mercoledì 31 ottobre 2007

Il gallo di Auronzo e la contadina astuta

La piana di Dobbiaco

Dopo un post serioso uno leggero: la storia del gallo di Auronzo

Dobbiaco e Auronzo si litigavano il confine della val Popena Bassa da decenni. Quando si decise di smetterla di litigare e di accordarsi finalmente su un'equa soluzione, le due comunità pensarono di servirsi di questo metodo: due contadine, al canto del gallo, si sarebbero messe in strada partendo dai rispettivi paesi e il punto d'incontro sarebbe diventato il confine. Una commissione aveva il compito di controllare il rispetto delle regole stabilite.

La contadina di Auronzo però, di soppiatto punse il gallo con un ferro da calza, svegliandolo di soprassalto. La brava bestia si mise a cantare a squarciagola ben prima del tempo, e la furbona si avviò prima dell'avversaria. Si incontrarono al Ponte della Marogna che dal 1753 divenne, truffaldinamente dicono a Dobbiaco, la linea di demarcazione fra i territori dei due comuni.

Aggiornamento:

Stendec gentilmente precisa: "Lo punse 3 volte. In cima alla chiesetta della Madonna delle Grazie ad Auronzo la banderuola segnavento raffigura un gallo con tre buchi (sul didietro)."



Bel paese brutta gente

Ancora un libro, un bel libro: "Bel paese brutta gente - Romanzo autobiografico dentro le tensioni di una regione europea di confine" di Claus Gatterer, edizioni Praxis 3 di Bolzano. Già la mission della casa editrice racchiude in sé il senso di questo libro: «Dare voce agli italiani e far conoscere i tedeschi». O viceversa, aggiungo io.

E' la storia della giovinezza dell'autore, trascorsa da Gatterer a Sesto Pusteria dove era nato pochi anni dopo l'annessione dell'Alto Adige all'Italia e in piena era fascista, quando Mussolini voleva italianizzare la zona. E' un testo scorrevole e garbato, ironico e disincantato, scritto dalla parte della gente semplice che si trova a battagliare contro uno Stato gradasso e cialtrone che non la rispetta, la burocrazia che alimenta sé stessa, leggi incomprensibili che passano come carri armati su persone, cultura, economia, radici, contro le opzioni che pretendono di far scegliere fra piccola patria e nazione.

"Ben presto questa divisione (fra italiani e tedeschi N.d.f.) sfuma, per dimostrare che vizi e virtù sono di tutti e di nessuno. Appaiono così italiani saggi e tedeschi ottusi, ma anche italiani sciocchi e tedeschi assennati, fascisti fanatici da operetta paesana e anche nazisti di uguale pochezza". Non si trova odio etnico fra questa gente, abituata da sempre al passaggio di foresti, piccola gente comune di entrambe le etnie davanti alla Storia e ad avvenimenti più grandi della loro comprensione e del loro pratico buonsenso.

Sono ancora storie di persone, di stagnini e federali, di levatrici e recuperanti, postini, contadini, commercianti, studenti insegnanti e ragazzini. Di giochi e domande senza risposta, di poveri e ricchi di gente e dinamiche di paese.

L'ho regalato a diversi amici che vivono lontani da questa terra, per aiutarli a capirne un po' le logiche e la cultura, per spiegare loro come è stato vissuto quassù quel periodo orribile per tutti ma per l'Alto Adige forse un po' più orribile e incomprensibile. Perché, quando arrivano fra queste meravigliose montagne, evitino di pensare "qui siamo in Italia, bisogna parlare italiano!"

Qualche stralcio del libro in un prossimo post per non allungare troppo il brodo :)

E un altro post più approfondito lo merita l'autore. Arriverà.

Il Sergente

Mario Rigoni Stern

"Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea
che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno. E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò addosso le sue settantadue bombarde."

Il Sergente nella neve

martedì 30 ottobre 2007

San Genesio, due leggende

San Genesio/Jenesien (BZ)

Il maiale e il capitano:
Castel Greifenstein, del quale si vedono le rovine a picco sulla val d'Adige sopra Settequerce, era un piccolo maniero indipendente quando il duca d'Austria Federico "dalle Tasche Vuote" (1382-1439) lo pose d'assedio. Dopo mesi di battaglie gli assediati erano ridotti alla fame, unica loro risorsa un porco; ma anche gli uomini di Federico erano stremati e a corto di vettovaglie.

L'idea geniale venne al capitano: "organizzate una gran festa, fate più baccano che potete, ridete e cantate, arrostite il maiale e buttatelo dalle mura in omaggio al nemico". L'idea funzionò: se i castellani avevano ancora tante risorse da potersi permettere una gran festa e di gettare addirittura un maiale, era meglio levare le tende e desistere dall'assedio. Il geniale capitano salvò la vita e l'indipendenza della sua gente e il castello si guadagnò il nome di "Sauschloss" (Castel del Porco).

Se la storia sia vera è difficile da appurare, ma il nome al castello è rimasto.

La nuvola ridanciana.
Si narra che due soldati se ne andavano per l'altopiano del Salto con le armi in spalla quando videro sopra le loro teste un'enorme nuvola nera dalla quale provenivano ben strani scrosci di risa. Intorno a loro non c'era nulla, né gente, né masi, nulla. Incuriosito uno di loro provò a sparare alla nuvola.

Stupefatti i due videro piombare dal cielo una vecchia contadina ferita a una gamba da un proiettile e subito dopo altre due donne: streghe! I diavoli che le portavano in groppa verso il sabba, spaventati dalla fucilata, le avevano mollate sul posto dandosi a fuga precipitosa. Nemmeno del diavolo ci si può più fidare!

Marco Paolini e Rigoni Stern stasera in TV

Marco Paolini (fonte Wikipedia, Licenza GNU)

Questa sera La7 alle 21,30 trasmette in diretta Marco Paolini ne "Il Sergente", opera teatrale ispirata al libro "Il Sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern.

Qui il sito di riferimento dello spettacolo, qui qualche stralcio del libro. Sul sito di Intraisass una recensione.

Inutile dire che apprezzo molto Rigoni Stern, come persona e come autore, con una leggera preferenza per i racconti di montagna ambientati nel suo altipiano di Asiago fra gente e storie di un mondo che sta scomparendo. E altrettanto apprezzo Marco Paolini: da vedere e rivedere il suo Vajont.

lunedì 29 ottobre 2007

Montagne in TV

Il venerdì mattina su Rai3 alle 9,15 va in onda "Montagne" "il settimanale delle terre alte prodotto a Torino dalla Tgr in collaborazione con la Regione Piemonte."

Sul sito della Rai è possibile vedere la puntata del 19 ottobre 2007, non ho idea se verranno inserite anche quelle successive.

NON sorvolo sul fatto che la pagina sia malamente visibile con Firefox! Consiglio l'installazione del plugin IE Tab che permette di utilizzare il motore di Internet Explorer dentro Firefox e di passare velocemente alla modalità IE quando un sito risulti illeggibile col browser Mozilla. Funziona per quasi tutti i siti che non rispettano gli standard.

Obbligo di gps per gli escursionisti

Valgrande

Questa mi pare degna di segnalazione: "(AGI) - Verbania, 23 ago. - Obbligo di comunicare il percorso previsto e di utilizzare un segnalatore Gps per tutti gli escursionisti che si recano in zone selvagge o poco frequentate. E’ quanto propone l’Italia dei Valori del Verbano-Cusio-Ossola dopo i casi di persone disperse all’interno del Parco nazionale della Valgrande, l’area selvaggia piu’ estesa d’Italia [...]"
(fonte: MontagnaOggi-AGI Agenzia Italia)

Gli risponde il presidente dell’ente Parco Nazionale Valgrande:
“E' controproducente per l'incolumità delle persone, e segnatamente dei fruitori del Parco, tranquillizzare gli stessi che con un semplice ricevitore GPS palmare, si possa essere rintracciati in caso di difficoltà o peggio in caso di disgrazia perché non c’è niente di più falso” (fonte AzurraTV)

Io propongo guardie ad ogni attacco di sentiero che controllino se l'escursionista e' attrezzato secondo le regole, se ha il battistrada degli scarponi consumato, se ha il patentino che lo abilita a quel tipo di percorso, se ha la giacca a vento nello zaino. Obbligo di muoversi solo accompagnati da guide autorizzate oppure dalla mamma. Roba da matti.

domenica 28 ottobre 2007

35 anni dopo: maso Kofler zwischen den Wänden

Maso Kofler zwischen den Wänden

11 aprile 1972
"Kofler zwischen den Wänden significa letteralmente "maso Kofler collocato tra le pareti di roccia". La perifrasi sarebbe singolare per definire un maso se essa non fosse lo spartito onomatopeico dei luoghi.

Il maso, m.1528, giace su una ripidissima radura fra due salti di roccia, [...] nel comune di Campo Tures, e nella parrocchia di Acereto da cui dista un'ora e mezzo di sentiero che può essere difficile. E' abitato da 8 persone. Ha una centralina elettrica autonoma.

[...] A porre sale sul fuoco è intervenuto il Bossi Fedrigotti. Nella sua guida della Pusteria lo definisce "il maso più inaccessibile del Tirolo del Sud". Aggiunge: "il sentiero attraverso le pareti è appena da usare e viene praticato soltanto da quelli del maso"

[...] Al termine di una buona ora di acrobazie, uscimmo, nella luce equivoca del prematuro tramonto invernale, al principio dell'erta innevata del maso.

[...] Probabilmente d'estate il recesso potrà apparire meno drammatico non tenendo presente, come fanno i turisti, il rapporto fra ambiente e fatica fisica per sopravvivere

[...] il Mühlweg [...] affronta la roccia strapiombante, liscia come la mano di una fanciulla. In corrispondenza del passaggio meno accessibile, là dove un buio antro si spalanca nel granito, è stata collocata una scala di legno di venti gradini.

[...] Erich e la sua lanterna si tiravano sull'orlo del precipizio per segnalare silenziosamente un'insidia [...]

[...] Cacciando il naso nella finestrella inferriata a sinistra della porta, scorsi, nell'umida oscurità, una vecchia macchina per cucire a mano e un paio di letti sfatti tirati contro la parete. L'identico odore di chiuso, di orina, di fieno, di canfora, di letame ci colse nella Stube. E' un locale minuto e basso. Dalle finestre si scorgeva la neve portata a raffiche dal vento.

[...] un paio di anni fa alla nuora Paula. Costei infatti mise al mondo la piccola Marghit nel bosco, mentre scendeva al Toblhof per recarsi all'ospedale di Brunico in attesa del parto.

[...] nel prossimo autunno il piccolo Seppele frequenterà la suola ad Acereto. [...] dovranno assisterlo nella traversata dell'Ostawand. Per il resto dovrà arrangiarsi.

[...] "Molte volte abbiamo portato dentro il fieno alla luce delle lanterne" [...] "abbiamo poco denaro però abbiamo da mangiare e anche da bere."

[...] Il Kofler è un maso che Voter Jakob ha fatto rinascere a furia di lavoro. Veritiera è perciò l'osservazione dell'oste del Toblhof: "Il Bauer è tanto coraggioso che si meriterebbe due medaglie"

Da: "Gli eredi della solitudine", di Aldo Gorfer e Flavio Faganello

Ottobre 2007:
Vi presentiamo uno dei più remoti e solitari masi d'alta montagna dell' Alto Adige. È arroccato sull'orrido precipizio lungo il sentiero montano che collega il paesino di Acereto con Riva di Tures ed è in ogni stagione dell'anno un'apprezzata méta per passeggiate ed escursioni.

Uno degli appartamenti turistici

La trattoria con i suggestivi locali rustici e la soleggiata terrazza panoramica con vista sui ghiacciai e le vallate sottostanti, l'originale "stube" tirolese, la buona cucina con autentiche specialità della casa, lo speck, i salumi ed il formaggio grigio prodotti nella propria azienda agricola, ne fanno un ritrovo per tutta la famiglia.

Il prato giochi per bambini, le allegre grigliate, le escursioni a cavallo e le visite guidate al maso, rendono le vacanze nei nostri appartamenti turistici, suggestive ed indimenticabili. Parcheggio auto. Servizio postale.


Da: sito Internet del maso.

Il maso fa parte del circuito "Gallo Rosso - Agriturismo in Alto Adige" che segnala gli Agriturismi di qualità.

Nulla da aggiungere, se non: cappello! Al Bauer e a chi l'ha finanziato.

(foto dal sito)

Il silenzio della montagna

Ettore Castiglioni (fonte "Il giorno delle Mésules")

Sestrières, 1936

"[...] Tutt'intorno uno sciame di gentaglia con gli sci ai piedi, che si esibisce in evoluzioni virtuosistiche, che ha imparato a memoria, ripetendo centinaia di volte la stessa pista. Formano un vero carosello di gente affannata e tumultuosa, che sale in teleferica, si precipita in basso a tutta velocità per prendere la teleferica successiva, che ha già prenotato per tutto il giorno. Un affannarsi, un vociare, un correre in tutte le direzioni, urtandosi, spingendosi, picchiandosi con gli sci: la stazione delle teleferiche sembra la borsa di un grande centro d'affari e gli sciatori agenti di cambio nei momenti di panico. E tutti costoro son qui per divertirsi? O per godere della pace sconfinata di queste candide ondulazioni? Sembrano presi piuttosto da una follia collettiva e allucinante degna di un racconto di Poe.

Mi sono rifugiato nella piccola cameretta dell'albergo a raccogliere il raggio di sole che osava penetrarvi. Mi è parso che quel raggio fosse l'unica cosa vera nella grande menzogna della frenesia umana"

Ettore Castiglioni, "Il giorno delle Mésules"

1936, eh!

giovedì 25 ottobre 2007

Solo il vento bussa alla porta

Ancora Gorfer - Faganello, ancora un libro, ancora storie di persone ma con un'altra conclusione.

Questa volta dedicato ai paesi morenti del Trentino. Esce nel 1970 in prima edizione e nel 1981 in quarta edizione, riveduta ed ampliata.

Il libro si apre con la foto di una processione emblematica: 1966, gli abitanti maschi di Ischiazza sgomberano gli arredi sacri della chiesa e abbandonano il paese, inabitabile dopo un'alluvione. Una tremenda simbologia di rinuncia.

E' una lunga storia di paesi abbandonati quella trentina. Per peste, frane, alluvioni o perché troppo decentrati. Il libro racconta alcune di queste comunità che si sono spopolate lentamente nell'ultimo secolo, nelle quali resta solo qualche sparuto abitante con attorno il paese svuotato o addirittura nessun residente stabile.

Gorfer parla con i rimasti, si fa raccontare storie di persone e di cose, tradizioni, leggende e Faganello, come sempre, scatta. Tutte cose destinate a restare solo nella memoria dei vecchi e in questo testo.

"Sevròr, nella Pieve di Bono, giugno 1965

Poche case affondate nel verde, il saliscendi d'un viottolo, la chiesetta d'una contenuta letizia barocca, la fontana di contro al muro cadente d'un orto. Sevròr è tutto qui. Il silenzio è solenne tanto che vi vien voglia di bussare vigorosamente agli usci e di gridare: « Ohilà, siamo in un paese deserto?»


Proprio come è accaduto a me, dopo essere giunto all'ultima casa. Sola cosa viva era un bilancino per portare i secchi poggiato allo stipite di granito. Il fabbricato era largo e massiccio, col tetto a due falde che scendeva verso la chioma d'un noce. Dal di dentro usciva un cadenzato tonfo, come se qualcuno battesse i piedi sull'impiantito. Finalmente un viso di donna si affacciò dall'assito presso il ballatoio: « Non c'è nessuno - chiesi - in questo paese? ». La donna - portava il fazzoletto annodato sotto il mento secondo l'uso giudicariese - rispose che i più se n'erano andati e che le case erano sbarrate e che erano rimasti i vecchi e i nostalgici.


Più tardi m'incontrai con i pochi abitanti usciti, a tanto chiasso, sulla stradicciola nonostante che dal Melino stesse arrivando un temporale. Seppi che Sevròr, frazione di Praso nella Pieve di Bono, è un villaggio in disarmo. Uno dei molti, cioè, del Trentino minore che vengono abbandonati dalla gente e che tra pochi anni si tramuteranno in casali sperduti sui monti.

Attualmente (1971) vi risiede una ventina di persone; ma nel dopoguerra ce n'erano fino a cinquanta."


E' un libro malinconico e pessimista, pieno di nostalgia per cultura e radici perse, abbandono del territorio, morte delle comunità, di storici ippocastani tagliati.


Nel 1981 Gorfer torna a visitarne alcuni, e nella quarta edizione del libro scrive: "Cambiamenti ve ne sono stati si, in peggio. I villaggi trentini che stanno morendo sono un po' più morti, un po' più soli e abbandonati."


Nel censimento del 2001 Sevròr risulta avere 13 abitanti, Iron non risulta, Margon che nel 1970 aveva 49 abitanti, nel 2001 ne ha 35. Padaro passa dai 128 del 1915 ai 44 del '69, ai 64 del 2001. In leggerissima crescita. Troppo leggera per sperare in una rinascita.

A me il paragone con i masi altoatesini nasce spontaneo, a voi?.


Oro blu

(post aggiornato dopo la pubblicazione)

Leggo su Repubblica on line di oggi:

"Trento, 08:54

SEQUESTRATI IMPIANTI SCI: RUBAVANO ACQUA PER FARNE NEVE


I carabinieri del NOE di Trento, sviluppando le indagini che gia' nel mese di agosto scorso avevano portato al sequestro a Mezzana e Vermiglio (Trento) di un impianto per l'approvvigionamento di acqua necessaria all'innevamento artificiale delle piste sul ghiacciaio del Presena ed alla denuncia del titolare per impianto abusivo […]


I militari hanno anche sequestrato un impianto per l'approvvigionamento di acque lacustri destinate all'innevamento artificiale denunciando il responsabile per i reati di furto, deviazione illecita di acque e realizzazione abusiva di opere edili in area protetta."


Il quotidiano Alto Adige è un po' più preciso: "La Procura di Trento [..] del Carosello Tonale bloccando 1,28 milioni di euro, frutto degli incassi delle ultime due stagioni. [..] di aver prelevato abusivamente l'acqua destinata ai cannoni da due laghetti glaciali della Presena"

Ho smesso di sciare in pista da anni, sono sempre più convinta di aver fatto una scelta giusta.

mercoledì 24 ottobre 2007

Cosa si intende per montagna?

Il portale delle comunità montane

Oggi a Roma sfilano in 20.000, con in testa l'alpinista-scrittore Mauro Corona, per protestare contro la riorganizzazione e i tagli alle Comunità Montane. Il ddl Lanzilllotta-Santagata prevede infatti che come requisiti per far parte di una comunità montana i Comuni dovranno avere l'80 per cento del territorio sopra i 600 metri per le Alpi e 500 per gli Appennini, o il 50 per cento, ma con un dislivello minimo nel territorio comunale di 600 metri e le Comunità dovranno essere costituite di un minimo di 7 Comuni adiacenti, non 3 come ora.

La legge era nata infatti per "la valorizzazione delle zone montane". Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, ha dissotterrato l'ascia di guerra: contesta tra l'altro la definizione di Comunità montana con il criterio altimetrico.

Come si può definire, allora, la montagna? Non mi pare che abbia molto senso la Comunità Montana "della Murgia Tarantina", Puglia, la regione più piatta d'Italia, situata a ben 39 metri s.l.m.

Questi tagli ridimensioneranno parecchio poltrone e dipendenti, contributi statali ed europei, vantaggi fiscali: ICI ed Irap per primi.

Credo che una legge che tuteli i territori svantaggiati abbia una sua ragione di essere, ma siamo seri, 39 m s.l.m. non è montagna, con tutta la buona volontà del mondo.

Vedremo come andrà a finire in discussione della finanziaria, sono molto curiosa.

(peraltro, ravanando sul portale di cui sopra, notavo che hanno hackerato il sito della Comunità Val di Cecina. Ora è tornato a posto, ma se a qualcuno dovesse interessare ho fatto uno screenshot)

Cazzeggi montaletterari

Segnalo 2 post di quella gran sagoma di Lucio Angelini aka Lioa, scrittore, editore, montagnino e un po' matto:

OTTOBRE, PIOVONO GRANCHI dedicato al cinquantenario della fondazione del gruppo muranese di arrampicatori "I GRANSI" e ad Ada Tondolo che a 85 anni ancora va per monti come un capriolo

PASSI VERSO L'IGNOTO: Kurt Diemberger a Venezia

martedì 23 ottobre 2007

Croda dei Toni

Dolomiti di Sesto - Croda dei Toni o Cima Dodici/Zwölferkofel

La Croda dei Toni o Cima Dodici è una delle cime che chiude la val Fiscalina e fa parte della "meridiana di Sesto". Sul versante di Auronzo era chiamata Croda della Val dei Toni, come la valle in fondo alla quale si trova, contratto poi in Croda dei Toni.

E chi sarebbero questi Toni? Dalle mie parti dare a una persona del Toni è come dargli del sempliciotto. La croda dei sempliciotti? Me lo chiedevo guardando l'enrosadira dal rifugio Comici ai suoi piedi nello scorso settembre.

Secondo la "Guida storico-alpina del Cadore" di Ottone Brentari il nome deriva dal "singolare frastuono, nei giorni di temporale, dei tuoni che vanno ripercuotendosi di cima in cima".

Niente sempliciotti quindi ma rumorosi e scenografici tuoni.

Linux Day

Il Linux Day è una manifestazione nata per promuovere Linux e il software libero con una serie di incontri organizzati in contemporanea in varie città italiane. Ogni evento è organizzato autonomamente dai LUG (Linux user group) locali in completa autonomia, nel rispetto delle linee guida di ILS (Italian Linux Society).

Gli eventi sono aperti a tutti, liberi e gratuiti.

La data del Linux Day di quest'anno è il 27 ottobre 2007 e vedrà la partecipazione di 116 LUG sparsi sul territorio italiano.

A Trento ci si incontrerà al Liceo scientifico Galileo Galilei in Via Bolognini 92, organizzazione acura del LUG trentino. Bolzano è assente :(

lunedì 22 ottobre 2007

Gli eredi della solitudine

Foto di Flavio Faganello

Nel 1973 usciva, per i tipi "arti grafiche Saturnia" di Trento, un bellissimo libro: "Gli eredi della solitudine" (ristampato nel 2003 da Cierre edizioni), firmato dal giornalista Aldo Gorfer e dal grande fotografo trentino Flavio Faganello.


I due autori nell'inverno del 1972 girarono per alcuni masi altoatesini isolati in montagna, a diverse ore di cammino dal primo paese e dalla civiltà, privi di ogni collegamento con il fondovalle. Erano abitati da povera gente, da contadini che praticavano una pura economia di sussistenza. Ammalarsi era vietato, durante i lunghi inverni i masi erano irraggiungibili; le donne partorivano da sole lontane da ogni assistenza, allevavano molti figli in condizioni di vita durissime dettate esclusivamente dalle necessità della campagna e dal ritmo delle stagioni. Per i ragazzini andare a scuola voleva dire 3-4 ore di cammino per frequentare multiclassi nel paese più vicino. In moti masi non arrivavano ancora né telefono né luce elettrica.


"Maso Greit, m.1858, di fondazione medievale, distante un'ora di severo cammino dalla strada di val martello. E' abitato permanentemente da due famiglie." oppure "maso Grub, abitato da 12 persone, è uno dei caratteristici masi montani del comune di Naturno [..] Si trova a 1475 m s.l.m. a circa due ore di cammino da Naturno [..] Una teleferica allaccia Naturno con il maso Rofen (m 1034). Da qui si dipartono altre due teleferiche, una delle quali per il Grub.


Aldo Gorfer faceva parlare la gente, raccoglieva storie di uomini e donne fermi nel tempo, fortemente ancorati a vecchie tradizioni, alla loro terra, a una semplice religiosità spesso venata di superstizione; di famiglie nelle quali ogni età aveva i suoi importantissimi compiti da svolgere dai quali dipendeva la sopravvivenza di tutti.


"Oggi fanno il pane. Non si deve disturbarli. Quando fanno il pane tutta la famiglie è sottosopra. La cottura del pane è avvenimento importante per il maso. Una cerimonia che rappresenta la vita per alcuni mesi".


Flavio Faganello fotografava. Decine di belle fotografie in bianco e nero di interni ed esterni, di facce, gente al lavoro, animali, casali coperti di neve, vecchi e bambini.


Insomma un libro bellissimo.


A distanza di 30 anni Flavio Faganello tornò lassù, senza Aldo questa volta, morto da tempo, a visitare i luoghi visti allora, con la paura di non trovare nessuno e di aver perso un mondo, una cultura. Li raggiunse in auto, le strade erano arrivate fin lassù. Invece li trovò ancora tutti abitati dalle stesse famiglie, al posto delle temute rovine, masi ristrutturati e ammodernati, televisione, automobile, attrezzature agricole moderne. In tutti i masi il suo libro in bella vista nel posto d'onore.


La gente è cambiata per forza, più aperta al mondo, diversa ma non si può dire peggiore. Resta il grande attaccamento alle proprie radici e una grande consapevolezza dell'importanza del contadino di montagna per la salvaguardia dell'ambiente, della cultura, dell'economia e anche del turismo ecocompatibile.


Merito della Provincia che ha saputo creare infrastrutture, dare contributi per le ristrutturazioni, per gli ammodernamenti delle stalle, per l'acquisto di macchinari. E merito di quel concetto di Heimat altoatesino, che quando è sano rappresenta il legame profondo alla propria piccola patria fatta di radici e cultura e non malinteso nazionalismo. Che si vede anche nella pulizia dei prati e dei boschi, nello sviluppo turistico ancora in parte compatibile col territorio, nei gerani alle finestre (con buona pace di Paolo Rumiz che li detesta).


Da queste visite nell'ottobre 2003 a BZ è nata una bella mostra fotografica, intitolata "Gli eredi della solitudine - Un ritorno" con uno splendido catalogo.


Questo post aveva altri intenti, in origine. Volevo parlare di Flavio Faganello, morto in ottobre di due anni fa, delle sue fotografie e del suo modo di vedere il Trentino. Ha cambiato volto e indirizzo per merito di un interessante e piacevole scambio di opinioni con RoVino nei commenti del post di ieri dedicato alle Portatrici Carniche. Grazie anche a lui, quindi, per lo spunto di riflessione.


Maddalene, perché?

Le Maddalene viste dal Monte Pin

Le Maddalene sono una catena di monti che appartiene geograficamente al gruppo Ortles-Cevedale e chiude a nord l'alta Val di Non (Trentino occidentale) facendo da spartiacque con la Val d'Ultimo/Ultental in Alto Adige.


Ancora poco sfruttate turisticamente, prive di pareti strapiombanti da arrampicare, vicine a ghiacciai, stazioni sciistiche e cime molto più famose, povere di rifugi e di ristori, sono poco conosciute e finora per gran parte incontaminate.


Me lo son chiesta più di una volta: perché questo nome?


Maddalene non è un toponimo comune ma è meno raro di quel che si crede: esiste per esempio una Val delle Maddalene nel veronese, un quartiere di Vicenza chiamato Maddalene, una Madelein Spiz in Val Senales. Secondo Giulia Mastrelli Anzilotti, studiosa che ha dedicato diverse ricerche e pubblicazioni sulle origini della toponomastica trentina, l'etimologia risale alle regole comunali che disciplinavano lo sfruttamento del territorio e dei pascoli e che vietavano, in quelle località, lo sfalcio del fieno prima del 22 luglio, festa di Santa Maria Maddalena.


Ecco spiegato l'arcano :)

domenica 21 ottobre 2007

Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan

Cambiare coalizione in corsa è una specialità degli italiani. Sebbene alleata con l'Impero Austroungarico, l'Italia aveva intensificato i rapporti con Francia ed Inghilterra, preparandosi a cambiare fronte allo scoppio della Prima Guerra mondiale. Per mantenere segrete le manovre diplomatiche, sperando, invano, che l'Austria non subodorasse le sue intenzioni, l'Italia non allestì una linea difensiva lungo le creste di confine, né una rete stradale efficiente per rifornire le truppe in quota, al contrario del previdente Kaiser che dell'alleato italiano poco si fidava.


Così impreparata si trovò a non avere né strade né uomini sufficienti per raggiungere i soldati al fronte. In Carnia, alla richiesta d'aiuto risposero le donne. Uomini validi in paese non ce n'erano più: appena rientrati, gli emigrati erano stati arruolati e spediti su per i monti a presidiare i Sacri Confini.


"Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan" Andiamo, se no quei poveri cristi muoiono anche di fame. Cariche come muli, con gerle pesanti 30 chili e più, compiendo dai 600 ai 1200 metri di dislivello e pagate una lira e mezza a viaggio, poco più di 3 euro attuali, le Portatrici Carniche andavan su e giù dai magazzini di fondovalle fino alle trincee sui monti, di giorno e di notte, d'estate e di inverno, sprofondando nella neve, equipaggiate alla bell'e meglio, calzate con zoccoli di legno o scarpe di pezza, spesso vicino alle operazioni, a rifornire i 10.000 uomini dei battaglioni Tolmezzo e Val Tagliamento di munizioni, vettovaglie, vestiario, lettere da casa.


Partivano in gruppetti che si sgranavano lungo il cammino, portando bene evidente il bracciale rosso di pezza che le doveva far distinguere da lontano dagli alpini ma anche dai nemici, raggiungevano ognuna il reparto dal quale dipendeva, arrampicandosi per sentieri a loro noti da sempre. A volte toccava loro riportare a valle morti o feriti.


Di questo migliaio di donne, 3 vennero ferite gravemente e una, Maria Plozner Mentil, uccisa a 32 anni da un cecchino austriaco. Sepolta con gli onori militari, la sua salma venne poi traslata nel Tempio Ossario di Timau (UD) vicina ad altri 1760 caduti su quel fronte e nel 1997 fu insignita dal Presidente della Repubblica della medaglia d'oro al valore militare.

venerdì 19 ottobre 2007

Fra un po' ce li troviamo nel letto

A controllare se abbiamo l'iscrizione all'albo, i permessi, la carta bollata e se ci comportiamo a norma di legge.

Il 12 ottobre scorso il consiglio dei ministri approva il disegno di legge, che ora dovrà essere approvato dal parlamento, che regolamenta l'editoria e Internet.

Se il testo rimarrà quello attuale chiunque faccia attività editoriale (e leggendo il disegno di legge parrebbe anche ogni piccolo sito e blog) dovrà registrarsi ad una sorta di albo, presentare documenti, andare incontro a burocrazia, controlli, spese. E a un inasprimento penale in caso di diffamazione in quanto parificata a "diffamazione per mezzo stampa".

Leggo sul sito di Repubblica: "Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso."

Quanta paura hanno governo e stampa ufficiale della libertà di parola ed espressione, di questo mezzo, Internet, difficile da controllare, censurare, regolamentare?

Mi auguro che il Parlamento non approvi il testo così come è scritto ma non sono molto ottimista, e spero che la rete si faccia sentire con tutti i mezzi a sua disposizione prima di trovarsi la polizia postale in casa.

mercoledì 17 ottobre 2007

Sterilizzata Jurka?

L'orsa Jurka nel recinto di San Romedio (TN)

Proprio nel giorno in cui a Trento sfilava un corteo, supportato da 14.000 firme raccolte in tutta Italia, che richiedeva la liberazione di Jurka confinata nel recinto di San Romedio, lei è stata sterilizzata, per evitare assalti di orsi maschi nel periodo degli amori, senza troppo clamore né pubblicità.

E' già successo che un maschio abbia superato tutte le protezioni installate attorno al recinto di Spormaggiore per accoppiarsi con le orse recluse.

Da alcuni giorni gira sulla stampa locale la foto scattata da Massimo Dell'Eva sabato mattina a San Romedio, nella quale si vede chiaramente Jurka narcotizzata e trasportata di peso da 6 persone.

La Provincia di Trento, interpellata dai giornalisti, non conferma né smentisce: "Jurka sta bene" e non aggiunge altro.

Il Consigliere provinciale dei Verdi Bombarda ha presentato, in data 17 ottobre, un'interrogazione alla Presidenza del Consiglio provinciale che inizia cosi': "Insostenibili le condizioni di detenzione di Jurka" e nella quale chiede di sapere:

1. per quale motivo l'animale sia stato narcotizzato nella giornata del 13 ottobre scorso;
2. se vi sono stati altri episodi del genere dal giorno in cui Jurka è stata portata a San Romedio;
3. qual è lo stato di salute odierno dell'orsa Jurka;
4. se corrisponde al vero che l'orsa abbia manifestato nelle ultime settimane una crescente insopportazione per lo stato di reclusione;
5. se e quando sarà trasferita in un ambiente più adatto alle sue caratteristiche animali.

Il Presidente dovrà rispondere.

Storie di pascolo vagante


Segnalo un bellissimo blog, Storie di pascolo vagante. "Cosa vuol dire essere pastori per 365 giorni all'anno nel XXI secolo. Quattro stagioni, dalla pianura alla vita d'alpeggio".

Marzia si autodefinisce "Un'amante della montagna, spirito libero, testa dura, che un giorno ha incontrato un pastore... di lì sono nate tante cose". E racconta, bene e con passione, di pastori, pecore, asini, burocrazia, transumanza; parla delle montagne piemontesi, delle valli e della natura, di uccelli, fiumi, stagioni.

Non è solo camminare insieme a persone che fanno una professione antica della quale poco sappiamo e sulla quale a ogni post impariamo qualcosa, è una boccata di aria pulita.

Una risata li seppellirà

Leggo sul Blog dell'ottimo Stefano Quintarelli una notizia ripresa dal sito della BBC:

"A car repair firm has been taken to court accused of infringing musical copyright because its employees listen to radios at work." Ovvero in un'offcina di riparazione auto, fra una chiave inglese e un cacciavite, i meccanici ascoltavano la radio. La ditta è stata citata in tribunale per infrazione del copyright: diffusione non autorizzata di musica in luoghi pubblici.

Quintarelli chiosa: "tenete i finestrini dell'auto chiusa quando ascoltate musica, non si sa mai..."

Una spia sulla Parete d'argento?

pareti sud-ovest e sud della Marmolada
(Fonte: Wikimedia Commons - Immagine rilasciata con licenza GNU Free Documentation)


La prima via sulla Parete d'argento, l'impressionante parete sud della Marmolada, fu aperta nel 1901 dalle guide primierotte Michele Bettega e Bortolo Zagonél insieme all'inglese Beatrice Tomasson. 12 ore di arrampicata fra neve e grandine per 850 metri di dislivello, già più volte affrontati senza successo nei due anni precedenti dalla Tomasson insieme alla guida Luigi Rizzo.


Nel libro "Salve... Regina! La Marmolada dei pionieri", edito da Nuovi Sentieri nel 2001, lo scrittore e alpinista Bepi Pellegrinon propone un'ipotesi singolare e al momento non dimostrabile: la Tomasson non sarebbe stata mossa solo dalla passione alpinistica ma anche da motivi più prosaici. L'aristocratica inglese sarebbe stata una spia al soldo dei tedeschi inviata a verificare i confini geografici dell'Impero.


Lo stesso Pellegrinon afferma di non basarsi su documenti certi ma su una serie di elementi emersi dalle ricerche sulle imprese della bizzarra signora inglese.


Perché, si chiede l'autore, non c'è traccia della scalata né sui giornali né sulle riviste d'alpinismo dell'epoca, né esiste una relazione tecnica nonostante l'indiscutibile valore della salita? La Tomasson fu per molti anni la segretaria particolare di un generale prussiano, fu sempre accompagnata dalle migliori guide pagandole molto bene, disponeva di un bel po' di soldi e fra il 1895 e il 1910 scalò moltissime cime concentrandosi su gruppi montuosi situati lungo la linea di confine. Nonostante la Triplice Alleanza in quegli anni gli austriaci continuarono a costruire postazioni militari sulle montagne lungo i confini, fidandosi poco dell'alleato italiano, consci, tra l'altro, delle forti spinte irredentistiche nei confronti del Trentino.


Visti questi indizi, col senno di poi non è impossibile ipotizzare che Beatrice Tomasson fosse pagata dal Kaiser per perlustrare il territorio che, pochi anni più tardi, vide le sanguinose battaglie della prima guerra mondiale.


martedì 16 ottobre 2007

Repubblica sbaglia cima

Il costone crollato da Cima Una

La vetta crollata secondo Repubblica

Torno per l'ultima volta sull'argomento, promesso :D

Nella sarabanda giornalistica seguita al crollo di Cima Una, fra uno svarione e una falsa certezza, Repubblica fa una cappella anche con le fotografie.


Per iniziare, titola: "
Dolomiti, crolla un'intera vetta" e posta una foto del prima e del dopo crollo. Peccato che non sia crollata un'intera vetta, ma un costone, e che la cima circolettata nella foto non c'entri un accidente: il costone si è staccato dalla punta di sinistra.

Basta guardare la traccia della frana della seconda foto caricata da Repubblica: come avrebbe potuto quella vetta precipitare per quel canalone? Facendo un salto, suppongo.


Ok, i redattori di Republica manco sapranno dov'e' la val Fiscalina e a malapena troverebbero la val Pusteria su una cartina muta, ma prima di dare notizie errate sarebbe meglio informarsi ed attendere di essere sicuri.

lunedì 15 ottobre 2007

Ecosistema Urbano 2008, convegno a Bolzano

Logo di Legambiente

Il 19 ottobre, nella sala di rappresentanza del Comune di Bolzano in vicolo Gumer si terrà il convegno Ecosistema Urbano 2008, rapporto annuale realizzato da Legambiente con la collaborazione de "il Sole 24 Ore".

"Ecosistema Urbano è diventato un insostituibile punto di riferimento per valutare la qualità ambientale delle città.
Da quattordici anni infatti il sistema di indicatori locali di Legambiente confronta le prestazioni ambientali dei 103 comuni italiani capoluogo di provincia.

L'incontro, come tradizione, approfondisce ogni anno un aspetto particolare dell'ecosistema urbano. Al centro di questo appuntamento a Bolzano c'è il tema "Clima in città". Attraverso l'intervento di tecnici ed esperti si cercherà di tracciare una fotografia della situazione e delle possibili soluzioni." (fonte: programma ufficiale del convegno)

Durante il convegno Duccio Bianchi e Michele Merola dell'Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Alberto Fiorillo di Legambiente presenteranno il rapporto Ecosistema Urbano 2008. Seguiranno approfondimenti "di buone pratiche". Si parlerà di Casa clima, di mobilità ciclabile, qualità dell'aria, elettrosmog, dell'Indice di riduzione dell'impatto edilizio.

Alle 13 verranno premiate le Eccellenze di Ecosistema Urbano. Al primo posto troviamo Belluno, in particolare per la qualità dell'aria, gestione dei rifiuti e mobilità. All'ultimo posto Ragusa.

Bolzano scivola dal primo al nono posto, Trento passa dal quinto al settimo.

Questa la classifica delle prime 10 città: Belluno Bergamo, Mantova, Livorno, Perugia, Siena, Trento, Parma, Bolzano, Pavia.

Nel 2007 l'ordine era questo: Bolzano, Mantova, La Spezia, Parma, Trento, Pisa, Ferrara, Verbania, Livorno, Cremona. Belluno era all'11° posto.

Ragusa passa dal 100° posto all'ultimo, L'Aquila dall'ultimo al 73°.

Ora voglio capire perché Bolzano e Trento sono scese (Bolzano di parecchio) e cosa ha fatto L'Aquila per migliorare così tanto la posizione.

Qui la classifica completa.

(questo blog sta prendendo una piega molto ambientalista, mi pare, a vedere il numero di post/argomento)

domenica 14 ottobre 2007

Battuti dal tempo

Nives Meroi e Romano Benet rinunciano alla cima del Makalu, sono stati battuti dalla neve.

Troppo alta, non trasformata, ogni passo una pena. Impossibile per loro due soli battere la traccia fino in vetta.

Peccato, ma l'importante è che stiano bene!

Cima Una e la Meridiana di Sesto

La Val Fiscalina con Cima Dodoci (spunta dallo spiovente di sx del tetto) e Cima Una prima della frana

A Sesto Pusteria non serve guardare l'orologio per sapere che ore sono, basta alzare gli occhi e guardare la posizione del sole rispetto alle cime: le vette che chiudono la val Fiscalina formano un'enorme orologio solare. Quando il sole è sopra Cima Una, sono le 13.

La cime che fan parte della "meridiana di Sesto" si chiamano infatti Cima Nove, Dieci, Undici, Dodici, Una.

Per conoscere l'ora del pomeriggio invece bisogna alzare lo sguardo verso il campanile della chiesa :)

Cima Una, Una montagna di sciocchezze

Plastigrafia della Val Fiscalina con Cima Una e il Rifugio Fondo Valle
(foto Val)


Allora, cosa diavolo è il "permafrost" di cui tutti i giornali si riempiono la bocca dopo la frana della Val Fiscalina? Ognuno lo spiega in modo diverso, o non lo spiega per nulla, o attribuisce il nome di permafrost a quello che permafrost non è, o lo confonde con il ghiaccio, con l'acqua che gela e aumentando di volume spacca la roccia.

Per Rumiz, su Repubblica on line, è addirittura la roccia che si scioglie: "lo scioglimento del "permafrost", gli strati profondi della roccia, che fa collassare ghiaioni che per millenni sono rimasti gelati e compatti sotto la superficie, anche d'estate."! Cioè la roccia si scioglie e fa collassare i ghiaioni? I ghiaioni? E' franato un ghiaione in val Fiscalina? Si sciolgono al sole gli strati profondi delle rocce?


Su avionews leggo quest'altra perla: "Secondo gli esperti la causa del crollo sarebbero le nevicate dei giorni scorsi, scioltesi poi al sole dei giorni seguenti. Queste, divenute acqua sarebbero penetrate nelle venature della roccia, gelando poi in seguito all'abbassarsi della temperatura delle ultime ore, e provocando così il distaccarsi del fronte roccioso, di ben 60 mila metri cubi.”


Santo cielo, è sempre nevicato e piovuto, l'acqua è sempre gelata da quando mondo è mondo. Com'è che si mette a spaccare la roccia da qualche anno in qua? Che esperto sarebbe stato a dire questa cosa? Voglio il nome!


Reinhold Messner è sicuro e perentorio: la frana di Cima Una è dovuta ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale terrestre. "il permafrost che si trova in alta quota e funziona come collante delle rocce si sta ritirando".

Fonti? Studi approfonditi? O devo crederci perché lo dice lui? O perché un giornalista riporta una parte delle dichiarazioni di Messner?


Mentre Giorgio Chiesa, dirigente di ricerca dell'Istituto dinamiche e processi ambientali del CNR, a leggere Adnkronos, è altrettanto perentorio, i cambiamenti climatici non c'entrano per nulla: Si è senz'altro trattato di un crollo, di un fenomeno normale tipico della morfologia delle Dolomiti”. Che fosse un crollo nessuno aveva dubbi. Che sia normale è possibile, ma in base a cosa dice ciò? Ha fatto un sopralluogo, prima, dopo? O il giornalista ci crede e basta?


Io non escludo nulla. Non voglio dire che il crollo di Cima Una non sia causato dai cambiamenti climatici, del cedimento del permafrost, dall'inquinamento atmosferico, dal surriscaldamento terrestre. Può essere vero, ma porca miseria, le fonti? La geologa della Provincia deve ancora fare il sopralluogo e già si sanno i risultati. Almeno Francesco Battistini sul Corriere lascia uno spiraglio al dubbio.


Non sono argomenti sui quali starnazzare a vanvera, scrivere sciatterie, inesattezze, gridare al lupo al lupo, pubblicare articoli dettati dall'emotività dei quali domani ci si può allegramente scordare. Tanto non ci sono le fonti, tanto si scambia una gelata autunnale per permafrost e le rocce si sciolgono.


E basterebbe fare una ricerchina on line, mica consultare chissà che testi scientifici, per non prender fischi per fiaschi, e per sapere cos'è il permafrost, almeno a spanne.


PS: non ce l'ho con Paolo Rumiz in particolare, sono due post di fila che me la prendo con lui. Scrive cose interessanti, spesso da posizioni che condivido, ma a volte la fa fuori dal vasino. E, vorrei precisare, non è uno dei peggiori. Almeno a lui riconosco la passione e la buonafede


sabato 13 ottobre 2007

Cima Una, quanta retorica!

Cima Una scendendo dal Rifugio Locatelli verso la val Fiscalina

Paolo Rumiz su Repubblica e Francesco Battistini sul Corriere on line: ma quanta retorica accidenti!

"Solo allora si è visto che una nube color avorio era esplosa in fondovalle, s'era gonfiata come un cavolfiore e ora prendeva come un treno la strada del Nord verso Sesto Pusteria, lungo il torrente. Un treno di polvere accecante, come quello delle Twin Towers nel canyon della West Broadway, dopo il crollo dell'11 settembre. Cima Una, l'immenso "paracarro" che chiude il fondovalle, aveva perso uno dei suoi pilastri." Paolo Rumiz

"Pochi minuti, per imbiancare strade e prati e case verso Moso, per toccare la Dolomitenstrasse di Sesto Pusteria, per spaventare i duemila valligiani, per fare adesso di un luogo paradisiaco un elenco di luoghi comuni: «Sembravano le Twin Towers», descrive il pompiere Hans Hellweger, sembra Pompei, sembra l’Etna, sembra un terremoto, sembra una guerra nucleare, sembra The Day After..." Francesco Battistini.

Ma dai! Un po' di sobrietà, di autocontrollo, di senso della misura!