giovedì 30 ottobre 2008

Stiamo freschi!

In un commento a questo post, meristemi si chiede: "Ma dico -da uomo di pianura- il riscaldamento globale non aiuta nemmeno a prevenire questi scempi?"

Nemmeno un inverno con minime costantemente un bel po' sopra lo zero ci salverà. Anzi, sospetto che tornerà in auge quella cosa demenziale che è lo sci estivo sui ghiacciai, e già mi vedo le mucche a pascolare sui bordi delle piste innevate. In barba ai catastrofisti che danno lo sport dello sci per spacciato a causa degli inverni sempre meno nevosi e sempre più caldi.

In sostanza pare che una ditta israeliana, prontamente contattata dal bolzanino TIS innovation park (un incubatore di imprese),  abbia prodotto 950 metri cubi di neve artificiale al giorno con temperature di 20° sopra zero e senza uso di additivi chimici. L'articolo che ne da' notizia è vaghissimo su tutto: non si conosce il nome della ditta israeliana né, nemmeno alla lontanissima, il procedimento usato.

Christian Höller, manager del TIS, fa invece un bel discorsetto da markettaro e ci racconta che un'azienda locale che lavora nel settore della produzione di neve artificiale ha già contatti con Israele per vedere come portare questo sistema sulle montagne altoatesine.

Banalmente, la tecnologia è neutra, né buona né cattiva: non è neutro il modo in cui la si applica e l'uso che se ne fa.

fonte: quotidiano Alto Adige del 29 ottobre 2008

mercoledì 29 ottobre 2008

Come distorcere le notizie

senza raccontare bugie. Repubblica on line titola oggi: "Espose una rana crocifissa
licenziata direttrice del Museion
"

occhiello: "L'opera del tedesco Kippenberger scatenò polemiche
a Bolzano: sul caso intervenne perfino il Papa
". Poi va avanti per due paragrafi a raccontare la storia della rana, inducendo il lettore a pensare che la direttrice sia stata licenziata per quello.

museion_notturno

Bolzano, Museion

Più avanti, un po' defilato, il giornalista precisa che la dottoressa Corinne Diserens è stata licenziata in tronco, dalla stessa fondazione che per la rana, invece, la difese coraggiosamente, perché "è anche accusata della pesante situazione economica nella quale si troverebbe il Museion. Nei mesi scorsi si è parlato di un buco di circa 500 mila euro."

Anche. Esponi rane crocifisse, e inoltre non sai gestire economicamente l'azienda. No, casomai è il contrario, casomai: sono settimane che si parla della situazione economica del Museion appena aperto e già pesantemente in rosso, altro che rane crocifisse.

Infatti chiude l'articolo scrivendo: "Alla base della decisione ci sarebbe la difficile e pesante situazione finanziaria", ha precisato il consiglio di Fondazione." [agi - agenzia giornalistica italia]

Non cambia un po' la prospettiva di questo licenziamento, vista da questa angolazione? Non so nemmeno quanto la rana abbia pesato, su questa decisione. Poco, a mio avviso.

Ecco, miei 25 manzoniani lettori, mi urgeva far chiarezza.

Qui la puntata precedente

30 ottobre:
Bel post sull'argomento del Gambero rotto: Hommage à Corinne Diserens.

domenica 26 ottobre 2008

Catinaccio: vittoria di Pirro?

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Gruppo del Rosengarten/Catinaccio dalla cresta del Bletterbach sul Weisshorn di Aldein

Qui oggi si vota per rinnovare il Consiglio provinciale, e risparmio a tutti il pippone sul senso di presentare 15 liste (quindici) per 450.000 abitanti, neonati, minorenni e gatti compresi. Non mi dilungo a fare previsioni sul risultato, chi non conosce la realtà altoatesina potrebbe prendermi per una veggente, risultato che cambierà al massimo i rapporti di forza all'interno del partito di maggioranza assoluta, la SVP, partito di raccolta degli altoatesini di lingua tedesca. Che, mentre cala nei consensi fra i tedeschi, attira simpatie in campo italiano, vista la statura da pigmei dei politici di lingua italiana.

In sostanza: il Consiglio che ha votato la mozione che impegna la Giunta a non concedere l'autorizzazione per il nuovo scempio ambientale a danni del Catinaccio, non esiste più. E non esiste più la Giunta che ne è espressione. Quanto scommettiamo che appena possibile ci riproveranno, con il parlamentino nuovo di zecca? Magari con la scusa che una decisione così importante non può essere presa da un'assemblea in scadenza o qualcosa del genere. E questa volta Durnwalder, il Kaiser, il sicuro rieletto presidente della Giunta, non si farà prendere in contropiede.

Credo siano della stessa mia opinione gli amministratori di "Latemar Carezza Srl": sul costone Ratschiegler, nell'area dove dovrebbe sorgere l'impianto bocciato, sono comparsi pali di misura, con sopra segnate le quote, la posizione della progettata stazione in quota e dei vari piloni e altri dati. Ma anche Thomas Pardeller, anima del comitato Pro Catinaccio, veglia: fotografa i pali e scrive al quotidiano Alto Adige.

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Rosengarten/Catinaccio dalla strada per Ritten/Renon - Il paretone all'estrema destra è la Rotwand, la parete rossa, in italiano Roda di Vael.

E' di oggi infatti un comunicato a firma del Comitato, che in sintesi dice:
«Al Ratschiegler sono comparsi pali di misura per il progettato impianto di risali­ta. Bocciato dal consiglio pro­vinciale, si tenta adesso la strada dei fatti compiuti. Vogliamo ricordare che ta­le impianto non ha alcuna au­torizzazione ufficiale, che non è previsto dal "piano pro­vinciale delle piste da sci" e che neppure vi sarà inserito, visto che il consiglio provin­ciale, nella seduta del 30 set­tembre scorso, ha respinto il progetto con ampia maggio­ranza, incaricando la giunta provinciale di respingere la proposta della società "Late­mar-Carezza Srl [...]

Evidentemente la "Late­mar-Carezza Srl" non si rasse­gna e, dopo la sonora boccia­tura del consiglio provincia­le, cerca di passare ai fatti compiuti piantando numero­si pali di misura sull'area in­teressata. In questo modo, la società dimostra di non aver alcun rispetto verso le deci­sioni di un'assemblea legisla­tiva democraticamente eletta e di farsi beffa dell'intero pro­getto Unesco, che la sua pista comprometterebbe gravemen­te. [...]»

Mai abbassare la guardia, questi non aspettano che un momento di distrazione.

Qui le puntate precedenti.

Fonti: Quotidiano Alto Adige di oggi
Blog di Riccardo Dello Sbarba

mercoledì 22 ottobre 2008

Rumiz in Salsa CAI

Misty/Sittlieb, mamma di un bel forum montagnino e consueta visitatrice di questo angolino di rete, invita me e altri blog che si occupano di monti a postare la lettera che Paolo Rumiz ha inviato ad Annibale Salsa in occasione del 98esimo congresso nazionale del CAI. Congresso che aveva come tema "Identità e ruolo del Club Alpino Italiano in una società in trasformazione".

Non sempre mi sento di sottoscrivere in pieno gli articoli di Rumiz, a volte la passione lo fa essere affrettato nei giudizi, a volte è anche impreciso, cosa che per un giornalista non è un peccato veniale.  Ogni tanto lo trovo anche un po' meló e... non condivido sempre i suoi avverbi e la sua punteggiatura :P

Ma questo grido di dolore merita attenzione e diffusione anche se, in particolare col governo che abbiamo in carica, servirà solo a inquietare maggiormente chi è già inquieto di suo.

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il Gruppo del Latemar, assediato da tutti i lati da piste da sci e impianti di risalita, e tuttora interessato da nuovi disboscamenti e scavi

Lettera di Paolo Rumiz al presidente del Cai Annibale Salsa.
In occasione del 98esimo Congresso del CAI - Predazzo .

"Caro Salsa, ti invio questo mio intervento perché sia letto nella sede appropriata. Mi dispiace non essere venuto, ma nella lettera capirai.
Cari amici,
E’ curioso che non possa essere qui tra voi perché il mio giornale mi ha spedito a occuparmi di montagna. Questa mia diserzione è figlia della stessa emergenza che sarà sul tavolo dei vostri lavori. Devo vedere cosa accadrà quando la scure dei tagli pubblici si abbatterà sulle ultime scuole lasciate a presidio delle valli più lontane e spopolate. Lo dico con dolore. Per l’ennesima volta devo monitorare un abbandono di terre alte che apre la strada ai… cinghiali, al degrado e al saccheggio delle risorse. Il mio disappunto per non essere qui a Predazzo è attenuato – ma solo in piccola parte - da questa mia “chiamata alle armi” a difesa dei territori di cui - oggi qui - vi occupate.
Questa mia non è una semplice lettera formale di scusa per un’assenza. E’ qualcosa di più. E’ un’invettiva contro il degrado della montagna di cui vorrei che il Cai tenesse conto, e quindi vorrei fosse considerato un intervento a tutti gli effetti. Ritengo che i lavori sulla Tutela ambientale debbano essere prioritari su qualsiasi altra discussione, tale è l’emergenza che ci troviamo a fronteggiare. Tutto il resto – reclutamento soci, cultura, manifestazioni - sono quisquilie rispetto alla trasformazione biblica cui stiamo assistendo e che la civiltà dello spreco fa di tutto per non farci vedere nella sua reale gravità.
Gli alpinisti non sono una casta. Essi fanno parte dell’Italia e non devono tutelare se stessi per costruirsi serre riscaldate, ma esporsi in prima linea – nel vento forte - per tutelare coraggiosamente il loro Paese, il nostro Paese, senza guardare in faccia nessun Governo, nessun colore politico, nessuna confraternita di pressione economica o politica. Vorrei che il Cai sapesse di essere una lobby e di avere una massa critica e una capacità di pressione sufficienti a cambiare le cose, una forza d’urto che esso può esercitare, se necessario, platealmente, facendosi sentire con iniziative clamorose sotto il portone del Palazzo. Non ci sono più alibi per defilarsi.

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Panorama dolomitico con impianti

Ho cominciato a frequentare la montagna da bambino. Da adolescente ho sognato le prime arrampicate leggendo “Alpinismo Eroico” di Emilio Comici, e talvolta, inseguendo questo eroismo ho rischiato la vita da incosciente. Erano gli anni in cui, specialmente nella mia Trieste, le Alpi erano le sentinelle della Nazione. Da Aosta a Tarvisio gli Alpini uscivano ancora con i muli. Poi è arrivata la stagione adulta, il sesto grado, le nuove vie aperte in Pale di San Martino, Gruppo dell’Agner, Dolomiti della Sinistra Piave. A trent’anni ho lasciato l’arrampicata, quando ho messo su famiglia, ma ho continuato a frequentare la montagna con occhio attento alle sue genti e al suo habitat.
Negli anni seguenti ho raccontato l’Alpe come giornalista e scrittore, continuando a percorrerla in silenzio, e più la percorrevo, più aumentava la mia insofferenza per certo alpinismo – ginnico, narciso e dunque infantile - che puntava all’estremo ignorando tutto ciò che circondava lo strapiombante itinerario verso la vetta. Tutto, a partire dagli uomini. Essi non vedevano l’agonia dei ghiacciai, l’inselvatichirsi del territorio, la desertificazione dei villaggi, la requisizione delle sorgenti, l’aggressione agli ultimi spazi vergini, la cementificazione degli altopiani, la costruzione di impianti di risalita nel cuore di parchi naturali. Non reagivano allo smantellamento del paesaggio che la nostra Costituzione ci impone di tutelare.

Ampliamento di un già grande albergo a 100 metri dal biotopo di Monticolo (BZ)

Nel 2003, l’anno della grande sete, ho monitorato le Alpi, in un affascinante viaggio di quattromila chilometri dal Golfo di Fiume fino alle Alpi Liguri. Ne ho tratto un racconto a puntate uscito in 23 puntate su “la Repubblica”, una pagina al giorno. Il Grande Male che ci mina dall’interno era visibile ovunque, nel prosciugamento dei fiumi. Mai nella storia d’Italia, erano stati così spaventosamente vuoti. Il loro simbolo era il Piave, teoricamente sacro alla Patria, ma praticamente ridotto a un rigagnolo, un greto allucinante spesso più alto delle stesse strade che lo costeggiano. Uno stupro perpetrato dalla stessa Enel che aveva ereditato il Vajont.
Non esiste in Europa un Paese con i fiumi nello stato pietoso di quelli italiani. Le nostre acque non mormorano più, sulle nostre valli scende una cortina di silenzio funebre di cui nessuno parla. La gravità della situazione non sta solo in quelle ghiaie allucinanti, ma nel fatto che pochissimi le notino, nel fatto che TUTTO attorno a noi – dalla pubblicità audiovisiva nelle stazioni alla dipendenza nazionale dai telefonini - è costruito perché non ci rendiamo conto del disastro e continuiamo a dormire sonni tranquilli fino a requisizione ultimata delle risorse superstiti.
L’opinione pubblica italiana dorme, sta a noi svegliarla. Sta a noi, innamorati della montagna, ricordare che l’Italia è malata e nonostante questo c’è chi vuole succhiarle le ultime risorse. Una notissima multinazionale dell’alimentazione sta apprestandosi a requisire le ultime fonti dell’Appennino tosco-emiliano; altre società hanno catturato le residue sorgenti libere della Val Tellina con la scusa di preservare una risorsa preziosa. Si inventano eufemismi per consentire gli espropri: per esempio “neve programmata”, per nobilitare quel salasso di fiumi moribondi che si chiama innevamento artificiale.
Si afferma che pompare acqua dai fiumi serve a sostenere l’economia della montagna e quindi a evitare lo spopolamento, ma tutti – anche i citrulli – sanno che quegli impianti affogano in deficit spaventosi che la mano pubblica, resa sensibile da opportune donazioni, sarà chiamata a coprire con i nostri soldi. E tutti, nel comparto, sono a conoscenza che più nessuno in Austria, Francia, Slovenia, Svizzera e altre nazioni montanare d’Europa, programma seggiovie a quote dove la neve non arriva se non episodicamente.

 La strazione sciistica di Marilleva 900

Ma la grande scoperta della mia vita di giornalista è stata l’Appennino, che ho percorso metro per metro nel 2006, dando vita a un’altra serie di reportage. Ho scoperto un arcipelago di meraviglie e una rete di uomini-eroi che si ostinano a resistere in quota perché hanno la lucida certezza che l’equilibrio del nostro Paese dipende dalle terre alte. Un’Italia minore, dimenticata dal potere, della quale temo che il nuovo federalismo in auge servirà solo a sdoganare il saccheggio.
Il simbolo di questa aggressività suicida del Paese verso la sua montagna l’ho visto incarnato nella pastorizia, massacrata di divieti e schiacciata da un’alleanza fra burocrati di provincia e una grande distribuzione che spaccia nei nostri negozi carne straniera senza nome e senza qualità. La pastorizia, cenerentola dimenticata, dopo essere stata per secoli inestimabile ricchezza del Paese.
Sempre più spesso capita che ai piccoli comuni spopolati e in bolletta si presentino emissari di grandi aziende che, in nome dell’equilibrio ambientale e altre cause nobili come l’abbattimento del CO2 o il salvataggio delle acque, propongano la costruzione di piccole o grandi centrali, come quella a biomasse che presto stravolgerà la parte più intatta dell’Appennino parmense. Senza più lo Stato alle spalle, questi Comuni non hanno più gli argomenti tecnici e la capacità contrattuale per dialogare alla pari con questi giganti danarosi, capaci di mettere a tacere qualsiasi resistenza. La montagna da sola non ce la fa a proteggersi. Anzi, talvolta è la peggior nemica di se stessa.
Per questo credo che, oggi nel Cai, il ruolo di sentinella dell’Alpe vada rivisto. Noi soci restiamo sentinelle, certo: sapendo però che il nemico non è più esterno alla frontiera, ma abita qui e si muove come vuole nella finanza, nell’economia e nella politica del Paese. Per batterlo serve un’alleanza fra città a provincia, alpinisti e montanari. Il Cai deve ritrovare lo spirito delle origini, laico e indipendente dell’Italia post-risorgimentale che partì alla scoperta di se stessa, monitorando, crittografando, esplorando con passione ogni angolo sperduto del territorio appena unificato. L’Italia è un Paese di montagna, e non voglio che diventi un’esausta colonia, a disposizione di poteri senza patria.

Scavi per le canalizzazioni a contorno del bacino idrico per l'innevamento artificiale - Bondone, località Mezzavia

E verrà un giorno in cui i fiumi si svuoteranno, l’aria diverrà veleno, i villaggi saranno abbandonati come dopo una pestilenza, giorni in cui la neve e la pioggia smetteranno di cadere, gli uccelli migratori sbaglieranno stagione e gli orsi non andranno più in letargo. Verrà anche un tempo in cui gli uomini diverranno sordi a tutto questo, dimenticheranno l’erba, le piante e gli animali con cui sono vissuti per millenni.
Sembrano le piaghe d’Egitto. Invece è l’Italia di oggi. Pensate che uno ci dica tutto questo, un profeta solitario incontrato per strada. Gli daremo del matto? Oppure taceremo per la vergogna di ammettere che è già successo e di non aver fatto niente per impedirlo?
Paolo Rumiz
"

(grazie Misty per l'autorizzazione al cut/paste)

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domenica 19 ottobre 2008

Mij è tornata

Lontra europea (foto by Bernard-boehne, fonte wikimedia commons, licensed under GNU Free Documentation License, Version 1.2 or any later version)

Pare ormai certo: la lontra è tornata in Alto Adige. Dove abbia preso casa, giustamente, non si può dire ma la sua presenza è stata ufficializzata con entusiasmo dal direttore dell’Associazione Cacciatori Altoatesini Aukenthaler: «Le verifiche - spiega Aukenthaler - sono state fatte dal nostro biologo Lothar Gerstgrasser, che era stato informato della possibile presenza della specie in Alto Adige dal ricercatore austriaco Andreas Kranz. Supposizioni che si sono rivelate esatte».

Nel 1985, data dell'ultima ricerca sistematica a cura del wwf, era stata data per biologicamente estinta: le ultime prove certe della sua presenza due esemplari uccisi e imbalsamati (!) fra il 1956 e il '58. (*)

Ora pare tornata, anche se la presenza sporadica delle sue tracce non vogliono dire un ripopolamento certo e duraturo.

Questa notizia mi fa tornare in mente un libro ormai purtroppo fuori catalogo: "L'anello di acque lucenti" scritto nel 1959 da Gavin Maxwell (1914-1968), pubblicato in Italia nel 1977 da Rizzoli nella collana "l'Ornitorinco" curata, a suo tempo, da Ippolito Pizzetti.

E' una storia bellissima: la burrascosa, poetica, divertente, triste convivenza dell'autore con la lontra Mij, prima di una serie di altre lontre domestiche, in uno scenario meraviglioso: "la baia degli ontani", Camusfeàrna (Sandaig), nelle Western Highland scozzesi.

Incipit:
"Siedo in un soggiorno-cucina rivestito di pitch-pine, e una lontra dorme a pancia all’aria tra i cuscini del divano, le zampe anteriori protese in alto, con quell’espressione di intensa concentrazione che hanno i neonati quando dormono. Sulla lastra di pietra sotto la mensola del camino sono incise le parole Non fatuum huc persecutus ignem - “Non inseguii fin qui un fuoco fatuo”. Oltre la porta c’è il mare, le cui onde si rompono sulla spiaggia, distanti non più di un tiro di sasso, e tutt’intorno montagne sospese nella nebbia. Un gruppetto di anatre selvatiche passa volando oltre la finestra e si posa sul piccolo tappeto di prato verde; e non fosse per il tenue, soddisfatto mormorio delle loro voci e il rimbombo del mare e della cascata, il silenzio sarebbe assoluto. Ormai, da più di dieci anni, questo luogo è la mia casa, e ovunque le vicissitudini della vita mi porteranno in futuro, rimarrà la mia casa spirituale fino a che non morrò, una casa a cui si ritorna non con la certezza di incontrare compagni umani, e neppure con l’aspettativa di agi e riposo, ma come a un qualcosa da lungo tempo familiare, dove ogni scoglio ricoperto di licheni, ogni sorbo selvatico mostra un volto conosciuto e rassicurante."

Due anni più tardi uscì in Italia la continuazione della storia: "La baia degli ontani", che mi piacque meno se ben ricordo, ma non posso andare a controllare perché DOVE DIAVOLO E' ANDATO A FINIRE? A chi l'ho prestato, accidenti a me, che è fuori catalogo anche questo? Quando imparerò che i libri non si prestano, mai! In caso si regalano, ma una copia nuova comprata per la bisogna. Sgrunt.

(*) fonte: quotidiano Alto Adige, 18 ottobre 2007, pag. 44

martedì 14 ottobre 2008

Chi cerca trova.

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Ghiacciaio de La Mare, gruppo del Cevedale, anno 1932

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Ghiacciaio de La Mare, gruppo del Cevedale, anno 2003 (fonte "il Trentino" rivista della Provincia autonoma di Trento, n.280, agosto 2007)

La qualità delle foto fa parecchio schifo, non saranno quelle di Adriano Tomba, ma a forza di cercare immagini di confronto, che alla mostra non c'erano, qualcosa ho trovato:

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Ghiacciaio dell'Adamello, le Lobbie, 1905 e 2008. (fonte, Gletscherarchiv)

E questo me l'aveva già annunciato la mia amica Loredana: sopra il Tuckett, la vedretta non c'è più:

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Vedretta di Brenta inferiore e rifugio Tuckett, 1955 (fonte, Gletscherarchiv)

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Vedretta di Brenta inferiore e rifugio Tuckett, 2008 (fonte, Gletscherarchiv)

E chi vuol farsi del male vada a dare una sbirciatina qui: Gletscherarchiv, Liste aller Gletschervergleiche. Scelga un ghiacciaio che conosce, un profilo al quale è abituato. Poi clicchi qui e là, che so, faccia due passi a Sulden/Solda, o faccia una pedalata virtuale sulla Stilfserjochstraße/strada dello Stelvio, oppure, mammamia! l'Ebenferner/Vedretta Piana.

Be', sappiatemi dire. E buonanotte.

domenica 12 ottobre 2008

Adriano Tomba, fotografo

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Gruppo Adamello/Presanella, Corno Miller, 21 agosto 2002. Punto di ripresa: vetta dell'Adamello. (foto Adriano Tomba - fonte: sito della galleria foto forum)

In zona Cesarini come mio solito, venerdì sono andata alla galleria "foto forum" di Bolzano a vedere la mostra di Adriano Tomba: "ADAMELLO-PRESANELLA - Fotografie panoramiche. Ascensioni fotografiche in Adamello-Presanella".

Poche foto panoramiche in bianco e nero, skyline di monti e ghiacciai a me familiari, ripresi con mestiere e sensibilità "sulle tracce dei primi salitori e dei primi fotografi" per ricreare, a distanza di oltre un secolo, gli scatti dallo stesso punto di vista. Si rincorrono infatti nelle didascalie nomi di personaggi come Vittorio Sella, Giuseppe Garbari, Julius Payer e date che risalgono agli ultimi anni del 1800.

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Panorama dalla Presanella, 30 luglio 2003. Punto di ripresa: vetta della Presanella (3556 m.). (foto Adriano Tomba - fonte: sito della galleria foto forum)

E qui, secondo me, una piccola pecca nell'allestimento: sarebbe stato interessante poter confrontare la foto attuale di Tomba con gli scatti di allora, fuori copyright da un pezzo, anche solo riprodotti in piccolo: quanto sono arretrati i ghiacciai, le vedrette, da allora? Nella vostra cronista batte un cuore ambientalista (e rompiballe) e ne ho sentita la mancanza.

In compenso fin troppo ricca per quanto interessante la presentazione uscita dalla penna di Floriano Menapace e pubblicata sul pieghevole che accompagna la mostra, che spazia dai panorami di Tomba alla storia della fotografia di montagna e della documentazione fotografica del gruppo Adamello-Presanella. Un metro lineare di pieghevole che ha come maggior pregio un metro di panorama dalla Presanella sul retro.

fotoforum logoLa mostra si visitava in pochi minuti, in compenso ho passato un bel po' di tempo a sfogliare cataloghi di mostre precedenti, più di una delle quali a sfondo montano, paesaggistico o antropologico, una più stimolante dell'altra.

Ospitate peraltro in una galleria che esiste da un bel po' più di un decennio e della quale ignoravo beatamente l'esistenza, collocata in una brutta palazzina in pieno centro storico di fronte a uno dei palazzi più belli della città vecchia. Bolzano è speciale per queste cose, pare faccia apposta.

sabato 11 ottobre 2008

Pro Catinaccio continua: domani manifestazione in quota

Thomas Pardeller, la persona che ha aperto la raccolta di firme Salviamo il Catinaccio, anima del movimento "Pro Catinaccio", mi spiega in una e-mail perché la raccolta di firme prosegue nonostante sia stata approvata in Consiglio provinciale la mozione di Dello Sbarba che dovrebbe, per il momento, salvare la zona della Roda di Vael da uno scempio ambientale.

"Per quanto riguarda le firme, noi abbiamo deciso di proseguire con le raccolte fino al prossimo anno e cioè finché abbiamo l'iscrizione del UNESCO.
[...] prova ancora qualche gioco sporco. E proprio per questo vogliamo restare attivi e combattere.

[...] proseguiamo con le firme. Prossima domenica 12 ottobre c'è un'altra possibilità di farlo. Facciamo un sopraluogo con i politici sotto il Rosengarten (Catinaccio N.d.F)."

Mi chiede poi di rilanciare il sito per la raccolta telematica: Salviamo il Catinaccio.

E' tardino per dirlo, lo so, ma domani si svolgerà la prima escursione pubblica al costone Ratschigler sotto al Roda di Vael. "L'incontro, recita il comunicato ufficiale, vuol dare l'opportunità ai candidati al consiglio provinciale di prendere visione della zona dove sorgerà il'impianto di risalita"

Ritrovo alle ore 10 all'hotel Aquila Nera di Nova Levante.

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Sentiero del Masaré

"Dopo un'ora di cammino l'escursione ci porterà nel bel mezzo della riserva naturale, che in futuro sarà parte del patrimonio Unesco. Passeremo per prati in alta quota e boschi secolari, dirigendoci verso la Roda. Giunti a destinazione offriremo un rinfresco ai partecipanti." Il rientro sarà sul bellissimo e facile sentiero del Masaré che attraversa tutto il versante del Rosengarten/Catinaccio in uno scenario magnifico. "In seguito saremo lieti di invitare i partecipanti a una merenda presso una locanda del posto. Durante l'escursione saremo accompagnati da esperti che ci spiegheranno le peculiarità paesaggistiche e le particolarità della natura del luogo."

Il meteo prevede bel tempo, sarà una gita bellissima.

PS: Abbigliamento da montanari, giacca a vento, pile, scarponi, non fatemi i zitadini ;)

Ho un porchissimo mal di schiena che non mi permette ancora di essere della partita, ma, dice Thomas, non sarà l'ultima manifestazione prevista. E le prossime vedrò di annunciarle per tempo!

Ricordo i link dei siti correlati:
Raccolta di firme Salviamo il Catinaccio
Movimento Pro Catinaccio: news, segnalazione degli eventi, fotografie, appelli. Insomma il sito di riferimento.

A questo indirizzo (mi autocito, perdonatemi) un riassunto della vicenda per chi se la fosse persa e una serie di link per approfondire.

giovedì 9 ottobre 2008

9 ottobre 1963

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Il fronte della frana

Ero piccoletta ma me lo ricordo benissimo: la Emma piangeva come un vitello, giù in lavanderia, strofinando le lenzuola di mia nonna. Aspettava notizie da casa, da Longarone, dove aveva ancora i suoi, dove conosceva tutti, e non ne arrivavano. Non si capiva bene cosa fosse successo, quanti morti, dove, cosa fosse rimasto del paese, quali case, chi si fosse salvato. La zona era irraggiungibile, la radio era ancora imprecisa, la TV più vicina ce l'aveva il bar sotto i portici, Internet si chiamava ancora Arpanet ed era del Pentagono, le notizie non volavano come oggi. Il telefono di casa sua era muto.

E' la prima grande tragedia collettiva dei miei ricordi, la prima volta che condivisi il dolore e l'ansia di chi non conoscevo, che mi sentii parte di qualcosa di più grande della mia famiglia.

Erto, agosto 2003

La Emma lavava e piangeva, e non sapeva ancora che lei, la famiglia, non ce l'aveva più.

mercoledì 8 ottobre 2008

Serena ogni montagna

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Foto JRRT

"Dolce e chiara è la notte e senza vento,
e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e di lontan rivela
serena ogni montagna"

Giacomo Leopardi
da LA SERA DEL DÌ DI FESTA

domenica 5 ottobre 2008

Battuta la sfiga: Nives e Romano fanno 11


Foto Repubblica on Line

Nives Meroi, Romano Benet e Luca Vuerich venerdì 3 ottobre sono arrivati in vetta alla Montagna dello Spirito, il Manaslu, l'ottava montagna più alta del mondo, 8156 metri s.l.m., nell'Himalaya nepalese. E così Nives torna ad essere la donna con più 8.000 raggiunti tornando in testa ad una classifica di una gara che interessa più ai media che a lei.

Ne dà notizia Repubblica on line con un articolo nel quale scrive: "I tantissimi altri che in queste settimane hanno affollato la montagna - in gran parte spedizioni commerciali - sono rimasti bloccati da neve alta, valanghe, ingorghi in quota che hanno impedito di stendere le corde fisse. I tre italiani, come sempre è successo, non hanno atteso il lavoro dei portatori d'alta quota. Prima hanno tastato il terreno raggiungendo il campo 1, poi sono ridiscesi al base e, approfittando della finestra di bel tempo che era stata annunciata per i primi di ottobre, si sono diretti verso la cima. Una telefonata con il satellitare alla sorella - Leila, medico, è anche lei sotto il Manaslu per uno studio sull'edema cerebrale d'alta quota - ma la notizia non era confermata fino a stamattina, quando Manuel Lugli, che con l'agenzia Il Nodo Infinito organizza le spedizioni della coppia, è riuscito a parlare con Meroi, rientrata al campo base."

Ancora una volta la spedizione leggera, senza portatori in quota e senza bombole d'ossigeno, ha battuto il gigantismo delle spedizioni commerciali, si è dimostrata più veloce e agile e ha permesso loro di arrivare dove altri hanno dovuto rinunciare.

Bravi, brava Nives, grande donnina leggera come una piuma con un'anima di acciaio :)

Biancaneve, primaneve

ottobre


Stamane i monti attorno a Bolzano apparivano così. E così:

primaneve

sabato 4 ottobre 2008

Ottobre

foglie

“Sono lontani i giorni del Nord-Est e mi sono costruita la casa dove comincia il bosco. Vado d'ottobre con i miei ricordi per i boschi ed i monti. Nell'ampia valle c'è un luogo dove crescono le betulle: l'autunno sparge sulla terra il pianto d'ambra delle loro foglie”

Mario Rigoni Stern - Uomini, boschi e api

giovedì 2 ottobre 2008

Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza

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Rosengarten/Catinaccio - Rotwand/Roda di Vael dal passo di Costalunga-Karerpaß

Qui l'articolo del quotidiano Alto Adige sulla mozione che ha battuto in aula l'ala economica della SVP e che vincola la Giunta e il suo presidente a negare l'autorizzazione al nuovo impianto di risalita che da Malga Moser/Moseralm dovrebbe portare fino ai piedi della Rotwand.

Intanto, chi pensa che Moseralm sia una malga, butti un occhio QUI. Gran belle foto peraltro. Da una parte il Latermar, dall'altra la Rotwand/Roda di Vael. Una bambolina in regalo a chi mi scova le mucche. In una malga, non parrebbe strano, no?

Voglio dire, non ho nulla in contrario al turismo, a certo turismo. Non pretendo che Malga Moser resti così, per intenderci, ma ora è così. Non pare sufficiente?

Sull'estetica dei nuovi alberghi altoatesini e sul Südtiroler kitsch sarebbe da farci una tesi di laurea, ma non era questo, o non del tutto, il significato di questo post. Volevo che qualcuno leggesse con me la mozione e mi aiutasse a vedere, se c'è, il minuscolo forellino che farà precipitare la diga. Il piccolo appiglio per costruire l'impianto a partire, magari, da 300 metri sotto per fermarsi 100 metri prima...

Ok, sono una malpensante. Ma non mi fido. Non della buonafede dei Verdi, eh, ma dei marpioni che ci sono al timone della giunta. Che se sua altezza Durnwalder ha fatto fuoco e fiamme, se questa pista è stata promessa dal Kaiser in pirsona pirsonalmente, temo che, tempo 3 anni, la pista ci sarà.

Equipaje mi ricorda che Milton, dopo "il Paradiso perduto" ha scritto "il Paradiso riconquistato". Vorrei mai!

vael

Rotwand/Roda di Vael e cima Sforzellina che auf deutsch proprio non so come si chiami