giovedì 3 settembre 2009

L'estate sta finendooo..

cantavano i fratelli Righeira anni fa. E' ora che riprenda in mano questo blogghino negletto e cominci a scrivere di tutti gli argomenti che mi hanno fatta incazzare fra un giro in montagna e l'altro.

Ho un book di foto fatte all'Alpe di Siusi, che non ho ancora pubblicato per vergogna e per pudore. Mi vengono in mente quelle pensioncine o quei "Zimmer zu vermieten" che non hanno colpa delle betoniere, gru, ruspe e camion che girano da troppe estati sull'Alpe fra i turisti sconfortati come i ragazzi di questo blog e che fanno scappare gli altri.

Ho così tanto da dire sulla questione della segnaletica dei sentieri monolingue e sulle Dolomiti dell'UNESCO, che non so da che parte cominciare :D

E poi ho un po' di storie da raccontare, un po' di posti da farvi vedere, un po' di libri da recensire, ma inizio con una storia non mia:

Caldenave

"Benvenuti a Caldenave!

avete fatto la vostra parte di sana fatica ed ora eccovi qui, seduti ad aspettare l'agognato "ristoro". Prendetevi il giusto tempo, rilassatevi e guardatevi un po' in giro. Il Creatore, chiunque fu, fece un bel lavoro. lavorò sodo e sicuramente di martedì o mercoledì, quando aveva ancora tanto entusiasmo e non era già così stanco da voler scappar via per santificarsi.

I nostri nonni, che non erano stupidi, videro questo paradiso e ben pensarono di venirci a lavorare: malga e casara, mucche, latte, formaggio, burro, ricotta... Erano i bei tempi e la vita se la guadagnavano lavorando e non "facendo i soldi" come si dice oggi, e per mangiare, allora, bisognava farsi venire la voglia di salire fin quassù.

Durò finché durò (il Viagra non era ancora stato inventato), le "mode" cambiarono e dopo anni di onorato servizio per Caldenave venne l'oblio (a dire il vero un incendio diede una mano).

La vita in valle era diventata più comoda, le fabbriche invitanti e sicure, era meglio stare laggiù e la sera farsi una bella doccia e poi davanti alla televisione, che sudare quassù e puzzare di merda di vacca fino a settembre. Così per anni qui rimasero solo

il vento, il sole, la neve, la pioggia (mi piacerebbe dire anche gli animali, ma questa è un’altra storia). Passarono gli anni, ricambiarono le mode e laggiù in valle, nella Casa Comune, qualche illuminato (l’avrà mes i dedi nel 220), pensò che era ora di risalire in montagna. Detto fatto: un paio di operai, qualche secchio di malta, due mattoni, Sant’Elicottero ed ecco il Rifugio Malga Caldenave “Claudio e Renzo”, nome lungo e altisonante per 80 metri quadrati disposti su due piani, con la stanza del gestore, 16 posti letto divisi in due stanze, due bagni, una piccola cucina e 24 posti a sedere nel ristorante, Tutto bello e sobrio ed inaugurato in pompa magna nell’ottobre del 2003, dedicato alla memoria di Claudio e Renzo, due giovani di Scurelle tragicamente scomparsi, ma distintisi in vita per l’impegno benefico della comunità.

Rifugio Malga Caldenave, Val Campelle, Lagorai (foto Edo)

A questo punto della storia ci voleva un gestore che, come ai bei tempi, avesse la voglia di salire fin quassù…(vedi sopra). Sono cambiate le mode ma le comodità piacciono ancora ed a Caldenave non ce ne sono proprio (uso il presente non a caso), tra l’altro non esistono strade che servono il rifugio e bisogna portare su tutto a spalla e qui fermo subito i sapientoni: i cavalli che si vedono in giro non portano nulla perché il basto dovrebbero portarlo tutto l’anno e non solo i tre mesi estivi, di teleferica neanche parlarne perché non c’è campata sufficiente, quindi non rimane che il Mezzo Migliore: la schiena del gestore.

Tutto questo era esattamente quello che noi stavamo cercando, ed ora eccoci qui: Enrica ed Elio, gestori dal 2004.

Bene, ho raggiunto lo scopo di farvi perdere un po’ di tempo. Enrica sta spadellando in cucina, nella minuscola cucina, dalla quale tutti, affamati come lupi, sperano di veder uscire il proprio piatto. Voi, che avete capito l’antifona, non vi spazientite se dovete aspettare qualche minuto, abbiamo scelto di darvi solo cose buone, cucinate come si deve, quindi menu semplice, niente porcherie in scatola ma solo ingredienti freschi (permetteteci solo la passata di pomodoro) e per fare le cose bene ci vuole il giusto tempo. Ah, dimenticavo, vi sarete domandati da dove viene questo CALDENAVE. Ho cercato a lungo relitti sotto i cirmoli e nelle valli più alte, ma giuro non ne ho trovati. Quindi niente NAVE. Anche di CALDE, poca roba, qualche fanciulla, ma non in numero sufficiente da rendere il posto memorabile. Un pastore di passaggio mi ha edotto: CALTE in dialetto vuol dire pascoli alti e la neve qui si ferma a lungo, quindi le CALTE della NEVE son diventate CALDENAVE. Ecco, ora i canederli stanno arrivando, e sono stati cucinati come si deve: 12 minuti di bollitura dolce più 45 secondi di riposo in pentola coperta. Mangiate in pace e godetevi il Creato. Se invece non sono ancora arrivati, leggete un’altra volta, magari con più attenzione e vedrete che arriveranno.

Buon appetito.*”

 orientamento

Segnaletica sulla terrazza del Rifugio. Ci sono anche un SU e GIU :D (foto JRRT)

(*) Scritto sulla tovaglietta di carta consegnata ad ogni coperto al rifugio Caldenave. Credo non occorra specificare che il gestore è quello che si dice un bel tipo e il rifugio molto carino e accogliente, letti comodi e non con le reti a cucchiaio. Gran bel posto.