martedì 5 febbraio 2008

La guerra di Joseph

Enrico Camanni, La guerra di Joseph, CDA & VIVALDA, Collana I Licheni

Non è un capolavoro eh, a tratti un po' retorico, le figure dei due protagonisti sono un po' stereotipate: il buon montanaro onesto, pulito, coraggioso, che non si fa troppe domande, ubbidisce agli ordini e porta incondizionato rispetto gerarchico al suo ufficiale; il nobile tenente di buona famiglia, colto, che le domande invece se le fa, vede l'assurdità della guerra, ha un atteggiamento di pietas nei confronti degli uomini di entrambi i fronti della la prima guerra mondiale e di stima per la caparbia e riservata guida alpina che apre la difficile via nel camino sud-ovest del Castelletto della Tofana di Rozes. Prevedibili e note le situazioni, libri di guerra se ne sono letti ormai tanti; trasparenti le figurine dei comprimari, appena accennate; un po' deludente anche il racconto della salita del camino.

E' la storia di un'amicizia fra due persone lontanissime per censo, cultura, esperienza, unite dalla passione per la montagna, che passano giorni legate alla stessa corda affidando la vita l'uno nelle mani dell'altro senza sentire il bisogno di invadere l'intimità del compagno, senza raccontarsi l'un l'altro ma arrivando a conoscersi profondamente.

Terza protagonista, la guerra fra i monti: neve, freddo, valanghe, temporali, giorni e notti a scavare gallerie e camminamenti, a vivere come topi sotto le cime più belle del mondo, ad ammazzare a farsi ammazzare per nulla, letteralmente per nulla: "Mezza vita di Joseph finì per sempre quando, in autunno inoltrato, un ufficiale di passaggio gli svelò che non c'era più nessuna guerra sulle Tofane, perché gli uomini avevano improvvisamente abbandonato il fronte dolomitico. 
- Ma come, signor capitano, ci siamo arresi?
- Prima ce ne siamo andati noi poi gli austriaci. Lassù è rimasto un cimitero di baracche abbandonate e fili spinati
Gaspard lo squadrò attonito, quella notizia era più grande di lui.
[...]
- Ma come, con tutti quei morti... E la mina, e il Castelletto...
Ci fu un lungo silenzio: anche il capitano pareva in imbarazzo di fronte a quell'uomo menomato e incredulo che lo fissava con i denti serrati.
- Vede soldato: sulle Dolomiti ci sono mille, diecimila Castelletti. Noi ne abbiamo preso uno, ma non è servito a niente
- Non è servito a niente

Forse, se non avessi appena camminato per alcuni giorni proprio lì, non avessi riletto di baracche, gallerie, forcelle, Sassi Misteriosi, Castelletti appena visti, non avessi trovato i nomi di persone appena letti su lapidi o in nomi di vie e di camini, non avessi fotografato da poco i muri diroccati di quelle postazioni o i camminamenti scavati nella montagna, il libro mi sarebbe piaciuto un po' meno. Ma quei posti li ho appena visti e toccati e il libro ha avuto un altro spessore e un diverso sapore.