venerdì 19 dicembre 2008

Ristorante al termine dell'Universo

acquario

Nell'acquario

La mangiatoia di cui sopra, e di cui non si fa che parlare su questo blog fino alla noia, è piazzata circa equidistante fra la finestra della mia cucina e il muro di cinta del Lorto.

Il quale confina con una strada e quindi con una scuola.  Dalla mangiatoia si vede benissimo tutto quello che succede là fuori, è divisa solo da una rete a maglia molto larga: automobili, gente che va e che viene, studenti che entrano a scuola, che escono, che giocano con le figurine (no eh, non si gioca più con le figurine) o con il cellulare, che ridono o urlano; sciure impellicciate con cane al guinzaglio che abbaia contro Lamicia (e regolarmente caga in strada nella totale indifferenza di detta sciura); camion delle scoazze, spazzino (OPS! operatore ecologico) con la soffiatrice.

Su quel muretto passeggia Tom, il gattaccio del quartiere, ogni tanto ci si appoggia una coppietta a pomiciare. Di tutto questo casino, agli uccellini non interessa un bel niente. Tranquillamente mangiano, bevono, litigano, come se la strada fosse su un altro pianeta. Tom si becca un'occhiata indifferente, tanto non ci prendi, pantalon!

Se io voglio godermi il meritato spettacolo, da dietro i vetri della finestra chiusa della cucina, devo fare come il gatto Silvestro: luci interne spente, e strisciare guardinga fino a nascondermi dietro l'infisso o dietro i crisantemi strategicamente piazzati sul davanzale. Dopo un po' di completa immobilità la vita, la fuori, riprende.

Oppure devo piazzarmi a debita distanza dai vetri, aguzzando lo sguardo. Meglio se non indosso nulla di chiaro. Se a loro pare di scorgere un movimento all'interno, CIRRRRP e via di volata! Ingrati!

Lamicia staziona per ore sul camminamento fuori dalla finestra, e loro se ne fregano. Dorme, si stiracchia, ormai ha capito che da lì non li prende e fa finta di non vederli e loro fan finta di non vedere lei.

A luce spenta da fuori non si vede un accidente di quel che succede all'interno, ma loro mi vedono.  Va un po' meglio il pomeriggio, i riflessi sul vetro qualcosa fanno, ma scattare foto è un casino. A finestra aperta poi è impossibile. Per quello mi vengono spesso quadri astratti o foto di passeri che svolazzano in un acquario: i miei vetri hanno 90 anni e sono lavorati a mano: non il massimo della nitidezza, diciamolo.

Nel frattempo, in strada, è passato un tamarro con i finestrini abbassati e lo stereo a tutto volume UNZ UNZ; il nigeriano che da almeno 4 anni tutti i sabati chiede la carità appoggiato al muretto ha fatto giornata; il bar vicino ha buttato nella campana una montagna di vetro. E quella banda di bastardi, quando io che li nutro e mi preoccupo per loro sospiro o anche solo penso troppo intensamente, se la battono.

Mi piacerebbe sapere cosa passa in quelle testoline pennute. Perché di là può succedere il finimondo e di qua basta un fremito? Cos'è quel muretto, il limite dell'universo? Finis terrae?