venerdì 14 maggio 2010

Problemi? basta dirlo!

“Scusi, è suo un gatto a macchie bianche rosse e nere?”

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Intende questo gatto? “Si, ecco, proprio questo gatto. Mi mangia i miei pesci.” Le cosa? I suoi pesci? che pesci? “Sa, nel giardino ho scavato un laghetto e ci ho seminato alcuni pesci.”

Ecco da dove arrivavano i poveri resti squamosi trovati più volte sullo zerbino: dal laghetto del Vicino! Faccio la finta tonta: davvero? il mio gatto, è sicuro?

“Non so se è suo, comunque proprio quel gatto lì. Ha una fissazione per i miei pesci, la mattina alle 7 quando apro le finestre è già lì che pesca; e anche quest’inverno, se ne stava ore sul ghiaccio a osservarli in trasparenza”

Mi pare di vederla, che cerca di catturare i pesci che le si muovono sotto le zampe, cercando di studiare il metodo migliore per acciuffarli. Immagino la scena e trattengo a stento le risate.

Ma li prende, i suoi pesci? “Come no! a inizio primavera ce n’erano 8, adesso ne è rimasto uno!”

Non ne avevo ancora trovati, tranci di pesce rosso sulle scale, quest’anno: ha ricominciato a mia insaputa, la bastarda!

Mi spiace molto, signor Vicino, davvero! Non so come rimediare, le posso pagare i danni se mi permette. “Ma no, che danni! Lo so che i gatti sono fatti così, mi spiace solo per i miei pesci povere bestie. C’è poco da fare, lo so, ma volevo dirglielo.” 

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Nonostante mi scappi da ridere, ho un moto di empatia verso il mio vicino, che non vuole risarcimenti, non pretende niente, vuole solo farmi parte della morte dei SUOI pesci. Per colpa del MIO gatto. Ma, davvero, non so cosa farci. La mandi via, la spaventi, la prenda a scopate, la innaffi con l’irrigatore ogni volta che la vede, i gatti odiano essere bagnati; altre idee non me ne vengono. Lei ha qualche suggerimento da darmi?

Davvero, che possiamo farci? Se ne discuteva la sera a cena, fra il serio e il faceto, la colpevole beatamente stesa poco lontano con le orecchie ben tese, come sempre quando si parla di lei. Gli pago l’installazione di una retina sopra al laghetto, gli compro un pescecane, una cupola di cristallo, cazzarola, che diavolo si può fare per salvare il suo ultimo pesce? E tu, gattaccia, hai bisogno di mangiare i pesci del prossimo? Vai a pescare al parco invece che dal signor Vicino se proprio non puoi farne a meno! E adesso come facciamo per quel pesce? Lei, seccata dal mio tono, si alza, si stiracchia, infila la gattaiola e se ne va.

Mezz’ora dopo bussa il mio coinquilino: mi porta delle carte, scambiamo quattro parole, e poi mi fa: “ah, quasi mi scordavo, dovesse interessarti c’è un pesce morto sul tuo stuoino”

“Tante storie per uno stupido pesce!?! Ecco fatto. Adesso posso tornare a dormire?”