martedì 28 agosto 2007

Sulla traccia di Nives

Scrittore, forte arrampicatore, uomo dai mille lavori e dai precedenti politici burrascosi, studioso della Bibbia che traduce dall'ebraico antico, Erri De Luca mi era sembrato un personaggio interessante ma finora mi ero limitata a leggere qualche suo articolo o intervista.


Quando, nel maggio scorso, Nives Meroi e Romano Benet hanno conquistato l'Everest, senza ossigeno e senza portatori, mi sono decisa a comprare il suo libro/conversazione con la grande alpinista bergamasco/tarvisiana e mal me ne incolse. Ho trovato "Sulla traccia di Nives" fastidioso, irritante, retorico, autoreferenziale. Di Nives Meroi in questo libro ce ne trovo poca, e trovo anche poca sostanza: Erri si guarda scrivere e si piace molto. Nives è un pretesto per filosofeggiare e parlare di sé, per fare barocchismi letterari, per girare, con linguaggio aulico, attorno al suo ombelico.


Mi e' quasi parso di trovare la concreta Meroi d'accordo con me, quando gli dice: "te ne inventi di cose". Ad essere sincera ogni tanto qualcosa di bello l'ho trovato: le citazioni dall'antico testamento e qualche sporadico intervento di Nives. Forse ho sbagliato libro, ma non mi è rimasta molta voglia di leggere qualcos'altro di suo.