giovedì 11 dicembre 2008

Quarantaquattro capre in fila per sei..

Quarantatre a dire il vero, scappate, o lasciate scappare dal maso Rotwand di Ratschings, e bloccate a 2000 metri sotto una grossa sporgenza rocciosa, circondate da un paio di metri di neve, senza niente da mangiare per giorni.

Sono state viste per caso da un cacciatore che ha dato l'allarme, ma salire fin lassù, parecchio sopra l'ultimo maso, per aprire un sentiero e farle scendere era troppo pericoloso per le valanghe.

Un elicottero della protezione civile, con un volo apposta, è riuscito a calare sulle bestie alcune balle di fieno per alimentarle, ma di recupero non se ne parlava. Pericoloso, altre priorità, tutta la regione coperta di neve, gente senza luce... insomma per le povere capre si metteva male.

Finché quattro paesani, volontari, si sono messi in strada e a piedi, battendo traccia in mezzo a cumuli di neve, hanno raggiunto le bestiole e le hanno ricondotte in paese lungo il sentiero appena aperto. Così stanche, indebolite dalla fame e dalla paura, che per lunghi tratti se le sono dovute portar giù in braccio.

Strani animali gli uomini eh, capaci delle peggiori nefandezze nei confronti della loro stessa specie, capaci di violenza e brutture inenarrabili nei confronti delle bestie, e capaci di mandare un elicottero apposta per foraggiare un piccolo gregge disperso e di farsi un mazzo tanto per recuperare le capre di un compaesano. Il quale dovrà pagare un bel po' più di una cena ai suoi amici, se la sono meritata direi.

I nomi dei quattro? Eccoli: Michael Larch, Hans Larch, Oliver Santer e Helmuth Larch

Una volta tanto una storia di animali che finisce bene :)

14 commenti:

Boh/ orientalia4all ha detto...

bella, bellissima storia:)

ivana ha detto...

Ciao Francesca...

e io vorrei davvero stringere la mano a queste meravigliose persone!!!
Grazie...mi piace come l'hai scritto!!!!
Ciao!
Ivana

marzia ha detto...

una storia come tante che ho sentito raccontare riguardo al passato, ma che riesce lo stesso a commuovermi.
...però io non darei la cena a quello che ha lasciato su le capre!!!! non si fa così!
il vero pastore si sacrifica sempre per il benessere dei suoi animali!

francesca ha detto...

A parziale discolpa del pastore, marzia, che comunque avrebbe dovuto occuparsi delle bestie affidandole a qualcuno e non mollarle alla ventura, sono andati ad avvisarlo della situazione all'ospedale dove e' ricoverato.

Vera ha detto...

Molto coinvolte noi. Vero Franz? ;)
Ciao Capra

bobbi ha detto...

noto che i volonterosi sono tutti di lingua tedesca. Ci metteresti la mano sul fuoco per quattro italiani?

bobbi ha detto...

p.s. in ogni caso grazie a chi ancora riesce a dare un significato alla vita, propria e altrui.

francesca ha detto...

bobbi, a parte i ragionamenti etici che condivido, a Racines trovarli 4 italiani e' un'impresa piu' difficile che portar giu' le 43 capre ;)

pero' davvero e' una bella storia di vita, che se penso a quel cervo abbattuto in centro senza nemmeno provarci a fare altro... vabbe' va :(

francesca ha detto...

si, ragazze, davvero una storia natalizia :)

Guido ha detto...

Piccolo commento sulla verità e sull'abitudine al giudizio, un male che si aggravato in questi anni... solo perchè l'immagine arriva dappertutto pensiamo di trarre facili giudizi. Grande il tuo commento sugli italini a Racines. Statisticamente non c'era nessuna probabilità che accadesse, mancare l'oggetto del contendere, l'italiano. Godiamoci questo episodio e pensiamo che prima di essere tedeschi, italiani, svizzeri, thainlandesi erano quattro uomini che sono andati a salvare quarantre animali.
Ciao
Guido

marzia ha detto...

...se il pastore era all'ospedale, due volte tanto di cappello a quelli che sono saliti a recuperare gli animali!

francesca ha detto...

marzia, penso che in fondo in fondo i paesi siano ancora una comunita', dove i gesti di solidarieta' nei confronti dei paesani siano piu' immediati: ci si conosce tutti, e' piu' logico aiutarsi.

Al mio paese, mi pare di sentirli al bar, sarebbe andata cosi':
"che fas ti sabo? nente a far en giro? magari nen a portar gio le caore de quel mona del bepi, che 'l le ha fate scampar."

"massi' valà, gavroi ben da far legna, ma le caore su con sto fret le crepa. Ghe staro' ben ben al bepi per quel..."

"ciames ti el pero che mi ciami el nando? el me dirà de nar a farme onger che 'l ga de meio da far, po vedrasti che 'l vegn anca lu. Mi porto la boza de teroldeg ma ti tasi no dirlo ala me sposa!"

E fra un porco, un cane e un sacramento sarebbero andati "a fare un giretto" casualmente dalle parti delle capre del bepi.

equipaje ha detto...

:)))

E questo dialogo non-natalizio da bar non è mica meno bello del post, eh :))

Artemisia Comina ha detto...

mi immagino la neve, le capre, gli uomini, il sentiero, l'attesa, il silenzio, il belare, il ritorno, la gioia (anche quella caprina).