domenica 19 agosto 2007

Il primo traforo alpino

Il "buco di Viso" dal lato francese

Pellami, stoffe, vino, riso e soprattutto il preziosissimo sale proveniente dai bacini dell'Etang de Berre: questi erano i prodotti che da secoli si commerciavano attraverso i passi alpini occidentali, controllati dai Savoia e dal regno di Francia. Il marchesato di Saluzzo era un piccolo stato chiuso con pochi possibili sbocchi verso l'esterno e strade difficilmente percorribili per buona parte dell'anno. Nel 1474 Ludovico II, marchese di Saluzzo, ebbe l'idea di scavare un traforo attraverso le pendici del Monviso: avrebbe prolungato la stagione dei commerci del suo piccolo stato con la Provenza, facilitando il transito alle carovane di muli che fino a quel momento erano costrette ad affrontare il passo delle Traversette, spesso innevato fino a tarda stagione e piuttosto pericoloso, o a pagare costosi dazi ai francesi per il transito sul Monginevro.


Nel 1478 Ludovico II firmò un trattato con il conte di Provenza Renato d'Angiò nel quale si stabiliva di richiedere un pedaggio per il transito, e nell'estate del 1479 iniziarono i lavori.


Facile immaginare le difficoltà incontrate durante lo scavo, a

2882 metri di quota, con le attrezzature disponibili a quei tempi, usando "ferro, fuoco e aceto"; di fatto a mano.


Inaugurata nel 1481, la "galleria del sale" rimase agibile con alterne vicende dovute a crolli, riaperture e nuove chiusure per motivi strategici o commerciali (concorrenza con altri percorsi); venne utilizzata dagli eserciti del Re di Francia Francesco I quando scesero in Italia nel 1525 contro Carlo V e dallo stesso Ludovico II nel 1486 in fuga dal marchesato verso la Francia e, secondo alcuni storici, da Carlo VIII e Luigi XII.


Inagibile per più di 2 secoli, venne riattivata nel 1907 dalla neonata sezione del CAI, richiusa e riaperta nel 1973 grazie al contributo del Lyons Club di Torino e Saluzzo, infine nel 1998 definitivamente risistemata per l'interessamento del Rotary di Saluzzo che ha fatto collocare, accanto all'accesso dalla parte italiana, una tabella esplicativa che racconta la storia del "buco di Viso". Gli Enti locali si sono impegnati a mantenerla agibile con continui lavori di manutenzione, in particolare dalla parte francese, interessata da frequenti frane che ne ostruiscono l'entrata.


Sezione longitudinale del traforo


Attualmente la galleria è lunga 75 metri, si snoda in leggera salita verso la Francia, ed ha una luce che varia dai 3 metri nel punto più alto, ai 75 cm dello sbocco francese. Mentre l'ingresso dalla parte italiana è agevole, per uscire in Francia occorre togliere lo zaino e strisciare fuori come talpe stando attenti a non sbattere una craniata. E' raggiungibile con poco più di due ore di cammino dal Pian del Re (sorgenti del fiume Po): all'inizio dell'estate spesso la neve ne ostruisce il passaggio, è consigliabile informarsi sull'agibilità presso i rifugisti ed è necessario avere con sé una torcia elettrica.