giovedì 13 dicembre 2007

Numeri: valanghe

(foto Wikimedia Commons, licenza public domain)

Morti da valanga in Italia: dall'inverno 1967 all'inverno 2003 ci sono stati 723 morti da valanga, con una media di 20 all'anno negli ultimi 20 anni. Nonostante l'alto numero di morti degli inverni 2000/2001 (29) e 2002/2003 (23), la media degli ultimi 10 anni tende a calare, scendendo a 16 vittime a stagione.

Sempre negli ultimi 20 anni si sono contati 641 incidenti nei quali i travolti sono stati 1495, 394 dei quali deceduti (26%) e 1101 sopravvissuti (74%).

Queste percentuali sono coerenti con quelle rilevate nello stesso periodo in Svizzera e in Francia.

La percentuale più alta di incidenti con vittime coinvolge scialpinisti, con un 48% di morti sul totale. Segue lo sci fuori pista con il 23%, l'alpinismo (compreso quello estivo) col 19%, con un netto aumento negli ultimi anni dovuto all'arrampicata su ghiaccio. Fanalini di coda lo sci su pista (1%), abitazioni (1%) e vie di comunicazione investite da valanghe (2%) e un residuale 6% dovuto a cause varie.

Nel 1986 le ultime vittime da valanga su vie di comunicazione e nel 1999 su un paese, precisamente a Morgex (Valle d’Aosta).

Secondo AINEVA (Associazione Interregionale Neve e Valanghe) questi dati confermano che nel 95% degli incidenti il distacco della valanga è avvenuto per responsabilità dell'uomo e solo il 5% per cause naturali.

Il 50% delle volte tutti i presenti sul luogo della valanga sono stati travolti, e fra questi il 37% rimanendo in superficie, il 28% è rimasto semisepolto e il 35% completamente sepolto. Di questi ultimi il 65% è stato recuperato già morto. AINEVA sottolinea che "I dati relativi agli estratti ancora in vita sono però scoraggianti, anche a causa della poca diffusione delle tecniche di autosoccorso. Infatti, in Italia solo il 19% dei completamente sepolti sotto la neve è stato individuato con l’ARVA mentre, ad esempio, in Canada sono il 42%"

AINEVA conclude lo studio con queste considerazioni: "Appare evidente come in Italia, parallelamente al sempre crescente sviluppo di attività ricreative svolte sulla neve non vi sia ancora, a livello individuale, una piena consapevolezza del problema e l’attuazione di efficaci azioni preventive vista la notevole frequenza di comportamenti scorretti in caso di incidente e lo scarso utilizzo dell’ARVA."

(fonte AINEVA )