sabato 1 ottobre 2011

Mi arrendo!

Le strade per Quoz. In giro per l'America

William Least Heat Moon
Le strade per Quoz. In giro per l'America

Traduttore: M. Capuani

Editore:
Einaudi  (collana Frontiere Einaudi)

Anno 2011
pagine 555, brossura

€ 24

Sono arrivata faticosamente a due terzi e non riesco ad andare avanti: di questo passo, a due pagine al giorno, l’anno prossimo sono ancora lontana dalla fine. Mi abbiocco alla ventesima riga, mi annoio, quando lo riprendo in mano devo rileggere il già letto perché me lo sono scordato.

Ho amato molto "Strade blu", letto e riletto con altrettanto piacere a distanza di parecchi anni. "Prateria" meno scorrevole ma non brutto, già in "Nikawa", secondo me, Least Heat-Moon aveva perso lo smalto.

Qui l'ispirazione non c'è proprio più, sparita la leggerezza dalle sue pagine, si trascina faticosamente alla ricerca dell'incontro interessante o della storia curiosa da raccontare. E forse è questo il problema: viaggia per scriverne non per viaggiare e ciao spontaneità. E scrive per contratto, a mio avviso, non più per piacere.

I viaggi: tanti e brevi, pochi giorni invece che mesi e mesi, più giretti che viaggi, e forse anche per questo non entra nello spirito del vagabondaggio. Non trovo la storia, nel testo, non c'è continuità.

Anche la moglie con la quale va in giro (viaggiare mi sembra una parola grossa) e della quale è estremamente orgoglioso, bella, bionda e riccia e avvocato di successo, nonostante i suoi sporadici commenti pungenti, non lo aiuta ad uscire dal loro cerchio magico e a guardarsi attorno con partecipazione.

Least Heat-Moon ha scritto un solo libro, "Strade blu". I seguenti hanno cercato, con alterne fortune, di esserne all'altezza. Dev’essere triste e sfigato, si vede, solo e disoccupato per trovare il mood giusto: con una moglie adorabile, l’editore alle costole, i lettori che da lui si aspettano da anni, impazienti, meraviglie, non ingrana.

E questi suoi lettori lui cerca di lusingarli, di adularli, si rivolge loro in seconda persona, li chiama “tu, sagace lettore” oppure “paziente lettore”. Ecco io la pazienza l’ho persa! E ho di meglio sul comodino che sta prendendo la polvere. Caro William, senza rimpianti, addio.

mercoledì 14 settembre 2011

Sit tibi terra levis, Walter

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Walter Bonatti ed Erich Abram al campo base del K2 durante la spedizione al K2 del 1954 (fonte: Wikimedia Commons)

“La montagna mi ha insegnato a non barare, a essere onesto con me stesso e con quello che facevo. Se praticata in un certo modo è una scuola indubbiamente dura, a volte anche crudele, però sincera come non sempre accade nel quotidiano.

Se io dunque traspongo questi principi nel mondo degli uomini, mi troverò immediatamente considerato un fesso… E’ davvero difficile conciliare queste diversità. Da qui l’importanza di fortificare l’anima, di scegliere cosa si vuole essere. E, una volta scelta una direzione, di essere talmente forti da non soccombere alla tentazione di imboccare l’altra…”

Fonte: quarta di copertina del libro “montagne di una vita”, Baldini & Castoldi s.r.l., 1996

venerdì 26 agosto 2011

Imperdibile!

Mi scrive Federico da Castellavazzo: “Per la rubrica "Caccia al kitsch" ti invio questo yak di plastica oversize (in allegato) incontrato sulla strada che dal passo Sella conduce al rifugio Pertini.
Lo sconcerto è stato vedere che numerosi turisti si facevano fotografare accanto ad esso, dando mostra di gradire l'orrendo manufatto.

Chi sono io per privarvi di cotesta magnifica opera d’arte?

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Mi mancano, davvero, le parole.

Grazie, Federico, per la preziosa testimonianza :)

giovedì 28 luglio 2011

Speriamo che non vinca!

Ho una cuginetta candidata al titolo di “Miss Alto Adige 2011”. La fotografia del concorso non le fa giustizia ma assicuro che è molto carina! (No, non la linko, calma, non spingete Con la lingua fuori).

Non vincerà perché non si dà da fare per vincere, ma dovesse arrivare prima, dio non voglia, potrebbe essere, l’anno prossimo, fra i fortunati prescelti per un permesso di caccia speciale, magnanimamente concesso dal Kaiser altoatesino.

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Stambecco francese (Monviso)

Non contento di guadagnare più di Obama, come ogni sovrano Durni distribuisce ai suoi sudditi, a quelli che si sono distinti per qualche motivo o a quelli che sono amici suoi o gli sono simpatici e a qualche associazione (fra le quali coro parrocchiale di Vanga), permessi di caccia speciali. Qualcuno li usa, altri se li rivende a caro prezzo.

Non so dire se mi dia più fastidio il gesto in sé, da signorotto medievale, o il tipo di privilegio accordato. Lo so, un animale cacciato ha vissuto una vita molto migliore di un manzo allevato, bla bla bla razionalmente bla bla. Ma i cacciatori fatico, davvero, a capirli.

Peraltro me la vedo, la biondina, imbracciare un fucile e andare a caccia di stambecchi! Tanti auguri, ragazzina, di non vincere Miss Alto Adige 2011.

mercoledì 27 luglio 2011

Non abbandonare un amico

Video Ferrafilm, giovani e bravi

Filmato carino, ironico, diretto, e con un messaggio importante: non abbandonate il vostro animale!

(Eh si ci sono anche donne stronze, serve un elenchino?)

giovedì 21 luglio 2011

Vorremo mica essere da meno!

dei paesi più evoluti, come Dubai, Giappone, Olanda, Francia o Inghilterra! Tutti dotati di pista da sci indoor, aperta anche d’estate. Ebbene, italiani tutti, esultate! Entro il 2015 anche noi potremo sciare a ferragosto in un’arena con due piste lunghe BEN 600 metri (l’una o complessivamente?) e con un dislivello di BEN metri 120.

Selvino

Rendering dell’impianto (fonte: Repubblica on line)

Due pistoni, ammettiamo! Il giocattolino, progettato dalla Neveland che sarà, si legge in rete in italiano, “il più grande impianto per lo sci indoor al mondo” (in inglese invece “the largest indoor ski dome in Europe”), verrà a costare 50 milioni di euro e si pagherà, secondo i primi calcoli, con 180.000 – 200.000 ingressi l’anno a 25 euro ogni 2 ore e sorgerà a Selvino, in val Seriana (BG).

Sarà il primo al mondo ad essere completamente interrato per abbattere le spese di raffreddamento degli ambienti, e il pendio verrà quindi rimboschito per ridurne l’impatto ambientale.

Oltre alle piste da sci il complesso sarà dotato di pareti per l’arrampicata su ghiaccio, albergo, ristorante, zona wellness

Willy Nardelli della Neveland, che per il momento è l’unica a sganciare la grana, dice a Repubblica che la struttura “sarà in grado di ospitare gare di sci valide per la Coppa Europa o diventare sede di allenamento per sciatori professionisti, oggi costretti ad andare in una struttura simile nei Paesi Bassi.”

Secondo Neveland e secondo il sindaco di Selvino, la posizione strategica a sole due ore da Milano e a mezz’ora dall’aeroporto di Orio al Serio dovrebbe garantire l’interesse per un impianto che potrebbe diventare un’attrazione invernale per gli abitanti delle vicine città e un punto d’incontro estivo per tutti i montanari che già frequentano la Valle Seriana.

"Il nostro Comune ha la neve nel suo dna - ha spiegato il sindaco di Selvino, Carmelo Ghilardi - visto che vanta due medaglie olimpiche, una delle quali conquistata da Deborah Compagnoni.”

A me viene da chiedere: perché mai un milanese dovrebbe farsi d’inverno 2 ore di auto di andata e due di ritorno per sciare al chiuso per ben 2 ore a 25 euro, su due pistucole da 300 metri? A chi la si conta che le gare di coppa Europa si svolgono su piste che hanno da invidiare ai campi scuola di ogni stazione sciistica? E gli atleti andrebbero ad allenarsi d’estate su piste che sembrano le scale di casa? Dall’altra parte del mondo è inverno, se non vado errata, e a prezzi non inaccessibili. I nostri maestri di sci lo sanno bene, visto che vanno in Argentina a fare la stagione. All’aperto. Su piste degne di questo nome.

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Fonte: boh, diversi siti in rete

A me, istintivamente, una cosa del genere piace pochissimo. Mai contenta, eh? In fin dei conti l’impatto ambientale, almeno visivamente, che a livello energetico non lo so quantificare, è meno pesante che, che so, l’impianto di risalita della val Jumela.

Tutti quelli che van a Selvino, su e giù in seggiovia in un capannone, non li trovo per sentieri: l’impianto potrebbe essere un ottimo contenitore di tamarri che altrimenti sarebbero a piede libero. Al contrario, gli “amanti della montagna”, così definiti dal Nardelli, secondo me saranno ovunque ma non lì.



Una persona che ama sciare, può definire questa “una bella sciata”?

Duecentomila ingressi l’anno? Probabilmente ho perso il polso della società nella quale vivo, ma santi numi, perché mai duecentomila persone dovrebbero preferire l’esperienza virtuale a quella reale? Perché andare a Selvino invece che a Bardonecchia, a Madesimo, a mezz’ora di strada in più? A Foppolo, più o meno con stesso tempo? E bisogna proprio andare a sciare a ferragosto, non c’è altro da fare, in montagna? Invece che chiudersi in un capannone che assomiglia molto a un centro commerciale? AZZ! vedi un po’ che mi sono risposta da sola?

PS: qualcuno avvisi il sindaco di Selvino che Debora Compagnoni è nata a Bormio e vive, che io sappia, a Santa Caterina Valfurva. Che con Selvino non c’azzecca molto, diciamolo.

martedì 19 luglio 2011

Quattro passi in tre

Partiti dalla “Romània”, diretti in Francia, ognuno col suo bagaglio sulla groppa, chi indossando gli scarponi, chi con gli zoccoli, chi con le zampe: lei, l’asinello, il cane. Li ho incontrati domenica scorsa in val di Sole, vicino a una fontana: fatti bere gli animali, stava ripartendo verso ovest. E’ giovane, viaggia da sola, senza altri esseri umani intendo, parla male l’italiano, è carina e sorridente.

FSC_7332Non ho fatto a tempo a domandarle molto di più, era già in strada, e non ho avuto la presenza di spirito di chiederle se avesse magari bisogno di qualcosa, dove avrebbe dormito, se le servisse da mangiare, da riposarsi o da ricoverare gli animali per una notte tranquilla: non mi mancano conoscenze da quelle parti.

Spero che trovi gente un po’ più sveglia di me lungo il cammino anche se a dire il vero pareva se la stessero cavando benissimo.

Buona strada, terzetto, siete tre grandi!

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venerdì 8 luglio 2011

Esamino di geografia

Su una cartina muta, in quanti dei miei lettori troverebbero al primo colpo il Pik Pobeda? Gran pochi mi sa. E il Kirghizistan? E’ là, a spannometro, molto ad est, faceva parte dell’URSS e ora è una repubblica indipendente tuttora piena di casini.

Insomma, quando Tamara Lunger mi ha detto che il 7 luglio se ne sarebbe partita per una spedizione sul Pik Pobeda mi è toccato guardare su Wikipedia per collocarlo al posto giusto.

In sostanza, Tami, dopo un inverno di magagne e umor nero, è di nuovo sorridente e per monti, e vi faccio l’obbligo di incrociare ancora le dita per lei Occhiolino

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Tami al “suo” rifugio l’altro dì

lunedì 4 luglio 2011

mercoledì 15 giugno 2011

Antichi mestieri

Non vorrei che questo blog passasse inosservato. E’ la nostra memoria, la nostra cultura, quello che eravamo e quello che siamo diventati. Cipputi la fa un po’ lunga, tira tardi, ci lavoricchia… ma se gli stiamo alle costole ne verrà fuori un piccolo capolavoro.

Ah, dimenticavo, anche il suo blog principale non è che sia proprio da buttar via!

sabato 11 giugno 2011

Se vi avanza qualche euro

potreste comprarvi due cime al prezzo di una:

già proprietà della Repubblica austriaca, vendute nel 2001 per 300.000 euro alla Società immobiliare federale, ora sono di nuovo sul mercato.

Se vi avanza qualche spicciolo, 121.000 euro per l’esattezza, potreste “portarvi a casa” il Gran Kinigat, (2690 m.), e il Rosskopf,  (2600 m.), 1,2 milioni di metri quadrati nella Gaital, in Tirolo. Ma sbrigatevi, se siete interessati: l’offerta è valida fino all’8 luglio.

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Gran Kinigat. fonte: Inalto.org, foto Giovanni Mazzolani

venerdì 10 giugno 2011

Anche la SAT per l’acqua pubblica

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Tiers am Rosengarten: Wuhnleger

ACQUA COME BENE PUBBLICO

II Consiglio centrale della SAT, stimolato anche da alcuni interventi dell'Assemblea dei delegati, con la delibera del 20.05.2011 intende sollecitare l'attenzione dei propri soci e della collettività trentina sul tema dell'acqua come bene pubblico.

SAT facendo proprie te dichiarazioni delle massime istituzioni mondiali, in coerenza con la storia propria e sicura di interpretare anche quella della collettività trentina, di cui è stata nell'ultimo periodo non solo testimone ma anche protagonista,

fa propria l’affermazione che

l’acqua è un bene Comune, un diritto dell’umanità e non può essere assoggettata a meccanismi di mercato;

la proprietà della risorsa idrica deve rimanere pubblica dalla fonte alla distribuzione.

sensibilizza i Soci e le tutte le Sezioni

invitandoli a prendere coscienza della reale dimensione del problema dal punto di vista dei diritti fondamentali delle persone e da quelli sociali;

invita

gli organi di comunicazione a dare maggior risalto alla tematica propria per l’importanza vitale della questione.”

giovedì 9 giugno 2011

L’acqua dei ricchi

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Lorenzo Milani "Lettera dalla montagna" a Ettore Bernabei

Il Giornale del Mattino, 15 dicembre 1955, pag. 8

“Caro direttore,
col progetto di consorzio di cui ti parlai si darebbe l’acqua a nove famiglie. Quasi metà del mio popolo. Il finanziamento è facile perché siamo protetti dalla legge per la montagna. La benemerita 991 la quale ci offre addirittura o di regalo il 75 per cento della spesa oppure, se preferiamo, in mutuo l’intera somma. Mutuo da pagarsi in 30 anni al 4 per cento comprensivo di ammortamento e interessi. Nel caso specifico, l’acquedotto costerà circa 2 milioni. Se vogliamo sborsarli noi, il governo fra due anni ci rende un milione e mezzo.
L’altro mezzo milione ce lo divideremo per 9 che siamo e così l’acqua ci sarà costata 55.000 lire per casa. Oppure anche nulla; basta prendere pala e piccone e scavarci da noi il fossetto per la conduttura e ecco risparmiate anche le 55.000 lire. Se invece non avessimo modo di anticipare il capitale allora si può preferire il mutuo. Il 4 per cento di due milioni è 80.000 lire all’anno. Divise per nove dà 8.800 lire per uno. Se pensi che 8.000 lire per l’acqua forse le spendi anche te in città e se pensi che a te l’acqua non rende, mentre a un contadino e in montagna vuol dire raddoppiare la rendita e dimezzare la fatica, capirai che anche questo secondo sistema è straordinariamente vantaggioso.

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Insomma bisogna concludere che la 991 è una legge sociale e meravigliosa.
Mi piacerebbe darti un’idea chiara di quel che significa l’acqua quassù, ma per oggi mi contenterò di dirti solo questo: s’è fatto il conto che per ogni famiglia del popolo il rifornimento d’acqua richieda in media 4 ore di lavoro di un uomo valido ogni giorno. Se i contadini avessero quella parità di diritti con gli operai che non hanno, cioè per esempio quella di lavorare solo 8 ore al giorno, si potrebbe dunque dire che qui l’uomo lavora mezza giornata solo per procurarsi l’acqua. Dico acqua, non vino! Tu invece per l’acqua lavori dai tre ai quattro minuti al giorno.

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A rileggere l’articolo 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale» mi vengono i bordoni. Ma oggi non volevo parlarti dei paria d’Italia, ma d’un’altra cosa. Dicevamo dunque che c’è questa 991 che pare adempia la promessa del 2° paragrafo dell’art. 3 della Costituzione: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini». A te, cittadino di città, la Repubblica non regala un milione e mezzo, né ti presta i soldi al 4 per cento compreso l’ammortamento.

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A noi sì. Basta far domanda e aver qualche conoscenza. Infatti eravamo già a buon punto perché un proprietario mi aveva promesso di concederci una sua sorgente assolutamente inutilizzata e inutilizzabile per lui, la quale è ricca anche in settembre e sgorga e si perde in un prato poco sopra alla prima casa che vorremmo servire. Due settimane dopo, un piccolo incidente. Quel proprietario ha un carattere volubile. Una mattina s’è svegliato d’umore diverso e m’ha detto che la sorgente non la concede più. Ho insistito. S’è piccato. Ora non lo scoscendi più neanche colle mine. Ma il guaio è che quando ho chiesto a un legale se c’è verso d’ottenere l’esproprio di quella sorgente, ma risposto di no. Sicché la bizzettina di quell’omino, fatto insignificante in sé, ha l’atomico potere di buttare all’aria le nostre speranza d’acqua, il nostro consorzio, la famosa 991, il famoso articolo 3, le fatiche dei 556 costituenti, la sovranità dei loro 28 milioni di elettori, tanti morti della Resistenza (siamo sul monte Giovi! Ho nel popolo le famiglie di 14 fucilati per rappresaglia).

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Ma qui la sproporzione tra causa ed effetto è troppa! Un grande edificio che crolla perché un ragazzo gli ha tirato coll’archetto! C’è un baco interiore dunque che svuota la grandiosità dell’edificio di ogni intrinseco significato. Il nome di quel baco tu lo conosci. Si chiama: idolatria del diritto di proprietà.

[…]

DSC_3691_2Che i legislatori cattolici prendano dunque in mano la Rerum Novarum e la Costituzione e stilino una 991 molto più semplice in cui sia detto che l’acqua è di tutti. Quando avranno fatto questo, poco male se poi non si riuscirà a mandare due carabinieri a piantar la bandiera della Repubblica su quella sorgente. Manderanno qualche accidente al governo e ai preti che lo difendono. Poco male.
[…]

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Ma sommo disonore è invece se potranno dire di noi che, con tutte le pretese di rivelazione che abbiamo, non sappiamo poi neanche di dove veniamo o dove andiamo, e qual è la gerarchia dei valori, e qual è il bene e quale il male, e a chi appartengono le polle d’acqua che sgorgano nel prato di un ricco, in un paesino di poveri.”

fonte:

Milani Lorenzo, “A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca” editore Chiarelettere (collana Instant book), 2011, 89 p., brossura

Se volete leggerla tutta è pubblicata anche sul quotidiano L’avvenire on line di oggi.

Acqua, ancora acqua

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quest’ultima è foto di Vera

Si si la pianto, quando abbiamo raggiunto il quorum

lunedì 6 giugno 2011

Acqua

I lettori di questo blog non hanno bisogno di sentirselo ricordare, ma capitasse da queste parti qualcuno che non lo sa…

DOMENICA SI VOTA!

Banner referendum

 

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Copiata l’idea a Terre basse Sorriso

venerdì 20 maggio 2011

Ortler Hof: il seguito della storia sui media

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Dopo alcuni giorni di silenzio, ecco sull’Alto Adige di oggi una reazione alla brutta storia dell’Orter Hof e degli animali macellati:

I Verdi: «Una crudeltà le bestie al macello»

SILANDRO. Tutti gli animali dell’Ortler Hof sono stati sequestrati e portati a Bolzano per essere macellati. Nel rispetto della legge regionale su igiene e salute, il provvedimento è stato preso per la mancata realizzazione di stalle e letamai adeguati, perché il nutrimento non corrispondente a regolari principi igienici e a seguito di diversi reclami presentati da residenti.
Otto Prieth, il proprietario, non demorde: a Silandro ha convocato varie troupe televisive per difendersi ad oltranza e per contestare il provvedimento. Sull’argomento da registrare una presa di posizione di antivivizionisti e animalisti che si chiedono «Se quella adottata sia stata l’unica soluzione possibile. È fuori dubbio che è stato un atto dovuto quello di liberare gli animali da condizioni di vita indecorosi e dolorosi. Ma il macellamento non può essere l’unica via di “gestione” delle bestie dopo l’allontanamento dal maso. In questo caso specifico si sarebbe potuto tentare di cedere gli animali ad altre fattorie in regola. In Alto Adige però si tende ad una gestione molto grossolana delle bestie».
Il comunicato, firmato da Brigitte Foppa dei Verdi - così conclude: «È arrivato il momento - e forse questo caso in Val Venosta può fungere da catalizzatore - che anche nella nostra provincia si avvii la discussione sul tipo di vita giusto per le bestie da latte e da carne e su quando sia davvero necessario concludere la loro vita al macello».”

Quotidiano Alto Adige del 20-05-2011, pag. 26

Se non fosse da piangere, sarebbe da ridere: per liberare gli animali da condizioni di vita indecorose e dolorose li si macella? Grande soluzione, davvero!

Se la sarebbero immaginata una finale così, le persone che, probabilmente esasperate da puzze e igiene dubbia, hanno fatto gli esposti? Non credo. O si tratta di vendetta trasversale? Dai, non voglio pensarci. Un culo come un ombrello al contadino che non rispetta il minimo delle necessità degli animali mi pare doveroso, se le cose stavano davvero così. Ma gli animali, accidenti, che cavolo c’entrano, teste di legno che non siete altro? Gli uni e gli altri? Per farli star meglio li macelli? Diomio che logica!

E’ arrivato il momento, dice Brigitte Foppa. Tardi, secondo me, molto tardi.

lunedì 16 maggio 2011

Gli animali sono oggetti

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Un contadino non rispetta la legge, e la legge cosa fa? Gli macella le bestie! Non erano nemmeno bestie maltrattate, denutrite, probabilmente erano bestie felici. Ma fuorilegge.

Leggete qui (quotidiano Alto Adige di oggi) e poi mi dite:

L’ordinanza nei confronti della proprietà di Otto Prieth, datata 9 maggio, è stata eseguita da vigili urbani e carabinieri
Silandro, sequestrato lo zoo dell’Ortler Hof
Decine di animali da cortile sono stati macellati su disposizione del sindaco

Pinggera: «Decisione presa a malincuore per senso del dovere»
LEONARDO PELLISSETTI

SILANDRO. È una storia che farà discutere quella verificatasi all’Ortler Hof, dove tutti gli animali da allevamento sono stati sequestrati, trasportati a Bolzano e macellati.
L’ordinanza, firmata dal sindaco Dieter Pinggera il 9 maggio, si rifà alla legge regionale su igiene e salute ed è supportata dal parere del veterinario competente Hubert Pinggera e del collega Franz Matthäus Hintner del circondario di Merano. La misura presa si fonda fra l’altro sulla mancata realizzazione di stalle e letamai adeguati, il nutrimento non corrispondente a regolari principi igienici, su innumerevoli denunce di cittadini, per lo più vicini dell’Ortler Hof. Nonostante ripetuti incontri con Prieth - sostiene l’ordinanza - non vi è stato alcun miglioramento della situazione. Da qui il drastico provvedimento alla presenza di due vigili urbani e 3 carabinieri.
Triste l’intervento davanti ai figli di Prieth, i più piccoli in lacrime nel veder portar via capre, maialini e asini. Degli 81 animali, secondo l’ultimo rilevamento del 13 aprile, non facevano più parte 12 bovini adulti e 4 vitelli.
L’Ortler Hof, teatro della vicenda, è l’agriturismo che si trova presso la strada provinciale gestito dal Prieth, soprannominato il “contadino filosofo”. Personaggio che ama fare da sé, per questo non aderisce alle cooperative ortofrutticole e all’Ortler Hof ha creato un piccolo mondo autonomo, produzione di frutta, carne e speck trasformato a Castelbello, vendita e bar. Attività non priva di problemi, soprattutto a causa dell’inosservanza di alcune leggi che regolano il settore, che hanno portato alla severa decisione dell’altro giorno. In merito alla vicenda che lo riguarda Prieth ha dichiarato di «sentirsi macinato nel mulino delle autorità e che ora serpeggia il timore anche tra altri contadini». Da parte sua il sindaco Dieter Pinggera ha riferito di aver «preso il provvedimento a malincuore, per senso del dovere e responsabilità
»”.

Premesso che se le leggi ci sono, bisogna rispettarle anche se sembrano fatte apposta per intralciare il lavoro dei piccoli, di chi non si allinea alla grande distribuzione, favorendo al contrario grandi allevatori, cooperative, latifondi: ma gli animali, che colpa ne hanno? Li macelli? Non c’era nessun altro modo di punire il Prieth, che si guadagna tutta la mia simpatia e solidarietà, senza prendersela con gli animali? Che, vorrei ricordare, sono esseri viventi non oggetti di proprietà. Non è proprio uguale sequestrare un televisore o una capra! Me li immagino quei bimbetti disperati davanti al vigile che gli porta l’asino a morire. Bell’idea si faranno della giustizia degli adulti e dell’autorità della legge.

Fra il resto mi chiedo come farà adesso l’azienda a non fallire.

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Voglio dire, gli esseri umani non riescono a trovare un rapporto sano con gli animali, intermedio fra il passeggino per il cagnetto e una cosa del genere?

Se ti beccano a maltrattare il tuo cane, rischi, giustamente, la galera ma l’autorità può macellare allegramente 80 animali “a malincuore, con senso di responsabilità”.

Premetto che il quotidiano di cui sopra ama scandalizzare, e che se le cose sono andate diversamente sarò lietissima di poter smentire su queste pagine, ma temo che questa volta sia la pura verità.