domenica 10 gennaio 2010

Al bar Casablanca

Al bar Casablanca
seduti all’aperto
una birra gelata
guardiamo le donne
guardiamo la gente
che va in passeggiata
con aria un po’ stanca
camicia slacciata
in mano un maglione
parliamo parliamo di proletariato
di rivoluzione.”(*)

“Bolzano, Walter Rigon, 57 anni, da 32 alle acciaierie Valbruna, è in cassa integrazione guadagni ordinaria. Da più di un anno. Nel 2009, su 12 mesi ne ha lavorati forse 4, e a inizio 2010 definisce la sua condizione assai tragica.

Con estrema dignità - «perché è una vita che lavoro e alla mia azienda ho dato molto, per cui non mi devo vergognare proprio di nulla» - racconta come stia vivendo in questi mesi di difficoltà economica. […] « così non arrivo ai mille euro. Alcuni mesi proprio non ce la faccio, posso tranquillamente dirlo: vado sotto, in rosso».

Ciò che maggiormente preoccupa Walter Rigon è il 2010. L'azienda pare non abbia fornito rassicurazioni davvero rassicuranti, ma soprattutto ci sono le preoccupazioni personali, private. «Già ora, con 900 euro al mese, è dura. Devo tirare la cinghia, non mi posso più permettere di fare acquisti alla leggera. Compro solo offerte, non mi concedo nessun tipo di lusso superfluo. II giaccone o la maglia me li terrò anche per il prossimo anno. Ma questa cassa integrazione mi è piovuta addosso nel momento peggiore, e proprio non so come me la potrò cavare. Mi sono appena trasferito in via Nicolò Rasmo, a Casanova. Sono con una cooperativa e da primavera mi toccherà cominciare a pagare il mutuo, ma con che soldi?». Sono domande, chiosa Rigon, «che i politici non si pongono mai, con i loro stipendi da 20mila euro al mese. In tutto questo anno di crisi, davanti alla Valbruna non abbiamo visto nemmeno uno di loro. Nessuno ha richiesto un colloquio con noi, ci ha domandato come andasse o di cosa ci fosse bisogno. Scommetto che fra qualche mese, all'avvicinarsi delle elezioni, qualcuno arriverà. Gli voglio dare un consiglio: non si faccia vedere, né dentro né fuori dalla Valbruna, perché verrebbe accolto a pomodori in faccia».” (**)

“Al bar Casablanca
con una gauloise
la nikon, gli occhiali
e sopra una sedia
i titoli rossi dei nostri giornali
blue jeans scoloriti
la barba sporcata da un po’ di gelato
parliamo, parliamo di rivoluzione
di proletariato.”(*)

“Se Walter Rigon evidenzia le problematiche economiche derivanti dalla cassa integrazione, il collega Marino Vilardo sottoscrive in pieno, ma preferisce puntare sull'aspetto psicologico, sulla frustrazione dell'operaio lasciato a casa.

«Sono stato assunto - ricorda - nel 1978. Allora alle Acciaierie eravamo in 1.800. Ora siamo a mala pena 500. Ho dato qualsiasi cosa a questa azienda, ma loro non fanno investimenti. La candela, questa almeno è la mia opinione, si sta spegnendo piano piano. Oltre al danno economico questo ha riflessi sul mio morale: ti vedi andare in fumo una vita di lavoro. E poi ci sono tante, troppe cose che non riesco a spiegarmi. Per esempio, perché la crisi tocca la Valbruna a Bolzano, mentre per la sede principale di Vicenza non vale lo stesso»

Ma Vilardo, con le sue domande ironiche tenta anche un'analisi politica, di ampio respiro. «La Provincia - spiega - per la cassa integrazione ci ha suddivisi in due fasce: i ricchi come me, che con la cassa integrazione arrivano addirittura a 1.020 euro al mese, e chi ha meno anni di anzianità, che si aggira sugli ottocento. Bene, peccato che non abbiano pensato bene a cosa stavano facendo. Chi come me ha 57 anni una moglie e tre figli, uno solo dei quali lavora, con mille euro al mese non ce la fa neanche se vuole con tutte le forze. Chi lavorava alle Acciaierie, soprattutto grazie ai turni, prima si portava a casa 1.400-1.500 euro al mese. Non si navigava nell'oro, ma si arrivava alla fine del mese. Ma adesso come faccio?»”.(**)

L’importante e che l’operaio prenda coscienza.
Per esempio i comitati unitari di base…
guarda gli operai di Pavia e di Vigevano non hanno mica permesso che la politica sindacale realizzasse i suoi obiettivi, hanno reagito, hanno preso l’iniziativa!
Non è che noi dobbiamo essere la testa deli operai. Sono loro che devono fare, loro, noi…
“(*)

II peggio, spiega Vilardo, è che la cassa integrazione ordinaria è in via di esaurimento. «Poi arriverà la cassa integrazione straordinaria, cui seguirà magari la mobilità, per arrivare infine al licenziamento. Sono stufo di sentir parlare di crisi. Gli unici ad essere autorizzati a parlare di crisi siamo noi cassaintegrati. Per noi è stata una batosta doppia: prima l'euro che ha portato i rincari, poi la decurtazione della busta paga. Sto cominciando a perdere davvero le speranze. e non solo il solo. In tanti ormai stanno cercando di scappare, ma io, che a marzo compirò 57 anni, cosa posso fare? Dove posso andare? Chi mi vuole? Anche se uno è qualificato, a questa età non ti cerca nessuno. E i politici provinciali, che si sentono tanto sapienti, cosa stanno facendo? Come intendono aiutarci?». (**)

“Al bar Casablanca
seduti all’aperto
la nikon gli occhiali
e sopra una sedia i titoli rossi
dei nostri giornali
blue jeans scoloriti
la barba sporcata da un po’ di gelato
Parliamo, parliamo di rivoluzione, di proletariato…”(*)

E questa è la dorata Bolzano.

Scendete dal pero, tutti quanti, di qua e di là dell’arco costituzionale, dentro e fuori dal parlamento, al centro e in periferia, perché i segnali ci sono, di quello che potrebbe succedere. E non sono per nulla tranquillizzanti.

Non so quanta colla sarà sufficiente per mantenere i vostri culi sulle vostre comode poltrone a organizzare bicamerali, primarie, dialoghi con le destre, varie ed eventuali.

Dormitorio lager dei lavoratori immigrati (fonte: Repubblica on line)

(*) Giorgio Gaber, Al bar Casablanca. In “dialogo fra un impegnato e un non so” 1972

(**) Quotidiano Alto Adige, oggi, 9 gennaio 2010. Interviste di davide pasquali.