venerdì 24 luglio 2009

I lamenti delle Dolomiti (zitadini2)

Ieri pomeriggio, al rifugio Boè (2873 metri s.l.m.), si è fermata la funivia per il vento forte. Càpita, in montagna alta, che tiri vento e si debbano fermare gli impianti, non è una new entry.

Ma al rifugio Boè, comodamente raggiungibile in funivia e piuttosto scomodamente raggiungibile a piedi, ieri suonava Paolo Fresu insieme ai Virtuosi Italiani, nell'ambito della manifestazione "I suoni delle Dolomiti": nome che tira parecchio in una manifestazione che tira altrettanto.

Rifugio Boè e spettatori dei Suoni delle Dolomiti (foto Loriz)

Totale: almeno 400 persone incazzate come aquile, la maggior parte non preparata né attrezzata, giù letteralmente a rotta di collo per il sentiero imprecando, preoccupandosi, bestemmiando tutti i santi in paradiso.

Un colorito spaccato dell'esodo raccontato dalla mia amica Loriz, una che per monti ci sa andare e sa distinguere il facile dal difficile, coinvolta suo malgrado nella disavventura:

"[durante il concerto...] tutto bene, tutti bravi, rispettosi, niente casino... meglio di quel che avrei potuto immaginare;

Al rientro niente funivia per il troppo vento, e allora noblesse oblige scendere a piedi.. e qui si e' manifestato tutto il carattere degli italiani, imprecazioni, litigi, un casino, perché non è possibile che si chiuda la funivia, se il vento la ribalta fa lo stesso, basta arrivar giù montadi comodi comodi. Avessi sentito che nervosismo per l'imprevisto!

volenti o nolenti giù tutti quanti a piedi come le formichine e qui non è stato cosi' bene, gente che non sapeva camminare sui sentieri, che ovviamente salire in funivia è facile. Alla forcella un ventaccio che solo poche volte ho sentito così forte, mi ha letteralmente sbattuta a terra; c'erano dei tipi che hanno tagliato in un tratto dove non era proprio il massimo far rotolar sassi, invece ne è partito uno grosso come un pallone che ha sfiorato gente e qui improperi e parolacce e via dicendo; io di mio me la ridevo ma ti confesso che sono rimasta assai perplessa."

La coda dei disperati (foto Loriz)

"insomma mi sono chiesta se è giusto portare su così tanta gente, facile salire in funivia ma poi come ben sappiamo la natura ci mette lo zampino... se succede qualcosa chi si prende la responsabilità visto che e' un evento organizzato? Molti pretendevano che gli venisse dato da dormire perché a piedi non volevano scendere, c'era una coppia di ragazzi davanti a me che diceva: ma perché non ci hanno detto che poteva succedere anche questo? un tizio e' caduto si e' fatto male ed e' intervenuto l'elicottero; c'era una vecchietta sostenuta da due uomini, con la maglia sulla testa per non vedere il vuoto sotto.

Ad un tratto, eravamo a 2 terzi di strada, vedo uno con radiolina che offriva integratori a tutti e da bere, poi vedo dei ragazzi che portano sulle spalle confezioni da 6 di acqua e bevande e mi dico: ma che cavolo, a chi le portano? Le portavano alla gente che scendeva! Secondo me chi ha organizzato ha capito del casino che stava succendendo. Sono arrivati anche gli elicotteri e con quel vento penso abbiano avuto qualche problemino ad atterrare. 

Io mi chiedo se fosse venuto un temporale di quelli giusti, di quelli che arrivano in mezz'ora, che sarebbe successo? si insomma un bel casino e se domani, come posso immaginare, ci fossero  polemiche non mi stuperei."

Le formichine in discesa dal rifugio Boè (Foto Loriz)

E ci siamo chieste se è proprio il caso di organizzare eventi in posti così complicati da gestire. Certo, molto suggestivi e markettari, ma molto pericolosi se succede un qualsiasi imprevisto. Molta gggente non si rende conto di dove sta andando, dei suoi limiti, nessuno glie lo spiega che non è come andare a far vasche in centro dove se piove basta entrare in un negozio e se non c'è l'autobus alla peggio si prende un taxi. Certo, la gggente ha bisogno che le si mastichi la minestra perché da sola non lo sa fare, bisogna dirle che in montagna si va con gli scarponi e tutte le altre banalità che si ripetono ogni volta che incontriamo degli sprovveduti in giro per sentieri, che il sentiero che scende dal Boè non è piano né cubettato e che le funivie a volte si fermano, ma anche gli organizzatori, caspita! Avvertire che non è come andare al Lido, pareva esagerato? Lo sanno con chi hanno a che fare!

Gli uni "tanto c'è la funivia, tanto c'è il rifugio" gli altri "'sa vot mai che suceda? tanto gh'è la funivia, tanto gh'è el rifugio" alla peggio l'elicottero (chi lo paga, detto per inciso? io? sticazzi!) e tutto fa marketing.

C'è un po' di differenza organizzare un evento al rifugio Tonini, a capanna Cervino dove arriva la strada o al rifugio Boè e l'APT dovrebbe saperlo. A prescindere dal senso di portare ulteriore casino al Boè a 3.000 metri dove ce n'è parecchio senza bisogno di aggiungerne altro, fra sciurete in scarpine Ferragamo e specchio per abbronzarsi meglio e gente imbragata che arriva dalla ferrata. (Un'amica sadica a cui raccontavo avrebbe pagato qualcosa per vedere le Ferragamate scendere dal Boè. E io pure, ammetto :P)

Loriz conclude: "Io penso:visto che si sono intestarditi con i concerti in montagna e forse in qualche luogo ci potrebbero anche stare, pero' secondo me sarebbe il caso di non forzare su luoghi così in quota e serviti dagli impianti. Penso che se non ci fosse la funivia il numero sarebbe stato parecchio ridotto e gente che perolomeno sa tirarsi su e giù dai sentieri." e io non posso che darle ragione!

(Grazie Loriz per le foto e per l'autorizzazione a pubblicare stralci della tua mail e della nostra chiacchierata in chat :)