domenica 19 ottobre 2008

Mij è tornata

Lontra europea (foto by Bernard-boehne, fonte wikimedia commons, licensed under GNU Free Documentation License, Version 1.2 or any later version)

Pare ormai certo: la lontra è tornata in Alto Adige. Dove abbia preso casa, giustamente, non si può dire ma la sua presenza è stata ufficializzata con entusiasmo dal direttore dell’Associazione Cacciatori Altoatesini Aukenthaler: «Le verifiche - spiega Aukenthaler - sono state fatte dal nostro biologo Lothar Gerstgrasser, che era stato informato della possibile presenza della specie in Alto Adige dal ricercatore austriaco Andreas Kranz. Supposizioni che si sono rivelate esatte».

Nel 1985, data dell'ultima ricerca sistematica a cura del wwf, era stata data per biologicamente estinta: le ultime prove certe della sua presenza due esemplari uccisi e imbalsamati (!) fra il 1956 e il '58. (*)

Ora pare tornata, anche se la presenza sporadica delle sue tracce non vogliono dire un ripopolamento certo e duraturo.

Questa notizia mi fa tornare in mente un libro ormai purtroppo fuori catalogo: "L'anello di acque lucenti" scritto nel 1959 da Gavin Maxwell (1914-1968), pubblicato in Italia nel 1977 da Rizzoli nella collana "l'Ornitorinco" curata, a suo tempo, da Ippolito Pizzetti.

E' una storia bellissima: la burrascosa, poetica, divertente, triste convivenza dell'autore con la lontra Mij, prima di una serie di altre lontre domestiche, in uno scenario meraviglioso: "la baia degli ontani", Camusfeàrna (Sandaig), nelle Western Highland scozzesi.

Incipit:
"Siedo in un soggiorno-cucina rivestito di pitch-pine, e una lontra dorme a pancia all’aria tra i cuscini del divano, le zampe anteriori protese in alto, con quell’espressione di intensa concentrazione che hanno i neonati quando dormono. Sulla lastra di pietra sotto la mensola del camino sono incise le parole Non fatuum huc persecutus ignem - “Non inseguii fin qui un fuoco fatuo”. Oltre la porta c’è il mare, le cui onde si rompono sulla spiaggia, distanti non più di un tiro di sasso, e tutt’intorno montagne sospese nella nebbia. Un gruppetto di anatre selvatiche passa volando oltre la finestra e si posa sul piccolo tappeto di prato verde; e non fosse per il tenue, soddisfatto mormorio delle loro voci e il rimbombo del mare e della cascata, il silenzio sarebbe assoluto. Ormai, da più di dieci anni, questo luogo è la mia casa, e ovunque le vicissitudini della vita mi porteranno in futuro, rimarrà la mia casa spirituale fino a che non morrò, una casa a cui si ritorna non con la certezza di incontrare compagni umani, e neppure con l’aspettativa di agi e riposo, ma come a un qualcosa da lungo tempo familiare, dove ogni scoglio ricoperto di licheni, ogni sorbo selvatico mostra un volto conosciuto e rassicurante."

Due anni più tardi uscì in Italia la continuazione della storia: "La baia degli ontani", che mi piacque meno se ben ricordo, ma non posso andare a controllare perché DOVE DIAVOLO E' ANDATO A FINIRE? A chi l'ho prestato, accidenti a me, che è fuori catalogo anche questo? Quando imparerò che i libri non si prestano, mai! In caso si regalano, ma una copia nuova comprata per la bisogna. Sgrunt.

(*) fonte: quotidiano Alto Adige, 18 ottobre 2007, pag. 44