sabato 16 maggio 2009

Non ci sono più i gatti di una volta!

Pauli! Cosa accidente hai in bocca, gattaccio? Cazzo, ha beccato un piccione! Uno stupido piccione si è fatto acchiappare. Uno di quelli che mi beccano il prato appena seminato, suppongo, un'odiosa pantegana volante. E' ancora vivo ed attonito nelle fauci del gatto del vicino e mi guarda sbigottito agitando ogni tanto le ali per cercare di battersela.

Dai Pauli, mollalo qui, su, non è carino sbattacchiare in giro quel povero piccione. Molla quell'uccello, gattaccio! Seh. Piume ovunque, mi par di vedere una ferita sulla schiena, la coda e' andata da mo', però è ancora vitale e ce la mette tutta per salvarsi la scorza.

Se mi avvicino Pauli si sposta quel tanto da non farsi acchiappare sbattendo la testa dell'uccello qua e là, e cerca di sgattaiolare sotto la recinzione con il piccione nelle fauci, scorticandolo sul muro. Appena lo molla quello cerca di battersela zoppicando e si trascina sotto il furgone. Non lo beccherò mai, inutile.

Caro piccione, è giunta la tua ora. Il destino, la selezione naturale, chi troppo vuole, bla bla, io vado a far la spesa. Quando torno, Pauli, vedi di aver finito il lavoro, grazie.

Certo, se fosse un merlotto mi darei da fare di più. "Due porri, mezzo chilo di spinaci e 4 carote per favore". Probabilmente a quest'ora starei strisciando sotto il furgone con in mano una scopa. 

E allora? Tu non hai le tue simpatie, coscienza spaccaballe? Speriamo che Pauli si spicci a fare il suo mestiere.

Questi gatti di oggi, signora mia, che non finiscono i lavori iniziati! Anzi, se ne vanno lasciando la preda ferita a morire sotto il mio furgone! Troppo grassi, troppo nutriti, non ci si può più fidare di nessuno.

Ehi, piccione, sei ancora vivo? Alza la testa e mi guarda. Se cerco di acchiapparti, tu che fai? Cerchi di svolazzare via, ovviamente. Fatti prendere, cretino! Ormai son bella che incastrata. Fra quell'impicciona di coscienza, una fastidiosa sensazione di razzismo, il fatto che non sopporto l'idea di pranzare con una creatura agonizzante sotto la finestra, soprattutto dopo che mi ha guardata negli occhi, son fritta, mi devo occupare di te.

Pigliare un piccione che non ne vuol sapere, che per oggi ne ha viste abbastanza e che si oppone come può, anche se è ferito, stanco e spaventato, non è semplicissimo. Anzi, è un rodeo. Esce da sotto il furgone, svolazza in giro, zoppetta di qua e di là, infila la finestrella della lavanderia e tocca terminare l'inseguimento dentro il vecchio vascone del bucato, per fortuna vuoto al momento. Lo straccio buttato addosso funziona quasi sempre, e finalmente è in gabbia. Bene non sta, la bestiola. Mettiamo nel gabbione una scodella di acqua, un po' di becchime, lo copriamo in modo che stia nascosto e isolato e si tranquillizzi.  E ora che si fa?

Telefona qua, prova di là, il CRAB, Centro recupero Avifauna di Bolzano il sabato è chiuso. Facciamo un salto a vedere, l'avifauna mangia e beve anche il fine settimana, forse qualcuno c'è.

Tu intanto, collaborare e tirare le cuoia tua sponte no, eh?

Deserto. E anche desolato, pare. Boh, mi tengo il piccione in bagno fino a lunedì, poi riprovo.

Ma alla Sill, il canile sanitario della Provincia, un piccione non lo vorranno? Han accolto di tutto, cavalli dispersi, tartarughe, conigli, caprioli, asini; piccioni no?

"Certo che lo prendiamo. Me lo porti, siamo aperti fino alle 5". E non solo sono aperti e prendono piccioni anche nel week end, ma per caso c'è lì anche il veterinario che a una prima occhiata fa una diagnosi tranquillizzante: non è messo proprio benissimo, ma probabilmente il nostro se la cava.

Mezza giornata ho perso, porca miseria, fra gatti, pennuti, rodei e coscienze impiccione.

E pensare che colombi, piccioni, tortore e dintorni mi stanno proprio parecchio sui maroni!