venerdì 10 aprile 2009

Bellezze in bicicletta

"La donna in bicicletta e in calzoni era considerata immorale, priva di femminilità e anche brutta. Per averne un esempio ecco come a fine secolo (XIX secolo. N.d.f.) si esprimeva un medico tedesco:

«Hai mai visto qualcosa di più ripugnante, odioso, meschino, dello spettacolo offerto da una pedalatrice ansimante, paonazza, con gli occhi arrossati dalla polvere? Sotto i piedi di queste signore finiscono non solo i pedali ma anche i fondamentali principi estetici. A una simile furia in azione non resta più un pizzico di grazia. E come è possibile con la schiena arcuata in quel modo e quel deretano che sporge così provocante? Un corpo femminile ideale resta per me quello con le linee morbide e le piacevoli rotondità. Il velocipede invece rende spigolosi e rinsecchisce questi esseri che della donna non hanno più nulla.»

Considerate ancora che, secondo alcuni, pedalare non solo rendeva brutte ma anche comprometteva la salute di uomini e, soprattutto, donne. Infatti, a detta dei medici, pedalare era insalubre in quanto considerati come segni di malattia l'affaticamento dei muscoli che degenerava in crampi violenti, la colorazione del viso sotto sforzo che si faceva anomala, bluastra, l'aumento delle pulsazioni, il calo di peso.

Questi cambiamenti nel fisico potevano provocare malattie infettive, disturbi al cuore, danni ai polmoni (...) infiammazioni agli occhi (...) e non era escluso il rischio di cecità.

(...) nella donna i rischi erano molti di più: la continua paura di cadere le alzava eccessivamente il livello dell'adrenalina e le sconvolgeva il sistema nervoso... oppure si credeva che questo gesto mettesse a repentaglio addirittura gli organi di riproduzione rischiando di renderla sterile. Infatti l'atto del pedalare, provocando l'accumulo del sangue e il conseguente ingrossamento degli organi del bacino, portava malattie alle ovaie. Proibito era alla donna pedalare durante le mestruazioni, e se avesse infranto questo tabù le si prevedevano complicazioni durante il flusso, amenorrea, dismenorrea, ulcere, parti faticosi"

(...) non solo (da svergognate!) non si curavano di mostrare le caviglie (...), perdevano ogni grazia e femminilità sforzandosi di pedalare e vestendosi come un uomo, non si mostravano dolci e remissive (come lo stereotipo femminile richiedeva) ma forti, tenaci e autonome, e addirittura rischiavano, per vezzo la sterilità, mettendo così a repentaglio la continuazione dell'uomo di cui (adesso non esplodete dalle risa) adesso potevano infischiarsene potendo godere del sellino.

Infatti alla gogna era messo anche questo elemento della bicicletta e anche su questo vennero fatte numerose ricerche al fine di trovarne uno adatto al corpo femminile. Non sapevano più cosa inventare per mettere in difficoltà le donne. Per i moralisti dell'epoca, infatti, la posizione del corpo protesa in avanti e la conseguente pressione sulla clitoride, aveva un effetto stimolante. Inoltre la fatica del pedalare produceva accaloramento, afflusso del sangue alle ovaie e l'aria fresca faceva il resto... pedalare e masturbarsi era veramente troppo! I moralisti vennero messi a tacere solo dall'invenzione del "christi", un sellino più largo e lungo del normale"

Giuliana Lamastra
"Donna e biciclette 
Consigli, aneddoti e spunti tecnici con il vento fra i capelli"
Editrice Elika
Prefazione di Paola Pezzo
pag. 128
ISBN 88-87162-03-4

Purtroppo quasi introvabile.