mercoledì 31 ottobre 2007

Bel paese brutta gente

Ancora un libro, un bel libro: "Bel paese brutta gente - Romanzo autobiografico dentro le tensioni di una regione europea di confine" di Claus Gatterer, edizioni Praxis 3 di Bolzano. Già la mission della casa editrice racchiude in sé il senso di questo libro: «Dare voce agli italiani e far conoscere i tedeschi». O viceversa, aggiungo io.

E' la storia della giovinezza dell'autore, trascorsa da Gatterer a Sesto Pusteria dove era nato pochi anni dopo l'annessione dell'Alto Adige all'Italia e in piena era fascista, quando Mussolini voleva italianizzare la zona. E' un testo scorrevole e garbato, ironico e disincantato, scritto dalla parte della gente semplice che si trova a battagliare contro uno Stato gradasso e cialtrone che non la rispetta, la burocrazia che alimenta sé stessa, leggi incomprensibili che passano come carri armati su persone, cultura, economia, radici, contro le opzioni che pretendono di far scegliere fra piccola patria e nazione.

"Ben presto questa divisione (fra italiani e tedeschi N.d.f.) sfuma, per dimostrare che vizi e virtù sono di tutti e di nessuno. Appaiono così italiani saggi e tedeschi ottusi, ma anche italiani sciocchi e tedeschi assennati, fascisti fanatici da operetta paesana e anche nazisti di uguale pochezza". Non si trova odio etnico fra questa gente, abituata da sempre al passaggio di foresti, piccola gente comune di entrambe le etnie davanti alla Storia e ad avvenimenti più grandi della loro comprensione e del loro pratico buonsenso.

Sono ancora storie di persone, di stagnini e federali, di levatrici e recuperanti, postini, contadini, commercianti, studenti insegnanti e ragazzini. Di giochi e domande senza risposta, di poveri e ricchi di gente e dinamiche di paese.

L'ho regalato a diversi amici che vivono lontani da questa terra, per aiutarli a capirne un po' le logiche e la cultura, per spiegare loro come è stato vissuto quassù quel periodo orribile per tutti ma per l'Alto Adige forse un po' più orribile e incomprensibile. Perché, quando arrivano fra queste meravigliose montagne, evitino di pensare "qui siamo in Italia, bisogna parlare italiano!"

Qualche stralcio del libro in un prossimo post per non allungare troppo il brodo :)

E un altro post più approfondito lo merita l'autore. Arriverà.