lunedì 21 dicembre 2009

Solstizio d’inverno

Adventskranz

“Vero papà che il Bambino Gesù fa diventare queste notti corte corte così arriva prima natale?”
“Enno, non funziona così: sono le notti più lunghe dell’anno queste”

Sarà stata la vigilia di natale dei 5 anni quando iniziai a dubitare: il bambin Gesù o non poteva o non voleva accorciare le notti per i bimbi impazienti. Forse non era onnipotente, o era un bambinetto tignoso e per nulla simpatico: queste notti qui, proprio queste, le più lunghe dell’anno?

Forse non era neanche lui a mettere i doni sotto l’albero.

“Papà, ma è davvero il bambino Gesù che porta i regali?”
“Finché credi che sia il bambino Gesù, li porta lui. Quando non ci credi più non è più lui”.

Ho provato a crederci ancora con impegno, ma non ha funzionato. Vedi un po’ che strano caso fece di me una scettica razionalista :D

(Si, è il mio Adventskranz, e domani faccio anche l’albero, perché?)

/me o della coerenza ;)

domenica 20 dicembre 2009

Talpe e montagne

L’uomo non inciampa nelle montagne, ma nei cumuli di terra smossi dalle talpe

Confucio
(fonte: Giampaolo Visetti, Mai una carezza. Storie del mondo che dobbiamo cambiare, Baldini Castoldi Dalai, 2008. pagina 272.
Altro libro apocalittico, per tener sveglie le coscienze e le antenne belle dritte)

(Foto di PRA, fonte Wikimedia Commons, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported)

venerdì 18 dicembre 2009

Avete mai assistito a un'alba sulle montagne?

Mario Rigoni Stern

Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura.
A un certo momento, prima che il sole esca dall’orizzonte, c’è un fremito. Non è l’aria che si è mossa, è un qualche cosa che fa fremere l’erba, che fa fremere le fronde se ci sono alberi intorno, l’aria flessa, ed è un brivido che percorre anche la tua pelle.
E per conto mio è proprio il brivido della creazione, che il sole ci porta ogni mattina.
E sentirai per esempio il canto del codirosso, poi sentirai il pettirosso, poi magari vedrai un capriolo. Sì il capriolo è un animale notturno, incominci a vedere che rientra nel bosco, lo individui e poi sparisce, l’immagine che esce da lì è quella del cervo e quando poi magari, quando il cielo è chiaro e le stelle sono sparite, ti accorgi che sopra di te vola un’aquila.
Ma prima hai sentito il brivido.

tratto da: RITRATTI Mario Rigoni Stern (1999) di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini

inserito su youtube da maurihal100

giovedì 17 dicembre 2009

Gemellaggi

Mentre il presidente dell’Azienda di Soggiorno di Bolzano Dado Duzzi (ma ci si può chiamare Dado, mi domando?) si fa prendere da un attacco orgasmatico e dichiara «Una cosa fantastica, come non si vedeva ormai da anni!» ai numeri del torrido ponte della Madonna quando solo la domenica “centomila visitatori. 3.500 camper, 270 pullman, migliaia le auto che ieri hanno preso d’assalto la città tanto da costringere i vigili urbani a chiudere gli accessi al centro dalle 10.30 alle 16.45)(*)” […] “Anche perché - spiega Duzzi - moltissimi trascorrono il weekend qui. Gli alberghi di Bolzano sono pieni e lo stesso dicasi per San Genesio, Renon, Nova Levante, Nova Ponente, Oltradige: «Le richieste - spiega il presidente dell’Azienda di soggiorno - sono state di gran lunga superiori alla reale capacità ricettiva(*)”  lo stesso quotidiano pubblica una lettera di tutt’altro tenore:

BOLZANO DELUSIONE

Frenesia turistica: Dolomiti come Rimini? 

Mi si stringe il cuore. Un amico, che sa quanto io ami la bellezza dell’Alto Adige, mi ha spedito una scansione di un vostro articolo di domenica 6 dicembre firmato da Umberto Tecchiati e anche un indirizzo blog da andare a vedere: terrealte.blogspot.com. 

Sono una riminese, quando qui finisce la baraonda, scappo a riprendere fiato sui vostri altopiani e sulle vostre montagne. Di anno in anno però il fiato faccio sempre più fatica a riprenderlo. L’Alpe di Siusi ormai dà più tristezza che gioia, ruspe al posto delle vacche, alberghi al posto delle baite, chiese fuori contesto...  Infine gli ultimi scempi fatti attorno a Carezza, il fiato me lo hanno spezzato in gola definitivamente. 

Noi riminesi abbiamo massacrato un territorio che di bello aveva già poco di partenza e adesso ci arrampichiamo sugli specchi per cercare di renderlo turisticamente appetibile, sperando di veder diminuire l’emorragia di visitatori. Ci stiamo rendendo conto che non basta più essere i maestri dell’accoglienza che da sempre siamo, ma che occorre anche circondare con un contorno ambientale gradevole la gentilezza che diamo a chi viene in Romagna. 

All’Alto Adige qualche decennio fa forse mancava un po’ d’esperienza nel “trattare l’ospite” oggi mi pare non sia più così. Colto però da frenesia turistica ha iniziato ad emulare anche il modo romagnolo di sperperare il territorio. È un bene che una volta perso non si recupera più. State distruggendo quello per cui in molti veniamo da voi.  Vedere di anno in anno peggiorare la montagna è raggelante, fa dubitare della lungimiranza di amministratori che da sempre “qui in Italia” li si considerava esempi di sensibilità ecologica da copiare. 

Il prossimo autunno non tornerò. Non è piacevole assistere agli effetti del cancro su un corpo amato.  Non consiglierò più a chi viene da me d’estate di venire da voi l’inverno.  Quando si dà un consiglio non si vuol fare brutta figura.

Roberta Bacchini”

Caro Dado, capisco la Sua esultanza: oltre a essere presidente dell’Azienda di Soggiorno ha anche un baracchino che vende speck nella “baracchinopoli”, com’è stato definito il mercatino di Natale da uno spiritoso bolzanino, quindi affari d’oro per sé e per i mercanti della città: lei ha portato a termine al meglio il suo compito contingente.

Chissà se chi si è fatto 150 chilometri di coda in autostrada avrà voglia di tornare, magari l’estate prossima, per una settimana sull’Alpe di Siusi, se continuerà a collegare l’Alto Adige con la serenità o se lo collegherà agli angioletti Thun, allo speck Dadoduzzi, al vin brulè caro e nemmeno sto gran buono (alla fragola e alla mela, il vin brulè!), al casino galattico nel quale a malapena si riesce ad avvicinarsi alle bancarelle prendendosi a gomitate. Ma fra qualche anno forse Lei non sarà più all’Azienda di Soggiorno e quindi chissene..?

Non riesco ancora a capire se abbia senso puntare sulla quantità e non sulla qualità, sul tutto subito prosciugando le risorse della città e del territorio invece che sul “un poco per volta, ce n’è per tutti”. Ricordo quell’anno in cui l’8 dicembre un turista, dal mio tabacchino, si lamentava che in città non ci fosse più un biglietto dell’autobus, una bottiglietta di minerale, nemmeno un würstel!

Quest’anno non so, ho smesso di fumare: mi sono barricata in casa e ho atteso che passasse la buriana.

La foto ci si avvicina vagamente

Il tramonto sul Rosengarten è stato meraviglioso: il cielo era di quel violetto gelido prettamente invernale che sfuma nel rosa pallido, la montagna era di limpido cristallo. Mi piacerebbe sapere in quanti se ne siano accorti.

(*) Quotidiano Alto Adige del 7 dicembre

venerdì 11 dicembre 2009

Bitte, nicht füttern!

Per favore, NON dar da mangiare ai nostri animali!!!!

Quando arrivo al rifugio è in atto un piccolo dramma: Leni, l’asinella nata da pochi giorni, affamatissima, sta cercando la sua mamma. Ma Lilli si è eclissata da un bel po’, seguendo il solito turista cretino che non ha voluto leggere il cartello che chiede, per favore, di NON dare da mangiare agli animali e la cagnetta Dakota, indignata, non se ne dà per inteso di sostituire mamma asina.

Ma ecco che piomba Katharina, brandendo un biberon: senza tanti complimenti lo infila in bocca alla piccola che, dopo un attimo di smarrimento, pare gradire:

Una bella poppata e per finire anche un po’ di coccoli: vedrai che torna, quella sciagurata, non lascerà mica la sua cucciola da sola!

Tempo un’oretta si sente un raglio da far tremare i vetri: eccola la scavezzacollo, con l’aria di averla fatta grossa! Leni le si infila subito sotto la pancia e le cose tornano tutte al loro posto.

Perché ve la conto questa simpatica storia? Primo perché non volevo più pubblicare catastrofi ambientali, scempi, disastri, global warming u.s.w., almeno per un po’.

Poi perché quella ragazza con il biberon, non è mica parte di una famiglia qualsiasi: oltre a gestire il rifugio con professionalità insieme alla tostissima moglie da più di un decennio, il babbo, Hansjörg Lunger è campione mondiale di scialpinismo in coppia; la sorella Tamara, è anche lei campionessa di scialpinismo e, anche se ancora così giovane, alpinista di un certo livello: Simone Moro infatti l’ha definita una promessa dell’alpinismo, ma soprattutto, è la notizia di questi giorni, se la porterà, il prossimo aprile, in una spedizione sul Lhotse a coronare il suo sogno: un 8000 a 23 anni.

Ma non sto a raccontare anch’io queste cose, ci ha già pensato il quotidiano Alto Adige, dove si legge l’entusiasmo per l’avventura che aspetta Tamara, ma il buonsenso con il quale la affronterà, e diversi altri siti parlano di lei. A me piace ricordare la serenità di quella famiglia, la gentilezza con la quale Tamara ha risposto a una mia mail,  il sorriso e la verve di Katharina, quel biberon, le coccole alla somarella Leni, la serenità di quel rifugio e della sua bella famiglia.

il Latemar visto da Karneid, Cornedo, il paese di Tamara.

“Tamara Lunger è una sognatrice. Diversamente dal solito Lei non si è però limitata a vivere i sogni solo nel mondo della fantasia, ma ha deciso di dare gambe ai propri sogni e lavorare duramente per trasformarli in realtà. Questà è infatti la differenza da chi vorrebbe e di chi vuole.... Lei sa che non esistono sogni impossibili ma semplicemente ciò che cambia è il "come" e il "quanto" si deve lavorare per raggiungerli e concretizzarli. Tamara ha deciso di puntare molto in alto e dunque ciò che la aspetta è un duro ed intenso lavoro. Ma sarà il più bel modo per sentirsi viva ed autentica.....”
Simone Moro(*)

(Ma la parte più divertente della storia è stato Hansjörg quando, senza sapere di esser visto, ha preso da parte mamma asina e le ha fatto, letteralmente, la predica! :D)

Leni e Dakota

link:
(*) fonte: il blog di Tamara, trilingue
Tamara Lunger su Wiki tedesca (in italiano manca! all’appello, wikipeople ;)

Articolo sul quotidiano Alto Adige
Tamara su Skimountaineering.org

videointervista a Tamara su Montagna.tv
Hansjörg su wikipedia
il rifugio Latzfonserkreuz
alcune foto del e dal rifugio sul sito (uno dei siti) di Valeria.

martedì 1 dicembre 2009

Tone, estremamente esplicito

 

Non ci sono quasi filmati di Tone Valeruz su Youtube, per dare un’idea a chi non lo conosce di che tipo sia: forte alpinista è noto soprattutto per essere uno dei papà dello sci estremo: sono 40 anni che scende, sci ai piedi, più o meno da tutti i canaloni innevati del pianeta, giù per pendenze da paura.

Ha iniziato a sciare nei boschi dietro casa in val di Fassa con “un paio di assi di legno fatte in casa(*)” e ha fatto della montagna la sua passione e il suo mestiere.

Personaggio pragmatico, si rende conto che il ritorno all’antica è una soluzione improponibile, che non si può chiedere ai valligiani di emigrare l’inverno per fare la stagione altrove. Per capirci: è uno che appoggia gli impianti di sci della val Jumela, che, secondo lui non hanno impatto ambientale e dovevano esser fatti, un tipo che pensa: “I Verdi non sanno quanti soldi le società spendono per salvaguardare l´ambiente su cui operano(*)

La Marmolada però “Deve rimanere qualcosa di unico e tutti gli impianti al di sopra del ghiacciaio vanno tolti. L´interesse di sviluppo è riservato solo a quattro persone che non c´entrano nulla con l´industria turistica delle Dolomiti(*)”.

Marmolada

Intervistato martedì scorso da Fausto Pajar per Corriere dell’Alto Adige, l’inserto locale del Corriere della Sera, queste sono le sue opinioni sulle Dolomiti dell’Unesco:

[…]

VALERUZ: “[…] anche noi tribali sentendo il profumo dei soldi (ma vale per quasi tutti) perdiamo inesorabilmente le nobili ragioni dei nostri antenati. Noi soprattutto siamo riusciti a trasformare le Dolomiti in terre di conquista. Tutto dipende molto da come il "dolomitante", quello vero, intende vivere all'ombra di queste montagne, in generale. Ormai non esiste più una grande differenza tra noi tribali e un qualsiasi turista che viene qui qualche giorno a soggiornare. Io credo che le Dolomiti - per chi è nato e vive qui - costituiscano una questione di valori prima di tutto interiori. Se una persona, fin dalla nascita, non possiede dentro questi valori, difficilmente è propenso a rispettare nei minimi particolari l'ambiente che lo circonda".

PAJAR: C'è stato un uso improprio del territorio?

V: "Direi di più. Ormai di esempi di questo genere nelle Dolomiti non si contano più. La mia valle è la val di Fassa e non esito ad affermare che questa valle è ormai un vero e proprio colabrodo dal punto di vista edilizio: le seconde e le terze case non si contano più. C'è addirittura chi si vanta di aver costruito e poi venduto più di cinquecento appartamenti. Per me queste persone, contrariamente a quanto pensa la maggior parte della gente hanno arrecato un danno terrificante soprattutto alle nostre future generazioni. Noi dolomitici, tradendo di fatto quell'immenso sentimento che i nostri avi dichiaravano (in) tutto quello che li circondava, non abbiamo venduto, ma svenduto e molti ormai si ritrovano con un pugno di mosche in mano. In questa epoca moderna è possibile vivere le Dolomiti assaporandone l'aroma più puro solo ad un prezzo, quello della misantropia o dell'emarginazione".

P: Essere Patrimonio Unesco dovrebbe avere un significato profondo per la promozione culturale, materiale e ambientale. Cosa si aspetta sotto questi profili. Ritiene che saranno motori della promozione umana o solo economica?

V: "Patrimonio Unesco. Vorrei dire 'si salvi chi può’. Infatti vorrei sapere perché tutto si è trasformato in una disputa politica e in spartizioni di poltrone. Sino a oggi si è quasi solo parlato di dove organizzare gli uffici di competenza, di chi in questi uffici andrà a lavorare e di chi li dovrà dirigere. Naturalmente non si è parlato della cosa che sta più a cuore: gli stipendi. A me pare che si sia ormai orientati verso altre forme di sfruttamento del territorio in una quasi orgia collettiva con gli occhi semichiusi, dove le parole sono per lo più positive ma le intenzioni e soprattutto i pensieri potrebbero lasciare molto a desiderare, perché da quando mondo è mondo ognuno coltiva il proprio orto e invidia quello accanto. Quanto poi alla promozione umana ci andrei cauto. Basta pensare che tuttora i nostri giovani tribali da questo punto di vista lasciano molto a desiderare. Di conseguenza spero che con le Dolomiti Patrimonio dell'Umanità si pensi molto a quei vuoti che quotidianamente accompagnano la gioventù dolomitica. La gestione del territorio, quello non interessato al turismo di massa, possiamo dire che va molto bene. Ci sono ancora degli spazi dove l'Unesco e le varie regole servono meno di niente. Chiedetelo a un camoscio. In sostanza qui il problema è solo l'essere umano che ha bisogno di sempre più spazio. Per quanto riguarda poi l'aspetto economico basta venire sulle Dolomiti e guardare in basso da una quota di duemila metri per capire quanto, appunto, l'economia abbia di gran lunga prevalso sul rispetto dell'ambiente".

P: In conclusione, lei, da ladino, cosa direbbe a coloro che ora devono decidere sulla Fondazione Unesco per le Dolomiti e quindi sulla gestione del territorio dolomitico stesso?

V: "Io, ladino di Fassa, che cosa posso dire? Dipende da quali persone decidono il nostro futuro: ma il nostro futuro di esseri umani o il nostro futuro perché abitanti di un certo luogo? Ho come la sensazione che in giro con la scusa delle Dolomiti patrimonio Unesco ci siano delle persone e non solo dei politici, convinte di stare al di sopra delle parti e di essere le uniche con un po' di cervello capaci di capire, come, dove e perché. In poche parole la solita speculazione dove noi semplici abitanti delle Dolomiti ci sentiamo messi da parte se non addirittura ci rendiamo conto di come si può servire a qualcuno per qualche voto. E poi nelle tasche della gente non arriva nulla o quasi"(**).

fonti:
(*)   Il pianeta bianco secondo Tone Valeruz di Silvano PLONER
(**) Corriere dell’Alto Adige, martedì 25 novembre 2009

lunedì 30 novembre 2009

Surprise!

Ma ti pare un posto da gatti? Io adesso dove me li lavo i denti?

mercoledì 25 novembre 2009

Tropicana

Mentre in piazza Walther si inaugura il mercatino di Natale, a me  stanno spuntando le peonie in giardino. Non pianto i bulbi dei tulipani perché temo che si stiracchino, si diano una scrollatina,  dicano: “toh, ragazzi, è già primavera? Come passa il tempo!” e mettan fuori la capoccetta.

Mezz’ora fa la webcam del Ritten mostrava questa immagine:

webcam Ritten – Renon via suedtirol24.tv webcams

Sabato scorso, 21 novembre, sulla Paganella (2.125 metri) la temperatura massima ha raggiunto i +13 gradi; sul Sella, sul Piz Pisciadù a 2985 metri, +7,4 gradi e sul confine, alla stazione meteo della Signalgipfel - Cima Signal, a 3.393 metri di quota, la temperatura è salita spesso sopra lo 0 o si è fermata lì attorno.

Grafico delle temperature ai 3393 metri della Signalgipfel dal 19 al 25 novembre 2009

Uno dei previsori meteo della Provincia, Günther Geier, ha dichiarato al quotidiano Alto Adige che dal 1984, anno in cui l’ufficio meteo ha iniziato a raccogliere i dati, a fine novembre non si sono «Mai registrate massime in alta quota così elevate». Lo zero termico intorno ai 4000 metri è normale in estate, non è una temperatura da questa stagione.

Gli impiantisti hanno dovuto rassegnarsi all’evidenza e abbassare la cresta: la stagione non parte in anticipo il prossimo fine settimana, come poteva far sperare la nevicata di fine ottobre, ma bisognerà aspettare: la neve caduta se ne è rapidamente andata e con queste temperature nemmeno i cannoni possono lavorare.

Domenica prossima, prevede il previsore :D, la situazione dovrebbe cambiare e adeguarsi al proverbio che recita “Da Santa Catterina / el fret el se raffina”: insomma dovrebbe fare un po’ più freddo.

Per il momento, vista con occhio fotografico, è una stagione stupenda. Cieli limpidissimi, colori molto vivi, luci radenti: una vera pacchia.  Vera, la mia sorella vera, dalle umide e nebbiose Terre Basse, con un po’ di invidia mi dice che “qui negli anni di secca l’autunno non ha colori e dura poco, se a fine estate piove è lungo e colorato (nebbia permettendo)”. Evidentemente funziona anche quassù: a metà settembre ha piovuto eccome, ha anche nevicato, vero Val? Si scalpitava in attesa del sole per l’ultimo trekk estivo e non ci fu verso.

Se allora era così, sabato scorso era così:

Rosengarten, Rotwand – Catinaccio, Roda di Vael

Sicuramente non è normale, ma intanto io me la godo.

link:
Elenco delle stazioni nivo-meteo Sudtirolesi con i dati in tempo reale

domenica 22 novembre 2009

Numeri

Trentino, ruderi di una malga abbandonata

190.568: chilometri quadrati delle Alpi

13,9 milioni: abitanti sulle Alpi

13 mila: specie vegetali sulle Alpi

87 mila: chilometri di strade di montagna sulle Alpi

2136: chilometri di piste da sci sulle Alpi nel 1977

6943: chilometri di piste da sci sulle Alpi nel 2007

2024: impianti di risalita sulle Alpi

10 milioni: posti letto turistici sulle Alpi

5954: Comuni sulle Alpi

-60%: popolazione nelle frazioni alpine dal 1980

-32%: popolazione in quota nelle valli alpine dal 1980

300: km quadrati di pascoli falciati in Trentino nel 1980

190: km quadrati di pascoli falciati in Trentino nel 2007

440 euro: premio UE annuo per sfalcio a ettaro fino al 2006

260 euro: premio UE annuo per sfalcio a ettaro dopo il 2006

3123: aziende agricole di montagna in Trentino nel 1990

950: aziende agricole di montagna in Trentino nel 2007

36 mila: vacche in alpeggio in Trentino nel 1970

8 mila: vacche in alpeggio in Trentino nel 2007

45 mila: vacche in Trentino nel 2007

700: malghe attive in Trentino nel 1970

300: malghe attive in Trentino nel 2007

90 mila: ettari a pascolo in Trentino nel 1980

35 mila: ettari a pascolo in Trentino nel 2007

57 anni: età media popolazione sulle Alpi

72 anni: età media piccoli contadini sulle Alpi

470 mila: abitanti del Trentino

5 milioni: turisti in Trentino

305 mila: soci Cai in Italia

24 mila: soci Sat in Trentino

12%: pernottamenti nei rifugi sotto i 18 anni

-50%: superficie ghiacciai alpini negli ultimi 100 anni

-30%: superficie ghiacciai alpini negli ultimi 20 anni

fonti: ANAS, Cipra, Cai-Sat, Istat, Pat, Wwf, Federcaccia

ma soprattutto, fonte:

Visetti Giampaolo
Ex Italia. Viaggio nel paese che non sa più chi è

Editore: Baldini Castoldi Dalai  (collana Le boe)

anno: 2009
pagine: 240, brossura
€ 17

ISBN 978-88-6073-598-0

Analisi disperante e spietata di una nazione spaventata, sempre più povera e sempre più sola, che si è venduta il territorio, il paesaggio e l’arte; che ha perso la maggior parte dei suoi abilissimi artigiani e la capacità del lavoro ben fatto, ma ha anche chiuso le fabbriche e, come in Piemonte, sta chiudendo i centri commerciali; che ha spopolato la montagna ma l’ha ricoperta di impianti di risalita. Giovani e vecchi uniti dalla mancanza di futuro, dall’assenza della famiglia, dalla solitudine e dal silenzio. E, spesso, dalla bottiglia.

Me lo sto divorando come se fosse un giallo mozzafiato, con un senso di disagio crescente, con imbarazzo, quasi fastidio fisico.

Visetti, giornalista di Repubblica, ex direttore dei quotidiani locali L’Adige, Trentino, Alto Adige e Corriere delle Alpi, attraversa tutta l’Italia, in lungo e in largo, e dedica un capitolo per ogni regione, uno per le due provincie autonome Trentino e Sudtirolo (non lo chiama MAI Alto Adige), mettendo a fuoco la particolare problematica di ognuna allargando lo sguardo sul resto del territorio. Difficoltà endemiche che la crisi ha peggiorato, punti di forza che si sono trasformati in enormi problemi, insicurezza, povertà, xenofobia mentre i giornali si occupano delle nozze di Briatore e del crocifisso in aula.

Ogni capitolo però contiene anche un seme di speranza: due ragazzi che riaprono una malga abbandonata e si dedicano alla produzione di formaggi, il nuovo bisogno di spiritualità, il nuovo turista soft che cerca agritur, rapporti umani e camminate nei boschi (e non li trova), invece che piste, impianti di risalita e wellness.

Insomma, accatatevillo!

mercoledì 18 novembre 2009

Luì si che è piccolo!

Piccolino e agitatissimo, non sta fermo un decimo di secondo, difficile fargli una foto; ripreso con la telecamerina, si vedono solo foglie e uno spiritello che si muove in continuazione.

E’ il nuovo minuscolo ospite, di passaggio, credo, del giardino: il Luì piccolo, ovvero Phylloscopus collybita:

Luì piccolo (foto di א (Aleph), fonte Wikimedia Commons, licenza Creative Commons Attribution ShareAlike 2.5)

10 centimetri di bestiolina, una pallottola di piume che becchettava insetti dalle foglie dell’acero pigolando in continuazione e facendo casino per dieci :D

Uccellino estivo, in inverno se la batte verso il nordafrica, per la prima volta nel 2008 è stato visto in dicembre in Sicilia.

Dunque: siamo a metà novembre e il piccoletto è a Bolzano: qualcuno gli passi un calendario! Solo dal 2008, dicembre, Sicilia; 2009, novembre, Alto Adige…? Global warming o bestiola ritardataria?

E’ vero che in valle è un autunno tiepido, ma sabato nevicava qui sopra e l’altro dì ho fatto alcune fotografie decisamente invernali a 6 chilometri da casa.

Ehi, piccoletto, non c’è tutto questo tempo, per arrivare in Africa: sgomma che qui se ci si mette fa inverno davvero (e prima che ti veda la Trik, possibilmente)!

Buona occasione per segnalare questo sito: the Internet Bird Collection: una vasta raccolta di immagini, suoni e video sull’avifauna mondiale.

Ecco un bel video della bestiolina:

(cliccate Qui se non doveste vederlo riprodotto in questa pagina)