martedì 15 aprile 2008

L'uomo di nuvole e lana

Fabrizio Torchio, sul quotidiano l'Adige di venerdì 28 marzo, racconta di una strana persona e di un libro che pare molto interessante, difficile da trovare ma che andrò a cercare quest'estate, a Caderzone, nelle Giudicarie trentine.

Ecco l'articolo:

"Il volume «L'uomo di nuvole e lana», la storia di Rizzieri e Lorenzo

L'uomo di nuvole e lana è il primo volume del Museo della malga di Caderzone, allestito con la collezione dell'autore del volume, Gianluigi Rocca, e la lodevole iniziativa del sindaco Maurizio Polla. Il volume, nella «collana delle pasture» (215 pagine, moltissime fotografie), è, al tempo stesso, il racconto vivo di vite solitarie, quelle dei pastori di Valandro, sopra Stenico, una denuncia della nostra indifferenza nei confronti di una tradizione emarginata, la flebile speranza di «un avvenire che non sia solo rinuncia e abbandono».

Lorenzo, il pastore di Kamauz, «ha diviso la montagna con il vecchio Rizzieri, che da quando è mancato ha continuato a monticare in solitudine», scrive Rocca. «Le problematiche oggettive a cui è andato incontro durante le ultime stagioni dell'Alpe, soprattutto per le assidue e incessanti aggressioni subite a causa degli orsi, gli hanno procurato un travaglio non indifferente costringendolo ad abbandonare definitivamente questi pascoli». «La vita tra i monti - è l'amara constatazione di Gianluigi Rocca - è un destino ormai scritto sulla soglia di una prossima, definitiva, estinzione».

VALANDRO, L'ULTIMO PASTORE SE NE VA

Rizzieri, l'ultimo postaròl , nel primo giorno sull'alpe annodava due vipere alle croci in ferro che lungo l'erta annunciano il pascolo. Se ne è andato per sempre qualche anno fa, dopo una vita di fatiche su e giù da Valandro, dalle «schiene» verdi del Ghirlo con gli asini e le pecore. Lorenzo di Kamauz, un altro «custode» di quel pascolo d'altura duro ma anche un po' magico, aveva preso il suo posto. «Ma quest'anno non tornerà», racconta Gianluigi Rocca pittore e pastore, poeta e docente all'Accademia di Brera, ma che nelle malghe del Brenta, e dell'Adamello, ha lavorato con passione per oltre vent'anni. Di Rizzieri e di Lorenzo, Rocca racconta la storia in L'uomo di nuvole e lana, straordinario libro-testimonianza che è - spiega egli stesso - «un racconto per immagini e poesia lungo un percorso doloroso e sincero di semplici vite, di uomini soli schiacciati nelle problematiche di una emarginata condizione che tra le montagne è solitudine e incontrollabile mesto destino».

A molti, quelle di Rocca sono sembrate pagine intrise di tristezza, ma quelle immagini di solitudine scandiscono una realtà: settimane al pascolo come «un aspro calvario». La malga è crollata tanti anni fa, e la sera gli uomini si stringono in un container portato su con l'elicottero. Prima, Rizzieri non aveva nemmeno quello: viveva in un riparo che si era costruito con le assi e i sassi lasciati dalla slavina. «Era dovuto un riparo, che l'affittanza del monte era alta di prezzo e doveva esser compreso», scrive Rocca. «Ma dalle panche di chi siede a palazzo ti hanno risposto con garbo che c'era solo un container. Una scatola di plastica e ferro per la tua estate. Una vergogna, nel santuario prezioso della natura di questo monte... nel cuore di un parco», Chiedevano invano una minuscola casa di legno. «Se non altro per la dignità denigrata di uomini che stanno alla montagna da soli. Lontano da tutto e da tutti senza aspettare nessuno».

E poi l'orso: Non ho niente contro, ma l'estate scorsa a Valandro ce n'erano otto. Sono venuti gli svizzeri con i cani, poi gli hanno sparato con l'elicottero. Ma l'orso sta davanti al recinto e non ha paura di niente. Sembra che venga dal nulla: non c'è una pianta lassù, ma quando arriva non te ne accorgi. Vedi, una volta gli sparavano, oggi risarciscono i danni. Ma al pastore quei soldi non interessano, perché lui vuole solo le sue pecore». C'è un distacco forte, in quelle pagine, fra l'alpe e noi quaggiù: «Non c'è sguardo rispettoso ai pastori», scrive Rocca. «Tanto vivono da soli e poi si sanno arrangiare, che gli va bene ogni luogo».

fonte: quotidiano l'Adige, 28 marzo 2008, pag.46