martedì 7 agosto 2007

Gli Stoanerne Mandln di Sarentino e la strega Pachlerzottl


Cosa siano di preciso gli Stoanerne Mandln, ometti di pietra, non lo sa nessuno. Poterbbero essere segnavia posti dai pastori in un punto di passaggio delle transumanze oppure, e più probabilmente, resti di un luogo di culto precristiano. Sta di fatto che vengono citati negli atti del processo contro la strega Pachlerzottl, la scarmigliata, già nel 1540.

Già essere scarmigliate non è rassicurante, lo sappiamo bene io e mia sorella, ma far piovere massi misti a grandine, conoscere le magie del latte, far morire bestie e bambini è segno certo di stregoneria. Durante il processo confessò di possedere un unguento magico che le serviva per volare, custodito in uno scrigno insieme a cenere di un topo bruciato vivo, necessaria per le magie d'amore. Completavano la dotazione l'ossicino di un bimbo nato morto, un ciuffo di capelli e trucioli di essenze magiche diverse, utili per azzoppare persone e animali.

Si incontrava col diavolo e con le altre streghe proprio agli Stoarne Mandln: una miriade di omini di pietra in cima a un'altura sopra il paese, dai quali si gode di un panorama a 360 gradi sulla val Sarentino, Dolomiti, gruppo di Tessa, Merano 2000.

Ogni volta che ci torno mi chiedo come diavolo facciano a stare in equilibrio queste ardite piramidi, di anno in anno, col vento, pioggia e neve, con sommità che paiono sul punto di cadere da un momento all'altro. Come diavolo facciano, appunto.

Spero che la povera Pachlerzottl, bruciata viva il 28 agosto 1540, sia morta con negli occhi quel posto bellissimo, che conserva ancora un genius loci molto forte, pieno di mistero e di spiritualità.