martedì 1 dicembre 2009

Tone, estremamente esplicito

 

Non ci sono quasi filmati di Tone Valeruz su Youtube, per dare un’idea a chi non lo conosce di che tipo sia: forte alpinista è noto soprattutto per essere uno dei papà dello sci estremo: sono 40 anni che scende, sci ai piedi, più o meno da tutti i canaloni innevati del pianeta, giù per pendenze da paura.

Ha iniziato a sciare nei boschi dietro casa in val di Fassa con “un paio di assi di legno fatte in casa(*)” e ha fatto della montagna la sua passione e il suo mestiere.

Personaggio pragmatico, si rende conto che il ritorno all’antica è una soluzione improponibile, che non si può chiedere ai valligiani di emigrare l’inverno per fare la stagione altrove. Per capirci: è uno che appoggia gli impianti di sci della val Jumela, che, secondo lui non hanno impatto ambientale e dovevano esser fatti, un tipo che pensa: “I Verdi non sanno quanti soldi le società spendono per salvaguardare l´ambiente su cui operano(*)

La Marmolada però “Deve rimanere qualcosa di unico e tutti gli impianti al di sopra del ghiacciaio vanno tolti. L´interesse di sviluppo è riservato solo a quattro persone che non c´entrano nulla con l´industria turistica delle Dolomiti(*)”.

Marmolada

Intervistato martedì scorso da Fausto Pajar per Corriere dell’Alto Adige, l’inserto locale del Corriere della Sera, queste sono le sue opinioni sulle Dolomiti dell’Unesco:

[…]

VALERUZ: “[…] anche noi tribali sentendo il profumo dei soldi (ma vale per quasi tutti) perdiamo inesorabilmente le nobili ragioni dei nostri antenati. Noi soprattutto siamo riusciti a trasformare le Dolomiti in terre di conquista. Tutto dipende molto da come il "dolomitante", quello vero, intende vivere all'ombra di queste montagne, in generale. Ormai non esiste più una grande differenza tra noi tribali e un qualsiasi turista che viene qui qualche giorno a soggiornare. Io credo che le Dolomiti - per chi è nato e vive qui - costituiscano una questione di valori prima di tutto interiori. Se una persona, fin dalla nascita, non possiede dentro questi valori, difficilmente è propenso a rispettare nei minimi particolari l'ambiente che lo circonda".

PAJAR: C'è stato un uso improprio del territorio?

V: "Direi di più. Ormai di esempi di questo genere nelle Dolomiti non si contano più. La mia valle è la val di Fassa e non esito ad affermare che questa valle è ormai un vero e proprio colabrodo dal punto di vista edilizio: le seconde e le terze case non si contano più. C'è addirittura chi si vanta di aver costruito e poi venduto più di cinquecento appartamenti. Per me queste persone, contrariamente a quanto pensa la maggior parte della gente hanno arrecato un danno terrificante soprattutto alle nostre future generazioni. Noi dolomitici, tradendo di fatto quell'immenso sentimento che i nostri avi dichiaravano (in) tutto quello che li circondava, non abbiamo venduto, ma svenduto e molti ormai si ritrovano con un pugno di mosche in mano. In questa epoca moderna è possibile vivere le Dolomiti assaporandone l'aroma più puro solo ad un prezzo, quello della misantropia o dell'emarginazione".

P: Essere Patrimonio Unesco dovrebbe avere un significato profondo per la promozione culturale, materiale e ambientale. Cosa si aspetta sotto questi profili. Ritiene che saranno motori della promozione umana o solo economica?

V: "Patrimonio Unesco. Vorrei dire 'si salvi chi può’. Infatti vorrei sapere perché tutto si è trasformato in una disputa politica e in spartizioni di poltrone. Sino a oggi si è quasi solo parlato di dove organizzare gli uffici di competenza, di chi in questi uffici andrà a lavorare e di chi li dovrà dirigere. Naturalmente non si è parlato della cosa che sta più a cuore: gli stipendi. A me pare che si sia ormai orientati verso altre forme di sfruttamento del territorio in una quasi orgia collettiva con gli occhi semichiusi, dove le parole sono per lo più positive ma le intenzioni e soprattutto i pensieri potrebbero lasciare molto a desiderare, perché da quando mondo è mondo ognuno coltiva il proprio orto e invidia quello accanto. Quanto poi alla promozione umana ci andrei cauto. Basta pensare che tuttora i nostri giovani tribali da questo punto di vista lasciano molto a desiderare. Di conseguenza spero che con le Dolomiti Patrimonio dell'Umanità si pensi molto a quei vuoti che quotidianamente accompagnano la gioventù dolomitica. La gestione del territorio, quello non interessato al turismo di massa, possiamo dire che va molto bene. Ci sono ancora degli spazi dove l'Unesco e le varie regole servono meno di niente. Chiedetelo a un camoscio. In sostanza qui il problema è solo l'essere umano che ha bisogno di sempre più spazio. Per quanto riguarda poi l'aspetto economico basta venire sulle Dolomiti e guardare in basso da una quota di duemila metri per capire quanto, appunto, l'economia abbia di gran lunga prevalso sul rispetto dell'ambiente".

P: In conclusione, lei, da ladino, cosa direbbe a coloro che ora devono decidere sulla Fondazione Unesco per le Dolomiti e quindi sulla gestione del territorio dolomitico stesso?

V: "Io, ladino di Fassa, che cosa posso dire? Dipende da quali persone decidono il nostro futuro: ma il nostro futuro di esseri umani o il nostro futuro perché abitanti di un certo luogo? Ho come la sensazione che in giro con la scusa delle Dolomiti patrimonio Unesco ci siano delle persone e non solo dei politici, convinte di stare al di sopra delle parti e di essere le uniche con un po' di cervello capaci di capire, come, dove e perché. In poche parole la solita speculazione dove noi semplici abitanti delle Dolomiti ci sentiamo messi da parte se non addirittura ci rendiamo conto di come si può servire a qualcuno per qualche voto. E poi nelle tasche della gente non arriva nulla o quasi"(**).

fonti:
(*)   Il pianeta bianco secondo Tone Valeruz di Silvano PLONER
(**) Corriere dell’Alto Adige, martedì 25 novembre 2009