giovedì 26 febbraio 2015

Camelie e caprioli (e mi immagino le zanze!)

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nevischiava sui monti (fonte: foto-webcam.eu)

“Che strana stagione!” stavo pensando mentre il vento portava qualche fiocco di neve sui fiori della camelia, già fiorita da giorni, con un anticipo di più un mese. Il prato non è mai ingiallito, la lonicera è piena di getti nuovi, le rose hanno messo getti lunghissimi ben prima della consueta potatura di gennaio. L’acqua che metto a disposizione dei merli è gelata pochissime notti.

E mi è tornato in mente Rigoni Stern, appena ri-ri-riletto, che parla dell’inverno del 1992:

sentieriMario Rigoni Stern

Sentieri sotto la neve

Editore: Einaudi
Supercoralli

Anno 1998

pp. 127
€ 11,36
ISBN 9788806149000

(altre edizioni:
Sentieri sotto la neve. 2013. eBook
Sentieri sotto la neve. 2006. ET Scrittori

Questa stagione inusitata ha sicuramente favorito anche lo sviluppo di certi insetti e mai come quest'anno le mie api hanno anticipato la sciamatura. I tassi si sono svegliati in anticipo dal letargo invernale: già a metà febbraio avevo notato i loro segni. Pure i caprioli hanno avuto un inverno tranquillo; tranne qualche vecchio legnaiolo nessuno girava per i boschi (i cittadini non trovavano niente da raccogliere: né frutti né funghi), e cosi i caprioli sono scesi a pascolare le gemme dei saliconi a ridosso delle contrade. Una mattina ho visto le loro tracce sulla terra appena rivangata del mio orto. Ora, però, stanno pagando il trascorso mite inverno e la precoce primavera.

Nelle ore del giorno, quando stanno dentro il bosco a ruminare, li sento tossire e sternutire con insistenza. E un brutto segnale. Il loro malessere non è dovuto al polline delle conifere ma a un dittero: la Cephenemyìa stimulator, che l'estate scorsa ha depositato le sue larve nelle loro cavità nasali. Queste piccole larve, dopo una migrazione invernale all'interno delle prime vie respiratorie del capriolo, si sviluppano e crescono tra aprile e giugno per raggiungere poi la faringe. In questo periodo la povera bestiola infestata mostra segni di sofferenza, ha difficoltà a deglutire, tossisce, sternuta, ha il respiro raschiarne, scola muco dalle narici e scuote la testa con forza per liberarsi dal fastidioso ospite. Di conseguenza dimagrisce, ritarda la muta del pelo invernale, e se è maschio stenta a far ricrescere il trofeo. Può facilmente diventare preda dei cani randagi e delle volpi.

Le larve mature, dalle quali il capriolo infine si libererà, si impupano nel terreno delle radure e nei prati ai margini del bosco; dopo cinque settimane diventano insetti adulti: mosche lunghe un centimetro e mezzo, pelose e di colore giallo scuro. Nella maggior parte dei casi, andranno a deporre le uova sul naso dei piccoli caprioli nati a maggio perché gli adulti, conoscendo il pericolo, cercheranno difesa nel bosco più fitto, dove queste mosche di solito non arrivano.

Recentemente ho trovato una piccola femmina di un anno colpita dalla Cephenemyìa morta tra i fiori di un pascolo. Forse ad aggredirla sono state le volpi. Avevano già mangiato le cosce e le interiora. Le larve le uscivano dal naso. Il giorno dopo sentii i corvi gracchiare sopra quel pascolo, li osservai volare attorno alle spoglie della bestiola. Nel giro di poco tempo non rimase che lo scheletro ripulito e bianco; sull'erba, il pelo sparso.

(Mario Rigoni Stern)

Per fortuna i miei ricci e le tarte dormono ancora, ma la gatta Puzzola sta cambiando il pelo (ne ho dappertutto!). Adesso si spera che l’inverno non abbia qualche colpo di coda magari sui fiori dei meli o sui getti delle vigne.

camelia

Camelia fiorita in gennaio. A Bolzano.