lunedì 7 aprile 2008

Carlo Magno re di Francia

carlomagno

Passo Campo Carlo Magno in una cartolina dei primi del '900

Fino al 1909 passo Campo Carlo Magno, il valico che mette in comunicazione la Val di Sole con la Val Rendena e Madonna di Campiglio, si chiamava Moschera, o Campo. Campo probabilmente perché largo e pianeggiante, Moschera, ipotizza lo storico Quirino Bezzi, perché, proprio in quanto comodo e pianeggiante, zona di gran pascolo delle mucche, invaso dal letame e di conseguenza da nugoli di mosche.

Ma Carlo Magno, al quale è dedicato il passo, è davvero transitato di là come narra la leggenda? Secondo la “carta di Pellizzano”, una pergamena del 1446, custodita nell'archivio della parrocchia del paese solandro e copia di un'originale del 1429, nel 775 l'imperatore avrebbe attraversato la Val Camonica, il Passo del Tonale, avrebbe disceso la Val di Sole fino al torrente Meledrio per risalire alla Moschera, scendere in Rendena, abbattere un castello, fondare la chiesa di Santo Stefano di Carisolo, far fuori un po' di pagani e di ebrei per poi togliersi dalle scatole.

Lo stesso testo della pergamena lo troviamo all'interno della chiesa di Santo Stefano, trascritto in caratteri gotici, sotto l'affresco cinquecentesco di Simone Baschenis che rappresenta il passaggio dell'imperatore e compare, con trascurabili differenze, in altri due documenti quattrocenteschi trovati a San Giovanni di Cala e Bienno.

Questo lo stralcio della pergamena, tradotto in italiano, che racconta il passaggio di Carlo nella valle del Meledrio (Pala di Valiana) fino alla partenza dell'imperatore per altri lidi:

“[...] Detto  Carlo  attraversò  una certa  valle  chiamata  Valiana,  e raggiunse un monte detto Moschera,  inoltrandosi nella val Rendena e mandò a dire al più potente giudeo che doveva credere nella fede cattolica o consegnargli il castello.

Come il castellano udì l’inaspettata  intimazione,  fuggì  oltre  il  mare.  Il  giorno  dopo Carlo  distrusse il castello e ne  raggiunse un altro chiamato Pelugo, di cui era padrone Catanio, giudeo, che fu convertito alla fede in Cristo. Carlo abbatté il castello e vi fece edificare una chiesa in onore di San Zenone, e i medesimi sette vescovi concessero quaranta giorni di indulgenza ciascuno da  lucrarsi ogni giorno visitando la chiesa.
E vennero alla chiesa di Santo Stefano  e  vi  battezzarono  moltissima gente. [...]

Antonio Selerio ottenne per  la  chiesa  di  Santo  Stefano  la
grazia di mille e cinquecento anni di  indulgenza  ogni  domenica  prima d’ogni mese e per ogni  solennità, perché era stato per sette anni come paggio con re Carlo. Proprio colà  Carlo  terminò  di  convertire tutti i pagani e giudei e nella stessa chiesa  lasciò un  libro nel quale erano  contenute  tutte  le  imprese da  lui compiute  in  tutto  il mondo. Poco dopo si ritirò di lì con tutto il suo seguito e giunse in Blavia…

Graziadeo notaio di Bolbeno scrisse  la presente  copia nell’anno del S.N.G.C. 1446, indizione nona, il 19"

Alcuni studiosi riportano il fatto come storico, molti altri nutrono invece seri dubbi, non essendoci traccia di documenti storici sui quali basare questa ipotesi. Il Bezzi riporta in un suo articolo comparso sull'annuario della SAT del 1982 la sdegnata reazione dello storico Silvestro Valenti alla ridenominazione del passo:

"La denominazione Campo Carlo Magno, storicamente falsa, per vanità, capriccio, indifferenza e affarismo è passata nella nomenclatura postale austriaca, sulle guide, sulle carte topografiche locali e finalmente nell’Elenco Ufficiale Toponomastico e chi ha avuto ha avuto, e chi ga bu a bu in trentino, e ci a bu ci a bu in nones”.

Forse c'è un po' di vero sul quale è fiorita la leggenda, forse Carlo Magno non è mai passato da quelle parti ma qualche frangia del suo esercito durante le spedizioni contro i Longobardi, o chissà che altro esercito medievale ha attraversato quel valico: per cercare di fare un po' di luce sulla vicenda è nato il Progetto Carlo Magno che, come recita il sito di riferimento, "ha ottenuto il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento, della Provincia di Brescia, della Regione Autonoma Trentino Alto Adige, del Comune di Brescia, del Comune di Carisolo" al quale hanno dato vita il Circolo culturale "Il Faggio Val Rendena" e la Pro Loco di Carisolo, che ha lo scopo di ricercare documenti o tracce che aiutino a capire se di storia o di leggenda si tratta.