lunedì 6 giugno 2011

Acqua

I lettori di questo blog non hanno bisogno di sentirselo ricordare, ma capitasse da queste parti qualcuno che non lo sa…

DOMENICA SI VOTA!

Banner referendum

 

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Copiata l’idea a Terre basse Sorriso

venerdì 20 maggio 2011

Ortler Hof: il seguito della storia sui media

Asinello

Dopo alcuni giorni di silenzio, ecco sull’Alto Adige di oggi una reazione alla brutta storia dell’Orter Hof e degli animali macellati:

“I Verdi: «Una crudeltà le bestie al macello»

SILANDRO. Tutti gli animali dell’Ortler Hof sono stati sequestrati e portati a Bolzano per essere macellati. Nel rispetto della legge regionale su igiene e salute, il provvedimento è stato preso per la mancata realizzazione di stalle e letamai adeguati, perché il nutrimento non corrispondente a regolari principi igienici e a seguito di diversi reclami presentati da residenti.
Otto Prieth, il proprietario, non demorde: a Silandro ha convocato varie troupe televisive per difendersi ad oltranza e per contestare il provvedimento. Sull’argomento da registrare una presa di posizione di antivivizionisti e animalisti che si chiedono «Se quella adottata sia stata l’unica soluzione possibile. È fuori dubbio che è stato un atto dovuto quello di liberare gli animali da condizioni di vita indecorosi e dolorosi. Ma il macellamento non può essere l’unica via di “gestione” delle bestie dopo l’allontanamento dal maso. In questo caso specifico si sarebbe potuto tentare di cedere gli animali ad altre fattorie in regola. In Alto Adige però si tende ad una gestione molto grossolana delle bestie».
Il comunicato, firmato da Brigitte Foppa dei Verdi - così conclude: «È arrivato il momento - e forse questo caso in Val Venosta può fungere da catalizzatore - che anche nella nostra provincia si avvii la discussione sul tipo di vita giusto per le bestie da latte e da carne e su quando sia davvero necessario concludere la loro vita al macello».”

Quotidiano Alto Adige del 20-05-2011, pag. 26

Se non fosse da piangere, sarebbe da ridere: per liberare gli animali da condizioni di vita indecorose e dolorose li si macella? Grande soluzione, davvero!

Se la sarebbero immaginata una finale così, le persone che, probabilmente esasperate da puzze e igiene dubbia, hanno fatto gli esposti? Non credo. O si tratta di vendetta trasversale? Dai, non voglio pensarci. Un culo come un ombrello al contadino che non rispetta il minimo delle necessità degli animali mi pare doveroso, se le cose stavano davvero così. Ma gli animali, accidenti, che cavolo c’entrano, teste di legno che non siete altro? Gli uni e gli altri? Per farli star meglio li macelli? Diomio che logica!

E’ arrivato il momento, dice Brigitte Foppa. Tardi, secondo me, molto tardi.

lunedì 16 maggio 2011

Gli animali sono oggetti

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Un contadino non rispetta la legge, e la legge cosa fa? Gli macella le bestie! Non erano nemmeno bestie maltrattate, denutrite, probabilmente erano bestie felici. Ma fuorilegge.

Leggete qui (quotidiano Alto Adige di oggi) e poi mi dite:

“L’ordinanza nei confronti della proprietà di Otto Prieth, datata 9 maggio, è stata eseguita da vigili urbani e carabinieri
Silandro, sequestrato lo zoo dell’Ortler Hof
Decine di animali da cortile sono stati macellati su disposizione del sindaco

Pinggera: «Decisione presa a malincuore per senso del dovere»
LEONARDO PELLISSETTI

SILANDRO. È una storia che farà discutere quella verificatasi all’Ortler Hof, dove tutti gli animali da allevamento sono stati sequestrati, trasportati a Bolzano e macellati.
L’ordinanza, firmata dal sindaco Dieter Pinggera il 9 maggio, si rifà alla legge regionale su igiene e salute ed è supportata dal parere del veterinario competente Hubert Pinggera e del collega Franz Matthäus Hintner del circondario di Merano. La misura presa si fonda fra l’altro sulla mancata realizzazione di stalle e letamai adeguati, il nutrimento non corrispondente a regolari principi igienici, su innumerevoli denunce di cittadini, per lo più vicini dell’Ortler Hof. Nonostante ripetuti incontri con Prieth - sostiene l’ordinanza - non vi è stato alcun miglioramento della situazione. Da qui il drastico provvedimento alla presenza di due vigili urbani e 3 carabinieri.
Triste l’intervento davanti ai figli di Prieth, i più piccoli in lacrime nel veder portar via capre, maialini e asini. Degli 81 animali, secondo l’ultimo rilevamento del 13 aprile, non facevano più parte 12 bovini adulti e 4 vitelli.
L’Ortler Hof, teatro della vicenda, è l’agriturismo che si trova presso la strada provinciale gestito dal Prieth, soprannominato il “contadino filosofo”. Personaggio che ama fare da sé, per questo non aderisce alle cooperative ortofrutticole e all’Ortler Hof ha creato un piccolo mondo autonomo, produzione di frutta, carne e speck trasformato a Castelbello, vendita e bar. Attività non priva di problemi, soprattutto a causa dell’inosservanza di alcune leggi che regolano il settore, che hanno portato alla severa decisione dell’altro giorno. In merito alla vicenda che lo riguarda Prieth ha dichiarato di «sentirsi macinato nel mulino delle autorità e che ora serpeggia il timore anche tra altri contadini». Da parte sua il sindaco Dieter Pinggera ha riferito di aver «preso il provvedimento a malincuore, per senso del dovere e responsabilità
»”.

Premesso che se le leggi ci sono, bisogna rispettarle anche se sembrano fatte apposta per intralciare il lavoro dei piccoli, di chi non si allinea alla grande distribuzione, favorendo al contrario grandi allevatori, cooperative, latifondi: ma gli animali, che colpa ne hanno? Li macelli? Non c’era nessun altro modo di punire il Prieth, che si guadagna tutta la mia simpatia e solidarietà, senza prendersela con gli animali? Che, vorrei ricordare, sono esseri viventi non oggetti di proprietà. Non è proprio uguale sequestrare un televisore o una capra! Me li immagino quei bimbetti disperati davanti al vigile che gli porta l’asino a morire. Bell’idea si faranno della giustizia degli adulti e dell’autorità della legge.

Fra il resto mi chiedo come farà adesso l’azienda a non fallire.

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Voglio dire, gli esseri umani non riescono a trovare un rapporto sano con gli animali, intermedio fra il passeggino per il cagnetto e una cosa del genere?

Se ti beccano a maltrattare il tuo cane, rischi, giustamente, la galera ma l’autorità può macellare allegramente 80 animali “a malincuore, con senso di responsabilità”.

Premetto che il quotidiano di cui sopra ama scandalizzare, e che se le cose sono andate diversamente sarò lietissima di poter smentire su queste pagine, ma temo che questa volta sia la pura verità.

lunedì 25 aprile 2011

Trento, Bolzano, Belluno province del Reich

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Bolzano, Corpo d’Armata. A destra dell’ingresso, la lapide a ricordo di Longon e Manci

Il 10 settembre 1943 Hitler nomina il plenipotenziario del Reich in Italia e suddivide le varie zone di influenza del territorio italiano occupato.

«A completamento della mia ordinanza del 10 settembre 1943 sulla nomina di un plenipotenziario del Reich della Grande Germania in Italia e sulla divisione del territorio italiano occupato, ordino:

I commissari supremi nella zona di operazioni "Litorale Adriatico" comprensivo delle province Friuli, Gorizia, Trieste, Istria, Fiume, Quarnero e Laibach e nella zona di operazione delle "Prealpi", composta dalle province di Bel­luno, Trento e Bolzano, ricevono da me le direttive fonda­mentali per la loro attività.

Quartier principale del Führer, 10 settembre 1943.

Il Fúhrer, firmato Adolf Hitler
Il capo dell'Alto Comando della Wehrmacht, firmato Keitel
Il ministro del Reich e capo della cancelleria del Reich, firmato dottor Lammers.»

L’11 settebre, Lammers scrive, nella lettera accompagnatoria all’ordinanza:

«...Alle massime autorità del Reich.

In allegato vi rimetto la copia dell'ordinanza del Führer sulla nomina a plenipotenziario del Reich della Grande Germania in Italia e la suddivisione del territorio italiano occupato con preghiera di presa di conoscenza.

L'ordinanza non sarà resa pubblica. Prego di dare cono­scenza del contenuto dell'ordinanza agli ufficiali subordi­nati ed esterni solo quando e nella misura in cui questo sarà indispensabile. Quello che importa è che non sembri, con questa ordinanza, che venga toccata la sovranità del gover­no italiano fascista.

I "commissari supremi" che secondo il punto V dell'or­dinanza sono assegnati come consiglieri civili nelle zone di operazioni ai comandanti militari, vengono nominati dal Führer. In un primo momento per le zone di operazioni "Litorale Adriatico" che comprende le province Friuli, Go­rizia, Trieste, Istria, Fiume, Quarnero e Laibach è nominato il luogotenente dei Reich dottor Rainer e per la zona di operazioni delle Prealpi, che comprende le province di Trento, Bolzano e Belluno, il luogotenente del Reich, go­vernatore Hofer.(*)”

Quassù non eravamo più Italia, nemmeno per finta come nella repubblica di Salò, eravamo Reich. E non persero occasione per farcelo ricordare: a 50 metri da casa mia, al Corpo d’Armata, c’era la camera di tortura dove sono passati fra gli altri Manlio Longon e Gianantonio Manci.

Buon 25 aprile, Italia, ne hai passate di peggio, passerà anche questa!

(*) fonte: Lorenzo Baratter, “Le Dolomiti del terzo Reich” Mursia Editore, anno 2005. Libro che consiglio, peraltro!

martedì 19 aprile 2011

Ma da voi, le rondini?

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sono arrivate? Qui niente. Nemmeno una e san Benedetto è passato da un bel pezzo. L’estate scorsa c’erano, non tantissime ma in aumento, a occhio, rispetto agli anni precedenti.

Quest’anno, finora, nulla. Né rondini, né rondoni, nulla.

Aspettiamo fiduciosi, arriveranno. VERO?

martedì 5 aprile 2011

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Live del nido di una coppia di aquile impegnate con 2 pulcini e un uovo

 

 

Bellissimi :)

(Via Il Post)

giovedì 31 marzo 2011

Frau Maier, le galline e l’ora legale

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Bolzano, mercato del sabato, qualche anno fa:

“Keine Eier, heute!”
“Oh bella, perché senza uova Frau Maier?”
“Perché sono anche senza galline, porca miseria! Domenica sera prima di metterci a tavola, sono uscita come sempre per chiudere il pollaio. Ma le galline erano tutte in giro a becchettare, con l’aria di chiedersi cosa diavolo volevo a quell’ora: c’era ancora il sole, bello tiepidino, granini e vermetti appetitosi, troppo presto per rientrare. Che ne sanno loro dell’ora legale? Ci si vede all’ora solita non rompere le scatole adesso che abbiamo da fare! Non han mica il calendario, le galline.

Ceniamo, lavo i piatti, faccio ordine, finisco i compiti con la Marie, controllo che Matthias si sia lavato le orecchie e abbia detto le preghiere, metto a letto il piccolo… e il pollaio chi se lo ricorda più?

Verso le tre della mattina mi sveglio di colpo: IL POLLAIO! Zum Teufel, la porta del pollaio!

Schizzo fuori come un razzo in ciabatte… tardi! Io mi sono scordata di chiudere la porta, la martora non si è scordata per niente di dare una controllatina: una strage! Sangue, piume, galline morte ovunque… Le ha fatte fuori tutte! Tutte, dico! Se le fosse almeno mangiate, macché.

Unico superstite quel fifone di gallo, che da coraggioso combattente se l’è data a gambe subito senza fare nemmeno un chicchirichì.

Ora legale? pfui! Inutili invenzioni da cittadini altroché”

giovedì 24 marzo 2011

Giornata nazionale della lettura

Mi ricordano che oggi è la giornata nazionale per la promozione della lettura.

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spero di non ledere la privacy di nessuno pubblicando questa foto, perché io questi due li adoro :)

lunedì 21 marzo 2011

Travel is fatal to prejudice

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Ritten / Renon

"Travel is fatal to prejudice, bigotry and narrow-mindedness."
Mark Twain, Innocent's Abroad

Per quelli che “mi hanno servito per ultimo perché sono italiano”; “mi hanno trattato male perché non parlo tedesco”; “non ci hanno trovato un tavolo perché siamo italiani”; “questi crucchi che hanno fatto finta di non capire e non mi hanno indicato il sentiero perché parlo italiano” eccetera:

Enrica, che il mondo un poco l’ha girato, mi scrive in un commento:

“Mi pare che anche in queste terre stupende ci sia qualche problema. Peccato davvero.
Sono stata a Bolzano e sinceramente mi sono stupita della bellezza di tutto, le montagne, i colli, i vigneti ma anche la città e la gente: diffidente, chiusa ma gentile.
Andavo a passeggio fino a una baita nascosta e non conosciuta, scoperta per caso, frequentata solo da gente del posto (e molti non parlavano italiano) che si riuniva dai casolari isolati (non ricordo come si chiamano) quasi ogni pomeriggio.
La prima volta mi hanno guardato diffidenti (ero l'unica estranea), la seconda mi hanno fatto molte domande, ma non inopportune, per vedere chi ero, la terza e la quarta mi hanno invitato a bere con loro al tavolo.
Visto che ho gradito un vino fatto da uno di loro l'ultima sera mi hanno anche invitato a mangiare il pane tipico fatto da una signora del tavolo e altre specialità, sempre casarecce (se le portavano da casa e anche il gestore mangiava insieme al tavolo).
Sinceramente? Tanta ospitalità e apertura ora nel resto d'Italia è proprio rara. C'era, per esempio in Sicilia, ma no la vedo più.
Non vorrei che questi posti, o i tuoi posti, fossero rovinati, sinceramente.
Non sono solo belli: c'è un equilibrio magico fra gente e natura, mi sembra. Che troppa "civiltà" non farà che contaminare, come è sempre successo (per esempio sui monti del Nepal, nei boschi del Terai al confine dell'India e così via, cose che conosco bene)
.”

Quando si gira con gli occhiali del pregiudizio sugli occhi, si vede il mondo attraverso le loro lenti.

E per tutti coloro che soffiano sul fuoco del conflitto etnico per motivi elettorali o politici o per vendere più copie di un giornale, conflitto etnico che fra la gente comune ormai è molto sfumato: se quassù prima o poi si dovesse tornare alle bombe sotto i tralicci e ai morti, e non sono passati tanti anni da questi eventi, se ricominceremo a odiarci, sappiate che è tutta colpa vostra.

(grazie Enrica, da parte di tutti noi quassù)

mercoledì 16 marzo 2011

Dolomiti, patrimonio dei soliti noti

FSC_3220Catinaccio, Crode del Ciamin

Quando l’Unesco ha registrato le Dolomiti nella lista dei luoghi Patrimonio dell’umanità, Enrica mi chiese se ero contenta. Si ero contenta, nonostante una bella serie di riserve. Non salvaguarderà nulla, dicevo, sarà solo ulteriore pubblicità a un ambiente che di pubblicità proprio non ne abbisogna.

Peraltro il vivace interesse per la faccenda dimostrato dal presidente degli industriali bellunesi non dava da pensare ad una futura politica di salvaguardia.

Vogliamo fare una carrellata su alcuni dei fronti aperti?

Collegamento Pinzolo – Madonna di Campiglio, Dolomiti di Brenta 
Ciampinoi, val Gardena, mega hotel “a 7 stelle” 
Collegamento Croda rossa – Monte Elmo, Dolomiti di Sesto
 
Megaresort ai piedi della Marmolada (di una società che fa capo al presidente di cui sopra) 
La strada dell’Antersasc
Carezza, il terzo lago
Catinaccio fronte 1
Catinaccio  secondo fronte
Catinaccio, paradiso dello sci
I Verdi: «A Fundres un nuovo attacco all’ambiente»
Alpe di Siusi
Latemar
Lago di Carezza

E chissà quanto mi scordo. Ma non è finita, se ne sono inventata un’altra: si sta aprendo un altro fronte: il comprensorio Pelmo Civetta, che “partendo dalla valle del Boite (Chiapuzza – San Vito di Cadore) scavalca la montagna per arrivare nella Val Fiorentina (Pescul-Selva di Cadore) attraverso la costruzione di 8 nuovi impianti, sedici piste di sci, quattro ski – bar, quattro ristoranti- rifugi. Si tratta di un totale di 26.694 metri di piste, di 12.249 metri di impianti, di tre vasche di accumulo di risorsa idrica ciascuna della capacità di 5.000 mc, di un bacino di accumulo di 30.000 mc. di acqua, oltre 20 chilometri di viabilità di accesso alla rete impiantistica, parcheggi per circa 15- 18.000 metri quadrati, magazzini interrati per il ricovero dei mezzi battipista, un nuovo anello, in quota, dello sci di fondo.” ( * )

Ovvero in questa valle qui:

IMG_9729_2Mondeval, Lastoi de Formin, Croda da Lago: Riserva Naturale Integrale del Pelmo-Mondeval-Giau

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Mondeval Verso il Pelmo (foto Val)

“Mondeval (IPA: /monde'val/) è un ampio pianoro, situato attorno ai 2.150 metri di altitudine, racchiuso tra alcuni gruppi montuosi, quali il massiccio del Pelmo, le Rocchette, la Croda da Lago, i Lastoni di Formin, il monte Cernera e il Corvo Alto. È compreso nel comune di San Vito di Cadore, sebbene sia più facile accedervi dalla Val Fiorentina o dal Passo Giau. Si tratta di un luogo notevole dal punto di vista paesaggistico ed è frequentato da turisti durante la stagione estiva. Ancor oggi, tuttavia, permangono le tradizionali attività ed è sfruttato come alpeggio per la pastorizia” dice Wikipedia. E aggiunge: “L'importanza di Mondeval è legata ad un sito archeologico preistorico. Si tratta di una scoperta eccezionale: è la sepoltura di un cacciatore di epoca mesolitica, perfettamente conservato col suo corredo funerario.”

E’ un posto bellissimo, magico. Appetibile, così vicino al casino del carosello sciistico attorno a Cortina, non lontano dal comprensorio del Civetta: ovvero già ora impianti ovunque. Si può mica salvaguardare un’area, scherzi? Perdere un po’ di soldi?

Servirà a qualcosa la battaglia di Mountain Wilderness, le considerazioni della quale si possono leggere QUI per esteso, e del comitato che ha aperto il sito “Pelmo-Rocchette-Mondeval - salviamo l’area Pelmo-Rocchette-Mondeval dagli impianti”?

Altro che patrimonio dell’umanità, patrimonio personale dei soliti noti.


( * )  Mountain Wilderness

martedì 8 marzo 2011

Donne!

8 marzo montanaro, mi vengono in mente loro: Nives e Leila Meroi.

E’ un raggio di sole sapere che ci sono anche donne così :)

mercoledì 16 febbraio 2011

Il Gran Ladro

C’è un monte, in val d’Ultimo, classica scialpinistica e bella escursione estiva, con uno strano nome: Hoher Dieb, Gran Ladro in italiano.

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Koflraster See dalla cima dell’Hoher Dieb

Narra la leggenda che i pingui pascoli attorno ai Koflrasterseen, di proprietà dei paesi della val d’Ultimo, fossero invidiati ed appetiti dai pastori della vicina val Martello. Più di una primavera, infatti, arrivati con le greggi alla loro malga, quelli della val d’Ultimo la trovavano già caricata di animali dei confinanti. E ogni volta finiva in una zuffa che stabiliva, a suon di sassi, bastonate e di forconi piantati nel sedere, chi avrebbe pascolato in quella stagione.

Quell’anno però gli usurpatori, arrivati in gran numero, trovarono una brutta sorpresa: erano attesi dai legittimi proprietari armati fino ai denti. Si picchiarono, si legnarono, si presero a sassate, se le diedero di santa ragione per un paio di giorni, finché quelli di val Martello si arresero, raccattarono feriti e contusi e se la diedero a gambe levate. Tutti meno il loro capo, che rimase per sempre lassù trasformato per punizione, da chi non è dato saperlo e non trovo più la fonte della leggenda, in un enorme ammasso di pietre: il Gran ladro, appunto.

Qui in Alto Adige non c’è nulla di semplice: ogni atto ufficiale dev’essere bilingue, e anche i cartelli indicatori dei sentieri e delle località dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere bilingui. A volte sono molto bilingui: ecco cosa pubblicava il settimanale in lingua tedesca ff quest’autunno:

Granladro

“fra Ulten e Vinschgau c’è un monte, che si chiama Gran Ladro. Un lettore di ff ci ha mandato la seguente traduzione:
Vista da G. Breitenberger
” (Ringrazio l’amica Loriz che me l’ha fotografata e spedita)

Non si fa, eh, non si fa…. :P

martedì 15 febbraio 2011

Donne radical chic

Bolzano, 13 febbraio 2011

 

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bilingui, multietniche e multispecifiche:

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(mio nonno gioca a “briscola”)

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Post “copiato” da Terre basse Sorriso

martedì 18 gennaio 2011

Speriamo sia mite…

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Taviela, Vioz, e in mezzo la valle della Mite (la foto è quel che è, abbiate pietà)

Fine settimana in montagna per il governatore del Trentino Lorenzo Dellai: un paio di nastri da tagliare, due battesimi importanti, due nuovi impianti di risalita da inaugurare. Due contestatissimi impianti di risalita, per esser precisi, entrambi in un parco naturale, entrambi lungamente osteggiati e non solo dagli ambientalisti.

Il primo impianto nel selvaggio parco naturale Adamello Brenta, simbolo della wilderness nostrana, così wilderness da ospitare gli orsi del progetto Life Ursus. Che avranno un’altra cabinovia ad arredare il loro ambiente, un altro paio di piste sulle quali scorrazzare allegramente insieme ai cuccioli, in attesa del completamento del collegamento Pinzolo-Campiglio, in aggiunta a quelle già esistenti, alle strade, alberghi, pensioni, seggiovie nel loro incontaminato ambiente.

La seconda inaugurazione, la funivia in valle della Mite, in val di Pejo, nel cuore del parco nazionale (ex nazionale a voler essere precisi) dello Stelvio. In 6 minuti questo meraviglioso impianto porterà 100 persone a 3000 metri, al cospetto del Vioz e sotto le pendici del Taviela.

Qui oppure qui il resoconto della giornata, dalla penna di qualcuno più qualificato di me.

Questa volta non faccio la geremiade ambientalista, mi limito a qualche considerazione da guastafeste: la funivia porta in quota 100 persone alla volta. Che si getteranno tutte insieme giù per gli 8 chilometri di pista. 8 chilometri sono tanti, ma la pista inizia in un collo di bottiglia che conosco bene, la valle della Mite appunto. Me li vedo bene tutti incastrati nel budello iniziale. Anche se sono molti meno di 100. Ma la funivia va e viene in continuazione, penso che saranno di più di 100 insieme in pista.

L’impianto è costato 18 milioni di euro, gran parte finanziati con soldi pubblici. Si ripagherà? Dubito molto. Pagherà almeno i costi di gestione? Dubito anche quello: le società gestrici sono quasi tutte in serie difficoltò economiche, se non tirasse fuori la grana la provincia con varie scappatoie (per l’unione europea non potrebbe farlo) sarebbero tutti a rischio fallimento.

Peraltro, leggo qui, il Presidente della Pejo Funivie Spa Marco Dell’Eva avrebbe detto: “la nuova funivia […], è il primo tassello dell’importante progetto Pejo 3000, che prevede l’ampliamento complessivo di tutta l’area sciabile da realizzarsi in vista degli inverni prossimi, avendo sempre come obiettivo prioritario la qualità dei servizi offerti e la perfetta integrazione nell’ambiente.” Continuando a prescindere dall’ambiente e dalla perfetta integrazione, con che soldi, pliz?

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Da questa mappa si capisce bene in che pericoloso budello sia la pista (fonte: skionline.pl)

La prima parte della discesa è stata costruita esattamente nello stesso colatoio dove 25 anni fa (30 gennaio 1986) una valanga si è portata via pista e impianto di risalita. Ora l’impianto non è più a rischio, ma la pista? Siamo proprio sicuri che il Taviela non si incazzi di nuovo e non scarichi un’altra megavalanga su una pista zeppa di sciatori? Dove è caduta una volta ci sono buone probabilità che cada di nuovo.

Tranquilli, le staccheranno prima che cadano spontaneamente, con elicotteri e cannoncini. Però, inaugurata sabato, mi dicono che domenica la pista era già chiusa. Per cosa? pericolo valanghe. Ma guarda. Spiritosi!

sabato 15 gennaio 2011

Il tre di gennaio

Per anni, il 3 di gennaio all’imbrunire, intabarrato come un esquimese, il babbo si sedeva sul balcone di casa a contare i passeri. Quelli che venivano, e tuttora vengono, a dormire nel nostro canneto.

Ho ritrovato l’agenda con i numeri: 80 nel 1986; 65 nell’87, nell’88 erano 90, 108 nell’89, 114 nel 1990, 70 nel 1991. Di nuovo 90 nel ‘92 e 75 nel ‘93.

Troppo pochi anni, poche osservazioni all’anno, piccoli numeri, non fanno statistica. Fra l’altro, per essere interessante, dovrei contarli anch’io a distanza di quasi 20 anni (non se ne parla, sappiatelo), non so quanti siano, ma sono sempre tantissimi.

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Ora leggo, dalla penna di Danilo Mainardi, sul sito della LIPU, e strabilio:

“Negli ultimi 30 anni i passeri sono diminuiti del 50%. Questo è quanto emerge da un'indagine di BirdLife International fatta in  Gran Bretagna.  Anche i primi studi e dati sulla situazione italiana sono  preoccupanti.

  • Per la prima volta il passero è stato incluso nella lista delle specie di uccelli minacciati a livello internazionale.
  • Il suo declino contiene qualcosa di molto allarmante, potrebbe essere un segnale del forte degrado del nostro ambiente.

Danilo Mainardi
Presidente Onorario LIPU
”

I passeri a rischio, avreste detto? Negli stessi anni della conta dei passeri, il Pietro (suddetto babbo) aveva smesso di andare a pescare perché il fiume era morto. Ora in pieno centro sul Talvera c’è quasi quotidianamente l’airone che pranza; vicino alla stazione, sull’Isarco, ci sono stabili alcune garzettte; fra Rovereto e Verona, dal treno, se ne vedono diversi gruppi sulle rive dell’Adige e alcuni aironi li vedo fra Bolzano e Merano quando vado in bici.

Ventefioca mi scrive in un commento: “qui di aironi cinerini se ne vedono fin troppi, da qualche anno. Planano come degli alianti ubriachi e ti sfiorano il parabrezza. e dire che tanti tanti anni fa ne avevo visto uno alle propaggini delle valli e l'amico esperto ornitologo mi aveva dato del visionario... ma va'” e qualche anno fa erano davvero rara aves.

Il “TRENTINO” in ottobre pubblicava la notizia di 250 cormorani da abbattere: sono troppi, si sbafano tutti i pesci della regione e ai pescatori danno un pelino fastidio.

Merito del ripopolamento? Vengono seminati ogni anno un paio di milioni di avvannotti. Ma ripopolavano anche ai tempi. Meno? Possibile. Buon segno o brutto segno? Non so dirlo. Ovunque mettano le mani gli uomini fan casino? Probabile.

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In questo momento però sento un cicaleccio assordante arrivare dalle solite canne, mi van via chili e chili di becchime ogni inverno, sono visitata quotidianamente da un bel po’ di biodiversità.

I passeri sono in pericolo di estinzione? La cosa mi preoccupa: non qui però, non a Bolzano, non i miei.

copio dalla LIPU:

Piccole azioni concrete

Gli accorgimenti che ti indichiamo sono piccole attenzioni, ma contribuiscono alla sopravvivenza dei passeri che vivono intorno a te.

Fornire cibo:

D'estate: lascia crescere più alte le erbe in un angolo del tuo giardino (fino a 20-30 cm circa), e falciale solo alla fine della stagione. Molte piante spontanee producono fiori e semi che attirano uccelli e farfalle.

D'inverno: installa una mangiatoia sempre fornita di semi, come grano, miglio, canapa e avena per aiutare i passeri a superare il freddo. (e il girasole, non ce lo mettono? è il preferito, dai miei almeno. N.d.F.)

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Fornire rifugi e tutela:

Coltiva nel tuo giardino piante che in inverno sono fonte di cibo e riparo, come betulla, sambuco, biancospino, edera, alloro e rosa selvatica.

Non potare le piante e non ristrutturare tetti e facciate tra marzo e agosto, quando gli uccelli costruiscono i nidi.

Evita di irrorare le piante con pesticidi chimici.

Metti al micio un collare con campanellino: spesso i passeri sono vittime dei gatti, che conservano l'istinto della caccia.

(No, il collare non lo metto: ho preso paura già una volta con Lamicia impigliata in una rete per mettere il collare! E il campanellino li fa innervosire da matti. N.d.F.)

Fornire il nido:

Puoi installare sul balcone, sulla parete del garage o su un albero dei nidi artificiali, modello a "cassetta chiusa" o a "tronchetto".
I nidi devono essere ad almeno tre metri d'altezza, con un foro d'ingresso di 3,2 cm di diametro per la Passera d'Italia, o di 2,8 cm per la Passera mattugia.”

lunedì 3 gennaio 2011

Incontri cittadini

La vostra cronista stamane è arrivata a mezzo centimetro dal finire lunga distesa (corta distesa?) nel fiume, bottiglia del latte e macchina fotografica annesse: potevo farmi sfuggire un airone (cenerino I suppose) in centro città? Presa dalla concitazione ci è mancato davvero poco.

airone

airone cenerino, Bolzano, ponte Talvera.

A 50 metri da lui passavano indifferenti turisti e bolzanini, automobili, autobus, furgoni. Avere gli occhi non basta, per vedere bisogna anche guardare.

airone cenerino

E avere un po’ di culo: che il bestio sia rimasto lì ad aspettarmi finche’ sono volata a prendere la fotocamera, mi abbia guardata con regale indifferenza mentre quasi mi catapultavo in acqua (secondo me se la sta ancora ridendo), si sia lasciato fotografare senza batter ciglio. Me ne sono andata prima di lui.

venerdì 31 dicembre 2010

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lamicia

Buon 2011 da sotto il piumino

Questo blog langue, la sua tenutaria si sta nonnapaperizzando: sempre più in casa, orto, monti e sempre meno davanti a una tastiera.

Ma scrivere richiede allenamento, meno si scrive meno si scriverebbe, si impoverisce il lessico, si diventa sciatti anche nel linguaggio, più superficiali nel pensiero quando non si deve render conto a un foglio di carta scritto e a chi eventualmente dovesse leggerlo.

A san Silvestro si fa l’elenco dei buoni propositi per l’anno nuovo. Per esempio: obbligare il neurone a fare ginnastica prima che si atrofizzi. E il blog è una buona palestra. Chissà che il mio esempio stani equipaje (tanti auguri, signora!), che non aggiorna le sue pagine da 178 giorni. E vogliamo parlare del gambero rotto, che ha superato i 200 giorni di silenzio? Per fortuna con lui ogni tanto ho un incontro ravvicinato con bicchiere di bianco annesso. Auguri anche a lui, alla sua simpatica compagna e al gamberetto.

Auguri ad Ana e a Nina, che a Bahia Blanca iniziano l’anno in costume da bagno; alle mie sorelle lontane, Vera e Milaklee; a Marzia, al sorriso della sua foto di oggi e ai suoi animali; a .mau. Anna e al simpatico duo; a quella testa matta di Oscar il cantagricoltore e ai suoi mitici ravanelli; a Enrica, alla sua cana e alla sua nuova avventura mediatica; a Tami: l’ultimo suo post fa ben sperare, auguri, tanti, che sia la volta buona!

Auguri alle Affamate Affannate sempre in giro per il mondo, ad Alberto Rossi e alla sua nuova casa, anche se è in un quartiere che frequento poco; auguri al mio concittadino Stefano, camminatore solitario; a luca sottosopra, a giovanni il furlan, a giampaolo e ai suoi buoni propositi che condivido. Alla Valverde e ai suoi mici, a Bersn e al suo Lagorai, che ne ha proprio bisogno di auguri!

Ad Andrea dell’Alpe di Siusi, che al momento non credo goda di grande silenzio; a Mario christomannos, a tutti quelli che non ho nominato, ai commentatori anonimi, agli amici che mi commentano in real life o mi bacchettano in chat, a Loriz che non posso linkare ma che spero di abbracciare presto, ai lettori silenziosi il numero dei quali mi lascia sempre stupita!

Buon anno a tutti voi lì fuori, a presto.