martedì 27 novembre 2007

La scelta di Hans

Forcella Sassolungo col Rifugio Demetz

Era inquieto, Hans Demetz, quel giorno del 1952: sulla NE del Sassolungo si stava scaricando un temporale tremendo. E su quella parete c'era suo figlio Toni, apprezzata guida alpina come il padre, con 2 clienti tedeschi. Toni era bravo, prudente, conosceva il Sassolungo come le sue tasche, vicino alla vetta c'era un bivacco dove ripararsi ma Hans non riusciva a darsi pace. Continuava a scandagliare la montagna col binocolo, andava su e giù come un leone in gabbia.

Appena possibile, senza aspettare gli amici del soccorso alpino, partì alla ricerca del figlio. Arrivato in cresta facendosi strada fra la grandine, trovò quel che temeva: un fulmine si era scaricato sulla cordata, un cliente era già morto, il figlio e l'altro alpinista erano ancora vivi ma gravemente feriti.

Quello che passò per la mente di Hans ce lo possiamo solo immaginare, il dramma della scelta di un padre: da solo, chi tentare di salvare? Hans scelse il cliente. Se lo caricò in spalla e iniziò a scendere. Quando le guide raggiunsero Toni lo trovarono già spirato.

Cosa sarebbe cambiato se avesse scelto di salvare il figlio? Forse nulla, sarebbe morto lo stesso. Ma vivere il resto dell'esistenza con questo dubbio dev'essere stato devastante.

In memoria di Toni, Hans costruì un rifugio, il rifugio Demetz a forcella Sassolungo. E lo gestì per anni, il suo rifugio, nel cuore di quella montagna che tanto amava e che gli aveva strappato un figlio.

Non sono riuscita a sapere la sorte del secondo cliente, se la scelta drammatica di Hans abbia contribuito a salvare una vita.

(Giovanni Demetz, detto Hans, Santa Cristina in Val Gardena 1903-1994, orologiaio, elettrotecnico, guida alpina, per 50 anni membro del soccorso alpino gardenese. Aprì e liberò diverse vie, la più famosa sullo spigolo SE del Gran Cir. Fu uomo di grande umanità e lucidità, capace di sdrammatizzare e risolvere le evenienze più complesse. Mi spiace di non aver saputo la storia quest'estate quando siamo arrivati al rifugio Demetz sotto una fitta nevicata, bagnati e congelati, rigorosamente a piedi anche se ora si raggiunge in funivia.)