giovedì 25 settembre 2008

La fabbrica del falso

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Rimini quando la gente se ne va

[POST NOTEVOLMENTE MODIFICATO DOPO LA PRIMA PUBBLICAZIONE]

Ogni tanto mi scrivete commenti che sono un post. E finiscono persi fra le pieghe del blog, col rischio che non li legga nessuno ed è un peccato.

Ce ne sono due, nella Disneysmontegada che meritano visibilità:
Marzia, che vive queste esperienza dall'altra parte, dalla parte dei pastori e delle pecore scrive:

"hai espresso il mio pensiero in tutte le sue sfaccettature.
non ho vissuto le transumanze di un tempo per motivi anagrafici e territoriali (qui le transumanze non passano, se le ricorda a malapena mia mamma, quando era piccolissima e di notte sentiva le campane dei marghè che salivano dalla pianura), ma oggi...
oggi le ho viste come evento mediatico e turistico, vissute come fotografa/scrittrice, fatte come pseudo aiuto pastore.
che dire? meglio il comune che ascolta i turisti disturbati dai campanacci e li vieta al margaro, oppure quello che organizza la festa che, alla fine rende tutto un baraccone mediatico e kitch?
non lo so, ma l'importante è che l'allevatore non sia obbligato a rinunciare alla tradizione e/o trasformarsi in un pagliaccio."

Mentre Vera, che non posso linkare perché non ha niente di linkabile, vive nel più grande divertimentificio d'Italia, dove ogni cosa esiste in funzione del turista, scrive:

"Vivo e lavoro nel mondo del falso della rappresentazione, la riviera di Rimini. Tutto è artificio e molto viene creduto vero "Vado sempre in quell'hotel...che mi vogliono così bene..." e si prendono sorrisi fasulli, maledizioni ed improperi reali, convinti di essere amati.
Si vive tra "antiche" sagre della trippa e dello strozzaprete o della pappardella al cinghiale. Un orrore che rende ricca una regione. Mi chiedo se in fondo le desmontegade farsa non permettano malgrado la loro bruttura la sopravvivenza di quelle vere, in un economia nella quale la figlia o la moglie del pastore, servendo da bere ai milanesi in estasi, integrano il reddito della campagna con quello del turismo.
Tuttora dietro le quinte della Rimini delle discoteche arranca un'agricoltura marginale grazie agli apporti delle donne che "fanno la stagione". Si lo so, sempre di meno
."

Grazie :)

Continua il dibattito fra Marzia e Vera nei commenti di post sparsi. Di seguito la continuazione che inserisce neldibattito un argomento molto importante e serio: gli agriturismi. Ne riparleremo, intanto ecco cosa ci dicono le nostre amiche:

marzia ha detto...

"credo che, a volte, queste baracconate servano come paravento, è vero... una per il pubblico, e tutte le altre per chi lavora duramente!
...poi magari il turista arriva in un alpeggio genuino e scopre che le pastorelle non indossano il costume, ma... per me è peggio il fatto che i turisti pensino che basta il cartello "agriturismo" per convincerli che tutto quello che mangiano lì è genuino e prodotto in azienda. ce ne sono di autentici, ma quelli che ogni domenica hanno un pranzo di matrimonio con 100 persone..."

e Vera chiosa:
"Ciao Marzia, hai ragione la maggior parte delgi agriturismo sono in realtà ristoranti mascherati, gestiti da chi possiede anche delle terre e non è contadino. La legge stabilisce per gli agriturismo un detrminato numero di pasti annuo correlato alla superficie dell'azienda.
Le norme ausl richiedono per le cucine (almeno qui nelle terrre basse) ;) parametri uguali a quelli dei ristoranti...inox dappertutto celle frigo con trermografi abbattitori di temperatura.... Altro che polenta in malga.
Migliaia di euro impossibili da ammortizzare con 20 pasti in settimana. Si rende di fatto assai difficile la gestione dei pranzi con solo prodotti di produzione propria, tant'è che è ammesso l' uso di alimenti acquistati all'esterno dell'azienda in quantità percentualmente determinate, che non ricordo quali siano.
Sta poi a ciascuno decidere se rifornirsi dal vicino di campo o comunque sul mercato locale o se "far legna" andando alla grande distribuzione.
Di fatto a chi va a mangiare non sono dati strumenti per sapere cosa va a mangiare, pollo aia o pollo cresciuto dietro casa.
P.S.
Non sono una ristoratrice