giovedì 1 gennaio 2009

Ancora ladri di acqua

peterpesci002

Il babbo, asciutto quella volta.

Se mi si chiedesse che anno era, non lo ricordo proprio; so solo che si apriva la pesca sull'Adige il primo di gennaio, e il babbo non poteva assolutamente perdersi l'evento. Bardato come solo lui sapeva fare, unica concessione alle convenzioni il cesto di vimini regolamentare e gli stivaloni, cappellaccio piantato sul cranio, canna da pesca e quant'altro, alle 6 di mattina era sull'argine a pescare.

Come vuole l'iconografia classica, quando tornò a casa bagnato come un pulcino mamma era seduta vicino al caminetto a ricamare violette su una tovaglia. Tutto preso dal sacro fuoco della pesca era scivolato nel fiume, stivaloni cesto e tutto l'armamentario compreso. Il primo di gennaio. A Bolzano.

I motivi per cui avrebbe potuto rimetterci la scorza variano dalla polmonite all'annegamento per stivaloni pieni d'acqua che lo tiravano sotto, per testata contro pietra affiorante o per assideramento dopo essere stato trascinato chissà dove: l'Adige ha una discreta portata anche d'inverno. Non si beccò nemmeno il raffreddore.

Ora ai fiumi altoatesini manca l'acqua. Lo segnala preoccupato il presidente dell’associazione Provinciale Pescatori, Gebhard Dejaco al quotidiano Alto Adige del 28 dicembre, e le colpevoli sono le centrali idroelettriche. Gli iscritti all'associazione hanno girato diversi torrenti in diverse giornate muniti di un costoso apparecchio di misurazione controllandone la portata in varie ore del giorno: nella quasi totalità delle misurazioni il livello delle acque residue fissato per legge dalla Provincia non è rispettato e si aggira attorno alla metà di quanto stabilito.

«Nei pressi di Colle Isarco sono state effettuate numerose misurazioni in ore e posti diversi. Non sono mai stati raggiunti i 600 litri/secondo prescritti, anzi. E così nel tratto d’acqua sottostante, un tempo ricco di fauna ittica, i pesci di dimensioni maggiori sono praticamente scomparsi del tutto, mentre i pesci più piccoli sono facile preda della crescente popolazione di aironi cinerini»

Non è solo la fauna ittica a soffrire di questa situazione: viene completamente distrutto un ambiente naturale. A fronte di un danno ecologico irreparabile, sottolineano i pescatori, se beccati in fallo i concessionari vengono sanzionati con cifre di gran lunga inferiori al guadagno che deriva dallo sfruttamento della maggiore quantità d'acqua utilizzata. Sempre che qualcuno voglia controllare e sanzionare: «Un funzionario del corpo forestale ci ha spiegato testualmente che "su determinate infrazioni abbiamo ricevuto ordine dall’alto di chiudere un occhio"» aggiunge infatti Dejaco.

I pescatori stanno pensando di passare alle vie legali e richiedere un risarcimento: un precedente a loro favore c'è. Il tribunale di Belluno ha condannato per lo stesso motivo l'ENEL a pagare una consistente cifra di danni al ministero per l'ambiente che si era costituito parte civile.

Non c'è ambito nel quale gli interessi economici non se ne facciano un baffo dell'ambiente e dell'ecologia, spesso con la connivenza delle istituzioni.

Occorre specificare che il tuffo del babbo fu l'occasione cercata dalla mamma per mollare tovaglia e violette al loro destino e non prenderle mai più in mano? L'iconografia classica a casa mia era sempre di brevissima durata.