lunedì 31 marzo 2008

Qualcuno invece ci prova

brenta

Dolomiti di Brenta

Mentre l'ing.Angelucci, ex presidente della sezione altoatesina di Italia Nostra sul quotidiano Alto Adige di oggi si preoccupa, denuncia e definisce "agghiacciante" il progetto di sviluppo dell'area sciistica di Carezza e il campeggio già a suo tempo bocciato dalla provincia, e mentre Angelucci lamenta l'incongruenza degli amministratori pubblici Altoatesini, finora noti per aver percorso la strada del "turismo sostenibile" in modo più deciso dei trentini, o comunque per avere devastato un po' meno, i cugini della val Rendena si incontrano a Pinzolo in una affollatissima sala per discutere, insieme alla Giunta comunale, dell'elaborazione del Piano di sviluppo sostenibile.

Messe da parte per una volta le derive campanilistiche e gli egoismi privati, cittadini e amministratori dei paesi della valle insieme a molti rappresentanti delle categorie economiche e delle aziende di promozione turistica si sono ritrovati a parlare del loro futuro, del futuro della loro valle, di quello dei loro figli, per vedere se è possibile trovare una strada per crescere senza distruggere.

Tutta questa partecipazione, il calore dei presenti, l'attenzione con la quale è stata ascoltata la presentazione del Piano da parte della Vicesindaco Ballardini, testimoniano quanto le persone sentano l'importanza di questa tematica e la necessità di essere parte attiva in decisioni che non devono più passare sopra le loro teste.

Insieme alla Giunta comunale e a tutti i rendeneri, lavorerà la facoltà di Economia dell'Università di Trento che seguirà da vicino la stesura del Piano. Il giornale L'Adige di sabato riporta qualche stralcio dell'analisi dalla situazione attuale fatta dal professor Umberto Martini, che si occupa da tempo di economia e turismo, e che affiancherà la Giunta come consulente.

Incollo dal quotidiano:

"Martini è partito dalla storia che è importante per capire il futuro. Dal turismo alpino nato nell'800, «lanciato» da personaggi perlopiù anglosassoni come John Ball, tra i fondatori, nel 1857, dell'Alpine club che fu il primo spontaneo mezzo di marketing territoriale. Un «paleoturismo» che portò il cambiamento nelle nostre valli. Nacquero le guide alpine, gli alberghi, attività, allora, secondarie rispetto all'agricoltura e all'allevamento. Il turismo è nato così ed è andato avanti come fenomeno spontaneo fino agli anni '50 e '60 quando la rivoluzione dello sci creò un modello che è andato avanti, potente e prepotente, fino agli anni '90.

«Un modello - ha affermato Martini - caratterizzato da un'ipercrescita. Basta guardare, a distanza di dieci anni una dall'altra le foto aree per capirlo. Seconde case, infrastrutture, strade, funivie. Tutto spinto - ha affermato Martini - da una domanda che eccedeva l'offerta; basata sul cliente fedele, padano, bavarese, laziale, toscano che rappresentava l'85% del mercato. Tanta domanda e quindi poca innovazione».

Ma a metà degli anni '90 è arrivata la globalizzazione. «Che sembra il solito luogo comune - ha aggiunto Martini - ma che è invece un fatto molto concreto. Il primo cambiamento è stato l'annullamento delle distanze grazie al trasporto aereo; ed è arrivata la Ryan Air, i low cost e con questi la concorrenza totale e non solo tra località montane. Ora c'è il turismo mordi e fuggi anche in montagna; internet, che è una risorsa ma solo se usata bene, cioè non solo come strumento di comunicazione». Insomma, si è passati da un economia basata su un eccesso di domanda ad una caratterizzata da un eccesso di offerta.

«Il turismo - ha detto il docente di Trento - non è più accoglienza e comunicazione ma capacità di creare un prodotto e questo si fa con la strategia». Il «Piano strategico di sviluppo sostenibile» si basa su questa analisi della situazione. Ma la val Rendena, Pinzolo, Campiglio, ha ricordato Umberto Martini, ha una risorsa fondamentale ed è l'identità che si basa sulla risorsa delle risorse: l'ambiente. «Questo ci fa forti - ha affermato - rispetto a chi ha alle spalle solo cinque anni di storia».

La logica della partecipazione per elaborare il Piano inoltre, secondo l'esperto, «è anche un modo per non cadere nella trappola del pessimismo. Dobbiamo competere con soggetti fortissimi, nei confronti dei quali non possiamo combattere ma essere in grado di farci scegliere».
BRUNO ZORZI, Quotidiano L'Adige del 29.03.2008"

Lavorate bene, mi raccomando! La gente ci crede e vi crede, spera che possiate dimostrare con i numeri e al di là delle ideologie che uno sviluppo sostenibile è possibile e che ambiente ed economia non devono per forza fare a pugni. E poi, fatemi un piacere personale, sventolatelo sotto il naso del comune di Nova Levante, porca miseria!