sabato 25 aprile 2015

Grazie “Piccoli maestri”

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Luigi Meneghello
I piccoli maestri

Editore: Rizzoli BUR

anno: 2013

pp. 234
(e numerose altre edizioni)

Dagli orli del bosco si vedevano le colonne raggrupparsi, e formarsi i cordoni e le file indiane; c’erano migliaia di soldati; le staffette in sidecar andavano e venivano, a qualche centinaio di metri davanti a noi. A metà della mattina mi venne paura; fu l’unica volta che ebbi veramente paura durante la guerra. Era evidente che eravamo in trappola: mi ero sempre figurato un centinaio di uomini che ti rastrellano, diciamo duecento; ma qui era tutto pieno dappertutto. In principio si aveva il senso di avere tedeschi davanti, e spazio alle spalle; ma poi questa impressione andò a farsi benedire, si sparava anche dietro di noi, dove giravano i nostri compagni, e si capiva che potevano arrivare da qualunque parte. Avevamo due o tre caricatori per ciascuno, e qualche bomba a mano: cinque minuti. Dante ci aveva fatto mettere in una conchetta tra i pini. «Adesso stiamo qua» disse. Fu a questo punto che mi venne la paura. Era proprio paura, un’esperienza eccitante. La cosa disgustosa è quel paio di minuti tra quando avvisti la processioncina in arrivo, e quando ti dici: Va bene, è proprio vero. Mi pareva molto più facile alzarsi subito, andargli incontro. Per fortuna c’era Dante, il quale o non aveva paura o non si vedeva assolutamente.

«Cosa facciamo quando li vediamo?» dissi a denti stretti, che delle volte non battessero.

«Non pensare» disse Dante. Infatti aveva ragione, basta non pensare.

La prossima cosa che mi ricordo siamo tornati alla Fossetta. È sera, il rastrellamento è terminato, i camion stanno andando via da Marcésina. La malga non c’era più: misuravamo coi passi i residui neri, ed è incredibile quanto appariva piccola. Parte dei sacchi nascosti li avevano trovati, parte no.”

Inoltre, ricordo:

Paola Lugo
Montagne ribelli.
Guida ai luoghi della resistenza
Editore Mondadori  (collana Oscar storia)
anno 2009,
pagine XIX-179 p., ill., brossura,
€ 13
ISBN: 978-88-04-58839-9

del quale avevo parlato qui

(e mi pare che di “..un muto bisogno di decenza” ce ne sia sempre più bisogno)

domenica 1 marzo 2015

Manaslu

"Sunrise, Manaslu" di Ben Tubby - flickr.com. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons

Manaslu, 8.163 m s.l.m., catena dell’Himalaya, l’ottava montagna più alta del mondo. E c’è su Tamara, adesso, in inverno, insieme a Simone Moro.

Intervista sul quotidiano Alto Adige
Le foto di Tamara
Manaslu: Moro e Lunger sono saliti al campo base

Bè, dita incrociate. Tutti, ci conto!

giovedì 26 febbraio 2015

webcam

Per i fanatici delle webcam, segnalo un sito molto interessante, dal quale ho tratto la foto di apertura del post precedente:

webcam

webcam aggiornate ogni 10 minuti, con foto di ottima qualità e risoluzione, ingrandibili fino a 4272*2848 pixel. Su ogni immagine troviamo stampigliata la data, l’ora, il luogo dello scatto, a volte la temperatura. Di ogni foto ci sono i dati EXIF.

Una mappa aiuta a collocare la webcam sul territorio, una scheda dettagliata informa sulle caratteristiche tecniche e mostra alcune foto dell’hw e dell’installazione.

Di ogni webcam troviamo l’archivio delle foto dal primo scatto (in alcuni casi anni di fotografie!), e la selezione delle immagini più belle.

Installate a cura di varie aziende, alberghi o associazioni (la sezione dell’Alto Adige del C.I.S.A.R., i radioamatori italiani, per alcune webcam altoatesine), per la maggior parte si trovano all’estero, ma l’Alto Adige e il Trentino sono ampiamente rappresentati e stanno man mano crescendo.

Per esempio da (immagini scelte a capocchia dalla sottoscritta):

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Bolzano dal Gantkopfel (Monte Macaion) con vista sulle Dolomiti, qui il 22.12:14 alle 6:40

rittenRitten (Renon), hotel Plörr a Oberinn/Auna di sopra, sempre con le Dolomiti sullo sofondo. Qui martedì scorso 24 febbraio alle 20: aveva appena nevicato

merano

Dorf Tirol (Tirolo), dall’ hotel Klüglerhof, con vista su Merano. Qui la notte di capodanno

torbole

Torbole sul Garda, or ora (15:50)

aurinaRein in Taufers (Riva di Tures), qui il 18 febbraio scorso alle 6:50

ora a bz bz anno scorso
ritten2 renon natale

Ora a Bz c’è un solicello pallido mentre l’anno scorso a quest’ora non ci si vedeva a un palmo dal naso, il Renon è sotto le nuvole e innevato mentre a Natale non ce n’era nemmeno un fiocco… eccetera eccetera. Insomma, buon divertimento! (io ci passerei le ore :D)

Camelie e caprioli (e mi immagino le zanze!)

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nevischiava sui monti (fonte: foto-webcam.eu)

“Che strana stagione!” stavo pensando mentre il vento portava qualche fiocco di neve sui fiori della camelia, già fiorita da giorni, con un anticipo di più un mese. Il prato non è mai ingiallito, la lonicera è piena di getti nuovi, le rose hanno messo getti lunghissimi ben prima della consueta potatura di gennaio. L’acqua che metto a disposizione dei merli è gelata pochissime notti.

E mi è tornato in mente Rigoni Stern, appena ri-ri-riletto, che parla dell’inverno del 1992:

sentieriMario Rigoni Stern

Sentieri sotto la neve

Editore: Einaudi
Supercoralli

Anno 1998

pp. 127
€ 11,36
ISBN 9788806149000

(altre edizioni:
Sentieri sotto la neve. 2013. eBook
Sentieri sotto la neve. 2006. ET Scrittori

Questa stagione inusitata ha sicuramente favorito anche lo sviluppo di certi insetti e mai come quest'anno le mie api hanno anticipato la sciamatura. I tassi si sono svegliati in anticipo dal letargo invernale: già a metà febbraio avevo notato i loro segni. Pure i caprioli hanno avuto un inverno tranquillo; tranne qualche vecchio legnaiolo nessuno girava per i boschi (i cittadini non trovavano niente da raccogliere: né frutti né funghi), e cosi i caprioli sono scesi a pascolare le gemme dei saliconi a ridosso delle contrade. Una mattina ho visto le loro tracce sulla terra appena rivangata del mio orto. Ora, però, stanno pagando il trascorso mite inverno e la precoce primavera.

Nelle ore del giorno, quando stanno dentro il bosco a ruminare, li sento tossire e sternutire con insistenza. E un brutto segnale. Il loro malessere non è dovuto al polline delle conifere ma a un dittero: la Cephenemyìa stimulator, che l'estate scorsa ha depositato le sue larve nelle loro cavità nasali. Queste piccole larve, dopo una migrazione invernale all'interno delle prime vie respiratorie del capriolo, si sviluppano e crescono tra aprile e giugno per raggiungere poi la faringe. In questo periodo la povera bestiola infestata mostra segni di sofferenza, ha difficoltà a deglutire, tossisce, sternuta, ha il respiro raschiarne, scola muco dalle narici e scuote la testa con forza per liberarsi dal fastidioso ospite. Di conseguenza dimagrisce, ritarda la muta del pelo invernale, e se è maschio stenta a far ricrescere il trofeo. Può facilmente diventare preda dei cani randagi e delle volpi.

Le larve mature, dalle quali il capriolo infine si libererà, si impupano nel terreno delle radure e nei prati ai margini del bosco; dopo cinque settimane diventano insetti adulti: mosche lunghe un centimetro e mezzo, pelose e di colore giallo scuro. Nella maggior parte dei casi, andranno a deporre le uova sul naso dei piccoli caprioli nati a maggio perché gli adulti, conoscendo il pericolo, cercheranno difesa nel bosco più fitto, dove queste mosche di solito non arrivano.

Recentemente ho trovato una piccola femmina di un anno colpita dalla Cephenemyìa morta tra i fiori di un pascolo. Forse ad aggredirla sono state le volpi. Avevano già mangiato le cosce e le interiora. Le larve le uscivano dal naso. Il giorno dopo sentii i corvi gracchiare sopra quel pascolo, li osservai volare attorno alle spoglie della bestiola. Nel giro di poco tempo non rimase che lo scheletro ripulito e bianco; sull'erba, il pelo sparso.

(Mario Rigoni Stern)

Per fortuna i miei ricci e le tarte dormono ancora, ma la gatta Puzzola sta cambiando il pelo (ne ho dappertutto!). Adesso si spera che l’inverno non abbia qualche colpo di coda magari sui fiori dei meli o sui getti delle vigne.

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Camelia fiorita in gennaio. A Bolzano.

domenica 25 gennaio 2015

Facili profeti

Valanga cade in pista a Pejo 3000

La slavina, con un fronte di quindici metri, non ha per fortuna investito sciatori.

TRENTO. Questa mattina, intorno alle 11.30, il Soccorso alpino-Servizio provinciale trentino è intervenuto per bonificare una valanga, con un fronte di circa cinquanta metri, che si è staccata in modo spontaneo da un pendio, invadendo in parte la pista di sci “Pejo 3000”, a una quota di circa 3000 metri.

(fonte TRENTINO on line di oggi)

4 anni fa scrivevamo:

“La prima parte della discesa è stata costruita esattamente nello stesso colatoio dove 25 anni fa (30 gennaio 1986) una valanga si è portata via pista e impianto di risalita. Ora l’impianto non è più a rischio, ma la pista? Siamo proprio sicuri che il Taviela non si incazzi di nuovo e non scarichi un’altra megavalanga su una pista zeppa di sciatori? Dove è caduta una volta ci sono buone probabilità che cada di nuovo.

Tranquilli, le staccheranno prima che cadano spontaneamente, con elicotteri e cannoncini. Però, inaugurata sabato, mi dicono che domenica la pista era già chiusa. Per cosa? pericolo valanghe. Ma guarda. Spiritosi!”

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Anche stavolta è andata bene…

martedì 6 gennaio 2015

Non solo pappagalli

Visitatori un po’ meno esotici:

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Cinciarelle, diverse coppie (Cyanistes caeruleus)

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Cinciallegre, troppe per riuscire a contarle (Parus major)

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Cincia mora. Una, direi, ma come si fa a controllare? (Periparus ater)

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passeri, plurali, cinguettanti, litiganti, sfacciati, innumerevoli (Passer domesticus)

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verdone (Chloris chloris). Meno numerosi dell’anno scorso, mi pare.

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Pettirossi. Almeno 2, li ho visti litigarsi il territorio e il becchime. (Erithacus rubecula)

Alcuni fringuelli, che fatico a fotografare perché razzolano a terra e non si lasciano avvicinare. (Fringilla coelebs)

Merli, alcune coppie, che adorano fare il bagno nella ciotola, a prescindere dalla temperatura:

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Infine, esotiche ma ormai stabili in Europa, 6 tortore dal collare, cha vanno sempre in coppia e stanno, di già, tubando allegramente. Sotto le mie finestre. La mattina all’alba! GRRRRR!  (Streptopelia decaocto):

NN1_7475-002 - Copia

venerdì 2 gennaio 2015

dalle stalle alle stelle

Nonna Alba Nonna Alba

Era nata alla fine del 1800 da una famiglia contadina di Tuenno, val di Non, in Trentino. Campi, stalla, maiali, patate, la solita vita dei paesi alla fine dell’800 nell’impero austrungarico. Narrano  le storie familiari di un mitico viaggio in slitta trainata dai cavalli, sepolta dalle coperte e dalle pellicce, per andare a Innsbruck a trovare la sorella sposata lassù.

nonno eugenioEra molto bella, brillante, con una sua eleganza innata e un carattere volitivo (una peste ad essere sinceri :D); purtroppo non ho più nessuno a cui chiedere come e dove conobbe e affascinò mio nonno Eugenio, bello e fine pure lui, nato in una famiglia colta e benestante di Bolzano. So però che in viaggio di nozze andarono, sempre in carrozza, a Riva del Garda.

Da sposa imparò ad apprezzare le comodità di una casa di città e attraversò, fra varie vicissitudini, gran parte del ventesimo secolo passando dalla candela alla luce elettrica, dalle stufe a legna da accendere stanza per stanza al riscaldamento centralizzato, dalla lavandaia alla lavatrice, dal carro all’automobile, dai filò in stalla alla televisione alla magia del telefono. Nonostante non avesse mai capito come funzionava un interruttore né a programmare il termostato della caldaia, assisteva con ammirazione e curiosità allo sviluppo tecnologico: rimase alzata tutta la notte davanti alla TV per assistere allo sbarco di Armstrong e Aldrin sulla Luna e ne parlò per mesi con entusiasmo.

Nonna Alba

Chissà, nonna Albina Cristoforetti, cosa ne penseresti oggi a sapere che Samantha è ingegnere, capitano dell’aeronautica, pilota di jet e sta girando 400 km sopra le nostre teste nella Stazione Spaziale Internazionale, mandando sulla terra in tempo reale le foto del nostro pianetino e delle nostre valli prese da lassù!

valli di Non e Sole dalla ISS – foto Samantha Cristoforetti

“Come abitante temporanea di un avamposto umano nello spazio, condividerò la prospettiva orbitale e condurrò virtualmente nello spazio tutti quelli che vorranno prendere parte a questo viaggio.

Samantha Cristoforetti

martedì 2 dicembre 2014

Bolzano, Pakistan

Aliens:

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Novembre 2014, dalla finestra del mio studio. A Bolzano, Alto Adige, Alpi Retiche.

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Belli eh, molto belli, scenografici con un volo velocissimo e sempre maschio e femmina in coppia ma i canederli sarebbero per le cince, non per i parrocchetti dal collare. E anche le mie melegrane a dirla tutta, sarebbero per me e non per loro.

Vive nell'Africa centro-settentrionale dalla Guinea al Senegal, alla Mauritania, all'Uganda, al Sudan, all'Etiopia e alla Somalia (P. k. krameri e P. k. parvirostris); in Asia dal Pakistan occidentale all'Afghanistan, all'India, al Nepal, in Myanmar e Ceylon.

in Italia le popolazioni stabili sono nel centro di Genova, a Roma e provincia, nella città di Bolzano e nell'Orto botanico di Palermo in Sicilia. In Lombardia è estremamente diffuso nella provincia di Pavia (a Pavia città soprattutto nella zona del Castello Visconteo e in piazza Berengario, in provincia attorno all'oasi di Sant'Alessio con Vialone) e al Parco faunistico Le Cornelle in provincia di Bergamo. È comunissimo sia in natura sia in cattività dove ne sono state fissate mutazioni di colore giallo, bianco e blu.”

(fonte: Wikipedia)

Sullo sfondo delle foto si intravedono i miei bambù: a quando ci troverò a vivere un panda?

lunedì 15 settembre 2014

Questo invece era un papà!

cinghiale

foto IL TRENTINO

PERGINE. Eccezionale abbattimento ieri mattina nei boschi a monte di Roncogno, una frazione del conoide della Marzola, sul territorio comunale di Pergine. E’ stato ucciso un cinghiale di grosse dimensione: un bestione di 219 chilogrammi centrato da Sandro Pallaoro, che ha alle spalle 40 anni di attività venatoria ed è autorizzato a questo tipo di caccia. Ieri mattina, poco dopo l’abbattimento, l’animale è stato “esposto” ad amici e cacciatori. «Altro che l’orso, quello sì faceva paura» ha detto Pallaoro.” Qui il resto dell’articolo

Adesso mi aspetto sit in sotto la Provincia, richieste di dimissioni, urli e strepiti, flash mob, boicottaggi, insulti… No? Era meno caruccio di Daniza? Peraltro era già stato ferito l’anno scorso, dice il veterinario, se n’è andato per boschi zoppiconi, soffrendo suppongo, ed era guarito da solo. Povera bestia! No?

venerdì 12 settembre 2014

Daniza e le altre

Peccato. Davvero, peccato. La questione Daniza non poteva finire peggio, è stata trattata, mi si scusi, col culo. Ma vorrei rinfrescare la memoria ai miei dodici lettori: mica è il primo orso del progetto Life Ursus a tirare le cuoia dopo l’anestesia. Nel 2008 leggiamo su “IL TRENTINO”: “Dovevano solo addormentarla per infilarle il radiocollare e tenerla sotto controllo, ma quando l'orsa - sorpresa mentre saccheggiava i cassonetti dei rifiuti di un albergo - ha sentito la freccia narcotizzante entrarle nel fianco è fuggita verso il lago di Molveno dove è morta annegata.”

Nel giugno del 2012 un altro orso, sedato e catturato per dotarlo di radiocollare, all’apertura della trappola viene trovato morto. Qui l’articolo sul quotidiano L’Adige, che parla di “tre decessi su undici catture” già allora, e solleva più di un dubbio sullo svolgimento delle operazioni. In Svezia, riporta l’articolista, dove le sedazioni per cattura sono frequenti (896 dal 1992 al 2006), il tasso di mortalità è dello 0,3% contando anche i casi non causati direttamente dall’anestesia.

E ora Daniza. Anche in questo caso, pare, non abbia retto l’anestesia. Quindi, se diamo ascolto al giornale L’Adige, gli orsi uccisi dalla sedazione sarebbero (almeno) 4. Fatlità? Incompetenza? Sono disgrazie o gli operatori sono capre?

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M14 (foto Alto Adige on line)

E gli altri? M14 investito ed ucciso sulla statale del Brennero. M2 ucciso a fucilate. M13 ucciso in Svizzera; Bruno, ovvero Jj1, abbattuto in Baviera; l’orso Dino (per la verità non credo facesse parte del progetto trentino, ma fa parte degli orsi uccisi dalla cretineria degli stessi uomini che dovrebbero tutelarli) ucciso in Slovenia perché lo si credeva malato: aveva il collare troppo stretto, non era più in grado di alimentarsi, si era ferito per cercare di toglierselo!

Un altro giovane orso muore investito sulla superstrada MeBo (causando, peraltro, uno sconquasso); un orso senza nome è stato trovato morto vicino a Caderzone nel 2012 e non si esclude il bracconaggio; di M11 si sono perse le tracce dopo essere sfuggito alla cattura autorizzata dal ministero dell’ambiente: non è improbabile che sia stato ucciso, lo sospetta la Provincia stessa;

M4 sta rischiando grossissimo, dopo aver fatto diverse razzie in Veneto ne stanno chiedendo l’abbattimento a gran voce; DJ13, catturata e detenuta al Casteller di Trento; poco tempo dopo è stato catturato e rinchiuso il suo cucciolo; la storia di Jurka, catturata, imprigionata in spazi angusti e finalmente spostata in un parco tedesco, ha occupato per mesi le pagine dei giornali;

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 Jurka (foto Provincia Autonoma di Trento)

E com’è oggi (anzi, nel 2013), lo status della popolazione ursina? Qualche stralcio dalla pubblicazione annuale della Provincia:

Il numero minimo di animali considerati presenti a fine 2013 è pari a 40, dei quali 18 maschi, 20 femmine e 2 indeterminati (grafico n. 2) (sex ratio M-F 1:1,11 - n=38). Uno di questi esemplari è però una femmina adulta di cui è, sì, certa la presenza, ma non l’identificazione genetica: potrebbe trattarsi infatti di F9 oppure di KJ1G1, che hanno età diverse. In considerazione di ciò tutte le elaborazioni e i grafici di questo Rapporto (ad eccezione dei grafici n. 5 e 6) si riferiscono ai 39 esemplari individuati singolarmente, in quanto sono molto numerose le variabili che cambierebbero in funzione del (40°) diverso individuo preso in considerazione.
Questo ulteriore esemplare di sesso femminile sarà compiutamente preso in considerazione in futuro, se e quando la sua identità potrà essere accertata in modo completo
.”

mancanti

Clic per ingrandire

Orsi mancanti
Nel 2013 è stato possibile confermare i due casi di “emigrazione” già noti, riferiti al maschio KJ2G2, che gravita nell’area interessata dalla presenza di orsi dinarico-balcanici (zona di confine Italia-Austria-Slovenia) già dal 2011, e all’esemplare M8, che invece si è spostato così a oriente nel 2012 (si veda il box 4 a pagina 20 del Rapporto orso 2011 per maggiori dettagli sul fenomeno in corso). Entrambi sono stati identificati geneticamente nel 2013 nella porzione più orientale del Friuli Venezia Giulia ed hanno verosimilmente sconfinato anche negli attigui territori austriaco e sloveno (i dati genetici 2013 dei due Paesi confinanti non sono ancora disponibili mentre va in stampa questo Rapporto). I 4 esemplari non noti geneticamente nati nel 2011 (quattro cuccioli dell’anno) non sono stati identificati geneticamente nemmeno nel 2013 (oltre che nel 2012). Pertanto devono ritenersi “mancanti” da quest’anno. Nel computo degli orsi “mancanti” nel 2013 vanno inoltre considerati due esemplari morti. Il maschio M13, di 3,5 anni di età, è stato abbattuto il 19 febbraio 2013 in val Poschiavo dalle autorità elvetiche (Canton Grigioni - SVI) in quando giudicato pericoloso per via dei ripetuti comportamenti confidenti, nonostante le numerose azioni di dissuasione portate a termine.

Il maschio M2, di 5,5 anni di età è stato ritrovato morto in val di Rabbi il 28 settembre 2013, a seguito di un atto di bracconaggio (fucilata). Attualmente (febbraio 2014) sono ancora in corso le indagini da parte della Procura della Repubblica per individuare il responsabile. È stato inoltre possibile, sempre nel corso del 2013, identificare geneticamente il soggetto rinvenuto morto per cause sconosciute in provincia di Sondrio il 22 settembre 2012. Si tratta del maschio DJ1G1, che aveva 5,5 anni di età al momento della morte. A fine 2013 sono dunque 18 gli orsi morti (rinvenuti in 8 casi, e uccisi, volontariamente o non, negli altri 9), 17 quelli non rilevati geneticamente almeno negli ultimi due anni, 2 quelli ridotti in cattività e 2 quelli emigrati. Sono quindi in totale 38 gli animali mancanti a fine 2013.”

(qui il rapporto orso 2013 in pdf)

M2

Se non ho capito male, e non lo escludo per nulla, ne mancano all’appello circa la metà? Sorvolando sul lato emotivo della questione, sul fatto che ogni orso ucciso o imprigionato è una vita libera soppressa, sul fatto che tifo orso, mi domando: quanto accidenti ci costa, a noi contribuenti, fra gestione, indennizzi, personale, catture, veterinari, detenzioni, ogni animale gestito dal progetto? Quanto ci è costato ogni orso ucciso?

Quanti accidenti di soldi abbiamo buttato nel cesso per prelevare, insediare, poi monitorare, seguire, mettere il collare, pagare gli indennizzi, mobilitare un bel po’ di persone per dare la caccia, catturare, anestetizzare e ammazzare Daniza? E per seguire e proteggere i suoi cuccioli, ora che lei a difenderli dai fungaioli deficienti non c’è più?

Il progetto è stato fortemente voluto dalla stessa Provincia che dell’orso si è servita come propaganda di un wilderness inesistente ma che contemporaneamente ne devasta il territorio costruendo nuovi collegamenti sciistici (Pinzolo-Campiglio, nell’area di protezione e il progettato impianto verso il lago Serodoli, sempre in territorio dell’orso). La pessima gestione del caso Daniza le ha fatto scoppiare in mano un casino difficilmente risolvibile: da una parte chi vuole tutelare l’incolumità del proprio bestiame, chi vuol diventare famoso raccontando attacchi più o meno dimostrabili, chi ha paure più o meno razionali, dall’altra centinaia di migliaia di persone indignate pronte a boicottare il Trentino e i suoi prodotti per rappresaglia, come se fosse colpa dei trentini tutti. Probabilmente il tempo farà dimenticare l’emotività del momento e le minacce, ma il Trentino ne esce comunque con le ossa rotte e pagherà uno scotto pesante in credibilità e in simpatie.

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Quanto mi disgusta la morte di Daniza e di tutti gli altri orsi uccisi dall’insipienza umana, altrettanto mi nauseano gli atteggiamenti scomposti di chi, coperto dall’anonimato, scrive “dovete marcire tutti” “vi auguro la stessa sorte” e piacevolezze simili.

sabato 23 agosto 2014

Dolomiti o Las Vegas?

Premetto che non ce l’ho con il turismo, se non ci fosse mia zia starebbe ancora lavando la biancheria alla fontana pubblica o sarebbe immigrata in città. E non ce l’ho nemmeno con un po’ di comodità, soprattutto dove arriva il turismo più famigliare, più vicino ai parcheggi (stendo un velo sul casino a passo Sella di domenica scorsa, ma fra i casinisti c’ero anch’io quindi muta!).

Solo che, è giusto che il rifugio Comici al Sassolungo, per esempio, si chiami ancora Rifugio? Ho avuto il piacere la settimana scorsa di utilizzarne i bagni, e oggi trovo una gallery a loro dedicata su IL TRENTINO che condivido con voi:

cessi Comici

Musica new age che concilia l’evacuazione, luci soffuse, maniglia a led verde o rossa per indicare libero/occupato, doccette per pulirsi e pulire, nitore assoluto non facile da mantenere dove il traffico di escursionisti è impressionante.

Abbiamo poi notato una lunga serie di attenzioni nei confronti dell’ospite che fanno da contorno: le scodelle piene per i cani di passaggio, l’officina/attrezzi per mountain biker, punto ricarica per le bici elettriche, parcheggi bike con chiave, morbidi tappetini impermeabili per sdraiarsi sul prato a prova di crozzo fra le costole, e, mi dicono, una cucina di altissimo livello, altro che piatto CAI. Vista spettacolare sul Sella e sulle Odle e sugli impianti di risalita che assediano il Sassolungo da ogni lato.

E un bel casino di gente, ovviamente.

Mica per niente il gruppo non è entrato fra le Dolomiti dell’Unesco, come spiega Mountain Wilderness:

alcuni famosi gruppi montuosi dolomitici sono stati esclusi da quella prestigiosa qualifica, perché si temeva che il loro inserimento avrebbe ostacolato l’ulteriore sviluppo delle infrastrutture in quota necessarie per ampliare all’infinito il luna park dello sci di discesa.
Dolomiti Superski, che -al pari di Mountain Wilderness Italia- è investita della qualifica di socio sostenitore all'interno della Fondazione Dolomiti UNESCO, disinvoltamente si è appropriata per una propria campagna pubblicitaria del marchio delle Dolomiti Monumento del Mondo, ponendo sullo sfondo l’immagine del Sassolungo: una delle grandi vette che non sono entrate a far parte del sito UNESCO proprio per colpa dell’opposizione della Provincia di Bolzano e degli stessi dirigenti del più grande consorzio sciistico del mondo. Una bella faccia tosta, non c’è che dire
.”

Qui l’articolo completo.

Noi abbiamo dormito al Rifugio Demetz. Buona cucina, bagni puliti, letti comodi anche nel camerone, profumo di legno di cirmolo in tutte le stanze, famiglia de gestore accogliente e ben disposta a fare 4 chiacchiere. Un rifugio-rifugio, dove si sta comodi senza esagerare.

Il Rifugio Comici e il Rifugio Demetz hanno le stesse facilitazioni a livello fiscale? C’è rifugio e rifugio, anche per il fisco oltre che per gli escursionisti?

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Rifugio Demetz alla forcella Sassolungo

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(OT: lunedì tempo del piffero, peraltro)