venerdì 17 maggio 2013

Maledetta primavera…

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Passo del Rombo, metà maggio 2013 (fonte: Quotidiano Alto Adige)

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passo dello Stelvio, webcam di oggi 17 maggio 2013

Al passo del Rombo ci sono ancora fino a 10 metri (!) di neve, e sta ancora nevicando. Nonostante una megafresa al lavoro, difficilmente potrà essere aperto a breve.

Sul passo dello Stelvio il 24 dovrebbe passare il Giro: con le ciaspole sotto le bici, suppongo. Li vedo poi bene nella tappa seguente, Silandro – 3 cime di Lavaredo (rifugio Auronzo, 2333 metri s.l.m.) passando per il passo S.Pellegrino (m.1918), passo Giau (m.2236) passo 3 Croci (m.1805)…

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Quando passa il Giro per l’Alto Adige piove o nevica quasi sempre. Come quando fiorisce la mia peonia arborea che faccio appena a tempo a vedere prima che si infradici, e quando apre il Lido di Bolzano. Tutti eventi che si verificano fra metà aprile e metà maggio. Chi volesse venire in vacanza quassù si ritenga avvisato A bocca aperta

lunedì 13 maggio 2013

e-book [OT]

 

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(Poldo, chissà dove sei finito, gattino!)

Un libro non è fatto solo di parole: è fatto di capitoli, paragrafi, interlinee, spazi pieni e spazi vuoti. Sono importanti perché stabiliscono i ritmi della narrazione, le sospensioni, lo scorrere del testo. L’impaginazione è importante quasi come il testo. E a me girano, eccome girano, quando un testo è impaginato con i piedi. Mi veniva da citare un’altra parte anatomica, mi sono moderata. Sono poco oltre la metà di questo libro ed ho collezionato già 19 grossi errori di impaginazione (sì, da qualche e-book in qua li raccolgo puntigliosamente) ma non mi conviene buttare il reader dalla finestra o nella stufa, cosa che avrei già fatto con un libro di carta. Sono quasi tutti errori di impaginazione di questo genere (quasi eh, ci sono anche i buoni vecchi refusi normali):

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Mi pare di avere il singhiozzo.

Refusini standard:

Il vecchio mi vide arrivare qualche mese, dopo con la canna da pesca e il sacco pieno di bottiglie di birra.” Che c’azzecca la virgola dopo “mese”?
le mie sorelle1” Che intendesse sorellONE?

Eccetera eccetera.

No, non è un libro piratato, né comprato su altri store e poi convertito con Calibre: comprato su Amazon, pagato ad Amazon, scaricato in totale legalità. Certo, lo so che non è colpa di Amazon ma dell’editore. Infatti ce l’ho proprio con loro, i Signori Editori. Poco più di un mese fa pubblicavo un post che stroncava l’editing di un altro e-book e nel frattempo mi sono scornata con altri svarioni di altre pubblicazioni elettroniche.

Pubblicano schifezze scientemente, per disincentivare l’e-book del quale hanno terrore? Terrorizzati dalla pirateria, non sono in grado di offrire testi di qualità superiore alle schifezze che si scaricano, gratis, illegalmente? O è semplice, banale, irritantissima, cialtroneria?

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(no, da che ho il reader non ho smesso di comprare carta!)

Piaccia o meno l’e-book affiancherà il cartaceo in modo sempre più incisivo e premierà, secondo me, gli editori che gli dedicheranno cura ed attenzione. Che proporranno titoli interessanti, in gran numero, a prezzi congrui (non ha senso che costino poco meno del cartaceo, suvvia!) ed editati con cura.

(Peraltro, il libro che sto leggendo non sarebbe nemmeno malaccio, porca miseria!)

lunedì 29 aprile 2013

La guerra dei confini

A ridosso della giornata della Terra, si fanno sempre più forti le pressioni della SVP (Südtiroler Volkspartei) gardenese sui confini dell’area dolomitica tutelata dell’UNESCO. Per ridimensionarne l’area e potenziare una funivia, ovviamente, che credevate?

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Geislergruppe/Odle dal Seceda

Siccome il previsto spostamento del tracciato della funivia Fundres-Seceda porterebbe ad attraversare parte dell’area protetta, che si inventano i gardenesi? Ma di spostare l’area protetta, mica di spostare la funivia. Visto che i vincoli non ammettono costruzioni di nessun genere nell’area soggetta a salvaguardia, risulta molto più economicamente conveniente e più semplice ridimensionarne i confini. Che volpi a Ortisei!

Di fatto lo spostamento non sarebbe enorme, qualche decina di metri, ma se lo può fare Ortisei, perché non Castelrotto, Arabba, S.Martino di Castrozza? Una sforbiciatina qui, una là, si tira su l’orlo a Siusi, si accorciano le maniche sotto la Marmolada, che vuoi che sia?

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Sul Seceda

Verdi, Lista Civica e associazioni ambientalistiche si oppongono con forza in Consiglio Comunale: «la Svp di Ortisei, sentendosi probabilmente al di sopra di ogni responsabilità, in consiglio comunale ha deliberato lo spostamento del confine del Parco naturale Puez Odle, che costituisce habitat Natura 2000 e fulcro della tutela Unesco. Si crea così un grave episodio, che tende a rendere vane altre forme di protezione della natura […] non bisogna sottomettersi a costrizioni economiche»(*).

Si spera che gli uomini delle “generazioni future” per le quali ci si impegna a “conservare il proprio patrimonio riconosciuto nella sua singolarità e integrità”, siano più piccolini, magrini e con meno pretese, e riescano ad infilarsi nei panni di un parco rimpicciolito senza lamentarsi troppo.

E che L’Unesco, che controlla periodicamente lo stato dei siti tutelati, non ritenga di togliere il parco Puez-Odle dall’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità.

Ma chissenefrega, no? Turisti ne vengono abbastanza, anche senza il marchio Unesco, e pecunia non olet. Ortisei ne è valido testimone.

(*) fonte: quotidiano Alto Adige on line

mercoledì 24 aprile 2013

Buona ultima

Ieri, 23 aprile, era la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d'autore. Talmente indaffarata (e raffreddata, pure) da non trovare nemmeno il tempo di andare a ritirare il mio libro in regalo in biblioteca!

Però domani è il 25 aprile, così ne approfitto per parlare di un libro resistente:

Più riguardo a I giorni veri

Giovanna Zangrandi
I Giorni veri
Diario della Resistenza

Editore:
Isbn Edizioni

Anno 2012
pagine 288, brossura

ISBN: 9788876383359
disponibile anche in e-book: mobi e epub

Lo scoppio della seconda guerra mondiale trova Giovanna Zangrandi, pseudonimo di Alma Bevilacqua, in Cadore dove insegna scienze naturali nelle scuole di Cortina e di Pieve di Cadore, va per monti e diventa maestra di sci e dove continua a leggere, studiare e scrivere articoli e racconti, pubblicati con frequenza su riviste locali. Il generico antifascismo che la caratterizza nei primi anni di guerra si va delineando con l’8 settembre: sceglie infatti di entrare nella resistenza nella brigata garibaldina Pier Fortunato Calvi, Divisione Nannetti.

La possibilità di attraversare quasi quotidianamente la frontiera con il Reich (la montagna del Cadore e in particolare Pieve era stato annesso all’Alpenvorland) e la sua profonda conoscenza del territorio e delle montagne le permettono di portare ordini e armi alle varie brigate disseminate sul territorio e di individuare dove e come piazzare le mine e sabotare i nazisti. Camminate stremanti fra i monti, ore e ore sugli sci fra le montagne più belle del mondo che hanno già visto la guerra e la morte.

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Civetta

Ovviamente alla lunga iniziano i sospetti, e probabilmente qualcuno si prende la briga di denunciarla: fatto sta che la compagna Anna entra in clandestinità e sale in montagna. Da sola: la banda partigiana non prevede donne.

Riprende i contatti con i partigiani e a muoversi sul territorio fino al novembre ‘44 e al proclama di Alexander. Non era possibile tornare in valle, in paese, aspettare la primavera al sicuro con un tetto sopra la testa. La cercavano, su di lei pendeva una taglia, bisognava cavarsela in qualche modo, cercare di sopravvivere in montagna, in rifugi precari, al freddo, nascosta “in assoluto adiaccio contro una roccia a quota duemila, non grotta, ma un appiombo delle Marmarole ai margini di fitte faggete”(*) con un paio di compagni, con le orecchie sempre tese: bastavano le tracce sulla neve per portare a loro.

Finisce anche l’inverno, quelli rimasti riprendono la lotta, fino a un aprile convulso e feroce, alla fine del quale non sono molti i compagni ancora vivi.

Sono pagine di una scrittura scarna e asciutta, vi è narrato poco di epico o eroico, venata da una tristezza che non cessa nemmeno con la liberazione e la fuga dell’ultima colonna di panzer:

Non ho ucciso stamane, la guerra è finita davvero, anche da noi qui, verso mezzogiorno.

A Pieve di Cadore (come in troppi altri posti) è stata una fine amara, tra morti e macerie gratuite e assurde.

Stamane una colonna di panzer tedeschi da 88 millimetri risaliva dalla Val Piave, indomiti, feroci, sfegatati, decisi a continuare la guerra.

Inutile trattare con loro, offrire una resa, un ritorno alle loro case ormai tanto vicine, senza passare per i «lager» americani.

No, comandanti fanatici e soldati ridotti come macchine spietate non vogliono lasciare le armi, arrendersi; c’è stata battaglia in piazza a Pieve, hanno sparato coll’88 millimetri e sfondato case, hanno ucciso a raffiche Diana, il più giovane dei nostri (quindici anni) e ferito parecchi altri.

[…]

Quel panzer scassato sferraglia e va via. È l’ultimo rumore di guerra nella piazza piena di macerie, attraversata da una manica da fuoco a spegnere un inizio di incendio.
La barella di Diana come un lugubre soffio ha fatto silenzio; a lungo, e muoversi senza parlare, senza saper cosa fare, lentamente: è questa la fine, la pace?

Per quanto tempo non so, minuti, quarti d’ora; lento uscire di gente guardinga, senza parole. Una maestra elementare con una coccarda, ma è come un senso di ridicola, innocente rettorica che ti strappa quasi un sorriso, un pompiere tutto fuligginoso viene al balcone del Palazzo della Comunità e mette fuori la bandiera, lo fa senza gesti inutili, e veramente questa fa piacere vederla; uno ha detto «Légala a mezzo, ci sono dei morti».”

C’è Sergio, in un angolo, armato e tanto magro e piccolo che, se non mi fosse usuale come un fratello, non saprei se è un ragazzo o un attaccapannino di armi. Silenzioso, contratto, tutto occhi come sua madre. Ci guardiamo in silenzio, non abbiamo voglia di parlare; ci passano davanti quei tipi paludati di tricolori e coccarde, passa via la camionetta dei tommies e delle ragazze. Da sotto le armi esce la voce bassa e roca, staccata, di Sergio:
«Adesso comincia il casino, vedrai che razza di casino ci impiantano». Pensiamo ambedue a Severino che non c’è più. Dice il ragazzo, ingoiando saliva:
«Vieni a casa, dai. Vieni a mangiare, intanto».

Si va giù a passo per i vicoli, via dalla piazza, estranei, con uno stomaco che deve ingoiar qualcosa e un barlume di pensiero che domani tenterà di orientarsi «in questo casino», per continuare a fare quel che volevano i morti.”

Tai di Cadore, 2 maggio 1945

(*) da una lettera del 1962 di Giovanna Zangrandi a Vittorio Sereni

lunedì 22 aprile 2013

Earth Day 2013

E’ bellissimo questo piccolo pianeta azzurro e non ne abbiamo uno di ricambio.

Cerchiamo di averne rispetto e di conservarlo intatto per le prossime generazioni.

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Rastenbach

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Dendrocopos major

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Lago di Antermoia

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Königsspitze/Gran zebrù, Monte Zebrù, Ortler/Ortles

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Fonte: Nasa – Licenza: pubblico dominio

domenica 31 marzo 2013

Pasqua esotica

No, non a Sharm su una sedia a sdraio, in mutande e ciabatte: nel Karakorum, in Pakistan, in giacca a vento e sci ai piedi. Tamara Lunger, la giovane e forte alpinista altoatesina, la nostra Tami, è partita il 26 marzo insieme al suo amato papà Hansjörg, fortissimo scialpinista pure lui, e a due cameramen, Matthias Aberer e Stefan Fritsche.

Il progetto è questo: arrivare con i portatori fino ai piedi del Ghiacciaio Braldu, congedare i portatori, caricare una sessantina di chili di materiale a testa sulle Pulka, trascinarsele appresso per circa 150 km di ghiaccio attraverso il Braldu Glacier, in direzione sud-est verso lo Snow Lake. Le valli laterali hanno diverse appetitose cime inviolate sui 6500… L’idea è di portarsene a casa almeno una, per esempio quella che non ha ancora un nome, salire e scendere con gli sci e magari anche “battezzarla”.

Attraverseranno, sulla strada del rientro, il ghiacciaio Biafo fino a Askole. Una “cosa sportiva, non estrema” dice Tamara, una passeggiatina da pasquetta fuori porta insomma, dalla quale, possibilmente, trarre un film.

800px-Latok-Ogre-BiafoIl Biafo Glacier dalla ISS – (foto NASA - fonte Commons Wikimedia  - lic. public domain)

Ci sono diversi siti per seguire “The Great Crossing”, la grande traversata, di seguito i link:

Il sito ufficiale della spedizione
La pagina facebook
Il sito di Tamara
La pagina su Startnext, se qualcuno volesse contribuire fattivamente alla spedizione

Buona Pasqua, ragazzacci, e buona fortuna, tornate a casa tutti interi mi raccomando, e in tempo per aprire il rifugio eh!!

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Il rifugio Latzfonserkreuz /Croce di Lazfons dalla Kassianspitze – Cima S.Cassiano

 

Intervista a Tami poco prima della partenza (in tedesco)

martedì 26 marzo 2013

Andar per fontane

DSC_3688_3Oggi mi sono fermata da un artigiano che lavora le pietre dei nostri monti: porfido di Sarntal, Granito di Brixen, marmo di Laas. Una bella azienda, bravi, esperti, appassionati, ce l’han contata su lunga, li ho guardati lavorare. Con una fresa a controllo numerico, ovviamente.

Ma il signor Gasser non si limita a creare cose nuove, raccoglie e sistema anche vecchie pietre lavorate: antichi portali scolpiti con ancora i cardini originali, cornici di finestre, pilastri, metri e metri di canali irrigui di granito, fontane, mangiatoie, abbeveratoi. Scavati a mano, con lo scalpello: ore e ore di pazienza, di lavoro, di perizia per costruire oggetti che potrebbero durare per sempre che languono dietro un capannone. E mi è tornato in mente McCarthy:

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“Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. C'era un tubo zincato che scendeva dal tetto e l’abbeveratoio era quasi sempre pieno, e mi ricordo che una volta mi fermai li, mi accovacciai, lo guardai e mi misi a pensare. Non so da quanto tempo stava li. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto. Scavato nella pietra a colpi di scalpello. E mi misi a pensare all'uomo che l'aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io. Dopo di allora ho letto un po' di libri di storia e mi sa che di periodi di pace non ne ha avuto proprio nessuno. Ma quell'uomo si era messo li con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perché? In cosa credeva quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla. Uno potrebbe anche pensare questo. Ma secondo me non poteva essere cosi ingenuo. Ci ho riflettuto tanto. Ci riflettei anche dopo essermene andato da li quando la casa era ridotta a un mucchio dì macerie. E ve lo dico, secondo me quell'abbeveratoio è ancora li. Ci voleva ben altro per spostarlo, ve lo assicuro. E allora penso a quel tizio seduto li con la mazza e lo scalpello, magari un paio d'ore dopo cena, non lo so. E devo dire che l'unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa. E la cosa che mi piacerebbe più di tutte.”

Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi

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Vecchia fontana con incisa la data. (foto catalogo Gasser)

Nel 1669 muore Rembrandt, la Repubblica di Venezia deve cedere Candia agli ottomani, Vermeer ha finito da poco La ragazza con l’orecchino di perla e un ignoto scalpellino termina e data la sua fontana.

Purtroppo non ci sta dove vorrei metterla, ma quanto mi piacerebbe! :)

domenica 24 marzo 2013

Giornata nazionale della lettura

Sarebbe per la promozione della lettura, io invece oggi disincentivo la lettura. Non in generale eh, che se c’è una sempre con un libro in mano è la sottoscritta. Ma sconsiglio caldamente l’acquisto dell’edizione per kindle di questo libro:

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Jennifer Jordan 
La scalata impossibile
La tragica storia dell’uomo che sognava il K2

Traduttore: Mark Stiatti

Editore 
Newton Compton 
Anno 2010
pagine 239, brossura

ISBN: 9788854123076
disponibile anche in e-book: azw3, epub

Edizione elettronica realizzata da Gag srl

Sono stufa di sottolineare refusi e formattazioni garibaldine. Mi scandalizza come molti editori trattino l'e-book come prodotto di seconda scelta, scarto, al quale non serve dedicare nemmeno il minimo dell'attenzione.

Questo è inqualificabile. Infinite parole spezzate col trattino come fossero a fine riga:"que- sto, pro- duttiva, soprat- tutto" etc etc.; "600,000" invece che 600.000, un paio di righe di una nota che si mescolano al testo e viceversa; "a causa dalla guerra"; "uno più facoltosi d’America" e diverse altre piacevolezze simili.

Anche la traduzione non mi pare accuratissima: una "lingua tagliente" diventa "la sua lingua biforcuta"!! (il traduttore ha letto troppi Tex Willer mi sa); "piccolo, ostentato, autoritario" ostentato? o ostinato?; "del famoso conduttore della New York Symphony," Conduttore o direttore (d'orchestra?); und so weiter.

La storia: parte lenta, la fa troppo lunga all'inizio raccontando genealogie di cui sinceramente interessa poco, decolla dopo circa 1/4 delle pagine. Dopo diventa interessante, almeno per chi pratica l'ambiente dell'alpinismo e dintorni. Non è un libro di avventura, è una cronaca il più accurata possibile del famoso e contestatissimo tentativo americano alla vetta del K2 nel 1939, vetta al momento ancora inviolata, finito purtroppo malissimo, che si trascinò in polemiche, accuse reciproche e tribunali per anni.

Il capo spedizione, Fritz Wiessner, non ne esce molto bene, viene invece rivalutata la figura di Dudley Wolfe: non era solo un impreparato, capriccioso, grasso e goffo yankee, come piace far credere a chi l’ha abbandonato da solo a morire lassù. Non si arriva a quasi 8000 metri sulla montagna più difficile del mondo, se si è grassi goffi e impreparati. La verità è più scomoda da ammettere. Sono stati fatti innumerevoli errori, la testa di Wiessner era concentrata sulla riuscita e la sorte dei suoi uomini, sherpa compresi, non era una delle sue priorità.

Sufficienti i contenuti, decisamente insufficiente la forma.

franzRecensione basata sull’edizione in formato azw3, ovviamente scaricata da Amazon e regolarmente pagata. Con soldi buoni, of course, non fagioli secchi o soldi del monopoli. Sgrunt.

Nulla so dell’edizione cartacea. Probabilmente la formattazione è corretta, ma non ci metto la mano sul fuoco per gli innumerevoli altri refusi sparsi.

 

(la sottoscritta a 6 anni e 4 mesi)

giovedì 21 marzo 2013

Il gatto in un appartamento vuoto

21 marzo, giornata mondiale della poesia.

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Morire – questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c’era qualcuno, c’era,
e poi d’un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos’altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all’inizio niente salti né squittii.

Wisława Szymborska premio Nobel per la letteratura 1996

(ciao Anna, te ne sei andata davvero troppo presto!)

domenica 27 gennaio 2013

Gli spodestati e le facce di bronzo

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Sem-Sandberg Steve
Gli spodestati

Traduttore: De Marco Katia

Editore
Marsilio (collana Romanzi e racconti)
Anno 2012
pagine 664, rilegato

ISBN: 9788831711265
disponibile anche in e-book

Dalla quarta di copertina:

Quando alla fine del 1939 i nazisti lo insediano a capo del ghetto di Lòdz, Mordechai Chaim Rumkowski si convince che, per salvarsi, gli ebrei debbano rendersi indispensabili ai tedeschi nella loro guerra, e decide di trasformare il ghetto in un'immensa fabbrica. Ambiguo, dispotico, piegato dalla sua logica di produrre a ogni costo e spinto da un'ambizione titanica, "re Chaim" sacrifica alla sua causa chi non vuole o non è in grado di eseguire i suoi ordini. E cosi, forse consapevolmente, forse no, diventa ingranaggio fondamentale nella macchina di sterminio nazista. Mostro e opportunista crudele, oppure pragmatico stratega costretto ad amputare le braccia per salvare il corpo? "Gli spodestati" è un romanzo sull'ambiguità umana provocata dall'oppressione. Traditore per alcuni, eroe per altri, Rumkowski è un personaggio controverso che suscita inquietanti interrogativi su dignità e abiezione. Intorno alla sua folle ed enigmatica figura, ispirandosi alla "Cronaca del ghetto di Lódz", Steve Sem-Sandberg tesse le vite degli abitanti del ghetto, figure storiche e personaggi fittizi, esplorando i dilemmi morali e le insidie con cui la gente dovette fare i conti in una disperata lotta per la sopravvivenza.”

Un po' troppo lungo IMO, qualche taglio non avrebbe guastato. Serve leggerlo con molta attenzione, tornare indietro a volte per tirare le fila di parecchi personaggi abbandonati qui e là nella storia che rispuntano molte pagine dopo e non ci si ricorda dove erano stati lasciati. Di altri ci si chiede, a libro terminato, il destino anche se non è difficile da immaginare: "Dei 204.000 ebrei che passarono attraverso il ghetto di Łódź, solo 10.000 sopravvissero alla guerra." (wikipedia)
A tratti la realtà narrativa si mescola al sogno, e capita di dirsi: ma non era morta? ahhh, sta sognando!

Molto bene documentato e molto credibile nell'invenzione narrativa.

Agghiaccianti la fame, il freddo, la perdita della dignità, la vita o la morte determinate dall'arbitrio di soldati violenti e ubriaconi, la paura che fa emergere il meglio o il peggio di ognuno; l'inutile speranza dell'arrivo dei russi: quando succederà sarà troppo tardi.

E alla fine, Rumkowski: santo o traditore? collaboratore dei nazisti o salvatore? Tutto il suo darsi da fare, per interessi personali o per prolungare di qualche mese la vita del ghetto? se finisce il ghetto muore anche lui, e lo sa.
La persona risulta molto sgradevole: pedofilo, ambizioso, arrogante con i deboli e servile con i forti, ma avrebbe potuto fare altro? La storia non ha saputo prendere una posizione e io, alla fine, nemmeno.

Da leggere, a mio avviso, la pagina di Wikipedia dedicata al ghetto di Łódź:
e scorrere la documentazione fotografica


"Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene".

"non ha le stesse responsabilità della Germania" ma "ci fu una connivenza che all'inizio non fu completamente consapevole".

“è difficile mettersi nei panni di chi decise allora. Certamente il governo di allora per timore che la potenza tedesca vincesse preferì essere alleato alla Germania di Hitler piuttosto che opporvisi". 

Berlusconi Silvio, 27/01/13, giornata della memoria
Fonte: Repubblica on line


(eh già. Ricordiamocelo pure noi, tipo fra un mesetto)