venerdì 11 maggio 2012

7 anni

pietropietro

“Il momento peggiore, più avvilente, è stato in Grecia: pioveva a dirotto da giorni, avevamo camminato senza dormire nel fango così alto che ci è annegato dentro un mulo, eravamo stanchi, sporchi, bagnati. Avevo in mano la gavetta con la zuppa. Nelle baracche non si poteva stare, le pulci ci mangiavano vivi. Cerco di ripararmi sotto la falda del tetto, ma l’acqua sgronda esattamente nel colletto della divisa. Così mi siedo su un sasso, con la mia gavetta in mano, a mangiare zuppa e pioggia senza sapere se domani sarei stato ancora vivo”

Odiava la retorica, il Pietro; di divise, alpini, spirito di corpo, dopo 7 anni buttati fra naia e guerra, fronte occidentale, Grecia e Albania, dopo aver schivato per una fatalità la Russia dalla quale nessuno del suo plotone è tornato, dopo essersi guardato davanti dai nemici e alle spalle dagli amici in camicia nera, dopo fame, freddo, cimici e morte, non ne poteva più. La croce di ferro in fondo a un cassetto. Non si è mai iscritto all’ANA, il cappello, privo della penna, lo metteva per andare a pescare: comodo e impermeabile. Adunata? Macché!

pietropietro

Però. Però quando a Bolzano c’è stato il raduno triveneto degli alpini, lui e lo zio Elvio, che di retorica e alpini e adunate e penne nere (bianca, la sua) si nutriva, vecchietti e zoppicanti, c’erano. Entrambi un po’ commossi, ognuno a modo suo.

Per il Pietro, che nonostante tutto oggi sarebbe probabilmente in piazza, per Elvio, che è andato a scavare con i suoi a Gemona, che piangeva solo a sentirli nominare, gli alpini, che un’adunata a Bolzano la sognava e ha partecipato all’ultima a 93 anni, per la mia nonna Piera che ne aveva 5 di figli alpini in guerra, per Mario Rigoni Stern, per quelli che son tornati a baita e per quelli che sono rimasti in Russia, per gli alpini del Friuli e del Vajont, per quelli di Genova e della grande nevicata di febbraio, per quelli dell’Aquila, per loro oggi, come avrebbe fatto il Pietro, sul balcone c’è la bandiera.

(E non è vero che Bolzano avrebbe accolto gli alpini con freddezza. Né Bolzano, né i paesi qui intorno, a maggioranza tedesca. Giornalisti scaldacolla!)