venerdì 6 marzo 2009

"Niente trucchi da quattro soldi"

Barbery Muriel, Estasi culinarie
Editore: E/O
Traduttore: Caillat E.; Poli C.
pagine 142, € 15,00

Capisco che di un autore che ha venduto quel che ha venduto la Barbery con il sopravvalutato "L'eleganza del riccio" si cerchi di pubblicare anche la lista della spesa, ma dignità vorrebbe puntare i piedi, rifiutarsi di mollare le bozze di questa che chiamare "prova d'autore" già mi pare esagerato.

Probabilmente non ho capito niente, ma mi è parso barocco, caramelloso e snob, farcito di aggettivi e di ossimori, di accostamenti linguistici e di trucchi letterari che dovrebbero sembrare azzardati ma mi sembrano solo artefatti; poche fastidiose paginette nelle quali l'autrice abbozza una serie di personaggi sgradevoli e riesce a rendere odioso perfino un gatto.

Per Barbery e per il suo protagonista, che nasconde un'"arroganza che poteva essere scambiata per presunzione e solo in seguito sarebbe stata riconosciuta come il tratto distintivo del mio genio", è tutto sublime e inebriante, delizia di strapiombi sensoriali, esoterico, sontuoso, splendente.

"Zia Marthe [...] lei lo sapeva d'istinto. Con sguardo acuto e perspicace abbracciava la superficie dell'orto e in una frazione di secondo non apprezzabile nella comune percezione del tempo ne valutava tutti gli aspetti climatici - e così sapeva. Lei sapeva con la stessa disinvoltura e sicurezza con la quale io avrei potuto dire "Oggi è bel tempo", lei sapeva quale cupoletta rossa si poteva cogliere in quel preciso momento". Grande sapienza ci vuole per scegliere un pomodoro maturo.  Sara, quattro anni e mezzo, va a colpo sicuro senza bisogno di iniziatiche saggezze e "secoli di esperienza".

"Il vero sashimi è croccante, eppure si scioglie sulla lingua. Invita ad una masticazione lenta e flessuosa che non ha lo scopo di far cambiare natura all'alimento, ma soltanto quello di assaporarne l'aerea "morbilezza". Già, la morbilezza: nè morbidezza né mollezza, perché il sashimi, polvere di velluto simile alla seta, porta con sé un po' di entrambe e, nella straordinaria alchimia della sua essenza vaporosa, mantiene una densità lattiginosa che le nuvole non hanno." Eggià, le nuvole non l'hanno, non ho dubbi in proposito. D'altra parte non tutti hanno una masticazione flessuosa in grado di coglierne l'essenza vaporosa.

Se voleva essere una grandiosa presa per i fondelli dei grandi critici gastronomici, manca di spirito e di leggerezza e si prende eccessivamente sul serio e la conclusione che potrebbe essere ironica e beffarda l'ho trovata seriosa e svenevole. Se voleva essere un inno ai piaceri del gusto, rende stucchevoli anche pane e olio e predispone a una splendida quaresima di digiuno ed astinenza. Se voleva essere qualcos'altro, una metafora della vita (ebbene si, mancava!), non l'ho capito.

Perché lo recensisco qui dove parlo di montagna, natura, campagna? Perché me lo vedo bobbi, ortolano e contadino e gran cuoco, che fa questa retorica sul pomodoro!: "accosciato sotto il tiglio mi svegliavo da una siesta inebriante cullato dal fruscio delle foglie, e sotto questa volta di miele dolce mordevo il frutto, mordevo il pomodoro [...] cornucopia delle sensazioni semplici, una cascata che sciama in bocca riunendo ogni piacere. La resistenza della buccia tesa quel poco quanto basta, i tessuti che si sciolgono in bocca, il liquore ricco di semi che ci cola agli angoli delle labbra e che asciughiamo senza paura di sporcarci le dita, quella piccola sfera carnosa che riversa in noi fiumi di natura: ecco il pomodoro, ecco l'avventura". Sciama in bocca? Tessuti che si sciolgono? L'avventura? Ma per piacere!

NB: € 15 per 142 pagine scritte larghe. 200 lire abbondanti a pagina. Poi la gggente non legge, chissà mai perché.