martedì 11 febbraio 2014

Due scoiattoli volanti

FSC_7844

Piz Duleda, Geisler/Odle

Ce ne stavamo lì, un paio di anni fa, in cima al Piz Duleda: zainone, eravamo in giro da un paio di giorni, scarponi, fiatone.

Quand’ecco che nel silenzio che solo in cima a un bricco si riesce a trovare, comincia a salire il cinguettio delle vocine allegre di due ragazzine che arrivano leggere chiacchierando e ridendo, senza zaino, con le scarpine basse da escursionismo, con in tasca una mela.

Entusiaste, felici, saltellano qui e là sulla stretta cima, spettegolano, si stendono pancia in giù sull’abisso, ci chiedono di far loro una foto e scambiamo con loro quattro parole: sono gardenesi, sono in vacanza per qualche giorno, pochi, che poi devono volare in Norvegia ad allenarsi.

“Allenarsi per cosa?”
“eh, siamo nella squadra nazionale di salto con gli sci”.
”ma dai! Avete altri 2 tifosi garantiti, chissà che non vinciate qualche medaglia alle prossime Olimpiadi” diciamo un po’ sul serio un po’ per scherzo.

“Be’, dice Evelyn, lei di medaglie ne ha già vinte alcune di importanti, è vicecampionessa del mondo dal trampolino normale”

FSC_7850Gasp! Quei due passerotti, quei due scoiattolini allegri, quelle due belle, modeste e solari ragazzine, sono Elena Runggaldier ed Evelyn Insam, le nostre punte di diamante del salto femminile.

Che stasera gareggiano a Sochi, alle Olimpiadi. Quindi, miei cari quindici lettori, stasera conto su di voi a tifare a squarciagola per le nostre ragazzine del salto, a spingerle lontane sulle ali dei nostri pensieri, che continuino a saltare vincendo, ma soprattutto divertendosi e ridendo.

venerdì 7 febbraio 2014

Troppa grazia Sant’Antonio

Ieri, unica giornata di tempo decente da settimane e, da previsioni, anche per il prossimo futuro, ho preso l’auto per dare un’occhiata in giro.

La strada verso il passo Rolle fra muri di neve:

HSC_1761

il Passo era ed è ancora chiuso per pericolo valanghe

HSC_1620

HSC_1624-001

i Vigili del Fuoco provano, con i badili, a liberare i tetti da 450 chili di neve per metro quadrato:

HSC_1616

HSC_1635

Gli abeti sono sommersi

HSC_1645

e anche le malghe

HSC_1694

le creste delle Pale hanno le cornici sovraccariche di neve pesante

HSC_1747

il Cimon della Pala:

HSC_1723

Il Rifugio Petrarca all’Altissima / Stettiner Huette è stato distrutto da una valanga, i cervi stremati cercano rifugio nelle stalle di Cortina e due scialpinisti al passo Grosté hanno liberato un capriolo del quale spuntava dalla neve solo la testolina.

Corvara in Passiria / Rabenstein in Passeier è isolata da una settimana e a Moso / Moos una valanga lambisce un maso e si porta via la stalla

E oggi sta, ancora, piovendo e nevicando.

lunedì 4 novembre 2013

La cultura al macero

E no, non sto facendo l’ennesimo pippone tipo “signora mia” “o tempora o mores” e “l’ignoranza dilaga”. Per quanto…

Questo post è un requiem per una libreria cooperativa storica di Bolzano, e quando chiude una libreria è sempre una gran perdita per una città. Per Bolzano poi, città che non pullula di librerie, e dove negli ultimi anni hanno buttato la spugna diversi librai.

shapeimage_4Oggi è iniziata la svendita da KoLibri, che a fine mese chiude i battenti. Per qualche giorno tutti i 12.000 titoli presenti in negozio al 30% di sconto per poi, se resta ancora qualcosa, abbattere i prezzi in modo da far fuori tutto: quello che non viene venduto verrà portato al macero. Già, libri al macero, mi piange il cuore. La liquidazione della cooperativa, oberata dai debiti, non permette altra soluzione: il liquidatore spiega che per legge non è possibile privilegiare alcuni creditori rispetto ad altri quindi non è possibile restituire l’invenduto agli editori, nemmeno a quelli che li ritirerebbero volentieri. Per quello è partita la campagna “adotta un libro”, per evitargli la triste fine del macero (mi torna in mente, a proposito, il bellissimo “una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal).

shapeimage_3

foto KoLibri

Riuscite a non piangere, bolzanini, pensando a tutti questi libri distrutti? Sono passata oggi pomeriggio, la cassa scampanellava con insistenza: pare che la svendita sia iniziata bene.

D’altra parte non era la mancanza di clienti il grosso problema: il negozio è in un posto centralissimo, a due passi da piazza Walter; ha (aveva) una scelta di titoli interessante, sia testi in lingua italiana che in lingua tedesca (come mi piacevano le loro vetrine bilingui!). Multilingue e multietnica era anche la clientela.  E anche un po’ alternativa. KoLibri nasce infatti dalle ceneri della libreria “la Sinistra” e ha mantenuto poi sempre quel carattere aperto pluriculturale e anticonformista, sia nella scelta della saggistica sia negli eventi che, periodicamente, organizzava nell’ammezzato.

La cooperativa può vantare, fra chi è stato socio o chi lo è ancora, persone come Alex Langer, Benno Simma, che ne propose il nome e ne disegnò il logo, lo storico Giorgio Delle Donne (Firefox mi chiude da solo la sua home page senza dirmi il motivo), gran parte dell’intellighenzia bolzanina.

No, non è colpa di IBS o di Amazon, né dell’ebook: come si legge  in un’intervista rilasciata da Renato Bariletti, uno dei soci dipendenti, a Fabio Zamboni sul quotidiano Alto Adige on line del 13 ottobre scorso:

«La cosa triste – spiega Bariletti è che lo spirito ideale con cui una cooperativa gestisce un’attività come questa deve scontarsi con il cosiddetto mercato. E ancora più triste è che non chiudiamo perché vendiamo meno libri: negli ultimi anni siamo stati in costante crescita e lo scorso anno abbiamo avuto un aumento di vendita del 16 per cento, in un mercato italiano che era a meno 10».

E allora? «E allora sono stati i debiti accumulati, ad ammazzarci. Quelli pregressi, aumentati accanto a quelli sostenuti per l’ultimo rinnovo dei locali un paio d’anni or sono e per l’acquisto di un programma di gestione bilingue. A Bolzano nel frattempo hanno chiuso altre quattro librerie – Libri & libri, Librolandia, quella in piazza Adriano e quella in via San Quirino. E noi invece di poterne “approfittare” ci vediamo costretti a chiudere. La vera concorrenza, comunque è arrivata dalle librerie gestite direttamente dagli editori, come Giunti. Loro hanno condizioni molto più favorevoli, hanno la merce al prezzo di costo».

E internet ha inciso sulla vostra fine? «In parte sì, molti acquistano online o scaricano, ma la concorrenza non viene da lì. E nemmeno dall’ebook: qui a Bolzano, poi, ne circolano davvero pochi».

Su “Salto”, il “portale bilingue di informazione e social network altoatesino” come si autodefinisce, Gabriele Di Luca fa un’analisi un po’ più profonda: “Forse, per trovare una risposta, bisognerebbe tirare in ballo il collasso di un intero mondo. Non solo quello della “sinistra alternativa”, ma più in generale dell’impegno interetnico e culturale lentamente prosciugatosi, o comunque non più capace di stringersi attorno a uno dei suoi simboli più riconoscibili. La crisi del settore, la possibilità di acquistare libri in rete e la nascita di punti vendita alternativi, filiali delle grandi catene, ha fatto il resto.”

Un’amica che bazzica attivamente KoLibri mi raccontava di una storia simile a Trieste. Ma a Trieste si è mosso Claudio Magris, che in quella libreria è uso giocare a scacchi, e una soluzione si è trovata. Qui non abbiamo Magris e Langer purtroppo non c’è più. Ora tutti si stracciano le vesti ma (Sempre De Luca): “Quando, nei mesi scorsi, già era nota la difficilissima situazione nella quale versava Kolibri, avevo più volte contattato Silvia Maranelli per convincerla a denunciare la situazione, rivelandola così a un pubblico più vasto. Ma il messaggio era sempre quello: “Aspettiamo, forse si può ancora fare qualcosa, e creare allarme, in un frangente del genere, sarebbe peggio”. Una comunicazione più tempestiva avrebbe cambiato qualcosa? Se qualcuno avesse potuto intervenire, forse, l’avrebbe fatto anche senza attendere l’eventuale clamore della notizia. La speranza non è comunque bastata e le parole che avete appena letto, purtroppo, hanno il sapore delle considerazioni postume.

kolibri

foto Salto

Ora spuntano tante persone che, pur sapendo dei problemi, non sapevano che “Dei 230 soci iniziali si è passati agli attuali 77. Ma soltanto 22 fanno ancora parte del vecchio gruppo, precedente cioè il tentativo di creare un’inversione di tendenza (mediante l’acquisto di una tessera al costo di 100 euro una tantum e una politica di sconti ai soci) che poi però non ha dato i frutti sperati”; persone disposte a pagare i 100 euro per dare una mano. Sarebbero bastate? Probabilmente no. Avrebbero solo spostato il problema strutturale e culturale di un po’ di tempo. Però a mio avviso è mancata un’informazione a tappeto, un po’ di spam insomma, dove non hanno saputo arrivare gli addetti ai lavori forse qualcosa potevano fare i clienti.

Dei se e dei ma sono piene le fosse.

Bolzanini, abbandonereste il vostro migliore amico? No, vero? Allora adottate un libro! Non lasciate che vada al macero!

KoLibri, ci mancherai.

link:
Exit Kolibri
Adotta un libro. KoLibri svende tutto per evitare il macero
Chiude «Ko-libri» la libreria alternativa fondata nel 1978
L’AMARCORD: «Quei primi passi in via della Roggia»

sabato 2 novembre 2013

Halloween un piffero

cimitero

Flaas, Jenesien / Valas, S.Genesio

Sembrerò strana, ma a me andar per cimiteri altoatesini piace molto: sereni, accoglienti, raccolti.

Quasi ovunque, in Alto Adige, non è stato applicato l’editto di Saint-Cloude, meglio conosciuto come editto di Napoleone e i campisanti sono tuttora in centro al paese, accanto alla chiesa, non sono stati allontanati dalle case per motivi igienici e pratici. E sono belli, senza ostentazioni, senza tempietti di famiglia, marmi, angeli che brandiscono spade, madonne piangenti, monumenti di bronzo. Solo croci di ferro battuto o di legno, molte belle come opere d’arte o vecchie decine di anni. Qualche grande lapide sul muro di cinta ricorda i morti in guerra: tanti, troppi per paesini di poche anime: Russia, Galizia, Siberia.

GSC_8459

Asten, Sarntal / Laste, Sarentino. Ci abitano meno di 30 persone.

Sono la storia di una comunità, raccontano vite e morti, amicizie, mestieri, famiglie, guerre, ritorni. E perché la storia non svapori nel tempo Sarentino ha costruito la “Cappella della memoria”: un lunghissimo tralcio di vite corre ininterrotto sui muri dei due piani del memoriale ("Io sono la vite, voi i tralci” Giovanni c. 15,1-16,4), ogni tralcio una famiglia, ogni foglia una persona, una fotografia, dei nomi, soprannomi, date. Bimbetti, vecchioni, famiglie intere, cognomi italiani accanto a cognomi tedeschi, famiglie miste, gente arrivata da lontano o nata, vissuta e morta a due passi dalla chiesa. GSC_8235

Una famiglia di tessitori

GSC_8232

Una famiglia bilingue

GSC_8231

Non sono credente, non penso che risorgeremo, che ci sarà un dio a premiarci o a punirci, non credo nemmeno a fantasmi, zombie, streghe, Halloween. Ma ogni volta in un cimitero altoatesino mi emoziono.

GSC_5101

Seis am Schlern / Siusi allo Sciliar

giovedì 10 ottobre 2013

Vajont

scusatemi, mi autocito

10 ottobre 1963

Erto, agosto 2003

Lo so, è stato il 9. Ma Emma l’ha saputo il 10.

mercoledì 9 ottobre 2013

Cornuti e mazziati?

Seduti davanti a una birra alla Büllelejoch Hütte – Rifugio pian di Cengia, nelle Sextner Dolomiten - Dolomiti di Sesto, si ciacolava piacevolmente con una simpatica famiglia italiana con la quale ci si era raggiunti e sorpassati diverse volte lungo il sentiero. “Volevo far conoscere le Dolomiti alle figlie, non ci tornavamo da anni e mi mancavano.” diceva la signora “Sa, non ce lo possiamo permettere. Siamo 4 persone, fate voi i conti. Andiamo in Austria, costa tutto molto molto meno, rifugi compresi. Certo, non ci sono le Dolomiti, ma i monti sono belli anche oltre confine e, come si dice, si fa di necessità virtù.”

paterno_min

Paternkofel – Monte Paterno Sextner Dolomiten – Dolomiti di Sesto

Mi tornava in mente questo episodio leggendo sul quotidiano Alto Adige il ragionamento di Hans Peter Stauder, Consigliere Comunale della Lista civica per Sesto, lista che, insieme ai Verdi e a molti cittadini del comune, contesta il collegamento sciistico Croda Rossa – Monte Elmo.

Vi risparmio tutta la storia, le battaglie che hanno spaccato il paese a metà, paese dove le persone delle due fazioni non si salutano più per strada, e vi dirotto sul sito di “Internazionale” dove Gerhard Mumelter ne fa un equilibrato riassunto. Al momento i lavori, iniziati in tutta fretta, sono fermi almeno fino al 4 dicembre, quando si riuniranno nuovamente i giudici del Tar che il 12 agosto ne ha imposto lo stop.

sesto

I lavori fermati dal Tar (foto Südtirol news via facebook)

Tornando al ragionamento di Stauder: noi sbanchiamo, roviniamo, minacciamo fauna e flora, costruiamo su un pendio a rischio idrogeologico e i turisti, se non son scemi, vanno a dormire in Austria. Il paese di Sillian, piccola stazione sciistica austriaca,  è a un’incollatura da uno dei “terminal” del carosello sciistico. Vuoi vedere che Stauder potrebbe non avere tutti i torti?

Per il momento i piangimerenda dell’alta Pusteria non dovrebbero lamentarsi e smettere di sventolare il vessillo della crisi:

Turismo di Ferragosto: l'Alta Pusteria va in controtendenza rispetto al resto del territorio altoatesino. Quassù i posti letto a disposizione, per la tradizionale festa di mezza estate, sono pochissimi. Dice la direttrice dell'associazione turistica di Sesto, Maria Luisa Hofer: «Le camere singole a disposizione si possono contare sulle dita di una mano. Non c'è una doppia libera, questa settimana e per buona parte della prossima. La tendenza vale per tutta l'Alta Pusteria visto che in ufficio, a chiedere dei posti liberi in albergo, arrivano anche da Dobbiaco, da San Candido e anche da Villabassa»”. Fonte: sito del quotidiano Alto Adige del 15 agosto 2013.

E questi turisti, santa pazienza, non vengono per sciare. Vengono perché l’alta Pusteria è magnifica, in valle e sulle cime, perché è, ancora, vivibile, perché ci sono un sacco di cose da fare anche senza sci ai piedi, perché un turismo diverso dallo sci è possibile.

E comunque non  mi pare che le opportunità per sciare, in Pusteria, manchino:

alta pusteria

Quella “V” tratteggiata sulla sinistra della plastigrafia (verso l’orto del Toro) indica i progettati impianti della discordia.

Dolomiti, patrimonio universale dell’umanità sciatrice. Gli altri si attacchino.

giovedì 3 ottobre 2013

Montagnalibri a Bolzano

Non ci andavo da parecchio tempo, a montagnalibri: la mostra dell’editoria di montagna collegata al TrentoFilmFestival nella sua edizione bolzanina. Ero sempre tornata scornata.

Quest’anno gran tam tam per l’inaugurazione: nuova sede, nel “Passage” del Museion (museo di arte moderna e contemporanea) invece che nella tensiostruttura di piazza Walther, sindaco, assessore, presidenti di CAI e Alpenverein, coro Rosalpina, ricchi premi e cotillon. “Da un contenitore easy collocato in un luogo centralissimo di Bolzano e che per il suo porsi in maniera così evidente e ingombrante richiamava tanta gente, comunque incuriosita e che entrava proprio per capire cosa veniva proposto all’interno del tendone, adesso sarà sicuramente un pubblico più motivato, più attento alle proposte culturali della città e che arriverà al Museion già consapevole di quello che troverà; chi invece non ne sarà informato speriamo rimanga piacevolmente sorpreso da questa novità. E' una sfida, ma anche una novità per il Museion stesso, che in questa occasione si apre verso la città per far sì che i suoi spazi vengano visitati e vissuti» dice al quotidiano Alto Adige Luana Bisesti, direttore della rassegna. WOW!

ESC_6748-1Bolzano, il Museion

Le caratteristiche della rassegna rimangono immutate, quindi proporremo al pubblico circa un migliaio di novità editoriali da tutto il mondo e che riguardano la montagna a 360 gradi, ma non a caso ho parlato di di sfida perché cambia totalmente l’approccio.”

RIWOW!

Io sono una nota rompiglioni mai contenta, ma mi son portata appresso il mio compagno, molto più disponibile nei confronti del resto del mondo. Approfittando di una presentazione che ci interessava, prevista per la sera nella stessa location, siamo arrivati un paio di ore in anticipo per guardare le proposte librarie. Basteranno due orette per vedere “Guide (escursionistiche, alpinistiche, turistiche, sciistiche e scialpinistiche, ciclistiche e di mountain bike, naturalistico-ambientali, di canyoning), manuali, studi e ricerche (su ambiente, flora, fauna, geologia, mineralogia, speleologia, geografia, cartografia, meteorologia, glaciologia, archeologia, storia, guerra in montagna, economia e fenomeni sociali, politiche ambientali, turismo, arte, artigianato, cinematografia, estetica, etica, etnografia, folclore, medicina, religione, toponomastica, gastronomia, canto popolare), libri fotografici, di storia alpinistica, di spedizioni, di narrativa, cataloghi: sono diverse centinaia i volumi esposti e presentati da 400 case editrici di più di 30 Paesi per questa edizione di MontagnaLibri, panoramica tra le più complete a livello mondiale sui libri di montagna.”?

Altroché! mezz’ora dopo ci stavamo chiedendo: e mo’ quest’ora e mezza che avanza come la riempiamo? Se questa è la panoramica fra le più complete, non c’è moltissimo sull’argomento. Cercavo indicazioni per un libro di geologia: ce n’era mezzo. L’altra metà del libro parlava di leggende (ufffaaaaaaaa!!!). Flora, un paio. Qualcosa in tedesco, inglese, francese… e gli altri 26 paesi? Se c’erano mi sono sfuggiti o avevano una proposta a testa. I soliti bei libri fotografici che costano un botto e mezzo (tutti uguali, come dice con qualche ragione un mio amico bravo pittore e fotografo)… massì qualcosa c’era, un po’ più del solito (un migliaio? boh!), ma gridare d’entusiasmo per la più completa etc, direi, per l’ennesima volta, no.

Qualcosa di molto diverso, invece, l’ho notato: guardare e non comprare. Nel tendone ogni anno una libreria locale curava il banco dei libri in vendita. Ogni volta diverso, secondo le proposte della libreria organizzatrice. Questa volta, niet. Per l’occasione mezzo tavolino nel book-shop del Museion, che non si occupa di montagna ma di editoria d’arte (e di taglieri, sottopiatti, cartoline, bambolotti) e basta. Probabilmente altro non si poteva fare, lo spazio di vendita all’interno della struttura quello era, stop.

Insomma, anche a parere del mio accompagnatore, più fumo che arrosto. Come al solito, d’altronde.

Abbiamo riempito il tempo bevendoci un buon bianco e sfogliando:

Di questo lavoro mi piace tutto”, L’artistica Savigliano Editore, della nostra grande Marzia Verona. Molte storie le avevo lette sul blog, mi è piaciuto tenere in mano il suo libro e ritrovare i suoi ragazzi. E’ sempre brava, vivace e appassionata.

Un bel “Dren-giong. Il primo libro di Fosco Maraini e i ricordi dei suoi amici”, edizione Corbaccio. Ma di Maraini ho “Ore Giapponesi”, parecchio più bello, quindi non ho nemmeno sbavato dalla voglia.

La ragazza del mulo”, di Italo Zandonella Callegher, Mursia editore. Le storie di guerra su per i nostri bricchi mi sono sempre molto piaciute. E il Popera ce l’abbiamo avuto sopra la crapa quest’estate. Comprerò, temo.

Infine ho passato un bel po’ di tempo sull’interessante “Valanga” sottotitolo: “Riconoscere le 10 più importanti situazioni tipo di pericolo valanghe”, di Rudi Mair e Patrick Nairz, Athesia editore. Dal che ho rafforzato la mia convinzione: con pericolo superiore a 2, è molto difficile valutare con sicurezza la possibilità di restarci sotto, soprattutto in un posto nuovo. Le occorrenze segnalate nel testo (non l’ho scorso tutto, però) sono per la maggior parte con pericolo da 3 in su, e con pendii superiori ai 30° di pendenza. Ma ho visto anche segnalati 2 morti con pericolo 2. Non dico caminetto, plaid e gatto sulle ginocchia, ma un bel po’ di prudenza sì.

Nel frattempo, finalmente si è fatta l’ora della presentazione. Della quale mi lamenterò per voi domani :D

venerdì 27 settembre 2013

Quizzino della domenica reloaded

Trova le differenze.

Queste 2 foto sono state scattate al Compatsch, Alpe di Siusi, a distanza di 5 anni l’una dall’altra circa dallo stesso punto d’osservazione. Trovate voi le differenze.

(clic sulla foto per ingrandire)

130923 - schlern

qui, se preferite, le due foto separate:

maggio 2009:

DSC_9345-001

settembre 2013:

HSC_0025-001

Di seguito invece differenze se ne vedono meno:

luglio 2009:

ESC_2076

settembre 2013:

HSC_0027

pure qui. Scavi nel 2009…

ESC_1922-001

altri scavi nel 2013:

HSC_0026-001

La birra al centro fondo funestata dal chiasso e polverone di 4 camion/betoniere/scavatrici passate a 3 metri dai tavolini nel giro di 15 minuti.

Aggiungo però anche cosa sa essere l’Alpe, quando ci si allontana, parecchio, dal Compatsch:

GSC_9752

HSC_0023-001

(devo ancora a una persona un post sulla vicenda dell’hotel mezdì, della quale al momento non sono aggiornatissima. Mi aggiorno e riferisco!)

Grazie .mau. per il titolo del post che ho scopiazzato dal tuo blog :)

QUI qualche post già pubblicato su questo blog sull’argomento Alpe di Siusi. Si, c’ho la fissa!

domenica 21 luglio 2013

Una banda di idioti (*)

Sono stupidaggini, lo so. C’è “ben altro” per cui scandalizzarsi che per squallidi vandali di piccolissimo cabotaggio. Niente di irrimediabile, non hanno cotto nel forno Picasso o Monet, non hanno cementificato un’altra cima, nessuno si accorgerà del loro sgradevole gesto. Resta l’antipatia per persone che non trovano meglio da fare che rovinare una piccola opera collettiva.

Lungo la strada che porta al Timmelsjoch – Passo Rombo sono stati realizzati alcuni punti informativi, che possono piacere o fare orrore (a me non dispiacciono), che preludono ed accompagnano fino al Museo del passo. Presso uno di questi punti informativi ci sono due pietroni piatti sovrapposti che formano quasi un tavolo della dimensione di poco più di un metro quadrato. Sopra questo tavolo, costruiti da centinaia di mani diverse nel tempo, una miriade di ometti di pietra alti al massimo 30 centimetri. Credo che in pochi, fermandosi a quel tornante, abbiano resistito alla tentazione di porre una pietruzza sopra le altre, di trovare un angolino per dare inizio ad un altro ometto, come per dire: anch’io ero qui.

Entrando nella pancia del punto informativo noto una allegra famigliola tamarra che sta biascicando i suoi panini accanto agli ometti, berciando sguaiata. Quando esco dalla breve visita ai tabelloni i tizi stanno salendo in auto. Al posto loro qualche cartaccia disseminata e la devastazione degli ometti. Nemmeno più uno in piedi. Credo siano bastati pochi secondi per passare una bracciata sulle fragili torrette e buttar giù tutto. Mi sto ancora chiedendo perché. Che gusto ci sarà mai a rovinare per rovinare?

Ometti

Prima (**)

ometti passo Rombo

Dopo

Tutto qui, direte? Sì, tutto qui. Non hanno spaccato gli espositori, non hanno lasciato graffiti sui muri, non hanno cancellato le scritte esplicative (ci aveva già pensato qualcun altro prima di loro, a grattar via parte delle didascalie). Hanno solo fatto diventare un mucchio informe di pietre senza significato quello che anche prima era un mucchio di pietre. Però pieno di significato.

E no, non lo dico com’era targata la loro auto, che a fare di tutte le erbe un fascio e generalizzare si fa molto presto e addossare a un intero popolo la mancanza di rispetto di 4 suoi rappresentanti è una fin troppo facile tentazione.

Ho dato inizio ad altri 5-6 ometti, per far capire a chi passerà in futuro cos’era quell’ammasso amorfo di sassi e magari stimolarne la rinascita.

PS: qualcuno si immagina cosa potrebbe succedere se a queste brave persone venisse in mente di fare un giretto agli Stoanerne Mandln di Sarentino? Brrrr!

cit. (*)

(**) immagine poco chiara estrapolata da una ripresa con la GoPro. Avessi saputo come l’avrei trovato poco dopo, avrei scattato con la Nikon

sabato 20 luglio 2013

Latemar un anno dopo

In Latemar c’è ancora neve. Non tantissima, ma qualche chiazza anche in posti dove, a questa stagione, non ricordo di averne viste mai.

GSC_2678 GSC_7122
fine giugno 2012 14 luglio 2013

GSC_2690

GSC_7120

idem
Il mitico, azzurrissimo, piccolo specchio d’acqua verso la forcella dei camosci è sepolto sotto la neve e anche il tratto di sentiero che lo supera (se ne intravede la traccia sulla destra nella prima delle due fotografie qui sopra) è ben innevato.

GSC_2662

GSC_7134

come sopra

Anche il grande anfiteatro, rivolto a est sud est, ha ancora molte chiazze bianchissime. Molti fiori, compresi quelli primaverili: soldanelle, geum, interi costoni rossi di rododendri.

GSC_2661 GSC_7151
geum e rododendri

(Anche un mare di escursionisti, a dirla tutta: il pegno che si paga ad andare di domenica :S)

GSC_7127

CAI di Camisano vicentino
E per l’ennesima volta, al grido di “però oggi stiamo attenti e non scendiamo per la direttissima che è tutto uno sfasciume e par di avere i roller ai piedi”, arrivati al bivio fatidico, l’amico che ci precedeva non ha capito un piffero e non solo ha preso la direttissima ma ha pure sbagliato e si è scapicollato giù per uno sgrebeno che ha definito, bontà sua, “impegnativo”.

GSC_7145