venerdì 18 settembre 2009

Fumo a Costabrunella

Lago di Costabrunella - Lagorai

"E di sotto la neve che se ne va appaiono mille laghetti, taluni ancora fioriti di gelo, ancora freddolosi ai piedi delle pareti nere (...). Il comando ha il suo lago (di forcella. Magna, n.d.A.), sorgono (...) attorno le baracchette, qualche tenda, la malga di sasso che la 5" bat­teria (...) s'è fabbricata con bella imprudenza proprio in vista alle posizioni nemiche del Cauriol e della Busa Alta.(…) I suoi sette od otto laghetti ce li ha la 265° (laghetti dell'Aia Tonda, di Reganèl, di Lastè, di Conte Moro, n.d.A.), uno ne hanno i cucinieri, uno i calzolai, uno fosco, solitario, sta lassù per Cima d'Asta e se lo gode un piccolo posto di vedetta.(1)”

Arrivarci dall'alto, a Costabrunella, è un colpo al cuore. Si gira il costone a forcella Quarazza ed eccolo lì, un occhio azzurro profondo, inaspettato per quanto atteso; e tornano in mente le parole di Paolo Monelli:

Ma il lago più bello non l'ha nessuno, perché adesso è in seconda linea ed ha un nome così romantico che a ripeterlo adagio con il suo ritmo novenario si fantastica di cose impossibili e si pensa alla bambina: il lago di Costa Brunella.(2)"

Camminiamo da tre giorni fra resti di trincee della prima Guerra Mondiale e su strade militari, ogni tanto spunta un rotolo arrugginito di filo spinato, resti lignei di baraccamenti, si pranza fra i resti di una cittadella militare ancora ben conservati, e non pensarci è difficile.

forcella Buse Todesche - resti di trincee

E quando si alza la nebbia, come succede tanto spesso attorno a Cima d'Asta, torna in mente un altro scampolo di storia recente, raccontata meno spesso, nota a pochi: emigrazione e diaspora, e morti premature contribuirono a far scordare pagine di storia drammatiche e importanti.

"I patrioti si fanno sentire per la prima volta nell’agosto 1944. Provengono dal Feltrino e si stabiliscono a Costabrunella e lassù formano il Battaglione G.Gherlenda. Pochi di numero, danno ai tedeschi l’impressione di essere in molti e ben agguerriti; il popolo condivide questa impressione di forza. [...]

Quando venne il giorno fissato per la partenza, "Fumo" provvide alla distribuzione delle vettovaglie per 4 o 5 giorni e alla consegna delle armi: 2 mitra, 8 parabellum, 11 moschetti (mod. 91), 5 carabine, 1 fucile, 1 steyr (tapum), 1 mauser, 10 pistole e 8 bombe e varie munizioni. L’equipaggiamento consisteva in 18 zaini e 23 coperte. Per comunicare con il comando di brigata c’era un cifrario convenzionale e i collegamenti erano tenuti tramite staffette (maschili).

Il comandante "Bruno" li raccolse sulla piazzetta antistante il magazzino della Casera Pietena, sede del Quartier generale della brigata: rivolse loro parole appropriate, li salutò e li abbracciò uno ad uno. Partirono in 29, il comandante "Fumo" in testa, la sera del 21 agosto verso le 18, mentre imperversava un violento temporale. Scomparvero oltre la forcella al posto di blocco 69, destinazione Costabrunella. Durante quella prima notte giunsero a Malga Vallazza e fecero sosta. [...] e alle 18 del 25 agosto arrivarono a Costabrunella, dove stabilirono il comando insediandosi al terzo piano e nella soffitta della casa del custode della diga. Per prima cosa "Fumo" predispose tre posti di blocco: il primo fu istituito presso la centrale idroelettrica di Sorgazza; il secondo alla malga del Lago a circa 200 metri sotto la diga e il terzo nei pressi della Forcella Quarazza a difesa degli accessi da val Quarazza, dalla Forcella Segura e dalle valli limitrofe.

Ebbe così inizio "una delle più belle pagine della resistenza in Trentino(3)"

Diga di Costabrunella con la casa del custode, rimasta più o meno come allora - foto Edo

Il 14 settembre 1944, sotto il comando di Isidoro Giacomin, il comandante Fumo, il Gherlenda si rese protagonista di un'azione di cui riferì anche Radio Londra: la presa della caserma tedesca del Corpo di sicurezza trentino di Castel Tesino. 50 prigionieri senza colpo ferire, un importante bottino di armi, uno smacco che ai tedeschi rimase per traverso.

Il giorno dopo, il 15 settembre, il guardiano della centrale ENEL di malga Sorgazza notò nel primo mattino movimenti di truppe tedesche: intuendo cosa si stava preparando avvisò per telefono i partigiani acquartierati a Costabrunella, 600 metri più in alto fra i monti.

Alle 9 e mezza i primi tedeschi trovarono ad accoglierli poco sotto al lago i mitra di Vento, Vittoria, Renata e Leo. Ma la nebbia, quella volta, giocò contro: con la visibilità normale nessuno sarebbe riuscito ad attraversare l'area scoperta dal bosco ed avvicinarsi alla diga senza essere visto ed immediatamente falciato da una raffica; i nazisti invece sciamarono da ogni angolo occultati dalla nebbia, in 300 contro i 73 partigiani, avvicinandosi sempre più pericolosi. Le squadre di Fumo non riuscivano a vedersi nemmeno fra loro, le bombe a mano fregate il giorno prima mancavano di detonatore e non funzionavano e il comandante non riusciva più ad avere un'idea completa di quello che stava succedendo. Le cose stavano precipitando, meglio abbandonare il campo. Partì lui stesso per attraversare il vallone che lo separava da una parte dei suoi per comunicare anche a loro l'ordine di ritirata.

Gli ultimi uomini ripiegarono quando i tedeschi erano a meno di 30 metri da loro, non prima di aver ucciso l'ufficiale nazista che camminava alla loro testa. I partigiani si attestarono al sicuro sparsi fra le guglie del gruppo di Rava fino al mattino dopo quando alla spicciolata si riunirono e si contarono: mancava Fumo.

"Al mattino scesero alla diga e trovarono tutto sottosopra: anche il forno per il pane era stato distrutto. Recuperarono solo qualche coperta e poco altro. Si divisero in varie squadre alla ricerca del comandante. Fu il gruppo di “Nina”, “Renata”, “Marco”, “Menefrego” e “Portafortuna” a trovarlo poco sotto la diga con una ferita mortale alla nuca. Gli avevano portato via l’orologio e le scarpe.

16 settembre 1944, Funerali del comandante Fumo. Fonte: Croaxarie

“Nina” mi dichiarò che sul corpo non c’erano segni di arma da
fuoco. La sua convinzione era che “Fumo” fosse stato sorpreso di spalle e colpito col calcio del fucile, ma è anche possibile che sia stato raggiunto da una raffica. Il comandante fu l’unico tra i partigiani a perire durante la battaglia.(4)"

Il Gherlenda restò unito nonostante la perdita di Fumo, elesse come nuovo comandante l'ex maresciallo di artiglieria "Marco" e riprese la sua attività malgrado la perdita di tutto il materiale e degli effetti personali.

Da leggere, a mio avviso, il bel libro di Giuseppe Sittoni, Uomini e fatti del Gherlenda, che racconta la storia di questi Uomini, pubblica copie di documenti originali, le relazioni a caldo dei protagonisti, le fotografie di quei ragazzi in fretta dimenticati, i ricordi di chi visse quelle giornate e ancora le può raccontare. E camminare per quei posti dopo averli letti ha un altro sapore.

(1) Luca Girotto - La lunga trincea 1915-1918 - Cronache della grande guerra dalla Valsugana alla val di Fiemme - Gino Rossato Editore - Citazioni tratte da "Le scarpe al Sole" di Paolo Monelli

(2) Paolo Monelli - Le scarpe al sole - Edizioni libreria militare

(3) Relazione datata 6 luglio 1945 fatta dall’arciprete di Castello Tesino don Silvio Cristofolini e giacente presso l’Archivio Storico di Trento, citata da Giuseppe Sittoni qui.

(4) Giuseppe Sittoni, "Uomini e fatti del Gherlenda" edito da Croaxarie.