venerdì 25 settembre 2009

La Strada delle Dolomiti

C'era ancora il Kaiser quando il 13 settembre del 1909, 100 anni fa, venne inaugurato l'ultimo tratto della "Grande Strada delle Dolomiti", l'arteria che collega tuttora Bolzano, Cortina e Dobbiaco attraversando la Val d’Ega, il Passo di Costalunga, la Valle di Fassa, il passo Pordoi, il Falzarego, Campolongo.

Theodor Christomannos (a destra), 1896 ca, foto Franz Dantone.
Fonte
Wikimedia commons, Copyright scaduto.

Fortemente voluta da Theodor Christomannos, avvocato nato in Grecia ma di nazionalità austriaca, con studio professionale a Merano, appassionato di montagna, per diversi anni segretario del club alpino austrotedesco DÖV, che intuì già allora le potenzialità turistiche della zona dolomitica e comprese l'importanza di un'unica strada che ne collegasse fra loro le vallate. Uomo di grande lungimiranza, se si considera che la prima automobile arrivò a Cortina nel 1894 proveniente da Innsbruck e dovettero passare 9 anni prima che giungesse un'auto proveniente dall'estero: arrivava da Ferrara con a bordo il marchese di Bagno e i conti Monti nel 1903, mentre il primo colpo di piccone per il tratto che collegava Canazei ad Arabba, attraverso il passo del Pordoi, era già stato dato nel 1897.

L'intera opera costò 1.115.400 corone, richiese lo studio di soluzioni innovative sia per la quota alla quale si doveva lavorare, sia per la friabilità del terreno in particolare al passo Pordoi; vi lavorarono circa 2.500 operai con una paga giornaliera di 3 corone; fra la val di Fassa e Arabba la strada conta 61 tornanti, ha una pendenza massima del 7,9% e una pendenza media 6,7%; raggiunge la quota massima di 2239 metri al passo Pordoi, dove è da poco stato restaurato l'obelisco commemorativo inaugurato nel 1905 che riporta i dati tecnici dell'opera e una targa a con i nomi degli ingegneri Vittorio Dal Lago e Alfredo Riccabona che lavorarono alla sua realizzazione.

Nata soprattutto per fini militari, correva infatti lungo il confine con l'Italia, la strada aprì invece le porte del progresso e del mondo alla gente delle valli, e a una nuova forma di economia rivoluzionando la cultura e lo stile di vita di intere vallate: "senza strada nessun hotel, senza hotel nessuna strada" era il motto di Christomannos. Senza Hotel nessun turismo, possiamo agiungere noi, e nessuno sviluppo. Come si sia evoluto il turismo poi, con il suo buono e il suo cattivo, cosa abbia portato e cosa abbia distrutto, è davanti agli occhi di tutti.

A Christomannos è dedicata una delle Torri del Latemar e un'aquila di bronzo ai piedi delle pareti del Catinaccio pochi minuti a monte del rifugio Paolina.

Monumento a Christomannos sopra il passo di Costalunga - cartolina - fonte: progetto Cartoline del Trentino a cura della Biblioteca comunale di Trento - Catalogo Trentino di Immagini

I festeggiamenti per il centenario ci sono già stati, ovviamente, arrivo in ritardo, ma mi è venuta in mano stasera una pubblicazione della Nuova Editoriale Atesina srl, editrice dell'ormai defunto quotidiano locale "il mattino": "Dolomiti in cartolina" di Giuseppe Tomasoni, uscita a fascicoli insieme al giornale nel 2002. Fra le vecchie cartoline raccolte nel volume ce ne sono alcune della Grande strada delle Dolomiti in varie epoche: forse vale la pena mostrarne un paio:

Verso Carezza - 1906 ca

Passo Pordoi - 1919 ca 

Passo Falzarego - 1920 ca 

Passo Sella - 1938 ca