cevedale
Rif. Porro alla Forcella di Neves / Nevesjochhütte, Alpi Breonie di Levante / Zillertaler Alpen

Rifugio Firenze alle Odle

(*)   CAI di lingua tedesca
(**) Luis Durnwalder, presidente della Giunta provinciale.