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venerdì 2 gennaio 2015

dalle stalle alle stelle

Nonna Alba Nonna Alba

Era nata alla fine del 1800 da una famiglia contadina di Tuenno, val di Non, in Trentino. Campi, stalla, maiali, patate, la solita vita dei paesi alla fine dell’800 nell’impero austrungarico. Narrano  le storie familiari di un mitico viaggio in slitta trainata dai cavalli, sepolta dalle coperte e dalle pellicce, per andare a Innsbruck a trovare la sorella sposata lassù.

nonno eugenioEra molto bella, brillante, con una sua eleganza innata e un carattere volitivo (una peste ad essere sinceri :D); purtroppo non ho più nessuno a cui chiedere come e dove conobbe e affascinò mio nonno Eugenio, bello e fine pure lui, nato in una famiglia colta e benestante di Bolzano. So però che in viaggio di nozze andarono, sempre in carrozza, a Riva del Garda.

Da sposa imparò ad apprezzare le comodità di una casa di città e attraversò, fra varie vicissitudini, gran parte del ventesimo secolo passando dalla candela alla luce elettrica, dalle stufe a legna da accendere stanza per stanza al riscaldamento centralizzato, dalla lavandaia alla lavatrice, dal carro all’automobile, dai filò in stalla alla televisione alla magia del telefono. Nonostante non avesse mai capito come funzionava un interruttore né a programmare il termostato della caldaia, assisteva con ammirazione e curiosità allo sviluppo tecnologico: rimase alzata tutta la notte davanti alla TV per assistere allo sbarco di Armstrong e Aldrin sulla Luna e ne parlò per mesi con entusiasmo.

Nonna Alba

Chissà, nonna Albina Cristoforetti, cosa ne penseresti oggi a sapere che Samantha è ingegnere, capitano dell’aeronautica, pilota di jet e sta girando 400 km sopra le nostre teste nella Stazione Spaziale Internazionale, mandando sulla terra in tempo reale le foto del nostro pianetino e delle nostre valli prese da lassù!

valli di Non e Sole dalla ISS – foto Samantha Cristoforetti

“Come abitante temporanea di un avamposto umano nello spazio, condividerò la prospettiva orbitale e condurrò virtualmente nello spazio tutti quelli che vorranno prendere parte a questo viaggio.

Samantha Cristoforetti”

martedì 2 dicembre 2014

Bolzano, Pakistan

Aliens:

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Novembre 2014, dalla finestra del mio studio. A Bolzano, Alto Adige, Alpi Retiche.

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Belli eh, molto belli, scenografici con un volo velocissimo e sempre maschio e femmina in coppia ma i canederli sarebbero per le cince, non per i parrocchetti dal collare. E anche le mie melegrane a dirla tutta, sarebbero per me e non per loro.

“Vive nell'Africa centro-settentrionale dalla Guinea al Senegal, alla Mauritania, all'Uganda, al Sudan, all'Etiopia e alla Somalia (P. k. krameri e P. k. parvirostris); in Asia dal Pakistan occidentale all'Afghanistan, all'India, al Nepal, in Myanmar e Ceylon.

in Italia le popolazioni stabili sono nel centro di Genova, a Roma e provincia, nella città di Bolzano e nell'Orto botanico di Palermo in Sicilia. In Lombardia è estremamente diffuso nella provincia di Pavia (a Pavia città soprattutto nella zona del Castello Visconteo e in piazza Berengario, in provincia attorno all'oasi di Sant'Alessio con Vialone) e al Parco faunistico Le Cornelle in provincia di Bergamo. È comunissimo sia in natura sia in cattività dove ne sono state fissate mutazioni di colore giallo, bianco e blu.”

(fonte: Wikipedia)

Sullo sfondo delle foto si intravedono i miei bambù: a quando ci troverò a vivere un panda?

giovedì 21 marzo 2013

Il gatto in un appartamento vuoto

21 marzo, giornata mondiale della poesia.

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Morire – questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c’era qualcuno, c’era,
e poi d’un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos’altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all’inizio niente salti né squittii.

Wisława Szymborska premio Nobel per la letteratura 1996

(ciao Anna, te ne sei andata davvero troppo presto!)

venerdì 11 maggio 2012

7 anni

pietropietro

“Il momento peggiore, più avvilente, è stato in Grecia: pioveva a dirotto da giorni, avevamo camminato senza dormire nel fango così alto che ci è annegato dentro un mulo, eravamo stanchi, sporchi, bagnati. Avevo in mano la gavetta con la zuppa. Nelle baracche non si poteva stare, le pulci ci mangiavano vivi. Cerco di ripararmi sotto la falda del tetto, ma l’acqua sgronda esattamente nel colletto della divisa. Così mi siedo su un sasso, con la mia gavetta in mano, a mangiare zuppa e pioggia senza sapere se domani sarei stato ancora vivo”

Odiava la retorica, il Pietro; di divise, alpini, spirito di corpo, dopo 7 anni buttati fra naia e guerra, fronte occidentale, Grecia e Albania, dopo aver schivato per una fatalità la Russia dalla quale nessuno del suo plotone è tornato, dopo essersi guardato davanti dai nemici e alle spalle dagli amici in camicia nera, dopo fame, freddo, cimici e morte, non ne poteva più. La croce di ferro in fondo a un cassetto. Non si è mai iscritto all’ANA, il cappello, privo della penna, lo metteva per andare a pescare: comodo e impermeabile. Adunata? Macché!

pietropietro

Però. Però quando a Bolzano c’è stato il raduno triveneto degli alpini, lui e lo zio Elvio, che di retorica e alpini e adunate e penne nere (bianca, la sua) si nutriva, vecchietti e zoppicanti, c’erano. Entrambi un po’ commossi, ognuno a modo suo.

Per il Pietro, che nonostante tutto oggi sarebbe probabilmente in piazza, per Elvio, che è andato a scavare con i suoi a Gemona, che piangeva solo a sentirli nominare, gli alpini, che un’adunata a Bolzano la sognava e ha partecipato all’ultima a 93 anni, per la mia nonna Piera che ne aveva 5 di figli alpini in guerra, per Mario Rigoni Stern, per quelli che son tornati a baita e per quelli che sono rimasti in Russia, per gli alpini del Friuli e del Vajont, per quelli di Genova e della grande nevicata di febbraio, per quelli dell’Aquila, per loro oggi, come avrebbe fatto il Pietro, sul balcone c’è la bandiera.

(E non è vero che Bolzano avrebbe accolto gli alpini con freddezza. Né Bolzano, né i paesi qui intorno, a maggioranza tedesca. Giornalisti scaldacolla!)

mercoledì 15 settembre 2010

Che domenica bestiale!

La loro:

Apertura di Mediaworld a Bolzano, giovedì 9 settembre: 12.000 persone, 650.000 euro di incasso, ore di coda per entrare. Venerdì, sabato e domenica si è ripetuto il casino.

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(fonte quotidiano Alto Adige, foto Ognibeni)

La mia:

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Königspitze / Gran Zebrù; Monte Zebrù (in tedesco?); Ortler / Ortles; Hintergrathütte / Rifugio Coston

Non farei cambio :D

martedì 31 agosto 2010

La fine del mondo

il sole cala al Renon. Per quanto ancora? 

Siamo agli sgoccioli, lo dice anche l’Alto Adige di oggi, a pagina 29:

“RENON. Domattina - con partenza alle 6.15 - in cabinovia si sale sul Corno del Renon per vedere il sorgere del sole da un osservatorio decisamente privilegiato oltre che insolito.

[…(venghino venghino, colazione, pranzo, musica, panorama bla bla)…]

Tornando alla possibilità di vedere il sorgere del sole, quella di domattina è una delle ultime occasioni per assistere allo spettacolo che è sempre molto affascinante.”

dopo, si arguisce, il sole non sorgerà più. Altro che Maya e dicembre 2012, chissà se vedremo un altro autunno!

Giornalisti!

(Come suggeriva eriadan, che ci ha provato a smettere, nella strip del ritorno: tenere un blog assomiglia a un vizio, prima o poi si ricomincia. Non tutti, magari: qualcuno cazzeggia altrove, qualcuno smette davvero; io in questa vita ho già smesso di fumare, definitivamente.

A presto ;) )

martedì 4 maggio 2010

Piselli di Mendel e immortalità dell’acqua*

(Equipaje, la prima parte della storia la sai già ;)

Ho avuto per diversi anni una peonia arborea, color rosa pieno, splendida per 5 giorni all'anno.

peonia arborea

IMG_3900 Quando era in piena fioritura di solito pioveva (ci dev'essere un rapporto causa/effetto che mi sfugge), e quindi i fiori si rovinavano in un batter d'occhio; appena sfiorita e per il resto dell'anno pareva una scopa: un ciuffo di foglie in cima e il resto pelatissimo.

peonia arborea

Il mio babbo ne era molto orgoglioso, al punto da mettere ai fiori il cappuccio di nylon per ripararli dalla pioggia (sempre), uscendo sotto l'acqua come fosse una questione di importanza nazionale; se la pianta fosse più bella con 12 fiori fradici o con 12 sacchetti del supermercato, è questione in famiglia ancora dibattuta.

Pur in luogo non adatto a una arborea, troppo ombroso, è vissuta più a lungo di lui; ma quando è mancata anche la mamma, si è arresa. Secca, stecchita, amen.

Però quel bastoncino verde e striminzito lì, che occhieggia sotto la rosa, non pare una peonia arborea? Che prima di morire abbia figliato? Non è facile per le arboree. Mah, vedremo, se son peonie, fioriranno!

E l’anno scorso è fiorita. Uno solo ma enorme. Bianco.

Diavolo, nata da seme, li ho visti (e anche raccolti, qualcuno volesse provare **). Autofecondato probabilmente. E com’è che è bianca? Mendel e i suoi piselli che ne dicono? Mah, sarà rosa pallido… poi sai, forse la gran pioggia ha dilavato il colore.

E quest’anno è rifiorita. 2 fiori, enormi. Rosa pallido un tubo, bianchi che più bianchi non si può.

Almeno, a me sembran bianchi, e a voi?

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Bianca, vero? Non posso uscire a controllare, perché piove. A catinelle.

Egregio signor Mendel, lei e i suoi piselli, che ne dite? Il colore è andato per i fatti suoi, ma il gene della pioggia, quello è passato in pieno alla generazione successiva. Ho avuto grazia di vederla fiorita nel pieno del suo splendore per la bellezza di giorni 1, dopo di che il diluvio.

Quasi quasi esco a metterle in testa un paio di sacchetti della Despar, che vi pare?

*  citazione da:copj13[1] ** Equipaje, teressa?

lunedì 21 dicembre 2009

Solstizio d’inverno

Adventskranz

“Vero papà che il Bambino Gesù fa diventare queste notti corte corte così arriva prima natale?”
“Enno, non funziona così: sono le notti più lunghe dell’anno queste”

Sarà stata la vigilia di natale dei 5 anni quando iniziai a dubitare: il bambin Gesù o non poteva o non voleva accorciare le notti per i bimbi impazienti. Forse non era onnipotente, o era un bambinetto tignoso e per nulla simpatico: queste notti qui, proprio queste, le più lunghe dell’anno?

Forse non era neanche lui a mettere i doni sotto l’albero.

“Papà, ma è davvero il bambino Gesù che porta i regali?”
“Finché credi che sia il bambino Gesù, li porta lui. Quando non ci credi più non è più lui”.

Ho provato a crederci ancora con impegno, ma non ha funzionato. Vedi un po’ che strano caso fece di me una scettica razionalista :D

(Si, è il mio Adventskranz, e domani faccio anche l’albero, perché?)

/me o della coerenza ;)

giovedì 8 ottobre 2009

Una vecchia cornacchia versione beta :P

Nonostante bazzichi in rete da tempi immemorabili, mi ricordi il gopher, lavori in mezzo ai byte da quando i personal computer ancora non erano stati inventati (si, c'è stato un tempo in cui!), cara equipaje, altro che barbagianni 1.0! Visto che vesto quasi sempre in nero e che sono figlia di una strega, vecchia cornacchia, o meglio, gracchio alpino rel. beta mi si adatta meglio. Rilasciata ai tempi in versione test e abbandonato il progetto :P

Gracchio alpino

Non ho un account su facebook, non cinguetto con twitter, è abbastanza impegnativa la first life da non desiderare affatto metter piede nella second, il mio cellulare non soffre da iperlavoro visto che e' prevalentemente spento, le social network virtuali mi causano gravi orticarie, mi piacciono invece moltissimo quando son fatte di gente real che si ferma a contarsela il sabato al mercato o sbevazzando a cena da qualche parte. Ritengo che i blog siano molto sopravvalutati, soprattutto dai blogger. Il resto del mondo se ne frega che ha altro a cui pensare.

La cosa più simile a una social network che abbia mai bazzicato è usenet, della quale apprezzo la libertà e l'autogoverno, in particolare it.sport.montagna, nel quale, ad onor del vero, ho stretto grandi e durature amicizie. Forse è per questo che i forum proprietari mi stanno sui maroni? Nei confronti di facebook poi ho una preconcetta antipatia rafforzata dai tour fatti per mezzo di account in prestito. E io ai miei pregiudizi tengo moltissimo!

Non sono proprio 2.0 direi. Non è che me ne vanti eh, ma mi pare di perdere quintalate di tempo in cazzabubbole già così, figuriamoci se mi socialnetworkizzo o mi 2.0izzo!

E ce lo vogliamo mettere che parlare di me mi piace più o meno come andare dal dentista? Anzi, il mio dentista è di gradevolissimo aspetto e anche simpatico (la sua siepe di lauroceraso un po' meno, mi fa ombra ai pomodori).

Insomma tutta questa pippa nella quale racconto un bel po' di fatti miei per dire che, ringrazio molto per il pensiero, ma, da vecchia gracchia alpina in beta release, non faccio il meme dei 10 fatti miei :D

(10 blogger ai quali non passo il cerino acceso tireranno un sospiro di sollievo :D)

giovedì 1 gennaio 2009

Ancora ladri di acqua

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Il babbo, asciutto quella volta.

Se mi si chiedesse che anno era, non lo ricordo proprio; so solo che si apriva la pesca sull'Adige il primo di gennaio, e il babbo non poteva assolutamente perdersi l'evento. Bardato come solo lui sapeva fare, unica concessione alle convenzioni il cesto di vimini regolamentare e gli stivaloni, cappellaccio piantato sul cranio, canna da pesca e quant'altro, alle 6 di mattina era sull'argine a pescare.

Come vuole l'iconografia classica, quando tornò a casa bagnato come un pulcino mamma era seduta vicino al caminetto a ricamare violette su una tovaglia. Tutto preso dal sacro fuoco della pesca era scivolato nel fiume, stivaloni cesto e tutto l'armamentario compreso. Il primo di gennaio. A Bolzano.

I motivi per cui avrebbe potuto rimetterci la scorza variano dalla polmonite all'annegamento per stivaloni pieni d'acqua che lo tiravano sotto, per testata contro pietra affiorante o per assideramento dopo essere stato trascinato chissà dove: l'Adige ha una discreta portata anche d'inverno. Non si beccò nemmeno il raffreddore.

Ora ai fiumi altoatesini manca l'acqua. Lo segnala preoccupato il presidente dell’associazione Provinciale Pescatori, Gebhard Dejaco al quotidiano Alto Adige del 28 dicembre, e le colpevoli sono le centrali idroelettriche. Gli iscritti all'associazione hanno girato diversi torrenti in diverse giornate muniti di un costoso apparecchio di misurazione controllandone la portata in varie ore del giorno: nella quasi totalità delle misurazioni il livello delle acque residue fissato per legge dalla Provincia non è rispettato e si aggira attorno alla metà di quanto stabilito.

«Nei pressi di Colle Isarco sono state effettuate numerose misurazioni in ore e posti diversi. Non sono mai stati raggiunti i 600 litri/secondo prescritti, anzi. E così nel tratto d’acqua sottostante, un tempo ricco di fauna ittica, i pesci di dimensioni maggiori sono praticamente scomparsi del tutto, mentre i pesci più piccoli sono facile preda della crescente popolazione di aironi cinerini»

Non è solo la fauna ittica a soffrire di questa situazione: viene completamente distrutto un ambiente naturale. A fronte di un danno ecologico irreparabile, sottolineano i pescatori, se beccati in fallo i concessionari vengono sanzionati con cifre di gran lunga inferiori al guadagno che deriva dallo sfruttamento della maggiore quantità d'acqua utilizzata. Sempre che qualcuno voglia controllare e sanzionare: «Un funzionario del corpo forestale ci ha spiegato testualmente che "su determinate infrazioni abbiamo ricevuto ordine dall’alto di chiudere un occhio"» aggiunge infatti Dejaco.

I pescatori stanno pensando di passare alle vie legali e richiedere un risarcimento: un precedente a loro favore c'è. Il tribunale di Belluno ha condannato per lo stesso motivo l'ENEL a pagare una consistente cifra di danni al ministero per l'ambiente che si era costituito parte civile.

Non c'è ambito nel quale gli interessi economici non se ne facciano un baffo dell'ambiente e dell'ecologia, spesso con la connivenza delle istituzioni.

Occorre specificare che il tuffo del babbo fu l'occasione cercata dalla mamma per mollare tovaglia e violette al loro destino e non prenderle mai più in mano? L'iconografia classica a casa mia era sempre di brevissima durata.

 

martedì 30 dicembre 2008

Questi li anticipo ;)

Ho passato l'ultima settimana insieme alle TERRE BASSE, ad addobbare l'albero, a mangiare (non troppo), bere (..ehm...), rigovernare, ciacolare (parecchio), spignattare, lamentarmi del governo e degli italiani, accarezzare gatti (diversi), guardare vecchie foto e dirci a vicenda quanto siamo migliorate col tempo (figuriamoci prima!), scartare regali, anzi, mangiare regali (pochi e tutti mangerecci), varie ed eventuali, non obbligatoriamente in quest'ordine.

Quel che non ho fatto, è stato domare bit e byte. Manco la posta, una vergogna! Non ho ringraziato nessuno di voi che mi avete lasciato gli auguri, molto graditi, davvero. Girano tutte belle persone attorno a questo angolino di rete :).

Per prendermi in tempo e non fare altre figuracce, visto che son mica sicura di fare meglio con capodanno, auguri!

fonte Wikimedia Commons licenza copyleft

Agli ortolani pazzi, ai pazzi ortolani, allo spignattatore vagabondo, al matematico dall'elicottero nero, al Barba delle meridiane, al laconico mòcheno, alla battagliera Marzia, all'uomo con la testa fra le nuvole, a Guido che a volte ritorna, alla nonna tecnologica che mi fa venire l'acquolina in bocca, al gambero annegato nel foie gras, alla bibliotecaria nel pagliaio, all'alpista silenzioso, all'accademica affannata, ad Ana dall'altra parte del mondo, alla studiosa di un'altro mondo, a Misty vicina di casa. A elena, alla transfuga Silvia, bobbi, luca, Marco, a tutti quelli che passano di qui e non lasciano traccia.

Alle sorelle basse ed alte ;), agli amici lurkatori che poi mi bacchettano in pvt ma qui non dicono mai nulla, a Loriz e Loris, anche a chi mi sono scordata.

Buon 2009, a tutti, checché ne dicano gli astrologi: tranquilli non ne beccano mai una!

venerdì 19 dicembre 2008

Ristorante al termine dell'Universo

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Nell'acquario

La mangiatoia di cui sopra, e di cui non si fa che parlare su questo blog fino alla noia, è piazzata circa equidistante fra la finestra della mia cucina e il muro di cinta del Lorto.

Il quale confina con una strada e quindi con una scuola.  Dalla mangiatoia si vede benissimo tutto quello che succede là fuori, è divisa solo da una rete a maglia molto larga: automobili, gente che va e che viene, studenti che entrano a scuola, che escono, che giocano con le figurine (no eh, non si gioca più con le figurine) o con il cellulare, che ridono o urlano; sciure impellicciate con cane al guinzaglio che abbaia contro Lamicia (e regolarmente caga in strada nella totale indifferenza di detta sciura); camion delle scoazze, spazzino (OPS! operatore ecologico) con la soffiatrice.

Su quel muretto passeggia Tom, il gattaccio del quartiere, ogni tanto ci si appoggia una coppietta a pomiciare. Di tutto questo casino, agli uccellini non interessa un bel niente. Tranquillamente mangiano, bevono, litigano, come se la strada fosse su un altro pianeta. Tom si becca un'occhiata indifferente, tanto non ci prendi, pantalon!

Se io voglio godermi il meritato spettacolo, da dietro i vetri della finestra chiusa della cucina, devo fare come il gatto Silvestro: luci interne spente, e strisciare guardinga fino a nascondermi dietro l'infisso o dietro i crisantemi strategicamente piazzati sul davanzale. Dopo un po' di completa immobilità la vita, la fuori, riprende.

Oppure devo piazzarmi a debita distanza dai vetri, aguzzando lo sguardo. Meglio se non indosso nulla di chiaro. Se a loro pare di scorgere un movimento all'interno, CIRRRRP e via di volata! Ingrati!

Lamicia staziona per ore sul camminamento fuori dalla finestra, e loro se ne fregano. Dorme, si stiracchia, ormai ha capito che da lì non li prende e fa finta di non vederli e loro fan finta di non vedere lei.

A luce spenta da fuori non si vede un accidente di quel che succede all'interno, ma loro mi vedono.  Va un po' meglio il pomeriggio, i riflessi sul vetro qualcosa fanno, ma scattare foto è un casino. A finestra aperta poi è impossibile. Per quello mi vengono spesso quadri astratti o foto di passeri che svolazzano in un acquario: i miei vetri hanno 90 anni e sono lavorati a mano: non il massimo della nitidezza, diciamolo.

Nel frattempo, in strada, è passato un tamarro con i finestrini abbassati e lo stereo a tutto volume UNZ UNZ; il nigeriano che da almeno 4 anni tutti i sabati chiede la carità appoggiato al muretto ha fatto giornata; il bar vicino ha buttato nella campana una montagna di vetro. E quella banda di bastardi, quando io che li nutro e mi preoccupo per loro sospiro o anche solo penso troppo intensamente, se la battono.

Mi piacerebbe sapere cosa passa in quelle testoline pennute. Perché di là può succedere il finimondo e di qua basta un fremito? Cos'è quel muretto, il limite dell'universo? Finis terrae?

mercoledì 10 dicembre 2008

Windows

Nel senso che se continua così domani esco dalla finestra!

Dalla finestra dello studio, 2 ore fa:

mini_studio-vi

Dalla finestra del bagno, 1 ora fa:

mini_scuola-vi

Dalla finestra dello studio, mezz'ora fa:

mini_lampione-vi

E continua. So mica cosa salvo dell'Lorto stavolta.

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venerdì 5 dicembre 2008

Una sorella. Anzi no, due.

sorelle


Quiz: in questa foto ci sono 2 sorelle germane, quali sono?

Sbagliato!

Questo post per dare il benvenuto nella blogosfera alle mie sorelle: quella vera e quella Vera. O viceversa? :)

mercoledì 3 dicembre 2008

Ciao, cedri

querciaBolzano, Passeggiate di Sant'Antonio

Io ho una mia topografia verde nella testa: in primavera allungo la strada e faccio giri viziosi per vedere la fioritura di due magnolie bellissime. Poi ci sono le tamerici di parco Petrarca, un glicine centenario in viale Venezia, un altro a San Maurizio; viale Principe Eugenio tutto rosa in maggio, le vigne rosse di castel Mareccio l'autunno, le grandi querce sulle passeggiate, un enorme ciliegio che merita una deviazione in via Vittorio Veneto quando è bianco di fiori in primavera e quando è color ruggine l'autunno. Poi c'è la casetta delle camelie in via Montello, quella fiorita tutto l'anno in via Battisti, una serie di rose di Merano lungo la strada che porta all'Ospedale. E tanti altri angoli verdi o singole piante alle quali sono affezionata.

cedri

Foto by Microsoft Virtual Earth, Bird eye

Questi quattro cedri del Libano li vedo dalle finestre di casa, alzo gli occhi dal monitor in studio e li vedo; da ragazzina mi perdevo a guardare gli uccelli sui loro rami invece che ascoltare la profe di geografia detta "Nevero?"; sotto le loro fronde ho giocato a uga e disu, a celo manca; hanno ospitato corvi e civette, cince e un gufo; li conosco da sempre, enormi e bellissimi. Pian piano li ho visti spelacchiarsi, perdere rami nelle giornate ventose, diventare pericolosi. A ogni nevicata un po' consistente devo chiamare i vigili del fuoco perché si schiantano sulla strada, è la terza volta in poco tempo che spianano qualche automobile, prima o poi fanno male a qualcuno: ci sono scuole lì accanto, il mercato al sabato, un discreto via vai di passanti.

Anche questa volta, come gran parte dei vecchi cedri sparsi in città, hanno ceduto sotto la neve pesantissima: un tronco di 50 cm di diametro è piombato sulla strada infilandosi, per puro culo, fra due auto parcheggiate: un paio di fanali rotti un paraurti ammaccato, la rete del mio Lorto acciaccata, poca roba ma vederlo cadere mi ha fatto paura. Se ci fosse stato qualcuno lì sotto poteva finire molto male, e non si può sempre contare sull'"indispensabile culo".

Sto scrivendo con il rumore della motosega nelle orecchie: uno è andato, un altro lo stanno tagliando adesso, poi toccherà a questi due di fronte. Son solo alberi, lo so, c'è ben altro, ma a me spiace lo stesso.

Silvia, vedrai che cambiamenti, quando torni, alla tua topografia verde, che strage di piante in città!

Mettiamola così: meglio adesso che in primavera, quando sono carichi di nidi. Sgrunt.

giovedì 20 novembre 2008

Life & Google

"Adams, Ansel" source:life

c-vi

"Grand Canyon National Park," Grand Canyon, AZ. - Location: AZ, US - Date taken: 1941 Photographer: Ansel Adams.

Fonte, Google Image

Google ha siglato un accordo con Time Warner, proprietaria dei diritti sull'enorme archivio iconografico di Life, la rivista americana famosa per i suoi servizi fotogiornalistici, uscita con cadenza settimanale dal 1936 fino al 1972 poi, con un paio di interruzioni e con cadenze diverse, fino al 2007.

I milioni di fotografie dell'archivio Life, scattate da grandi nomi del fotogiornalismo, molte delle quali inedite, sono state digitalizzate, organizzate, archiviate e rese disponibili in rete dal progetto "LIFE photo archive hosted by Google". Già parzialmente suddivise in decenni e in macroargomenti, sono anche raggiungibili con chiave di ricerca dalla Home page del progetto, da google image aggiungendo "source:life" e sono elencate nelle normali ricerche insieme alle altre immagini che soddisfano i criteri impostati.

chiave di ricerca: Capa italy source:life

capa

Italian refugee women carrying their belongings in baskets while fleeing their homes in the Cassino and Liri Valleys during Allied invasion of Italy, WWII. - Location: San Pietro, Italy - Date taken:
1944 - Photographer: Robert Capa

Il mio babbo comprava Life quando abitavamo in Germania ed ero piccina picciò; tornato in Italia rimase qualche anno abbonato alla rivista per mantenere in esercizio il suo inglese, e alcune foto me le ricordo ancora: credo di essermi appassionata alla fotografia sulle sue pagine.

Be', e adesso chi mi schioda da qui? ;)

giovedì 9 ottobre 2008

9 ottobre 1963

VAJONTpan

Il fronte della frana

Ero piccoletta ma me lo ricordo benissimo: la Emma piangeva come un vitello, giù in lavanderia, strofinando le lenzuola di mia nonna. Aspettava notizie da casa, da Longarone, dove aveva ancora i suoi, dove conosceva tutti, e non ne arrivavano. Non si capiva bene cosa fosse successo, quanti morti, dove, cosa fosse rimasto del paese, quali case, chi si fosse salvato. La zona era irraggiungibile, la radio era ancora imprecisa, la TV più vicina ce l'aveva il bar sotto i portici, Internet si chiamava ancora Arpanet ed era del Pentagono, le notizie non volavano come oggi. Il telefono di casa sua era muto.

E' la prima grande tragedia collettiva dei miei ricordi, la prima volta che condivisi il dolore e l'ansia di chi non conoscevo, che mi sentii parte di qualcosa di più grande della mia famiglia.

Erto, agosto 2003

La Emma lavava e piangeva, e non sapeva ancora che lei, la famiglia, non ce l'aveva più.

sabato 20 settembre 2008

Disclaimer

compatsch

Alpe di Siusi - Campac

Mi sono riletta e se non mi conoscessi penso che il dubbio verrebbe anche a me, visto che siamo pure sotto elezioni. Per chiarezza: NON faccio campagna elettorale per i Verdi, non sto tirando la volata per Dello Sbarba, se viene eletto mi fa piacere ma non voterò per lui, se non viene eletto non mi straccerò le vesti.

Con i Verdi condivido alcuni punti di vista e Riccardo è una brava persona, quindi non vedo perché non sostenere quelle campagne che mi trovano d'accordo; altre idee e politiche non le condivido, e non sto qui a spiegare il perché e il percome che non frega nulla a nessuno; ma, dato e non concesso che ce ne fosse uno, non è il partito per il quale potrei spendermi nel mio blog.

Se c'è da fare baccano insieme contro l'ennesimo scempio ambientale, son pronta a battere coperchi, far casino, soffiare nel fischietto, scrivere lettere al giornale, scrivere sul blog, firmare petizioni; per altri argomenti non sono della partita. Diciamo meglio, non sono in squadra.

Oh, adesso che ho fatto chiarezza posso tornare a soffiare nel fischietto e a battere i coperchi con serenità.

(pronti per il capitolo Alpe di Siusi? :( )

PS: al mio paese un che "'l bat i coerci" vuol dire che gli manca un venerdì :D

lunedì 11 agosto 2008

Me la sono svignata di soppiatto

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Haute-Provence

Ogni volta che sconfino succede qualche casino. Questa volta ho cercato di sfidare il destino svignandomela in punta di piedi: lo sapevano 4 gatti, un paio quadrupedi e un paio bipedi, e dove di preciso nemmeno io.

Almeno una settimana da queste parti sono riuscita a farla.

Lungo la strada speravo di vedere questa ragazza, purtroppo non ce l'abbiamo fatta.

Girato un po' sulle strade del parco nazionale del Mercantour, bello e selvaggio, guidando per chilometri e chilometri in mezzo al bosco o alle praterie sulle strade deserte che uniscono paesini lontani da tutto, e fra borghi medievali senza negozi di souvenir, piadinerie e carrettini di gelato artigianale, senza guide turistiche con bandierine o ombrellini seguite da greggi fotografanti; dove la gente finora vive e non fa la bella statuina ad usum turisti.

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Annot

Come in Italia, dove c'è sci quasi ovunque c'è devastazione, binomio indissolubile.

Ci tornerò sopra.

Be', ora son qui, per un po' almeno.

Qui cos'è successo nel frattempo?

martedì 15 luglio 2008

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Genziana verna

Qui un po' di foto del trekking in Dolomiti 2008

(per equipaje: ho finito di rastrellare, in compenso ora le lumache mi stanno mangiando il rimanente)